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Note del tema

Personaggi principali e secondari

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EMR 77.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Nulla che Tu non sia deve entrare nel loro cuore, che ha Te. Fossi io come loro!», dice Simone.

«Però ti sei affrettato, dopo aver visto il Maestro ed esser guarito, a riprendere possesso dei tuoi beni», risponde ironicamente Giuda.

«È vero. L’ho detto e l’ho fatto. Ma sai perché? Come puoi giudicare se tutto non sai? Il mio agente ha avuto ordini netti. Ora che Simone lo Zelote è guarito — e non possono più i nemici nuocergli col segregarlo, né perseguitarlo perché non è più che di Cristo e non ha sètta: ha Gesù e basta — Simone può disporre dei suoi averi che un onesto, un fedele gli ha conservato. E io, padrone ancor per un’ora, ne ho ordinato il riordino per averne più denaro nella vendita e poter dire… no, questo non lo dico».

«Lo dicono gli angeli per te, Simone, e lo scrivono nel libro eterno», dice Gesù.

Simone guarda Gesù. I due sguardi si allacciano, uno stupito, l’altro benedicente.

Dettaglio

L'uomo d'affari menzionato da Simone lo Zelota è certamente Lazzaro (cfr. EMV 84,4-5), che vive molto vicino a Simone. Se anche l'apostolo recuperò i suoi beni, fu per darli al suo servo anziano, Giuseppe di Betania (cfr. anche EMV 84,4-5).

EMR 77.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Come sempre, io ho torto».

«No, Giuda. Hai il senso pratico. Tu stesso lo dici».

«Oh! ma con Gesù!… Anche Simon Pietro era attaccato al senso pratico, e ora invece!… Anche tu, Giuda, diventerai come lui. È poco che sei col Maestro, noi è di più, e siamo già migliorati», dice Giovanni sempre dolce e conciliante.

«Non mi ha voluto. Altrimenti sarei stato suo da Pasqua». Giuda ha proprio i nervi, oggi.

Dettaglio

Giuda ha appena avuto una conversazione con Gesù e Simone lo Zelota. Alla fine brontola, perché non aveva ragione, e dice:

EMR 77.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù tronca la questione dicendo a Levi: «Sei mai stato in Galilea?».

«Sì, Signore».

«Verrai tu con Me, per condurmi da Giona. Lo conosci?».

«Sì. A Pasqua ci si vedeva sempre. Andavo da lui, allora».

Giuseppe china la fronte mortificato. Gesù vede. «Insieme non potete venire. Elia rimarrebbe solo alle pecore. Ma tu verrai con Me sino al passo di Gerico, dove ci separeremo per qualche tempo. Ti dirò poi quello che devi fare».

Dettaglio

Giuda era molto nervoso e tendeva a brontolare. Quando fa notare che Gesù non lo vuole direttamente, il Signore interrompe la conversazione e parla a Levi.

EMR 77.4-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

77.4 «Si vedono delle case», dice Giovanni che precede di qualche passo gli altri.

«È Ebron. A cavaliere fra due fiumi col suo dorso. Vedi, Maestro? Quel casamento là, fra tutto quel verde, un poco più alto degli altri? È la casa di Zaccaria».

«Affrettiamo il passo».

Fanno svelti gli ultimi metri di strada, entrano in paese. Gli zoccoletti delle pecore paiono nacchere sulle pietre irregolari della via, qui selciata rudimentalmente così. Raggiungono la casa. La gente guarda quel gruppo di uomini di diverso aspetto, età e vestito, fra il bianco delle pecore.

«Oh! È diversa! Qui vi era il cancello!», dice Elia. Ora, invece del cancello, è un portone ferrato che preclude la vista, e anche il muretto di cinta è più alto di un uomo, e perciò nulla si vede.

«Forse sarà aperto sul dietro, andiamo». Girano un vasto quadrilatero, meglio un vasto rettangolo, ma il muro è uguale da per tutto.

«Muro fatto da poco», dice Giovanni osservandolo. «È senza sfregi, e in terra sono ancora pietre calcinose».

«Non vedo neppure il sepolcro… Era verso il bosco. Ora il bosco è fuori del muro e… e pare di tutti. Vi fanno legna…». Elia è perplesso.

77.5 Un uomo, un taglialegna vecchietto, bassetto ma robusto, che osserva il gruppo, lascia di segare un tronco abbattuto e viene verso il gruppo. «Chi cercate?».

«Volevamo entrare nella casa, per pregare al sepolcro di Zaccaria».

«Non c’è più sepolcro. Non sapete? Chi siete?».

«Io amico di Samuele il pastore, Lui…».

«Non occorre, Elia», dice Gesù. Elia tace.

«Ah! Samuele!… Già! Ma da quando Giovanni, figlio di Zaccaria, è in prigione, la casa non è più sua. Ed è sventura, perché egli faceva dare ogni guadagno del suo avere ai poveri di Ebron. Una mattina è venuto un della corte di Erode, ha buttato fuori Gioele, ha messo i sigilli, poi è tornato con degli artieri e ha cominciato a fare alzare il muro… Sull’angolo, là, era il sepolcro. Non lo ha voluto… e una mattina lo trovammo tutto sciupato, mezzo giù… le povere ossa mescolate… Le abbiamo raccolte come si è potuto… Ora sono in un’unica arca… E nella casa del sacerdote Zaccaria quel sozzo ci tiene le sue amanti. Ora c’è una mima di Roma. Per questo ha alzato il muro. Non vuole che si veda… La casa del sacerdote, un lupanare! La casa del miracolo e del Precursore! (...)

EMR 77.4-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Si vedono delle case», dice Giovanni che precede di qualche passo gli altri.

«È Ebron. A cavaliere fra due fiumi col suo dorso. Vedi, Maestro? Quel casamento là, fra tutto quel verde, un poco più alto degli altri? È la casa di Zaccaria».

«Affrettiamo il passo».

Fanno svelti gli ultimi metri di strada, entrano in paese. Gli zoccoletti delle pecore paiono nacchere sulle pietre irregolari della via, qui selciata rudimentalmente così. Raggiungono la casa. La gente guarda quel gruppo di uomini di diverso aspetto, età e vestito, fra il bianco delle pecore.

«Oh! È diversa! Qui vi era il cancello!», dice Elia. Ora, invece del cancello, è un portone ferrato che preclude la vista, e anche il muretto di cinta è più alto di un uomo, e perciò nulla si vede.

«Forse sarà aperto sul dietro, andiamo». Girano un vasto quadrilatero, meglio un vasto rettangolo, ma il muro è uguale da per tutto.

«Muro fatto da poco», dice Giovanni osservandolo. «È senza sfregi, e in terra sono ancora pietre calcinose».

«Non vedo neppure il sepolcro… Era verso il bosco. Ora il bosco è fuori del muro e… e pare di tutti. Vi fanno legna…». Elia è perplesso.

77.5

Un uomo, un taglialegna vecchietto, bassetto ma robusto, che osserva il gruppo, lascia di segare un tronco abbattuto e viene verso il gruppo. «Chi cercate?».

«Volevamo entrare nella casa, per pregare al sepolcro di Zaccaria».

«Non c’è più sepolcro. Non sapete? Chi siete?».

«Io amico di Samuele il pastore, Lui…».

«Non occorre, Elia», dice Gesù. Elia tace.

«Ah! Samuele!… Già! Ma da quando Giovanni, figlio di Zaccaria, è in prigione, la casa non è più sua. Ed è sventura, perché egli faceva dare ogni guadagno del suo avere ai poveri di Ebron. Una mattina è venuto un della corte di Erode, ha buttato fuori Gioele, ha messo i sigilli, poi è tornato con degli artieri e ha cominciato a fare alzare il muro… Sull’angolo, là, era il sepolcro. Non lo ha voluto… e una mattina lo trovammo tutto sciupato, mezzo giù… le povere ossa mescolate… Le abbiamo raccolte come si è potuto… Ora sono in un’unica arca… E nella casa del sacerdote Zaccaria quel sozzo ci tiene le sue amanti. Ora c’è una mima di Roma. Per questo ha alzato il muro. Non vuole che si veda… La casa del sacerdote, un lupanare! La casa del miracolo e del Precursore! (...)»

EMR 77.4-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Si vedono delle case», dice Giovanni che precede di qualche passo gli altri.

«È Ebron. A cavaliere fra due fiumi col suo dorso. Vedi, Maestro? Quel casamento là, fra tutto quel verde, un poco più alto degli altri? È la casa di Zaccaria».

«Affrettiamo il passo».

Fanno svelti gli ultimi metri di strada, entrano in paese. Gli zoccoletti delle pecore paiono nacchere sulle pietre irregolari della via, qui selciata rudimentalmente così. Raggiungono la casa. La gente guarda quel gruppo di uomini di diverso aspetto, età e vestito, fra il bianco delle pecore.

«Oh! È diversa! Qui vi era il cancello!», dice Elia. Ora, invece del cancello, è un portone ferrato che preclude la vista, e anche il muretto di cinta è più alto di un uomo, e perciò nulla si vede.

«Forse sarà aperto sul dietro, andiamo». Girano un vasto quadrilatero, meglio un vasto rettangolo, ma il muro è uguale da per tutto.

«Muro fatto da poco», dice Giovanni osservandolo. «È senza sfregi, e in terra sono ancora pietre calcinose».

«Non vedo neppure il sepolcro… Era verso il bosco. Ora il bosco è fuori del muro e… e pare di tutti. Vi fanno legna…». Elia è perplesso.

77.5

Un uomo, un taglialegna vecchietto, bassetto ma robusto, che osserva il gruppo, lascia di segare un tronco abbattuto e viene verso il gruppo. «Chi cercate?».

«Volevamo entrare nella casa, per pregare al sepolcro di Zaccaria».

«Non c’è più sepolcro. Non sapete? Chi siete?».

«Io amico di Samuele il pastore, Lui…».

«Non occorre, Elia», dice Gesù. Elia tace.

«Ah! Samuele!… Già! Ma da quando Giovanni, figlio di Zaccaria, è in prigione, la casa non è più sua. Ed è sventura, perché egli faceva dare ogni guadagno del suo avere ai poveri di Ebron. Una mattina è venuto un della corte di Erode, ha buttato fuori Gioele, ha messo i sigilli, poi è tornato con degli artieri e ha cominciato a fare alzare il muro… Sull’angolo, là, era il sepolcro. Non lo ha voluto… e una mattina lo trovammo tutto sciupato, mezzo giù… le povere ossa mescolate… Le abbiamo raccolte come si è potuto… Ora sono in un’unica arca… E nella casa del sacerdote Zaccaria quel sozzo ci tiene le sue amanti. Ora c’è una mima di Roma. Per questo ha alzato il muro. Non vuole che si veda… La casa del sacerdote, un lupanare! La casa del miracolo e del Precursore! Perché certo è lui, se pure non è lui il Messia. E quante noie abbiamo avuto per il Battista! Ma è il nostro grande! Veramente grande! Già quando nacque ci fu miracolo. Elisabetta, vecchia come un cardo secco, fu fertile come pomo in adar, primo miracolo. Poi venne una cugina, che era santa, a servirla e a sciogliere la lingua al sacerdote. Si chiamava Maria. Me la ricordo. Per quanto non la si vedesse che molto di rado. Come fu, non so. Si dice che, per far felice Elisa, Ella facesse posare la bocca muta di Zaccaria sul suo seno gravido, o che gli mettesse le sue dita in bocca. Non so bene. Certo è che, dopo nove mesi di silenzio, Zaccaria parlò lodando il Signore e dicendo che c’era il Messia. Non spiegò di più. Ma mia moglie assicura, lei c’era quel giorno, che Zaccaria disse, lodando il Signore, che suo figlio gli sarebbe andato avanti. Ora io dico: non è come la gente crede. Giovanni è il Messia e va avanti al Signore, come Abramo a Dio, ecco. Non ho ragione?».

«Hai ragione per quanto riguarda lo spirito del Battista, che sempre procede davanti a Dio. Ma non hai ragione riguardo al Messia».

«Allora quella, che si diceva Madre del Figlio di Dio — lo disse Samuele — non era vero che lo era? Non c’è ancora?».

«Lo era. Il Messia è nato, preceduto da colui che nel deserto alzò la sua voce, come disse il profeta[2]».

«Sei Tu il primo che lo assicuri. Giovanni, l’ultima volta che Gioele gli portò una pelle di pecora, come tutti gli anni faceva al venir dell’inverno, per quanto interrogato sul Messia non disse: “C’è”. Quando lui lo dirà…».

«Uomo, io sono stato discepolo di Giovanni e l’ho udito dire: “Ecco l’Agnello di Dio” indicando…», dice Giovanni.

«No, no. L’Agnello è lui. Vero Agnello che da sé si è cresciuto, senza bisogno di madre e padre quasi. Appena figlio della Legge, si è isolato nelle spelonche dei monti che guardano il deserto e lì si è cresciuto, parlando con Dio. Elisa e Zaccaria sono morti, ed egli non è venuto. Padre e madre per lui era Dio. Non vi è santo più grande di lui. Domandate a tutta Ebron. Samuele lo diceva, ma devono aver avuto ragione i betlemmiti. Il santo di Dio è Giovanni».

«Se un ti dicesse: “Il Messia sono Io”, che diresti tu?», chiede Gesù.

«Lo chiamerei “bestemmiatore” e lo caccerei a colpi di pietra».

«E se facesse un miracolo per provare il suo essere?».

«Lo direi “indemoniato”. Il Messia verrà quando Giovanni si rivelerà nel suo vero essere. Lo stesso odio di Erode è la prova. Egli, l’astuto, sa che Giovanni è il Messia».

«Non è nato a Betlemme».

«Ma quando sarà liberato, dopo essersi annunciato da se stesso il suo prossimo avvento, si manifesterà a Betlemme. Anche Betlemme attende questo. Mentre… oh! vai, se hai fegato, a parlare ai betlemmiti di un altro Messia… e vedrai».

«Avete una sinagoga?».

«Sì. Dritto per duecento passi per questa via. Non puoi sbagliare. Vicino è l’arca dei resti violati».

«Addio. E il Signore ti illumini».

Se ne vanno. Girano sul davanti.

EMR 77.4-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

77.4 «Si vedono delle case», dice Giovanni che precede di qualche passo gli altri.

«È Ebron. A cavaliere fra due fiumi col suo dorso. Vedi, Maestro? Quel casamento là, fra tutto quel verde, un poco più alto degli altri? È la casa di Zaccaria».

«Affrettiamo il passo».

Fanno svelti gli ultimi metri di strada, entrano in paese. Gli zoccoletti delle pecore paiono nacchere sulle pietre irregolari della via, qui selciata rudimentalmente così. Raggiungono la casa. La gente guarda quel gruppo di uomini di diverso aspetto, età e vestito, fra il bianco delle pecore.

«Oh! È diversa! Qui vi era il cancello!», dice Elia. Ora, invece del cancello, è un portone ferrato che preclude la vista, e anche il muretto di cinta è più alto di un uomo, e perciò nulla si vede.

«Forse sarà aperto sul dietro, andiamo». Girano un vasto quadrilatero, meglio un vasto rettangolo, ma il muro è uguale da per tutto.

«Muro fatto da poco», dice Giovanni osservandolo. «È senza sfregi, e in terra sono ancora pietre calcinose».

«Non vedo neppure il sepolcro… Era verso il bosco. Ora il bosco è fuori del muro e… e pare di tutti. Vi fanno legna…». Elia è perplesso.

77.5 Un uomo, un taglialegna vecchietto, bassetto ma robusto, che osserva il gruppo, lascia di segare un tronco abbattuto e viene verso il gruppo. «Chi cercate?».

«Volevamo entrare nella casa, per pregare al sepolcro di Zaccaria».

«Non c’è più sepolcro. Non sapete? Chi siete?».

«Io amico di Samuele il pastore, Lui…».

«Non occorre, Elia», dice Gesù. Elia tace.

«Ah! Samuele!… Già! Ma da quando Giovanni, figlio di Zaccaria, è in prigione, la casa non è più sua. Ed è sventura, perché egli faceva dare ogni guadagno del suo avere ai poveri di Ebron. Una mattina è venuto un della corte di Erode, ha buttato fuori Gioele, ha messo i sigilli, poi è tornato con degli artieri e ha cominciato a fare alzare il muro… Sull’angolo, là, era il sepolcro. Non lo ha voluto… e una mattina lo trovammo tutto sciupato, mezzo giù… le povere ossa mescolate… Le abbiamo raccolte come si è potuto… Ora sono in un’unica arca… E nella casa del sacerdote Zaccaria quel sozzo ci tiene le sue amanti. Ora c’è una mima di Roma. Per questo ha alzato il muro. Non vuole che si veda… La casa del sacerdote, un lupanare! La casa del miracolo e del Precursore! (...)

«Avete una sinagoga?».

«Sì. Dritto per duecento passi per questa via. Non puoi sbagliare. Vicino è l’arca dei resti violati».

«Addio. E il Signore ti illumini».

Se ne vanno. Girano sul davanti.

77.6 Sul portone è una donna giovane e sfacciatamente vestita. Bellissima. «Signore, vuoi entrare nella casa? Entra».

Gesù la fissa, severo come un giudice, e non parla.

Parla Giuda, in questo spalleggiato da tutti. «Rientra, spudorata! Non profanarci col tuo alito, cagna famelica».

La donna ha un vivo rossore e china il capo. Fa per scomparire confusa, beffata da monelli e passanti.

«Chi è tanto puro da dire: “Non ho mai desiderato il pomo offerto da Eva?”», dice Gesù severo e aggiunge: «Indicatemi costui ed Io lo saluterò “santo”. Nessuno? E allora se, non per ribrezzo ma per debolezza, vi sentite incapaci di avvicinare costei, ritiratevi. Non obbligo i deboli a lotte impari. Donna, vorrei entrare. Questa casa era di un mio parente. Mi è cara».

«Entra, Signore, se non hai schifo di me».

«Lascia aperta la porta. Che il mondo veda e non mormori…».

Gesù passa serio, solenne. La donna lo inchina soggiogata e non osa muoversi. Ma i lazzi della folla la pungono a sangue. Fugge di corsa sino in fondo al giardino, mentre Gesù va sino ai piedi della scala, sogguarda per le porte socchiuse, ma non entra. Poi va dove era il sepolcro, e dove ora è una specie di tempietto pagano.

«Le ossa dei giusti, anche se inaridite e disperse, gemono balsamo di purificazione e spargono semi di vita eterna. Pace ai morti vissuti nel bene! Pace ai puri che dormono nel Signore! Pace a coloro che soffersero, ma non vollero conoscere vizio! Pace ai veri grandi del mondo e del Cielo! Pace!».

77.7 La donna, costeggiando una siepe che la ripara, lo ha raggiunto. «Signore!».

«Donna».

«Il tuo nome, Signore».

«Gesù».

«Non l’ho mai udito. Sono romana, mima e ballerina. Non sono esperta che in lascivie. Che vuol dire quel Nome? Il mio è Aglae e… e vuol dire: vizio».

«Il mio vuol dire: Salvatore».

«Come salvi? Chi?».

«Chi ha buona volontà di salvezza. Salvo insegnando ad esser puri, a volere il dolore ma l’onore, il bene ad ogni costo». Gesù parla senza acredine, ma senza neppure voltarsi verso la donna.

«Io sono perduta…».

«Io sono Colui che ricerca i perduti».

«Io sono morta».

«Io sono Colui che dà Vita».

«Io sono sudiciume e menzogna».

«Io sono Purezza e Verità».

«Anche Bontà sei, Tu che non mi guardi, non mi tocchi e non mi calpesti. Pietà di me…».

«Tu abbiti, per prima, pietà. Dell’anima tua».

«Cosa è l’anima?».

«È ciò che dell’uomo fa un dio e non un animale. Il vizio, il peccato l’uccide e, uccisa che sia, l’uomo torna animale repellente».

«Ti potrò vedere ancora?».

«Chi mi cerca mi trova».

«Dove stai?».

«Dove i cuori hanno bisogno di medico e medicina per tornare onesti».

«Allora… non ti vedrò più… Io sto dove non si vuole medico, medicina e onestà».

«Nulla ti impedisce di venire dove sono. Il mio Nome sarà gridato per le vie e verrà fino a te. Addio».

«Addio, Signore. Lascia che ti chiami “Gesù”. Oh! non per famigliarità!… Perché entri un poco di salvezza in me. Sono Aglae, ricordati di me».

«Sì. Addio».

La donna resta nel fondo, Gesù esce severo. Guarda tutti. Vede perplessità nei discepoli, scherno negli ebroniti. Un servo chiude il portone.

77.8 Gesù va dritto per la via. Bussa alla sinagoga.

Si affaccia un vecchietto astioso. Non dà neppure tempo a Gesù di parlare. «La sinagoga è interdetta, in questo luogo santo, per coloro che commerciano con le meretrici. Via!».

Gesù si volta senza parlare e continua a camminare per la via. I suoi dietro. Finché sono fuori di Ebron. Allora parlano.

«Però l’hai voluto, Maestro», dice Giuda. «Una meretrice!».

«Giuda, in verità ti dico che ella ti supererà. E ora, tu che mi rimproveri, che mi dici sui giudei? Nei luoghi più santi della Giudea siamo stati beffati e cacciati… Ma così è. Viene il tempo che Samaria e i Gentili adoreranno il vero Dio, e il popolo del Signore sarà sporco di sangue e di un delitto… di un delitto rispetto al quale quello delle meretrici che vendono la loro carne e la loro anima sarà poca cosa. Non ho potuto pregare sulle ossa dei miei cugini e del giusto Samuele. Ma non importa. Riposate, ossa sante, giubilate o spiriti che abitavate in esse. La prima risurrezione è vicina. Poi verrà il giorno in cui sarete mostrati agli angeli come quelli dei servi del Signo­re».

Gesù tace e tutto ha fine.

Dettaglio

Gesù va a visitare la tomba di Zaccaria e Samuele, il pastore della Natività.

EMR 77.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù va dritto per la via. Bussa alla sinagoga.

Si affaccia un vecchietto astioso. Non dà neppure tempo a Gesù di parlare. «La sinagoga è interdetta, in questo luogo santo, per coloro che commerciano con le meretrici. Via!».

Gesù si volta senza parlare e continua a camminare per la via. I suoi dietro. Finché sono fuori di Ebron. Allora parlano.

«Però l’hai voluto, Maestro», dice Giuda. «Una meretrice!».

«Giuda, in verità ti dico che ella ti supererà. E ora, tu che mi rimproveri, che mi dici sui giudei? Nei luoghi più santi della Giudea siamo stati beffati e cacciati… Ma così è. Viene il tempo che Samaria e i Gentili adoreranno il vero Dio, e il popolo del Signore sarà sporco di sangue e di un delitto… di un delitto rispetto al quale quello delle meretrici che vendono la loro carne e la loro anima sarà poca cosa. Non ho potuto pregare sulle ossa dei miei cugini e del giusto Samuele. Ma non importa. Riposate, ossa sante, giubilate o spiriti che abitavate in esse. La prima risurrezione è vicina. Poi verrà il giorno in cui sarete mostrati agli angeli come quelli dei servi del Signo­re».

Gesù tace e tutto ha fine.

Dettaglio

Gesù ha appena parlato con una prostituta. Non l'ha guardata nemmeno una volta, ma l'ha spinta a convertirsi (cfr. EMV 77,7). Poi torna alla sinagoga. Lì viene rifiutato e, di fronte alle osservazioni di Giuda, gli dice cosa gli riserva il futuro.

EMR 78

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù, Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota arrivano a Kerioth. I pastori non ci sono più. Giuda è molto agitato e non riesce più a resistere. Chiede al Maestro di dirglielo e Simone fa notare al Maestro che quest'uomo non lo capisce. Gesù sospira, ma non dice nulla.

Arrivati a Kerioth, vengono accolti dalla madre di Giuda. Lo saluta con grande rispetto, gli offre qualcosa per rifocillarsi e gli dà dei sandali e un mantello. Gesù dapprima non disse nulla, ma non ci pensò; poi, quando Maria dichiarò di non conoscere le vie dei re, chiese di parlare da solo con il suo apostolo. Lì lo rimproverò severamente, dicendogli che stava ostacolando la sua missione, perché Israele era sottomesso a Roma e Cristo non era affatto un re della terra.

Incoraggia davvero Giuda a ritirarsi, a lasciare il gruppo. Poi descrive la sua regalità e il momento in cui sarà incoronato re: sul legno della croce, con un segno infame e sotto i fischi del suo popolo. Quindi Gesù predice la sua morte atroce.

Giuda è mortificato, ma implora il Maestro di tenerlo con sé, perché diventi buono. Chiede perdono e Gesù, stanco, lo perdona. Tuttavia, l'Iscariota gli chiede di restare e di andare nella sua città, perché Giuda ha detto a tutti che il Signore sta arrivando. Così Gesù decide di fare ciò che Giuda ha progettato, non per sé, ma per sua madre.

Così Gesù si reca a Kerioth su un carro e il capo della sinagoga lo accoglie e gli chiede di andare nel loro luogo di preghiera. Gesù accettò e predicò al popolo. Dichiarò di essere la Parola di Dio, ma ricordò loro che la sua regalità era innanzitutto spirituale. Lo confermò poi ai notabili di Kerioth.

Intervenne allora il vecchio Saul, che parlò della Natività di Cristo, che era venuto ad adorare. Gesù confermò che si trattava di lui e il vecchio ebbe allora una visione della regalità del Signore. Lo vede trasfigurato e poi con le Piaghe e il suo Sangue. Muore dopo aver testimoniato il cuore di Gesù, e il gruppo deve quindi purificarsi per rispettare ciò che dice la Legge.

EMR 78.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

78.1 Ho l’impressione che la parte più ripida, ossia il nodo più stretto delle montagne di Giudea, sia fra Ebron e Jutta. Ma potrei anche sbagliare, ed essere questa una valle più ampia e aperta che si apra su orizzonti abbastanza ampi, in cui emergono monti isolati e non più a catena. Forse è una conca fra due catene, non so. È la prima volta che la vedo e ci capisco poco. Colture diverse a campi non vasti ma ben tenuti di cereali: orzo, segale per lo più, e anche bei vigneti nelle parti più soleggiate. Poi bei boschi, più in alto, di pini e abeti, e altre piante di luoghi selvosi. Una via… discreta immette in un piccolo villaggio.

«Questo è il sobborgo di Keriot. Ti prego venire nella mia casa di campagna. Mia madre ti attende là. Poi andremo in Keriot», dice Giuda, che non sta più in sé tanto è agitato.

Non ho detto che ora sono solo Gesù con Giuda, Simone e Giovanni. I pastori non ci sono. Forse sono rimasti nei pascoli di Ebron o sono tornati verso Betlemme.

«Come tu vuoi, Giuda. Ma potevamo fermarci anche qui per conoscere tua madre».

«Oh! no! È un casolare. Mia madre vi viene in tempo di raccolti. Ma poi sta a Keriot. E non vuoi che la mia città ti veda? Non vuoi portare ad essa la tua luce?».

«Sì che voglio, Giuda. Ma tu sai già che non guardo al­l’umiltà del luogo che mi ospita».

«Ma oggi sei mio ospite… e Giuda sa essere ospitale».

Camminano ancora qualche metro fra casette sparse per la campagna, e donne e uomini si affacciano, chiamati da bambini. È palese che c’è della curiosità svegliata. Giuda deve avere gettato un grido di richiamo.

«Ecco la mia povera casa. Perdona la sua povertà».

Ma la casa non è poi una catapecchia: è un cubo ad un sol piano, ma vasto e ben tenuto, in mezzo ad un frutteto folto e prosperoso. Una stradetta privata, tutta ben pulita, va dalla via alla casa.

«Permetti che vada avanti, Maestro?».

«Va’ pure».

Giuda parte.

«Maestro, Giuda ha fatto le cose in grande», dice Simone. «Ne avevo sospetto. Ma ora ne sono sicuro. Tu dici, Maestro, e dici bene: spirito, spirito… Ma lui… lui non la intende così. Non ti capirà mai… o molto tardi», corregge per non addolorare Gesù.

Gesù sospira e tace.