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Note del tema

Il mistero della sofferenza

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Comfort di lettura

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EMR 205.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Credi tu che io non ti ami perché non ti do un premio visibile? Ma mattina e sera e in ogni mio alito e pensiero tu sei presente al mio cuore, e ad ogni attimo io ti benedico. Tu hai il premio continuo di essere sempre con me, e tutto quanto è mio è tuo.

Dettaglio

Al suo figlio che è giusto e retto e agisce in modo santo, il Padre potrebbe dire:

EMR 206.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il Regno dei Cieli è la casa degli sponsali compiuti fra Dio e le anime. Alle nozze celesti sono chiamati tutti i fedeli, perché Dio ama tutti i suoi figli. Chi prima, chi poi, si trova al momento degli sponsali, e l’esservi arrivati è gran sorte.

EMR 206.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Occorre con l’umiltà tenere sempre netta la veste. Tanto facile è offuscare la purezza del cuore. E chi non è mondo di cuore non può vedere Dio. L’umiltà è come acqua che lava. L’umile si accorge subito, perché ha occhio non offuscato da fumi di orgoglio, di essersi offuscata la veste e corre dal suo Signore e dice: “Ho levato la nettezza a questo mio cuore. Io piango per mondarmi, ai tuoi piedi piango. E tu, mio Sole, imbianca dei tuoi benigni perdoni, dei tuoi paterni amori, la veste mia!”.

Dettaglio

Gesù racconta la parabola delle dieci vergini e sottolinea che hanno vestiti puliti.

EMR 206.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Come è fulgida la fede, e che dolce amica ella è! Fa una fiamma raggiante come una stella, una fiamma che ride perché è sicura nella sua certezza, una fiamma che rende luminoso anche lo strumento che la regge. Anche la carne dell’uomo nutrito di fede pare, fin da questa Terra, farsi più luminosa e spirituale, immune da precoce appassimento. Perché chi crede si regge sulle parole e sui comandi di Dio per giungere a possedere Dio, suo fine, e perciò fugge ogni corruzione, non ha turbamenti, paure, rimorsi, non è obbligato ad uno sforzo per ricordarsi le sue menzogne o per nascondere le sue male azioni, e si conserva bello e giovane della bella incorruzione del santo. Una carne e un sangue, una mente e un cuore puliti da ogni lussuria per contenere l’olio della fede, per dare luce senza fumo. Una costante volontà per nutrire sempre questa luce.

La vita di ogni giorno, con le sue delusioni, constatazioni, contatti, tentazioni, attriti, tende a sminuire la fede. No! Non deve avvenire. Andate giornalmente alle fonti dell’olio soave, dell’olio sapienziale, dell’olio di Dio. Lampada poco nutrita può essere spenta dal minimo vento, può essere spenta dalla pesante guazza della notte. La notte… L’ora delle tenebre, del peccato, della tentazione viene per tutti. È la notte per l’anima. Ma se questa ha se stessa colma di fede, non può la fiamma essere spenta dal vento del mondo, dal caligo delle sensualità.

EMR 206.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La vita di ogni giorno, con le sue delusioni, constatazioni, contatti, tentazioni, attriti, tende a sminuire la fede. No! Non deve avvenire. Andate giornalmente alle fonti dell’olio soave, dell’olio sapienziale, dell’olio di Dio. Lampada poco nutrita può essere spenta dal minimo vento, può essere spenta dalla pesante guazza della notte. La notte… L’ora delle tenebre, del peccato, della tentazione viene per tutti. È la notte per l’anima. Ma se questa ha se stessa colma di fede, non può la fiamma essere spenta dal vento del mondo, dal caligo delle sensualità.

EMR 206.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vigilanza, vigilanza, vigilanza. Chi imprudente si fida dicendo: “Oh! Dio verrà in tempo, mentre ho ancora luce in me”, chi si induce a dormire in luogo di vegliare, e dormire sprovvisto di quanto necessita per sorgere sollecito alla prima chiamata, chi si riduce all’ultimo momento per procurarsi l’olio della fede o il lucignolo robusto della buona volontà, incorre nel pericolo di rimanere fuori quando giunge lo Sposo. Vegliate dunque con prudenza, con costanza, con purezza, con fiducia per essere sempre pronti alla chiamata di Dio, perché in realtà non sapete quando Esso verrà.

EMR 207.11 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ecco», interloquisce l’Iscariota che, ancora sotto l’impressione del giorno avanti, poco parla pur cercando di mettersi nella libertà che aveva prima, «ecco, io vorrei capire perché dovette proprio avvenire l’Incarnazione. Solo Dio può parlare in modo da sconfiggere Satana. Solo Dio può avere potere di redenzione. E non lo metto in dubbio. Però, ecco, mi pare che il Verbo poteva avvilirsi meno di quanto abbia fatto nascendo come tutti gli uomini, assoggettandosi alle miserie dell’infanzia e così via. Non avrebbe potuto apparire con forma umana, già adulto, in apparenza di adulto? O, se proprio voleva una madre, scegliersela, ma adottiva, come fece per il padre? Mi pare che una volta gliene chiesi, ma non mi rispose ampiamente, o non lo ricordo io».

«Chiediglielo! Posto che siamo in argomento…», dice Tommaso.

«Io no. L’ho fatto inquietare e ancora non mi sento perdonato. Chiedeteglielo voi per me».

«Ma scusa! Noi accettiamo tutto senza tante delucidazioni, e dobbiamo essere noi a fare domande? Non è giusto!», rimbecca Giacomo di Zebedeo.

«Cosa è che non è giusto?», domanda Gesù.

Un silenzio, poi lo Zelote si fa interprete di tutti e ripete le domande di Giuda di Keriot e le risposte degli altri.

«Io non serbo rancore. Questo per prima cosa. Faccio le osservazioni che devo, soffro e perdono. Questo per chi ha paura, frutto ancora del suo turbamento. Riguardo alla Incarnazione reale da Me fatta, dico: è giusto che così sia stato. In futuro molti e molti cadranno in errori sulla mia Incarnazione, prestandomi appunto le erronee forme che Giuda vorrebbe avessi preso. Uomo apparentemente compatto nel corpo, ma in realtà fluido come giuoco di luce, per cui sarei e non sarei una carne. E sarebbe e non sarebbe una maternità quella di Maria. In verità Io sono una carne e in verità Maria è la Madre del Verbo incarnato. Se l’ora della nascita non fu che un’estasi, è perché Ella è la nuova Eva senza peso di colpa e senza eredità di castigo. Ma non ci fu avvilimento in Me a riposare in Lei. Era forse avvilita la manna chiusa nel Tabernacolo? No, anzi ne era onorata per essere in quella dimora. Altri diranno che Io, non essendo carne reale, non patii e non morii durante la mia sosta sulla Terra. Sì, non potendo negare che Io ci fui, si negherà la mia Incarnazione reale o la mia Divinità vera. No, che in verità Io sono Uno col Padre in eterno, e Io sono unito a Dio come Carne, perché in verità si può che l’Amore abbia raggiunto l’irraggiungibile nella sua Perfezione rivestendosi di Carne per salvare la carne. A tutti questi errori risponde la mia intera vita, che dà sangue dalla nascita alla morte, e che si è assoggettata a tutto quanto è comune all’uomo, fuorché al peccato. Nato, sì, da Lei. E per vostro bene. Voi non sapete quanto si tempera la Giustizia da quando ha la Donna a sua collaboratrice. Ti ho fatto contento, Giuda?».

«Sì, Maestro».

«Fa’ tu l’altrettanto con Me».

L’Iscariota curva il capo confuso e forse anche realmente toccato da tanta bontà.

La sosta si prolunga all’ombra fresca del melo. Chi dorme e chi sonnecchia. Ma Maria si alza e torna nella grotta, e Gesù la segue…

EMR 207.11 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

In verità Io sono Uno col Padre in eterno, e Io sono unito a Dio come Carne, perché in verità si può che l’Amore abbia raggiunto l’irraggiungibile nella sua Perfezione rivestendosi di Carne per salvare la carne. A tutti questi errori risponde la mia intera vita, che dà sangue dalla nascita alla morte, e che si è assoggettata a tutto quanto è comune all’uomo, fuorché al peccato. Nato, sì, da Lei. E per vostro bene. Voi non sapete quanto si tempera la Giustizia da quando ha la Donna a sua collaboratrice.

Dettaglio

Alcuni sosterranno che Gesù non ha avuto una vera carne e non ha conosciuto né la sofferenza né la morte. Negheranno la sua incarnazione e la sua divinità. Gesù allora disse:

EMR 208.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«In Cielo non si è orfani. Abbiamo Dio. E Dio è tutto. Neppure qui lo siamo. Perché il Padre è sempre con noi».

«Ma Gesù, in quella bella preghiera, che tu di giorno e la mia mamma di notte mi avete insegnato, dice: “Padre nostro che sei nei Cieli”. Noi non siamo in Cielo ancora. Come dunque siamo con Lui?».

«Perché Dio è dapertutto, figlio mio. Egli veglia sul bambino che nasce e sul vecchio che muore. L’infante che nasce in questo momento, nel posto più remoto della Terra, ha l’occhio e l’amore di Dio con sé e lo avrà fino alla morte».

Annotazione

In quella bella preghiera che mi avete insegnato tu e mia madre, lei di notte e tu di giorno: cfr. EMV 206.

EMR 208.7-11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il tramonto ha inizio quando appare Betsur sulla sua collina, e quasi subito, sulla via secondaria presa per andarvi, ecco i greggi dei pastori e i pastori che accorrono.

Ma quando Elia vede che c’è anche Maria, alza le braccia con stupore e resta così, non osando credere a se stesso.

«La pace a te, Elia. Sono proprio io. Ti era stato promesso e a Gerusalemme non fu possibile vederci… Ma non ci pensare. Ora ci vediamo», dice dolcemente Maria.

«Oh! Madre, Madre!…». Elia non sa che dire. Poi finalmente trova: «Ecco, la mia Pasqua la faccio ora. È lo stesso, e meglio ancora».

«Ma sì, Elia. Abbiamo venduto bene. Possiamo uccidere un agnellino. Oh! siate ospiti della povera tavola…», prega Levi e anche Giuseppe.

«Questa sera siamo stanchi. Domani. Udite. Conoscete una certa Elisa, sposa ad Abramo di Samuele?».

«Sì. È nella sua casa di Betsur. Ma Abramo è morto e lo scorso anno sono morti i suoi figli. Un male di poche ore il primo, né mai si comprese di che è morto. L’altro andò lentamente e nulla fermò il male. Noi le davamo latte di capra novella, perché i medici lo dicevano buono per il malato. Ne beveva tanto, preso da tutti i pastori, perché la povera madre aveva mandato a cercare chiunque avesse una capra di primo latte nel gregge. Ma non servì a nulla. Quando siamo tornati al piano il giovane non si nutriva più. Quando siamo tornati in adar era morto da due lune».

«Povera amica mia! Mi voleva bene nel Tempio… un poco parente mi era nell’antenato… Era buona… Uscì, per sposare Abramo al quale era promessa dall’infanzia, due anni prima di me, e la ricordo quando venne per l’offerta del primogenito al Signore. Mi fece chiamare, non me sola, ma mi volle da sola poi per più tempo… E ora è sola… Oh! bisogna che mi affretti a consolarla! Voi restate. Vado con Elia ed entrerò sola. Il dolore vuole rispetto intorno a sé…».

«Neppure Io, Madre?».

«Tu sempre. Ma gli altri… Neppure tu, piccolino. Sarebbe un dolore. Vieni, vieni, Gesù!».

«Attendeteci sulla piazza del paese. Cercate un ricovero per la notte. Addio», ordina Gesù a tutti.

208.8

E soli con Elia, Gesù e la Madre vanno fino ad una vasta casa tutta chiusa e silenziosa, alla quale il pastore bussa col suo bastone. Una serva mette il viso al finestrino chiedendo chi è.

Maria si fa avanti dicendo: «Maria di Gioacchino e suo Figlio, di Nazaret. Dillo alla tua padrona».

«È inutile. Non vuole vedere nessuno. Si lascia morire nel pianto».

«Pròvati».

«No. So come mi caccia se cerco di distrarla. Non vuole nessuno, vedere nessuno, parlare a nessuno. Solo con il ricordo dei figli parla».

«Vai, donna. Te lo ordino. Dille: “C’è la piccola Maria di Nazaret, quella che nel Tempio t’era figlia…”. Vedrai che mi vuole».

La donna se ne va scuotendo il capo.

Maria spiega al Figlio e al pastore: «Elisa era molto più vecchia di me. Attendeva nel Tempio il ritorno dello sposo, andato in Egitto per affari di eredità, e vi stette perciò fino ad età insolita. Ha quasi dieci anni di più. Le maestre usavano dare alle piccine delle allieve adulte per guidarle… e lei fu la mia compagna-maestra. Era buona e… Ecco la donna».

Infatti la servente accorre stupita e apre il portone ben largo: «Entra, entra!», dice. E poi a bassa voce: «Te benedetta che la fai uscire da quella stanza».

Elia si congeda ed entrano Maria col Figlio.

«Ma quest’uomo, veramente… Per pietà! Ha l’età di Levi…».

«Lascialo entrare. È mio Figlio e la consolerà più di me». La donna si stringe nelle spalle e li precede per il lungo vestibolo di una bella ma triste casa. Tutto è pulito, ma tutto pare morto…

208.9

Una donna alta, ma che va curva nelle sue vesti oscure, viene avanti per l’andito in penombra.

«Elisa! Cara! Sono Maria!», dice Maria correndole incontro e abbracciandola.

«Maria? Tu… Credevo morta tu pure. Mi era stato raccontato… quando? Non so più!… Ho un vuoto qui nella testa… Mi era stato detto che tu eri morta con molte madri dopo la venuta dei Magi. Ma chi mi ha detto che tu eri la Madre del Salvatore?».

«I pastori forse…».

«Oh! i pastori!». La donna ha uno scoppio di pianto angoscioso. «Non lo dire quel nome. Mi ricorda l’ultima speranza per la vita di Levi… Eppure… sì… un pastore mi parlò del Salvatore, ed io ho ucciso mio figlio portandolo al posto dove si diceva che era il Messia, presso il Giordano. Ma non c’era nessuno… e mio figlio è tornato in tempo per morire… La fatica, il freddo… io l’ho ucciso… Ma non ho voluto essere assassina. Mi si diceva che Egli, il Messia, guariva i morbi… e l’ho fatto per quello… Ora mio figlio mi accusa di averlo ucciso…».

«No, Elisa. Sei tu che lo pensi. Ascolta. Io credo che tuo figlio invece mi ha proprio presa per mano dicendo: “Vieni dalla mia cara mamma. Portale il Salvatore. Io sto meglio qui che sulla Terra. Ma lei sente solo il suo pianto, e non può udire le parole che io le sussurro fra i baci, povera mamma che è come posseduta da un demone che la tenta alla disperazione, perché ci vuole divisi. Mentre, se lei si rassegna e crede che Dio tutto fa per un fine di bene, saremo uniti per sempre, col padre e col fratello. Gesù lo può fare”. Ed io sono venuta… con Lui… Non lo vuoi vedere?…». Maria ha parlato tenendo sempre fra le braccia la sventurata, baciandola sui capelli grigi, e con una dolcezza quale Lei sola la può avere.

«Oh! fosse vero! Ma perché, perché allora Daniele non è venuto da te, a dirti di venire prima?… Ma chi mi ha detto un tempo che eri morta? Non ricordo… non ricordo… Anche per questo ho aspettato forse troppo a venire dal Messia. Ma avevano detto che era morto Lui, tu, tutti a Betlemme…».

«Non pensare a chi l’ha detto.

208.10

Vieni, guarda, qui è mio Figlio. Vieni da Lui. Fa’ contente le tue creature e la tua Maria. Lo sai che soffriamo a vederti così?». E la conduce verso Gesù, che si è messo in un angolo buio e che solo ora si fa avanti, sotto ad un lume che la donna di servizio ha messo su un alto scrigno.

La povera madre alza il capo… e vedo allora che è l’Elisa che era anche sul Calvario fra le pie donne. Gesù le tende le mani con atto di invito tutto amore. La sventurata lotta un poco, poi gli affida le sue e infine di colpo si abbandona sul petto di Gesù gemendo: «Dimmelo, dimmelo che io non ho colpa della morte di Levi! Dimmelo che essi non sono perduti per sempre! Dimmelo che presto io sarò con loro!…».

«Sì, sì. Ascolta. Essi sono tripudianti ora che tu sei fra le mie braccia. Presto Io andrò da loro, e che devo loro dire, allora? Che tu non ti rassegni al Signore? Questo devo dire? Le donne d’Israele, le donne di Davide, così forti, così savie, devono avere una smentita in te? No. Tu soffri, ma perché hai sofferto sola. Il tuo dolore e te. Tu e il dolore. Non può sopportarsi allora. Non hai più presenti le parole[3] di speranza su coloro che la morte ci ha presi? “Io vi trarrò dai vostri sepolcri e vi condurrò nella terra di Israele. E voi conoscerete che Io sono il Signore quando avrò aperto le vostre tombe e vi avrò tratti dai vostri sepolcri. Quando avrò infuso in voi il mio spirito avrete vita”. La terra d’Israele, per i giusti addormentati nel Signore, è il Regno di Dio. Io lo aprirò e lo darò a quelli che attendono».

«Anche al mio Daniele? Anche al mio Levi?… Aveva tanto ribrezzo della morte!… Non poteva pensare di essere lontano dalla sua mamma. Per questo io volevo morire e andare al suo fianco nel sepolcro…».

«Ma là essi non erano con la loro parte viva. Là erano le cose morte che non potevano udirti. Essi sono nel luogo di attesa…».

«Ma c’è proprio? Oh! non ti fare scandalo di me. La mia memoria se ne è andata in pianto! Ho il capo pieno del rumore del pianto e del rantolo dei figli. Quel rantolo! Quel rantolo!… Mi ha disciolto il cervello. Non ho che quel rantolo qui dentro…».

«Ed Io ti ci metterò le parole della vita. Seminerò la Vita, perché Vita Io sono, dove è il fragore della morte. Ricorda il grande Giuda Maccabeo che volle fatto un sacrificio per i morti, rettamente pensando che essi sono destinati a risorgere, e che occorre loro accelerare la pace con opportuni sacrifici. Se Giuda il Maccabeo non fosse stato certo della risurrezione, avrebbe pregato e fatto pregare per i morti? Egli invece, come è scritto[4], pensò che grande ricompensa è riserbata a coloro che muoiono piamente, come certo i tuoi figli fecero… Vedi che dici di sì? Or dunque non disperare. Ma santamente prega per i tuoi morti perché i loro peccati siano annullati prima della mia venuta a loro. Allora, senza un attimo di attesa, verranno con Me in Cielo. Perché Io sono la Via, la Verità e la Vita, e conduco e dico il Vero e do Vita a chi crede al mio Vero e mi segue. Dimmi. I tuoi figli credevano nella venuta del Messia?».

«Certo, Signore. Lo avevano imparato da me questo credere».

«E Levi credeva possibile la guarigione per mio volere?».

«Sì, Signore. Speravamo in Te ma… non è giovato… ed egli è morto sconfortato dopo avere tanto sperato…». Il pianto della donna riprende più calmo ma più desolato, nella sua calma, di quanto non fosse nella furia di prima.

«Non dire che non è giovato. Chi crede in Me, anche se è morto, vivrà in eterno…

208.11

La sera scende, donna. Io raggiungo i miei apostoli. Ti lascio la Madre mia…».

«Oh! resta Tu pure!… Ho paura che, andando via Tu, mi riprenda quel tormento… Comincia appena appena a calmarsi la bufera sotto il suono delle tue parole…».

«Non temere! Hai Maria con te. Domani verrò di nuovo. Ho alcune cose da dire ai pastori. Posso dire loro di venire presso la tua casa?…».

«Oh! sì. Ci venivano anche lo scorso anno per il figlio mio… Dietro alla casa è un orto e poi un rustico cortile. Possono andare là, come facevano allora per tenere raccolte le greggi…».

«Va bene. Verrò. Sii buona. Ricordati che Maria nel Tempio era affidata a te. Io pure te l’affido questa notte».

«Sì, sta’ quieto. La curerò, la… Dovrò pensare alla sua cena, al suo riposo… Quanto è che non penso a queste cose! Maria, vuoi dormire nella mia stanza come faceva Levi nella sua malattia? Io nel letto del figlio, tu nel mio. E mi sembrerà di risentire il suo respiro leggero… Mi teneva sempre per mano…».

«Sì, Elisa. E prima parleremo di tante cose».

«No. Sei stanca. Devi dormire».

«Tu pure…».

«Oh! io! Non dormo più da mesi… Piango… piango… Non so fare altro…».

«Questa sera invece pregheremo e poi andremo nel letto e tu dormirai… Dormiremo con la mano nella mano anche noi due. Va’ pure, Figlio, e prega per noi…».

«Vi benedico. La pace sia con voi e a questa casa!».

E Gesù se ne va con la servente, che è di stucco e non fa che ripetere: «Che miracolo, Signore! Che miracolo! Dopo tanti mesi ha parlato, ha pensato… Oh! che cosa!… Dicevano che moriva folle… E ne avevo pena perché è buona».

«Sì, è buona, e Dio l’aiuterà perciò. Addio, donna. La pace anche a te».

Gesù esce nella strada semibuia e tutto ha fine.

Dettaglio

Il caso di una madre che ha perso i suoi due figli a causa di una malattia. Gesù viene a consolarla con la Vergine Maria.

Annotazione

Elise era molto più grande di me. Circa dieci anni. Quindi aveva circa sessant'anni.

Quando siamo tornati, nel mese di Adar, era morto da due lune. Addar è in febbraio/marzo.

Non avete mai tenuto a mente le parole di speranza su coloro che la morte ci ha portato via? "Vi farò uscire dalle vostre tombe e vi ricondurrò nella terra d'Israele. Allora saprete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri. Metterò il mio spirito dentro di voi e vivrete". "Vedi Ezechiele 37, 11-14.

Ricordiamo il grande Giuda Maccabeo che voleva fare un sacrificio per i morti, perché pensava giustamente che fossero destinati a risorgere e che l'ora della pace dovesse essere affrettata per loro con sacrifici tempestivi. Se Giuda Maccabeo non fosse stato certo della risurrezione, avrebbe pregato e fatto pregare per i morti? Al contrario, come è scritto, egli pensava che una grande ricompensa fosse riservata a coloro che muoiono piamente, come sicuramente fecero i vostri figli... Si veda il secondo libro dei Maccabei 12, 43-46.

Libro di Ezechiele 37, 11-14

Ezechiele 37, 11-14: E mi disse: "Figlio d'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi dicono: 'Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è morta, siamo perduti! Perciò profetizza e di' loro: "Così dice il Signore Yahweh: 'Ecco, io aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio, e vi ricondurrò nella terra d'Israele. E saprete che io sono Yahweh quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Metterò il mio Spirito dentro di voi e vivrete; vi darò riposo sulla vostra terra e saprete che io, Yahweh, dico e faccio, - oracolo di Yahweh!".

Secondo libro dei Maccabei 12, 43-45

2 M 12, 43-46 : Poi, raccolta la somma di duemila dracme, la inviò a Gerusalemme perché fosse utilizzata per un sacrificio espiatorio. Un'azione bella e nobile, ispirata dal pensiero della risurrezione! Infatti, se non avesse creduto che i soldati uccisi in battaglia sarebbero risorti, sarebbe stato inutile e vano pregare per i morti. 45 Inoltre, riteneva che un'ottima ricompensa è riservata a coloro che si addormentano nella pietà, e questo è un pensiero santo e pio. Per questo fece questo sacrificio espiatorio per i morti, affinché fossero liberati dai loro peccati.