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Note della parola chiave

Bibbia - Vangelo di Matteo

Tema: Bibbia, tradizione e testi sacri - Antico e Nuovo Testamento · Pagina 2 di 7

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EMR 46.1-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

46.1 Vedo la solitudine petrosa già vista alla mia sinistra nella visione del battesimo di Gesù al Giordano. Però devo essere molto addentrata in essa, perché non vedo affatto il bel fiume lento e azzurro, né la vena di verde che lo costeggia alle sue due rive, come alimentata da quell’arteria d’acqua. Qui solo solitudine, pietroni, terra talmente arsa da esser ridotta a polvere giallastra, che ogni tanto il vento solleva con piccoli vortici, che paion fiato di bocca febbrile tanto sono asciutti e caldi. E tormentosi per la polvere che penetra con essi nelle narici e nelle fauci. Molto rari, qualche piccolo cespuglio spinoso, non si sa come resistente in quella desolazione. Sembrano ciuffetti di superstiti capelli sulla testa di un calvo. Sopra, un cielo spietatamente azzurro; sotto, il suolo arido; intorno, massi e silenzio. Ecco quanto vedo come natura.

46.2 Addossato ad un enorme pietrone, che per la sua forma, fatta su per giù così come mi sforzo a disegnarla, fa un embrione di grotta, e seduto su un sasso trascinato nell’incavo, al punto +, sta Gesù. Si ripara così dal sole cocente.

E l’interno ammonitore mi avverte che quel sasso, su cui ora siede, è anche il suo inginocchiatoio e il suo guanciale quando prende le brevi ore di riposo avvolto nel suo mantello, al lume delle stelle e all’aria fredda della notte. Infatti là presso è la sacca che gli ho visto prendere prima di partire da Nazareth. Tutto il suo avere. E, dal come si piega floscia, comprendo che è vuota del poco cibo che vi aveva messo Maria.

Gesù è molto magro e pallido. Sta seduto con i gomiti appoggiati ai ginocchi e gli avambracci sporti in avanti, con le mani unite ed intrecciate nelle dita. Medita. Ogni tanto solleva lo sguardo e lo gira attorno e guarda il sole alto, quasi a perpendicolo, nel cielo azzurro. Ogni tanto, e specie dopo aver girato lo sguardo attorno e averlo alzato verso la luce solare, chiude gli occhi e si appoggia al masso, che gli fa da riparo, come preso da vertigine.

46.3 Vedo apparire il brutto ceffo di Satana. Non che si presenti nella forma che noi ce lo raffiguriamo, con corna, coda, ecc. ecc. Pare un beduino avvolto nel suo vestito e nel suo mantellone, che pare un domino da maschera. Sul capo il turbante, le cui falde bianche scendono a far riparo sulle spalle e lungo i lati del viso. Di modo che di questo appare un breve triangolo molto bruno, dalle labbra sottili e sinuose, dagli occhi nerissimi e incavati, pieni di bagliori magnetici. Due pupille che ti leggono in fondo al cuore, ma nelle quali non leggi nulla, o una sola parola: mistero. L’opposto dell’occhio di Gesù, tanto magnetico e fascinatore anche esso, che ti legge in cuore, ma nel quale leggi anche che nel suo cuore è amore e bontà per te. L’occhio di Gesù è una carezza sull’anima. Questo è come un doppio pugnale che ti perfora e brucia.

46.4 Si avvicina a Gesù: «Sei solo?».

Gesù lo guarda e non risponde.

«Come sei capitato qui? Ti sei sperduto?».

Gesù lo guarda da capo e tace.

«Se avessi dell’acqua nella borraccia, te la darei. Ma ne sono senza anche io. M’è morto il cavallo e mi dirigo a piedi al guado. Là berrò e troverò chi mi dà un pane. So la via. Vieni con me. Ti guiderò».

Gesù non alza più neppure gli occhi.

«Non rispondi? Sai che, se resti qui, muori? Già si leva il vento. Sarà bufera. Vieni».

Gesù stringe le mani in muta preghiera.

«Ah! sei proprio Tu, dunque? È tanto che ti cerco! Ed ora è tanto che ti osservo. Dal momento che sei stato battezzato. Chiami l’Eterno? È lontano. Ora sei sulla Terra ed in mezzo agli uomini. E negli uomini regno io. Pure mi fai pietà e ti voglio soccorrere, perché sei buono e sei venuto a sacrificarti per nulla. Gli uomini ti odieranno per la tua bontà. Non capiscono che oro e cibo e senso. Sacrificio, dolore, ubbidienza, sono parole morte per loro più di questa terra che ci è d’intorno. Essi sono aridi più ancora di questa polvere. Solo il serpe può nascondersi qui, attendendo di mordere, e lo sciacallo di sbranare. Vieni via. Non merita soffrire per loro. Li conosco più di Te».

Satana si è seduto di fronte a Gesù e lo fruga col suo sguardo tremendo e sorride con la sua bocca di serpe. Gesù tace sempre e prega mentalmente.

46.5 «Tu diffidi di me. Fai male. Io sono la sapienza della Terra. Ti posso esser maestro per insegnarti a trionfare. Vedi: l’importante è trionfare. Poi, quando ci si è imposti e si è affascinato il mondo, allora lo si conduce anche dove si vuole noi. Ma prima bisogna essere come piace a loro. Come loro. Sedurli facendo loro credere che li ammiriamo e li seguiamo nel loro pensiero.

Sei giovane e bello. Comincia dalla donna. È sempre da essa che si deve incominciare. Io ho sbagliato inducendo la donna alla disubbidienza. Dovevo consigliarla per altro modo. Ne avrei fatto uno strumento migliore e avrei vinto Dio. Ho avuto fretta. Ma Tu! Io t’insegno, perché c’è stato un giorno che ho guardato a Te con giubilo angelico, e un resto di quell’amore è rimasto, ma Tu ascoltami ed usa della mia esperienza. Fàtti una compagna. Dove non riuscirai Tu, essa riuscirà. Sei il nuovo Adamo: devi avere la tua Eva.

E poi, come puoi comprendere e guarire le malattie del senso se non sai che cosa sono? Non sai che è lì il nocciolo da cui nasce la pianta della cupidità e della prepotenza? Perché l’uomo vuole regnare? Perché vuole essere ricco, potente? Per possedere la donna. Questa è come l’allodola. Ha bisogno del luccichio per essere attirata. L’oro e la potenza sono le due facce dello specchio che attirano le donne e le cause del male nel mondo. Guarda: dietro a mille delitti dai volti diversi ce ne sono novecento almeno che hanno radice nella fame del possesso della donna o nella volontà di una donna, arsa da un desiderio che l’uomo non soddisfa ancora o non soddisfa più. Vai dalla donna se vuoi sapere cosa è la vita. E solo dopo saprai curare e guarire i morbi della umanità.

È bella, sai, la donna! Non c’è nulla di più bello nel mondo. L’uomo ha il pensiero e la forza. Ma la donna! Il suo pensiero è un profumo, il suo contatto è carezza di fiori, la sua grazia è come vino che scende, la sua debolezza è come matassa di seta o ricciolo di bambino nelle mani dell’uomo, la sua carezza è forza che si rovescia sulla nostra e la accende. Si annulla il dolore, la fatica, il cruccio quando si posa presso una donna, ed essa è fra le nostre braccia come un fascio di fiori.

46.6 Ma che stolto che sono! Tu hai fame e ti parlo della donna. La tua vigoria è esausta. Per questo, questa fragranza della terra, questo fiore del creato, questo frutto che dà e suscita amore, ti pare senza valore. Ma guarda queste pietre. Come sono tonde e levigate, dorate sotto al sole che scende. Non sembrano pani? Tu, Figlio di Dio, non hai che dire: “Voglio”, perché esse divengano pane fragrante come quello che ora le massaie levano dal forno per la cena dei loro familiari. E queste acacie così aride, se Tu vuoi, non possono empirsi di dolci pomi, di datteri di miele? Satollati, o Figlio di Dio! Tu sei il Padrone della Terra. Essa si inchina per mettere ai tuoi piedi se stessa e sfamare la tua fame.

Lo vedi che impallidisci e vacilli solo a sentir nominare il pane? Povero Gesù! Sei tanto debole da non potere più neppure comandare al miracolo? Vuoi che lo faccia io per Te? Non ti sono a pari. Ma qualcosa posso. Starò privo per un anno della mia forza, la radunerò tutta, ma ti voglio servire, perché Tu sei buono ed io sempre mi ricordo che sei il mio Dio, anche se ora ho demeritato di chiamarti tale. Aiutami con la tua preghiera perché io possa…».

«Taci. “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che viene da Dio”».

Il demonio ha un sussulto di rabbia. Digrigna i denti e stringe i pugni. Ma si contiene e volge il digrigno in sorriso.

«Comprendo. Tu sei sopra le necessità della Terra e hai ribrezzo a servirti di me. L’ho meritato.

46.7 Ma vieni, allora, e vedi cosa è nella Casa di Dio. Vedi come anche i sacerdoti non ricusano di venire a transazioni fra lo spirito e la carne. Perché infine sono uomini e non angeli. Compi un miracolo spirituale. Io ti porto sul pinnacolo del Tempio e Tu trasfigurati in bellezza lassù, e poi chiama le coorti di angeli e di’ che facciano delle loro ali intrecciate pedana al tuo piede e ti calino così nel cortile principale. Che ti vedano e si ricordino che Dio è. Ogni tanto è necessario manifestarsi, perché l’uomo ha una memoria tanto labile, specie in ciò che è spirituale. Sai come gli angeli saranno beati di far riparo al tuo piede e scala a Te che scendi!».

«“Non tentare il Signore Iddio tuo”, è detto».

«Comprendi che anche la tua apparizione non muterebbe le cose, e il Tempio continuerebbe ad esser mercato e corruzione. La tua divina sapienza lo sa che i cuori dei ministri del Tempio sono un nido di vipere, che si sbranano e sbranano pur di predominare. Non sono domati che dalla potenza umana.

46.8 E allora, vieni. Adorami. Io ti darò la Terra. Alessandro, Ciro, Cesare, tutti i più grandi dominatori passati o viventi saranno simili a capi di meschine carovane rispetto a Te, che avrai tutti i regni della Terra sotto il tuo scettro. E, coi regni, tutte le ricchezze, tutte le bellezze della Terra, e donne, e cavalli, e armati e templi. Potrai alzare dovunque il tuo Segno, quando sarai Re dei re e Signore del mondo. Allora sarai ubbidito e venerato dal popolo e dal sacerdozio. Tutte le caste ti onoreranno e ti serviranno, perché sarai il Potente, l’Unico, il Signore.

Adorami un attimo solo! Levami questa sete che ho d’esser adorato! È quella che mi ha perduto. Ma è rimasta in me e mi brucia. Le vampe dell’inferno sono fresca aria del mattino rispetto a questo ardore che mi brucia l’interno. È il mio inferno, questa sete. Un attimo, un attimo solo, o Cristo, Tu che sei buono! Un attimo di gioia all’eterno Tormentato! Fàmmi sentire cosa voglia dire essere dio e mi avrai devoto, ubbidiente come servo per tutta la vita, per tutte le tue imprese. Un attimo! Un solo attimo, e non ti tormenterò più!».

E Satana si butta in ginocchio, supplicando.

46.9 Gesù si è alzato, invece. Divenuto più magro in questi giorni di digiuno, sembra ancora più alto. Il suo volto è terribile di severità e potenza. I suoi occhi sono due zaffiri che bruciano. La sua voce è un tuono, che si ripercuote contro l’incavo del masso e si sparge sulla sassaia e la piana desolata, quando dice: «Va’ via, Satana. È scritto: “Adorerai il Signore Iddio tuo e servirai Lui solo”!».

Satana, con un urlo di strazio dannato e di odio indescrivibile, scatta in piedi, tremendo a vedersi nella sua furente, fumante persona. E poi scompare con un nuovo urlo di maledizione.

46.10 Gesù si siede stanco, appoggiando indietro il capo contro il masso. Pare esausto. Suda. Ma esseri angelici vengono ad alitare con le loro ali nell’afa dello speco, purificandola e rinfrescandola. Gesù apre gli occhi e sorride. Io non lo vedo mangiare. Direi che Egli si nutre dell’aroma del Paradiso e ne esce rinvigorito.

Il sole scompare a ponente. Egli prende la vuota bisaccia e, accompagnato dagli angeli, che fanno una mite luce sospesi sul suo capo mentre la notte cala rapidissima, si avvia verso est, meglio verso nord-est. Ha ripreso la sua espressione abituale, il passo sicuro. Solo resta, a ricordo del lungo digiuno, un aspetto più ascetico nel volto magro e pallido e negli occhi, rapiti in una gioia non di questa Terra.

Annotazione

Matteo 4:1-11:

Poi Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato per quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.

Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: "Se tu sei il Figlio di Dio, comanda che queste pietre diventino pani". Ma Gesù rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vive l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".

Allora il diavolo lo portò nella Città Santa, lo pose in cima al Tempio e gli disse: "Se tu sei il Figlio di Dio, buttati giù, perché sta scritto: "Egli darà ai suoi angeli il comando su di te ed essi ti porteranno sulle loro mani: Ed essi ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non urti contro una pietra". Gesù gli disse: "Di nuovo, sta scritto: "Non metterai alla prova il Signore tuo Dio"".

Il diavolo lo portò di nuovo su un monte molto alto e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria, dicendogli: "Tutto questo ti darò se cadrai ai miei piedi e ti prostrerai a me". Allora Gesù gli disse: "Vattene, Satana, perché sta scritto: "Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo renderai culto"".

Così il diavolo lo lasciò. Ed ecco che vennero degli angeli e gli prestarono servizio.

Marco 1:12-13:

Subito lo Spirito trasferì Gesù nel deserto e lì rimase per quaranta giorni, tentato da Satana. Viveva tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Luca 4, 1-13:

Gesù, pieno di Spirito Santo, lasciò le rive del Giordano; nello Spirito fu condotto nel deserto, dove per quaranta giorni fu tentato dal diavolo. Durante quei giorni non mangiò nulla e, allo scadere del tempo, ebbe fame.

Il diavolo gli disse: "Se tu sei il Figlio di Dio, comanda che questa pietra diventi pane". Gesù rispose: "Sta scritto: L'uomo non vive di solo pane".

Allora il diavolo lo portò più in alto e in un attimo gli mostrò tutti i regni della terra. Gli disse: "Ti darò tutto questo potere e la gloria di questi regni, perché mi sono stati consegnati e li do a chi voglio. Se dunque ti prostri a me, avrai tutte queste cose". Gesù gli rispose: "Sta scritto: "Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo renderai culto"".

Allora il diavolo lo portò a Gerusalemme, lo pose in cima al Tempio e gli disse: "Se sei il Figlio di Dio, buttati giù da qui, perché sta scritto: 'Darà ai suoi angeli l'incarico di custodirti'; e ancora: 'Ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non colpisca una pietra'". Gesù rispose: "È scritto: "Non metterai alla prova il Signore tuo Dio"".

Avendo così esaurito tutte le forme di tentazione, il diavolo si ritirò da Gesù fino al momento stabilito.

EMR 47.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Se il mondo ha ancora un poco di luce, ciò si deve ai puri del mondo. Sono essi i servi di Dio e sanno capire Dio e ripetere le parole di Dio. Io ho detto: “Beati i puri di cuore perché vedranno Dio”. Anche dalla Terra. Essi, ai quali il fumo del senso non turba il pensiero, “vedono” Dio e l’odono e lo seguono, e l’additano agli altri.

Annotazione

Mt 5, 8: "Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio".

EMR 60.1-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Pietro parla a Gesù. Dice: «Maestro, io ti vorrei pregare di venire nella mia casa. Non ho osato dirlo lo scorso sabato. Ma… vorrei che Tu venissi».

«A Betsaida?».

«No, qui… in casa di mia moglie, la casa natìa, voglio dire».

«Perché questo desiderio, Pietro?».

«Eh!… per molte ragioni… e poi, oggi mi è stato detto che mia suocera è malata. Se Tu volessi guarirla, forse ti…».

«Finisci, Simone».

«Volevo dire… se Tu la avvicinassi, lei finirebbe… sì, insomma, sai, altro è sentir parlare di uno e altro è vederlo e udirlo, e se quest’uno, poi, guarisce, allora…».

«Allora anche l’astio cade, vuoi dire».

«No, astio no. Ma sai… il paese è diviso in molti pareri, e lei… non sa a chi dare retta. Vieni, Gesù».

«Vengo. Andiamo. Avvertirete quelli che attendono che parlerò loro dalla tua casa».

60.2 Vanno sino ad una casa bassa, più bassa ancora di quella di Pietro a Betsaida, e ancor più prossima al lago. È separata da questo da una striscia del greto e credo che nelle burrasche le onde vengano a morire contro le mura della casa, che, se è bassa, è in compenso molto larga, come fosse abitata da più persone.

Nell’orto, che si apre sul davanti della casa, verso il lago, non vi è che una vite vecchia e nodosa, stesa su una rustica pergola, e un vecchio fico che i venti del lago hanno tutto piegato verso la casa. La chioma spettinata della pianta sfiora i muri di essa e bussa contro le impannate delle finestrelle, chiuse a riparo del vivo sole che batte sulla casetta. Non c’è che questo fico e questa vite, e un pozzo basso e dal muretto verdastro.

«Entra, Maestro».

Delle donne sono nella cucina, intente chi a rattoppare le reti e chi a preparare il cibo. Salutano Pietro e poi si inchinano confuse davanti a Gesù e lo sbirciano, intanto, con curiosità.

«La pace sia a questa casa. Come sta la malata?».

«Parla, tu che sei la nuora più vecchia», dicono tre donne ad una che si sta asciugando le mani nel lembo della veste.

«La febbre è forte, molto forte. L’abbiamo mostrata al medico, ma dice che è vecchia per guarire e che, quando quel male dalle ossa va al cuore e dà febbre, specie a quell’età, si muore. Non mangia più… Io cerco di farle cibi buoni, anche ora, vedi, Simone? Le preparavo quella zuppa che le piaceva tanto. Ho scelto il pesce migliore, preso dai cognati. Ma non credo possa mangiarla. E poi… è così inquieta! Si lamenta, urla, piange, impreca…».

«Abbiate pazienza come vi fosse madre e ne avrete merito da Dio.

60.3 Conducetemi da lei».

«Rabbi… Rabbi… io non so se ti vorrà vedere. Non vuole vedere nessuno. Io non oso dirle: “Ora ti conduco il Rabbi”».

Gesù sorride senza perdere la calma. Si volge a Pietro: «Tocca a te, Simone. Sei uomo e il più vecchio dei generi, mi hai detto. Va’».

Pietro fa una smorfia significativa e ubbidisce. Traversa la cucina, entra in una stanza e, attraverso la porta, chiusa dietro lui, lo sento confabulare con una donna. Mette fuori il capo e una mano, e dice: «Vieni, Maestro. Fa’ presto». E aggiunge più piano, appena intelligibilmente: «Prima che cambi idea».

Gesù traversa lesto la cucina e spalanca la porta. Ritto sulla soglia, dice il suo dolce e solenne saluto: «La pace sia con te». Entra, nonostante non gli si sia risposto. Va presso ad un giaciglio basso su cui è stesa una donnetta tutta grigia, scarna, affannante per la forte febbre che le fa rosso il viso consumato.

Gesù si china sul lettuccio, sorride alla vecchietta: «Hai male?».

«Muoio!».

«No. Non muori. Puoi credere che Io ti posso guarire?».

«E perché lo faresti? Non mi conosci».

«Per Simone, che me ne ha pregato, … e anche per te, per dare tempo alla tua anima di vedere e amare la Luce».

«Simone? Farebbe meglio a… Come mai Simone ha pensato a me?».

«Perché è migliore di quanto tu credi. Io lo conosco e so. Lo conosco e sono lieto di esaudirlo».

«Mi guariresti, allora? Non morirò più?».

«No, donna. Per ora non morrai. Puoi credere in Me?».

«Credo, credo. Mi basta non morire!».

60.4 Gesù sorride ancora. La prende per mano. La mano rugosa e dalle vene gonfie sparisce nella mano giovanile di Gesù, che si raddrizza e prende il suo aspetto di quando fa miracolo e grida: «Sii guarita! Lo voglio! Alzati!» e le lascia andare la mano. Che ricade senza che la vecchia si lamenti, mentre prima, nonostante Gesù gliel’avesse presa con molta delicatezza, l’averla mossa era costato un lamento all’inferma.

Un breve tempo di silenzio. Poi la vecchia esclama forte: «Oh! Dio dei padri! Ma io non ho più nulla! Ma sono guarita! Venite! Venite!». Accorrono le nuore. «Ma guardate!», dice la vecchia. «Mi muovo e non sento più dolore! E non ho più febbre! Sentite come sono fresca. E il cuore non sembra più il martello del fabbro. Ah! non muoio più!». Non una parola per il Signore!

Ma Gesù non se la prende. Dice alla più anziana delle nuore: «Vestitela, che si alzi. Lo può fare». E si avvia per uscire.

Simone, mortificato, si volge alla suocera: «Il Maestro ti ha guarita. Non gli dici nulla?».

«Certo! Non ci pensavo. Grazie. Che posso fare per dirti grazie?».

«Esser buona, molto buona. Perché l’Eterno fu buono con te. E, se troppo non ti rincresce, lasciami riposare oggi nella tua casa. Ho percorso nella settimana tutti i paesi vicini e sono giunto all’alba di questa mattina. Sono stanco».

«Certo! Certo! Resta pure, se ti piace così». Ma non c’è molto entusiasmo nel dirlo.

60.5 Gesù, con Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni, va a sedersi nell’orto.

«Maestro!…».

«Pietro mio?».

«Io sono mortificato».

Gesù fa un gesto come dicesse: «Lascia perdere». Poi dice: «Non è la prima e non sarà l’ultima che non sento riconoscenza immediata. Ma non chiedo riconoscenza. Mi basta dar modo alle anime di salvarsi. Io faccio il mio dovere. A loro fare il loro».

«Ah! ve ne sono stati altri così? Dove?».

«Simone curioso! Ma ti voglio accontentare, nonostante non ami le inutili curiosità. A Nazaret. Ricordi la mamma di Sara? Era molto malata quando giungemmo a Nazaret e ci dissero che la bambina piangeva. Per non fare di essa, che è buona e mite, un’orfana e domani una figliastra, sono andato a trovare la donna… volevo guarirla… Ma non avevo ancora posto piede nella casa che il marito di lei e un fratello mi cacciarono dicendo: “Via, via! Non vogliamo noie con la sinagoga”. Per loro, per troppi sono già un ribelle… L’ho guarita lo stesso… per i suoi bambini. E a Sara, che era nell’orto, ho detto accarezzandola: “Guarisco tua madre. Va’ a casa. Non piangere più”. E la donna è guarita nello stesso momento e la bambina glielo ha detto, e anche al padre e allo zio… E fu castigata per aver parlato con Me. Lo so, perché la bambina m’è corsa dietro mentre lasciavo il paese… Ma non importa».

«Io la facevo tornare malata».

«Pietro!». Gesù è severo. «È questo che Io insegno a te e agli altri? Cosa hai sentito sulle mie labbra dalla prima volta che mi hai udito? Di che ho sempre parlato come condizione prima per esser veri miei discepoli?».

«È vero, Maestro. Sono una vera bestia. Perdonami. Ma… non posso sopportare che non ti amino!».

«Oh! Pietro! Vedrai ben altro disamore! Tante sorprese avrai, Pietro! Persone che il mondo cosiddetto “santo” sprezza come pubblicani e che invece saranno al mondo di esempio, e esempio non seguito da coloro che li disprezzano. Pagani che saranno fra i miei più grandi fedeli. Meretrici che tornano pure, per volontà e penitenza. Peccatori che si emendano…».

«Senti, che si emendi un peccatore… può essere ancora. Ma una meretrice e un pubblicano!…».

«Tu non lo credi?».

«Io no».

«Sei in errore, Simone.

60.6 Ma ecco tua suocera che viene a noi».

«Maestro… io ti prego di sedere alla mia tavola».

«Grazie, donna. Dio te ne compensi».

Entrano nella cucina e si siedono a tavola, e la vecchia ser-ve gli uomini, con larga distribuzione di pesce in zuppa e arrostito. «Non ho altro che questo», si scusa. E, per non perderci l’abitudine, dice a Pietro: «Fin troppo fanno i tuoi cognati, soli come sono rimasti da quando tu sei andato a Betsaida! E almeno fosse servito a far più ricca mia figlia… Ma sento che ben sovente tu sei assente e non peschi».

«Seguo il Maestro. Sono stato con Lui a Gerusalemme e il sabato sto con Lui. Non perdo il tempo in gozzoviglie».

«Ma non guadagni, però. Faresti meglio, già che vuoi fare il servo del Profeta, di trasferirti qui di nuovo. Almeno, quella povera creatura di mia figlia, mentre tu fai il santo, avrà i parenti che la sfamano».

«Ma non ti vergogni di parlare così davanti a Lui che ti ha guarita?».

«Io non critico Lui. Lui fa il suo mestiere. Critico te, che fai il fannullone. Tanto, tu non sarai mai un profeta né un sacerdote. Sei un ignorante e un peccatore, un buono a nulla».

«Hai ragione che c’è Lui, se no…».

«Simone, tua suocera ti ha dato un ottimo consiglio. Puoi pescare anche da qua. Pescavi anche prima a Cafarnao, a quel che sento. Puoi tornarci anche ora».

«E abitare qui di nuovo? Ma Maestro, Tu non…».

«Buono, Pietro mio. Se tu sarai qui, sarai sul lago o con Me. Perciò, che ti è essere o non essere in questa casa?». Gesù ha messo la mano sulla spalla di Pietro e pare che la calma di Gesù passi nel bollente apostolo.

«Hai ragione. Hai sempre ragione. Lo farò. Ma… e questi?» e accenna Giovanni e Giacomo, suoi soci.

«Non possono venire loro pure?».

«Oh! il padre nostro, e la madre soprattutto, saranno sempre più felici di saperci con Te che con loro. Non faranno ostacolo».

«Forse anche Zebedeo verrà», dice Pietro.

«È più che probabile. E con lui altri. Verremo, Maestro, senza fallo verremo».

Dettaglio

Nota: in questo estratto ci sono due miracoli, quello della suocera di Pietro e quello della madre di Sara a Nazareth (cfr. 60,5).

Annotazione

Matteo 8:14-15

Quando Gesù entrò nella casa di Pietro, vide sua suocera a letto con la febbre. Le toccò la mano e la febbre la lasciò. Si alzò e lo servì.

Marco 1, 29-31

Usciti dalla sinagoga, andarono con Giacomo e Giovanni a casa di Simone e Andrea. La suocera di Simone era a letto con la febbre. Subito dissero a Gesù di lei. Gesù venne, la prese per mano e la fece alzare. La febbre la lasciò ed ella li servì.

Luca 4:38-39

Gesù lasciò la sinagoga ed entrò in casa di Simone. La suocera di Simone aveva la febbre alta e chiesero a Gesù di fare qualcosa per lei. Si chinò su di lei, minacciò la febbre e questa la lasciò. Immediatamente la donna si alzò e li servì.

EMR 64.1.3-4.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

64.1 Vedo le rive del lago di Genezaret. E vedo le barche dei pescatori tratte a riva; sulla riva e addossati ad esse sono Pietro e Andrea, intenti a rassettare le reti, che i garzoni portano loro stillanti dopo averle sciacquate nel lago dai detriti rimasti impigliati in esse. A una distanza di un dieci metri Giovanni e Giacomo, curvi sulla barca loro, sono intenti a mettere ordine nella stessa, aiutati da un garzone e da un uomo sui cinquanta o cinquantacinque anni, che penso esser Zebedeo, perché il garzone lo chiama «padrone» e perché è somigliantissimo a Giacomo.

Pietro e Andrea, con le spalle alla barca, lavorano silenziosi a riannodare fili e i sugheri di segnale. Solo ogni tanto scambiano qualche parola circa il loro lavoro che, a quel che capisco, è stato infruttuoso.

Pietro se ne rammarica non per la borsa vuota né per la fatica inutile, ma dice: «Mi spiace perché… come faremo a dare un cibo a quei poverelli? A noi non vengono che rade offerte, e quei dieci denari e sette dramme che abbiamo raccolto in questi quattro giorni io non le tocco. Solo il Maestro mi deve indicare a chi e come vanno date quelle monete. E fino a sabato Egli non torna! Se avevo fatto buona pesca!… Il pesce più minuto me lo cucinavo e lo davo a quei poveri… e se c’era chi brontolava in casa non me ne faceva niente. I sani possono andare a cercarlo. Ma i malati!…».

«Quel paralitico, poi!… Hanno già fatto tanta strada per portarlo qui…», dice Andrea. (...)

[Gesù torna dai suoi discepoli e il Maestro tiene un sermone nella casa del suo apostolo.]

La gente si affolla nello stanzone posteriore adibito alle reti, canapi, ceste, remi, vele e provviste. Si vede che Pietro l’ha messo a disposizione di Gesù, ammucchiando tutto in un angolo per fare posto. Il lago non si vede da qui. Se ne ode solo il fiotto lento. E si vede invece solo il muretto verdastro dell’orto, dalla vecchia vite e dal fico fronzuto. Gente è persino nella strada, traboccando dalla stanza nell’orto e da questo alla via.

64.4 Gesù comincia a parlare. In prima fila — si sono fatti largo con prepotenza di gesto e in grazia del timore che la folla popolana ha di loro — sono cinque persone… altolocate. Paludamenti, ricchezza di vesti e superbia li denunciano per farisei e dottori. (...)

[Gesù conclude la sua predica e il suo discorso è terminato.]

«Maestro», grida Pietro di fra la calca, «qui vi sono i malati. Due possono attendere che Tu esca, ma questo è pigiato fra la folla e poi… non può più stare. E passare non possiamo. Lo rimando?».

«No. Calatelo dal tetto».

«Dici bene. Lo facciamo subito».

Si sente scalpicciare sul tetto basso dello stanzone che, non essendo vera parte della casa, non ha sopra la terrazza cementata, ma solo un tettuccio di fascine coperte da scaglie simili a lavagna. Non so che pietra fosse. Si forma un’apertura, e a mezzo di corde viene calata la barellina su cui è l’infermo. Viene proprio calata davanti a Gesù. La gente si aggruppa più ancora per vedere.

«Hai avuto gran fede e con te chi ti ha portato!».

«Oh! Signore! Come non averla in Te?».

«Orbene, Io ti dico: figlio (l’uomo è molto giovane), ti sono rimessi tutti i tuoi peccati».

L’uomo lo guarda piangendo… Forse resta un poco male perché sperava guarire nel corpo.

I farisei e dottori bisbigliano fra loro arricciando naso, fronte e bocca con sdegno.

«Perché mormorate, più ancor nel cuore che sul labbro? Secondo voi è più facile dire al paralitico: “Ti sono rimessi i tuoi peccati”, oppure: “Alzati, prendi il lettuccio e cammina”? Voi pensate che solo Dio può rimettere i peccati. Ma non sapete rispondere quale è la più grande cosa, perché costui, perduto in tutto il corpo, ha speso sostanze senza poter essere sanato. Non lo può se non da Dio. Or perché sappiate che tutto Io posso, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha potere sulla carne e sull’anima, sulla Terra e nel Cielo, Io dico a costui: “Alzati. Prendi il tuo letto e cammina. Va’ a casa tua e sii santo”».

L’uomo ha una scossa, un grido, si alza in piedi, si getta ai piedi di Gesù, li bacia e carezza, piange e ride e con lui i parenti e la folla, che poi si divide per farlo passare come in trionfo e lo segue festante. La folla, non i cinque astiosi che se ne vanno tronfi e duri come pioli.

Annotazione

Matteo 9:1-8

Gesù salì su una barca, rifece la traversata e andò nella sua città natale, Cafarnao.

Ecco, gli fu portato un uomo paralitico, che giaceva su una barella. Vedendo la loro fede, Gesù disse al paralitico: "Fidati, figlio mio, i tuoi peccati sono perdonati". Ed ecco che alcuni scribi dicevano tra loro: "Quest'uomo bestemmia".

Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, chiese: "Perché fate pensieri cattivi? Perché cosa è più facile? Dire: "I tuoi peccati sono perdonati", o dire: "Alzati e cammina"? Ebbene, affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra... - Allora Gesù disse all'uomo paralizzato: "Alzati, prendi la tua barella e vai a casa". Egli si alzò e andò a casa.

Quando le folle lo videro, rimasero atterrite e diedero gloria a Dio, che aveva dato un tale potere agli uomini.

Marco 2, 1-12

Qualche giorno dopo, Gesù tornò a Cafarnao e giunse la notizia che era in casa. Si era radunata così tanta gente che non c'era più posto, nemmeno davanti alla porta, ed egli stava predicando la Parola a tutti.

Arrivarono alcune persone e gli portarono un uomo paralizzato, portato da quattro uomini. Non potendo avvicinarsi a lui a causa della folla, scoperchiarono il tetto sopra di lui, fecero un'apertura e calarono la barella su cui giaceva il paralitico. Vedendo la loro fede, Gesù disse al paralitico: "Figlio, i tuoi peccati sono perdonati".

Ma alcuni scribi, seduti lì, pensavano tra loro: "Perché quest'uomo parla così? Egli bestemmia. Chi può perdonare i peccati se non Dio? Subito Gesù vide nella sua mente quello che stavano pensando, così disse loro: "Perché pensate così? Che cosa è più facile? Dire a quest'uomo paralizzato: "I tuoi peccati sono perdonati", o dirgli: "Alzati, prendi la tua barella e cammina"? Ebbene! Affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha l'autorità di perdonare i peccati sulla terra... - Gesù disse all'uomo paralizzato: "Ti dico di alzarti, prendi la tua barella e vai a casa". Egli si alzò, prese subito la sua barella e uscì davanti a tutti. Tutti erano stupiti e davano gloria a Dio, dicendo: "Non abbiamo mai visto nulla di simile".

Luca 5:17-26

Un giorno, mentre Gesù insegnava, erano presenti farisei e maestri della Legge da tutti i villaggi della Galilea e della Giudea, e anche da Gerusalemme; e la potenza del Signore era all'opera per fargli compiere guarigioni.

Arrivarono alcune persone che portavano su una barella un uomo paralizzato; cercavano di portarlo dentro per metterlo davanti a Gesù. Ma non vedendo come fare a causa della folla, salirono sul tetto e, scostando le tegole, lo calarono con la barella proprio davanti a Gesù. Quando vide la loro fede, disse: "Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati". Gli scribi e i farisei cominciarono a ragionare: "Chi è quest'uomo? Dice bestemmie! Chi può perdonare i peccati, se non Dio? Ma Gesù, comprendendo i loro pensieri, rispose loro: "Perché avete questi pensieri nel cuore? Che cosa è più facile? Dire: "I tuoi peccati sono perdonati", o dire: "Alzati e cammina"? Ebbene! Affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha autorità sulla terra per rimettere i peccati", Gesù si rivolse all'uomo paralizzato: "Ti dico di alzarti, prendi la tua barella e torna a casa tua".

Subito si alzò davanti a loro, prese il suo lettuccio e se ne andò a casa, rendendo gloria a Dio. Erano tutti stupiti e rendevano gloria a Dio. Pieni di paura, dissero: "Oggi abbiamo visto cose straordinarie!

EMR 80.8-11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Udite. Una volta ci fu uno, un uomo, che mi chiese se ero mai stato tentato. Che mi chiese se non avevo mai peccato. Che mi chiese se, nella tentazione, non avevo mai ceduto. E che si stupì perché Io, il Messia, ho chiesto, per resistere, l’aiuto del Padre dicendo: “Padre, non mi indurre in tentazione”».

Gesù parla piano, calmo, come narrasse un fatto a tutti ignoto… Giuda china il capo come impacciato. Ma gli altri sono tanto intenti a guardare Gesù che non lo vedono.

Gesù continua: «Ora voi, miei amici, potete sapere ciò che solo lievemente seppe quell’uomo. Dopo il battesimo – ero mondo, ma non si è mai mondi abbastanza rispetto all’Altissimo, e l’umiltà di dire “sono uomo e peccatore” è già battesimo che fa mondo il cuore – sono venuto qui. Ero stato chiamato “l’Agnello di Dio” da colui che, santo e profeta, vedeva la Verità e vedeva scendere lo Spirito sul Verbo e farlo Unto del suo crisma d’amore, mentre la voce del Padre empiva i cieli del suo suono dicendo: “Ecco il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto”. Tu, Giovanni, eri presente quando il Battista ha ripetuto le parole… Dopo il battesimo, benché mondo per natura e mondo per figura, volli “prepararmi”. Sì, Giuda. Guardami. Il mio occhio ti dica ciò che ancor tace la bocca. Guardami, Giuda. Guarda il tuo Maestro che non si è sentito superiore all’uomo per essere il Messia e che anzi, sapendo di esser l’Uomo, ha voluto esserlo in tutto, fuorché nel condiscendere al male. Ecco, così».

Ora Giuda ha alzato il viso e guarda Gesù che ha di fronte. La luce delle stelle fa brillare gli occhi di Gesù come fossero due stelle fisse in un pallido volto.

80.9 «Per prepararsi ad essere maestri bisogna essere stati scolari. Io tutto sapevo come Dio. La mia intelligenza mi poteva anche fare capire le lotte dell’uomo, per potere intellettivo e intellettualmente. Ma un giorno qualche mio povero amico, qualche mio povero figlio, avrebbe potuto dire e dirmi: “Tu non sai cosa è esser uomo e avere senso e passioni”. Sarebbe stato rimprovero giusto. Sono venuto qui, anzi là, su quel monte, per prepararmi… non solo alla missione… ma alla tentazione. Vedete? Qui dove voi siete, Io fui tentato. Da chi? Da un mortale? No. Troppo lieve sarebbe stato il suo potere. Sono stato tentato da Satana, direttamente.

Ero sfinito. Da quaranta giorni non mangiavo… Ma, finché ero stato perso nell’orazione, tutto si era annullato nella gioia del parlare con Dio, più che annullato: reso sopportabile. Lo sentivo come un disagio della materia, circoscritto alla materia sola… Poi sono tornato nel mondo… sulle vie del mondo… e ho sentito i bisogni di chi è sul mondo. Ho avuto fame. Ho avuto sete. Ho sentito il freddo pungente della notte desertica. Ho sentito il corpo affranto dalla mancanza del riposo, del letto, e dal lungo cammino fatto in condizioni di spossatezza tale che mi impedivano di andare oltre…

Perché ho una carne anche Io, amici. Una vera carne. Ed essa è soggetta alle stesse debolezze che hanno tutte le carni. E con la carne ho un cuore. Sì. Dell’uomo ho preso la prima e la seconda delle tre parti che fanno l’uomo. Ho preso la materia con le sue esigenze e il morale con le sue passioni. E, se per mia volontà ho piegato in sul nascere tutte le passioni non buone, ho lasciato crescessero potenti come cedri secolari le sante passioni dell’amore filiale, dell’amore patrio, delle amicizie, del lavoro, di tutto quanto è ottimo e santo. E qui ho sentito nostalgia della Mamma lontana, qui ho sentito bisogno delle sue cure sulla mia fralezza umana, qui ho sentito rinnovarsi il dolore di essermi staccato dall’Unica che mi amasse perfettamente, qui ho presentito il dolore che mi è serbato e il dolore del suo dolore, povera Mamma, che non avrà più lacrime, tante ne dovrà spargere per il suo Figlio e per opera degli uomini. E qui ho sentito la stanchezza dell’eroe e dell’asceta, che in un’ora di premonizione si rende cognito dell’inutilità del suo sforzo… Ho pianto… La tristezza… richiamo magico per Satana. Non è peccato esser tristi se l’ora è penosa. È peccato cedere oltre alla tristezza e cadere in inerzia o in disperazione. Ma Satana subito viene quando vede uno caduto in languore di spirito.

È venuto. In veste di benigno viandante. Prende sempre aspetti benigni… Avevo fame… e avevo i trent’anni nel sangue. Mi ha offerto il suo aiuto. E prima mi ha detto: “Di’ a queste pietre che divengano pane”. Ma prima ancora… sì… prima ancora mi aveva parlato della donna… Oh! egli ne sa parlare. La conosce a fondo. L’ha corrotta per il primo, per farne sua alleata di corruzione. Non sono solo il Figlio di Dio. Sono Gesù, l’operaio di Nazaret. Ho detto a quell’uomo che mi parlava allora, chiedendomi se conoscevo tentazione, e quasi mi accusava di esser ingiustamente beato per non aver peccato: “L’atto placa nel soddisfacimento. La tentazione respinta non cade ma si fa più forte, anche perché Satana l’aizza”. Ho respinto la tentazione e della fame della donna e della fame del pane. E sappiate che Satana mi prospettava la prima, né aveva torto, umanamente giudicando, come la migliore alleata per affermarsi nel mondo.

La Tentazione, non vinta dal mio: “Non di solo senso vive l’uomo”, mi parlò allora della mia missione. Voleva sedurre il Messia dopo aver tentato il Giovane. E mi spronò ad annichilire gli indegni ministri del Tempio con un miracolo… Non si piega il miracolo, fiamma di Cielo, a farne cerchio di vimini per incoronarsi di esso… E non si tenta Dio chiedendo miracoli a fini umani. Questo voleva Satana. Il motivo presentato era il pretesto; la verità era: “Gloriati d’esser il Messia”, per portarmi all’altra concupiscenza: quella dell’orgoglio.

Non vinto dal mio: “Non tenterai il Signore Dio tuo”, mi circuì con la terza forza della sua natura: l’oro. Oh! l’oro! Grande cosa il pane e più grande la donna per chi ha bramosia di cibo o di piacere. Grandissima cosa l’acclamazione delle folle per l’uomo… Per queste tre cose quanti delitti si fanno! Ma l’oro… Ma l’oro… Chiave che apre, cerchio che salda, esso è l’alfa e l’omega di novantanove su cento delle azioni umane. Per il pane e la donna l’uomo diviene ladro. Per il potere anche omicida. Ma per l’oro diviene idolatra. Il re dell’oro, Satana, mi ha offerto il suo oro purché lo adorassi… L’ho trapassato con le parole eterne: “Adorerai solo il Signore Iddio tuo”.

Qui. Qui è avvenuto questo».

80.10 Gesù si è alzato. Pare più alto del solito nella piatta natura che lo circonda, nella luce lievemente fosforescente che piove dalle stelle. Anche i discepoli si alzano. Gesù continua a parlare fissando intensamente Giuda.

«Allora sono venuti gli angeli del Signore… L’Uomo aveva vinto la triplice battaglia. L’Uomo sapeva cosa voleva dire essere uomo e aveva vinto. Era esausto. La lotta era stata più esauriente del lungo digiuno… Ma lo spirito giganteggiava… Io credo che ne hanno trasalito i Cieli a questo mio completamento di creatura dotata di cognizione. Io credo che da quel momento è venuto in Me il potere di miracolo. Ero stato Dio. Ero divenuto l’Uomo. Ora, vincendo l’animale che era connesso alla natura dell’uomo, ecco Io ero l’Uomo-Dio. Lo sono. E come Dio tutto posso. E come Uomo tutto conosco. Fate anche voi come Me, se vorrete fare ciò che Io faccio. E fatelo in memoria di Me.

Quell’uomo si stupiva che avessi chiesto l’aiuto del Padre. E l’avessi pregato di non indurmi in tentazione. Di non lasciarmi cioè in balìa della Tentazione oltre le mie forze. Credo che quell’uomo, ora che sa, non se ne stupirà più. Fate anche voi così, in memoria di Me e per vincere come Me, e non dubitate mai, vedendomi forte in tutte le tentazioni della vita, vittorioso nelle battaglie dei cinque sensi, e del senso e del sentimento, sulla mia natura di vero Uomo oltre che di Dio. Ricordatevi di tutto ciò.

80.11 Vi avevo promesso di portarvi là dove avreste potuto conoscere il Maestro… dall’alba del suo giorno, un’alba pura come questa che sorge, al meriggio della sua vita. Quello da cui mi sono partito per andare incontro alla mia umana sera… Ho detto a un di voi: “Anche Io mi sono preparato”. Lo vedete che era vero. Vi ringrazio di avermi fatto compagnia in questo ritorno nel luogo natale e nel luogo penitenziale. I primi contatti col mondo mi avevano già nauseato e sconfortato. È troppo brutto. Ora la mia anima si è nutrita del midollo del leone: della fusione col Padre nell’orazione e nella solitudine. E posso tornare nel mondo per riprendere la mia croce, la mia prima croce di Redentore: quella del contatto col mondo. Col mondo, nel quale troppo poche sono le anime che han nome Maria, che han nome Giovanni…

Dettaglio

Sommario: Lezione sulla tentazione di Cristo. Si parla di Satana, della tentazione del Signore, del fatto che Egli è l'Uomo-Dio e quindi il Figlio dell'Uomo...

Annotazione

Matteo 3, 13-17 e 4, 1-11: Allora apparve Gesù. Era venuto dalla Galilea al Giordano da Giovanni, per essere battezzato da lui. Giovanni voleva impedirglielo e diceva: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e sei tu che vieni da me!». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché è giusto che adempiamo così ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. Non appena Gesù fu battezzato, uscì dall’acqua, ed ecco che i cieli si aprirono: vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. E dai cieli una voce diceva: «Questi è il mio Figlio prediletto, in cui mi compiaccio».

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.

Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pane». Ma Gesù rispose: «Sta scritto: L’uomo non vive solo di pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

Allora il diavolo lo portò nella Città Santa, lo pose in cima al Tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te, e: Ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non urti contro una pietra». Gesù gli disse: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo».

Il diavolo lo portò ancora su un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria. Gli disse: «Tutto questo te lo darò, se, cadendo ai miei piedi, ti prostrerai davanti a me. Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana! Perché sta scritto: “Adorerai il Signore tuo Dio e a lui solo renderai culto”».

Allora il diavolo lo lasciò. Ed ecco che gli angeli si avvicinarono e lo servivano.

Marco 1, 9-13

In quei giorni, Gesù venne da Nazaret, città della Galilea, e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. E subito, uscendo dall’acqua, vide i cieli aprirsi e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. E una voce dal cielo disse: «Tu sei il mio Figlio prediletto; in te mi compiaccio». » Subito lo Spirito condusse Gesù nel deserto e là rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Viveva tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Luca 3, 21-22 e 4,1-13: Mentre tutto il popolo si faceva battezzare e, dopo essere stato battezzato anche lui, Gesù pregava, il cielo si aprì. Lo Spirito Santo, sotto forma corporea, come una colomba, discese su Gesù, e vi fu una voce dal cielo: «Tu sei il mio Figlio prediletto; in te trovo la mia gioia».

Gesù, pieno di Spirito Santo, lasciò le rive del Giordano; nello Spirito fu condotto nel deserto, dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni e, quando quel tempo fu trascorso, ebbe fame.

Allora il diavolo gli disse: «Se sei Figlio di Dio, ordina a questa pietra di diventare pane». Gesù rispose: «Sta scritto: L'uomo non vive solo di pane».

Allora il diavolo lo portò in alto e gli mostrò in un istante tutti i regni della terra. Gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la gloria di questi regni, perché mi è stato dato e lo do a chi voglio. Tu dunque, se ti prostrerai davanti a me, avrai tutto questo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Al Signore tuo Dio ti prostrerai, a lui solo renderai culto”».

Poi il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose in cima al tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù da qui; poiché sta scritto: Egli comanderà ai suoi angeli di custodirti; e ancora: Ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non urti contro una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non tentare il Signore Dio tuo».

Avendo così esaurito ogni forma di tentazione, il diavolo si allontanò da Gesù fino al momento stabilito.

Giovanni 1, 29-34: Il giorno seguente, vedendo Gesù venire verso di lui, Giovanni disse: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo; è di lui che ho detto: “L’uomo che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me”. E io non lo conoscevo; ma, se sono venuto a battezzare con l’acqua, è perché fosse manifestato a Israele». Allora Giovanni rese questa testimonianza: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e rimanere su di lui. E io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare nell’acqua mi ha detto: “Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e rimanere, quello battezza nello Spirito Santo”. Io ho visto e rendo testimonianza: questi è il Figlio di Dio».

EMR 80.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ora voi, miei amici, potete sapere ciò che solo lievemente seppe quell’uomo. Dopo il battesimo – ero mondo, ma non si è mai mondi abbastanza rispetto all’Altissimo, e l’umiltà di dire “sono uomo e peccatore” è già battesimo che fa mondo il cuore – sono venuto qui. Ero stato chiamato “l’Agnello di Dio” da colui che, santo e profeta, vedeva la Verità e vedeva scendere lo Spirito sul Verbo e farlo Unto del suo crisma d’amore, mentre la voce del Padre empiva i cieli del suo suono dicendo: “Ecco il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto”. Tu, Giovanni, eri presente quando il Battista ha ripetuto le parole… Dopo il battesimo, benché mondo per natura e mondo per figura, volli “prepararmi”. Sì, Giuda. Guardami. Il mio occhio ti dica ciò che ancor tace la bocca. Guardami, Giuda. Guarda il tuo Maestro che non si è sentito superiore all’uomo per essere il Messia e che anzi, sapendo di esser l’Uomo, ha voluto esserlo in tutto, fuorché nel condiscendere al male. Ecco, così».

Annotazione

Matteo 3, 13-17 e 4, 1-11: Allora apparve Gesù. Era venuto dalla Galilea al Giordano da Giovanni, per essere battezzato da lui. Giovanni voleva impedirglielo e diceva: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e sei tu che vieni da me!». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché è giusto che adempiamo così ogni giustizia». Allora Giovanni lo lasciò fare. Non appena Gesù fu battezzato, uscì dall’acqua, ed ecco che i cieli si aprirono: vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. E dai cieli una voce diceva: «Questi è il mio Figlio prediletto, in cui mi compiaccio».

Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, ebbe fame.

Il tentatore si avvicinò e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, ordina che queste pietre diventino pane». Ma Gesù rispose: «Sta scritto: L’uomo non vive solo di pane, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».

Allora il diavolo lo portò nella Città Santa, lo pose in cima al Tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù; poiché sta scritto: Egli darà ordine ai suoi angeli riguardo a te, e: Ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non urti contro una pietra». Gesù gli disse: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo».

Il diavolo lo portò ancora su un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria. Gli disse: «Tutto questo te lo darò, se, cadendo ai miei piedi, ti prostrerai davanti a me. Allora Gesù gli disse: «Vattene, Satana! Perché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto”».

Allora il diavolo lo lasciò. Ed ecco che gli angeli si avvicinarono e lo servivano.

Marco 1, 9-13

In quei giorni, Gesù venne da Nazaret, città della Galilea, e fu battezzato da Giovanni nel Giordano. E subito, uscendo dall’acqua, vide i cieli aprirsi e lo Spirito scendere su di lui come una colomba. E una voce dal cielo disse: «Tu sei il mio Figlio prediletto; in te mi compiaccio». » Subito lo Spirito condusse Gesù nel deserto e là rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Viveva tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano.

Luca 3, 21-22 e 4,1-13: Mentre tutto il popolo si faceva battezzare e, dopo essere stato battezzato anche lui, Gesù pregava, il cielo si aprì. Lo Spirito Santo, sotto forma corporea, come una colomba, discese su Gesù, e si udì una voce dal cielo: «Tu sei il mio Figlio prediletto; in te trovo la mia gioia».

Gesù, pieno di Spirito Santo, lasciò le rive del Giordano; nello Spirito fu condotto nel deserto, dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni e, quando quel tempo fu trascorso, ebbe fame.

Allora il diavolo gli disse: «Se sei Figlio di Dio, ordina a questa pietra di diventare pane». Gesù rispose: «Sta scritto: L'uomo non vive solo di pane».

Allora il diavolo lo portò in alto e gli mostrò in un istante tutti i regni della terra. Gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la gloria di questi regni, perché a me è stato dato e lo do a chi voglio. Tu dunque, se ti prostrerai davanti a me, avrai tutto questo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Al Signore tuo Dio ti prostrerai, a lui solo renderai culto”».

Poi il diavolo lo condusse a Gerusalemme, lo pose in cima al Tempio e gli disse: «Se sei Figlio di Dio, gettati giù da qui; poiché sta scritto: Egli comanderà ai suoi angeli di custodirti; e ancora: Ti porteranno sulle loro mani, perché il tuo piede non urti contro una pietra». Gesù gli rispose: «Sta scritto: Non tentare il Signore Dio tuo».

Avendo così esaurito ogni forma di tentazione, il diavolo si allontanò da Gesù fino al momento stabilito.

Giovanni 1, 29-34: Il giorno seguente, vedendo Gesù venire verso di lui, Giovanni disse: «Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo; è di lui che ho detto: “L’uomo che viene dopo di me mi ha preceduto, perché era prima di me”. E io non lo conoscevo; ma, se sono venuto a battezzare con l’acqua, è perché fosse manifestato a Israele». Allora Giovanni rese questa testimonianza: «Ho visto lo Spirito scendere dal cielo come una colomba e rimanere su di lui. E io non lo conoscevo, ma colui che mi ha mandato a battezzare nell’acqua mi ha detto: “Colui sul quale vedrai lo Spirito scendere e rimanere, quello battezza nello Spirito Santo”. Io ho visto e rendo testimonianza: questi è il Figlio di Dio».