«Maestro», dice Elia. «Quella donna… quella donna che sta nella casa di Giovanni… quando Tu eri via da tre giorni e noi pasturavamo le pecore sui prati di Ebron – ché son di tutti, i prati, e non ci potevano cacciare – ci mandò una servente con questa borsa e dicendo che ci voleva parlare… Non so se ho fatto bene… ma per la prima volta ho reso la borsa e ho detto: “Non ho nulla da udire”… Poi lei mi ha fatto dire: “Vieni in nome di Gesù” e sono andato… Ha aspettato che non ci fosse il suo… insomma l’uomo che la tiene… Quante cose ha voluto… anzi, voleva sapere. Ma io… ho detto poco. Per prudenza. È una meretrice. Temevo fosse un tranello per Te. Mi ha chiesto chi sei, dove stai, che fai, se sei un signore… Io ho detto: “È Gesù di Nazaret, è dapertutto perché è un maestro e va insegnando per la Palestina”; ho detto che sei un uomo povero, semplice, un operaio che la Sapienza ha fatto sapiente… Non di più».
«Hai fatto bene», dice Gesù; e contemporaneamente Giuda esclama: «Hai fatto male! Perché non hai detto che è il Messia, che è il Re del mondo? Schiacciarla, la superba romana, sotto il fulgore di Dio!».
«Non mi avrebbe capito… E poi? Ero certo se era sincera? L’hai detto tu, quando la vedesti, cosa è lei. Potevo gettare le cose sante – e tutto ciò che è Gesù è santo – in bocca a lei? Potevo mettere in pericolo Gesù dando troppe notizie? Da tutti gli venga male, ma non da me».
«Andiamo noi, Giovanni, a dirle chi è il Maestro, a spiegarle la verità santa».
«Io no. A meno che Gesù me lo ordini».
«Hai paura? Che vuoi che ti faccia? Hai schifo? Non lo ha avuto il Maestro!».
«Non paura e non schifo. Ho pietà di lei. Ma penso che, se Gesù voleva, poteva fermarsi ad istruirla. Non lo ha fatto… non è necessario farlo noi».
«Allora non c’erano segni di conversione… Ora…
79.5
Fai vedere, Elia, la borsa». E Giuda rovescia su un lembo del mantello, poiché si è seduto sull’erba, il contenuto della borsa. Anelli, armille, braccialetti, una collana rotolano: giallo oro sul giallo opaco della veste di Giuda. «Tutti gioielli!… Che ce ne facciamo?».
«Si possono vendere», dice Simone.
«Sono cose noiose», obbietta Giuda che però li ammira. «Gliel’ho detto anche io, nel prenderli; ho anche detto: “Il tuo signore ti batterà”. Mi ha risposto: “Non è roba sua. Mia è, ne faccio ciò che voglio. So che è oro di peccato… ma diventerà buono se usato per chi è povero e santo. Perché si ricordi di me”, e piangeva».
«Vacci, Maestro».
«No».
«Mandaci Simone».
«No».
«Allora vado io».
«No».
I «no» di Gesù sono secchi e imperiosi.
«Ho fatto male, Maestro, a parlare con lei, a prendere quell’oro?», chiede Elia che vede Gesù serio.
«Non hai fatto male. Ma non c’è nulla di più da fare».
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«Ma forse quella donna vuole redimersi ed ha bisogno di essere ammaestrata…», obbietta ancora Giuda.
«In lei sono già tante scintille atte a suscitare l’incendio in cui può ardersi il suo vizio e rimanere l’anima rinverginizzata dal pentimento. Poco fa vi ho parlato di lievito che si sparge per la farina e la fa santo pane. Udite una breve parabola. Quella donna è farina. Una farina in cui il Maligno ha mescolato le sue polveri di inferno. Io sono il lievito. Ossia la mia parola è il lievito. Ma se troppa pula è nella farina, o se sassi e rena vi è mescolata, e cenere con essa, può farsi il pane anche se il lievito è buono? Non può farsi. Occorre che pazientemente si levi dalla farina pula, cenere, sassi e rena. La Misericordia passa e offre il crivello… Il primo: quello fatto da brevi verità fondamentali. Quali sono necessarie per esser comprese da uno che è nella rete della completa ignoranza, del vizio, del gentilesimo. Se l’anima lo accoglie, comincia la prima purificazione. La seconda avviene col crivello dell’anima stessa, che confronta il suo essere con l’Essere che si è rivelato. E ne ha orrore. E inizia la sua opera. Per una operazione sempre più minuta, dopo i sassi, dopo la rena, dopo la cenere, giunge anche a levare quello che è già farina, ma con granelli ancor pesanti, troppo pesanti per dare ottimo pane. Ora eccola tutta pronta. Ripassa allora la Misericordia e si immette in quella farina preparata – anche questa è preparazione, Giuda – e la solleva e la fa pane. Ma è operazione lunga e di “volontà” dell’anima. Quella donna… quella donna ha già in sé quel minimo che era giusto darle e che le può servire a compiere il suo lavoro. Lasciamo lo compia, se vorrà farlo, senza turbarla. Tutto turba un’anima che si lavora: la curiosità, gli zeli inconsulti, le intransigenze come le eccessive pietà».
79.7
«Allora non ci andiamo?». «No. E, perché nessuno fra voi abbia tentazione, partiamo subito. Nel bosco è ombra. Sosteremo alle falde della valle del Terebinto. E là ci separeremo. Elia tornerà ai suoi pascoli con Levi. Mentre Giuseppe verrà con Me sino al guado di Gerico. Poi… ci riuniremo ancora. Tu, Isacco, continua ciò che facesti a Jutta, andando da qui, per Arimatea e Lidda, sino a raggiungere Doco. Là ci ritroveremo. Vi è da preparare la Giudea. E tu sai come farlo. Come hai fatto a Jutta».
«E noi?».
«Voi? Verrete, l’ho detto, per vedere la mia preparazione. Anche Io mi sono preparato alla missione».
«Andando da un rabbi?».
«No».
«Da Giovanni?».
«Ne presi solo il battesimo».
«E allora?».
«Betlemme ha parlato con le pietre ed i cuori. Anche lì dove ti porto, Giuda, le pietre ed un cuore, il mio, parleranno e ti daranno risposta».