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La Vergine Maria nella vita pubblica di Cristo

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EMR 18

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Maria annuncia a Giuseppe la maternità di Elisabetta e affida a Dio il compito di giustificare la sua.

Data della visione e del dettato: sabato 25 marzo 1944 (festa dell'Annunciazione).

Calendario: mercoledì 21 febbraio d.C.-5

Luogo (mappa): Nazareth

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sintesi: Maria è sola nella sua casa di Nazareth. Probabilmente è la sera dell'Annunciazione. Prega, poi mangia in modo molto semplice. Giuseppe arriva dopo che lei ha finito e la moglie lo accoglie. Le porta uva e uova, che vuole dare a Maria. La Pienezza della Grazia si accorge che non ha mangiato e gli porta il necessario: rifiuta solo le uova, che sono per Maria e solo per lei. Il patriarca della Sacra Famiglia mangia e parlano insieme. Giuseppe racconta la sua giornata e poi, quando c'è silenzio, Maria prende la parola per dirgli che sua cugina è diventata madre. Giuseppe è sorpreso e le chiede come l'abbia saputo, poi, quando Maria risponde, gli chiede il permesso di andare a trovare Elisabetta. Giuseppe risponde affermativamente, ma le chiede di aspettare qualche giorno perché deve andare a Gerusalemme. Così si recarono lì insieme. In seguito, Giuseppe tornò a casa, ma sarebbe stato più facile per lui accompagnarla nella Città Santa. Maria lo ringraziò e poco dopo il futuro padre di Gesù partì. Maria lo lasciò andare, poi sospirò e pregò, senza dubbio per il dolore di non potergli rivelare il suo segreto.

Maria poi dette una dettatura a Maria e le disse che dopo essere tornata in sé, durante l'estasi dell'Annunciazione, il suo primo pensiero fu per Giuseppe. Non aveva più paura in presenza di suo marito, ma come poteva dirgli che era madre? Fu lo Spirito Santo a ordinarle di tacere e l'Onnipotente portò alla perfezione la sua fiducia creaturale. Si abbandonò a Dio e sperimentò il suo primo dolore come corredentrice. Ci raccomanda di lasciare che Dio difenda la nostra reputazione...

Contenuto del capitolo: 18.1: Maria si prepara per la cena. 18.2: Arriva Giuseppe. 18.3: Lo fa mangiare. 18.4: Parlano di tutto e di niente. 18.5: Maria va ad aiutare Elisabetta che è incinta. 18.6: La coppia si separa. 18.7: Cosa devo dire a Giuseppe? 18.8: Lascia che sia io a giustificarti. 18.9: Il mio primo dolore come Corredentrice. 18.10: Affida a Dio la cura della tua reputazione.

EMR 18.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.1 Mi appare la casetta di Nazareth, e Maria è in essa. Maria giovinetta come quando l’Angelo di Dio le apparve. Il solo vedere mi fa l’anima piena del profumo verginale di quella dimora. Del profumo angelico che ancora permane nell’ambiente dove l’Angelo ha ventilato le sue ali d’oro. Del profumo divino che si è tutto concentrato su Maria per fare di Lei una Madre e che ora da Lei si effonde.

È sera, perché le ombre cominciano a invadere l’ambiente dove prima era scesa tanta luce di Cielo.

Maria, in ginocchio presso il suo lettuccio, prega con le braccia incrociate sul seno e col volto molto curvato verso terra. È ancora vestita come lo era al momento dell’Annuncio. Tutto è come allora. Il ramo fiorito nel suo vaso, le suppellettili nello stesso ordine. Soltanto la rocca e il fuso sono appoggiati in un angolo, col suo pennacchio di stame l’una, col suo lucido filo avvolto intorno l’altro.

Maria cessa di pregare e si alza, col volto acceso come da una fiamma. La bocca sorride ma il pianto fa lucido il suo occhio azzurro. Prende il lume ad olio e con la pietra focaia lo accende. Guarda che tutto sia ordinato nella cameretta. Raddrizza la coperta del lettuccio, che si era spostata. Aggiunge acqua nel vaso del ramo fiorito e lo porta fuori, nel fresco della notte. Poi rientra. Prende il ricamo piegato sul mobile a scansia e il lume acceso, ed esce chiudendo la porta.

Fa pochi passi nell’orticello, costeggiando la casa, e poi entra nella stanzetta dove ho visto avvenire l’addio di Gesù a Maria. La riconosco, benché manchi ora di qualche suppellettile che vi era allora. Maria scompare, portando seco il lume, in un altro piccolo ambiente presso a questo, ed io resto lì con l’unica compagnia del suo lavoro posato sull’angolo del tavolo. Odo il passo leggero di Maria andare e venire, l’odo smuovere dell’acqua come chi lava qualche cosa, poi rompere dei rametti, capisco che è legna spezzata dal suono che fa. Sento che accende il fuoco.

Poi torna. Esce nel giardinetto. Rientra con delle mele e delle verdure. Posa le mele sul tavolo, in un vassoio di metallo inciso, mi pare rame bulinato. Torna in cucina (certo di là è la cucina). Ora la fiamma del focolare si proietta gioconda dalla porta aperta sin qua dentro e fa una danza d’ombre sulle pareti.

Passa qualche tempo e Maria torna con un pane piccolo e bruno e una ciotola di latte caldo. Si siede e bagna delle fettine di pane nel latte. Mangia quieta e adagio. Poi, lasciando metà tazza di latte, entra di nuovo in cucina e torna con le verdure, sulle quali versa dell’olio, e le mangia col pane. Si disseta col latte. Poi prende una mela e la mangia. Una cena da bambina.

Maria mangia e pensa, e sorride ad un interno pensiero. Alza e gira gli occhi sulle pareti e pare che comunichi loro un suo segreto. Ogni tanto però si fa seria, quasi mesta. Ma poi il sorriso torna.

EMR 18.2-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.2 Si ode bussare alla porta. Maria si alza e apre. Entra Giuseppe. Si salutano. Poi Giuseppe siede su uno sgabello di fronte a Maria, al di là del tavolo.

Giuseppe è un bell’uomo nella pienezza dell’età. Avrà un trentacinque anni al massimo. I suoi capelli castano scuri e la sua barba, pure castana scura, gli incorniciano un viso regolare con due dolci occhi di un castano quasi nero. Ha fronte spaziosa e liscia, naso sottile, lievemente arcuato, guance piuttosto tonde di un bruno non olivastro, ma anzi rosato ai pomelli. Non è molto alto. Ma è robusto e ben fatto.

Prima di sedere si è levato il mantello, che (è il primo che vedo fatto così) è a ruota intera, fermato alla gola da un gancio o simile, ed ha il cappuccio. È di color marrone chiaro e pare di una stoffa impermeabile di lana grezza. Sembra un mantello da montanaro, adatto a far riparo alle intemperie.

18.3 Anche prima di sedere offre a Maria due uova e una pigna d’uva, un poco vizza ma ben conservata. E sorride dicendo: «Me l’hanno portata da Cana. Le uova me le ha date il Centurione per un lavoro che ho fatto ad un suo carro. Si era rotto in una ruota e il loro operaio è malato. Sono fresche. Le ha prese nel suo pollaio. Bévile. Ti faranno bene».

«Domani, Giuseppe. Ora ho mangiato».

«Ma l’uva la puoi prendere. È buona. Dolce come il miele. L’ho portata piano per non sciuparla. Mangiala. Ce ne ho ancora. Te la porterò domani in un canestrello. Questa sera non potevo, perché vengo direttamente da casa del Centurione».

«Allora non hai ancora cenato».

«No. Ma non importa».

Maria si alza subito e va in cucina, e torna con dell’altro ­latte e delle ulive e formaggio. «Non ho altro», dice. «Prendi un uovo».

Giuseppe non vuole. Le uova sono per Maria. Mangia con gusto il suo pane e formaggio e beve il latte ancor tiepido. Poi accetta una mela. La cena è finita.

Maria prende il suo ricamo, dopo aver sbarazzato la tavola dalle stoviglie, e Giuseppe l’aiuta e resta in cucina anche quando Lei torna di qua. Lo sento smuovere riponendo tutto a posto. Riattizza il fuoco, perché la sera è fresca. Quando torna, Maria lo ringrazia.

18.4 Parlano fra loro. Giuseppe racconta come ha passato la giornata. Parla dei suoi nipotini. Si interessa del lavoro di Maria e dei suoi fiori. Promette di portarle dei fiori tanto belli che il Centurione gli ha promessi. «Sono fiori che noi non abbiamo. Li hanno portati da Roma. Mi ha promesso le piantine. Ora, quando la luna è propizia, te li pianto. Hanno bei colori e un odore molto buono. Li ho visti l’estate scorsa, perché fioriscono d’estate. Ti profumeranno tutta la casa. Poi poterò le piante a luna buona. È tempo».

Maria sorride e ringrazia. Un silenzio. Giuseppe guarda la testa bionda di Maria curva sul suo ricamo. Uno sguardo di amore angelico. Certo, se un angelo amasse una donna d’amore di sposo, la guarderebbe così.

EMR 18.5-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Maria, come chi prenda una decisione, posa in grembo il ricamo e dice: «Giuseppe, anche io ho qualche cosa da dirti. Non ho mai nulla, perché tu sai come vivo ritirata. Ma oggi ho una notizia. Ho avuto notizia che la parente nostra Elisabetta, moglie di Zaccaria, sta per avere un figlio…».

Giuseppe sgrana gli occhi e dice: «A quell’età?».

«A quell’età», risponde sorridendo Maria. «Tutto può il Signore. Ed ora ha voluto dare questa gioia alla parente nostra».

«Come lo sai? È sicura la notizia?».

«È venuto un messaggero. Ed è uno che non può mentire. Vorrei andare da Elisabetta, per servirla e dirle che giubilo con lei. Se tu lo permetti…».

«Maria, tu sei la mia donna ed io il tuo servo. Tutto quanto fai è ben fatto. Quando vorresti partire?».

«Al più presto. Ma starò via dei mesi».

«Ed io conterò i giorni aspettandoti. Va’ tranquilla. Alla casa e al tuo orticello penserò io. Troverai i tuoi fiori belli come se tu li avessi curati. Soltanto… aspetta. Devo andare prima della Pasqua a Gerusalemme per acquistare degli oggetti per il mio lavoro. Se attendi qualche giorno ti accompagno sin là. Non oltre, perché devo tornare sollecito. Ma fin là possiamo andare insieme. Sono più quieto se non ti so sola per le strade. Al ritorno, me lo farai sapere, ti verrò incontro».

«Sei tanto buono, Giuseppe. Il Signore ti compensi con le sue benedizioni e tenga lontano da te il dolore. Lo prego sempre per questo».

18.6

I due casti sposi si sorridono angelicamente. Il silenzio si ristabilisce per qualche tempo.

Poi Giuseppe si alza. Si rimette il mantello, alza il cappuccio sul capo. Saluta Maria, che si è pure alzata, ed esce.

Maria lo guarda uscire, con un sospiro come di pena. Poi alza gli occhi al cielo. Prega certo. Chiude la porta con cura. Piega il ricamo. Va in cucina. Spegne o copre il fuoco. Guarda che tutto sia a posto. Prende il lume ed esce chiudendo la porta. Fa riparo con la mano alla fiammella che trema al vento freddino della notte. Entra nella sua stanza e prega ancora.

La visione cessa così.

Dettaglio

Maria annuncia a Giuseppe la maternità di Elisabetta.

EMR 18.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.7 Dice Maria:

«Figlia cara, quando, cessata l’estasi che mi aveva fatta piena di inesprimibile gioia, io tornai ai sensi della Terra, il primo pensiero che, pungente come spina di rose, mi punse il cuore fasciato nelle rose del Divino Amore, a me Sposo da qualche istante, fu il pensiero di Giuseppe.

Io l’amavo, ormai, questo mio santo e previdente custode. Da quando il volere di Dio, attraverso la parola del suo Sacerdote, mi aveva voluta sposata a Giuseppe, io avevo potuto conoscere ed apprezzare la santità di questo Giusto. Congiunta a lui, avevo sentito cessare il mio smarrimento d’orfana, né avevo più rimpianto il perduto asilo del Tempio. Egli era dolce come il padre perduto. Presso a lui mi sentivo sicura come presso il Sacerdote. Ogni titubanza era caduta, non solo caduta. Ma anche dimenticata, tanto si era allontanata dal mio cuore di vergine, perché avevo capito che non avevo da titubare, da temere di nulla rispetto a Giuseppe. Più sicura di un bambino nelle braccia della mamma, era la mia verginità affidata a Giuseppe.

EMR 18.8-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.8 Ora come dirgli che ero Madre? Cercavo le parole per dargli l’annuncio. Difficile ricerca. Ché non volevo lodarmi del dono di Dio, e non potevo in nessuna maniera giustificare la mia maternità senza dire: “Il Signore mi ha amata fra tutte le donne e di me, sua serva, ha fatto la sua Sposa”. Ingannarlo, celandogli il mio stato, non volevo neppure.

Ma, mentre pregavo, lo Spirito di cui ero piena mi aveva detto: “Taci. Affida a Me il compito di giustificarti presso lo sposo”. Quando? Come? Non l’avevo chiesto. Mi ero sempre affidata a Dio come un fiore si affida all’onda che lo porta. Mai l’Eterno mi aveva fatto rimanere senza il suo aiuto. La sua mano mi aveva sorretta, protetta, guidata fin qui. Lo avrebbe fatto anche ora.

18.9 Figlia mia, come è bella e confortevole la fede nel nostro eterno, buono Iddio! Ci raccoglie nelle sue braccia come una cuna, ci porta come una barca nel luminoso porto del Bene, ci scalda il cuore, ci consola, ci nutre, ci dà riposo e letizia, ci dà luce e guida. Tutto è la fiducia in Dio, e Dio tutto dà a chi ha fiducia in Lui. Dà Se stesso.

Quella sera portai la mia fiducia di creatura alla perfezione. Ora lo potevo fare, poiché Dio era in me. Prima avevo avuto la fiducia di povera creatura quale ero. Sempre un nulla, anche se la Tanto Amata da esser la Senza Macchia. Ma ora avevo la fiducia divina, perché Dio era mio: mio Sposo, mio Figlio! Oh! gioia! Esser Una con Dio. Non per mia gloria, ma per amarlo in un’unione totale, ma per potergli dire: “Tu, Tu solo che sei in me, opera con la tua divina perfezione in tutte le cose che io faccio”.

Se Egli non mi avesse detto: “Taci!”, avrei forse osato, col volto contro il suolo, dire a Giuseppe: “Lo Spirito mi ha penetrata ed in me è il Germe di Dio”; ed egli mi avrebbe creduto, perché mi stimava e perché, come tutti coloro che non mentono mai, non poteva credere che altri mentisse. Sì, pur di non addolorarlo in futuro, avrei vinto la ritrosia di darmi tal lode. Ma ubbidii al divino comando.

E per dei mesi, da quel momento, ho sentito la prima ferita insanguinarmi il cuore. Il primo dolore della mia sorte di Corredentrice. L’ho offerto e sofferto per riparare e per dare a voi una norma di vita in momenti analoghi di sofferenza per una necessità di silenzio, per un evento che vi pone in luce cattiva presso chi vi ama.

18.10 Date a Dio la tutela del vostro buon nome e dei vostri interessi affettivi. Meritate con una vita santa la tutela di Dio, e poi andate sicuri. Anche tutto il mondo vi fosse contro, Egli vi difenderà presso chi vi ama e farà emergere la verità.

Riposa ora, figlia. E sii sempre più figlia mia».

Dettaglio

Maria ha vissuto l'Annunciazione e parla di San Giuseppe.

EMR 19

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Maria e Giuseppe vanno a Gerusalemme.

Data della visione: lunedì 27 marzo 1944

Calendario: martedì 19 marzo d.C.-5

Luogo (mappa) : Partenza da Nazareth e viaggio verso Gerusalemme

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sintesi: Giuseppe e Maria partono per Gerusalemme. Partono da Nazaret con due asini. Giuseppe ha portato con sé una sorta di portabagagli e Maria lo ringrazia per questa lungimiranza. Si mettono in cammino proprio mentre sta sorgendo l'alba. I due viaggiatori incontrano un pastore che conduce il suo gregge: ha in braccio un agnellino appena nato, che piange per la madre, ma lei segue con attenzione il suo piccolo. Il gregge passò e Giuseppe e Maria si rimisero in cammino. Arrivati in campagna, dicono poco. Le strade si fanno più affollate man mano che si avvicinano alle frazioni, ma la coppia non presta attenzione a nessuno di quelli che incontra. Si fermano appena in tempo per un forte acquazzone, che si trasforma in una pioggia leggera. Giuseppe, attento, si assicura che Maria non prenda freddo. Poi riprendono il viaggio.

Contenuto del capitolo: 19,1: Giuseppe viene a prendere Maria con due asini grigi. 19,2: Al mattino presto incontra un gregge di pecore e un agnello. 19.3: Un viaggio tranquillo su strade più frequentate e una sosta per ripararsi da un temporale.

EMR 19.1-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

19.1 Assisto alla partenza per andare da S. Elisabetta.

Giuseppe è venuto a prendere Maria con due ciuchini grigi: uno per sé, uno per Maria. Le due bestiole hanno la sella abituale, ma una è aumentata da un bizzarro arnese, che poi comprendo essere fatto per portare il carico: una specie di portabagagli sul quale Giuseppe assicura un piccolo cofano di legno — un bauletto, diremmo ora — che ha portato a Maria per riporvi i suoi indumenti senza che l’acqua possa bagnarli.

Sento Maria che ringrazia molto Giuseppe per questo dono previdente, nel quale sistema quanto leva da un fagotto che aveva prima preparato.

19.2 Chiudono la porta di casa e si mettono in cammino. È lo spuntare del giorno, perché vedo l’aurora rosare appena ad oriente. Nazareth dorme ancora. I due mattinieri viaggiatori incontrano unicamente un mandriano, che spinge avanti le sue pecorelle trotterellanti l’una contro l’altra, incastrate l’una fra le altre come tanti cunei, e belanti. Gli agnellini belano più di tutti con voce acuta e sottile, e vorrebbero cercare, anche camminando, la poppa materna. Ma le madri si affrettano al pascolo e li invitano a trottare loro pure col loro belato più forte.

Maria guarda e sorride e, posto che si è fermata per lasciar passare la mandra, si curva sulla sua sella e carezza le miti bestiole, che passano rasente al ciuchino. Quando giunge il pastore con un agnellino appena nato fra le braccia e si ferma a salutare, Maria ride carezzando sul musetto roseo l’agnellino belante disperatamente, e dice: «Cerca la mamma. Eccola la mamma. Non ti lascia, no, piccolino». Infatti la pecora madre si strofina al pastore e si alza in piedi per leccare sul musetto il suo nato.

La mandra passa con rumore di acqua sulle fronde, e lascia dietro a sé la polvere sollevata dagli zoccoletti in corsa e tutto un ricamo di pedate sulla terra della via.

Giuseppe e Maria riprendono il cammino. Giuseppe ha il suo mantellone, Maria è avvolta in una specie di scialle a righe, perché la mattina è molto fresca.

Ormai sono in campagna e vanno l’una vicino all’altro. Parlano raramente. Giuseppe pensa ai suoi affari e Maria segue i suoi pensieri e, raccolta come è in essi, sorride ad essi e sorride alle cose quando, uscendo dalla sua concentrazione, gira lo sguardo su quanto la circonda. Di tanto in tanto guarda Giuseppe, e un velo di serietà mesta le oscura il viso; poi le torna il sorriso anche nel guardare questo suo sposo previdente, che poco parla, ma che se parla è per chiederle se è comoda e se non ha bisogno di nulla.

19.3 Ora le strade si sono popolate di altre persone, specie nelle vicinanze di qualche paese o dentro allo stesso. Ma i due non fanno molto caso alle persone che incontrano. Vanno sui loro ciuchini trotterellanti in un gran suonare di bubboli, e si

fermano solo una volta, all’ombra di un boschetto, per mangiare un poco di pane e ulive e bere ad una fonte che scende da una grotticella, e un’altra per ripararsi da un acquazzone violento che si abbatte all’improvviso fuori da un nuvolone scuro scuro.

Si sono messi al riparo del monte, contro una sporgenza del masso che li copre dal più forte dell’acqua. Ma Giuseppe vuole assolutamente che Maria si metta il suo mantellone di lana impermeabile, sul quale l’acqua scivola via senza bagnare, e Maria deve cedere alla premurosa insistenza dello sposo che, per rassicurarla sulla sua propria immunità, si mette sulla testa e sulle spalle una piccola coperta bigia, che era sulla sella. La coperta del ciuchino, probabilmente. Ora Maria pare un fraticello, col cappuccio che le incornicia il volto e il mantello marrone che le si chiude alla gola e la copre tutta.

L’acquazzone rallenta, ma si muta in pioggia noiosa e fina. I due riprendono ad andare per la strada già tutta fangosa. Ma è primavera, e dopo qualche tempo torna il sole a fare più comodo il cammino. I due ciuchini zampettano più volentieri sulla via.

Non vedo altro, perché la visione cessa qui.

Annotazione

Luca 1, 39: In quel giorno, Maria si mise in viaggio e si affrettò a raggiungere una città della Giudea, nella regione collinare.

EMR 19.1-2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

19.1 Assisto alla partenza per andare da S. Elisabetta.

Giuseppe è venuto a prendere Maria con due ciuchini grigi: uno per sé, uno per Maria. Le due bestiole hanno la sella abituale, ma una è aumentata da un bizzarro arnese, che poi comprendo essere fatto per portare il carico: una specie di portabagagli sul quale Giuseppe assicura un piccolo cofano di legno — un bauletto, diremmo ora — che ha portato a Maria per riporvi i suoi indumenti senza che l’acqua possa bagnarli.

Sento Maria che ringrazia molto Giuseppe per questo dono previdente, nel quale sistema quanto leva da un fagotto che aveva prima preparato.

19.2 Chiudono la porta di casa e si mettono in cammino. È lo spuntare del giorno, perché vedo l’aurora rosare appena ad oriente. Nazareth dorme ancora. I due mattinieri viaggiatori incontrano unicamente un mandriano, che spinge avanti le sue pecorelle trotterellanti l’una contro l’altra, incastrate l’una fra le altre come tanti cunei, e belanti. Gli agnellini belano più di tutti con voce acuta e sottile, e vorrebbero cercare, anche camminando, la poppa materna. Ma le madri si affrettano al pascolo e li invitano a trottare loro pure col loro belato più forte.

Maria guarda e sorride e, posto che si è fermata per lasciar passare la mandra, si curva sulla sua sella e carezza le miti bestiole, che passano rasente al ciuchino. Quando giunge il pastore con un agnellino appena nato fra le braccia e si ferma a salutare, Maria ride carezzando sul musetto roseo l’agnellino belante disperatamente, e dice: «Cerca la mamma. Eccola la mamma. Non ti lascia, no, piccolino». Infatti la pecora madre si strofina al pastore e si alza in piedi per leccare sul musetto il suo nato.

La mandra passa con rumore di acqua sulle fronde, e lascia dietro a sé la polvere sollevata dagli zoccoletti in corsa e tutto un ricamo di pedate sulla terra della via.

Giuseppe e Maria riprendono il cammino. Giuseppe ha il suo mantellone, Maria è avvolta in una specie di scialle a righe, perché la mattina è molto fresca.

Ormai sono in campagna e vanno l’una vicino all’altro. Parlano raramente. Giuseppe pensa ai suoi affari e Maria segue i suoi pensieri e, raccolta come è in essi, sorride ad essi e sorride alle cose quando, uscendo dalla sua concentrazione, gira lo sguardo su quanto la circonda. Di tanto in tanto guarda Giuseppe, e un velo di serietà mesta le oscura il viso; poi le torna il sorriso anche nel guardare questo suo sposo previdente, che poco parla, ma che se parla è per chiederle se è comoda e se non ha bisogno di nulla.

EMR 19.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ormai sono in campagna e vanno l’una vicino all’altro. Parlano raramente. Giuseppe pensa ai suoi affari e Maria segue i suoi pensieri e, raccolta come è in essi, sorride ad essi e sorride alle cose quando, uscendo dalla sua concentrazione, gira lo sguardo su quanto la circonda. Di tanto in tanto guarda Giuseppe, e un velo di serietà mesta le oscura il viso; poi le torna il sorriso anche nel guardare questo suo sposo previdente, che poco parla, ma che se parla è per chiederle se è comoda e se non ha bisogno di nulla.

Dettaglio

Giuseppe e Maria partono per Gerusalemme. Giuseppe non sapeva che Maria fosse madre.