EMR 9.2
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Anna, Gioacchino, Giuseppe, Zaccaria, e più ancora Elisabetta, e poi il Battista, non sono forse dei veri sapienti? Non parlo di mia Madre, in cui la Sapienza aveva dimora.
Dettaglio
Gesù disse:
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 9.2
Anna, Gioacchino, Giuseppe, Zaccaria, e più ancora Elisabetta, e poi il Battista, non sono forse dei veri sapienti? Non parlo di mia Madre, in cui la Sapienza aveva dimora.
Gesù disse:
EMR 16.4
16.4 «Ave, Maria, piena di Grazia, ave!». La voce è un dolce arpeggio come di perle gettate su un metallo prezioso.
Maria trasale e abbassa lo sguardo. E più trasale quando vede la fulgida creatura inginocchiata ad un metro circa di distanza da Lei e che, con le mani incrociate sul petto, la guarda con una venerazione infinita.
Maria balza in piedi e si stringe alla parete. Diviene pallida e rossa alternativamente. Il suo viso esprime stupore e sgomento. Si stringe inconsciamente le mani sul seno nascondendole sotto le larghe maniche, si curva quasi per nascondere il più possibile il suo corpo. Un atto di pudore soave.
«No. Non temere. Il Signore è teco! Tu sei benedetta fra tutte le donne».
Ma Maria continua a temere. Da dove è venuto quell’essere straordinario? È un messo di Dio o dell’Ingannatore?
«Non temere, Maria!», ripete l’Arcangelo. «Io sono Gabriele, l’Angelo di Dio. Il mio Signore mi ha mandato a te. Non temere, perché tu hai trovato grazia presso Dio. Ed ora tu concepirai nel seno e partorirai un Figlio e gli porrai nome “Gesù”. Questi sarà grande, sarà chiamato Figlio dell’Altissimo (e tale sarà in vero) e il Signore Iddio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà in eterno sulla casa di Giacobbe, e il suo Regno non avrà mai fine. Comprendi, o santa Vergine amata dal Signore, Figlia benedetta di Lui, chiamata ad esser Madre del suo Figlio, quale Figlio tu genererai».
«Come può avvenire questo se io non conosco uomo? Forse che il Signore Iddio più non accoglie l’offerta della sua serva e non mi vuole vergine per amor di Lui?».
«Non per opera di uomo sarai Madre, o Maria. Tu sei l’eterna Vergine, la Santa di Dio. Lo Spirito Santo scenderà in te e la potenza dell’Altissimo ti adombrerà. Perciò Santo si chiamerà Colui che nascerà da te, e Figlio di Dio. Tutto può il Signore Iddio nostro. Elisabetta, la sterile, nella sua vecchiaia ha concepito un figlio che sarà il Profeta del tuo Figlio, colui che ne prepara le vie. Il Signore ha levato a questa il suo obbrobrio, e la sua memoria resterà nelle genti congiunta al nome tuo, come il nome della sua creatura a quello del tuo Santo, e fino alla fine dei secoli le genti vi chiameranno beate per la Grazia del Signore venuta a voi ed a te specialmente; venuta alle genti per mezzo tuo. Elisabetta è nel suo sesto mese ed il suo peso la solleva al gaudio, e più la solleverà quando conoscerà la tua gioia. Nulla è impossibile a Dio, Maria, piena di Grazia. Che devo dire al mio Signore? Non ti turbi pensiero di sorta. Egli tutelerà gli interessi tuoi se a Lui ti affidi. Il mondo, il Cielo, l’Eterno attendono la tua parola!».
Maria, incrociando a sua volta le mani sul petto e curvandosi in un profondo inchino, dice: «Ecco l’ancella di Dio. Si faccia di me secondo la sua parola».
L’Angelo sfavilla nella gioia. Adora, poiché certo egli vede lo Spirito di Dio abbassarsi sulla Vergine curva nell’adesione, e poi scompare senza smuover tenda, ma lasciandola ben tirata sul Mistero santo.
EMR 17
Titolo del capitolo : La disobbedienza di Eva e l'obbedienza di Maria
Data dei dettati : Domenica 5 marzo 1944 (EMV 17.1-17.7) e mercoledì 8 marzo 1944 (EMV 17.8-17.21)
Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù
Sommario: Gesù tiene il suo primo dettato. Parte dalla Genesi e spiega quale doveva essere il dominio dell'uomo: doveva dominare la carne, ma anche il carattere morale e spirituale. Cristo parla poi dell'anima e delle discussioni che possiamo avere con essa, per poi tornare specificamente alla caduta di Adamo ed Eva. Parla anche di Lucifero e dell'origine del male.
In un secondo dettato, Maria parla delle sue diverse gioie al momento dell'Annunciazione. La gioia di essere madre. La gioia di essere colei attraverso la quale la pace ha riconciliato il cielo e la terra. La gioia di aver reso felice Dio. La gioia come credente in un Dio pieno di gioia. La Madre di Cristo ha poi parlato della disobbedienza di Eva e dell'obbedienza che l'Immacolata ha praticato in ogni occasione. Ha pronunciato il suo Fiat in ogni occasione e ha invitato Maria ad essere un trampolino di lancio per altre anime che si innalzano verso Dio.
Infine, Gesù ha dato un ultimo dettato. Dopo essere tornato su coloro che non accolgono l'Opera o che sono scettici nei suoi confronti, ritorna sull'albero della conoscenza del bene e del male e gli dà una connotazione simbolica. Il Maestro si sofferma anche sulla condanna di Adamo ed Eva, che può sembrare troppo severa. Il Salvatore si sofferma sul frutto proibito e sulla pienezza della grazia.
Contenuti del capitolo: 17.1: Chiedete alla vostra anima le verità celesti. 17.2: L'uomo è stato chiamato a dominare tutto. 17.3: La nascita del male in Lucifero. 17.4 : La procreazione voluta da Dio. 17.5 : Satana risveglia la carne in Eva che non si rivolge al Padre. 17.6 : Una condanna più grande grava sulla donna. 17.7 : La grazia contro le tre concupiscenze. 17.8 : Il mio spirito si rallegra. 17.9 : Non sapevo di essere senza macchia. 17.10 : La gioia di essere madre di un uomo e di Dio. 17.11 : La gioia di aver reso felice Dio. 17.12: La disobbedienza di Eva e le sue conseguenze. 17.13: Ho obbedito con gioia e con dolore. 17.14: Il mio "sì" ha cancellato il "no" di Eva al comando di Dio. 17.15: Essere un trampolino di lancio perché altri riescano a camminare verso la Croce. 17.16: L'albero metaforico o simbolico. 17.17: La gravità del primo peccato. 17.18: L'amore degli uomini doveva essere senza concupiscenza. 17.19: Eva credette a Satana e desiderò ciò che non era buono senza rimorsi. 17.20: Ricevere la luce. 17.21 : Le bestie selvatiche vi superano nell'onestà dei loro amori.
EMR 22.7
«Il mio Bambino! Il mio Gesù! Come sarà?».
«Bello come te, Maria».
«Oh, no! Più bello! Egli è Dio. Io sono la sua serva. Ma dicevo: sarà biondo o sarà bruno? Avrà gli occhi come il cielo sereno o come quelli dei cervi delle montagne? Io me lo figuro più bello d’un cherubino, coi capelli ricci e color dell’oro, con gli occhi del color del nostro mare di Galilea quando le stelle cominciano ad affacciarsi al confine del cielo, una bocchina piccina e rossa come il taglio di una melagrana che appena crepa per maturar di sole, e per gote, ecco, un roseo come questo di questa pallida rosa, e due manine che starebbero nel cavo di un giglio tanto sono piccine e belle, e due piedini da starmi nel cavo della mano, e morbidi e lisci più di petalo di fiore. Vedi. Io presto all’idea che mi son fatta di Lui tutte le bellezze che mi suggerisce la terra. E sento la sua voce. Sarà, nel pianto — perché un poco piangerà per fame o sonno il mio Bambino, e sarà sempre un gran dolore per la sua Mamma, che non potrà, oh! non potrà sentirlo piangere senza averne il cuore trapassato — sarà, nel pianto, come quel belato, che ora viene, di agnellino di poche ore, che cerca la mammella e il caldo del vello materno per dormire. Sarà, nel riso che mi empirà di cielo il cuore innamorato della mia Creatura — posso esser innamorata di Lui, perché è il mio Dio ed amarlo da amante non è contravvenire alla mia consacrata verginità — sarà, nel riso, come questo festoso tubare di colombino, felice per esser sazio e contento sul tepido nido. Lo penso ai suoi primi passi… un uccellino saltellante su un prato fiorito. Il prato sarà il cuore della sua Mamma, che starà sotto ai suoi piedini di rosa con tutto il suo amore per non fargli incontrare nulla che gli dia dolore. Come lo amerò, il mio Bambino! Il Figlio mio!
Maria disse a Elisabetta:
EMR 22.7
Sarà, nel pianto — perché un poco piangerà per fame o sonno il mio Bambino, e sarà sempre un gran dolore per la sua Mamma, che non potrà, oh! non potrà sentirlo piangere senza averne il cuore trapassato — sarà, nel pianto, come quel belato, che ora viene, di agnellino di poche ore, che cerca la mammella e il caldo del vello materno per dormire.
Maria parla di Gesù che piange da bambino.
EMR 23.3
«Ma io sono vecchia tanto per avere un figlio. Ed ora che sto per averlo ho paura».
«Oh! no! C’è qui Gesù! Non bisogna aver paura dove è Gesù. Il mio Bambino ti ha levato la sofferenza, tu l’hai detto, quando era come un boccio appena formato. Ora che sempre più si completa e già vive come creatura mia — ne sento battere il cuoricino nella mia gola e mi par di aver posato su essa un uccellino di nido dal cuoricino pulsante leggero — leverà da te ogni pericolo. Devi aver fede».
Elisabetta, in procinto di partorire, disse a Maria:
EMR 25.12
È la Passione. Compassionate il Redentore vostro. Uditene i lamenti e numeratene ferite e lacrime. Ognuna di esse è scesa per voi e per voi fu patita. Ogni altra visione scompaia davanti a questa che vi ricorda la Redenzione compiuta per voi.
EMR 30.8
L’angelo ha detto che questo Bambino è il Salvatore, che è Cristo, il Signore. Siamo poveri e ignoranti, ma sappiamo che i profeti dicono che il Salvatore sarà il Principe della Pace. E a noi ci ha detto di andare ad adorarlo. Perciò ci ha dato la sua pace. Gloria a Dio nei Cieli altissimi e gloria a questo suo Cristo (...).
Uno dei pastori della Natività dichiara:
EMR 31.4-5.7
31.4 «Nazareth? Ma dovete rimanere qui. Il Messia deve crescere a Betlemme. È la città di Davide. L’Altissimo l’ha condotto, attraverso la volontà di Cesare, a nascere nella terra di Davide, la terra santa della Giudea. Perché portarlo a Nazareth? Voi sapete come presso i giudei sono giudicati i nazareni. Domani questo Bambino dovrà essere il Salvatore del suo popolo. Non bisogna che la città capitale sprezzi il suo Re perché viene da una terra che essa disprezza. Voi sapete quanto me come è cavilloso il Sinedrio e come sprezzanti le tre caste principali… E poi, qui, vicino ancora a me, potrò aiutarvi alquanto e mettere tutto quanto ho, non tanto di cose materiali ma di doni morali, a servizio di questo Neonato. E quando sarà in età di capire, sarò beato di essergli maestro come al mio bambino, per ottenere poi che, fatto grande, mi benedica. Dobbiamo pensare che Egli è destinato a tanta sorte e che perciò deve potersi presentare al mondo con tutte le carte per vincere facilmente la sua partita. Egli, certo, possederà la Sapienza. Ma anche solo il fatto che un sacerdote gli sia stato maestro lo renderà più accetto ai difficili farisei e agli scribi e gli spianerà la missione».
31.5 Maria guarda Giuseppe e Giuseppe guarda Maria. Sopra il capo innocente del Bambino, che dorme roseo e ignaro, si intreccia un muto scambio di domande. E sono domande velate di tristezza. Maria pensa alla sua casetta. Giuseppe pensa al suo lavoro. Qui tutto è da rifare, in un luogo dove solo pochi giorni prima erano degli sconosciuti. Qui non c’è niente di quelle cose care lasciate là e preparate con tanto amore per il Bambino.
(...) «E utile sarà certo. Pensateci e ne vedrete le ragioni».
«Si dice anche che il Messia sarà chiamato Nazareno…», obbietta Maria.
«Vero. Ma almeno, sinché non è adulto, fate che cresca in Giudea. Dice il Profeta: “E tu, Betlem Efrata, sarai la più grande perché da te uscirà il Salvatore”. Non parla di Nazareth. Forse quell’appellativo gli sarà dato per non sappiamo che motivo. Ma la sua terra è questa».
«Lo dici tu, sacerdote, e noi… e noi… con dolore ti ascoltiamo… e ti diamo retta. Ma che dolore!… Quando vedrò quella casa dove divenni Madre?». (...)
[In una dettatura che Maria impartisce in seguito, la Vergine dice:]
31.7 E un’altra cosa ti faccio osservare, anzi due.
Zaccaria è un sacerdote. Giuseppe non lo è. Ma pure osserva come colui che non lo è ha lo spirito in Cielo più del sacerdote. Zaccaria pensa umanamente e umanamente interpreta le Scritture perché, non è la prima volta che lo fa, si fa troppo guidare dal buon senso umano. Ne è stato punito. Ma ci ricasca ancora, benché meno gravemente. Aveva detto per la nascita di Giovanni: “Come può avvenire se io sono vecchio e mia moglie è sterile?”. Dice ora: “Per spianarsi la via, il Cristo deve crescere qui” e, con quella radichetta di orgoglio che persiste anche nei migliori, pensa di poter essere lui utile a Gesù. Non utile come vuol esserlo Giuseppe servendolo, ma utile facendogli da maestro… Dio lo ha perdonato per la buona intenzione. Ma aveva mai bisogno il “Maestro” di avere maestri?
Nella prima parte, in EMV 31,4-5, è Zaccaria a parlare. Poi Maria fa un dettato e commenta l'atteggiamento di Zaccaria in 31,7
EMR 35.7-8
(...) Siete così intralciati dalla vostra umanità — che, in verità, soverchia di troppo in voi lo spirito — che non potete seguire queste vie e cadete; o vi fermate scoraggiati. Dite a voi e a chi vi vorrebbe portare avanti citandovi gli esempi del Vangelo: “Ma Gesù, ma Maria, ma Giuseppe (e giù, giù per tutti i santi) non erano come noi. Erano forti, sono stati subito consolati nel dolore, anche di quel poco dolore che hanno avuto, non sentivano le passioni. Erano già esseri fuori della Terra”.
Quel poco dolore! Non sentivano le passioni!
35.8 Il dolore ci è stato l’amico fedele ed ebbe tutti i più vari aspetti e nomi.
Le passioni… Non usate un vocabolo malamente, chiamando “passioni” i vizi che vi traviano. Chiamateli sinceramente “vizi”, e capitali per giunta. Quelli non è che li ignorassimo. Avevamo occhi e orecchi per vedere e udire, e Satana ci faceva danzare davanti e intorno questi vizi, mostrandoceli col loro lordume in opera, o tentandoci con le sue insinuazioni. Ma, la volontà essendo tesa a voler essere graditi a Dio, questo laidume e queste insinuazioni, in luogo di ottenere lo scopo prefissosi da Satana, otteneva il contrario. E tanto più esso lavorava e tanto più noi ci rifugiavamo nella luce di Dio, per schifo della tenebra fangosa che esso ci mostrava agli occhi del corpo o dello spirito.
Ma le passioni, nel senso filosofico, non le ignorammo in noi. Abbiamo amato la patria, e nella patria la nostra piccola Nazareth più di ogni altra città di Palestina. Abbiamo sentito gli affetti per la nostra casa, i parenti, gli amici. Perché non avremmo dovuto sentirli? Non ce ne siamo fatti schiavi perché niente deve esserci padrone fuorché Dio. Ma dei buoni compagni ce ne siamo fatti.
Mia Madre ha avuto un grido di gioia quando, dopo quattro anni circa, è tornata a Nazareth ed ha messo piede nella sua casa, ed ha baciato quelle pareti in cui il suo “Sì” le aperse il seno a ricevere il Germe di Dio. Giuseppe ha salutato con gioia i parenti e i nipotini, cresciuti di numero e di anni, ed ha goduto di vedersi ricordato dai concittadini e subito cercato per la sua capacità. Io sono stato sensibile alle amicizie ed ho sofferto come di una morale crocifissione per il tradimento di Giuda. E che perciò? Né mia Madre né Giuseppe anteposero il loro amore alla casa o ai parenti alla volontà di Dio.