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Luoghi del Vangelo come mi è stato rivelato

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EMR 207

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: A Betlemme, Maria ricorda la nascita di Gesù.

Data della visione: martedì 3 luglio 1945.

Calendario: giovedì 6 aprile 28 (24 Nissan 3788).

Luogo (mappa) : Betlemme

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sommario: Il gruppo apostolico si reca a Betlemme con le donne discepole. Pietro rivela il suo desiderio di andare alla grotta della Natività con Maria. Si concorda subito che la Vergine racconterà loro i suoi ricordi della nascita di Gesù, cosa che farà con grande emozione. La Madre del Signore raccontò dove si erano fermati e come si sentivano lei e Giuseppe. Giuseppe era preoccupato, ma la Tutta Pura ardeva d'amore per Dio. Si fermarono vicino alla tomba di Rachele prima di ripartire. Incontrarono Elia, che consigliò loro dove fermarsi, e poi arrivarono a Betlemme. La Vergine racconta le sue impressioni sulla città prima di dirigersi verso la grotta. Spiega come un sonno sia caduto sul Giusto e come si sia sentita quando Cristo è nato. Era in estasi e quando strinse Gesù al suo cuore, lo adorò, lo offrì al Padre, lo avvolse in fasce e si prese cura di lui con Giuseppe. Maria racconta dell'arrivo dei pastori e, quando le viene chiesto cosa fece il giorno dopo, spiega che tutto fu molto semplice: si prese cura del suo bambino come qualsiasi altra madre. Maria di Alfeo le fa notare che la Sacra Famiglia avrebbe potuto partire più tardi, per le Encenie, ma Maria sapeva che Gesù sarebbe nato lì e non c'era da aspettare. Inoltre, per Giuseppe, questo era un modo per lavare via ogni traccia del sospetto che aveva avuto nei suoi confronti, dal momento che le Scritture si erano avverate.

Pietro si compiacque di questo racconto e spiegò che l'avrebbe venerata come regina e sarebbe stato suo schiavo. Intervenne allora Gesù che, dopo aver spiegato la Trinità, spiegò che il suo Pontefice avrebbe avuto potere laddove Maria avrebbe avuto amore. Deve sempre trattarla come Regina, ma senza essere schiavo. Il gruppo si fermò per un momento e, mentre Maria parlava con le donne, gli apostoli si chiesero se nel Cantico dei Cantici ci fossero dei versetti che annunciavano la Vergine promessa. Cristo conferma che si parla di lei fin dall'inizio del Libro e che si continuerà a parlarne nei libri a venire.

Giuda dichiara poi che il Verbo avrebbe potuto evitare di umiliarsi sottoponendosi alle miserie dell'infanzia. Avrebbe potuto scendere sulla terra in una carne già adulta e con una madre adottiva, come il suo padre putativo. Il Maestro ha poi dichiarato che la sua vera incarnazione era una cosa giusta e che le eresie sulla sua incarnazione sarebbero circolate. Ma conferma che egli è carne vera e che Maria è davvero la Madre del Verbo fatto carne. Inoltre, conferma di essere eternamente Uno con il Padre e unito a Dio come Carne, perché l'Amore può fare ogni cosa. La sua incarnazione ha lo scopo di riparare a tutti gli errori dell'uomo.

Contenuti del capitolo: 207.1: Maria ricorda il passato. 207.2: Come si sentiva Maria durante il viaggio. 207.3: Il sepolcro di Rachele e l'incontro con Elia. 207.4: Come le apparve la città di Betlemme. 207.5: La sistemazione nella grotta. 207.6: L'estasi della nascita. 207.7: La visita dei pastori. 207.8: Il giorno dopo, donna e adoratrice. 207.9: Pietro e Maria: potenza e amore. 207.10: Maria, l'albero del frutto della redenzione. 207.11: Giuda avrebbe voluto una nascita diversa. Discorso sulla realtà carnale di Gesù.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 69

EMR 207.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Simone di Giona si fa avanti, raggiungendo il gruppo di Gesù, e chiede: «Si va di qui a Betlemme? Giovanni dice che l’altra volta avete fatto un’altra strada».

«È vero», risponde Gesù. «Ma perché venivamo da Gerusalemme. Di qui è più breve. Al sepolcro di Rachele, che le donne vogliono vedere, ci separeremo come avete deciso tempo fa. Ci riuniremo poi a Betsur, dove mia Madre desidera sostare».

«Già, l’abbiamo detto… Ma sarebbe così bello che ci fossimo tutti… la Madre in specie… perché, infine, la regina di Betlemme e della grotta è Lei, e Lei sa proprio bene tutto… Sentito da Lei… sarebbe diverso, ecco».

Annotazione

Andiamo da qui a Betlemme? Giovanni dice che l'ultima volta avete preso un'altra strada. Viaggio di Gesù, Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota. Cfr. da EMV 70 a EMV 74.

Ci incontreremo poi a Bet-çur: BET-ÇUR (casa del guardiano). Betsur (pronunciato Betsour) nell'originale di Maria Valtorta. Tradotto da Béthsur (1985) e da Bet-Çur (2016) nelle edizioni francesi. Altre grafie incontrate: Bethsur, Beth-Tsur, Beth-Zur, Bethsour. Oggi Beit Sur, 6 km a nord di Hebron.

Dove mia Madre desidera fermarsi: per incontrare un'amica del Tempio: Élise. Vedi EMV 208 qui sotto.

Genesi 35,18-19 - Rachele, la figlia più giovane di Labano. Era molto bella. Giacobbe la incontrò al pozzo dove abbeverava le sue greggi, vicino ad Haran, in Mesopotamia. Appena la vide, l'amò. Giacobbe, che non aveva proprietà proprie, non poteva pagare la somma che ogni pretendente dava ai genitori di una ragazza. Così servì il suocero per 7 anni per avere Rachele. Allo stesso tempo, Giacobbe, isolato e in fuga, era felice di essere legato a un gruppo patriarcale. Stipulò un contratto e gli fu data una moglie del clan. Da quel momento in poi, non poteva andarsene e prendere moglie e figli senza permesso, nemmeno alla fine del contratto. Alla fine dei primi 7 anni, Labano ingannò Giacobbe per fargli sposare Lia, la sua figlia maggiore, che apparentemente era molto meno attraente. Il figlio di Isacco servì altri 7 anni per avere la più giovane, l'unica che amava. Rachele divenne sua moglie(Genesi 29:1-30), madre di Giuseppe(Genesi 30:22-25) e poi di Beniamino; morì quando nacque Beniamino(Genesi 35:16-20; 48:7). Giacobbe la seppellì un po' più a nord di Efrata, meglio conosciuta come Betlemme. La tomba si trovava in un luogo che i viaggiatori attraversavano nel tragitto da Betel a Betlemme (fonte BibleOnLine).

Libro della Genesi 35, 16-19

Gen 35, 16-19 : Partono da Betel. Mancava ancora un po' di strada prima di arrivare a Efrata, quando Rachele partorì e il suo travaglio fu doloroso. Durante i dolori del parto, la levatrice le disse: "Non temere, perché stai per avere un altro figlio". Mentre la sua anima se ne andava - perché stava morendo - lo chiamò Benoni; ma suo padre lo chiamò Beniamino. Rachele morì e fu sepolta sulla strada di Efrata, che è Betlemme. 20Giacobbe costruì un monumento sulla sua tomba; è il monumento della Tomba di Rachele, che si trova ancora oggi.

EMR 207.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Proseguono la strada per la fresca valle che va in direzione est-ovest. Poi piegano lievemente a nord per costeggiare un colle che sporge e raggiungono così la via, che da Gerusalemme conduce a Betlemme, proprio presso il cubo sormontato da una cupoletta tonda della tomba di Rachele. Tutti si accostano a pregare con riverenza.

«Qui abbiamo sostato io e Giuseppe… È tutto uguale come allora. Solo differisce la stagione. Allora era una fredda giornata di casleu. Aveva piovuto e le strade si erano fatte pantanose, poi era venuto vento gelido e forse nella notte era venuta brina. Le strade si erano indurite ma, tutte solcate dai carri e dalle folle, erano come un mare pieno di buche, e il mio asinello faticava molto…».

«E tu no, Madre mia?».

«Oh! io avevo Te!…», e lo guarda con un tal viso beato che commuove.

Poi riprende a parlare:

«Veniva la sera e Giuseppe era molto preoccupato… Si stava levando sempre più forte un vento tagliente… La gente si affrettava verso Betlemme, urtandosi l’una coll’altra, e molti insolentivano il mio asinello che andava così piano, cercando il posto dove mettere gli zoccoli… Pareva sapesse che c’eri Tu… e che facevi l’ultimo sonno nella cuna del mio seno. Faceva freddo… Ma io ero in un ardore. Ti sentivo venire… Venire? Potresti dire: “C’ero, Mamma, da nove mesi”. Sì. Ma ora era come Tu venissi dai Cieli. I Cieli si abbassavano, si abbassavano su me, ed io ne vedevo gli splendori… Vedevo ardere la Divinità nella sua gioia del prossimo tuo natale, e quei fuochi mi penetravano, mi incendiavano, mi astraevano… da tutto… Freddo… vento… folle… nulla! Io vedevo Dio… Ogni tanto, con sforzo, riuscivo a riportare il mio spirito sulla Terra e sorridevo a Giuseppe, che aveva paura del freddo e della fatica per me, e che guidava l’asinello per tema che inciampasse, e che mi ravvolgeva nella coperta per tema che mi raffreddassi… Ma nulla poteva accadere. Le scosse io non le sentivo. Mi pareva di procedere su un cammino di stelle, fra nuvole di candore, sorretta da angeli… E sorridevo… Prima a Te… Ti guardavo, attraverso le barriere della carne, dormire coi pugnelli stretti nel tuo lettino di rose vive, mio boccio di giglio… Poi sorridevo allo sposo così afflitto, così afflitto, per rincuorarlo… Poi alla gente, che non sapeva che già respirava nell’aura del Salvatore…

Sostammo presso la tomba di Rachele per fare riposare un momento l’asinello e per mangiare un poco di pane e ulive, le nostre provviste da poveri. Ma io non avevo fame. Non potevo avere fame… Ero nutrita dalla mia gioia…

EMR 207.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ecco Betlemme! Oh! cara! Cara terra dei miei padri che mi hai dato il primo bacio di mio Figlio! Ti sei aperta, buona e fragrante come il pane di cui hai il nome[1], per dare il Pane vero al mondo morente di fame! Mi hai abbracciata, tu in cui è rimasto il materno amore di Rachele, come una madre, terra santa della davidica Betlemme, primo tempio al Salvatore, alla Stella del mattino nata da Giacobbe per segnare la rotta dei Cieli a tutta l’Umanità! Guardatela come è bella in questa primavera! Ma anche allora, benché i campi ed i vigneti fossero spogli, era bella! Un velo leggero di brina tornava a splendere sui rami nudi, ed essi divenivano spolverati di diamanti, come fossero avvolti in un impalpabile velo paradisiaco. Ogni casa fumava nel suo camino per l’imminente cena, e il fumo, salendo di scaglione in scaglione fino a questo ciglio, mostrava la città essa pure velata… Tutto era casto, raccolto, in attesa… di Te, di Te, Figlio! La Terra ti sentiva venire… E ti avrebbero sentito anche i betlemmiti, perché cattivi non sono, anche se voi non lo credete. Non potevano ospitarci… Nelle case oneste e buone di Betlemme si pigiavano, arroganti come sempre, sordi e superbi, quelli che anche ora lo sono, ed essi non potevano sentire Te… Quanti farisei, sadducei, erodiani, scribi, esseniti c’erano mai! Oh! il loro essere ottusi ora viene ancora dall’essere stati duri di cuore allora. Hanno chiuso il cuore all’amore verso la loro povera sorella quella sera… e sono rimasti, e restano nelle tenebre. Hanno respinto Dio fin d’allora, respingendo da loro l’amore del prossimo.

Dettaglio

La Vergine parla della Natività di suo Figlio.

Annotazione

Sei aperto, buono e profumato, come il pane di cui porti il nome, perché Betlemme significa "casa del pane".

Anche gli abitanti di Betlemme possono aver sentito il tuo odore, perché non sono cattivi, nonostante quello che si possa pensare. Cfr. la scarsa accoglienza riservata ai Betlemiti in EMV 73 e EMV 74.

EMR 207.5-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Venite. Andiamo alla grotta. In città è inutile entrare. I più grandi amici del mio Bambino non ci sono più. Resta la natura amica, nelle sue pietre, nel suo rio, nelle sue legna per fare fuoco. La natura che ha sentito venire il suo Signore… Ecco, venite sicuri. Si gira di qui… Ecco là le macerie della torre di Davide. Oh! cara a me più di una reggia! Benedette rovine! Benedetto rio! Benedetta pianta che come per miracolo ti spogliasti, col vento, di tanti rami perché noi trovassimo legna e potessimo far fuoco!».

Maria scende svelta verso la grotta, valica il piccolo rio su una tavola che fa da ponte, corre sullo spiazzo che è davanti alle macerie e cade in ginocchio sulla soglia della grotta, si curva e ne bacia il suolo. La seguono tutti gli altri. Sono commossi… Il bambino, che non la lascia un istante, sembra che ascolti una meravigliosa storia, e i suoi occhietti neri bevono parole e gesti di Maria non perdendone uno solo.

Maria si rialza ed entra dicendo:

«Tutto, tutto come allora!… Ma allora era notte… Giuseppe fece lume al mio entrare. Allora, solo allora, smontando dall’asinello, sentii quanto ero stanca e gelata… Un bue ci salutò, andai ad esso, per sentire un poco di calore, per appoggiarmi al fieno… Giuseppe qui, dove io sono, stese il fieno a farmi letto e lo asciugò per me come per Te, Figlio, alla fiammata accesa in quell’angolo… perché era buono come un padre nel suo amore di sposo-angelo… E tenendoci per mano, come due fratelli spersi nel buio della notte, mangiammo il nostro pane e cacio, e poi egli andò là, ad alimentare il fuoco, levandosi il mantello per fare ostacolo all’apertura… In realtà calò il velo davanti alla gloria di Dio che scendeva dai Cieli, Tu, mio Gesù… ed io stetti sul fieno, al tepore dei due animali, ravvolta nel mio mantello e con la coperta di lana… Caro sposo mio!… In quell’ora trepida in cui ero sola davanti al mistero della prima maternità, sempre colma di ignoto per una donna, e per me, nella mia unica maternità, colma anche del mistero di che sarebbe stato vedere il Figlio di Dio emergere da carne mortale, egli, Giuseppe, mi fu come una madre, un angelo fu… il mio conforto… allora, sempre…

207.6

E poi il silenzio e il sonno che caddero ad avviluppare il Giusto… perché non vedesse ciò che era per me il quotidiano bacio di Dio… E per me, dopo l’intermezzo delle umane necessità, ecco le onde smisurate dell’estasi, venienti dal mare paradisiaco, e che mi sollevavano di nuovo sulle creste luminose sempre più alte, portandomi su, su, con loro, in un oceano di luce, di luce, di gioia, di pace, di amore, fino a trovarmi persa nel mare di Dio, del seno di Dio… Una voce dalla Terra, ancora: “Dormi, Maria?”. Oh! così lontana!… Un’eco, un ricordo della Terra!… E così debole che l’anima non si scuote, e non so con che rispondo, mentre salgo, salgo ancora in questo abisso di fuoco, di beatitudine infinita, di preconoscimento di Dio… fino a Lui, a Lui… Oh! ma sei Tu che mi sei nato, o sono io che sono nata dai trini Fulgori, quella notte? Sono io che ho dato Te, o Tu mi hai aspirata per darmi? Non so… E poi la discesa, di coro in coro, di astro in astro, di strato in strato, dolce, lenta, beata, placida come quella di un fiore portato in alto da un’aquila e poi lasciato andare, e che scende lentamente, sull’ali dell’aria, fatto più bello per una gemma di pioggia, per un briciolo di arcobaleno rapito al cielo, e si ritrova sulla zolla natia… Il mio diadema: Tu! Tu sul mio cuore…

Seduta qui, dopo averti adorato in ginocchio, ti ho amato. Finalmente ti ho potuto amare senza barriere di carne, e da qui mi sono mossa per portarti all’amore di quello che come me era degno d’amarti fra i primi. E qui, fra queste due rustiche colonne, ti ho offerto al Padre. E qui Tu hai riposato per la prima volta sul cuore di Giuseppe… E poi ti ho fasciato e insieme ti abbiamo deposto qui… Io ti cullavo mentre Giuseppe asciugava il fieno alla fiamma e lo teneva caldo poi mettendolo sul suo petto, e poi lì, ad adorarti tutti e due, così, così, curvi su Te come io ora, a bere il tuo respiro, a vedere a che annichilimento può condurre l’amore, a piangere le lacrime che si piangono certo in Cielo per la gioia inesausta di vedere Dio».

207.7

Maria, che è andata e venuta nella sua rievocazione, accennando i posti, affannata d’amore, con un bagliore di pianto nell’occhio azzurro e un sorriso di gioia sulla bocca, si curva realmente sul suo Gesù, che si è seduto su un grosso sasso mentre Lei rievoca, e lo bacia fra i capelli, piangendo, adorando come allora… «E poi i pastori… essi dentro, qui, ad adorare col loro animo buono e col gran sospiro della Terra che entrava con loro, nel loro odore di umanità, di greggi, di fieni; e fuori, e ovunque, gli angeli, ad adorarti col loro amore, i loro canti non ripetibili da creatura umana, e con l’amore dei Cieli, con l’aere dei Cieli che entrava con essi, che portavano essi, fra i loro fulgori… La tua nascita, benedetto!…».

Maria si è inginocchiata a fianco del Figlio e piange di emozione col capo piegato sui ginocchi di Lui. Nessuno osa parlare per qualche tempo. Più o meno emozionati i presenti si guardano intorno, come se fra le ragnatele e le pietre scabre sperassero vedere dipinta la scena descritta… Maria si riprende e dice: «Ecco, io ho detto la infinitamente semplice e infinitamente grande nascita del Figlio mio. Con il mio cuore di donna, non con sapienza di maestro. Altro non c’è, perché fu la cosa più grande della Terra, nascosta sotto le apparenze più comuni».

Dettaglio

La Vergine Maria racconta la Natività di suo Figlio agli apostoli, a Marziam e ad alcune discepole.

EMR 207.10 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ora venite qui fuori, presso il rio, all’ombra dell’albero buono che, se fosse più inoltrata l’estate, vi darebbe le sue mele oltre che l’ombra; venite. Mangeremo prima di andare… Dove, Figlio mio?».

«A Jala. È vicino. E domani andremo a Betsur».

Dettaglio

La Vergine Maria parla.

Annotazione

A Jala: Beit Jala (la casa dei pascoli). Il nome di questo villaggio non compare nella Bibbia, né in alcuna fonte antica attuale. Possiamo quindi considerare questa menzione come una "rara conoscenza di Maria Valtorta" (Jean-François Lavère, Dictionnaire géographique de l'Évangile, dopo Maria Valtorta).

EMR 208

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Maria rivede il pastore Elia e va da Elise di Bet-Çur (Bethsur).

Data della visione: mercoledì 4 luglio 1945

Calendario: venerdì 7 aprile 28 (24 Nissan 3788)

Luogo (mappa): Verso Bet-çur

Ciclo: Viaggio in attesa della Pentecoste

Riassunto: Gesù manda avanti gli apostoli a cercare Elia e i pastori della Natività. Marziam rimane con lui, insieme alla Vergine, a Maria di Alfeo e a Maria Salome. Il bambino vuole saperne di più sui pastori e si stupisce che siano stati trattati male. La Vergine e Marziam parlano poi della strage degli Innocenti e del Limbo, e Maria gli assicura che non andrà nello Sheol, perché Gesù avrà già aperto le porte del Paradiso quando lui morirà. Infine, il ragazzo chiede come possiamo stare con Dio se il Padre è in cielo, e la Madre di Gesù spiega che Dio è onnipresente e ci ama. Il fatto che il Signore possa amare Doras disturba il ragazzo e, quando Maria gli suggerisce di pregare perché si ravveda, Marziam risponde con rabbia che preferirebbe pregare perché il fariseo muoia. Tutti ridono della sua risposta e Maria lo corregge dicendo che Dio non può approvare un simile atteggiamento. Ma Marziam ha sofferto troppo a causa di Doras e, dopo aver raccontato alcuni dei suoi ricordi, piange, urla e si contorce dal dolore. Gesù interviene e gli dice di non odiare nessuno in nessun caso e di chiedere al Padre stesso di pensare a ciò che vuole. La pace viene ristabilita nel cuore del bambino e il gruppo continua il suo cammino.

Contenuti del capitolo: 208,1: Gesù manda gli apostoli a cercare i pastori. 208.2: Maria parla a Marziam dei Santi Innocenti, del Limbo e del Paradiso. 208.3: gli parla di perdonare Doras, che lo ha fatto soffrire tanto, ma Marziam non può fare a meno di odiarlo. 208.4: Gesù lo convince a non odiare ma a pregare. 208.5: Arriviamo alle piscine di Salomone, dove c'erano i suoi splendidi giardini. 208.6: Sulla strada per Bet-Zur. 208,7: A Bet-Zur Maria saluta Elia, che le porta pessime notizie su Elise. 208,8: Maria e Gesù riescono a entrare nella casa di Elise. 208,9: di fronte al dolore di Elise, Maria le dice che il figlio morto le porta il Cristo che cercava. 208,10: Gesù le conferma che il suo popolo vive per sempre. 208.11: Domani parlerà vicino alla sua casa. Maria resterà a casa. Quando Elise vede il cambiamento, la serva grida al miracolo.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 70

EMR 208.5-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

I tre grandi bacini scavati nella roccia del monte, un’opera veramente grandiosa, splendono nella superficie limpidissima e nella nappa d’acqua che dal primo bacino scende nel secondo più vasto e da questo nel terzo, che è veramente un piccolo lago e che poi la convoglia nelle sue tubazioni verso città lontane. Ma per la umidità del suolo in questa zona, tutto il monte, dalla sorgente alle piscine e da queste al suolo, è di una fertilità bellissima, e fiori più composti di quelli selvaggi ridono per le coste verdi insieme ad erbe profumate e rare. Sembra che qui siano stati seminati dall’uomo i fiori dei giardini e le erbe profumate, che spargono per l’aria, per il sole che le scalda, i loro aromi di cannella, canfora, garofano, lavanda e altri odori piccanti, fragranti, forti, soavi, in una fusione meravigliosa dei migliori odori della terra. Io direi che è una sinfonia di profumi, perché realmente è il poema delle erbe e dei fiori nelle tinte e nelle fragranze.

Tutti gli apostoli sono seduti all’ombra di un albero carico di grandi fiori bianchi di cui non so il nome – delle enormi campanelle di smalto bianco, pendule – ondeggianti al minimo soffio di vento, e ad ogni ondulio è un’onda di fragranza che si sparge. Non conosco il nome di quest’albero. Nel fiore mi ricorda quell’arbusto che è in Calabria, che là chiamano «bottaro», ma nel fusto no certo, perché questo è un albero alto, dal tronco robusto, non un arbusto.

Gesù li chiama ed essi accorrono.

«Abbiamo trovato quasi subito Giuseppe che tornava da un mercato. Questa sera saranno tutti a Betsur. Noi ci siamo riuniti chiamandoci a gran voce e siamo stati qui, al fresco», spiega Pietro.

«Che bel posto! Pare un giardino! Fra noi si discuteva se era naturale o meno, e c’è chi si ostina in una cosa o nell’altra», dice Tommaso.

«La terra di Giudea ha di queste meraviglie», dice l’Iscariota, inevitabilmente portato alla superbia da tutto, anche dai fiori e dalle erbe.

«Sì, ma… io credo che, se per esempio il giardino di Giovanna a Tiberiade venisse abbandonato e divenisse selvaggio, anche la Galilea avrebbe la meraviglia di rose splendide fra le rovine», ribatte Giacomo di Zebedeo.

«E non sei in errore. In questa zona erano i giardini di Salomone, celebri nel mondo di allora come i suoi palazzi. Forse qui ha sognato il Cantico dei cantici, applicando alla Città santa tutte le bellezze cresciute qui per suo volere», dice Gesù.

«Allora avevo ragione io!», dice il Taddeo.

«Avevi ragione. Sai, Maestro? Egli citava l’Ecclesiaste, riunendo l’idea dei giardini a quella dei serbatoi, e terminava dicendo[2]: “Però si accorse che ogni cosa è vanità e niente dura sotto al sole, fuorché la Parola del mio Gesù”», dice l’altro fratello Giacomo.

«Io ti ringrazio. Ma ringraziamo anche Salomone. Suoi o non suoi gli originari fiori. Certamente sue le vasche che alimentano erbe e uomini. Ne sia benedetto. Andiamo allora fino a quel grande rosaio scapigliato che ha fatto una galleria fiorita da albero ad albero. Lì sosteremo. Siamo quasi a mezza via»…

208.6 …E il cammino riprende verso l’ora di nona, quando le ombre si allungano da ogni albero di questa zona molto ben coltivata in ogni sua parte. Sembra di passare in un immenso orto botanico, perché ogni specie di pianta da fusto, da frutto, o di bellezza, vi è rappresentata. I lavoratori della terra spesseggiano per ogni dove ma non si interessano della comitiva che passa. Non è la sola, d’altronde. Altri gruppi di ebrei sono sulla strada, di ritorno dalle feste pasquali.

La strada è abbastanza buona nonostante sia tagliata fra i monti, e i panorami sempre variati levano la monotonia dell’andare. Ruscelli e torrenti fanno virgole di argento liquido e scrivono parole che poi cantano coi loro mille meandri che si intersecano, che si effondono sotto i boschi, o si nascondono sotto caverne e poi ne escono più belli. Sembra che giuochino con le piante ed i sassi come lieti bambini.

EMR 209

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : La fecondità della sofferenza nel discorso di Gesù presso la casa di Elise a Bet-Çur.

Data della visione: giovedì 5 luglio 1945.

Calendario: venerdì 7 aprile 28 (25 Nissan 3788).

Luogo (mappa): Bet-Çur

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sommario: Gli abitanti di Bet-zur vengono a sapere che Elise è guarita dalla malattia e vogliono vederla, sia per amicizia che per curiosità. Gesù li trattiene dolcemente, come solo lui sa fare, e poi va a trovare sua Madre ed Elise. Le due donne si trovavano entrambe nel giardino, ma questo era stato trascurato e la Vergine aveva promesso che lo avrebbe riportato al suo antico splendore. Così le fu permesso di rimanere con la sua amica per qualche giorno. Cristo andò poi a trovare i pastori e disse loro che voleva che diventassero suoi discepoli, ma che per farlo avrebbero dovuto lasciare il loro attuale lavoro. Poiché non sarebbe stato giusto lasciare tutto in sospeso, essi concordarono con Gesù che avrebbero continuato a prendersi cura delle loro greggi finché il loro datore di lavoro non avesse saputo come assumere nuovi pastori.

Dopo aver sistemato questo punto, il Signore tenne un discorso vicino alla casa di Elise, in un luogo dove lei poteva sentirlo senza essere vista dagli abitanti del villaggio. Dopo aver accennato con discrezione al dolore di Marziam, orfano, e alla triste vedovanza di Elise, promise di chiamare molti uomini a seguirlo, perché non era più sufficiente a soddisfare le infinite necessità dei suoi fratelli e aveva il dovere di consolarli portando loro l'esatta conoscenza di Dio. Invita quindi le anime a venire, attraverso i suoi discepoli e apostoli, per trovare conforto nella loro sofferenza.

Poi, Gesù evoca il Libro di Ruth e il dolore di Naomi, che aveva perso marito e figli. Ruth, sua nuora, rifiuta di lasciarla, perché si rende conto che il suo dolore di giovane vedova è più leggero di quello di Naomi per la perdita dei figli. La sofferenza è dunque una croce, "ma è anche un'ala", e il Redentore insiste particolarmente sul valore della carità, sull'uscire da se stessi, dalle proprie tenebre, dal proprio egoismo. Ci incoraggia a raggiungere gli orfani, i malati, le persone sole e a dimenticare noi stessi in mezzo a coloro che sono dimenticati. In questo modo, coloro che non avevano più nulla potranno un giorno benedire il Signore grazie a queste persone che li avranno fatti uscire dalla loro disgrazia, dalla loro solitudine e dalla loro sofferenza.

Gesù conclude con le conseguenze della gentilezza, che può "provocare una tale marea di amore". Termina il suo discorso lì, mentre Elise piange, e non fa entrare nessuno nel giardino dove si trova.

Contenuti del capitolo: 209.1: La guarigione di Elise suscita la curiosità degli abitanti di Bet-Çur. 209,2: Rispetto della convalescenza di Elise. 209,3: Gesù entra nel giardino di Elise. Maria rimarrà con lei per qualche giorno. 209,4: Gesù invita i tre pastori a seguirlo. 209,5: Solo Dio allevia la sofferenza. Venite a me attraverso i miei discepoli. 209.6: Meditate sul dolore di Naomi e sull'amore di Ruth. 209.7: Il dolore è una croce e un'ala. Gli effetti insospettabili della gentilezza. Gesù protegge Elise.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 71

EMR 210

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Sulla strada di Hebron, le preoccupazioni di Giuda Iscariota.

Data della visione: venerdì 6 giugno 1945.

Calendario: domenica 9 aprile 28 (27 Nissan 3788).

Luogo (mappa) : Verso Hebron

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sommario: Giuda è di cattivo umore e chiede a Maria di Alfeo e a Maria Salome se intendono visitare tutti i luoghi di Israele. L'uomo è impaziente, perché vuole andare a Keroth con il Maestro ed è già infastidito dall'idea che Maria, che in questo momento si trova a Bet-çur, non vada con loro. Si rammarica del fatto che Gesù non compia più miracoli brillanti e ritiene che stiano dando uno spettacolo scadente. Anche Andrea lo rimprovera, sottolineando che è stato lui a imporsi nel gruppo degli apostoli senza che Gesù lo avesse scelto. Tommaso allora scherzò, ma quando Giuda rimproverò al Maestro di non aver fatto nulla, il suo collega gli ricordò la guarigione dei lebbrosi - un episodio durante il quale l'Iscariota non era presente, per sua colpa. Tommaso diede allora al giovane alcuni saggi consigli, incoraggiandolo a cambiare, a non essere deluso, a non prendersi per il maestro del Maestro.

La conversazione tornò sui luoghi santi di Israele e, poiché Giuda brontolava che si trattava delle solite leggende, Tommaso fece notare che il suo amico aveva voluto andare a Endor, che non brillava per la sua purezza, mentre le donne andavano dove c'erano i santi. Viene tirato fuori il tema di Giovanni di Endor e la loro conversazione continua, con Giuda che critica tutto. Gesù non parla più con loro, si preoccupa troppo di Marziam, sceglie i discepoli sbagliati con persone come il vecchio Giovanni... e tutto è un pretesto per brontolare. Ben presto Maria di Alfeo e Maria Salome si allontanano con Andrea. Tommaso e Giuda non si accorgono nemmeno dell'arrivo silenzioso di Gesù, che interviene al momento giusto e placa le preoccupazioni di Giuda. Il Maestro li assicura che sua Madre verrà davvero a Kerioth e giustifica tutte le sue scelte, soprattutto quella di lasciare Simone lo Zelota con la Vergine, perché è vecchio, sa tacere e rispetta il dolore di Elise. Giuda era quindi preoccupato per le illusioni, ed è colpito dalla gentilezza di Cristo e dal modo in cui lo rassicura. Infine, la conversazione si fa più leggera quando si parla dei siti storici di Israele e del modo in cui Simon-Pierre si è comportato in classe... Il che fa ridere tutti.

Contenuti del capitolo: 210,1: Giuda vorrebbe che Gesù compisse altri miracoli. 210,2: Le donne e Andrea sono scioccati, Tommaso interviene. 210.3: Fa una lezione a Giuda. 210.4: Che è geloso del posto occupato da Marziam e Giovanni di En-Dor. 210,5: Gesù spiega a Giuda la sua decisione. 210.6: Lo fa quasi piangere. 210,7: Pietro ammira la pedagogia di Gesù.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 72.