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Note del tema

Personaggi principali e secondari

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EMR 57.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

57.6 «Non parli, Giuda? E tu, Giovanni?».

«Ti guardo, Maria».

«Ed io pure».

«Anche io vi guardo e… sapete? Mi torna in mente un’ora lontana. Anche allora avevo sempre tre paia d’occhi fissi al mio viso con amore. Ricordi, Maria, i miei tre scolari?».

«Oh! se ricordo! È vero! Anche ora tre, di un’età quasi uguale, ti guardano con tutto l’amore che è loro. E costui, Giovanni, credo, mi pare il Gesù d’allora, così biondo e roseo, e più giovane di tutti».

Gli altri vogliono sapere, e ricordi e aneddoti scorrono nelle parole, col tempo. Viene la sera. (...)

Dettaglio

La somiglianza di Giovanni con Gesù.

EMR 58

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù è a Cafarnao: va a pescare con Pietro e Andrea. Giovanni e Giacomo sono nell'altra barca.

Pietro spiega il suo lavoro a Cristo, che fa un'analogia con le anime. Spiega che un difetto non è di per sé irreparabile, ma che l'accumulo di difetti può diventare un'abitudine e persino un vizio capitale. Dobbiamo sempre vigilare per evitare di cadere nel peccato.

Simone di Giona chiede se il Padre non sarà troppo severo con lui e Gesù gli assicura che non sarà troppo severo con Pietro, l'uomo nuovo. Assicura anche ad Andrea il suo amore e parla di tutti i discepoli che verranno dopo di loro, menzionando il Regno dei Cieli e l'abbondante pesca che il Salvatore farà. Inoltre, incoraggia il suo apostolo a non essere geloso, perché tutti hanno un posto nel suo cuore. Pietro si commuove alle sue parole; quanto ad Andrea, Gesù gli parla della sua morte benedetta.

Nel frattempo arriva Giovanni e rivela che un cieco è venuto a farsi guarire da Cristo. Gesù vuole guarirlo subito e, in risposta ai pensieri di Pietro, che si rattrista all'idea di non avere una buona presa, gli assicura l'aiuto di Dio ogni volta che è caritatevole.

Infine, il Signore guarisce il cieco. E fu una guarigione molto bella.

EMR 58.3-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

58.3 Gesù interpella il suo apostolo: «Sarà buona pesca?».

«È il tempo propizio. Calma l’acqua, e chiara sarà la luna. I pesci affioreranno dal profondo e la mia rete li trascinerà seco».

«Andiamo soli?».

«Oh! Maestro! Ma come vuoi fare, con questo sistema di reti, ad esser soli?».

«Non ho mai pescato e aspetto che tu mi insegni». Gesù scende piano piano verso il lago e si ferma sulla riva di rena grossa e ciottolosa, presso la barca.

«Vedi, Maestro, si fa così. Io esco a fianco della barca di Giacomo di Zebedeo e si va sino al punto buono, così a pariglia. Poi si cala la rete. Un capo lo teniamo noi. Tu lo vuoi tenere, mi hai detto».

«Sì, se mi dici che devo fare».

«Oh! non c’è che da sorvegliare la discesa. Che la rete scenda adagio e senza far nodi. Adagio, perché saremo su acque di pescagione e un movimento troppo brusco può allontanare i pesci. E senza nodi per non rendere chiusa la rete, che si deve aprire come una borsa, o un velo, se più ti piace, gonfiato dal vento. Poi, quando la rete è tutta discesa, noi remeremo piano o andremo con la vela, a seconda del bisogno, facendo un semicerchio sul lago, e quando il vibrare del cavicchio di sicurezza ci dirà che la pesca è buona, dirigeremo a terra e là, quasi a riva — non prima per non risicare di veder sfuggire la preda, non dopo per non rovinare pesci e rete sui sassi — isseremo la rete. E qui ci vuole occhio, perché le barche devono venire tanto vicine che da una si possa ritirare l’estremo della rete dato all’altra, ma non urtarsi per non schiacciare la sacca piena di pesce.

58.4 Mi raccomando, Maestro, è il nostro pane. Occhio alla rete, che non si scavicchi con le scosse. I pesci difendono la loro libertà con forti colpi di coda, e se sono molti… Tu capisci… Sono piccole bestie, ma messe in dieci, in cento, in mille, diventano forti come Leviatan».

«Come avviene delle colpe, Pietro. In fondo, una non è irreparabile. Ma se uno non cura di limitarsi a quell’una e accumula, accumula, accumula, finisce che la piccola colpa, forse una semplice omissione, una semplice debolezza, diviene sempre più grossa, diviene abitudine, diviene vizio capitale. Delle volte si comincia da uno sguardo concupiscente e si finisce ad un adulterio consumato. Delle volte da una mancanza di carità di parola verso un parente, e si finisce a una violenza contro un prossimo. Guai a incominciare e a lasciare che le colpe aumentino di peso col loro numero! Diventano pericolose e prepotenti come il Serpente infernale stesso, e trascinano nell’abisso della Geenna».

«Dici bene, Maestro… Ma siamo tanto deboli!».

«Avvertenza e preghiera per esser forti e avere aiuto, e ferma volontà di non peccare. Poi una grande fiducia nell’amorosa giustizia del Padre».

«Tu dici che non sarà troppo severo per il povero Simone?».

«Per il vecchio Simone poteva essere anche severo. Ma per il mio Pietro, l’uomo nuovo, l’uomo del suo Cristo… no, Pietro. Egli ti ama e ti amerà».

«E io?».

«Anche tu, Andrea; e con te Giovanni e Giacomo, Filippo e Natanaele. Siete i miei primi eletti».

58.5 «Ne verranno altri? C’è tuo cugino, e in Giudea…».

«Oh! molti! Il mio Regno è aperto a tutto il genere umano, e in verità ti dico che più abbondante della più abbondante tua pesca sarà la mia nelle notti dei secoli… Ché ogni secolo è una notte in cui è guida e luce non la pura luce di Orione o quella della navigante luna, ma la parola di Cristo e la Grazia che da Lui verrà; notte che conoscerà l’aurora di un giorno senza tramonto, di una luce in cui tutti i fedeli vivranno, di un sole che investirà gli eletti e li farà belli, eterni, felici come dèi. Minori dèi, figli del Padre Iddio e simili a Me… Non potete ora capire. Ma in verità vi dico che la vostra vita cristiana vi concederà somiglianza col vostro Maestro, e splenderete in Cielo per i suoi stessi segni. Ebbene, Io avrò, nonostante il livore di Satana e la fiacca volontà dell’uomo, pesca più abbondante della tua».

«Ma saremo noi soli i tuoi apostoli?».

«Geloso, Pietro? No. Non lo essere. Altri verranno, e nel mio cuore ci sarà amore per tutti. Non essere avaro, Pietro. Tu non sai ancora Chi ti ama. Hai mai contato le stelle? E le pietre di questo fondale? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare i palpiti d’amore di cui è capace il mio cuore. Hai mai potuto tener conto di quante volte questo mare baci la sponda col suo bacio d’onda nel corso di dodici lune? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare le onde d’amore che da questo cuore si riversano a baciare gli uomini. Sta’ sicuro, Pietro, del mio amore».

Pietro prende la mano di Gesù e la bacia. È commosso.

Andrea guarda e non osa. Ma Gesù gli pone la mano fra i capelli e dice: «Anche te amo molto. Nell’ora della tua aurora vedrai riflesso sulla volta del cielo, lo vedrai senza dover alzare gli occhi, il tuo Gesù che ti sorriderà per dirti: “T’amo. Vieni”, e il passaggio nell’aurora ti sarà più dolce che entrata in camera nuziale…».

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Andrea si fa notare in 58,5, ma è presente in tutto l'insegnamento di Gesù.

EMR 58.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Per il vecchio Simone poteva essere anche severo. Ma per il mio Pietro, l’uomo nuovo, l’uomo del suo Cristo… no, Pietro. Egli ti ama e ti amerà».

«E io?».

«Anche tu, Andrea; e con te Giovanni e Giacomo, Filippo e Natanaele. Siete i miei primi eletti».

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Pietro chiese se il Padre non sarebbe stato troppo severo con il povero Simone. Gesù rispose:

EMR 58.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

58.6 «Simone! Simone! Andrea! Vengo…». Giovanni accorre affannato. «Oh! Maestro! Ti ho fatto attendere?». Giovanni guarda col suo occhio innamorato Gesù.

Risponde Pietro: «Veramente cominciavo a pensare che non venissi più. Prepara presto la tua barca. E Giacomo?…».

«Ecco… abbiamo fatto tardi, per un cieco. Credeva che Gesù fosse nella nostra casa ed è venuto. Gli abbiamo detto: “È altrove. Forse domani ti guarirà. Aspetta”. Ma non voleva aspettare. Giacomo diceva: “Hai aspettato tanto la luce. Che ti è attendere un’altra notte?”. Ma non intende ragione…».

«Giovanni, se tu fossi cieco, avresti fretta di rivedere tua madre?».

«Eh!… certo!».

«E allora? Dove è il cieco?».

«Viene avanti con Giacomo. Si è attaccato al mantello e non lo lascia. Ma viene avanti adagio perché la riva è sassosa ed egli inciampa… Maestro, mi perdoni di esser stato duro?».

«Sì. Ma per riparare va’ a dare aiuto al cieco e portalo a Me».

Giovanni va via di corsa.

EMR 59

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Gesù viene a predicare nella sinagoga di Cafarnao. Giairo lo accoglie e Gesù gli chiede un rotolo: lo Spirito lo guiderà. Così Gesù fa un commento al Libro di Giosuè e parla del Regno di Dio, della necessità di non peccare più, di pentirsi e di prepararsi al Paradiso e all'eternità che verrà. Alla fine del suo sermone, un uomo lo contraddice e cita il secondo libro dei Maccabei. Egli disse che Dio aveva colpito Israele, e Gesù rispose che egli stava applicando una visione umana a queste parole, mentre il Signore le interpretava in modo soprannaturale. Egli dice che, sebbene Dio abbia colpito il suo popolo, ha comunque amato profondamente Israele inviandogli la salvezza che è il suo Messia.

L'uomo critica Cristo e dubita che sia il Redentore. In risposta, Gesù evoca il Precursore e la colomba scesa al suo battesimo: afferma in tutta semplicità di essere il Redentore promesso. Poiché il suo interlocutore aveva dei dubbi, mandò a chiamare un indemoniato, al quale non aveva mai parlato. L'indemoniato si agita quando si trova davanti al Figlio di Dio e afferma di essere il Santo di Dio. Gesù gli ordina di fare silenzio e di andarsene. L'uomo fu guarito e il demone, sconfitto, se ne andò tra gli scherni della folla.

Gesù compì diversi miracoli fisici e poi lasciò la sinagoga con difficoltà.

EMR 59.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

59.3 Gesù ha raggiunto il suo posto. Saluta il capo della sinagoga ed è salutato da questi. È un ometto basso, grasso e vecchiotto. Per parlare a lui Gesù si china. Pare una palma che si curvi su un arbusto più largo che alto.

«Che vuoi che ti dia?», chiede l’archisinagogo.

«Quello che credi, oppure a caso. Lo Spirito guiderà».

«Ma… e sarai preparato?».

«Lo sono. Dài a caso. Ripeto: lo Spirito del Signore guiderà la scelta per il bene di questo popolo».

L’archisinagogo stende una mano sul mucchio dei rotoli, ne prende uno, apre e si ferma a un dato punto. «Questo», dice.

Gesù prende il rotolo e legge il punto segnato: «Giosuè: “Alzati e santifica il popolo e di’ loro: ‘Santificatevi per domani perché, dice il Signore Dio d’Israele, l’anatema è in mezzo a voi, o Israele; tu non potrai stare a fronte dei tuoi nemici fino a tanto che non sia tolto di mezzo a te chi s’è contaminato con tal delitto’”». (...)

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In questo episodio, Gesù predica nella sinagoga, guarisce un uomo posseduto e compie diversi altri miracoli. Giairo era un testimone.

EMR 59.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

59.6 «Non trovi di essere audace nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei profeti osò tanto, e Tu… Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?».

«Non potevano i profeti dire di loro stessi ciò che Io di Me stesso dico. Chi sono? L’Atteso, il Promesso, il Redentore. Già avete udito colui che lo precorre dire: “Preparate la via del Signore… Ecco il Signore Iddio che viene… Come un pastore pascerà il suo gregge, pure essendo l’Agnello della Pasqua vera”. Fra voi sono quelli che hanno udito dal Precursore queste parole e hanno visto balenare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e udito una voce che parlava dicendo chi ero. Per ordine di chi parlo? Di Colui che è e che mi manda».

«Tu lo puoi dire, ma puoi esser anche un mentitore o un illuso. Le tue parole sono sante, ma talora Satana ha parole di inganno tinte di santità per trarre in errore. Noi non ti conosciamo».

«Io sono Gesù di Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Betlem Efrata, secondo le promesse, detto nazareno perché a Nazaret ho casa. Questo secondo il mondo. Secondo Dio sono il suo Messo.»

EMR 59.6-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

59.6 «Non trovi di essere audace nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei profeti osò tanto, e Tu… Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?».

«Non potevano i profeti dire di loro stessi ciò che Io di Me stesso dico. Chi sono? L’Atteso, il Promesso, il Redentore. Già avete udito colui che lo precorre dire: “Preparate la via del Signore… Ecco il Signore Iddio che viene… Come un pastore pascerà il suo gregge, pure essendo l’Agnello della Pasqua vera”. Fra voi sono quelli che hanno udito dal Precursore queste parole e hanno visto balenare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e udito una voce che parlava dicendo chi ero. Per ordine di chi parlo? Di Colui che è e che mi manda».

«Tu lo puoi dire, ma puoi esser anche un mentitore o un illuso. Le tue parole sono sante, ma talora Satana ha parole di inganno tinte di santità per trarre in errore. Noi non ti conosciamo».

«Io sono Gesù di Giuseppe della stirpe di Davide, nato a Betlem Efrata, secondo le promesse, detto nazareno perché a Nazaret ho casa. Questo secondo il mondo. Secondo Dio sono il suo Messo. I miei discepoli lo sanno».

«Oh! loro! Possono dire ciò che vogliono e ciò che Tu fai loro dire».

«Un altro parlerà, che non mi ama, e dirà chi sono. Attendi che Io chiami un di questi presenti».

59.7 Gesù guarda la folla che è stupita dalla disputa, urtata e divisa fra opposte correnti. La guarda, cercando qualcuno coi suoi occhi di zaffiro, poi chiama forte: «Aggeo! Vieni avanti. Te lo comando».

Grande brusio fra la folla, che si apre per lasciar passare un uomo, tutto scosso da un tremito e sorretto da una donna.

«Conosci tu quest’uomo?».

«Sì. È Aggeo di Malachia, qui di Cafarnao. Posseduto è da uno spirito malvagio che lo dissenna in furie repentine».

«Tutti lo conoscono?».

La folla grida: «Sì, sì».

«Può alcuno dire che fu meco in parole, anche per pochi minuti?».

La folla grida: «No, no, quasi ebete è, e non esce mai dalla sua casa, e nessuno ti ha visto in essa».

«Donna, portalo a Me davanti».

La donna lo spinge e trascina, mentre il poveretto trema più forte.

L’archisinagogo avverte Gesù: «Sta’ attento! Il demonio sta per tormentarlo… e allora si avventa, graffia e morde».

La folla fa largo, pigiandosi contro le pareti.

I due sono ormai di fronte. Un attimo di lotta. Pare che l’uomo, uso al mutismo, stenti a parlare e mugola, poi la voce si forma in parola: «Che c’è fra noi e Te, Gesù di Nazaret? Perché sei venuto a tormentarci? Perché a sterminarci, Tu, Padrone del Cielo e della Terra? So chi sei: il Santo di Dio. Nessuno, nella carne, fu più grande di Te, perché nella tua carne d’uomo è chiuso lo Spirito del Vincitore eterno. Già mi hai vinto in…».

«Taci! Esci da costui. Lo comando».

L’uomo è preso come da un parossismo strano. Si dimena a strattoni, come se ci fosse chi lo maltratta con urti e strapponate, urla con voce disumana, spuma e poi viene gettato al suolo da cui poi si rialza stupito e guarito.

59.8

«Hai udito? Che rispondi ora?», chiede Gesù al suo oppositore.

L’uomo barbuto e impaludato fa una alzata di spalle e, vinto, se ne va senza rispondere. La folla lo sbeffeggia e applaude Gesù.

«Silenzio. Il luogo è sacro!», dice Gesù e poi ordina: «A Me il giovane al quale ho promesso aiuto da Dio».

Viene il malato. Gesù lo carezza: «Hai avuto fede! Sii sanato. Va’ in pace e sii giusto».

Il giovane ha un grido. Chissà che sente? Si prostra ai piedi di Gesù e li bacia ringraziando: «Grazie per me e per la madre mia!».

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In 59,2, la moglie di Aggeo, un uomo posseduto, sente che Cristo guarirà certamente i malati dopo la sua predicazione. Allora dice: "Ah, se Haggai venisse! Ci proverò... ma non verrà".

Gesù predica e viene contestato da un uomo, che sembra dubitare che sia il Messia. Gesù allora dice che un altro parlerà e dirà chi è.

EMR 59.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

59.6 «Non trovi di essere audace nel professarti rappresentante di Dio? Nessuno dei profeti osò tanto, e Tu… Chi sei, Tu che parli? E per ordine di chi parli?».

«Non potevano i profeti dire di loro stessi ciò che Io di Me stesso dico. Chi sono? L’Atteso, il Promesso, il Redentore. Già avete udito colui che lo precorre dire: “Preparate la via del Signore… Ecco il Signore Iddio che viene… Come un pastore pascerà il suo gregge, pure essendo l’Agnello della Pasqua vera”. Fra voi sono quelli che hanno udito dal Precursore queste parole e hanno visto balenare il cielo per una luce che scendeva in forma di colomba, e udito una voce che parlava dicendo chi ero. Per ordine di chi parlo? Di Colui che è e che mi manda».