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Note del tema

Bibbia, tradizione e testi sacri - Antico e Nuovo Testamento

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Comfort di lettura

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EMR 6.1-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

6.1 Vedo Gioacchino ed Anna, insieme a Zaccaria e Elisabetta, uscire da una casa di Gerusalemme, certo di amici o parenti, e dirigersi al Tempio per la cerimonia della Purificazione.

Anna ha fra le braccia la Bambina, tutta avvolta nelle fasce e, anzi, tutta stretta in un ampio tessuto di lana leggera ma che deve essere morbida e calda. E con che cura e amore ella porti e sorvegli la sua creaturina, sollevando di tanto in tanto il lembo del fine e caldo tessuto, per vedere se Maria respira bene, e poi raggiustandolo per ripararla dall’aria rigida di una giornata serena ma fredda di pieno inverno, non è da dire.

Elisabetta ha degli involti fra le mani. Gioacchino trascina con una corda due grossi agnelli candidissimi, già più montoni che agnelli. Zaccaria non ha nulla. È tutto bello nella sua veste di lino, che un pesante mantello di lana, pure bianca, lascia intravedere. Uno Zaccaria molto più giovane di quello già visto per la nascita del Battista, nella piena virilità, come Elisabetta è una donna matura, ma ancora d’apparenza fresca, la quale, ogni volta che Anna guarda la Bambina, si piega in estasi sul visino dormente. Anche lei è tutta bella in una veste d’un azzurro tendente al viola scuro e nel velo che le copre il capo, scendendo poi sulle spalle e sul mantello, scuro più della veste.

Ma Gioacchino ed Anna, poi, sono solenni nei loro abiti di festa. Contrariamente al solito, egli non ha la tunica marrone scuro. Ma una lunga veste di un rosso cupissimo, noi diremmo ora “rosso S. Giuseppe”, e le frange messe al suo manto sono nuovissime e belle. In capo ha lui pure una specie di velo rettangolare, cinto da un cerchio di cuoio. Tutta roba nuova e fine.

Anna, oh! non veste di scuro oggi! Ha una veste di un giallo tenuissimo, quasi color avorio vecchio, stretta alla vita, al collo e ai polsi da un cinturone che pare d’argento e oro. Il suo capo è velato da un velo leggerissimo e come damascato, pure trattenuto alla fronte da una lamina sottile ma preziosa. Al collo una collana di filigrana, e braccialetti ai polsi. Pare una regina, anche per la dignità con cui porta la veste e specie il mantello, di un giallo tenue bordato da una greca in ricamo molto bello, tinta su tinta.

«Mi sembra vederti il giorno in cui fosti sposa. Ero poco più che fanciulla, allora, ma ricordo ancora quanto eri bella e felice», dice Elisabetta.

«Ma ora lo sono di più… e ho voluto mettere la stessa veste per questo rito. L’avevo sempre tenuta per questo… e non speravo più metterla per questo».

6.2 «Il Signore ti ha molto amata…», dice con un sospiro Elisabetta.

«È per questo che io gli dò la cosa più amata. Questo mio fiore».

«Come farai a strappartelo dal seno quando sarà l’ora?».

«Ricordando che non l’avevo e che Dio me lo dette. Sarò sempre più felice ora di allora. Quando la saprò nel Tempio mi dirò: “Prega presso il Tabernacolo, prega il Dio d’Israele anche per la sua mamma” e ne avrò pace. E più grande pace avrò nel dire: “Ella è tutta sua. Quando questi due vecchi felici che l’ebbero dal Cielo non saranno più, Egli, l’Eterno, le sarà Padre ancora”. Credi, io ne ho ferma convinzione, questa piccina non è nostra. Nulla io potevo più fare… Egli l’ha messa nel mio seno, dono divino per asciugare il mio pianto e confortare le nostre speranze e le nostre preghiere. Perciò è sua. Noi ne siamo i felici custodi… e di questo ne sia benedetto!».

6.3 Le mura del Tempio sono raggiunte.

«Mentre andate alla porta di Nicanore, io vado ad avvertire il sacerdote. E poi verrò io pure», dice Zaccaria. E scompare dietro ad un arco che immette in un cortilone cinto da portici.

La comitiva continua ad inoltrare per le successive terrazze. Perché, non so se l’ho mai detto, il recinto del Tempio non è su terreno piano, ma sale, a scaglioni successivi, sempre più in alto. Ad ogni scaglione si accede mediante gradinate, ed in ogni scaglione sono cortili e portici e portali lavoratissimi, di marmo, bronzo e oro.

Prima di raggiungere il posto prefisso, si fermano per liberare dagli involti le cose portate, ossia delle focacce, mi pare, larghe e basse e molto unte, della farina bianca, due colombi in una gabbiuzza di vimini e delle grosse monete d’argento, certe patacche così pesanti che per fortuna allora non c’erano tasche. Le avrebbero sfondate.

Ecco la bella porta di Nicanore, tutta un lavoro di ricamo nel bronzo pesante laminato d’argento. Là è già Zaccaria, a fianco di un sacerdote tutto pomposo nella sua veste di lino.

Anna riceve l’aspersione di un’acqua, suppongo lustrale, e poi riceve l’ordine di avanzare verso l’ara del sacrificio. La Bambina non è più fra le sue braccia. L’ha presa Elisabetta, che resta al di qua della porta.

Invece Gioacchino entra dietro la moglie, tirandosi dietro un disgraziato agnello belante. E io… faccio come per la purificazione di Maria: chiudo gli occhi per non vedere sgozzamenti di sorta.

Ora Anna è purificata.

6.4 Zaccaria dice piano qualche parola al collega, il quale annuisce sorridendo. E poi si accosta al gruppo ricomposto e, felicitandosi con la madre e il padre per la loro gioia e per la loro fedeltà alle promesse, riceve il secondo agnello e la farina e le focacce.

«Questa figlia è dunque sacra al Signore? La benedizione di Lui sia con lei e con voi. Ecco Anna che giunge. Sarà una delle sue maestre. Anna di Fanuel, della tribù di Aser. Vieni, donna. Questa piccina è offerta al Tempio in ostia di lode. Tu le sarai maestra, e santa crescerà sotto di te».

La già tutta bianca Anna di Fanuel vezzeggia la Bambina, che si è svegliata e guarda coi suoi occhi innocenti e stupiti tutto quel bianco e quell’oro che il sole accende.

La cerimonia deve essere compiuta. Non ho visto speciale rito per l’offerta di Maria. Forse bastava il dirlo al sacerdote, e soprattutto a Dio, presso il luogo sacro.

6.5 «Vorrei dare l’offerta al Tempio e andare là dove vidi la luce lo scorso anno».

Vanno, accompagnati da Anna di Fanuel. Non entrano nel Tempio vero e proprio; si capisce che, essendo donne e trattandosi di una bambina, non vanno neppure là dove andò Maria per offrire il Figlio. Ma, da ben presso alla porta spalancata, guardano nell’interno semiscuro, da cui vengono dolci canti di fanciulle e brillano lumi preziosi che spandono una luce d’oro su due aiuole di testoline velate di bianco, due vere aiuole di gigli.

«Fra tre anni anche tu sarai là, mio Giglio», promette Anna a Maria, che guarda come affascinata verso l’interno e sorride al canto lento.

«Pare comprenda», dice Anna di Fanuel. «È una bella bambina! Mi sarà cara come fosse delle mie viscere. Te lo prometto, o madre. Se l’età mi concederà di esserlo».

«Lo sarai, donna», dice Zaccaria. «Tu la riceverai fra le sacre fanciulle. Io pure vi sarò. Voglio esservi quel giorno per dirle di pregare per noi sin dal primo momento…» e guarda la moglie, che comprende e sospira.

La cerimonia è finita e Anna di Fanuel si ritira, mentre gli altri escono dal Tempio parlando fra loro.

Odo Gioacchino che dice: «Non due e i migliori, ma tutti li avrei dati i miei agnelli per questa gioia e per dar lode a Dio!».

Non vedo altro.

EMR 6.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

6.2 «Il Signore ti ha molto amata…», dice con un sospiro Elisabetta.

«È per questo che io gli dò la cosa più amata. Questo mio fiore».

«Come farai a strappartelo dal seno quando sarà l’ora?».

«Ricordando che non l’avevo e che Dio me lo dette. Sarò sempre più felice ora di allora. Quando la saprò nel Tempio mi dirò: “Prega presso il Tabernacolo, prega il Dio d’Israele anche per la sua mamma” e ne avrò pace. E più grande pace avrò nel dire: “Ella è tutta sua. Quando questi due vecchi felici che l’ebbero dal Cielo non saranno più, Egli, l’Eterno, le sarà Padre ancora”. Credi, io ne ho ferma convinzione, questa piccina non è nostra. Nulla io potevo più fare… Egli l’ha messa nel mio seno, dono divino per asciugare il mio pianto e confortare le nostre speranze e le nostre preghiere. Perciò è sua. Noi ne siamo i felici custodi… e di questo ne sia benedetto!».

Dettaglio

Anna sta parlando con Elisabetta, la futura madre di Giovanni Battista. Le chiede come saprà offrire il suo bambino a Dio quando sarà il momento.

EMR 6.3-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

6.3 Le mura del Tempio sono raggiunte.

«Mentre andate alla porta di Nicanore, io vado ad avvertire il sacerdote. E poi verrò io pure», dice Zaccaria. E scompare dietro ad un arco che immette in un cortilone cinto da portici.

La comitiva continua ad inoltrare per le successive terrazze. Perché, non so se l’ho mai detto, il recinto del Tempio non è su terreno piano, ma sale, a scaglioni successivi, sempre più in alto. Ad ogni scaglione si accede mediante gradinate, ed in ogni scaglione sono cortili e portici e portali lavoratissimi, di marmo, bronzo e oro.

Prima di raggiungere il posto prefisso, si fermano per liberare dagli involti le cose portate, ossia delle focacce, mi pare, larghe e basse e molto unte, della farina bianca, due colombi in una gabbiuzza di vimini e delle grosse monete d’argento, certe patacche così pesanti che per fortuna allora non c’erano tasche.

EMR 6.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

6.6 Dice Gesù:

«Salomone fa dire alla Sapienza: “Chi è fanciullo venga a me”. E veramente dalla rocca, dalle mura della sua città, l’eterna Sapienza diceva all’eterna Fanciulla: “Vieni a Me”. Ardeva di averla. Più tardi, il Figlio della Fanciulla purissima dirà: “Lasciate venire a Me i bambini, poiché il Regno dei Cieli è loro e chi non diviene simile a loro non avrà parte nel mio Regno”. Le voci si rincorrono e, mentre la voce dal Cielo grida a Maria piccolina: “Vieni a Me”, la voce dell’Uomo dice, e pensa a sua Madre nel dirlo: “Venite a Me se sapete esser fanciulli”.

Il modello ve lo do in mia Madre.

Ecco la perfetta Fanciulla dal cuore di colomba semplice e puro, ecco Quella che anni e contatti di mondo non inselvatichiscono in una barbarie di spirito corrotto, tortuoso, bugiardo. Perché Ella non lo vuole. Venite a Me guardando Maria.

Ti spiegherò, piccola voce, cosa è il senso di questa mia parola».

Annotazione

Salomone disse: Proverbi 9:4.

Più tardi, il Figlio del Bambino Puro dirà: "Lasciate che i bambini piccoli vengano a me, perché di loro è il regno dei cieli; chi non è come loro non ha parte nel mio regno". Gesù lo dirà in EMV 378.8 e in Matteo 19, 14-15; Marco 10, 13-14 e Luca 18, 15-17".

Vangelo di Matteo 19, 14-15

Mt 19, 14-15 : Gesù disse loro: "Lasciate stare questi bambini e non impedite loro di venire da me, perché il regno dei cieli è per quelli che sono come loro". E imponendo le mani su di loro, riprese la sua strada".

Vangelo di Luca 18, 15-17

Lc 18, 15-17 : Alcuni gli portavano i loro figlioli perché li toccasse; i suoi discepoli, vedendo ciò, li rimproverarono. 16Ma Gesù chiamò a sé i bambini e disse: "Lasciate che i bambini piccoli vengano a me e non glielo impedite, perché il regno di Dio appartiene a quelli che sono come loro. 17In verità, io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come un bambino piccolo, non entrerà in esso. "

Vangelo di Marco 10, 13-14

Mc 10, 13-14 : Gli venivano portati dei bambini piccoli perché li toccasse. Ma i discepoli rimproveravano quelli che li portavano. Gesù, vedendo ciò, si indignò e disse loro: "Lasciate che i bambini piccoli vengano a me e non impediteli, perché il regno dei cieli appartiene a quelli che sono come loro".

EMR 6.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

È l’occhio che guarda Dio con amore, sia che pianga o rida, e che per amore di Dio carezza e perdona e tutto sopporta, e dall’amore per il suo Dio è fatto inattaccabile agli assalti del Male, che tante volte si serve dell’occhio per penetrare nel cuore. L’occhio puro, riposante, benedicente che hanno i puri, i santi, gli innamorati di Dio.

Io l’ho detto: “Lume del tuo corpo è l’occhio. Se l’occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato. Ma se l’occhio è torbido, tutta la tua persona sarà nelle tenebre”. I santi hanno avuto quest’occhio che è lume allo spirito e salvezza alla carne, perché come Maria non hanno che per tutta la vita guardato Dio.

Dettaglio

Gesù parla di Maria, dei santi e dei beati.

Annotazione

Vangelo di Matteo 6, 22-23

Mt 6, 22-23 : La lampada del corpo è l'occhio. Se il tuo occhio è sano, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre. Se dunque la luce che è in voi è tenebra, quanto grandi saranno le tenebre!

Vangelo di Luca 11, 34-35

Lc 11, 34-35 : La lampada del tuo corpo è il tuo occhio. Se il tuo occhio è sano, tutto il tuo corpo sarà nella luce; se è cattivo, anche il tuo corpo sarà nelle tenebre.

EMR 7.1-2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Fin qui ieri sera, e stamane si ripresenta e continua così.

«Mamma! Mamma!». La tortorina bianca è tutta nel nido delle ginocchia materne, coi piccoli piedi sull’erba corta e la faccina curva sul grembo materno, e non si vede che l’oro pallido dei suoi capellucci sulla nuca sottile che Anna si curva a baciare con amore.

7.2 Poi la tortorina alza il capino e dà i suoi fioretti. Tutti alla mamma, e di ogni fiore dice una storia che si è creata.

Questo, così azzurro e grande, è una stella che è venuta giù dal cielo per portare il bacio del Signore alla sua mamma. Ecco, lo baci lì, sul cuore, sul cuore, questo fiorellino celeste, e sentirà che ha sapore di Dio.

Quest’altro, invece, che è azzurro più pallido, come sono gli occhi del papà, ha scritto sulle foglie che il Signore vuole molto bene al papà perché è buono.

E questo, piccino piccino, unico trovato (è un miosotis), è quello che il Signore ha fatto per dire a Maria che le vuol bene.

E questi rossi, lo sa la mamma che sono? Sono pezzi della veste di re David, intrisi nel sangue dei nemici di Israele e seminati sui campi di lotta e di vittoria. Sono nati da quei lembi di eroica veste regale, stracciata nella lotta per il Signore.

Invece questo, bianco e gentile, che pare fatto di sette coppe di seta che guardino il cielo, piene di profumi, e che è nato là, presso la sorgente — glie lo ha colto papà di fra le spine — è fatto con la veste che aveva re Salomone quando, nello stesso mese in cui la piccola sua nipote era nata, tanti anni — oh! quanti! quanti prima! — tanti anni prima, egli, nella pompa candida delle sue vesti, camminò in mezzo alla moltitudine d’Israele davanti all’Arca e al Tabernacolo, e giubilò per la nuvola tornata a circondar la sua gloria, e cantò il cantico e la preghiera della sua gioia.

«Io voglio esser sempre come questo fiore, e come il re saggio io voglio cantare per tutta la vita cantico e preghiera davanti al Tabernacolo», termina la piccola bocca di Maria.

«Mia gioia! Come sai queste cose sante? Chi te le dice? Il padre tuo?».

«No. Non so chi sia. Mi par di averle sempre sapute. Ma forse è uno che me le dice e che io non vedo. Forse uno degli angeli che Dio manda a parlare agli uomini che son buoni.

Annotazione

Primo libro dei Re 8, 1-5

1 Re 8, 1-5: Salomone radunò a Gerusalemme gli anziani d'Israele e tutti i capi delle tribù, i capifamiglia dei figli d'Israele, per andare a prendere l'arca dell'Alleanza del Signore dalla città di Davide, cioè da Sion. Tutti gli uomini d'Israele si riunirono sotto il re Salomone nel settimo mese, durante la festa dei Tabernacoli. Quando tutti gli anziani d'Israele furono arrivati, i sacerdoti si occuparono dell'Arca. Presero l'Arca del Signore e la Tenda di riunione con tutti gli oggetti sacri che conteneva; i sacerdoti e i leviti li portarono. Il re Salomone e, con lui, tutto il popolo d'Israele che aveva convocato per stare con lui davanti all'Arca, offrirono in sacrificio pecore e buoi: erano così tanti che non si potevano né contare né misurare.

EMR 7.3-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.3 Mamma, me ne racconti ancora?…».

«Oh! figlia mia! Quale fatto vuoi sapere?».

Maria pensa; seria e raccolta, è da pitturarsi per eternarne l’espressione. Sul visetto infantile si riflettono l’ombre dei suoi pensieri. Sorrisi e sospiri, raggi di sole e ombre di nubi, pensando alla storia d’Israele. Poi sceglie: «Ancora quello di Gabriele a Daniele, in cui è promesso il Cristo».

E ascolta ad occhi chiusi, ripetendo piano le parole che la madre le dice, come per ricordarle meglio. Quando Anna termina, chiede: «Quanto manca ancora ad aver l’Emmanuele?».

«Trent’anni circa, diletta».

«Quanto ancora! E io sarò nel Tempio… Dimmi, se io pregassi tanto, tanto, tanto, giorno e notte, notte e giorno, e volessi esser solo di Dio, per tutta la vita, per questo scopo, l’Eterno mi farebbe grazia di dare prima il Messia al suo popolo?».

«Non lo so, cara. Il Profeta dice: “Settanta settimane”. Credo che profezia non erri. Ma è tanto buono il Signore», si affretta ad aggiungere Anna, vedendo imperlarsi di un pianto le ciglia d’oro della sua bambina, «che io credo che se tu pregherai tanto, tanto, tanto, Egli ti esaudirà».

Il sorriso torna sul visetto che è lievemente alzato verso la madre, e un occhiellino di sole che passa fra due pampini fa brillare le stille del già cessato pianto, come fossero goccioline di rugiada sospese agli steli esilissimi del musco alpino.

7.4 «E allora io pregherò e mi farò vergine per questo».

«Ma sai tu che vuol dire tal cosa?».

«Vuol dire non conoscere amore d’uomo ma solo di Dio. Vuol dire non aver altro pensiero che per il Signore. Vuol dire rimanere bambine nella carne e angeli nel cuore. Vuol dire non avere occhi altro che per guardare Dio, orecchie per udirlo, bocca per lodarlo, mani per offrirsi ostie, piedi per seguirlo veloci, e cuore e vita per darli a Lui».

«Te benedetta! Ma allora non avrai mai bambini, tu che ami tanto i bambini e gli agnellini e le tortorine… Sai? Un bambino per una donna è come un agnellino bianco e ricciuto, è come una colombina dalle piume di seta e la bocca di corallo che si possono amare, baciare e sentirsi dire: “Mamma”».

«Non importa. Io sarò di Dio. Nel Tempio pregherò. E forse un giorno vedrò l’Emmanuele. La Vergine che gli deve esser Madre, come dice il gran Profeta, già deve esser nata ed è nel Tempio… Io le sarò compagna… e ancella… Oh! sì! Se la potessi conoscere, per luce di Dio, la vorrei servire, quella beata! E, dopo, ella mi porterebbe il Figlio, mi porterebbe al suo Figlio, e servirei Lui pure. Pensa, mamma!… Servire il Messia!!…». Maria è sopraffatta da questo pensiero, che la sublima e la annienta insieme. Con le manine incrociate sul piccolo seno e la testolina un poco curva in avanti e accesa d’emozione, pare una infantile riproduzione dell’Annunciata che io vidi. Riprende: «Ma me lo permetterà il Re d’Israele, l’Unto di Dio, di servirlo?».

«Non ne aver dubbi. Non dice re Salomone: “Sessanta son le regine e ottanta le altre mogli e le fanciulle son senza numero” ? Tu vedi che nella reggia del Re saranno senza numero le fanciulle vergini che serviranno il loro Signore».

«Oh! vedi allora che devo esser vergine? Lo devo. Se Egli per madre vuole una vergine, è segno che ama sopra ogni cosa la verginità. Voglio mi ami, me, sua serva, per la verginità che mi farà un poco simile alla sua Madre diletta… Questo voglio…

Dettaglio

Maria è con sua madre e le chiede di raccontarle una storia della Sacra Scrittura.

Annotazione

"Ancora una volta, la parola di Gabriele a Daniele, quella in cui Cristo ci viene promesso". Daniele 9, 20-27. Questa parola profetica sarà interpretata in EMV 10,5 e EMV 41,3/4.

Libro di Daniele 9, 20-27

Dn 9, 20-27: Stavo ancora parlando, pregando, confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo Israele, presentando la mia supplica al Signore mio Dio, per il monte santo del mio Dio; stavo ancora parlando nella mia preghiera quando Gabriele - l'essere che avevo visto all'inizio della visione - venne rapidamente da me nell'ora dell'offerta della sera.

Mi istruì dicendo: "Daniele, sono uscito ora per aprire la tua comprensione. Dall'inizio della tua supplica è sorta una parola e io sono venuto ad annunciartela, perché tu sei amato da Dio. Comprendete la parola e cercate di comprendere l'apparizione.

Settanta settimane sono state riservate al tuo popolo e alla tua città santa, per porre fine alla perversione e al peccato, per espiare l'iniquità e realizzare la giustizia eterna, per compiere la visione e la profezia e per consacrare il Santo dei Santi.

Sappiate e comprendete! Dal momento in cui è stato dato l'ordine di ricostruire Gerusalemme fino alla venuta di un messia, di un leader, ci saranno sette settimane. Per sessantadue settimane si ricostruiranno le piazze e le mura, ma nell'angoscia dei tempi. E dopo le sessantadue settimane, un messia sarà rimosso. Il popolo di un futuro leader distruggerà la città e il Luogo Santo. Poi, con un diluvio, arriverà la sua fine. Fino alla fine della guerra, avranno luogo le devastazioni decise. Per una settimana, questo capo rafforzerà l'alleanza con una moltitudine; per metà della settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta, e su un'ala del Tempio ci sarà l'Abominio della Desolazione, finché lo sterminio deciso non si scioglierà sull'autore di questa desolazione".

EMR 7.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ma me lo permetterà il Re d’Israele, l’Unto di Dio, di servirlo?».

«Non ne aver dubbi. Non dice re Salomone: “Sessanta son le regine e ottanta le altre mogli e le fanciulle son senza numero” ? Tu vedi che nella reggia del Re saranno senza numero le fanciulle vergini che serviranno il loro Signore».

«Oh! vedi allora che devo esser vergine? Lo devo. Se Egli per madre vuole una vergine, è segno che ama sopra ogni cosa la verginità. Voglio mi ami, me, sua serva, per la verginità che mi farà un poco simile alla sua Madre diletta… Questo voglio…

Dettaglio

Maria da bambina che parla con sua madre, Anna.

Annotazione

Cantico dei Cantici 6, 8-11

Ct 6, 8-11 : Ci sono sessanta regine, ottanta concubine e fanciulle senza numero: una è la mia colomba, la mia immacolata; è l'unica di sua madre, la preferita di colei che l'ha partorita. Le fanciulle l'hanno vista e l'hanno proclamata beata; le regine e le concubine l'hanno vista e l'hanno lodata: "Chi è questa che appare come l'aurora, bella come la luna, pura come il sole, ma terribile come i battaglioni? "

EMR 7.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.4 «E allora io pregherò e mi farò vergine per questo».

«Ma sai tu che vuol dire tal cosa?».

«Vuol dire non conoscere amore d’uomo ma solo di Dio. Vuol dire non aver altro pensiero che per il Signore. Vuol dire rimanere bambine nella carne e angeli nel cuore. Vuol dire non avere occhi altro che per guardare Dio, orecchie per udirlo, bocca per lodarlo, mani per offrirsi ostie, piedi per seguirlo veloci, e cuore e vita per darli a Lui».

Dettaglio

Maria parla della venuta del Messia. Dichiara che rimarrà vergine per questo scopo e definisce lei stessa il significato di verginità consacrata.

EMR 7.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.4 «E allora io pregherò e mi farò vergine per questo».

«Ma sai tu che vuol dire tal cosa?».

«Vuol dire non conoscere amore d’uomo ma solo di Dio. Vuol dire non aver altro pensiero che per il Signore. Vuol dire rimanere bambine nella carne e angeli nel cuore. Vuol dire non avere occhi altro che per guardare Dio, orecchie per udirlo, bocca per lodarlo, mani per offrirsi ostie, piedi per seguirlo veloci, e cuore e vita per darli a Lui».

«Te benedetta! Ma allora non avrai mai bambini, tu che ami tanto i bambini e gli agnellini e le tortorine… Sai? Un bambino per una donna è come un agnellino bianco e ricciuto, è come una colombina dalle piume di seta e la bocca di corallo che si possono amare, baciare e sentirsi dire: “Mamma”».

«Non importa. Io sarò di Dio. Nel Tempio pregherò. E forse un giorno vedrò l’Emmanuele. La Vergine che gli deve esser Madre, come dice il gran Profeta, già deve esser nata ed è nel Tempio… Io le sarò compagna… e ancella… Oh! sì! Se la potessi conoscere, per luce di Dio, la vorrei servire, quella beata! E, dopo, ella mi porterebbe il Figlio, mi porterebbe al suo Figlio, e servirei Lui pure. Pensa, mamma!… Servire il Messia!!…». Maria è sopraffatta da questo pensiero, che la sublima e la annienta insieme. Con le manine incrociate sul piccolo seno e la testolina un poco curva in avanti e accesa d’emozione, pare una infantile riproduzione dell’Annunciata che io vidi. Riprende: «Ma me lo permetterà il Re d’Israele, l’Unto di Dio, di servirlo?».

«Non ne aver dubbi. Non dice re Salomone: “Sessanta son le regine e ottanta le altre mogli e le fanciulle son senza numero” ? Tu vedi che nella reggia del Re saranno senza numero le fanciulle vergini che serviranno il loro Signore».

«Oh! vedi allora che devo esser vergine? Lo devo. Se Egli per madre vuole una vergine, è segno che ama sopra ogni cosa la verginità. Voglio mi ami, me, sua serva, per la verginità che mi farà un poco simile alla sua Madre diletta… Questo voglio…

Dettaglio

Maria bambina e sua madre parlano dell'Emmanuele che deve venire e Maria prende una decisione ferma.

Annotazione

Con le mani conserte sul petto e la testa leggermente piegata in avanti, trasportata dall'emozione, sembra una riproduzione infantile della Vergine dell'Annunciazione che ho visto. Maria Valtorta visse a Firenze dopo aver terminato gli studi. Fu lì, inoltre, che fu vittima dell'aggressione che la costrinse gradualmente a letto. Questa osservazione di Maria Valtorta è interessante da due punti di vista: in primo luogo, perché la Vergine Maria, in una catechesi del 28 dicembre 1947, ha confermato che questo ritratto miracoloso è il ritratto terreno che più si avvicina alla realtà. In secondo luogo, perché Maria Valtorta è sepolta in un chiostro di questa basilica. Maria Valtorta vi fa nuovamente riferimento in EMV 27.1.