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EMR 208

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Maria rivede il pastore Elia e va da Elise di Bet-Çur (Bethsur).

Data della visione: mercoledì 4 luglio 1945

Calendario: venerdì 7 aprile 28 (24 Nissan 3788)

Luogo (mappa): Verso Bet-çur

Ciclo: Viaggio in attesa della Pentecoste

Riassunto: Gesù manda avanti gli apostoli a cercare Elia e i pastori della Natività. Marziam rimane con lui, insieme alla Vergine, a Maria di Alfeo e a Maria Salome. Il bambino vuole saperne di più sui pastori e si stupisce che siano stati trattati male. La Vergine e Marziam parlano poi della strage degli Innocenti e del Limbo, e Maria gli assicura che non andrà nello Sheol, perché Gesù avrà già aperto le porte del Paradiso quando lui morirà. Infine, il ragazzo chiede come possiamo stare con Dio se il Padre è in cielo, e la Madre di Gesù spiega che Dio è onnipresente e ci ama. Il fatto che il Signore possa amare Doras disturba il ragazzo e, quando Maria gli suggerisce di pregare perché si ravveda, Marziam risponde con rabbia che preferirebbe pregare perché il fariseo muoia. Tutti ridono della sua risposta e Maria lo corregge dicendo che Dio non può approvare un simile atteggiamento. Ma Marziam ha sofferto troppo a causa di Doras e, dopo aver raccontato alcuni dei suoi ricordi, piange, urla e si contorce dal dolore. Gesù interviene e gli dice di non odiare nessuno in nessun caso e di chiedere al Padre stesso di pensare a ciò che vuole. La pace viene ristabilita nel cuore del bambino e il gruppo continua il suo cammino.

Contenuti del capitolo: 208,1: Gesù manda gli apostoli a cercare i pastori. 208.2: Maria parla a Marziam dei Santi Innocenti, del Limbo e del Paradiso. 208.3: gli parla di perdonare Doras, che lo ha fatto soffrire tanto, ma Marziam non può fare a meno di odiarlo. 208.4: Gesù lo convince a non odiare ma a pregare. 208.5: Arriviamo alle piscine di Salomone, dove c'erano i suoi splendidi giardini. 208.6: Sulla strada per Bet-Zur. 208,7: A Bet-Zur Maria saluta Elia, che le porta pessime notizie su Elise. 208,8: Maria e Gesù riescono a entrare nella casa di Elise. 208,9: di fronte al dolore di Elise, Maria le dice che il figlio morto le porta il Cristo che cercava. 208,10: Gesù le conferma che il suo popolo vive per sempre. 208.11: Domani parlerà vicino alla sua casa. Maria resterà a casa. Quando Elise vede il cambiamento, la serva grida al miracolo.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 70

EMR 208.1-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Quasi sicuramente li troveremo se ci rimetteremo sulla via di Ebron per qualche tempo. Ve ne prego. Andate due per due in cerca di essi sui sentieri delle montagne. Da qui alle piscine

di Salomone, poi da lì a Betsur. Noi vi seguiremo. È la sua zona di pascolo questa», dice il Signore ai dodici, e comprendo che parla dei pastori.

Gli apostoli si apprestano ad andare ognuno con il compagno preferito, e solo la coppia quasi inseparabile di Giovanni e di Andrea non si unisce, perché tutti e due vanno dall’Iscariota dicendo: «Vengo con te», e Giuda risponde: «Sì, vieni, Andrea. È meglio così, Giovanni. Io e te saremmo due che già conosciamo i pastori. Meglio perciò che tu vada con qualche altro».

«Con me, allora, il ragazzo», dice Pietro lasciando Giacomo di Zebedeo, che senza proteste va con Tommaso, mentre lo Zelote va con Giuda Taddeo, Giacomo di Alfeo con Matteo, e i due inseparabili Filippo e Bartolomeo per conto loro. Il bambino resta con Gesù e con le Marie.

La strada è fresca e bella fra monti tutti verdi per diverse colture boschive e prative. Si incontrano greggi che vanno, nella luce bionda dell’aurora, ai pascoli.

Ad ogni suono di campanaccio Gesù cessa di parlare e guarda, poi chiede ai pastori se Elia, il pastore betlemmita, è in quei luoghi. Comprendo che ormai Elia è detto «il betlemmita». Anche se altri pastori lo sono, egli è per diritto o per scherno «il betlemmita». Ma nessuno lo sa. Rispondono fermando il gregge e cessando di suonare i loro rustici flauti.

I giovani hanno quasi tutti questi primordiali flauti di canne, cosa che fa andare in estasi Marzjiam, finché un pastore vecchio e buono gli dà quello del nipote dicendo: «Lui se ne farà un altro», e Marjziam se ne va felice col suo strumento a tracolla, anche se per ora non lo sa usare.

208.2

«Mi piacerebbe tanto incontrarli!», esclama Maria.

«Li troveremo certo. In questa stagione sono verso Ebron, sempre».

Il bambino si interessa a questi pastori che hanno visto Gesù bambino e fa mille domande a Maria che spiega tutto, paziente e buona.

«Ma perché li hanno castigati? Non avevano fatto che bene!», chiede il bambino dopo il racconto delle loro sventure.

«Perché molte volte l’uomo fa degli errori, accusando gli innocenti del male che in realtà ha fatto un altro. Ma siccome loro sono stati buoni ed hanno saputo perdonare, Gesù li ama tanto. Bisogna sempre sapere perdonare».

«Ma tutti quei bambini che sono stati uccisi come hanno fatto a perdonare a Erode?».

«Sono piccoli martiri, Marzjam, e i martiri sono santi. Essi non solo perdonano al loro carnefice, ma lo amano perché egli apre loro il Cielo».

«Ma loro sono in Cielo?».

«No, per ora no. Ma sono nel Limbo ad essere gioia dei patriarchi e dei giusti».

«Perché?».

«Perché hanno detto, arrivando con la loro anima imporporata di sangue: “Eccoci, noi siamo gli araldi del Cristo Salvatore. Gioite, voi che attendete, perché Egli è già sulla Terra”. E tutti li amano perché portatori di questa buona novella».

«La buona novella mi ha detto il padre che è anche la Parola di Gesù. Allora quando mio padre andrà al Limbo dopo averla detta sulla Terra, e io anche andrò là, saremo amati noi pure?».

«Tu non andrai al Limbo, piccino».

«Perché?».

«Perché Gesù sarà già tornato ai Cieli e li avrà aperti, e tutti i buoni alla loro morte andranno subito in Cielo».

«Io sarò buono, lo prometto. E Simone di Giona? Anche lui, eh? Perché non voglio diventare orfano una seconda volta».

«Anche lui, sta’ certo. Ma in Cielo non si è orfani. Abbiamo Dio. E Dio è tutto. Neppure qui lo siamo. Perché il Padre è sempre con noi».

«Ma Gesù, in quella bella preghiera, che tu di giorno e la mia mamma di notte mi avete insegnato, dice: “Padre nostro che sei nei Cieli”. Noi non siamo in Cielo ancora. Come dunque siamo con Lui?».

«Perché Dio è dapertutto, figlio mio. Egli veglia sul bambino che nasce e sul vecchio che muore. L’infante che nasce in questo momento, nel posto più remoto della Terra, ha l’occhio e l’amore di Dio con sé e lo avrà fino alla morte».

«Anche se è cattivo come Doras?».

«Anche».

«Ma può amarlo, Dio che è buono, Doras che è tanto cattivo e fa piangere il vecchio padre?».

«Lo guarda con sdegno e dolore. Ma se egli si pentisse gli direbbe ciò che disse il padre della parabola al figlio pentito.

208.3

Tu dovresti pregare perché egli si penta e…».

«Oh! no, Madre! Io pregherò perché muoia!!!», dice con foga il bambino. Per quanto l’uscita sia poco… angelica, il suo impeto è tale e così sincero che gli altri devono per forza ridere.

Ma poi Maria riprende la sua dolce serietà di maestra: «No, caro. Ciò non lo devi fare per un peccatore. Dio non ti ascolterebbe e guarderebbe anche te con severità. Noi dobbiamo augurare al prossimo, anche se molto cattivo, il maggior bene. La vita è un bene perché dà modo all’uomo di acquistare meriti agli occhi di Dio».

«Ma se uno è cattivo acquista peccati».

«Si prega perché diventi buono».

Il bambino pensa… ma non gli va molto giù questa lezione sublime e conclude: «Doras non diventerà buono anche se io prego. È troppo cattivo. Neanche se con me pregassero tutti i bambini martiri di Betlemme lo sarebbe. Non sai che… non sai che… che un giorno ha picchiato con una verga di ferro il vecchio padre perché lo ha trovato seduto nell’ora del lavoro? Non poteva alzarsi perché si sentiva male, e lui… lo ha picchiato lasciandolo come morto e poi gli ha dato un calcio nel viso… Io vedevo perché ero nascosto dietro una siepe… Ero andato fin là perché nessuno mi aveva portato pane da due giorni e avevo fame… Ho dovuto scappare per non farmi sentire, perché piangevo a vedere il padre così, con del sangue sulla barba, a terra, come morto… Sono andato piangendo a mendicare un pane… ma quel pane l’ho sempre qui… e ha sapore del sangue e del pianto di mio padre e mio, e di tutti quelli che sono torturati e che non possono amare chi li tortura. Io, Doras, io lo vorrei percuotere perché senta cosa è la percossa, senza pane lo vorrei lasciare perché sappia cosa è la fame, io lo vorrei far lavorare sotto il sole, nel fango, con la minaccia del sorvegliante e senza mangiare, perché sappia cosa è quello che lui dà ai poveri… Io non posso volergli bene perché… perché egli lo uccide il mio vecchio[1] padre, ed io, se non trovavo voi, di chi ero dopo?».

Il bambino, preso da un convulso di dolore, grida e piange, tremando, stravolto, coi piccoli pugni chiusi a percuotere l’aria non potendo percuotere l’aguzzino. Le donne sono stupite e commosse e cercano di calmarlo. Ma egli è proprio in una crisi di dolore e non sente niente. Urla: «Non posso, non posso amarlo e perdonarlo. Io lo odio, per tutti lo odio, lo odio, lo odio!…». Fa pena e paura.

208.4

È la reazione della creatura che ha troppo sofferto.

E Gesù lo dice: «Questo è il più grande delitto di Doras: portare un innocente ad odiare…».

Ma poi prende in braccio il bambino e gli parla: «Ascolta, Marzjiam. Vuoi tu andare un giorno con la mamma, il padre, i fratellini e il vecchio padre?».

«Siii…».

«E allora non devi odiare nessuno. In Cielo non entra chi odia. Non puoi pregare, per ora, per Doras? Ebbene non pregare, ma non odiare. Sai cosa devi fare? Non devi mai voltarti indietro a pensare il passato…».

«Ma il padre che soffre non è passato…».

«È vero. Ma guarda, Marzjiam, prova a pregare solo così:

“Padre nostro che sei nei Cieli, pensa Tu a ciò che è desiderio mio…”. Vedrai che il Padre ti ascolta nel migliore dei modi. Se anche tu uccidessi Doras, che faresti? Perderesti l’amore di Dio, il Cielo, l’unione col padre e la madre e non leveresti dalle pene il vecchio che ami. Tu sei troppo piccino per poterlo fare. Ma Dio lo può. Dillo a Lui. Digli: “Tu lo sai come amo il vecchio padre e come amo tutti quelli che sono infelici. Pensaci Tu che puoi tutto”. Come? Non vuoi predicare la Buona Novella? Ma essa parla di amore e perdono! Come puoi dire ad un altro: “Non odiare. Perdona”, se tu non sai amare e perdonare? Lascia, lascia fare al buon Dio, e vedrai quanto bene Egli predispone. Lo farai?».

«Sì, perché ti voglio bene».

Gesù bacia il bambino e lo mette a terra. L’episodio è superato e anche la strada.

Annotazione

È meglio così, Jean. Io e te saremmo due persone che conoscono già i pastori. Cfr. EMV 75,2 e EMV 75,6.

Quando viene suonato il clarino, Gesù smette di parlare. Clarina: campana posta al collo del bestiame.

In questa bella preghiera che tu e mia madre mi avete insegnato, lei di notte e tu di giorno: cfr. EMV 206,14.

Se si fosse pentito, gli avrebbe detto ciò che il padre della parabola disse al figlio pentito. Nella parabola del figliol prodigo(EMV 205,5).

EMR 208.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dio è dapertutto, figlio mio. Egli veglia sul bambino che nasce e sul vecchio che muore. L’infante che nasce in questo momento, nel posto più remoto della Terra, ha l’occhio e l’amore di Dio con sé e lo avrà fino alla morte.

EMR 208.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Noi dobbiamo augurare al prossimo, anche se molto cattivo, il maggior bene. La vita è un bene perché dà modo all’uomo di acquistare meriti agli occhi di Dio.

EMR 208.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Prova a pregare solo così: “Padre nostro che sei nei Cieli, pensa Tu a ciò che è desiderio mio…”. Vedrai che il Padre ti ascolta nel migliore dei modi. (...) Digli: “Tu lo sai come amo il vecchio padre e come amo tutti quelli che sono infelici. Pensaci Tu che puoi tutto”. (...) Lascia, lascia fare al buon Dio, e vedrai quanto bene Egli predispone. Lo farai?

EMR 208.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Non puoi pregare, per ora, per [qualcuno]? Ebbene non pregare, ma non odiare. Sai cosa devi fare? Non devi mai voltarti indietro a pensare il passato…

EMR 208.7-11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il tramonto ha inizio quando appare Betsur sulla sua collina, e quasi subito, sulla via secondaria presa per andarvi, ecco i greggi dei pastori e i pastori che accorrono.

Ma quando Elia vede che c’è anche Maria, alza le braccia con stupore e resta così, non osando credere a se stesso.

«La pace a te, Elia. Sono proprio io. Ti era stato promesso e a Gerusalemme non fu possibile vederci… Ma non ci pensare. Ora ci vediamo», dice dolcemente Maria.

«Oh! Madre, Madre!…». Elia non sa che dire. Poi finalmente trova: «Ecco, la mia Pasqua la faccio ora. È lo stesso, e meglio ancora».

«Ma sì, Elia. Abbiamo venduto bene. Possiamo uccidere un agnellino. Oh! siate ospiti della povera tavola…», prega Levi e anche Giuseppe.

«Questa sera siamo stanchi. Domani. Udite. Conoscete una certa Elisa, sposa ad Abramo di Samuele?».

«Sì. È nella sua casa di Betsur. Ma Abramo è morto e lo scorso anno sono morti i suoi figli. Un male di poche ore il primo, né mai si comprese di che è morto. L’altro andò lentamente e nulla fermò il male. Noi le davamo latte di capra novella, perché i medici lo dicevano buono per il malato. Ne beveva tanto, preso da tutti i pastori, perché la povera madre aveva mandato a cercare chiunque avesse una capra di primo latte nel gregge. Ma non servì a nulla. Quando siamo tornati al piano il giovane non si nutriva più. Quando siamo tornati in adar era morto da due lune».

«Povera amica mia! Mi voleva bene nel Tempio… un poco parente mi era nell’antenato… Era buona… Uscì, per sposare Abramo al quale era promessa dall’infanzia, due anni prima di me, e la ricordo quando venne per l’offerta del primogenito al Signore. Mi fece chiamare, non me sola, ma mi volle da sola poi per più tempo… E ora è sola… Oh! bisogna che mi affretti a consolarla! Voi restate. Vado con Elia ed entrerò sola. Il dolore vuole rispetto intorno a sé…».

«Neppure Io, Madre?».

«Tu sempre. Ma gli altri… Neppure tu, piccolino. Sarebbe un dolore. Vieni, vieni, Gesù!».

«Attendeteci sulla piazza del paese. Cercate un ricovero per la notte. Addio», ordina Gesù a tutti.

208.8

E soli con Elia, Gesù e la Madre vanno fino ad una vasta casa tutta chiusa e silenziosa, alla quale il pastore bussa col suo bastone. Una serva mette il viso al finestrino chiedendo chi è.

Maria si fa avanti dicendo: «Maria di Gioacchino e suo Figlio, di Nazaret. Dillo alla tua padrona».

«È inutile. Non vuole vedere nessuno. Si lascia morire nel pianto».

«Pròvati».

«No. So come mi caccia se cerco di distrarla. Non vuole nessuno, vedere nessuno, parlare a nessuno. Solo con il ricordo dei figli parla».

«Vai, donna. Te lo ordino. Dille: “C’è la piccola Maria di Nazaret, quella che nel Tempio t’era figlia…”. Vedrai che mi vuole».

La donna se ne va scuotendo il capo.

Maria spiega al Figlio e al pastore: «Elisa era molto più vecchia di me. Attendeva nel Tempio il ritorno dello sposo, andato in Egitto per affari di eredità, e vi stette perciò fino ad età insolita. Ha quasi dieci anni di più. Le maestre usavano dare alle piccine delle allieve adulte per guidarle… e lei fu la mia compagna-maestra. Era buona e… Ecco la donna».

Infatti la servente accorre stupita e apre il portone ben largo: «Entra, entra!», dice. E poi a bassa voce: «Te benedetta che la fai uscire da quella stanza».

Elia si congeda ed entrano Maria col Figlio.

«Ma quest’uomo, veramente… Per pietà! Ha l’età di Levi…».

«Lascialo entrare. È mio Figlio e la consolerà più di me». La donna si stringe nelle spalle e li precede per il lungo vestibolo di una bella ma triste casa. Tutto è pulito, ma tutto pare morto…

208.9

Una donna alta, ma che va curva nelle sue vesti oscure, viene avanti per l’andito in penombra.

«Elisa! Cara! Sono Maria!», dice Maria correndole incontro e abbracciandola.

«Maria? Tu… Credevo morta tu pure. Mi era stato raccontato… quando? Non so più!… Ho un vuoto qui nella testa… Mi era stato detto che tu eri morta con molte madri dopo la venuta dei Magi. Ma chi mi ha detto che tu eri la Madre del Salvatore?».

«I pastori forse…».

«Oh! i pastori!». La donna ha uno scoppio di pianto angoscioso. «Non lo dire quel nome. Mi ricorda l’ultima speranza per la vita di Levi… Eppure… sì… un pastore mi parlò del Salvatore, ed io ho ucciso mio figlio portandolo al posto dove si diceva che era il Messia, presso il Giordano. Ma non c’era nessuno… e mio figlio è tornato in tempo per morire… La fatica, il freddo… io l’ho ucciso… Ma non ho voluto essere assassina. Mi si diceva che Egli, il Messia, guariva i morbi… e l’ho fatto per quello… Ora mio figlio mi accusa di averlo ucciso…».

«No, Elisa. Sei tu che lo pensi. Ascolta. Io credo che tuo figlio invece mi ha proprio presa per mano dicendo: “Vieni dalla mia cara mamma. Portale il Salvatore. Io sto meglio qui che sulla Terra. Ma lei sente solo il suo pianto, e non può udire le parole che io le sussurro fra i baci, povera mamma che è come posseduta da un demone che la tenta alla disperazione, perché ci vuole divisi. Mentre, se lei si rassegna e crede che Dio tutto fa per un fine di bene, saremo uniti per sempre, col padre e col fratello. Gesù lo può fare”. Ed io sono venuta… con Lui… Non lo vuoi vedere?…». Maria ha parlato tenendo sempre fra le braccia la sventurata, baciandola sui capelli grigi, e con una dolcezza quale Lei sola la può avere.

«Oh! fosse vero! Ma perché, perché allora Daniele non è venuto da te, a dirti di venire prima?… Ma chi mi ha detto un tempo che eri morta? Non ricordo… non ricordo… Anche per questo ho aspettato forse troppo a venire dal Messia. Ma avevano detto che era morto Lui, tu, tutti a Betlemme…».

«Non pensare a chi l’ha detto.

208.10

Vieni, guarda, qui è mio Figlio. Vieni da Lui. Fa’ contente le tue creature e la tua Maria. Lo sai che soffriamo a vederti così?». E la conduce verso Gesù, che si è messo in un angolo buio e che solo ora si fa avanti, sotto ad un lume che la donna di servizio ha messo su un alto scrigno.

La povera madre alza il capo… e vedo allora che è l’Elisa che era anche sul Calvario fra le pie donne. Gesù le tende le mani con atto di invito tutto amore. La sventurata lotta un poco, poi gli affida le sue e infine di colpo si abbandona sul petto di Gesù gemendo: «Dimmelo, dimmelo che io non ho colpa della morte di Levi! Dimmelo che essi non sono perduti per sempre! Dimmelo che presto io sarò con loro!…».

«Sì, sì. Ascolta. Essi sono tripudianti ora che tu sei fra le mie braccia. Presto Io andrò da loro, e che devo loro dire, allora? Che tu non ti rassegni al Signore? Questo devo dire? Le donne d’Israele, le donne di Davide, così forti, così savie, devono avere una smentita in te? No. Tu soffri, ma perché hai sofferto sola. Il tuo dolore e te. Tu e il dolore. Non può sopportarsi allora. Non hai più presenti le parole[3] di speranza su coloro che la morte ci ha presi? “Io vi trarrò dai vostri sepolcri e vi condurrò nella terra di Israele. E voi conoscerete che Io sono il Signore quando avrò aperto le vostre tombe e vi avrò tratti dai vostri sepolcri. Quando avrò infuso in voi il mio spirito avrete vita”. La terra d’Israele, per i giusti addormentati nel Signore, è il Regno di Dio. Io lo aprirò e lo darò a quelli che attendono».

«Anche al mio Daniele? Anche al mio Levi?… Aveva tanto ribrezzo della morte!… Non poteva pensare di essere lontano dalla sua mamma. Per questo io volevo morire e andare al suo fianco nel sepolcro…».

«Ma là essi non erano con la loro parte viva. Là erano le cose morte che non potevano udirti. Essi sono nel luogo di attesa…».

«Ma c’è proprio? Oh! non ti fare scandalo di me. La mia memoria se ne è andata in pianto! Ho il capo pieno del rumore del pianto e del rantolo dei figli. Quel rantolo! Quel rantolo!… Mi ha disciolto il cervello. Non ho che quel rantolo qui dentro…».

«Ed Io ti ci metterò le parole della vita. Seminerò la Vita, perché Vita Io sono, dove è il fragore della morte. Ricorda il grande Giuda Maccabeo che volle fatto un sacrificio per i morti, rettamente pensando che essi sono destinati a risorgere, e che occorre loro accelerare la pace con opportuni sacrifici. Se Giuda il Maccabeo non fosse stato certo della risurrezione, avrebbe pregato e fatto pregare per i morti? Egli invece, come è scritto[4], pensò che grande ricompensa è riserbata a coloro che muoiono piamente, come certo i tuoi figli fecero… Vedi che dici di sì? Or dunque non disperare. Ma santamente prega per i tuoi morti perché i loro peccati siano annullati prima della mia venuta a loro. Allora, senza un attimo di attesa, verranno con Me in Cielo. Perché Io sono la Via, la Verità e la Vita, e conduco e dico il Vero e do Vita a chi crede al mio Vero e mi segue. Dimmi. I tuoi figli credevano nella venuta del Messia?».

«Certo, Signore. Lo avevano imparato da me questo credere».

«E Levi credeva possibile la guarigione per mio volere?».

«Sì, Signore. Speravamo in Te ma… non è giovato… ed egli è morto sconfortato dopo avere tanto sperato…». Il pianto della donna riprende più calmo ma più desolato, nella sua calma, di quanto non fosse nella furia di prima.

«Non dire che non è giovato. Chi crede in Me, anche se è morto, vivrà in eterno…

208.11

La sera scende, donna. Io raggiungo i miei apostoli. Ti lascio la Madre mia…».

«Oh! resta Tu pure!… Ho paura che, andando via Tu, mi riprenda quel tormento… Comincia appena appena a calmarsi la bufera sotto il suono delle tue parole…».

«Non temere! Hai Maria con te. Domani verrò di nuovo. Ho alcune cose da dire ai pastori. Posso dire loro di venire presso la tua casa?…».

«Oh! sì. Ci venivano anche lo scorso anno per il figlio mio… Dietro alla casa è un orto e poi un rustico cortile. Possono andare là, come facevano allora per tenere raccolte le greggi…».

«Va bene. Verrò. Sii buona. Ricordati che Maria nel Tempio era affidata a te. Io pure te l’affido questa notte».

«Sì, sta’ quieto. La curerò, la… Dovrò pensare alla sua cena, al suo riposo… Quanto è che non penso a queste cose! Maria, vuoi dormire nella mia stanza come faceva Levi nella sua malattia? Io nel letto del figlio, tu nel mio. E mi sembrerà di risentire il suo respiro leggero… Mi teneva sempre per mano…».

«Sì, Elisa. E prima parleremo di tante cose».

«No. Sei stanca. Devi dormire».

«Tu pure…».

«Oh! io! Non dormo più da mesi… Piango… piango… Non so fare altro…».

«Questa sera invece pregheremo e poi andremo nel letto e tu dormirai… Dormiremo con la mano nella mano anche noi due. Va’ pure, Figlio, e prega per noi…».

«Vi benedico. La pace sia con voi e a questa casa!».

E Gesù se ne va con la servente, che è di stucco e non fa che ripetere: «Che miracolo, Signore! Che miracolo! Dopo tanti mesi ha parlato, ha pensato… Oh! che cosa!… Dicevano che moriva folle… E ne avevo pena perché è buona».

«Sì, è buona, e Dio l’aiuterà perciò. Addio, donna. La pace anche a te».

Gesù esce nella strada semibuia e tutto ha fine.

Dettaglio

Il caso di una madre che ha perso i suoi due figli a causa di una malattia. Gesù viene a consolarla con la Vergine Maria.

Annotazione

Elise era molto più grande di me. Circa dieci anni. Quindi aveva circa sessant'anni.

Quando siamo tornati, nel mese di Adar, era morto da due lune. Addar è in febbraio/marzo.

Non avete mai tenuto a mente le parole di speranza su coloro che la morte ci ha portato via? "Vi farò uscire dalle vostre tombe e vi ricondurrò nella terra d'Israele. Allora saprete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri. Metterò il mio spirito dentro di voi e vivrete". "Vedi Ezechiele 37, 11-14.

Ricordiamo il grande Giuda Maccabeo che voleva fare un sacrificio per i morti, perché pensava giustamente che fossero destinati a risorgere e che l'ora della pace dovesse essere affrettata per loro con sacrifici tempestivi. Se Giuda Maccabeo non fosse stato certo della risurrezione, avrebbe pregato e fatto pregare per i morti? Al contrario, come è scritto, egli pensava che una grande ricompensa fosse riservata a coloro che muoiono piamente, come sicuramente fecero i vostri figli... Si veda il secondo libro dei Maccabei 12, 43-46.

Libro di Ezechiele 37, 11-14

Ezechiele 37, 11-14: E mi disse: "Figlio d'uomo, queste ossa sono tutta la casa d'Israele. Ecco, essi dicono: 'Le nostre ossa sono secche, la nostra speranza è morta, siamo perduti! Perciò profetizza e di' loro: "Così dice il Signore Yahweh: 'Ecco, io aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio, e vi ricondurrò nella terra d'Israele. E saprete che io sono Yahweh quando aprirò le vostre tombe e vi risusciterò dai vostri sepolcri, o popolo mio. Metterò il mio Spirito dentro di voi e vivrete; vi darò riposo sulla vostra terra e saprete che io, Yahweh, dico e faccio, - oracolo di Yahweh!".

Secondo libro dei Maccabei 12, 43-45

2 M 12, 43-46 : Poi, raccolta la somma di duemila dracme, la inviò a Gerusalemme perché fosse utilizzata per un sacrificio espiatorio. Un'azione bella e nobile, ispirata dal pensiero della risurrezione! Infatti, se non avesse creduto che i soldati uccisi in battaglia sarebbero risorti, sarebbe stato inutile e vano pregare per i morti. 45 Inoltre, riteneva che un'ottima ricompensa è riservata a coloro che si addormentano nella pietà, e questo è un pensiero santo e pio. Per questo fece questo sacrificio espiatorio per i morti, affinché fossero liberati dai loro peccati.