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Note del tema

Apostoli

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EMR 57.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

57.1 Gesù giunge con il cugino e i sei discepoli nelle prossimità di Nazaret. Dall’alto del poggio dove si trovano si vede la cittadina, bianca fra il verde, salire e scendere per le chine su cui è costruita, un dolce ondulare di chine, dove appena sentito, dove più marcato.

«Siamo giunti, amici. Ecco là la mia casa. Mia Madre è in essa, perché fumo si eleva dalla casa. Forse fa il pane. Io non vi dico: “Restate”, perché penso che avrete ansia di giungere a casa. Ma se volete spezzare con Me il pane e conoscere Quella che già Giovanni conosce, vi dico: “Venite”».

I sei, che erano già tristi per l’imminente separazione, tornano tutti lieti e accettano di cuore.

«Andiamo, dunque».

Scendono sveltamente la collinetta e prendono la via maestra. È verso sera. Fa ancora caldo, ma già le ombre scendono sulla campagna in cui le biade tendono a maturare.

Entrano in paese. Donne che vanno e vengono dalla fonte, uomini sulle soglie delle minuscole officine o negli orti, salutano Gesù e Giuda.

Dettaglio

Gesù invita i discepoli a incontrare per la prima volta sua Madre (tranne Giovanni, che la conosce già).

EMR 57.3.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

57.3 Poi dice: «Ebbene, vedi? Io sono qui, e non solo. Ho con Me i discepoli primi, e altri sono in Giudea. E anche il cugino Giuda è con Me e mi segue…».

«Giuda?».

«Sì, Giuda. So perché sei stupita. Certo, fra coloro che hanno parlato del fatto erano Alfeo coi figli… e non erro dicendo che mi hanno criticato. Ma non avere paura. Oggi così, domani non così. L’uomo va coltivato come la terra, e dove sono triboli escono rose. Giuda, che tu ami, è già con Me».

«Dove è ora?».

«Lì fuori con gli altri. Hai pane per tutti?».

«Sì, Figlio. Maria d’Alfeo è nel forno che lo sforna. Molto buona è Maria con me, e specie ora».

«Dio le darà gloria». Si fa sulla porta e chiama: «Giuda! Qui è tua madre! Amici, venite!».(...)

Accorre Maria d’Alfeo, rossa e infarinata, e saluta Gesù che la benedice, e poi conduce i sei nell’orto, alla vasca, e torna felice. «Oh! Maria!», dice alla Vergine. «Giuda mi ha detto. Come sono contenta! Per Giuda e per te, cognata mia. So che gli altri mi grideranno. Ma non mi importa. Sarò felice il giorno che li saprò tutti di Gesù. Noi mamme sappiamo… sentiamo quello che è bene per i figli. E io sento che il bene delle mie creature sei Tu, Gesù».

Gesù la carezza sul capo, sorridendole.

Dettaglio

Gesù ha ritrovato sua Madre. Ascolta e poi è il suo turno di parlare.

EMR 57.3-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Amici, venite!».

Entrano e salutano. Ma Giuda bacia Maria. E poi corre in cerca di sua madre.

Gesù nomina i cinque: Pietro, Andrea, Giacomo, Natanaele, Filippo; perché Giovanni, già noto a Maria, l’ha salutata subito dopo Giuda, inchinandosi e ricevendone benedizione.

57.4 Maria li saluta e li invita a sedersi. È la padrona di casa e, pur adorando con lo sguardo il suo Gesù — pare che l’anima continui a parlare, per gli occhi, col Figlio — si occupa degli ospiti. Vorrebbe portare l’acqua per ristorarli. Ma Pietro scatta: «No, Donna. Non posso permetterlo. Tu siedi presso tuo Figlio, Madre santa. Io andrò, andremo nell’orto per rinfrescarci».

Accorre Maria d’Alfeo, rossa e infarinata, e saluta Gesù che la benedice, e poi conduce i sei nell’orto, alla vasca, e torna felice. «Oh! Maria!», dice alla Vergine. «Giuda mi ha detto. Come sono contenta! Per Giuda e per te, cognata mia. So che gli altri mi grideranno. Ma non mi importa. Sarò felice il giorno che li saprò tutti di Gesù. Noi mamme sappiamo… sentiamo quello che è bene per i figli. E io sento che il bene delle mie creature sei Tu, Gesù».

Gesù la carezza sul capo, sorridendole.

Tornano i discepoli, e Maria di Alfeo serve pane fragrante, ulive e formaggio. E porta un’anforetta di vinetto rosso, che Gesù mesce ai suoi amici. È sempre Gesù che offre e poi distribuisce.

57.5 575.5 Un poco impacciati sulle prime, i discepoli dopo si fanno più sicuri, e raccontano delle loro case, del viaggio a Gerusalemme, dei miracoli avvenuti. Sono pieni di zelo e di affetto, e Pietro cerca di farsi di Maria un’alleata per ottenere di essere subito presi da Gesù senza attese a Betsaida.

«Fate quanto Egli dice», esorta Lei con un sorriso soave. «Questa attesa vi gioverà più di una unione immediata. Il mio Gesù fa tutto bene quanto fa».

La speranza di Pietro muore. Ma egli si rassegna con buon garbo. Chiede solo: «Durerà molto l’attesa?».

Gesù lo guarda con un sorriso, ma non dice altro.

Maria interpreta quel sorriso come un segno benevolo e dice: «Simone di Giona, Egli sorride… perciò io ti dico: rapido come volo di rondine sul lago sarà il tempo del tuo attendere ubbidiente».

«Grazie, Donna».

57.6 «Non parli, Giuda? E tu, Giovanni?».

«Ti guardo, Maria».

«Ed io pure».

«Anche io vi guardo e… sapete? Mi torna in mente un’ora lontana. Anche allora avevo sempre tre paia d’occhi fissi al mio viso con amore. Ricordi, Maria, i miei tre scolari?».

«Oh! se ricordo! È vero! Anche ora tre, di un’età quasi uguale, ti guardano con tutto l’amore che è loro. E costui, Giovanni, credo, mi pare il Gesù d’allora, così biondo e roseo, e più giovane di tutti».

Gli altri vogliono sapere, e ricordi e aneddoti scorrono nelle parole, col tempo. Viene la sera.

«Amici, Io non ho ambienti. Ma lì vi è il laboratorio dove lavoravo. Se volete trovare rifugio lì… Ma non vi sono che i banconi».

«Letto comodo per pescatori usi a dormire su strette assi. Grazie, Maestro. Dormire sotto il tuo tetto è onore e santificazione».

Si ritirano con molti saluti. Anche Giuda si ritira con sua madre; vanno alla loro casa.

In questa stanza restano Gesù e Maria, seduti sulla cassapanca, al lume della lucernetta, un braccio intorno alle spalle dell’altro, e Gesù racconta, e Maria ascolta, beata, trepida, felice…

La visione cessa così.

Dettaglio

Maria discute con Pietro e gli dà un consiglio simile a quello di Cana: "Fai quello che ti dirà".

EMR 57.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

57.6 «Non parli, Giuda? E tu, Giovanni?».

«Ti guardo, Maria».

«Ed io pure».

«Anche io vi guardo e… sapete? Mi torna in mente un’ora lontana. Anche allora avevo sempre tre paia d’occhi fissi al mio viso con amore. Ricordi, Maria, i miei tre scolari?».

«Oh! se ricordo! È vero! Anche ora tre, di un’età quasi uguale, ti guardano con tutto l’amore che è loro. E costui, Giovanni, credo, mi pare il Gesù d’allora, così biondo e roseo, e più giovane di tutti».

Gli altri vogliono sapere, e ricordi e aneddoti scorrono nelle parole, col tempo. Viene la sera. (...)

Dettaglio

La somiglianza di Giovanni con Gesù.

EMR 58.3-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

58.3 Gesù interpella il suo apostolo: «Sarà buona pesca?».

«È il tempo propizio. Calma l’acqua, e chiara sarà la luna. I pesci affioreranno dal profondo e la mia rete li trascinerà seco».

«Andiamo soli?».

«Oh! Maestro! Ma come vuoi fare, con questo sistema di reti, ad esser soli?».

«Non ho mai pescato e aspetto che tu mi insegni». Gesù scende piano piano verso il lago e si ferma sulla riva di rena grossa e ciottolosa, presso la barca.

«Vedi, Maestro, si fa così. Io esco a fianco della barca di Giacomo di Zebedeo e si va sino al punto buono, così a pariglia. Poi si cala la rete. Un capo lo teniamo noi. Tu lo vuoi tenere, mi hai detto».

«Sì, se mi dici che devo fare».

«Oh! non c’è che da sorvegliare la discesa. Che la rete scenda adagio e senza far nodi. Adagio, perché saremo su acque di pescagione e un movimento troppo brusco può allontanare i pesci. E senza nodi per non rendere chiusa la rete, che si deve aprire come una borsa, o un velo, se più ti piace, gonfiato dal vento. Poi, quando la rete è tutta discesa, noi remeremo piano o andremo con la vela, a seconda del bisogno, facendo un semicerchio sul lago, e quando il vibrare del cavicchio di sicurezza ci dirà che la pesca è buona, dirigeremo a terra e là, quasi a riva — non prima per non risicare di veder sfuggire la preda, non dopo per non rovinare pesci e rete sui sassi — isseremo la rete. E qui ci vuole occhio, perché le barche devono venire tanto vicine che da una si possa ritirare l’estremo della rete dato all’altra, ma non urtarsi per non schiacciare la sacca piena di pesce.

58.4 Mi raccomando, Maestro, è il nostro pane. Occhio alla rete, che non si scavicchi con le scosse. I pesci difendono la loro libertà con forti colpi di coda, e se sono molti… Tu capisci… Sono piccole bestie, ma messe in dieci, in cento, in mille, diventano forti come Leviatan».

«Come avviene delle colpe, Pietro. In fondo, una non è irreparabile. Ma se uno non cura di limitarsi a quell’una e accumula, accumula, accumula, finisce che la piccola colpa, forse una semplice omissione, una semplice debolezza, diviene sempre più grossa, diviene abitudine, diviene vizio capitale. Delle volte si comincia da uno sguardo concupiscente e si finisce ad un adulterio consumato. Delle volte da una mancanza di carità di parola verso un parente, e si finisce a una violenza contro un prossimo. Guai a incominciare e a lasciare che le colpe aumentino di peso col loro numero! Diventano pericolose e prepotenti come il Serpente infernale stesso, e trascinano nell’abisso della Geenna».

«Dici bene, Maestro… Ma siamo tanto deboli!».

«Avvertenza e preghiera per esser forti e avere aiuto, e ferma volontà di non peccare. Poi una grande fiducia nell’amorosa giustizia del Padre».

EMR 58.3-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

58.3 Gesù interpella il suo apostolo: «Sarà buona pesca?».

«È il tempo propizio. Calma l’acqua, e chiara sarà la luna. I pesci affioreranno dal profondo e la mia rete li trascinerà seco».

«Andiamo soli?».

«Oh! Maestro! Ma come vuoi fare, con questo sistema di reti, ad esser soli?».

«Non ho mai pescato e aspetto che tu mi insegni». Gesù scende piano piano verso il lago e si ferma sulla riva di rena grossa e ciottolosa, presso la barca.

«Vedi, Maestro, si fa così. Io esco a fianco della barca di Giacomo di Zebedeo e si va sino al punto buono, così a pariglia. Poi si cala la rete. Un capo lo teniamo noi. Tu lo vuoi tenere, mi hai detto».

«Sì, se mi dici che devo fare».

«Oh! non c’è che da sorvegliare la discesa. Che la rete scenda adagio e senza far nodi. Adagio, perché saremo su acque di pescagione e un movimento troppo brusco può allontanare i pesci. E senza nodi per non rendere chiusa la rete, che si deve aprire come una borsa, o un velo, se più ti piace, gonfiato dal vento. Poi, quando la rete è tutta discesa, noi remeremo piano o andremo con la vela, a seconda del bisogno, facendo un semicerchio sul lago, e quando il vibrare del cavicchio di sicurezza ci dirà che la pesca è buona, dirigeremo a terra e là, quasi a riva — non prima per non risicare di veder sfuggire la preda, non dopo per non rovinare pesci e rete sui sassi — isseremo la rete. E qui ci vuole occhio, perché le barche devono venire tanto vicine che da una si possa ritirare l’estremo della rete dato all’altra, ma non urtarsi per non schiacciare la sacca piena di pesce.

58.4 Mi raccomando, Maestro, è il nostro pane. Occhio alla rete, che non si scavicchi con le scosse. I pesci difendono la loro libertà con forti colpi di coda, e se sono molti… Tu capisci… Sono piccole bestie, ma messe in dieci, in cento, in mille, diventano forti come Leviatan».

«Come avviene delle colpe, Pietro. In fondo, una non è irreparabile. Ma se uno non cura di limitarsi a quell’una e accumula, accumula, accumula, finisce che la piccola colpa, forse una semplice omissione, una semplice debolezza, diviene sempre più grossa, diviene abitudine, diviene vizio capitale. Delle volte si comincia da uno sguardo concupiscente e si finisce ad un adulterio consumato. Delle volte da una mancanza di carità di parola verso un parente, e si finisce a una violenza contro un prossimo. Guai a incominciare e a lasciare che le colpe aumentino di peso col loro numero! Diventano pericolose e prepotenti come il Serpente infernale stesso, e trascinano nell’abisso della Geenna».

«Dici bene, Maestro… Ma siamo tanto deboli!».

«Avvertenza e preghiera per esser forti e avere aiuto, e ferma volontà di non peccare. Poi una grande fiducia nell’amorosa giustizia del Padre».

«Tu dici che non sarà troppo severo per il povero Simone?».

«Per il vecchio Simone poteva essere anche severo. Ma per il mio Pietro, l’uomo nuovo, l’uomo del suo Cristo… no, Pietro. Egli ti ama e ti amerà».

«E io?».

«Anche tu, Andrea; e con te Giovanni e Giacomo, Filippo e Natanaele. Siete i miei primi eletti».

58.5 «Ne verranno altri? C’è tuo cugino, e in Giudea…».

«Oh! molti! Il mio Regno è aperto a tutto il genere umano, e in verità ti dico che più abbondante della più abbondante tua pesca sarà la mia nelle notti dei secoli… Ché ogni secolo è una notte in cui è guida e luce non la pura luce di Orione o quella della navigante luna, ma la parola di Cristo e la Grazia che da Lui verrà; notte che conoscerà l’aurora di un giorno senza tramonto, di una luce in cui tutti i fedeli vivranno, di un sole che investirà gli eletti e li farà belli, eterni, felici come dèi. Minori dèi, figli del Padre Iddio e simili a Me… Non potete ora capire. Ma in verità vi dico che la vostra vita cristiana vi concederà somiglianza col vostro Maestro, e splenderete in Cielo per i suoi stessi segni. Ebbene, Io avrò, nonostante il livore di Satana e la fiacca volontà dell’uomo, pesca più abbondante della tua».

«Ma saremo noi soli i tuoi apostoli?».

«Geloso, Pietro? No. Non lo essere. Altri verranno, e nel mio cuore ci sarà amore per tutti. Non essere avaro, Pietro. Tu non sai ancora Chi ti ama. Hai mai contato le stelle? E le pietre di questo fondale? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare i palpiti d’amore di cui è capace il mio cuore. Hai mai potuto tener conto di quante volte questo mare baci la sponda col suo bacio d’onda nel corso di dodici lune? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare le onde d’amore che da questo cuore si riversano a baciare gli uomini. Sta’ sicuro, Pietro, del mio amore».

Pietro prende la mano di Gesù e la bacia. È commosso.

Andrea guarda e non osa. Ma Gesù gli pone la mano fra i capelli e dice: «Anche te amo molto. Nell’ora della tua aurora vedrai riflesso sulla volta del cielo, lo vedrai senza dover alzare gli occhi, il tuo Gesù che ti sorriderà per dirti: “T’amo. Vieni”, e il passaggio nell’aurora ti sarà più dolce che entrata in camera nuziale…».

Dettaglio

Andrea si fa notare in 58,5, ma è presente in tutto l'insegnamento di Gesù.

EMR 58.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Per il vecchio Simone poteva essere anche severo. Ma per il mio Pietro, l’uomo nuovo, l’uomo del suo Cristo… no, Pietro. Egli ti ama e ti amerà».

«E io?».

«Anche tu, Andrea; e con te Giovanni e Giacomo, Filippo e Natanaele. Siete i miei primi eletti».

Dettaglio

Pietro chiese se il Padre non sarebbe stato troppo severo con il povero Simone. Gesù rispose:

EMR 58.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

58.6 «Simone! Simone! Andrea! Vengo…». Giovanni accorre affannato. «Oh! Maestro! Ti ho fatto attendere?». Giovanni guarda col suo occhio innamorato Gesù.

Risponde Pietro: «Veramente cominciavo a pensare che non venissi più. Prepara presto la tua barca. E Giacomo?…».

«Ecco… abbiamo fatto tardi, per un cieco. Credeva che Gesù fosse nella nostra casa ed è venuto. Gli abbiamo detto: “È altrove. Forse domani ti guarirà. Aspetta”. Ma non voleva aspettare. Giacomo diceva: “Hai aspettato tanto la luce. Che ti è attendere un’altra notte?”. Ma non intende ragione…».

«Giovanni, se tu fossi cieco, avresti fretta di rivedere tua madre?».

«Eh!… certo!».

«E allora? Dove è il cieco?».

«Viene avanti con Giacomo. Si è attaccato al mantello e non lo lascia. Ma viene avanti adagio perché la riva è sassosa ed egli inciampa… Maestro, mi perdoni di esser stato duro?».

«Sì. Ma per riparare va’ a dare aiuto al cieco e portalo a Me».

Giovanni va via di corsa.

EMR 60

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Pietro chiede a Gesù di venire a casa sua a Cafarnao (che in realtà è la casa della moglie e della suocera). Sua suocera era malata e Simone chiese al suo Maestro di guarirla. Gesù si recò lì e incontrò le cognate di Pietro. Una di loro raccontò che la suocera aveva la febbre alta e non mangiava più. Il medico disse addirittura che stava per morire. Ma Gesù entrò nella stanza e fece un miracolo. Sorpresa, la suocera di Simone non pensò nemmeno di ringraziare il Maestro, o almeno non prima che fosse troppo tardi. Pietro rimase sbalordito e Gesù gli disse di lasciare che accadesse. Disse che ce ne sarebbero stati altri come questo, e che ce n'era stato uno anche a Nazareth, quando aveva salvato la madre della bambina Sara. Pietro non sopporta che la gente non ami Cristo, ma Cristo gli dice che ci saranno molte altre animosità, compresi i "santi" che disprezzano i pubblicani, le prostitute, i pagani e i peccatori, anche se questi li supereranno.

La suocera di Pietro ritorna e offre loro un pasto. Rimprovera il genero e Gesù lo incoraggia a tornare a vivere nella casa di Cafarnao. Verranno anche Giovanni e Giacomo, che sono soci.

Infine, appare il ragazzo Giacomo, che consegna una borsa a uno sconosciuto. Pietro vuole sapere chi è, ma il bambino rimane in silenzio... E anche Gesù.

EMR 60.1-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Pietro parla a Gesù. Dice: «Maestro, io ti vorrei pregare di venire nella mia casa. Non ho osato dirlo lo scorso sabato. Ma… vorrei che Tu venissi».

«A Betsaida?».

«No, qui… in casa di mia moglie, la casa natìa, voglio dire».

«Perché questo desiderio, Pietro?».

«Eh!… per molte ragioni… e poi, oggi mi è stato detto che mia suocera è malata. Se Tu volessi guarirla, forse ti…».

«Finisci, Simone».

«Volevo dire… se Tu la avvicinassi, lei finirebbe… sì, insomma, sai, altro è sentir parlare di uno e altro è vederlo e udirlo, e se quest’uno, poi, guarisce, allora…».

«Allora anche l’astio cade, vuoi dire».

«No, astio no. Ma sai… il paese è diviso in molti pareri, e lei… non sa a chi dare retta. Vieni, Gesù».

«Vengo. Andiamo. Avvertirete quelli che attendono che parlerò loro dalla tua casa».

60.2 Vanno sino ad una casa bassa, più bassa ancora di quella di Pietro a Betsaida, e ancor più prossima al lago. È separata da questo da una striscia del greto e credo che nelle burrasche le onde vengano a morire contro le mura della casa, che, se è bassa, è in compenso molto larga, come fosse abitata da più persone.

Nell’orto, che si apre sul davanti della casa, verso il lago, non vi è che una vite vecchia e nodosa, stesa su una rustica pergola, e un vecchio fico che i venti del lago hanno tutto piegato verso la casa. La chioma spettinata della pianta sfiora i muri di essa e bussa contro le impannate delle finestrelle, chiuse a riparo del vivo sole che batte sulla casetta. Non c’è che questo fico e questa vite, e un pozzo basso e dal muretto verdastro.

«Entra, Maestro».

Delle donne sono nella cucina, intente chi a rattoppare le reti e chi a preparare il cibo. Salutano Pietro e poi si inchinano confuse davanti a Gesù e lo sbirciano, intanto, con curiosità.

«La pace sia a questa casa. Come sta la malata?».

«Parla, tu che sei la nuora più vecchia», dicono tre donne ad una che si sta asciugando le mani nel lembo della veste.

«La febbre è forte, molto forte. L’abbiamo mostrata al medico, ma dice che è vecchia per guarire e che, quando quel male dalle ossa va al cuore e dà febbre, specie a quell’età, si muore. Non mangia più… Io cerco di farle cibi buoni, anche ora, vedi, Simone? Le preparavo quella zuppa che le piaceva tanto. Ho scelto il pesce migliore, preso dai cognati. Ma non credo possa mangiarla. E poi… è così inquieta! Si lamenta, urla, piange, impreca…».

«Abbiate pazienza come vi fosse madre e ne avrete merito da Dio.

60.3 Conducetemi da lei».

«Rabbi… Rabbi… io non so se ti vorrà vedere. Non vuole vedere nessuno. Io non oso dirle: “Ora ti conduco il Rabbi”».

Gesù sorride senza perdere la calma. Si volge a Pietro: «Tocca a te, Simone. Sei uomo e il più vecchio dei generi, mi hai detto. Va’».

Pietro fa una smorfia significativa e ubbidisce. Traversa la cucina, entra in una stanza e, attraverso la porta, chiusa dietro lui, lo sento confabulare con una donna. Mette fuori il capo e una mano, e dice: «Vieni, Maestro. Fa’ presto». E aggiunge più piano, appena intelligibilmente: «Prima che cambi idea».

Gesù traversa lesto la cucina e spalanca la porta. Ritto sulla soglia, dice il suo dolce e solenne saluto: «La pace sia con te». Entra, nonostante non gli si sia risposto. Va presso ad un giaciglio basso su cui è stesa una donnetta tutta grigia, scarna, affannante per la forte febbre che le fa rosso il viso consumato.

Gesù si china sul lettuccio, sorride alla vecchietta: «Hai male?».

«Muoio!».

«No. Non muori. Puoi credere che Io ti posso guarire?».

«E perché lo faresti? Non mi conosci».

«Per Simone, che me ne ha pregato, … e anche per te, per dare tempo alla tua anima di vedere e amare la Luce».

«Simone? Farebbe meglio a… Come mai Simone ha pensato a me?».

«Perché è migliore di quanto tu credi. Io lo conosco e so. Lo conosco e sono lieto di esaudirlo».

«Mi guariresti, allora? Non morirò più?».

«No, donna. Per ora non morrai. Puoi credere in Me?».

«Credo, credo. Mi basta non morire!».

60.4 Gesù sorride ancora. La prende per mano. La mano rugosa e dalle vene gonfie sparisce nella mano giovanile di Gesù, che si raddrizza e prende il suo aspetto di quando fa miracolo e grida: «Sii guarita! Lo voglio! Alzati!» e le lascia andare la mano. Che ricade senza che la vecchia si lamenti, mentre prima, nonostante Gesù gliel’avesse presa con molta delicatezza, l’averla mossa era costato un lamento all’inferma.

Un breve tempo di silenzio. Poi la vecchia esclama forte: «Oh! Dio dei padri! Ma io non ho più nulla! Ma sono guarita! Venite! Venite!». Accorrono le nuore. «Ma guardate!», dice la vecchia. «Mi muovo e non sento più dolore! E non ho più febbre! Sentite come sono fresca. E il cuore non sembra più il martello del fabbro. Ah! non muoio più!». Non una parola per il Signore!

Ma Gesù non se la prende. Dice alla più anziana delle nuore: «Vestitela, che si alzi. Lo può fare». E si avvia per uscire.

Simone, mortificato, si volge alla suocera: «Il Maestro ti ha guarita. Non gli dici nulla?».

«Certo! Non ci pensavo. Grazie. Che posso fare per dirti grazie?».

«Esser buona, molto buona. Perché l’Eterno fu buono con te. E, se troppo non ti rincresce, lasciami riposare oggi nella tua casa. Ho percorso nella settimana tutti i paesi vicini e sono giunto all’alba di questa mattina. Sono stanco».

«Certo! Certo! Resta pure, se ti piace così». Ma non c’è molto entusiasmo nel dirlo.

60.5 Gesù, con Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, va a sedersi nell’orto.

«Maestro!…».

«Pietro mio?».

«Io sono mortificato».

Gesù fa un gesto come dicesse: «Lascia perdere». Poi dice: «Non è la prima e non sarà l’ultima che non sento riconoscenza immediata. Ma non chiedo riconoscenza. Mi basta dar modo alle anime di salvarsi. Io faccio il mio dovere. A loro fare il loro».

«Ah! ve ne sono stati altri così? Dove?».

«Simone curioso! Ma ti voglio accontentare, nonostante non ami le inutili curiosità. A Nazaret. Ricordi la mamma di Sara? Era molto malata quando giungemmo a Nazaret e ci dissero che la bambina piangeva. Per non fare di essa, che è buona e mite, un’orfana e domani una figliastra, sono andato a trovare la donna… volevo guarirla… Ma non avevo ancora posto piede nella casa che il marito di lei e un fratello mi cacciarono dicendo: “Via, via! Non vogliamo noie con la sinagoga”. Per loro, per troppi sono già un ribelle… L’ho guarita lo stesso… per i suoi bambini. E a Sara, che era nell’orto, ho detto accarezzandola: “Guarisco tua madre. Va’ a casa. Non piangere più”. E la donna è guarita nello stesso momento e la bambina glielo ha detto, e anche al padre e allo zio… E fu castigata per aver parlato con Me. Lo so, perché la bambina m’è corsa dietro mentre lasciavo il paese… Ma non importa».

«Io la facevo tornare malata».

«Pietro!». Gesù è severo. «È questo che Io insegno a te e agli altri? Cosa hai sentito sulle mie labbra dalla prima volta che mi hai udito? Di che ho sempre parlato come condizione prima per esser veri miei discepoli?».

«È vero, Maestro. Sono una vera bestia. Perdonami. Ma… non posso sopportare che non ti amino!».

«Oh! Pietro! Vedrai ben altro disamore! Tante sorprese avrai, Pietro! Persone che il mondo cosiddetto “santo” sprezza come pubblicani e che invece saranno al mondo di esempio, e esempio non seguito da coloro che li disprezzano. Pagani che saranno fra i miei più grandi fedeli. Meretrici che tornano pure, per volontà e penitenza. Peccatori che si emendano…».

«Senti, che si emendi un peccatore… può essere ancora. Ma una meretrice e un pubblicano!…».

«Tu non lo credi?».

«Io no».

«Sei in errore, Simone.

60.6 Ma ecco tua suocera che viene a noi».

«Maestro… io ti prego di sedere alla mia tavola».

«Grazie, donna. Dio te ne compensi».

Entrano nella cucina e si siedono a tavola, e la vecchia ser-ve gli uomini, con larga distribuzione di pesce in zuppa e arrostito. «Non ho altro che questo», si scusa. E, per non perderci l’abitudine, dice a Pietro: «Fin troppo fanno i tuoi cognati, soli come sono rimasti da quando tu sei andato a Betsaida! E almeno fosse servito a far più ricca mia figlia… Ma sento che ben sovente tu sei assente e non peschi».

«Seguo il Maestro. Sono stato con Lui a Gerusalemme e il sabato sto con Lui. Non perdo il tempo in gozzoviglie».

«Ma non guadagni, però. Faresti meglio, già che vuoi fare il servo del Profeta, di trasferirti qui di nuovo. Almeno, quella povera creatura di mia figlia, mentre tu fai il santo, avrà i parenti che la sfamano».

«Ma non ti vergogni di parlare così davanti a Lui che ti ha guarita?».

«Io non critico Lui. Lui fa il suo mestiere. Critico te, che fai il fannullone. Tanto, tu non sarai mai un profeta né un sacerdote. Sei un ignorante e un peccatore, un buono a nulla».

«Hai ragione che c’è Lui, se no…».

«Simone, tua suocera ti ha dato un ottimo consiglio. Puoi pescare anche da qua. Pescavi anche prima a Cafarnao, a quel che sento. Puoi tornarci anche ora».

«E abitare qui di nuovo? Ma Maestro, Tu non…».

«Buono, Pietro mio. Se tu sarai qui, sarai sul lago o con Me. Perciò, che ti è essere o non essere in questa casa?». Gesù ha messo la mano sulla spalla di Pietro e pare che la calma di Gesù passi nel bollente apostolo.

«Hai ragione. Hai sempre ragione. Lo farò. Ma… e questi?» e accenna Giovanni e Giacomo, suoi soci.

«Non possono venire loro pure?».

«Oh! il padre nostro, e la madre soprattutto, saranno sempre più felici di saperci con Te che con loro. Non faranno ostacolo».

«Forse anche Zebedeo verrà», dice Pietro.

«È più che probabile. E con lui altri. Verremo, Maestro, senza fallo verremo».

Dettaglio

Nota: in questo estratto ci sono due miracoli, quello della suocera di Pietro e quello della madre di Sara a Nazareth (cfr. 60,5).

Annotazione

Matteo 8:14-15

Quando Gesù entrò nella casa di Pietro, vide sua suocera a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò. Si alzò e lo servì.

Marco 1, 29-31

Usciti dalla sinagoga, andarono con Giacomo e Giovanni a casa di Simone e Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Subito dissero a Gesù di lei. Gesù venne, la prese per mano e la fece alzare. La febbre la lasciò ed ella li servì.

Luca 4:38-39

Gesù lasciò la sinagoga ed entrò in casa di Simone. La suocera di Simone aveva la febbre alta e chiesero a Gesù di fare qualcosa per lei. Si chinò su di lei, minacciò la febbre e questa la lasciò. Immediatamente la donna si alzò e li servì.