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Note del tema

La vita pubblica di Gesù Cristo nell'EMV

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Comfort di lettura

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EMR 65.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Voi mi seguite. Voi mi amate. Voi, come piante a primavera, vi ornate di propositi e di amore. Veramente Israele in quest’alba del mio apostolato è come le nostre dolci campagne nel luminoso mese di nisam. Ma udite. Come arsione di siccità, verrà Satana a bruciarvi col suo alito che mi invidia. Verrà il mondo col suo vento gelato a ghiacciare il vostro fiorire. Verranno le passioni come burrasche. Verrà il tedio come pioggia ostinata. Tutti i nemici miei e vostri verranno per isterilire ciò che dovrebbe venire da questa santa vostra tendenza a fiorire in Dio. Io ve ne avverto, perché so.

Ma tutto allor sarà perso, quando Io, come agricoltore malato — più che malato, morto — più non potrò dare a voi parole e miracoli? No. Io semino e coltivo sinché è il mio tempo. Poi su voi crescerà e maturerà, se voi farete buona guardia.

EMR 66

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù è solo. Giuda viene a raggiungerlo. L'uomo di Kerioth vuole seguirlo e Gesù è molto triste per questo. Conoscendo il suo stato d'animo, Gesù gli rivela che il suo Regno non è di questo mondo, che la sua Regalità non è terrena. Gli dice anche che Cristo sarà tradito e Giuda gli assicura che non farà mai una cosa del genere. Lo dice sul suo onore, ma il Salvatore gli fa notare che non c'è nulla di più fragile. Gesù insiste allora sul fatto che egli è mite, povero e pacifico: non otterrà nulla di terreno seguendolo. Ma a prescindere dalle sue argomentazioni, Giuda vuole seguirlo. Dice persino che Gesù deve prenderlo se è un peccatore e sta per perdersi. Gesù accetta e la visione finisce lì.

EMR 66.1-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Nel pomeriggio vedo Gesù… sotto degli ulivi… È seduto su un balzo del terreno nella sua posa abituale, coi gomiti poggiati al ginocchio, gli avambracci in avanti e le mani congiunte. Cala la sera e la luce diminuisce sempre più nel folto uliveto. Gesù è solo. Si è levato il mantello come avesse caldo, e la sua veste bianca mette una nota chiara nel verde del luogo che il crepuscolo fa molto scuro.

Un uomo scende fra gli ulivi. Pare cerchi qualcosa o qualcuno. È alto, vestito di un abito di tinta allegra, un giallo rosa che fa più vistoso il mantellone tutto a ondeggianti frange. Non lo vedo bene nel volto, perché la luce e la lontananza lo vietano, e anche perché tiene un lembo del mantello molto calato sul volto. Quando vede Gesù fa un atto come per dire: «Eccolo!» e affretta il passo. A pochi metri saluta: «Salve, Maestro!».

Gesù si volge di scatto e alza il volto, perché il sopraggiunto è sul balzo soprastante. Gesù lo guarda serio e direi mesto.

L’altro ripete: «Ti saluto, Maestro. Sono Giuda di Keriot. Non mi riconosci? Non ricordi?».

«Ricordo e riconosco. Sei quello che qui mi hai parlato con Tommaso, la scorsa Pasqua».

«E al quale Tu hai detto: “Pensa e sappi decidere prima del mio ritorno”. Ho deciso. Vengo».

«Perché vieni, Giuda?». Gesù è proprio mesto.

«Perché… te l’ho detto dall’altra volta il perché. Perché io sogno il regno d’Israele e re ti ho visto».

«Per questo vieni?».

«Per questo. Metto me stesso e tutto quanto posso di mio: capacità, conoscenze, amicizie, fatica, al tuo servizio e al servizio della tua missione per ricostituire Israele».

I due ora sono di fronte, vicini, in piedi e si guardano fissamente. Gesù serio sino alla mestizia, l’altro esaltato dal suo sogno, sorridente, bello e giovane, leggero e ambizioso.

«Io non ti ho cercato, Giuda».

«L’ho visto. Ma io ti cercavo. Sono giorni e giorni che ho messo persone alle porte per segnalarmi l’arrivo tuo. Pensavo saresti venuto con dei seguaci e perciò che facile sarebbe stato il notarti. Invece… Ho capito che c’eri stato, perché un gruppo di pellegrini ti benediva per aver guarito un malato. Ma nessuno sapeva dirmi dove eri. Allora ho ricordato questo luogo. E sono venuto. Se non ti avessi trovato qui, mi sarei rassegnato a non trovarti più…».

«Credi che sia stato un bene per te l’avermi trovato?».

«Sì, poiché ti cercavo, ti desideravo, ti voglio».

«Perché? Perché mi hai cercato?».

«Ma te l’ho detto, Maestro!

66.2 Non mi hai compreso?».

«Ti ho compreso. Sì. Ti ho compreso. Ma voglio che anche tu mi comprenda prima di seguirmi. Vieni. Parleremo mentre camminiamo». E si pongono a camminare l’uno al fianco dell’altro su e giù per le stradelline che intersecano l’uliveto. «Tu mi segui per un’idea che è umana, Giuda. Io te ne devo dissuadere. Non sono venuto per questo».

«Ma non sei Tu il designato Re dei giudei? Quello di cui hanno parlato i Profeti? Altri ne sono sorti. Ma a loro mancavano troppe cose e sono caduti come foglia che il vento più non sorregge. Tu hai Dio con Te, tanto che operi miracolo. Dove è Dio, sicura è la riuscita della missione».

«Hai detto bene. Io ho Dio con Me. Io sono il suo Verbo. Sono quello profetizzato dai Profeti, promesso ai Patriarchi, atteso dalle folle. Ma perché, o Israele, tanto sei divenuto cieco e sordo da non saper più leggere e vedere, udire e comprendere il vero dei fatti? Il mio Regno non è di questo mondo, Giuda. Dissuaditene. Ad Israele Io vengo a portare la Luce e la Gloria. Ma non la luce e la gloria della Terra. Io vengo per chiamare i giusti d’Israele al Regno. Perché è da Israele e con Israele che deve formarsi e venire la pianta di vita eterna la cui linfa sarà il Sangue del Signore, la pianta che si estenderà per tutta la Terra, sino alla fine dei secoli. I miei seguaci primi da Israele. I miei confessori primi da Israele. Ma anche i miei persecutori da Israele. Anche i miei carnefici da Israele. Ma anche il mio traditore da Israele…»

«No, Maestro. Questo non sarà mai. Tutti ti tradissero, io ti resterò e ti difenderò».

«Tu, Giuda? E su che fondi questa tua sicurezza?».

«Sul mio onore di uomo».

«Cosa più fragile di tela di ragno, Giuda. È da Dio che dobbiamo chiedere la forza d’esser onesti e fedeli. L’uomo!… L’uomo compie opere di uomo. Per compiere opere dello spirito — e seguire il Messia in verità e giustizia vuol dire compiere opera di spirito — occorre uccidere l’uomo e farlo rinascere. Sei tu capace di tanto?».

«Sì, Maestro. E poi… Non tutto Israele ti amerà. Ma carnefici e traditori al suo Messia non ne darà Israele. Ti attende da secoli!».

«Me li darà. Ricorda i Profeti. Le loro parole… e la loro fine. Io sono destinato a deludere molti. E tu ne sei uno. Giuda, tu hai qui di fronte un mite, un pacifico, un povero che povero vuol rimanere. Io non sono venuto per impormi e per fare guerra. Io non contendo ai forti e ai potenti nessun regno, nessun potere. Io non contendo che a Satana le anime e vengo a spezzare le catene di Satana col fuoco del mio amore. Io vengo per insegnare misericordia, sacrificio, umiltà, continenza. Io ti dico, ed a tutti dico: “Non abbiate sete di umane ricchezze, ma lavorate per le monete eterne”. Disilluditi, Giuda, se mi credi un trionfatore su Roma e sulle caste che imperano. Gli Erodi come i Cesari possono dormire tranquilli mentre Io parlo alle turbe. Non sono venuto per strappare scettri a nessuno… ed il mio scettro, eterno, è già pronto. Ma nessuno che non fosse amore, come Io sono, lo vorrebbe impugnare.

66.3 Vai, Giuda, e medita…».

«Mi respingi, Maestro?».

«Io non respingo nessuno, perché chi respinge non ama. Ma dimmi, Giuda, come chiameresti tu l’atto di uno che, sapendosi malato di male contagioso, dicesse ad un ignaro che si accosta per bere al suo calice: “Pensa a quello che fai”? Lo diresti odio o amore?».

«Amore lo direi, poiché non vuole che l’ignaro si rovini la salute».

«Chiama allora così anche il mio atto».

«Posso rovinarmi la salute venendo con Te? No, mai».

«Più che la salute ti puoi rovinare, perché, pensalo bene, Giuda, poco sarà addebitato a chi sarà assassino credendo di fare giustizia, credendolo perché non conosce la Verità; ma molto sarà addebitato a chi, avendola conosciuta, non solo non la segue, ma se ne fa nemico».

«Io non lo sarò. Prendimi, Maestro. Non mi puoi rifiutare. Se sei il Salvatore e vedi che io sono peccatore, pecora sviata, cieco fuori del giusto cammino, perché ricusi di salvarmi? Prendimi. Io ti seguirò fino alla morte…».

«Alla morte! È vero. Questo è vero. Poi…».

«Poi, Maestro?».

«Il futuro è in seno a Dio. Va’. Domani ci rivedremo presso la porta dei Pesci».

«Grazie, Maestro. Il Signore sia con Te».

«E la sua misericordia ti salvi».

E tutto finisce.

EMR 66.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il mio Regno non è di questo mondo, Giuda. Dissuaditene. Ad Israele Io vengo a portare la Luce e la Gloria. Ma non la luce e la gloria della Terra. Io vengo per chiamare i giusti d’Israele al Regno. Perché è da Israele e con Israele che deve formarsi e venire la pianta di vita eterna la cui linfa sarà il Sangue del Signore, la pianta che si estenderà per tutta la Terra, sino alla fine dei secoli. I miei seguaci primi da Israele. I miei confessori primi da Israele. Ma anche i miei persecutori da Israele. Anche i miei carnefici da Israele. Ma anche il mio traditore da Israele…»

«No, Maestro. Questo non sarà mai. Tutti ti tradissero, io ti resterò e ti difenderò».

«Tu, Giuda? E su che fondi questa tua sicurezza?».

«Sul mio onore di uomo».

«Cosa più fragile di tela di ragno, Giuda. È da Dio che dobbiamo chiedere la forza d’esser onesti e fedeli. L’uomo!… L’uomo compie opere di uomo. Per compiere opere dello spirito — e seguire il Messia in verità e giustizia vuol dire compiere opera di spirito — occorre uccidere l’uomo e farlo rinascere. Sei tu capace di tanto?».

«Sì, Maestro. E poi… Non tutto Israele ti amerà. Ma carnefici e traditori al suo Messia non ne darà Israele. Ti attende da secoli!».

«Me li darà. Ricorda i Profeti. Le loro parole… e la loro fine. Io sono destinato a deludere molti. E tu ne sei uno. Giuda, tu hai qui di fronte un mite, un pacifico, un povero che povero vuol rimanere. Io non sono venuto per impormi e per fare guerra. Io non contendo ai forti e ai potenti nessun regno, nessun potere. Io non contendo che a Satana le anime e vengo a spezzare le catene di Satana col fuoco del mio amore. Io vengo per insegnare misericordia, sacrificio, umiltà, continenza. Io ti dico, ed a tutti dico: “Non abbiate sete di umane ricchezze, ma lavorate per le monete eterne”. Disilluditi, Giuda, se mi credi un trionfatore su Roma e sulle caste che imperano. Gli Erodi come i Cesari possono dormire tranquilli mentre Io parlo alle turbe. Non sono venuto per strappare scettri a nessuno… ed il mio scettro, eterno, è già pronto. Ma nessuno che non fosse amore, come Io sono, lo vorrebbe impugnare. 66.3 Vai, Giuda, e medita…

EMR 66.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Prendimi, Maestro. Non mi puoi rifiutare. Se sei il Salvatore e vedi che io sono peccatore, pecora sviata, cieco fuori del giusto cammino, perché ricusi di salvarmi? Prendimi. Io ti seguirò fino alla morte…».

«Alla morte! È vero. Questo è vero. Poi…».

«Poi, Maestro?».

«Il futuro è in seno a Dio. Va’. Domani ci rivedremo presso la porta dei Pesci».

«Grazie, Maestro. Il Signore sia con Te».

«E la sua misericordia ti salvi».

E tutto finisce.

Dettaglio

Giuda insiste per essere uno dei discepoli di Gesù.

EMR 67

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù è solo. Incontra due uomini che stanno litigando e cercano di pugnalarsi a vicenda. Cristo interviene di nuovo, intimando loro di fermarsi; poi, quando non ascoltano, compie un miracolo e le lame si spezzano.

Mentre arrivano i soldati da Roma, Gesù tiene un breve sermone agli uomini di Israele e poi anche ai pagani presenti, raccomandando loro di amare e sottolineando che non è con la violenza che si vince, ma con la santità. La rabbia è un peccato che può tagliarci fuori dalla benedizione di Dio, e i figli del Signore devono essere gentili gli uni con gli altri e amarsi a vicenda.

Quando ebbe finito di parlare, gli fu chiesto se fosse il Messia, e Gesù non lo negò. Gli viene chiesto di nuovo se compie miracoli, e nemmeno lui lo nega, anzi compie miracoli quando gli vengono portati i malati. La folla si rallegra e Gesù benedice.

Poi arriva Giuda e chiede cosa sia successo. Chiede se rimarrà a Gerusalemme, ma Gesù gli dice che si recherà in Giudea e promette di andare a Keroth. Infine, entrambi parlano di Giovanni Battista, che Erode ha arrestato. Se Gesù è la bontà, il Precursore è la penitenza. La visione termina qui.

EMR 67.5-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

67.5 «Maestro!». Giuda accorre verso di Lui. «Maestro, mi hai preceduto. Ma che avviene?».

«Il Rabbi ha fatto miracolo! In Galilea no; qui, qui con noi lo vogliamo».

«Lo vedi, Maestro? Tutto Israele ti ama. È giusto che Tu resti anche qui. Perché ti sottrai?».

«Non mi sottraggo, Giuda. Sono venuto apposta solo, perché la rudezza dei discepoli galilei non urti la sottigliezza giudea. Io voglio radunare tutte le pecore d’Israele sotto lo scettro di Dio».

«Per questo ti ho detto: “Prendimi”. Io sono giudeo e so come trattare i miei pari. Resterai dunque a Gerusalemme?».

«Pochi giorni. Per attendere un discepolo, lui pure giudeo. Poi andrò per la Giudea…».

«Oh! io verrò con Te. Ti accompagnerò. Verrai al mio paese. Ti porterò a casa mia. Verrai, Maestro?».

«Verrò…

67.6 Del Battista, tu che sei giudeo e vivi presso i potenti, sai nulla?».

«So che è ancora prigione, ma che lo vogliono scarcerare, perché la folla minaccia sedizione se non le viene reso il suo profeta. Lo conosci?».

«Lo conosco».

«Lo ami? Che pensi di lui?».

«Penso che non vi fu uno più di lui pari ad Elia».

«Lo reputi veramente il Precursore?».

«Egli lo è. È la stella del mattino che annuncia il sole. Beati quelli che si sono preparati al Sole attraverso la sua predicazione».

«È molto severo Giovanni».

«Non più per gli altri che per sé».

«Questo è vero. Ma è difficile seguirlo nella sua penitenza. Tu sei più buono ed è facile amarti».

«Eppure…».

«Eppure, Maestro?».

«Eppure, come lui è odiato per la sua austerità, Io lo sarò per la mia bontà, perché l’una e l’altra predicano Dio, e Dio è inviso ai tristi. Ma è segnato che così sia. Come egli precede Me nella predicazione, così mi precederà nella morte. Guai però agli uccisori della Penitenza e della Bontà».

«Perché, Maestro, sempre questa tristezza di previsioni? La folla ti ama, lo vedi…».

«Perché è cosa sicura. La folla umile sì, mi ama. Ma la folla non è tutta umile e di umili. Ma non è tristezza la mia. È tranquilla visione del futuro e aderenza alla volontà del Padre, che mi ha mandato per questo. E per questo Io sono venuto. Eccoci al Tempio. Io vado nel Bel Nidrasc ad ammaestrare le folle. Se vuoi, resta».

«Resterò al tuo fianco. Non ho che uno scopo: servirti e farti trionfare».

Entrano nel Tempio e tutto finisce.

Dettaglio

Gesù promette a Giuda di andare a Kerioth.

EMR 67.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

67.6 Del Battista, tu che sei giudeo e vivi presso i potenti, sai nulla?».

«So che è ancora prigione, ma che lo vogliono scarcerare, perché la folla minaccia sedizione se non le viene reso il suo profeta. Lo conosci?».

«Lo conosco».

«Lo ami? Che pensi di lui?».

«Penso che non vi fu uno più di lui pari ad Elia».

«Lo reputi veramente il Precursore?».

«Egli lo è. È la stella del mattino che annuncia il sole. Beati quelli che si sono preparati al Sole attraverso la sua predicazione».

«È molto severo Giovanni».

«Non più per gli altri che per sé».

«Questo è vero. Ma è difficile seguirlo nella sua penitenza. Tu sei più buono ed è facile amarti».

«Eppure…».

«Eppure, Maestro?».

«Eppure, come lui è odiato per la sua austerità, Io lo sarò per la mia bontà, perché l’una e l’altra predicano Dio, e Dio è inviso ai tristi. Ma è segnato che così sia. Come egli precede Me nella predicazione, così mi precederà nella morte. Guai però agli uccisori della Penitenza e della Bontà».

«Perché, Maestro, sempre questa tristezza di previsioni? La folla ti ama, lo vedi…».

«Perché è cosa sicura. La folla umile sì, mi ama. Ma la folla non è tutta umile e di umili. Ma non è tristezza la mia. È tranquilla visione del futuro e aderenza alla volontà del Padre, che mi ha mandato per questo. E per questo Io sono venuto. Eccoci al Tempio. Io vado nel Bel Nidrasc ad ammaestrare le folle. Se vuoi, resta».

«Resterò al tuo fianco. Non ho che uno scopo: servirti e farti trionfare».

Entrano nel Tempio e tutto finisce.

EMR 68.1-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

68.1 Vedo Gesù che, avendo al fianco Giuda, penetra nel recinto del Tempio e, dopo aver superato la prima terrazza, o scaglione se piace più dirla così, si ferma in un luogo porticato che costeggia un ampio cortile, lastricato con marmi di diverso colore. Il luogo è molto bello e affollato.

Gesù si guarda intorno e vede un posto che gli piace. Ma, prima di dirigersi ad esso, dice a Giuda: «Chiamami il magistrato del luogo. Devo farmi riconoscere, acciò non si dica che manco alle consuetudini e al rispetto».

«Maestro, Tu sei al di sopra delle consuetudini, né alcuno più di Te ha diritto di parlare nella Casa di Dio, Tu, suo Messia».

«Io lo so, tu lo sai, ma essi non lo sanno. Io sono venuto non per scandalizzare, né per insegnare a violare non solo la Legge ma anche le consuetudini. Anzi sono venuto proprio per insegnare rispetto, umiltà e ubbidienza e per levare gli scandali. Perciò voglio chiedere di poter parlare in nome di Dio, facendomi riconoscere degno di farlo dal magistrato del luogo».

«L’altra volta non lo facesti».

«L’altra volta m’arse lo zelo della Casa di Dio, profanata da troppe cose. L’altra volta ero il Figlio del Padre, l’Erede che in nome del Padre e per amore della mia Casa agiva nella sua maestà, alla quale magistrati e sacerdoti sono inferiori. Ora sono il Maestro d’Israele, e insegno ad Israele anche questo. E poi, Giuda, credi tu che il discepolo sia da più del Maestro?».

«No, Gesù».

«E tu chi sei? E chi sono Io?».

«Tu il Maestro, io il discepolo».

«E allora, se riconosci così essere le cose, perché vuoi insegnare al Maestro? Va’ e ubbidisci. Io ubbidisco al Padre mio. Tu ubbidisci al Maestro tuo. Condizione prima del Figlio di Dio: ubbidire senza discutere, pensando che il Padre non può che dare ordini santi. Condizione prima del discepolo: ubbidire al Maestro, pensando che il Maestro sa e non può dare che ordini giusti».

«È vero. Perdona. Ubbidisco».

«Perdono. Vai. E, Giuda, senti ancora una cosa: ricordati questo. Ricordatelo sempre, in futuro».

«Di ubbidire? Sì».

«No: ricorda che Io fui col Tempio rispettoso e umile. Col Tempio, ossia con le caste potenti. Va’».

Giuda lo guarda pensosamente, interrogativamente… ma non osa chiedere altro. E se ne va meditabondo.

68.2

… Torna con un paludato personaggio. «Ecco, Maestro, il magistrato».

«La pace sia con te. Io chiedo di insegnare, fra i rabbi d’Israe­le, ad Israele».

«Sei Tu rabbi?».

«Lo sono».

«Quale fu il tuo maestro?».

«Lo Spirito di Dio, che mi parla con la sua sapienza e che mi illumina di luce ogni parola dei testi santi».

«Sei da più di Hillel, Tu che senza maestro dici sapere ogni dottrina? Come può uno formarsi se non vi è chi lo forma?».

«Come si formò Davide, pastorello ignoto, divenuto il re potente e sapiente per volere del Signore».

«Il tuo Nome».

«Gesù di Giuseppe di Giacobbe, della stirpe di Davide, e di Maria di Gioacchino della stirpe di Davide e di Anna d’Aronne, Maria, la Vergine sposata nel Tempio, perché orfana, dal Sommo Sacerdote, secondo la legge d’Israele».

«Chi lo prova?».

«Ancora qui devono esservi leviti che si ricordano del fatto e che furono coetanei di Zaccaria, della classe di Abia, il mio parente. Interrogali, se dubiti della mia sincerità».

«Ti credo. Ma chi mi prova che Tu sia capace di insegnare?».

«Ascoltami e giudicherai tu stesso».

«Sei libero di farlo… Ma… non sei nazareno?».

«Sono nato a Betlem di Giuda al tempo del censo ordinato da Cesare. Proscritti per ordini ingiusti, i figli di Davide sono dovunque. Ma la stirpe è di Giuda».

«Sai… i farisei… tutta la Giudea… per la Galilea…».

«Lo so. Ma rassicurati. A Betlem vidi la luce, a Betlem Efrata da cui viene la mia stirpe, e se ora vivo in Galilea non è che perché si compia il segnato…».

Il magistrato si allontana di qualche metro, accorrendo dove lo chiamano.

68.3

Giuda chiede: «Perché non hai detto che sei il Messia?».

«Le mie parole lo diranno».

«Quale è il segnato che si deve compiere?».

«La riunione di tutto Israele sotto l’insegnamento della parola del Cristo. Io sono il Pastore di cui parlano i Profeti e vengo a radunare le pecore di ogni regione, vengo a curare le malate, a mettere sul pascolo buono le erranti. Non vi è per Me Giudea o Galilea, Decapoli o Idumea. Vi è solo una cosa: l’Amore che guarda con un unico occhio e unisce in un unico abbraccio per salvare…».

Gesù è ispirato. Pare sprigioni raggi, tanto è sorridente al suo sogno. Giuda lo guarda ammirato.