EMR 18.2-4
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
18.2 Si ode bussare alla porta. Maria si alza e apre. Entra Giuseppe. Si salutano. Poi Giuseppe siede su uno sgabello di fronte a Maria, al di là del tavolo.
Giuseppe è un bell’uomo nella pienezza dell’età. Avrà un trentacinque anni al massimo. I suoi capelli castano scuri e la sua barba, pure castana scura, gli incorniciano un viso regolare con due dolci occhi di un castano quasi nero. Ha fronte spaziosa e liscia, naso sottile, lievemente arcuato, guance piuttosto tonde di un bruno non olivastro, ma anzi rosato ai pomelli. Non è molto alto. Ma è robusto e ben fatto.
Prima di sedere si è levato il mantello, che (è il primo che vedo fatto così) è a ruota intera, fermato alla gola da un gancio o simile, ed ha il cappuccio. È di color marrone chiaro e pare di una stoffa impermeabile di lana grezza. Sembra un mantello da montanaro, adatto a far riparo alle intemperie.
18.3 Anche prima di sedere offre a Maria due uova e una pigna d’uva, un poco vizza ma ben conservata. E sorride dicendo: «Me l’hanno portata da Cana. Le uova me le ha date il Centurione per un lavoro che ho fatto ad un suo carro. Si era rotto in una ruota e il loro operaio è malato. Sono fresche. Le ha prese nel suo pollaio. Bévile. Ti faranno bene».
«Domani, Giuseppe. Ora ho mangiato».
«Ma l’uva la puoi prendere. È buona. Dolce come il miele. L’ho portata piano per non sciuparla. Mangiala. Ce ne ho ancora. Te la porterò domani in un canestrello. Questa sera non potevo, perché vengo direttamente da casa del Centurione».
«Allora non hai ancora cenato».
«No. Ma non importa».
Maria si alza subito e va in cucina, e torna con dell’altro latte e delle ulive e formaggio. «Non ho altro», dice. «Prendi un uovo».
Giuseppe non vuole. Le uova sono per Maria. Mangia con gusto il suo pane e formaggio e beve il latte ancor tiepido. Poi accetta una mela. La cena è finita.
Maria prende il suo ricamo, dopo aver sbarazzato la tavola dalle stoviglie, e Giuseppe l’aiuta e resta in cucina anche quando Lei torna di qua. Lo sento smuovere riponendo tutto a posto. Riattizza il fuoco, perché la sera è fresca. Quando torna, Maria lo ringrazia.
18.4 Parlano fra loro. Giuseppe racconta come ha passato la giornata. Parla dei suoi nipotini. Si interessa del lavoro di Maria e dei suoi fiori. Promette di portarle dei fiori tanto belli che il Centurione gli ha promessi. «Sono fiori che noi non abbiamo. Li hanno portati da Roma. Mi ha promesso le piantine. Ora, quando la luna è propizia, te li pianto. Hanno bei colori e un odore molto buono. Li ho visti l’estate scorsa, perché fioriscono d’estate. Ti profumeranno tutta la casa. Poi poterò le piante a luna buona. È tempo».
Maria sorride e ringrazia. Un silenzio. Giuseppe guarda la testa bionda di Maria curva sul suo ricamo. Uno sguardo di amore angelico. Certo, se un angelo amasse una donna d’amore di sposo, la guarderebbe così.