EMR 64.4
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Per l’uomo Io ho carne, senza la quale non potrei redimere[3] le colpe della carne dell’uomo
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 64.4
Per l’uomo Io ho carne, senza la quale non potrei redimere[3] le colpe della carne dell’uomo
EMR 64.4
64.4 Gesù comincia a parlare. In prima fila — si sono fatti largo con prepotenza di gesto e in grazia del timore che la folla popolana ha di loro — sono cinque persone… altolocate. Paludamenti, ricchezza di vesti e superbia li denunciano per farisei e dottori. Gesù però vuole avere intorno i suoi piccoli. Una corona di visetti innocenti, di occhi luminosi, di sorrisi angelici, alzati a guardare Lui. Gesù parla, e nel parlare carezza di tanto in tanto la testolina ricciuta di un bambinello che gli si è seduto ai piedi e che gli tiene la testa appoggiata sulle ginocchia, sul braccino ripiegato. Gesù parla seduto su un gran mucchio di ceste e reti.
«“Il mio diletto è disceso nel suo giardino, all’aiuola degli aromi, a pascersi tra i giardini e a cogliere gigli… egli che si pasce fra i gigli”, dice Salomone di Davide da cui vengo, Io, Messia d’Israele.
Il mio giardino! Quale giardino più bello e più degno di Dio, del Cielo dove sono fiori gli angeli creati dal Padre? Eppure no. Un altro giardino ha voluto il Figlio unigenito del Padre, il Figlio dell’uomo perché per l’uomo Io ho carne, senza la quale non potrei redimere le colpe della carne dell’uomo. Un giardino che avrebbe potuto esser di poco inferiore al celeste, se dal Paradiso terrestre si fossero effusi, come dolci api da un’arnia, i figli di Adamo, i figli di Dio, per popolare la Terra di santità destinata tutta al Cielo. Ma triboli e spine ha seminato il Nemico nel cuore di Adamo, e triboli e spine da esso cuore sono traboccati sulla Terra. Non più giardino, ma selva aspra e crudele in cui stagna la febbre e si annida il serpe.
Ma pure il Diletto del Padre ha ancora un giardino in questa Terra su cui impera Mammona. Il giardino in cui va a pascersi del suo cibo celeste: amore e purezza; l’aiuola da cui coglie i fiori a Lui cari, in cui non è macchia di senso, di cupidigia, di superbia. Questi. (Gesù carezza quanti più piccoli può, passando la sua mano sulla corona di testoline attente, un’unica carezza che li sfiora e fa sorridere di gioia). Ecco i miei gigli.
Non ebbe Salomone, nella sua ricchezza, veste più bella del giglio che profuma la convalle, né diadema di più aerea e splendida grazia di quello che ha il giglio nel suo calice di perla. Eppure al mio cuore non vi è giglio che valga un di questi. Non vi è aiuola, non vi è giardino di ricchi, tutto a gigli coltivato, che mi valga quanto un sol di questi puri, innocenti, sinceri, semplici pargoli.
O uomini, o donne d’Israele! O voi, grandi ed umili per censo e per carica, udite! Voi qui siete per volermi conoscere e amare. Or dunque sappiate la condizione prima per essere miei. Io non vi dico parole difficili. Non vi do esempi più difficili ancora. Vi dico: “Prendete questi ad esempio”.
Quale fra voi che non abbia un figlio, un nipote, un piccolo fratello nella puerizia, nella fanciullezza, per casa? Non è un riposo, un conforto, un legame fra sposi, fra parenti, fra amici, un di questi innocenti, la cui anima è pura come alba serena, il cui viso fuga le nubi e mette speranze, e le cui carezze asciugano le lacrime e infondono forza di vita? Perché in loro tanto potere? In loro: deboli, inermi, ignoranti ancora? Perché hanno in sé Dio, hanno la forza e la sapienza di Dio. La vera sapienza: sanno amare e credere. Sanno credere e volere. Sanno vivere in questo amore e in questa fede. Siate come essi: semplici, puri, amorosi, sinceri, credenti.
Non vi è sapiente in Israele che sia maggiore al più piccolo di questi, la cui anima è di Dio e di essa è il suo Regno. Benedetti dal Padre, amati dal Figlio del Padre, fiori del mio giardino, la mia pace sia su voi e su coloro che vi imiteranno per mio amore».
Gesù ha finito.
EMR 64.6
64.6 Così può entrare la madre col piccino: un bambino ancora lattante, scheletrito. Lo tende, dice solo: «Gesù, Tu li ami questi. Lo hai detto. Per questo amore e per tua Madre!…», e piange.
Gesù prende il poppante, proprio moribondo, se lo pone contro il cuore, se lo tiene un momento col visuccio cereo dalle labbruzze violacee e le palpebre già calate, contro la bocca. Un momento lo tiene così… e quando lo stacca dalla sua barba bionda, il visetto è roseo, la bocchina fa un incerto sorriso d’infante, gli occhietti guardano intorno vispi e curiosi, le manine, prima serrate e abbandonate, annaspano fra i capelli e la barba di Gesù, che ride.
«Oh! figlio mio!», grida la mamma beata.
«Prendi, donna. Sii felice e buona».
E la donna prende il rinato e se lo stringe al seno, e il piccolo reclama subito i suoi diritti di cibo, fruga, apre, trova e poppa, poppa, poppa, avido e felice.
Gesù benedice e passa.
Gesù ha appena guarito il paralitico e la folla se ne va.
EMR 64.6
Gesù benedice e passa. Va sulla soglia dove è il malato di gran febbre.
«Maestro! Sii buono!».
«E tu pure. Usa la salute nella giustizia». Lo carezza ed esce.
EMR 64.7
64.7 Torna sulla riva, seguito, preceduto, benedetto da molti che supplicano: «Noi non ti abbiamo udito. Non potevamo entrare. Parla a noi pure».
Gesù fa cenno di sì e, siccome la folla lo stringe sino a soffocarlo, monta sulla barca di Pietro. Non basta. L’assedio è incalzante. «Metti la barca in mare e scostati alquanto».
La visione cessa qui.
Gesù tenne un sermone in casa di Pietro, dedicato in particolare ai bambini. Il sermone si trova in EMV 65 perché la visione è divisa in due.
EMR 65
Gesù ha predicato sulla barca di Pietro, parlando del raccolto di primavera. Applica la sua lezione alle anime, dicendo che arriva la siccità di Satana, il vento gelido del mondo, le folate della passione e del disgusto. In tutto questo, sono necessarie vigilanza e costanza. Indicando un fico nel giardino di Pietro, spiega che l'albero ha fatto di tutto per sopravvivere e obbedire alla volontà di Dio, e che noi dobbiamo fare lo stesso, poiché siamo figli del Signore.
Cristo ci incoraggia a cercare la Forza, la Vita e la Luce, e quindi a venire a Cristo, e ci ingiunge di seguire i Comandamenti, soprattutto di amare.
Terminata la predica, Gesù si recò al lago per pescare. Pietro era dubbioso, ma obbedì. Avvenne la pesca miracolosa e Simone di Giona esclamò di essere un peccatore. Gesù gli disse di seguirlo. Pietro lasciò tutto con Andrea, Giacomo e Giovanni.
EMR 65.1
«Quando a primavera tutto fiorisce, l’uomo del campo dice, contento: “Avrò molto frutto”. E giubila in cuor suo per questa speranza. Ma dalla primavera all’autunno, dal mese dei fiori a quello delle frutta, quanti giorni, quanti venti, e piogge, e sole, e burrasche hanno da passare, e talora guerra o crudeltà di potenti, e malattie delle piante, e talora malattia dell’uomo del campo, per cui — non più scalzate e rincalzate, irrigate, potate, sorrette, pulite — le piante, promettenti gran frutto, intristiscono e muoiono o totalmente o nel loro raccolto!
Voi mi seguite. Voi mi amate. Voi, come piante a primavera, vi ornate di propositi e di amore. Veramente Israele in quest’alba del mio apostolato è come le nostre dolci campagne nel luminoso mese di nisam. Ma udite. Come arsione di siccità, verrà Satana a bruciarvi col suo alito che mi invidia. Verrà il mondo col suo vento gelato a ghiacciare il vostro fiorire. Verranno le passioni come burrasche. Verrà il tedio come pioggia ostinata. Tutti i nemici miei e vostri verranno per isterilire ciò che dovrebbe venire da questa santa vostra tendenza a fiorire in Dio. Io ve ne avverto, perché so.
Ma tutto allor sarà perso, quando Io, come agricoltore malato — più che malato, morto — più non potrò dare a voi parole e miracoli? No. Io semino e coltivo sinché è il mio tempo. Poi su voi crescerà e maturerà, se voi farete buona guardia.
Guardate quel fico della casa di Simone di Giona. Chi lo piantò non trovò il punto giusto e propizio. Messo a dimora presso l’umido muro di settentrione, sarebbe morto se da sé stesso non avesse voluto tutelarsi per vivere. Ed ha cercato sole e luce. Eccolo là, tutto piegato, ma forte e fiero, che beve dall’aurora il sole, e se ne fa succo per i suoi cento e cento e cento dolci frutti. Si è difeso da sé. Ha detto: “Il Creatore m’ha voluto per dar gioia e cibo all’uomo. Io voglio che il suo volere abbia a compagno il mio!”. Un fico! Una pianta senza parola! Senza anima! E voi, figli di Dio, figli dell’uomo, sarete da meno della legnosa pianta?
Fate buona guardia per dar frutti di vita eterna. Io vi coltivo, e per ultimo vi darò un succo che più potente non ne esiste. Non fate, non fate che Satana rida sulle rovine del mio lavoro, del mio sacrificio e della vostra anima. Cercate la luce. Cercate il sole. Cercate la forza. Cercate la vita. Io sono Vita, Forza, Sole, Luce di chi mi ama. Qui sono per portare voi là da dove Io sono venuto. Qui parlo per chiamarvi tutti e additarvi la Legge dai dieci comandi che dànno la vita eterna. E con consiglio d’amore vi dico: “Amate Dio e il prossimo”. Condizione prima per compiere tutto ogni altro bene. Il più santo dei dieci comandi santi. Amate. Coloro che ameranno, in Dio, Dio e prossimo[1], e per il Signore Iddio, avranno in Terra e in Cielo la pace per loro tenda e per loro corona».
La gente si allontana a fatica dopo la benedizione di Gesù. Non ci sono malati né poveri.
All'inizio della sua vita pubblica a Cafarnao, Gesù parla di piante e di raccolti, paragonandosi agli uomini, e poi parlando del figuer di Pietro, che cerca di sopravvivere. Poi lo applica alle anime.
Apprendiamo che le piante sono "senza anima".
EMR 65.1
Voi mi seguite. Voi mi amate. Voi, come piante a primavera, vi ornate di propositi e di amore. Veramente Israele in quest’alba del mio apostolato è come le nostre dolci campagne nel luminoso mese di nisam. Ma udite. Come arsione di siccità, verrà Satana a bruciarvi col suo alito che mi invidia. Verrà il mondo col suo vento gelato a ghiacciare il vostro fiorire. Verranno le passioni come burrasche. Verrà il tedio come pioggia ostinata. Tutti i nemici miei e vostri verranno per isterilire ciò che dovrebbe venire da questa santa vostra tendenza a fiorire in Dio. Io ve ne avverto, perché so.
Ma tutto allor sarà perso, quando Io, come agricoltore malato — più che malato, morto — più non potrò dare a voi parole e miracoli? No. Io semino e coltivo sinché è il mio tempo. Poi su voi crescerà e maturerà, se voi farete buona guardia.
EMR 65.1
Io sono Vita, Forza, Sole, Luce di chi mi ama. Qui sono per portare voi là da dove Io sono venuto. Qui parlo per chiamarvi tutti e additarvi la Legge dai dieci comandi che dànno la vita eterna. E con consiglio d’amore vi dico: “Amate Dio e il prossimo”. Condizione prima per compiere tutto ogni altro bene. Il più santo dei dieci comandi santi. Amate. Coloro che ameranno, in Dio, Dio e prossimo, e per il Signore Iddio, avranno in Terra e in Cielo la pace per loro tenda e per loro corona.
EMR 66
Gesù è solo. Giuda viene a raggiungerlo. L'uomo di Kerioth vuole seguirlo e Gesù è molto triste per questo. Conoscendo il suo stato d'animo, Gesù gli rivela che il suo Regno non è di questo mondo, che la sua Regalità non è terrena. Gli dice anche che Cristo sarà tradito e Giuda gli assicura che non farà mai una cosa del genere. Lo dice sul suo onore, ma il Salvatore gli fa notare che non c'è nulla di più fragile. Gesù insiste allora sul fatto che egli è mite, povero e pacifico: non otterrà nulla di terreno seguendolo. Ma a prescindere dalle sue argomentazioni, Giuda vuole seguirlo. Dice persino che Gesù deve prenderlo se è un peccatore e sta per perdersi. Gesù accetta e la visione finisce lì.