«Parlaci ancora di tua Madre. È così luminosa la sua infanzia! Ci fa l’anima vergine per riflesso, ed io, povero peccatore, ne ho tanto bisogno!», esclama Matteo.
«Che vi devo dire? Sono tanti episodi, uno più dolce dell’altro…».
«Lei te li ha narrati?».
«Qualcuno. Ma molti di più Giuseppe, come il più bel racconto a Me fanciullo, e anche Alfeo di Sara che, essendo di pochi anni più vecchio di mia Madre, le fu amico nei brevi anni che Lei fu a Nazaret».
«Oh! racconta…», prega Giovanni.
Sono tutti in cerchio, seduti all’ombra degli ulivi, con Jabé al centro che guarda fisso Gesù come udisse una paradisiaca fiaba.
«Vi dirò la lezione di castità che diede mia Madre, pochi giorni avanti l’entrata nel Tempio, al suo piccolo amico e a molti altri.
Si era sposata quel giorno una fanciulla di Nazaret, parente di Sara, e anche Gioacchino ed Anna erano stati invitati alle nozze. Con essi la piccola Maria, che con altri bambini aveva l’incarico di gettare petali sfogliati sul cammino della sposa. Dicono che era bellissima, da piccina, e tutti se la contendevano dopo la festosa entrata della sposa. Era molto difficile vedere Maria perché Ella viveva molto in casa, amando una grotticella, che Lei chiama tuttora “dei suoi sponsali”, più di ogni luogo. Quando perciò era vista, bionda, rosea e gentile, era accasciata dalle carezze. La chiamavano “il fiore di Nazaret”, oppure “la perla di Galilea”, o anche “la pace di Dio” a ricordo di un arcobaleno enorme venuto improvviso al suo primo vagito. Era ed è infatti tutto questo e più ancora. È il Fiore del Cielo e del creato, è la Perla del Paradiso, è la Pace di Dio… Sì, la Pace. Io sono il Pacifico perché sono Figlio del Padre e figlio di Maria: la Pace infinita e la Pace soave.
Quel giorno tutti la volevano baciare e prendere in grembo. E Lei, schiva di baci e di contatti, disse con una gravità gentile: “Ve ne prego. Non mi sgualcite”. Credettero parlasse della sua veste di lino, cinta di una fascia d’azzurro alla vita, ai piccoli polsi, al collo… oppure della ghirlandetta di fiorellini azzurri di cui Anna l’aveva incoronata per trattenerle a posto i riccioli lievi, e l’assicurarono che non le avrebbero sgualcita né veste né ghirlanda. Ma Lei, sicura, piccola donna di tre anni ritta fra un cerchio di adulti, disse seria: “Non penso a ciò che si ripara. Parlo dell’anima mia. È di Dio. E non vuole esser toccata che da Dio”. Le obbiettarono: “Ma noi baciamo te, non la tua anima”. Ed Essa: “Il mio corpo è tempio dell’anima e vi è sacerdote lo Spirito. Il popolo non è ammesso nel recinto sacerdotale. Ve ne prego. Non entrate nel recinto di Dio”.
Alfeo, che aveva allora oltre otto anni e che l’amava molto, fu colpito da questa risposta e il giorno dopo, trovandola presso la sua grotticella, intenta a cogliere fiori, le chiese: “Maria, quando sarai donna mi vorresti per sposo?”. Ancora in lui durava l’effervescenza della festa nuziale a cui aveva assistito. Ed Ella: “Io ti amo molto. Ma non ti vedo come uomo. Ti dico un segreto. Io vedo solo l’anima dei viventi. Quella la amo molto, con tutto il cuore. Ma non vedo altro che Dio come ‘vero Vivente’ a cui potrò dare me stessa”.
Ecco un episodio».
«“Vero Vivente”!!! Ma sai che è parola profonda!», esclama Bartolomeo.
E Gesù, umilmente e con un sorriso: «Ella era la Madre della Sapienza».
«Era?… Ma non aveva tre anni?».
«Era. Io vivevo già in Lei, essendo Dio in Lei[5], dal suo concepimento, nella sua Unità e Trinità perfettissima».
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«Ma, scusa se io colpevole oso parlare, ma Gioacchino ed Anna sapevano che Ella era la Vergine prescelta?», chiede Giuda Iscariota.
«Non lo sapevano».
«E allora come poté dire Gioacchino che Dio l’aveva salvata in anticipo? Ciò non allude al suo privilegio sulla colpa?».
«Vi allude. Ma Gioacchino parlava per bocca di Dio, come tutti i profeti. Lui pure non comprese la sublime verità soprannaturale che lo Spirito metteva sulle sue labbra. Perché era un giusto, Gioacchino. Tanto da meritare quella paternità. Ed era un umile. Non vi è infatti giustizia dove è superbia. Lui era giusto ed umile. Consolò la Figlia per amor di padre. L’istruì per sapienza di sacerdote, ché tale era essendo tutore dell’Arca di Dio. La consacrò come pontefice del titolo più dolce: “La Senza Macchia”. Un giorno verrà che un altro canuto pontefice dirà al mondo: “Ella è la Concepita senza Macchia”, e darà al mondo dei credenti questa verità, come articolo di fede non impugnabile, perché nel mondo d’allora, sempre più sprofondantesi in un grigiore nebbioso di eresie e di vizi, splenda, pienamente discoperta, la Tutta Bella di Dio, incoronata di stelle, vestita di raggi di luna meno puri di Lei e, sugli astri appoggiata, la Regina del Creato e dell’Increato. Perché Dio-Re ha per Regina, nel suo Regno, Maria».
«Allora Gioacchino era profeta?».
«Era un giusto. La sua anima disse come un’eco ciò che Dio diceva alla sua anima amata da Dio».