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Note della parola chiave

Anna di Aaron (madre della Vergine Maria)

Tema: La Vergine Maria nel Vangelo come mi è stato rivelato · Pagina 2 di 4

Comfort di lettura

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EMR 7.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.6 papà mio! Quando mi conduci al Tempio?».

«Presto, mia perla. Ma non ti duole lasciare il padre tuo?».

«Tanto! Ma tu verrai… e poi, se non facesse male, che sacrificio sarebbe?».

«E ti ricorderai di noi?».

«Sempre. Dopo la preghiera per l’Emmanuele io pregherò per voi. Che Dio vi dia gioia e lunga vita… sino al giorno in cui Egli sarà Salvatore. Poi dirò che vi prenda per portarvi alla Gerusalemme del Cielo».

La visione mi cessa con Maria stretta nel laccio delle braccia paterne…

EMR 8.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gioacchino ed Anna sono vestiti, lui con lo stesso abito della Purificazione, e Anna invece di viola scurissimo. Anche il mantello, che le copre anche il capo, è viola scuro. Ella se lo tiene molto calato sugli occhi. Due poveri occhi di mamma, rossi di pianto, che non vorrebbero piangere e non vorrebbero, soprattutto, esser visti piangere, ma che non possono non piangere sotto la protezione del manto. Protezione che serve per i passanti, e anche per Gioacchino, che del resto ha il suo occhio, sempre sereno, oggi arrossato e opaco di lacrime già scese e ancora scendenti, e che va molto curvo sotto il suo velo messo a quasi turbante, con le ali laterali che scendono lungo il viso.

Un vecchio affatto, ora, Gioacchino. Chi lo vede deve pensarlo nonno e forse bisnonno della piccolina che egli ha per mano. La pena di perderla dà al povero padre un passo strascicante, una lassezza di tutto il portamento che lo invecchia di un vent’anni, e il viso pare quello di un malato oltre che vecchio, tanto è stanco e triste, con la bocca che ha un lieve tremito fra le due rughe, che sono così marcate oggi, ai lati del naso.

Cercano i due di celare il pianto. Ma, se possono farlo per molti, non lo possono per Maria, che per la sua statura li vede dal basso in alto e, alzando il piccolo capo, guarda alternativamente il padre e la madre. Ed essi si sforzano di sorriderle con la bocca che trema, e aumentano la stretta della loro mano sulla manina minuta ogni volta che la loro figliolina li guarda e sorride. Devono pensare: «Ecco. Un’altra volta di meno da vedere questo sorriso».

Dettaglio

Descrizione fisica di Anna e Gioacchino quando Maria entra nel Tempio all'età di tre anni.

EMR 8.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

8.2 Vanno piano. A rilento. Pare vogliano protrarre il più a lungo il loro cammino. Tutto serve a fermarsi… Ma una strada deve pur finire! E questa sta per finire. Ecco là, in cima a questo ultimo pezzo di strada che sale, le mura di cinta del Tempio. Anna ha un gemito e stringe più forte la manina di Maria.

«Anna, cara, io sono con te!», dice una voce uscendo dal­l’ombra di un basso arco gettato su un incrocio di strade. E Elisabetta, che certo era in attesa, la raggiunge e stringe al cuore. E, posto che Anna piange, le dice: «Vieni, vieni in questa casa amica per un poco. Poi andremo insieme. Vi è anche Zaccaria».

Entrano tutti in una stanza bassa e scura, in cui è lume un vasto fuoco. La padrona, certo amica di Elisabetta, ma estranea ad Anna, cortesemente si ritira lasciando liberi i sopraggiunti.

«Non credere che io sia pentita, o che dia con mala volontà il mio tesoro al Signore», spiega Anna fra le lacrime… «ma è che il cuore… oh! il mio cuore come duole, il mio vecchio cuore che torna nella sua solitudine di senza figli!… Se sentissi…».

«Lo capisco, Anna mia… Ma tu sei buona e Dio ti conforterà nella tua solitudine. Maria pregherà per la pace della sua mamma. Non è vero?».

Maria carezza le mani materne e le bacia, se le passa sul viso per esserne carezzata, e Anna serra fra le sue quel visino e lo bacia, lo bacia. Non si sazia di baciare.

Entra Zaccaria e saluta: «Ai giusti la pace del Signore».

«Sì», dice Gioacchino, «supplicaci pace, perché le nostre viscere tremano nell’offerta come quelle di padre Abramo mentre saliva il monte, e noi non troveremo altra offerta per riscattare questa. Né lo vorremmo fare, perché siamo fedeli a Dio. Ma soffriamo, Zaccaria. Sacerdote di Dio, comprendici e non ti scandalizzare di noi».

«Mai. Anzi, il vostro dolore, che sa non soverchiare il lecito e portarvi all’infedeltà, mi è scuola nell’amare l’Altissimo.

Dettaglio

Anna, Gioacchino e Maria sono a Gerusalemme. La Madre del Salvatore si prepara a entrare nel Tempio all'età di tre anni.

Annotazione

È come l'offerta di Abramo quando salì sul monte, e non troveremo un'altra offerta per riscattare questa. Cfr. Genesi 22,1-18. È proprio sul Monte Moriah, dove si trova il Tempio, che la Bibbia colloca il sacrificio di Isacco. Egli fu sostituito all'ultimo momento da un ariete.

Libro della Genesi 22, 1-8

Gen 22, 1-8: Dopo questi fatti, Dio mise alla prova Abramo. Gli disse: "Abramo! Abramo rispose: "Eccomi! Dio disse: "Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio, quello che ami, Isacco, va' nel paese di Moria e offrilo in olocausto sul monte che ti indicherò".

Abramo si alzò di buon mattino, sellò il suo asino e prese con sé due dei suoi servi e suo figlio Isacco. Spaccò la legna per l'olocausto e partì per il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e vide il luogo da lontano. Abramo disse ai suoi servi: "Restate qui con l'asino. Io e il ragazzo andremo là per adorare e poi torneremo da te".

Abramo prese la legna per l'olocausto e la caricò su suo figlio Isacco; prese il fuoco e il coltello e i due andarono insieme. Isacco disse a suo padre Abramo: "Padre mio! - Ebbene, figlio mio? Isacco rispose: "C'è il fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto? Abramo rispose: "Dio troverà l'agnello per l'olocausto, figlio mio". E i due si misero in cammino insieme.

Giunsero al luogo indicato da Dio. Abramo vi costruì l'altare e vi pose la legna; poi legò Isacco, suo figlio, e lo mise sull'altare sopra la legna. Abramo allungò la mano e prese il coltello per uccidere suo figlio. Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: "Abramo! Abramo!". Egli rispose: "Eccomi! L'angelo gli disse: "Non toccare il ragazzo! Non fargli del male! Ora so che temi Dio: non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio".

Abramo alzò gli occhi e vide un ariete tenuto per le corna in un cespuglio. Andò a prendere l'ariete e lo offrì in olocausto al posto del figlio. Abramo chiamò quel luogo "Il Signore vede". Oggi si chiama "Sul monte il Signore vede". Dal cielo, l'angelo del Signore chiamò Abramo una seconda volta.

Disse: "Giuro su me stesso, dice il Signore, perché hai fatto questa cosa, perché non mi hai nascosto tuo figlio, il tuo unico figlio, io ti benedirò, renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e come la sabbia del mare, e la tua discendenza possederà le fortezze dei loro nemici. Poiché hai ascoltato la mia voce, tutte le nazioni della terra si benediranno a vicenda nel nome della tua discendenza.

EMR 8.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

8.4 Anna si è rinfrancata. Elisabetta, per sollevarla più ancora, chiede: «Non è il tuo velo di sposa questo? Oppure hai filato del nuovo bisso?».

«È quello. Lo consacro con Essa al Signore. Non ho più occhi… E anche le ricchezze sono molto scemate per tasse e sventure… Non mi era lecito fare gravi spese. Ho provveduto solo ad un ricco corredo per il suo tempo nella Casa di Dio e per poi… perché penso che non sarò io quella che la vestirà per le nozze… e voglio sia sempre la mano di sua mamma, anche se fredda e immota, che la para alle nozze e le fila i lini e le vesti da sposa».

«Oh! perché pensare così?!».

«Sono vecchia, cugina. Mai come sotto questo dolore me lo sento. L’ultime forze della mia vita le ho date a questo fiore, per portarlo e nutrirlo, ed ora… ed ora… sulle estreme soffia il dolore di perderlo e le disperde».

«Non dire così, per Gioacchino».

«Hai ragione. Vedrò di vivere per il mio uomo».

Gioacchino ha fatto mostra di non sentire, intento ad ascoltare Zaccaria, ma ha udito e sospira forte con gli occhi lucidi di pianto.

Annotazione

Mi era impossibile spendere molto denaro. Ho solo preparato un ricco corredo per il suo soggiorno nella Casa di Dio e per il dopo... Al matrimonio di Maria, Elisabetta parlò di questo corredo preparato da Anna, ormai scomparsa (EMV 13.3).

Le nostre risorse si sono ridotte a causa delle tasse e dei rovesci di fortuna... Questo rovescio di fortuna è menzionato più volte nell'opera, in particolare in EMV 9.

Sono già vecchia, cugina mia. Elisabetta è solitamente presentata come nipote di Anna e cugina di Maria. Qui è la cugina di primo grado di Anna. A meno che non si tratti di una designazione abituale, come lo era "fratello" per i cugini.

EMR 8.5-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Maria pare ancor più di neve fra il gran sole. Eccola ai piedi della scalinata. Fra padre e madre. Come deve battere il cuore a quei tre! Elisabetta è a fianco di Anna, ma un poco indietro, di un mezzo passo.

8.6 Uno squillo di trombe argentine e la porta gira sui cardini, che pare diano suono di cetra nel girare sulle sfere di bronzo. Appare l’interno con le sue lampade nel profondo, ed un corteo viene dall’interno verso l’esterno. Un pomposo corteo fra suoni di trombe argentee, nuvole d’incenso e luci.

Eccolo sulla soglia. Davanti, colui che deve essere il Sommo Sacerdote. Un vecchio solenne, vestito di lino finissimo, e sul lino una più corta tunica pure di lino, e su questa una specie di pianeta, qualcosa fra la pianeta e la veste dei diaconi, multicolore: porpora e oro, violaceo e bianco vi si alternano e brillano come gemme al sole; due gemme vere brillano su esso ancor più vivamente al sommo delle spalle. Forse sono fibbie con il loro castone prezioso. Sul petto, una larga placca splendente di gemme, sostenuta da una catena d’oro. E pendagli e ornamenti splendono alla base della tunica corta, e oro splende sulla fronte al disopra del copricapo, che mi ricorda quello dei preti ortodossi, la loro mitra fatta a cupola anziché a punta come quella cattolica.

Il solenne personaggio viene avanti, da solo, sino al principio della scalinata, nell’oro del sole che lo fa ancora più splendido. Gli altri attendono stesi a corona fuor dalla porta, sotto il portico ombroso. A sinistra è un gruppo candido di fanciulle con Anna profetessa e altre anziane, certo maestre.

Il Sommo Sacerdote guarda la Piccola e sorride. Le deve parere ben piccina ai piedi di quella scalinata degna di un tempio egizio! Alza le braccia al cielo in una preghiera. Tutti curvano il capo, come annichiliti davanti alla maestà sacerdotale in comunione con la Maestà eterna.

Poi, ecco. Un cenno a Maria. E Lei si stacca dalla madre e dal padre e sale, come affascinata sale. E sorride. Sorride all’ombra del Tempio, là dove scende il Velo prezioso… È in alto della scalinata, ai piedi del Sommo Sacerdote che le impone le mani sul capo. La vittima è accettata. Quale ostia più pura aveva mai avuto il Tempio?

Poi si volge e, tenendole la mano sulla spalla come a condurla all’ara, l’Agnellina senza macchia, la conduce presso la porta del Tempio. Prima di farla entrare chiede: «Maria di David, sai il tuo voto?». Al «sì» argentino, che gli risponde, egli grida: «Entra, allora. Cammina in mia presenza e sii perfetta».

E Maria entra e l’ombra l’inghiotte, e lo stuolo delle vergini e delle maestre, poi quello dei leviti, sempre più la nascondono, la separano… Non c’è più…

Ora anche la porta gira sui suoi cardini armoniosi. Uno spiraglio sempre più stretto permette vedere il corteo che inoltra verso il Santo. Ora è proprio un filo. Ora non è più niente. Chiusa.

All’ultimo accordo dei sonori cardini risponde un singhiozzo dei due vecchi e un grido unico: «Maria! Figlia!»; e poi due gemiti che si invocano: «Anna!», «Gioacchino!»; e terminano: «Diamo gloria al Signore, che la riceve nella sua Casa e la conduce sulla sua via».

E tutto finisce così.

Annotazione

Fa un cenno a Marie. Lei si separa dal padre e dalla madre e sale, come affascinata. La descrizione di Maria Valtorta è una notevole eco di questo testo del VII/VIII secolo di San Giovanni Damasceno: "Maria salì di corsa i quindici gradini senza voltarsi e senza guardare i genitori come fanno i bambini. E questo stupì tutti i presenti, tanto che anche i sacerdoti del Tempio erano in soggezione".

EMR 9.1-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

9.1 Dice Gesù:

«Come un rapido crepuscolo d’inverno, in cui un vento di neve accumuli nubi sul cielo, la vita dei miei nonni conobbe rapida la notte, dopo che il loro Sole si era fissato a splendere davanti alla sacra Cortina del Tempio.

9.2 Ma non è detto: “La Sapienza ispira vita ai suoi figli, prende sotto la sua protezione quelli che la cercano… Chi ama lei ama la vita e chi veglia per lei godrà la sua pace. Chi la possiede avrà in eredità la vita… Chi la serve ubbidirà al Santo e chi l’ama è molto amato da Dio… Se crederà in lei l’avrà in eredità, che sarà confermata ai suoi discendenti perché l’accompagna nella prova. Prima di tutto lo sceglie, poi manderà sopra di lui timori, paure e prove, lo tormenterà con la sferza della sua disciplina, finché l’abbia provato nei suoi pensieri e possa fidarsi di lui. Ma poi gli darà stabilità, tornerà a lui per diritto cammino e lo renderà contento. Scoprirà a lui i suoi arcani, metterà in lui tesori di scienza e di intelligenza nella giustizia”?

Sì, è detto tutto questo. I libri sapienziali sono applicabili a tutti gli uomini che in essi hanno uno specchio dei loro comportamenti e una guida. Ma felici coloro che possono esser ravvisati fra gli spirituali amanti della Sapienza.

Io mi sono circondato di sapienti nella mia parentela mortale. Anna, Gioacchino, Giuseppe, Zaccaria, e più ancora Elisabetta, e poi il Battista, non sono forse dei veri sapienti? Non parlo di mia Madre, in cui la Sapienza aveva dimora.

9.3 Dalla giovinezza alla tomba, la sapienza aveva ispirato la maniera di vivere in modo grato a Dio ai nonni miei e, come una tenda che protegge dalle furie degli elementi, ella li aveva protetti dal pericolo di peccare. Il santo timore di Dio è base alla pianta della sapienza, la quale da esso si slancia con tutti i suoi rami per raggiungere col vertice l’amore tranquillo nella sua pace, l’amore pacifico nella sua sicurezza, l’amore sicuro nella sua fedeltà, l’amore fedele nella sua intensità, l’amore totale, generoso, attivo dei santi.

“Chi ama lei ama la vita e avrà in eredità la Vita”, dice l’Ecclesiastico. Ma questo si salda al mio: “Colui che perderà la vita per amor mio la salverà”. Perché non si parla della povera vita di questa Terra ma della eterna, non delle gioie di un’ora ma di quelle immortali.

Gioacchino ed Anna l’hanno in tal senso amata. Ed essa fu seco loro nelle prove.

Quante, voi che per non essere completamente malvagi vorreste non aver mai a piangere e soffrire! Quante ne ebbero questi giusti che meritarono di avere per figlia Maria! La persecuzione politica che li cacciò dalla terra di Davide, impoverendoli oltre misura. La tristezza di veder cadere nel nulla gli anni senza che un fiore dicesse loro: “Io vi continuo”. E, dopo, il trepidare per averlo avuto in età in cui era certo non vederlo fiorire in donna. E poi, il doverselo strappare dal cuore per deporlo sull’altare di Dio. E, ancora, il vivere in un silenzio ancor più grave, ora che si erano abituati al cinguettio della loro tortorina, al rumore dei suoi passetti, ai sorrisi e ai baci della loro creatura, e attendere nei ricordi l’ora di Dio. E ancora e ancora. Malattie, calamità di intemperie, prepotenze di potenti… tanti colpi di ariete nel debole castello della loro modesta prosperità. E non basta ancora: la pena di quella creatura lontana, che rimane sola e povera e che, nonostante ogni loro premura e sacrificio, non avrà che un resto del bene paterno. E come lo troverà se per anni ancora resterà incolto, chiuso in attesa di Lei? Timori, paure, prove e tentazioni. E fedeltà, fedeltà, fedeltà, sempre, a Dio.

9.4 La tentazione più forte: non negarsi il conforto della figlia intorno alla loro vita declinante. Ma i figli sono di Dio prima che dei genitori. E ogni figlio può dire ciò che Io dissi alla Madre: “Non sai che Io devo fare gli interessi del Padre dei Cieli?”. E ogni madre, ogni padre devono imparare l’attitudine da tenersi, guardando Maria e Giuseppe al Tempio, Anna e Gioacchino nella casa di Nazareth, che si fa sempre più spoglia e più triste, ma nella quale una cosa non diminuisce mai, anzi sempre più cresce: la santità di due cuori, la santità di un coniugio.

Che resta a Gioacchino infermo e che alla sua dolente sposa per luce, nelle lunghe e silenziose sere di vecchi che si sentono morire? Le piccole vesti, i primi sandaletti, i poveri trastulli della loro piccina lontana, e i ricordi, i ricordi, i ricordi. E, con questi, una pace che viene dal dire: “Soffro, ma ho fatto il mio dovere d’amore verso Dio”.

E allora ecco una gioia sovrumana, che brilla di una luce celeste, ignota ai figli del mondo, e che non si offusca per cadere di palpebra grave su due occhi che muoiono, ma nell’ora estrema più splende, e illumina verità che erano state dentro per tutta la vita, chiuse come farfalle nel loro bozzolo, e davano segno d’esservi solo per dei movimenti soavi, fatti di lievi bagliori, mentre ora aprono le loro ali di sole e ne mostrano le parole che le decorano. E la vita si spegne nella conoscenza di un futuro beato per loro e la loro stirpe, e con una benedizione sul labbro per il loro Dio.

9.5 Così la morte dei nonni miei. Come era giusto fosse per la loro santa vita. Per la santità hanno meritato d’essere i primi custodi della Amata di Dio e, solo quando un Sole più grande si mostrò nel loro vitale tramonto, essi intuirono la grazia che Dio aveva loro concessa.

Per la loro santità, ad Anna non tortura di puerpera ma estasi di portatrice di chi è Senza Colpa. Per ambedue non affanno di agonia ma languore che spegne, come dolcemente si spegne una stella quando il sole sorge all’aurora. E se non ebbero il conforto di avermi Incarnata Sapienza, come mi ebbe Giuseppe, Io ero, invisibile Presenza che diceva sublimi parole, curvo sul loro guanciale per addormentarli nella pace in attesa del trionfo.

Vi è chi dice: “Perché non dovettero soffrire nel generare e nel morire, poiché erano figli di Adamo?”. A costui rispondo: “Se, per esser stato avvicinato da Me nel seno della madre, fu presantificato il Battista, figlio di Adamo e concepito con la colpa d’origine, nulla avrà avuto di grazia la madre santa della Santa in cui non era Macchia, della Preservata da Dio che seco portò Dio nel suo spirito quasi divino e nel cuore embrionale, né mai se ne separò da quando fu pensata dal Padre, fu concepita in un seno e tornò a possedere Dio pienamente nel Cielo per una eternità gloriosa?”. A costui rispondo: “La retta coscienza dà morte serena e le preghiere dei santi vi ottengono tal morte”.

Gioacchino ed Anna avevano tutta una vita di retta coscienza dietro a loro, e questa sorgeva come placido panorama e faceva loro guida sino al Cielo, e avevano la Santa in orazione davanti al Tabernacolo di Dio per i suoi genitori lontani, posposti a Dio, Bene supremo, ma amati, come legge e sentimento volevano, di un amore soprannaturalmente perfetto».

Annotazione

Libro di Ben Sira il Saggio 4, 11-18

Si 4, 11-18 : La sapienza conduce i suoi figli alla grandezza; si prende cura di coloro che la cercano. Amarla è amare la vita; chi la cerca fin dall'alba sarà colmato di felicità; chi la possiede erediterà la gloria; dove entra, il Signore dà la sua benedizione.

Chi adora la sapienza celebra il Dio santo; chi la ama è amato dal Signore; chi la ascolta giudicherà le nazioni; chi si aggrappa a lei sarà sicuro nella sua dimora. Se confida in lei, la possederà e tutti i suoi discendenti la erediteranno.

All'inizio lo condurrà per sentieri tortuosi, incutendogli timore e apprensione, tormentandolo con la severità della sua educazione, finché non potrà fidarsi di lei; lo metterà alla prova con le sue richieste. Poi tornerà subito da lui e lo riempirà di felicità rivelandogli i suoi segreti.

Ogni figlio può dire quello che io ho detto a mia madre: "Non sai che devo curare gli interessi del Padre che è nei cieli?" In Luca 2, 49 (cfr. EMV 41.12).

EMR 9.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Anna, Gioacchino, Giuseppe, Zaccaria, e più ancora Elisabetta, e poi il Battista, non sono forse dei veri sapienti? Non parlo di mia Madre, in cui la Sapienza aveva dimora.

Dettaglio

Gesù disse:

EMR 10.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

10.4 So la mia sorte. La Legge secolare di Israele vuole di ogni fanciulla una sposa e di ogni sposa una madre. Ma io, pur ubbidendo alla Legge, ubbidisco alla Voce che mi dice: “Io ti voglio”, e vergine sono e sarò. Come lo potrò fare? Questa dolce, invisibile Presenza che è meco mi aiuterà, poiché Essa vuole tal cosa. Io non temo. Non ho più padre e madre… e solo l’Eterno sa come in quel dolore si arse quanto io avevo d’umano. Si arse con dolore atroce. Ora non ho che Dio. A Lui dunque ubbidisco ciecamente… Già l’avrei fatto anche contro padre e madre, perché la Voce mi istruisce che chi vuol seguirla deve passare oltre padre e madre, amorose guardie di ronda intorno alle mura del cuore filiale, che vogliono condurre alla gioia secondo le loro vie… e non sanno che vi sono altre vie, la cui gioia è infinita… Avrei loro lasciato vesti e mantello, pur di seguire la Voce che mi dice: “Vieni, o mia diletta, o mia sposa!”. Tutto avrei loro lasciato; e le perle delle lacrime, perché avrei pianto di doverli disubbidire, e i rubini del mio sangue, ché anche la morte avrei sfidato per seguire la Voce che chiama, avrebbero loro detto che vi è qualcosa più grande dell’amore di un padre e una madre, e più dolce, ed è la Voce di Dio. Ma ora la sua volontà m’ha sciolta anche da questo laccio di pietà filiale. Già, laccio non sarebbe stato. Erano due giusti, e Dio certo parlava in loro come a me parla. Avrebbero seguito giustizia e verità. Quando io li penso, li penso nella quiete dell’attesa fra i Patriarchi, e affretto col mio sacrificio l’avvento del Messia per aprire loro le porte del Cielo. Sulla Terra sono io che mi reggo, ossia è Dio che regge la sua povera serva dicendole i suoi comandi. Ed io li compio, poiché compierli è la mia gioia. Quando l’ora sarà, io dirò allo sposo il mio segreto… ed egli lo accoglie­rà».

EMR 11.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Se guardo indietro io mi ritrovo vergine… Non mi ricordo dell’ora in cui nacqui, né come cominciai ad amare la madre mia e a dire al padre: “O padre, io son la tua figlia”… Ma ricordo, né so quando ebbe inizio, d’aver dato a Dio il mio cuore.

(...) Avevo messo tutto il mio cuore in Dio e, fuorché il padre e la madre, amati in vita e in morte, ogni altra cosa della Terra si era dileguata dal mio cuore…