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Note della parola chiave

Rachele (personaggio biblico)

Comfort di lettura

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EMR 207.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Simone di Giona si fa avanti, raggiungendo il gruppo di Gesù, e chiede: «Si va di qui a Betlemme? Giovanni dice che l’altra volta avete fatto un’altra strada».

«È vero», risponde Gesù. «Ma perché venivamo da Gerusalemme. Di qui è più breve. Al sepolcro di Rachele, che le donne vogliono vedere, ci separeremo come avete deciso tempo fa. Ci riuniremo poi a Betsur, dove mia Madre desidera sostare».

«Già, l’abbiamo detto… Ma sarebbe così bello che ci fossimo tutti… la Madre in specie… perché, infine, la regina di Betlemme e della grotta è Lei, e Lei sa proprio bene tutto… Sentito da Lei… sarebbe diverso, ecco».

Annotazione

Andiamo da qui a Betlemme? Giovanni dice che l'ultima volta avete preso un'altra strada. Viaggio di Gesù, Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota. Cfr. da EMV 70 a EMV 74.

Ci incontreremo poi a Bet-çur: BET-ÇUR (casa del guardiano). Betsur (pronunciato Betsour) nell'originale di Maria Valtorta. Tradotto da Béthsur (1985) e da Bet-Çur (2016) nelle edizioni francesi. Altre grafie incontrate: Bethsur, Beth-Tsur, Beth-Zur, Bethsour. Oggi Beit Sur, 6 km a nord di Hebron.

Dove mia Madre desidera fermarsi: per incontrare un'amica del Tempio: Élise. Vedi EMV 208 qui sotto.

Genesi 35,18-19 - Rachele, la figlia più giovane di Labano. Era molto bella. Giacobbe la incontrò al pozzo dove abbeverava le sue greggi, vicino ad Haran, in Mesopotamia. Appena la vide, l'amò. Giacobbe, che non aveva proprietà proprie, non poteva pagare la somma che ogni pretendente dava ai genitori di una ragazza. Così servì il suocero per 7 anni per avere Rachele. Allo stesso tempo, Giacobbe, isolato e in fuga, era felice di essere legato a un gruppo patriarcale. Stipulò un contratto e gli fu data una moglie del clan. Da quel momento in poi, non poteva andarsene e prendere moglie e figli senza permesso, nemmeno alla fine del contratto. Alla fine dei primi 7 anni, Labano ingannò Giacobbe per fargli sposare Lia, la sua figlia maggiore, che apparentemente era molto meno attraente. Il figlio di Isacco servì altri 7 anni per avere la più giovane, l'unica che amava. Rachele divenne sua moglie(Genesi 29:1-30), madre di Giuseppe(Genesi 30:22-25) e poi di Beniamino; morì quando nacque Beniamino(Genesi 35:16-20; 48:7). Giacobbe la seppellì un po' più a nord di Efrata, meglio conosciuta come Betlemme. La tomba si trovava in un luogo che i viaggiatori attraversavano nel tragitto da Betel a Betlemme (fonte BibleOnLine).

Libro della Genesi 35, 16-19

Gen 35, 16-19 : Partono da Betel. Mancava ancora un po' di strada prima di arrivare a Efrata, quando Rachele partorì e il suo travaglio fu doloroso. Durante i dolori del parto, la levatrice le disse: "Non temere, perché stai per avere un altro figlio". Mentre la sua anima se ne andava - perché stava morendo - lo chiamò Benoni; ma suo padre lo chiamò Beniamino. Rachele morì e fu sepolta sulla strada di Efrata, che è Betlemme. 20Giacobbe costruì un monumento sulla sua tomba; è il monumento della Tomba di Rachele, che si trova ancora oggi.

EMR 207.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Proseguono la strada per la fresca valle che va in direzione est-ovest. Poi piegano lievemente a nord per costeggiare un colle che sporge e raggiungono così la via, che da Gerusalemme conduce a Betlemme, proprio presso il cubo sormontato da una cupoletta tonda della tomba di Rachele. Tutti si accostano a pregare con riverenza.

«Qui abbiamo sostato io e Giuseppe… È tutto uguale come allora. Solo differisce la stagione. Allora era una fredda giornata di casleu. Aveva piovuto e le strade si erano fatte pantanose, poi era venuto vento gelido e forse nella notte era venuta brina. Le strade si erano indurite ma, tutte solcate dai carri e dalle folle, erano come un mare pieno di buche, e il mio asinello faticava molto…».

«E tu no, Madre mia?».

«Oh! io avevo Te!…», e lo guarda con un tal viso beato che commuove.

Poi riprende a parlare:

«Veniva la sera e Giuseppe era molto preoccupato… Si stava levando sempre più forte un vento tagliente… La gente si affrettava verso Betlemme, urtandosi l’una coll’altra, e molti insolentivano il mio asinello che andava così piano, cercando il posto dove mettere gli zoccoli… Pareva sapesse che c’eri Tu… e che facevi l’ultimo sonno nella cuna del mio seno. Faceva freddo… Ma io ero in un ardore. Ti sentivo venire… Venire? Potresti dire: “C’ero, Mamma, da nove mesi”. Sì. Ma ora era come Tu venissi dai Cieli. I Cieli si abbassavano, si abbassavano su me, ed io ne vedevo gli splendori… Vedevo ardere la Divinità nella sua gioia del prossimo tuo natale, e quei fuochi mi penetravano, mi incendiavano, mi astraevano… da tutto… Freddo… vento… folle… nulla! Io vedevo Dio… Ogni tanto, con sforzo, riuscivo a riportare il mio spirito sulla Terra e sorridevo a Giuseppe, che aveva paura del freddo e della fatica per me, e che guidava l’asinello per tema che inciampasse, e che mi ravvolgeva nella coperta per tema che mi raffreddassi… Ma nulla poteva accadere. Le scosse io non le sentivo. Mi pareva di procedere su un cammino di stelle, fra nuvole di candore, sorretta da angeli… E sorridevo… Prima a Te… Ti guardavo, attraverso le barriere della carne, dormire coi pugnelli stretti nel tuo lettino di rose vive, mio boccio di giglio… Poi sorridevo allo sposo così afflitto, così afflitto, per rincuorarlo… Poi alla gente, che non sapeva che già respirava nell’aura del Salvatore…

Sostammo presso la tomba di Rachele per fare riposare un momento l’asinello e per mangiare un poco di pane e ulive, le nostre provviste da poveri. Ma io non avevo fame. Non potevo avere fame… Ero nutrita dalla mia gioia…