56.2 Tre viandanti sono fermi in questa svolta della strada, proprio a un vertice dell’arco. Guardano in su e in giù, a sud dove è Gerusalemme, a nord dove è la Samaria. Scrutano fra i colonnati delle piante per vedere se giunge qualcuno atteso. Sono Tommaso, Giuda Taddeo e il lebbroso guarito. Parlano.
«Vedi nulla?».
«Io no».
«Neppure io».
«Eppure questo è il posto».
«Ne sei sicuro?».
«Sicuro, Simone. Uno dei sei mi ha detto, mentre il Maestro si allontanava fra le acclamazioni della folla dopo il miracolo di uno storpio mendicante, guarito alla porta dei Pesci: “Noi ora andiamo fuori Gerusalemme. Attendici a cinque miglia fra Gerico e Doco, alla curva del fiume, lungo la via alberata”. Questa. Ha detto anche: “Vi saremo fra tre giorni all’aurora”. È il terzo giorno, e la quarta vigilia qui ci ha trovato».
«Verrà? Forse era meglio seguirlo da Gerusalemme».
«Non potevi ancora venire fra la folla, Simone».
«Se mio cugino vi ha detto di venire qui, qui verrà. Mantiene sempre ciò che promette. Non c’è che da attendere».
56.3 «Sei sempre stato con Lui?».
«Sempre. Da quando tornò a Nazaret fu con me buon compagno. Sempre insieme. Siamo della stessa età, io di poco più anziano. E poi io ero il preferito dal padre di Lui, fratello a mio padre. Anche la Madre mi voleva molto bene. Sono cresciuto più con Lei che con mia madre».
«Ti voleva… Ora non ti vuole più lo stesso bene?».
«Oh! sì! Ma ci siamo un poco divisi da quando Egli si è fatto profeta. I miei parenti non ne hanno piacere».
«Quali parenti?».
«Mio padre e i due maggiori. L’altro è titubante… Mio padre è molto vecchio e non ho avuto cuore di urtarlo. Ma ora… Ora non più. Ora io vado dove cuore e mente mi attirano. Vado da Gesù. Non credo offendere la Legge facendo così. Ma già… se non fosse giusto ciò che voglio fare, Gesù me lo direbbe. Farò ciò che Lui dice. È lecito ad un padre ostacolare un figlio nel bene? Se io sento che lì è salute, perché impedirmi di averla? Perché i padri ci sono nemici talora?».
Simone sospira come per tristi ricordi e china il capo, ma non parla.
Risponde invece Tommaso: «Io ho già superato l’ostacolo. Mio padre mi ha udito e mi ha compreso. Mi ha benedetto dicendo: “Va’. Questa Pasqua sia per te liberazione dalla schiavitù di un’attesa. Felice te che puoi credere. Io attendo. Ma se è proprio Lui, e te ne accorgerai seguendolo, vieni al tuo vecchio padre per dirgli: ‘Vieni. Israele ha l’Atteso’”».
«Sei più fortunato di me. E dire che noi siamo vissuti al suo fianco!… E non crediamo, noi di famiglia!… E diciamo, ossia loro dicono: “È uscito di senno”!».
56.4 «Ecco, ecco un gruppo di persone», grida Simone. «È Lui, è Lui! Riconosco la sua testa bionda! Oh! venite! Corriamo!».
Si dànno a camminare velocemente verso sud. Gli alberi, ora che il sommo dell’arco è raggiunto, nascondono il resto della via, di modo che i due gruppi si trovano quasi di fronte quando meno se l’aspettano. Gesù pare risalga dal fiume, perché è fra gli alberi della sponda.
«Maestro!».
«Gesù!».
«Signore!».
I tre gridi del discepolo, del cugino, del guarito squillano, adoranti e festosi.
«Pace a voi!». Ecco la bella, non confondibile voce, piena, sonora, pacata, espressiva, netta, virile, dolce e incisiva.