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Note della parola chiave

Fiducia nella Vergine Maria

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EMR 18.8-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.8 Ora come dirgli che ero Madre? Cercavo le parole per dargli l’annuncio. Difficile ricerca. Ché non volevo lodarmi del dono di Dio, e non potevo in nessuna maniera giustificare la mia maternità senza dire: “Il Signore mi ha amata fra tutte le donne e di me, sua serva, ha fatto la sua Sposa”. Ingannarlo, celandogli il mio stato, non volevo neppure.

Ma, mentre pregavo, lo Spirito di cui ero piena mi aveva detto: “Taci. Affida a Me il compito di giustificarti presso lo sposo”. Quando? Come? Non l’avevo chiesto. Mi ero sempre affidata a Dio come un fiore si affida all’onda che lo porta. Mai l’Eterno mi aveva fatto rimanere senza il suo aiuto. La sua mano mi aveva sorretta, protetta, guidata fin qui. Lo avrebbe fatto anche ora.

18.9 Figlia mia, come è bella e confortevole la fede nel nostro eterno, buono Iddio! Ci raccoglie nelle sue braccia come una cuna, ci porta come una barca nel luminoso porto del Bene, ci scalda il cuore, ci consola, ci nutre, ci dà riposo e letizia, ci dà luce e guida. Tutto è la fiducia in Dio, e Dio tutto dà a chi ha fiducia in Lui. Dà Se stesso.

Quella sera portai la mia fiducia di creatura alla perfezione. Ora lo potevo fare, poiché Dio era in me. Prima avevo avuto la fiducia di povera creatura quale ero. Sempre un nulla, anche se la Tanto Amata da esser la Senza Macchia. Ma ora avevo la fiducia divina, perché Dio era mio: mio Sposo, mio Figlio! Oh! gioia! Esser Una con Dio. Non per mia gloria, ma per amarlo in un’unione totale, ma per potergli dire: “Tu, Tu solo che sei in me, opera con la tua divina perfezione in tutte le cose che io faccio”.

Se Egli non mi avesse detto: “Taci!”, avrei forse osato, col volto contro il suolo, dire a Giuseppe: “Lo Spirito mi ha penetrata ed in me è il Germe di Dio”; ed egli mi avrebbe creduto, perché mi stimava e perché, come tutti coloro che non mentono mai, non poteva credere che altri mentisse. Sì, pur di non addolorarlo in futuro, avrei vinto la ritrosia di darmi tal lode. Ma ubbidii al divino comando.

E per dei mesi, da quel momento, ho sentito la prima ferita insanguinarmi il cuore. Il primo dolore della mia sorte di Corredentrice. L’ho offerto e sofferto per riparare e per dare a voi una norma di vita in momenti analoghi di sofferenza per una necessità di silenzio, per un evento che vi pone in luce cattiva presso chi vi ama.

18.10 Date a Dio la tutela del vostro buon nome e dei vostri interessi affettivi. Meritate con una vita santa la tutela di Dio, e poi andate sicuri. Anche tutto il mondo vi fosse contro, Egli vi difenderà presso chi vi ama e farà emergere la verità.

Riposa ora, figlia. E sii sempre più figlia mia».

Dettaglio

Maria ha vissuto l'Annunciazione e parla di San Giuseppe.

EMR 22.7-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Come lo amerò, il mio Bambino! Il Figlio mio!

22.8

Anche Giuseppe lo amerà!».

«Ma dovrai pur dirglielo a Giuseppe!».

Maria si oscura e sospira. «Dovrò pur dirglielo… Avrei voluto glielo avesse a dire il Cielo, perché è molto difficile a dirsi».

«Vuoi che glielo dica io? Lo facciamo venire per la circoncisione di Giovanni…».

«No. Ho rimesso a Dio l’incarico di istruirlo sulla sua sorte felice di nutrizio del Figlio di Dio, ed Egli lo farà. Lo Spirito mi ha detto, quella sera: “Taci. Affida a Me il compito di giustificarti”. E lo farà. Dio non mente mai. È una grande prova. Ma con l’aiuto dell’Eterno sarà superata. Dalla mia bocca nessuno, fuorché te a cui lo Spirito l’ha rivelato, deve sapere quanto la benignità del Signore ha fatto alla sua serva».

Dettaglio

Maria parla del suo bambino e dice:

EMR 27.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Hanno messo un editto sulla porta della sinagoga. È ordinato il censimento di tutti i palestinesi. E bisogna andare a segnarsi nel luogo di origine. Noi si deve andare a Betlemme…».

27.3 «Oh!», interrompe Maria mettendosi una mano sul seno.

«Ti scuote, vero? È penoso. Lo so».

«No, Giuseppe. Non è questo. Penso… penso alle sacre Scritture[2]: Rachele madre di Beniamino e moglie di Giacobbe dal quale nascerà la Stella, il Salvatore. Rachele sepolta a Betlemme di cui è detto: “E tu, Betlemme Efrata, sei la più piccola fra le terre di Giuda, ma da te uscirà il Dominatore”. Il Dominatore che è stato promesso alla stirpe di Davide. Egli nascerà là…».

«Credi… credi d’essere già al tempo? Oh! Come faremo?».

Giuseppe è completamente sgomento. Guarda Maria con due occhi pietosi.

Ella se ne avvede. Sorride. A sé, sorride, più che a lui. Un sorriso che pare dica: «È un uomo, giusto, ma uomo. E vede da uomo. Pensa da uomo. Compatiscilo, anima mia, e guidalo a vedere da spirito». Ma la sua bontà la spinge a rassicurarlo. Non mente, ma storna il suo affanno. «Non so, Giuseppe. Il tempo è molto vicino. Ma non potrebbe il Signore rallentarlo per sollevare te da questa preoccupazione? Tutto Egli può. Non temere».

«Ma il viaggio!… Chissà che folla! Troveremo buon alloggio? Faremo a tempo a tornare? E se… se dovrai esser Madre là, come faremo? Non abbiamo casa… Non conosciamo più nessuno…».

«Non temere. Tutto andrà bene. Dio fa trovare un ricovero all’animale che genera. Vuoi che non lo faccia trovare per il suo Messia? Noi fidiamo in Lui. Non è vero? Sempre fidiamo in Lui. Quanto più è forte la prova e più fidiamo. Come due bambini mettiamo la nostra mano nella sua di Padre. Egli ci guida. Siamo tutt’affatto abbandonati a Lui. Guarda come ci ha condotti fin qui con amore. Un padre, anche il più buono, non potrebbe farlo con maggior cura. Siamo suoi figli e suoi servi. Compiamo la sua volontà. Nulla di male può accaderci. Anche questo editto è sua volontà. Cosa è mai Cesare? Uno strumento di Dio. Da quando il Padre decise di perdonare all’uomo, ha preordinato i fatti perché il suo Cristo nascesse in Betlemme. Essa, la più piccola città[3] di Giuda, non era, e già la sua gloria era segnata. Perché questa gloria avvenga e la parola di Dio non sia smentita — e lo sarebbe se il Messia nascesse altrove — ecco che un potente è sorto, tanto lontano di qui, e ci ha dominato, ed ora vuole conoscere i sudditi, ora, mentre il mondo è in pace… Oh! che è la nostra piccola fatica se pensiamo al bello di questo attimo di pace? Pensa, Giuseppe. Un tempo in cui non vi è odio nel mondo! Ma può esservi ora più felice per il sorgere della “Stella” la cui luce è divina e il cui influsso è redenzione? Oh! non aver paura, Giuseppe. Se le strade sono insicure, se la calca renderà difficile l’andare, gli angeli ci faranno difesa e sponda. Non a noi: al loro Re! Se non troveremo asilo, ci faranno tenda le loro ali. Nulla ci avverrà di male. Non ci può accadere: Dio è con noi».

Dettaglio

L'editto sul censimento era appena stato pubblicato e Giuseppe lo annunciò a Maria.

EMR 28.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Riprendono la strada. Una conca più vasta si mostra dal ciglione che hanno superato. Nella conca, su e giù per le chine morbide che la circondano, vi sono case e case. È Betlemme.

«Eccoci nella terra di Davide, Maria. Ora riposerai. Mi sembri stanca tanto…».

«No. Pensavo… penso…». Maria afferra la mano di Giuseppe e gli dice con un sorriso beato: «Penso proprio che il tempo sia giunto».

«Dio di misericordia! Come facciamo?».

«Non temere, Giuseppe. Abbi costanza. Vedi come sono calma io?».

«Ma soffri molto».

«Oh! no. Sono piena di gaudio. Un gaudio tale, così forte, così bello, così incontenibile, che il mio cuore batte forte forte e mi dice: “Egli nasce! Egli nasce!”. Lo dice ad ogni battito. È il mio Bambino che bussa al mio cuore e dice: “Mamma, son qui che vengo a darti il bacio di Dio”. Oh! che gioia, Giuseppe mio!».

Ma Giuseppe non è nella gioia. Pensa all’urgenza di trovare un ricovero e affretta il passo. Porta per porta chiede un ricovero. Niente. Tutto occupato. Giungono all’albergo. È pieno, persino sotto i rustici portici che circondano il grande cortile interno, di gente che bivacca.

Giuseppe lascia Maria sul ciuchino dentro al cortile ed esce cercando nelle altre case. Torna sconfortato. Non vi è nulla. Il rapido crepuscolo invernale comincia a stendere i suoi veli. Giuseppe supplica l’albergatore. Supplica dei viaggiatori. Loro sono uomini e sani. Qui vi è una donna prossima a dare un figlio alla luce. Abbiano pietà. Niente.

Vi è un ricco fariseo che li guarda con palese disprezzo e, quando Maria si accosta, si scansa come si fosse avvicinata una lebbrosa. Giuseppe lo guarda e un rossore di sdegno gli monta al volto. Maria posa la sua mano sul polso di Giuseppe per calmarlo e dice: «Non insistere. Andiamo. Dio provvederà».

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Maria e Giuseppe si recano a Betlemme per il censimento. È inverno.

EMR 136.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

EMR 207.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ma il giorno dopo? E poi ancora?», chiedono in molti, fra cui le due Marie.

«Il giorno dopo? Oh! molto semplice! Fui la madre che dà il latte al suo bambino e che lo lava e fascia come tutte le madri fanno. Scaldavo l’acqua presa al rio sul fuoco acceso lì fuori, perché il fumo non facesse piangere due occhietti azzurri, e poi nell’angolo più riparato, in un vecchio mastello, lavavo la mia Creatura e la mettevo in panni freschi. E al rio andavo a lavare i pannolini e li stendevo al sole… e poi, gioia fra le gioie, mettevo Gesù alla mammella, e Lui succhiava divenendo più colorito, e felice… Il primo giorno, nell’ora più calda, andai a sedermi lì fuori per vederlo bene. Qui la luce filtra, non entra, e lume e fiamma davano bizzarri aspetti alle cose. Andai lì fuori, al sole… e guardai il Verbo incarnato. La Madre ha allora conosciuto il Figlio e la serva di Dio il suo Signore. E fui donna e adoratrice… Poi la casa di Anna… i giorni alla tua cuna, i primi passi, la prima parola… Ma questo fu poi, a suo tempo… E nulla, nulla fu pari all’ora del tuo nascere… Solo al ritorno a Dio io ritroverò quella pienezza…».

«Ma però… partire così all’ultimo! Che imprudenza! Perché non attendere? Il decreto prevedeva un termine prolungato per casi eccezionali quali nascite o malattie. Alfeo lo disse…», dice Maria d’Alfeo.

«Attendere? Oh! no! Quella sera, quando Giuseppe portò la notizia, io e Te, Figlio, balzammo di gioia. Era la chiamata… perché qui, qui solo Tu dovevi nascere come i Profeti avevano detto; e quel decreto improvviso fu come un Cielo pietoso che annullasse a Giuseppe anche il ricordo del suo sospetto. Era quello che attendevo, per Te, per lui, per il mondo giudaico e per il mondo futuro, fino alla fine dei secoli. Era detto[2]. E come era detto, fu. Attendere! Può la sposa mettere attesa al suo sogno nuziale? Perché attendere?».

«Ma… per tutto quello che poteva accadere…», dice ancora Maria d’Alfeo.

«Non avevo alcun timore. Mi riposavo in Dio».

«Ma lo sapevi che tutto sarebbe andato così?».

«Nessuno me lo aveva detto, ed io non vi pensavo affatto, tanto che per rincuorare Giuseppe lasciai dubitare a lui e a voi che ancora vi fosse tempo alla nascita. Ma io sapevo, questo lo sapevo, che nella festa delle luci la Luce del mondo sarebbe nata».

«Tu piuttosto, madre, perché non hai accompagnato Maria?

E il padre perché non vi pensò? Dovevate bene venire voi pure qui! Non vi venimmo tutti?», chiede severo Giuda Taddeo.

«Tuo padre aveva deciso di venire dopo l’Encenie e lo disse al fratello. Ma Giuseppe non volle aspettare».

«Ma tu almeno…», ribatte ancora il Taddeo.

«Non la rimproverare, Giuda. Di comune accordo trovammo giusto calare un velo sul mistero di questa nascita».

«Ma Giuseppe sapeva che sarebbe avvenuta con quei segni?

Se tu non lo sapevi, poteva saperlo lui?».

«Non sapevamo nulla, fuorché che Egli doveva nascere».

«E allora?».

«E allora la Sapienza divina ci guidò così, come era giusto.

La nascita di Gesù, la sua presenza nel mondo, doveva apparire priva di tutto quanto fosse di stupendo e che avrebbe aizzato Satana… E voi vedete che l’astio attuale di Betlemme al Messia è una conseguenza della prima epifania del Cristo. Il livore demoniaco usò della rivelazione per fare spargere sangue, e per spargere, per il sangue sparso, odio.»

Dettaglio

La Vergine Maria ci ha appena raccontato la nascita di Gesù.

Annotazione

Il decreto prevedeva un ritardo in casi eccezionali come nascite o malattie. L'editto di censimento, cfr. EMV 27.

E questo decreto inaspettato fu come un atto di misericordia del Cielo per cancellare anche il ricordo dei sospetti di Giuseppe. Era quello che aspettavo, per voi, per lui, per il mondo ebraico e per il mondo a venire, fino alla fine dei tempi. Era stato predetto. Ed è accaduto proprio come era stato predetto. Come in Michea 5, 1-2.

Libro di Michea 5, 1-2

Mi 5, 1-2 : E tu, Betlemme Efrata, il più piccolo dei clan di Giuda, da te uscirà per me colui che dovrà governare Israele. Le sue origini risalgono ai tempi antichi, ai tempi del passato.