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Note del tema

San Giuseppe

Pagina 3 di 15

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EMR 13.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

E quando il sospetto, nell’ora della prova, gli fischiò il suo tormento, egli, come uomo e come servo di Dio, soffrì, come nessuno, per il sospettato sacrilegio. Ma questa fu la prova futura. Ora, in questo tempo di grazia, egli vede e mette sé al servizio più vero di Dio. Dopo verrà la bufera della prova, come per tutti i santi, per esser provati e resi coadiutori di Dio.

Dettaglio

Dopo aver dato la visione del fidanzamento di Giuseppe e Maria, Gesù parla del suo padre putativo e dice:

EMR 13.10-11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Non vi era Giuseppe sul Golgota? Vi pare non sia fra i corredentori? In verità vi dico che egli ne fu il primo e che grande è perciò agli occhi di Dio. Grande per il sacrificio, la pazienza, la costanza e la fede. Quale fede più grande di questa, che credette senza aver visto i miracoli del Messia?

13.11 Sia lode al mio padre putativo, esempio a voi di ciò che in voi più manca: purezza, fedeltà e perfetto amore. Al magnifico lettore del Libro sigillato, istruito dalla Sapienza a saper comprendere i misteri della Grazia ed eletto a tutelare la Salvezza del mondo contro le insidie di ogni nemico».

EMR 14

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : La coppia arriva a Nazareth

Data della visione: 6 settembre 1944

Calendario:6 marzo d.C.

Luogo (mappa) : Nazareth

Ciclo: Matrimonio con Giuseppe

Sommario: Maria descrive Nazareth. Maria torna nella sua città dopo aver vissuto per anni nel Tempio. È promessa sposa di Giuseppe, che l'accompagna insieme a Zaccaria ed Elisabetta. Nazareth festeggia con loro. Arrivano alla casa e Giuseppe, Zaccaria ed Elisabetta le mostrano la casa e il giardino di Gioacchino. La Vergine incontrò anche Alfeo, Maria di Cleofa e i suoi figli. Poi incontra Sarah e suo figlio Alphée, il fidanzato di Anna. Giuseppe fece il giro della casa con la moglie e il fratello di lei venne a sapere che non si sarebbero celebrate subito le nozze. Il fratello rimase sorpreso e Giuseppe rispose che non avrebbero celebrato la cerimonia fino al compimento del sedicesimo anno di età di Maria. Il futuro santo le fece allora promettere che lo avrebbe chiamato ogni volta che avesse avuto bisogno di lui. La famiglia si congedò e Zaccaria decise di lasciare Elisabetta perché insegnasse alla cugina come essere una perfetta casalinga. Questo permetterà anche a Maria di decorare la casa a suo piacimento.

Contenuti del capitolo: 14,1: La strada attraverso le colline della Galilea. 14,2: Ingresso trionfale a Nazaret. 14,3: Giuseppe indica da lontano la casa di Maria. È lui che lavorerà lì. 14,4: Maria accoglie Alfeo e Sara. 14,5: Giuseppe si offre a Maria come confidente. 14,6: Il matrimonio avrà luogo quando lei avrà sedici anni. 14,7: Elisabetta rimarrà per un po' di tempo con la cugina.

EMR 14.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il carro che porta Giuseppe e Maria ed i cugini di Lei. Il viaggio è al termine.

Maria guarda con l’occhio ansioso di chi vuol conoscere, anzi riconoscere, ciò che già vide, e non lo ricorda più, e sorride quando qualche larva di ricordo torna e si appoggia come una luce su questa o quella cosa, su questo o quel punto. Elisabetta, e con lei Zaccaria e Giuseppe, aiutano questo suo ricordare, accennando a questa o quella cima, a questa o quella casa.

Case, ormai, perché Nazareth già si mostra, stesa sull’ondulazione della sua collina. Presa da sinistra dal sole occiduo, mostra il bianco delle sue casette, larghe e basse, che la terrazza sormonta, pennellato di rosa. E alcune, colpite in pieno, paiono presso ad un incendio, tanto la facciata si fa rossa di sole che accende anche l’acqua delle gore e dei pozzi bassi, quasi senza parapetto, da cui salgono cigolando le secchie per la casa o le ghirbe per l’ortaglia.

Bambini e donne si fanno sul ciglio della via, occhieggiando nel carro, e salutano Giuseppe, molto conosciuto. Ma poi restano perplessi e intimoriti davanti agli altri tre.

Ma, quando proprio s’entra nella cittadina, non vi è perplessità e timore. Molta e molta gente di ogni età è all’inizio del paese sotto un arco rustico di fiori e fronde, e appena il carro spunta, da dietro il gomito dell’ultima casa di campagna messa di sghembo, è un trillio di voci acute e un agitar di rami e fiori. Sono le donne, le fanciulle e i bambini di Nazareth, che salutano la sposa. Gli uomini, più gravi, stanno dietro alla siepe irrequieta e trillante, e salutano con gravità.

Maria, ora che il carro è stato scoperto della sua tenda — l’hanno levata prima di giungere al paese, perché ormai il sole non dava noia e per permettere a Maria di vedere bene la terra natia — appare nella sua bellezza di fiore. Bianca e bionda come un angelo, Ella sorride con bontà ai bambini che le gettano fiori e baci, alle fanciulle della sua età che la chiamano a nome, alle spose, alle madri, alle vecchie che la benedicono con le loro voci cantanti. Si inchina agli uomini, e specie ad uno che forse è il rabbino o il maggiorente del paese.

Il carro prosegue per la via principale a passo lento, seguito per un buon tratto dalla folla per la quale l’arrivo è un avvenimento.

14.3 «Ecco la tua casa, Maria», dice Giuseppe accennando con la frusta ad una casetta, che è proprio sotto lo scrimolo di una ondulazione della collina e che ha sul dietro un bello e vasto orto tutto in fiore, che termina con un piccolissimo uliveto. Oltre questo, la solita siepe di biancospino e cactee segna il limite della proprietà. I campi, un tempo di Gioacchino, sono oltre…

«Poco, vedi, ti è rimasto», dice Zaccaria. «La malattia del padre tuo fu lunga e costosa. E costose le spese per riparare il danno fatto da Roma. Vedi? La strada ha portato via i tre principali ambienti e la casa si è ridotta, e per farla più ampia, senza spese soverchie, fu presa una parte del monte che fa grotta. Gioacchino vi teneva le provviste e Anna i suoi telai. Tu farai ciò che credi».

«Oh! che sia poca cosa non importa! Sempre mi basterà. Lavorerò…».

«No, Maria». È Giuseppe che parla. «Io lavorerò. Tu non farai che tessere e cucire le cose della casa. Sono giovane e forte, e sono il tuo sposo. Non mi mortificare col tuo lavoro».

«Farò come tu vuoi».

«Sì, in questo io voglio. Per ogni altra cosa ogni tuo desiderio è legge.

Dettaglio

Maria torna a Nazareth dopo aver vissuto per anni nel Tempio. È promessa sposa a Giuseppe, che l'accompagna insieme a Zaccaria ed Elisabetta.

EMR 14.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vengono aperte porte e finestre. L’ultimo sole entra curioso.

Maria ora si è levato il manto e il velo, perché, meno i fiori di mirto, ha ancora la veste di nozze. Esce nell’orto in fiore. E guarda, e sorride e, sempre tenuta per mano da Giuseppe, fa un giro nell’orto. Pare riprenda possesso del luogo perduto.

E Giuseppe mostra le sue fatiche: «Vedi? Qui ho fatto questo scasso per raccogliere l’acqua piovana, ché queste viti hanno sempre arsura. A questo ulivo ho risegato i rami più vecchi per dargli vigore, e ho messo a dimora questi meli perché due erano morti. E poi là ho messo dei fichi. Quando saranno cresciuti ripareranno la casa dal troppo sole e da sguardi curiosi. La pergola è quella antica. Non ho fatto che cambiare i pali marciti e lavorare di cesoie. Darà molta uva, spero. E qua, guarda», e la conduce orgoglioso verso la costa che si alza a ridosso della casa e che fa limite al brolo dal lato di tramontana, «e qua ho scavato una grotticella e l’ho rinforzata e, quando saranno attecchite queste piantine, sarà quasi uguale a quella che avevi. Non vi è la sorgente… ma spero portarne un filo. Lavorerò nelle lunghe sere estive, mentre ti verrò a trovare…».

EMR 14.5.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Le casse pesanti sono scaricate e portate in casa. Si entra. E riconosco ora la casetta di Nazareth quale è poi nella vita di Gesù.

Giuseppe prende per mano — il solito gesto — Maria, ed entra così. Sulla soglia le dice: «Ed ora, su questa soglia, io voglio da te una promessa. Che qualunque cosa ti avvenga o ti occorra, tu non abbia altro amico, altro aiuto a cui volgerti che Giuseppe, e che per nessun motivo tu ti abbia a crucciare da sola. Io sono tutto per te, ricordalo, e sarà mia gioia farti felice il cammino e, poiché la felicità non è sempre in nostro potere, almeno fartelo quieto e sicuro».

«Te lo prometto, Giuseppe». (...)

[Il fratello di Giuseppe, Alpheus, chiede:]

«Quando conti pensare alle nozze?».

«Al sedicesimo anno di Maria. Dopo la festa dei Tabernacoli. Saran dolci le sere d’inverno per i novelli sposi!…», e sorride ancora guardando Maria. Un sorriso d’intesa segreta e soave. Di una castità fraterna che consola.

Poi riprende il suo giro: «Questo è lo stanzone nel monte. Se credi, ne farò la mia officina quando verrò. È unito, ma non nella casa. Così non darò disturbo di rumori e di disordine. Se però vuoi diversamente…».

«No, Giuseppe. Va benissimo così».

Dettaglio

Maria torna a Nazareth dopo aver vissuto per anni nel Tempio. È promessa sposa a Giuseppe, che l'accompagna insieme a Zaccaria ed Elisabetta.

EMR 14.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ma come?», dice Alfeo. «Non fate nozze quest’estate?».

«No. Maria desidera filare i pannilani, uniche cose che manchino al corredo. Ed io sono contento che così sia. È tanto giovane, Maria, che nulla è se si attende un anno e oltre. Intanto si ambienta alla casa…».

«Mah! Tu sei sempre stato un poco diverso dagli altri e lo sei anche ora. Non so chi non avrebbe fretta di avere in moglie un fiore come è Maria, e tu ci metti dei mesi fra mezzo!…».

«Gioia lungamente attesa, gioia più intensamente goduta», risponde Giuseppe con un fine sorriso.

Il fratello si stringe nelle spalle e chiede: «E allora? Quando conti pensare alle nozze?».

«Al sedicesimo anno di Maria. Dopo la festa dei Tabernacoli. Saran dolci le sere d’inverno per i novelli sposi!…», e sorride ancora guardando Maria. Un sorriso d’intesa segreta e soave. Di una castità fraterna che consola.

Dettaglio

Maria torna a Nazareth dopo aver vissuto per anni nel Tempio. È promessa sposa di Giuseppe e Alfeo, suo fratello, viene a sapere che non si sposeranno subito.

EMR 14.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Rientrano in casa e si accendono le lampade.

«Maria è stanca», dice Giuseppe. «Lasciamola alla sua quiete, coi cugini».

Saluti di tutti, che se ne vanno. Resta Giuseppe, ancora qualche minuto, e parla con Zaccaria sottovoce.

«Tuo cugino ti lascia qualche tempo Elisabetta. Sei contenta? Io sì. Perché ti aiuterà a… farti una perfetta donna di casa. Con lei potrai disporre come vuoi le tue cose e i tuoi arredi, ed io verrò ogni sera ad aiutarti. Con lei potrai acquistare lana e quanto ti occorre. Ed io provvederò alla spesa. Ricordati che lo hai promesso di venire a me per ogni cosa. Addio, Maria. Dormi il primo sonno di signora in questa tua casa e l’angelo di Dio te lo renda sereno. Il Signore sia sempre con te».

«Addio, Giuseppe. Anche tu sii sotto l’ali dell’angelo di Dio. Grazie, Giuseppe. Di tutto. Per quanto posso, ti compenserò del tuo amore col mio».

Giuseppe saluta i cugini ed esce.

E con lui cessa la visione.

Dettaglio

Maria torna a Nazareth dopo aver vissuto per anni nel Tempio. È fidanzata con Giuseppe, che l'accompagna insieme a Zaccaria ed Elisabetta. Fanno il giro della casa, poi Giuseppe interviene.

EMR 17.13-15

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La gioia m’è sgorgata dal cuore come uno stelo di rosa fiorita. Ma si ornò subito di acute spine e fu stretta nel viluppo del dolore, come quei rami che sono avvolti dai vilucchi dei convolvoli. Il dolore del dolore dello sposo: ecco la strettoia nel mio gioire. Il dolore del dolore del mio Figlio: ecco le spine del mio gioire.

Eva volle il godimento, il trionfo, la libertà. Io accettai il dolore, l’annichilimento, la schiavitù. Rinunciai alla mia vita tranquilla, alla stima dello sposo, alla libertà mia propria. Non mi serbai nulla. Divenni l’Ancella di Dio nella carne, nel morale, nello spirito, affidandomi a Lui non solo per il verginale concepimento, ma per la difesa del mio onore, per la consolazione dello sposo, per il mezzo con cui portare egli pure alla sublimazione del coniugio, di modo da fare di noi coloro che rendono all’uomo e alla donna la dignità perduta.

17.14 Abbracciai la volontà del Signore per me, per lo sposo, per la mia Creatura. Dissi: “Sì” per tutti e tre, certa che Dio non avrebbe mentito alla sua promessa di soccorrermi nel mio dolore di sposa che si vede giudicata colpevole, di madre che si vede generare per dare il Figlio al dolore.

“Sì”, ho detto. Sì. E basta. Quel “sì” ha annullato il “no” di Eva al comando di Dio. “Sì, Signore, come Tu vuoi. Conoscerò quel che Tu vuoi. Vivrò come Tu vuoi. Gioirò se Tu vuoi. Soffrirò per quel che Tu vuoi. Sì, sempre sì, mio Signore, dal momento in cui il tuo raggio mi fe’ Madre al momento in cui mi chiamasti a Te. Sì, sempre sì. Tutte le voci della carne, tutte le passioni del morale sotto il peso di questo mio perpetuo sì. E sopra, come su un piedestallo di diamante, il mio spirito a cui mancan l’ali per volare a Te, ma che è signore di tutto l’io domato e servo tuo. Servo nella gioia, servo nel dolore. Ma sorridi, o Dio. E sii felice. La colpa è vinta. È levata, è distrutta. Essa giace sotto al mio tallone, essa è lavata nel mio pianto, distrutta dalla mia ubbidienza. Dal mio seno nascerà l’Albero nuovo che porterà il Frutto che conoscerà tutto il Male, per averlo patito in Sé, e darà tutto il Bene. A questo potranno venire gli uomini, ed io sarò felice se ne coglieranno anche senza pensare che esso nasce da me. Purché l’uomo si salvi e Dio sia amato, si faccia della sua ancella quel che si fa della zolla su cui un albero sorge: gradino per salire”.

17.15 Maria, bisogna sempre saper essere gradino perché gli altri salgano a Dio. Se ci calpestano, non fa niente. Purché riescano ad andare alla Croce. È il nuovo albero che ha il frutto della conoscenza del Bene e del Male, perché dice all’uomo ciò che è male e ciò che è bene, perché sappia scegliere e vivere, e sa nel contempo fare di sé liquore per guarire gli intossicati dal male voluto gustare. Il nostro cuore sotto ai piedi degli uomini, purché il numero dei redenti cresca e il Sangue del mio Gesù non sia effuso senza frutto. Ecco la sorte delle ancelle di Dio. Ma poi meritiamo di ricevere nel grembo l’Ostia santa e ai piedi della Croce, intrisa del suo Sangue e del nostro pianto, dire: “Ecco, o Padre, l’Ostia immacolata che ti offriamo per la salute del mondo. Guardaci, o Padre, fuse con Essa, e per i suoi meriti infiniti dàcci la tua benedizione”.

EMR 18

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo: Maria annuncia a Giuseppe la maternità di Elisabetta e affida a Dio il compito di giustificare la sua.

Data della visione e del dettato: sabato 25 marzo 1944 (festa dell'Annunciazione).

Calendario: mercoledì 21 febbraio d.C.-5

Luogo (mappa): Nazareth

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sintesi: Maria è sola nella sua casa di Nazareth. Probabilmente è la sera dell'Annunciazione. Prega, poi mangia in modo molto semplice. Giuseppe arriva dopo che lei ha finito e la moglie lo accoglie. Le porta uva e uova, che vuole dare a Maria. La Pienezza della Grazia si accorge che non ha mangiato e gli porta il necessario: rifiuta solo le uova, che sono per Maria e solo per lei. Il patriarca della Sacra Famiglia mangia e parlano insieme. Giuseppe racconta la sua giornata e poi, quando c'è silenzio, Maria prende la parola per dirgli che sua cugina è diventata madre. Giuseppe è sorpreso e le chiede come l'abbia saputo, poi, quando Maria risponde, gli chiede il permesso di andare a trovare Elisabetta. Giuseppe risponde affermativamente, ma le chiede di aspettare qualche giorno perché deve andare a Gerusalemme. Così si recarono lì insieme. In seguito, Giuseppe tornò a casa, ma sarebbe stato più facile per lui accompagnarla nella Città Santa. Maria lo ringraziò e poco dopo il futuro padre di Gesù partì. Maria lo lasciò andare, poi sospirò e pregò, senza dubbio per il dolore di non potergli rivelare il suo segreto.

Maria poi dette una dettatura a Maria e le disse che dopo essere tornata in sé, durante l'estasi dell'Annunciazione, il suo primo pensiero fu per Giuseppe. Non aveva più paura in presenza di suo marito, ma come poteva dirgli che era madre? Fu lo Spirito Santo a ordinarle di tacere e l'Onnipotente portò alla perfezione la sua fiducia creaturale. Si abbandonò a Dio e sperimentò il suo primo dolore come corredentrice. Ci raccomanda di lasciare che Dio difenda la nostra reputazione...

Contenuto del capitolo: 18.1: Maria si prepara per la cena. 18.2: Arriva Giuseppe. 18.3: Lo fa mangiare. 18.4: Parlano di tutto e di niente. 18.5: Maria va ad aiutare Elisabetta che è incinta. 18.6: La coppia si separa. 18.7: Cosa devo dire a Giuseppe? 18.8: Lascia che sia io a giustificarti. 18.9: Il mio primo dolore come Corredentrice. 18.10: Affida a Dio la cura della tua reputazione.