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Note del tema

La preveggenza di Gesù Cristo

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Comfort di lettura

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EMR 199.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Pietro se ne va felice con Maria. Tengono tutti e due il bambino per mano e sembrano una famigliola felice. Molti si volgono a guardarli. Gesù osserva il loro andare con un sorriso.

«Simone è felice!», esclama lo Zelote.

«Perché sorridi, Maestro?», chiede Giacomo di Zebedeo.

«Perché vedo in quel gruppo una grande promessa».

«Quale, Fratello? Che vedi?», domanda il Taddeo.

«Vedo questo: che potrò andarmene tranquillo, quando sarà l’ora. Non devo temere per la mia Chiesa. Allora sarà piccola ed esile come Margziam. Ma ci sarà mia Madre a tenerla per mano così e a farle da Madre; e ci sarà Pietro a farle da padre. Nella sua mano onesta e callosa posso mettere senza preoccupazione la mano della mia nascente Chiesa. Egli le darà la forza della protezione sua. Mia Madre la forza del suo amore. E la Chiesa crescerà… come Margziam… È veramente il bambinosimbolo! Dio benedica mia Madre, il mio Pietro, e il loro e nostro bambino! Andiamo ora da Giovanna…»…

EMR 200.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Avrò la forza di distruggere la mia carne colpevole?».

«Nella solitudine dove sarai e dove Satana ti assalirà con livida violenza quanto più tu diverrai dei Cieli, troverai un mio apostolo, già peccatore e poi redento».

«Allora non il benedetto che mi parlava di Te? Egli è troppo onesto per essere stato peccatore».

«Non quello. Un altro. Ti raggiungerà all’ora giusta. Ti dirà quanto ancora non puoi sapere. Va’ in pace. La benedizione di Dio sia su di te».

Dettaglio

Aglaé si isola dal resto del mondo e si interroga su Cristo.

Annotazione

Troverete uno dei miei apostoli che una volta era un peccatore, poi redento. Probabilmente Matteo.

Quindi non è l'apostolo benedetto che mi ha parlato di lei? Andrea.

EMR 200.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E chi mi parlerà più di Dio?».

«La tua anima risorta, per ora…».

«Ti vedrò mai più?».

«Mai più sulla Terra. Ma fra poco ti avrò redenta del tutto e allora verrò al tuo spirito per prepararti all’ascesa a Dio».

«Come avverrà la mia completa redenzione se non ti vedrò più? Come me la darai?».

«Morendo per tutti i peccatori».

«Oh! no! Tu no, morire!».

«Per darvi la Vita devo darmi la morte. Sono venuto per questo in veste umana. Non piangere… Mi raggiungerai presto dove Io sarò dopo il sacrificio mio e tuo».

«Mio, Signore? Io pure morrò per Te?».

«Sì. Ma in altra maniera. Morirà ora per ora la tua carne e per volere della tua volontà. È quasi un anno che sta morendo. Quando essa sarà tutta morta, Io ti chiamerò».

Dettaglio

Gesù parla ad Aglaia, ex peccatrice convertita, che sta per isolarsi da tutto.

EMR 203.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Grazie, amici, del vostro grande amore per Me. Se poteste vedere come esso mi consola, voi restereste stupiti. Vedete, Io procedo fra continui attriti e delusioni. Delusioni per voi. Per Me, persuadetevene, non ho nessuna delusione, non essendomi concesso il dono di ignorare… Anche per questo vi consiglio a lasciarvi guidare da Me. Se Io permetto questo o quello, non ostacolatelo. Se Io non intervengo a porre fine ad una cosa, non pensatevi di farlo voi. Ogni cosa a suo tempo.

EMR 203.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

È una preghiera tanto perfetta che i marosi delle eresie e il corso dei secoli non l’intaccheranno. Il cristianesimo sarà spezzettato dal morso di Satana e molte parti della mia carne mistica verranno staccate, separate, facenti cellule a sé, nel vano desiderio di crearsi a corpo perfetto come sarà il Corpo mistico del Cristo, ossia quello dato da tutti i fedeli uniti nella Chiesa apostolica che sarà, finché sarà la Terra, l’unica vera Chiesa. Ma queste particelle separate, prive perciò dei doni che Io lascerò alla Chiesa Madre per nutrire i miei figli, si chiameranno però sempre cristiane, avendo culto al Cristo, e sempre si ricorderanno, nel loro errore, di essere venute dal Cristo. Ebbene, esse pure pregheranno con questa universale preghiera. Ricordatevela bene. Meditatela continuamente. Applicatela alle vostre azioni. Non occorre altro per santificarsi. Se uno fosse solo, in un posto di pagani, senza chiese, senza libri, avrebbe già tutto lo scibile da meditare in questa preghiera e una chiesa aperta nel suo cuore per questa preghiera.

Avrebbe una regola e una santificazione sicura.

Dettaglio

Gesù sta parlando del Padre Nostro.

EMR 203.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

“Venga il Regno tuo in Terra come in Cielo”.

Desideratelo con tutte le vostre forze questo avvento. Sarebbe la gioia sulla Terra se esso venisse. Il Regno di Dio nei cuori, nelle famiglie, fra i cittadini, fra le nazioni. Soffrite, faticate, sacrificatevi per questo Regno. Sia la Terra uno specchio che riflette nei singoli la vita dei Cieli. Verrà. Un giorno tutto questo verrà. Secoli e secoli di lacrime e sangue, di errori, di persecuzioni, di caligine rotta da sprazzi di luce irraggianti dal Faro mistico della mia Chiesa – che, se barca è, e non verrà sommersa, è anche scogliera incrollabile ad ogni maroso, e alta terrà la Luce, la mia Luce, la Luce di Dio – precederanno il momento in cui la Terra possederà il Regno di Dio. E sarà allora come il fiammeggiare intenso di un astro che, raggiunto il perfetto del suo esistere, si disgrega, fiore smisurato dei giardini eterei, per esalare in un rutilante palpito la sua esistenza e il suo amore ai piedi del suo Creatore. Ma venire verrà. E poi sarà il Regno perfetto, beato, eterno del Cielo.

EMR 204.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« (...) Non è così?».

«Così è, Maestro. Li hai visti e studiati molto bene», conferma e loda Plautina.

«Ma se ci consta che non è mai uscito dalla Palestina!?», esclama Quintilliano.

«Non sono mai uscito per andare a Roma o ad Atene. Ma non ignoro l’architettura di Grecia e di Roma, e nel genio dell’uomo che ha decorato il Partenone Io ero presente, perché Io sono dovunque è vita e manifestazione di vita. Là dove un saggio pensa, uno scultore scolpisce, un poeta compone, una madre canta su una cuna, un uomo fatica sui solchi, un medico lotta con i morbi, un vivente respira, un animale vive, un albero vegeta, là Io sono insieme a Colui da cui vengo. Nel boato del terremoto o nel fragore dei fulmini, nella luce delle stelle o nel flusso delle maree, nel volo dell’aquila o nel sibilo della zanzara, Io sono col Creatore altissimo».

«Sicché… Tu… Tu sai tutto? E il pensiero e le opere umane?», chiede ancora Quintilliano.

«Io so».

I romani si guardano stupiti.

Dettaglio

Gesù descrive a lungo i templi costruiti dai Romani e dai Greci.

EMR 206.15-17 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Lazzaro si felicita con Gesù. Dice: «Oh! mi duole di vederti partire. Ma sono più contento che se ti avessi visto andare via ieri l’altro!».

«Perché, Lazzaro?».

«Perché mi parevi tanto triste e stanco… Non parlavi, poco sorridevi… Ieri e oggi sei tornato il mio santo e dolce Maestro, e ciò mi dà tanta gioia…».

«Lo ero anche se tacevo…».

«Lo eri. Ma Tu sei serenità e parola. Noi vogliamo questo da Te. Beviamo a queste fonti la nostra forza. Ed ora queste fonti parevano disseccate. Era penosa la nostra sete… Tu vedi che anche i gentili se ne sono stupiti, e sono venuti a cercarle…».

L’Iscariota, a cui si era accostato Giovanni di Zebedeo, osa parlare: «Già, avevano domandato anche a me… Perché io stavo molto presso l’Antonia, sperando di vederti».

«Sapevi dove ero», risponde Gesù brevemente.

«Lo sapevo. Ma speravo che non avresti deluso chi ti attendeva. Anche i romani furono delusi. Non so perché hai agito così…».

«E sei tu che me lo chiedi? Non sei al corrente degli umori del Sinedrio, dei farisei, degli altri ancora, per Me?».

«Che? Avresti avuto paura?».

«No. Nausea.

206.16

Lo scorso anno, quando ero solo – uno solo contro tutto un mondo che neppur sapeva se ero profeta – ho mostrato di non avere paura. E tu sei un acquisto di quella mia audacia. Ho fatto sentire la mia voce contro tutto un mondo di urlatori; ho fatto sentire la voce di Dio ad un popolo che se l’era dimenticata; ho purificato la Casa di Dio dalle sozzure materiali che erano in essa, non sperando di ripulirla delle ben più gravi sozzure morali che in essa hanno nido, perché non ignoro il futuro degli uomini, ma per fare il mio dovere, per lo zelo della Casa del Signore eterno tramutata in una piazza vociante di barattieri, usurai e di ladri, e per scuotere dal torpore quelli che secoli di trascuratezza sacerdotale avevano fatto cadere in letargo spirituale. È stato lo squillo di raccolta al mio popolo per portarlo a Dio… Quest’anno sono tornato… E ho visto che il Tempio è sempre lo stesso… Che è peggio ancora. Non più spelonca di ladri, ma posto di congiura, e poi diverrà sede del Delitto, e poi lupanare, e poi, finalmente, sarà distrutto da una forza più potente di quella di Sansone, schiacciando una casta indegna di chiamarsi santa. Inutile parlare in quel luogo, nel quale, te lo ricordo, mi fu proibito di parlare. Popolo fedifrago! Popolo avvelenato nei suoi capi, che osa interdire che la Parola di Dio parli nella sua Casa! Mi fu proibito. Ho taciuto per amore dei minimi. Non è ancora l’ora di uccidermi. Troppi hanno bisogno di Me, e i miei apostoli non sono ancora forti per ricevere sulle loro braccia la mia prole: il Mondo. Non piangere, Madre; perdona, tu buona, al bisogno di tuo Figlio di dire, a chi vuole o può illudersi, la verità che Io so… Taccio… Ma guai a coloro per i quali Dio tace!… Madre, Marjziam, non piangete!… Ve ne prego. Nessuno pianga».

Ma in realtà piangono tutti più o meno dolorosamente.

Giuda, pallido come un morto nella sua veste gialla e rossa a righe, osa ancora parlare, con una voce piagnucolosa e ridicola: «Credi, Maestro, che io sono stupito e addolorato… Non so che vuoi dire… Io non so nulla… È vero che io non ho visto nessuno del Tempio. Ho rotto i contatti con tutti… Ma se Tu lo dici sarà vero…».

«Giuda!… Anche Sadoc non hai visto?».

Giuda china il capo borbottando: «È un amico… Come tale l’ho visto. Non come uno del Tempio…».

Gesù non gli risponde. Si volge a Isacco e a Giovanni di Endor, a cui fa ancora raccomandazioni inerenti al loro lavoro. Intanto le donne confortano Maria che piange e il bambino che piange nel vedere piangere Maria. Anche Lazzaro e gli apostoli sono rattristati.

EMR 213.2-3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Io non avrò (...) parole di pubblico ammaestramento, ma vi darò una cosa privilegiata. Una profezia. Vi prego di ricordarvela per i tempi futuri, quando l’evento più orrendo dell’Umanità avrà offuscato il sole e, nelle tenebre, potranno i cuori essere tratti in giudizi d’errore. Non voglio che voi siate indotti in errore, voi che dal primo momento foste buoni con Me. Non voglio che il mondo possa dire: “Keriot fu nemica del Cristo”. Giusto Io sono. Non posso permettere che la critica, astiosa o innamorata di Me, possa, ognuna per il pungolo del suo sentimento, accusarvi di colpe verso di Me. Come non si può da numerosa famiglia pretendere una uguale santità nei figli, così non la si può pretendere per una popolosa città. Ma sarebbe forte anticarità dire per un figlio malvagio o per un cittadino non buono: “Tutta la famiglia o tutta la città è anatema”.

Udite dunque, ricordate poi, siate fedeli sempre, e come Io vi amo tanto da volervi difendere da una accusa ingiusta, così voi sappiate amare gli incolpevoli. Sempre. Quali che siano. Quale che sia la loro parentela coi colpevoli.

213.3

Ora udite. Verrà un tempo che in Israele vi saranno delatori del tesoro e della patria i quali, nella speranza di farsi amici gli stranieri, parleranno male del vero Sommo Sacerdote, accusandolo di alleanza coi nemici d’Israele e di atti malvagi verso i figli di Dio. E per giungere a questo saranno capaci di commettere delitti addossandone le responsabilità all’Innocente. E verrà il tempo, sempre in Israele, in cui, più ancora che ai tempi di Onia, un infame, tramando di essere lui il Pontefice, andrà dai potenti in Israele e li corromperà con l’oro, ancor più infame, di mendaci parole, e intanto sviserà la verità dei fatti, non parlerà contro le colpe, ma anzi, perseguendo i suoi indegni scopi, si volgerà a corrompere i costumi per avere più facile presa sugli animi privati dell’amicizia con Dio: tutto per giungere al suo scopo. E riuscirà. Oh! certo! Poiché, se nella stessa dimora sul monte Moria non sono i ginnasi dell’empio Giasone, in realtà essi sono nei cuori degli abitatori del monte che per franchigia sono disposti a vendere ciò che è ben più di un terreno, ma è la loro stessa coscienza. I frutti dell’antico errore si vedono ora, e chi ha occhi per vedere vede ciò che avviene là dove dovrebbe essere carità, purezza, giustizia, bontà, religione santa e profonda. Ma se sono frutti che già fanno tremare, i frutti nati dai semi di questi non solo saranno oggetto di tremore ma di maledizione divina.

Ed eccoci alla vera profezia. In verità vi dico che da colui che ha carpito il posto e la fiducia, mediante un giuoco lungo e astuto, sarà dato, per denaro, nelle mani dei nemici il Sommo Sacerdote, il vero Sacerdote. Tratto in inganno con proteste d’affetto, indicato ai carnefici con un atto d’amore, Egli sarà ucciso senza riguardo alla giustizia.

Quali accuse saranno fatte al Cristo, poiché di Me Io parlo, per giustificare il diritto di ucciderlo? Quale sorte sarà serbata a coloro che questo faranno? Una sorte immediata di orrenda giustizia. Una sorte non individuale ma collettiva per i complici del traditore. Una sorte più lontana e ancor più orrenda di quella dell’uomo che il rimorso porterà a coronare il suo animo di demonio dell’ultimo delitto contro se stesso. Perché quello in un attimo avrà fine. Quest’ultimo castigo sarà lungo, tremendo. Trovatelo nelle frasi: “e acceso di sdegno ordinò che Andronico fosse spogliato della porpora e ucciso nel luogo dove aveva commesso empietà contro Onia”. Sì, la razza sacerdotale sarà colpita nei figli oltreché negli esecutori. E il destino della massa complice leggetelo in queste[2]: “La voce di questo sangue grida a Me dalla Terra. Or dunque tu sarai maledetto…”. E sarà detta da Dio a tutto un popolo che non avrà saputo tutelare il dono del Cielo. Perché, se è vero che Io sono venuto per redimere, guai a coloro che saranno assassini e non redenti, fra questo popolo che ha per prima redenzione la mia Parola.

Ho detto. Ricordatevelo. E quando sentirete dire che Io sono un malfattore, dite: “No. Egli lo ha detto. Questo è il segnato che si compie ed Egli è la Vittima uccisa per i peccati del mondo”»…

Dettaglio

Gesù fa una profezia a Kerioth, da cui proviene Giuda. Egli sa che Giuda lo tradirà, ma non vuole che la sua città sia vittima di un'accusa ingiusta, così dà loro una profezia.

Annotazione

Secondo libro dei Maccabei, 4

2 M 4 : Simone, questo informatore dell'erario e del suo paese, parlava male di Onia: era lui, diceva, che aveva sobillato Eliodoro e che era l'autore di tutto il male. Il benefattore della città, il difensore dei suoi concittadini e il fedele osservante delle leggi, osava farlo passare per un avversario dello Stato. L'odio si spinse a tal punto che uno dei sostenitori di Simone commise un omicidio. Allora Onia, considerando il pericolo di queste divisioni e gli sfoghi di Apollonio, governatore militare della Coele-Siria e della Fenicia, che incoraggiava la malvagità di Simone, si recò dal re, non per accusare i suoi concittadini, ma in vista degli interessi generali e particolari di tutto il suo popolo. Infatti, vedeva che senza l'intervento del re sarebbe stato impossibile pacificare la situazione e che Simone non avrebbe rinunciato alle sue imprese criminali.

Ma dopo la morte di Seleuco, gli successe Antioco, soprannominato Epifane, e Giasone, fratello di Onia, si mise in testa di usurpare il pontificato. In un incontro con il re, gli promise trecentosessanta talenti d'argento e ottanta talenti presi da altre entrate. Promise inoltre di impegnarsi per iscritto a versare altri centocinquanta talenti se gli fosse stato permesso di fondare, di sua autorità e secondo i suoi desideri, un ginnasio con un efebo e di registrare gli abitanti di Gerusalemme come cittadini di Antiochia. Il re acconsentì a tutto. Non appena Giasone ottenne il potere, si accinse a introdurre le usanze greche tra i suoi concittadini. Abolì le franchigie che i re, per umanità, avevano concesso ai Giudei grazie all'impresa di Giovanni, padre di Eupolemo, che era stato inviato in ambasceria per concludere un trattato di alleanza e amicizia con i Romani, e, distruggendo le istituzioni legittime, stabilì usanze contrarie alla legge. Si compiaceva di fondare un ginnasio ai piedi dell'Acropoli e allevava i bambini più nobili mettendoli sotto il suo cappello. L'ellenismo crebbe a tal punto e ci fu una tale inclinazione verso costumi stranieri, come risultato dell'eccessiva perversione di Giasone, un uomo senza Dio e per nulla sommo sacerdote, che i sacerdoti non mostrarono più alcuno zelo per il servizio dell'altare e, disprezzando il tempio e trascurando i sacrifici, si affrettarono a partecipare, nel palaestra, agli esercizi proibiti dalla legge, non appena si udì il richiamo al lancio del disco. Non badando agli onori della patria, tenevano in grande considerazione le distinzioni dei Greci. Ne conseguirono gravi disgrazie e proprio nel popolo di cui imitavano lo stile di vita e a cui volevano assomigliare in tutto, trovarono nemici e oppressori. Infatti, non si violano impunemente le leggi divine; ma questo è ciò che dimostreranno gli eventi successivi.

Mentre a Tiro si celebravano i giochi quinquennali, ai quali il re assisteva, il criminale Giasone inviò da Gerusalemme degli spettatori, cittadini di Antiochia, che portavano trecento dracme d'argento per il sacrificio di Ercole; ma quelli che li portavano chiesero che il denaro fosse usato non per i sacrifici, che non erano appropriati, ma per coprire altre spese. Così le trecento dracme erano effettivamente destinate da chi le aveva inviate al sacrificio in onore di Ercole; ma furono utilizzate, secondo il desiderio di chi le portava, per la costruzione di triremi.

Apollonio, figlio di Menesteo, essendo stato inviato in Egitto in occasione dell'intronizzazione del re Tolomeo Filometore, Antioco venne a sapere che il re era mal disposto nei suoi confronti e, volendo mettersi al sicuro da lui, si recò a Giaffa e poi a Gerusalemme. Ricevuto magnificamente da Giasone e da tutta la città, fece il suo ingresso alla luce delle fiaccole e tra le acclamazioni; poi condusse il suo esercito in Fenicia allo stesso modo.

Trascorsi tre anni, Giasone inviò Menelao, il fratello di Simone di cui sopra, a portare il denaro al re e a pagare le tasse di registrazione per gli affari importanti. Menelao, però, si raccomandò al re, lo onorò sotto le spoglie di un uomo di alto rango e si fece assegnare il pontificato sovrano, offrendo trecento talenti d'argento in più rispetto a Giasone. Ricevute le lettere di investitura dal re, tornò a Gerusalemme senza nulla di degno del sacerdozio, ma con gli istinti di un tiranno crudele e la furia di una bestia selvaggia. Così Giasone, che aveva ingannato il proprio fratello, ingannato a sua volta da un altro, dovette fuggire nella terra degli Ammoniti. Quanto a Menelao, ottenne il potere; ma, non avendo rispettato la somma promessa al re, nonostante le lamentele di Sostrato, comandante dell'Acropoli, incaricato di riscuotere le tasse, entrambi furono convocati dal re.

Menelao lasciò il fratello Lisimaco al suo posto come sommo sacerdote e Sostrato lasciò Crato, governatore di Cipro, al suo posto. Nel frattempo, gli abitanti di Tarso e Mallas si ribellarono, perché queste due città erano state date in dono ad Antiochide, concubina del re. Il re partì quindi in fretta per sedare la rivolta, lasciando Andronico, uno dei grandi dignitari, come suo luogotenente. Menelao, ritenendo le circostanze favorevoli, prese alcuni vasi d'oro dal tempio e li consegnò ad Andronico, riuscendo a venderne altri a Tiro e alle città vicine.

Quando Onia seppe con certezza che Menelao aveva commesso questo nuovo crimine, glielo rimproverò, dopo essersi ritirato in un luogo di rifugio a Dafne, vicino ad Antiochia. Menelao, quindi, prese da parte Andronico e lo esortò a mettere a morte Onia. Andronico si recò dunque da Onia e, con l'inganno, giurò sulla sua mano destra; poi, benché sospettoso, lo convinse a uscire dal suo rifugio e lo mise subito a morte, senza alcun riguardo per la giustizia. Così non solo i Giudei, ma anche molte altre nazioni si indignarono e si addolorarono per l'ingiusta uccisione di quest'uomo.

Quando il re tornò dalla Cilicia, i Giudei di Antiochia, insieme ai Greci, anch'essi nemici della violenza, si rivolsero a lui per l'ingiusta uccisione di Onia. Antioco ne fu profondamente addolorato e, mosso da compassione per Onia, versò lacrime al ricordo della moderazione e della saggia condotta del defunto. Arroventato dall'ira, fece immediatamente spogliare Andronico della porpora, gli strappò le vesti e, dopo averlo condotto per tutta la città, degradò il furfante proprio nel luogo in cui aveva compiuto l'empio attentato a Onia; il Signore lo colpì così con un giusto castigo.

Quando Lisimaco, d'accordo con Menelao, commise un gran numero di furti sacrileghi in città e si sparse la voce, il popolo si sollevò contro Lisimaco, anche se molti vasi d'oro erano già stati dispersi. Quando Lisimaco vide che la folla era stata sobillata e gli animi accesi, armò circa tremila uomini e cominciò a commettere atti di violenza sotto il comando di un certo Tiranno, un uomo di età avanzata e non meno perverso. Ma quando seppero dell'attacco di Lisimaco, alcuni presero delle pietre, altri dei grossi bastoni, altri ancora raccolsero della cenere che si trovava in giro e li scagliarono tumultuosamente contro i sostenitori di Lisimaco. In questo modo ferirono molti dei suoi uomini, ne uccisero diversi, misero in fuga tutti gli altri e massacrarono lo stesso sacrilego vicino al tesoro del tempio.

Sulla base di questi fatti iniziò un'indagine contro Menelao. Quando il re giunse a Tiro, i tre uomini inviati dagli anziani spiegarono la giustizia del loro caso. Ritenendosi convinto, Menelao promise a Tolomeo, figlio di Dorymene, una grande somma di denaro perché il re lo favorisse. Tolomeo allora portò il re sotto il peristilio, come per rinfrescarsi, e gli fece cambiare idea. Il re dichiarò Menelao innocente delle accuse mosse contro di lui, pur essendo colpevole di ogni crimine, e condannò a morte uomini sfortunati che, se avessero fatto valere le loro ragioni anche davanti agli Sciti, sarebbero stati riconosciuti innocenti; e uomini che avevano difeso la città, il popolo e gli oggetti sacri, subirono senza indugio questa ingiusta punizione. I Tiri stessi si indignarono e fecero alle vittime un magnifico funerale. Quanto a Menelao, grazie all'avidità dei potenti, mantenne la sua dignità, crescendo nella malizia e nel crudele flagello dei suoi concittadini.

Libro della Genesi 4, 10-11

Gn 4, 10-11 : Yahweh disse: "Che cosa hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida dalla terra verso di me. Ora sei maledetto dalla terra, che ha aperto la bocca per ricevere il sangue di tuo fratello dalla tua mano".

EMR 213.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La sinagoga si svuota e tutti parlano e gesticolano sulla profezia e sulla stima che Gesù ha di Giuda. Quelli di Keriot sono esaltati dall’onore dato loro dal Messia scegliendo il luogo di un apostolo, e proprio dell’apostolo di Keriot, per iniziare il magistero apostolico e anche per il dono della profezia.

Per quanto sia triste, è un grande onore averla avuta e con le parole di amore che la precedono… Nella sinagoga restano Gesù e il gruppo degli apostoli; anzi passano nel giardinetto che è fra la sinagoga e la casa del sinagogo. Giuda si è seduto e piange.

«Perché piangi? Non ne vedo il motivo…», dice l’altro Giuda.

«Ma, ecco. Quasi quasi farei anche io come lui. Avete sentito? Ora bisogna parlare noi…», dice Pietro.

«Ma un poco lo abbiamo già fatto sul monte. Sempre meglio faremo. Tu e Giovanni siete stati subito capaci», dice Giacomo di Zebedeo per rincuorare.

«Il peggio è per me… ma Dio mi aiuterà. Non è vero, Maestro?», interroga Andrea.

Gesù, che scorreva dei rotoli che si era portati con Sé, si volta e dice: «Cosa dicevi?».

«Che Dio mi aiuterà quando dovrò parlare. Cercherò di ripetere le tue parole il meglio che posso. Ma mio fratello ha paura e Giuda piange».

«Piangi? Perché?», domanda Gesù.

«Perché veramente io ho peccato. Andrea e Tommaso lo possono dire. Io ho fatto maldicenza su Te, e Tu mi benefichi chiamandomi “carissimo discepolo” e volendomi maestro qui… Quanto amore!…».

«Ma non lo sapevi che ti amavo?».

«Sì. Ma… Grazie, Maestro. Non mormorerò mai più, perché veramente io sono le tenebre e Tu sei la Luce».

Ritorna il sinagogo invitandoli nella sua casa, e nell’andare dice: «Penso alle tue parole. Se ho ben compreso, in Keriot, come hai trovato un prediletto, il nostro Giuda di Simone, profetizzi di trovarvi un indegno. Ciò mi accora. Meno male che Giuda compenserà l’altro…».

«Con tutto me stesso», dice Giuda che si è ripreso.

Gesù non parla, ma guarda i suoi interlocutori e fa un gesto aprendo le braccia come per dire: «Così è».

Dettaglio

Gesù ha appena lanciato la predicazione degli apostoli a Kerioth, dicendo: "Nella città del mio discepolo più caro non farò il mio solito insegnamento. Ci fermeremo qui per qualche giorno e voglio che lui ve lo riporti. È da qui che voglio che inizi il contatto diretto, continuo tra gli apostoli e il popolo". La predicazione era ormai terminata.

Annotazione

Ho davvero peccato. Andrea e Tommaso possono dirlo. Ho parlato male di voi, e voi mi ricompensate chiamandomi "mio carissimo discepolo" e volendo che insegni qui... Che amore! Giuda ha parlato in EMV 210.