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Note della parola chiave

Paganesimo e pagani

Tema: Religioni e credenze · Pagina 5 di 5

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EMR 177.1-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Venendo dalla campagna Gesù entra in Cafarnao. Sono con Lui solo i dodici, anzi gli undici apostoli, perché non c’è Giovanni. I soliti saluti della gente su una gamma molto varia di espressioni, da quelli che sono tutta semplicità dei bambini, a quelli un poco timidi delle donne, a quelli estatici dei miracolati, fino a quelli curiosi o ironici. Ce ne sono per tutti i gusti. E Gesù risponde a tutti, a seconda di come è salutato: con carezze ai piccoli, benedizioni alle donne, sorrisi ai miracolati e rispetto profondo per gli altri.

Ma questa volta alla serie si unisce il saluto del centurione del luogo, credo. Lo saluta col suo: «Salve, Maestro!», al quale Gesù risponde col suo: «Dio venga a te».

Il romano prosegue, mentre la folla si accosta curiosa di vedere come va l’incontro: «Sono più giorni che ti aspetto. Tu non mi riconosci fra gli ascoltatori del Monte. Ero vestito da cittadino. Non mi chiedi perché ero venuto?».

«Non te lo chiedo. Che vuoi da Me?».

«L’ordine è di seguire coloro che tengono assembramenti, perché troppe volte Roma dovette pentirsi di avere concesso riunioni di apparenza onesta. Ma, vedendo e udendo, ho pensato a Te come a… come a…

177.2

Ho un servo malato, Signore. Egli giace nella mia casa, nel suo letto, paralizzato da un male nelle ossa, e soffre terribilmente. I nostri medici non lo guariscono. I vostri, che ho invitato a venire perché sono mali che vengono dalle arie corrotte di queste regioni, e voi li sapete curare con le erbe del suolo febbricoso della sponda dove stagnano le acque prima di esser bevute dalle arene del mare, si sono rifiutati di venire. Ne ho dolore perché è un servo fedele».

«Io verrò e te lo guarirò».

«No, Signore. Non chiedo che Tu faccia tanto. Sono pagano, sudiciume per voi. Se i medici ebrei temono contaminarsi col porre piede nella mia casa, con più ragione essa è contaminazione a Te che sei divino. Io non sono degno che Tu entri sotto il mio tetto. Ma se Tu dici da qui una sola parola il mio servo guarirà, perché Tu comandi a tutto quanto è. Ora se io che sono un uomo sottoposto a tante autorità, la prima delle quali è Cesare, per cui devo fare, pensare, agire come mi è comandato, posso a mia volta comandare ai soldati che ho sotto il mio comando, e se dico ad uno: “Va’”, all’altro: “Vieni”, e al servo: “Fa’ questo”, uno va dove lo mando, l’altro viene perché lo chiamo, il terzo fa quello che dico, Tu, che sei Chi sei, sarai tosto ubbidito dalla malattia ed essa se ne andrà».

«Non è un uomo la malattia…», obbietta Gesù.

«Neppur Tu sei un uomo, ma sei l’Uomo. Puoi dunque comandare anche agli elementi e alle febbri perché tutto è soggetto al tuo potere».

177.3

Dei maggiorenti di Cafarnao prendono in disparte Gesù e gli dicono: «Egli è romano, ma Tu ascoltalo perché è uomo dabbene che ci rispetta e ci aiuta. Pensa che ha fatto fabbricare proprio lui la nostra sinagoga e tiene in rispetto i suoi soldati perché non ci sbeffeggino nei sabati. Fàgli dunque grazia per amore della tua città, acciò egli non resti deluso ed irritato ed il suo amore non si volga in odio per noi».

E Gesù, ascoltati questi e quello, si volge sorridendo al centurione dicendo: «Va’ avanti che vengo».

Ma il centurione torna a dire: «No, Signore, io l’ho detto: molto onore sarebbe se Tu entrassi sotto il mio tetto, ma non merito tanto; di’ solo una parola e il mio servo sarà guarito».

«E sia. Va’ con fede. In questo istante la febbre lo lascia e la vita torna alle membra. Fa’ che alla tua anima pure venga la Vita. Va’».

Il centurione saluta militarmente, e poi si inchina e se ne va.

177.4

Gesù lo guarda andare e poi si rivolge ai presenti e dice:

«In verità vi dico che non ho trovato tanta fede in Israele. Oh! è pur vero[1]! “Il popolo che camminava nelle tenebre vide * una gran luce. Sopra coloro che abitavano nell’oscura regione di morte la Luce è spuntata”, e ancora: “Il Messia, alzata la sua bandiera sulle nazioni, le riunirà”. Oh! Regno mio! Veramente a te affluiranno in numero sterminato! Più che tutti i cammelli e i dromedari di Madian e di Efa, e i portatori d’oro e incenso di Saba, più che tutti i greggi di Cedar e gli arieti di Nabaiot saranno numerosi coloro che verranno a te, ed il mio cuore si dilaterà di gioia vedendo venire a Me i popoli del mare e le potenze delle nazioni. Me aspettano le isole per adorarmi, e i figli degli stranieri edificheranno le mura della mia Chiesa della quale sempre staranno aperte le porte ad accogliere i re e la forza delle nazioni ed a santificarli in Me. Questo che Isaia ha visto, ecco si compirà! Io vi dico che molti verranno da oriente e occidente e sederanno con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei Cieli, mentre i figli del Regno saranno gettati nelle tenebre esteriori, dove sarà pianto e stridor di denti».

«Tu dunque profetizzi che i gentili saranno pari ai figli d’Abramo?».

«Non pari: superiori. Non vi rincresca che perché ciò è vostra colpa. Non Io, ma i Profeti lo dicono, ed i segni già lo confermano.

177.5

Ora alcuno di voi vada verso la casa del centurione per constatare che il suo servo è guarito come la fede del romano lo meritava. Venite. Forse nella casa vi sono malati che attendono la mia venuta».

E Gesù, con gli apostoli e qualche altro, perché i più si precipitano curiosi e schiamazzanti verso la casa del centurione, si dirige alla solita casa dove sosta nei giorni che è a Cafarnao.

Annotazione

Lo saluta con: "Ave, Maestro! Salve nell'originale italiano, come nella Salve Regina, non Ave come nell'Ave Maria.

La stavo aspettando da diversi giorni. Lei non mi riconosce, ma ero tra quelli che la stavano ascoltando sulla montagna. Ero vestita in abiti civili. In effetti, Maria Valtorta aveva notato la sua presenza martedì(EMV 171.1).

Sono malattie che provengono dall'aria corrotta di queste regioni: Le febbri di palude (febbre gialla o malaria) hanno causato gravi epidemie nell'antichità. Sono citate più volte nell'opera. Per secoli queste febbri sono state attribuite all'aria malsana (aria cattiva, da cui deriva la parola italiana mala aria), senza mai fare un collegamento con le zanzare. Maria Valtorta riporta un'opinione perfettamente in linea con le credenze romane e non legata alle sue conoscenze di infermiera.

Si sa come curarle con le erbe del terreno febbrile della riva, dove le acque ristagnano prima di essere assorbite dalla sabbia del mare. Si tratta senza dubbio dell'agrimonia (agrimonia eupatoria), che cresce nelle paludi. Plinio la cita. Un infuso di questa pianta è usato per combattere la malaria (da palus = palude, in latino). La palude balneare menzionata dal centurione potrebbe essere Dor (oggi Al Tantura), a sud del Monte Carmelo. Fu prosciugata solo nel 1892. La malaria era molto diffusa.

Si pensi che fu lui a far costruire la sinagoga. Solo Luca 7:5 menziona questo dettaglio.

Vi assicuro che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei Cieli, mentre i figli del Regno saranno gettati nelle tenebre esteriori, dove ci sarà pianto e stridore di denti". Questo è il finale del racconto di Matteo 8:11-12, mentre Luca lo cita altrove (Luca 13:28-29).

Gesù, accompagnato dagli apostoli e da altre persone, si recò nella casa in cui era solito soggiornare quando si trovava a Cafarnao. La casa di Tommaso di Cafarnao. Tommaso era probabilmente un lontano parente di Gesù.

Vangelo di Matteo 8, 5-13

Mt 8, 5-13 : Mentre Gesù entrava a Cafarnao, gli si avvicinò un centurione e lo pregò: "Signore, il mio servo giace paralizzato in casa e soffre terribilmente". Gesù gli disse: "Andrò io stesso a guarirlo". Il centurione rispose: "Signore, non sono degno che tu venga sotto il mio tetto, ma di' solo una parola e il mio servo sarà guarito. Io stesso, che ho l'autorità, ho dei soldati ai miei ordini; a uno dico: 'Vai', ed egli va; a un altro: 'Vieni', ed egli viene; e al mio servo: 'Fa' questo', ed egli lo fa". Gesù si meravigliò di queste parole e disse a quelli che lo seguivano: "Amen, vi dico che non ho trovato una fede simile in nessuno in Israele. Perciò vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e prenderanno posto con Abramo, Isacco e Giacobbe al banchetto del regno dei cieli, ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre esterne; ci sarà pianto e stridore di denti". E Gesù disse al centurione: "Va' a casa tua e ti sia fatto secondo la tua fede". E il servo fu guarito in quell'ora stessa.

Vangelo di Luca 7, 1-10

Lc 7, 1-10 : Quando Gesù ebbe finito di spiegare tutte le sue parole alla gente, entrò a Cafarnao. C'era un centurione il cui schiavo era malato e stava per morire, e il centurione gli era molto affezionato. Quando sentì parlare di Gesù, mandò alcuni notabili ebrei a chiedergli di venire a salvare il suo schiavo. Quando arrivarono da Gesù, lo supplicarono con forza: "Egli merita questo da te. Ama la nostra nazione: è stato lui a costruire la sinagoga per noi". Gesù era in cammino con loro e non era ancora lontano dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: "Signore, non disturbarti, perché non sono degno che tu venga sotto il mio tetto. Per questo non mi sono dato il permesso di venire da te. Ma di' una parola e lascia che il mio servo sia guarito! Io sono uno che è subordinato a un'autorità, ma ho dei soldati sotto il mio comando; a uno dico: 'Vai', ed egli va; a un altro: 'Vieni', ed egli viene; e al mio schiavo: 'Fai questo', ed egli lo fa". Sentendo questo, Gesù ebbe soggezione di lui. Si voltò e disse alla folla che lo seguiva: "Vi dico che nemmeno in Israele ho trovato una fede simile! Quando tornarono a casa, trovarono lo schiavo in buona salute.

Vangelo di Luca 13, 28-29

Lc 13, 28-29 : Allora ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, mentre voi sarete cacciati fuori. Verranno dall'Oriente e dall'Occidente, dall'Aquilone e dal Sud, e prenderanno posto al banchetto nel regno di Dio.

Libro di Isaia, 9, 1

Is 9, 1 : Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce e la luce ha illuminato coloro che vivevano nella terra dell'ombra della morte.

Libro di Isaia 11, 10-12

Is 11, 10-12 : In quel giorno avverrà che la radice di Iesse, innalzata come vessillo per i popoli, sarà ricercata dalle nazioni e la sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno il Signore stenderà la mano una seconda volta per riscattare il resto del suo popolo, il resto delle terre di Assiria e di Egitto, di Patros, Etiopia, Elam, Sennaar, Hamath e delle isole del mare. Innalzerà uno stendardo per le nazioni, radunerà i reietti d'Israele, riunirà i dispersi di Giuda dalle quattro estremità della terra.

Libro di Isaia 60, 5-10

Is 60, 5-10: Allora lo vedrai e sarai raggiante; il tuo cuore sussulterà e si dilaterà, perché le ricchezze del mare verranno a te, i tesori delle nazioni verranno a te. Moltitudini di cammelli ti copriranno, i dromedari di Madian e di Efa; verranno tutti quelli di Saba, portando oro e incenso, e proclameranno le lodi di Jahvè. Tutte le greggi di Cedar saranno riunite a te; i montoni di Nabaioth ti serviranno; saliranno sul mio altare come offerta gradita e io glorificherò la casa della mia gloria.

Chi sono questi che volano come nuvole, come colombe verso la loro colombaia? Perché le isole sperano in me e le navi di Tarshish verranno per prime, per riportare i tuoi figli da lontano, con il loro argento e il loro oro, per onorare il nome di Jahvé, il tuo Dio, e il Santo d'Israele, perché ti ha glorificato. I figli degli stranieri costruiranno le tue mura e i loro re saranno tuoi servi, perché ti ho colpito nella mia ira, ma nella mia benevolenza ho avuto compassione di te.

EMR 179.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Nel popolo eletto si dovrebbero trovare da per tutto spiriti pronti a ricevere questo Messia nella cui attesa si sono consumati d’ansia i Patriarchi e i Profeti, questo Messia venuto finalmente, preceduto e accompagnato da tutti i segni profetizzati, questo Messia la cui figura spirituale si delinea sempre più chiara attraverso i miracoli visibili sulle membra e sugli elementi, e i miracoli invisibili sulle coscienze che si convertono e sui gentili che si volgono al Dio vero. Invece così non è. E la prontezza nel seguire il Messia è fortemente ostacolata proprio nei figli di questo popolo e, doloroso a dirsi, lo è tanto più quanto più si sale nelle classi più alte di esso. Non dico questo per scandalizzarvi. È per indurvi a pregare ed a riflettere.

Perché avviene questo? Perché i gentili e i peccatori fanno più strada sulla via mia? Perché essi accolgono quanto Io dico, e gli altri no? Perché i figli d’Israele sono ancorati, anzi, sono incrostati come ostriche perlifere al banco su cui sono nate. Perché sono saturati, ricolmati, obesi della loro sapienza, e non sanno fare largo alla mia col gettare il superfluo per fare posto al necessario. Gli altri non hanno questa schiavitù. Sono poveri pagani, o poveri peccatori, disancorati come nave alla deriva, sono dei poveri che non hanno tesori propri ma solo fardelli di errori o di peccati, dei quali si spogliano con gioia non appena riescono a comprendere cosa è la Buona Novella e sentono il suo miele corroborante ben diverso dal disgustoso miscuglio dei loro peccati.

EMR 180.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ora sentite lo spirito della parabola.

Abbiamo quattro generi di campi: quelli fertili, quelli spinosi, quelli sassosi, quelli pieni di sentieri. Abbiamo anche quattro generi di spiriti.

Abbiamo gli spiriti onesti, gli spiriti di buona volontà, preparati dalla stessa e dalla buona opera di un apostolo, di un “vero” apostolo; perché ci sono apostoli che hanno il nome ma non lo spirito di apostoli, i quali sono più micidiali sulle volontà in formazione degli stessi uccelli, spini e sassi. Sconvolgono in modo tale, con le loro intransigenze, con le loro frette, con i loro rimproveri, con le loro minacce, che allontanano per sempre da Dio. Altri ve ne sono che, all’opposto, con un innaffiamento continuo di benignità fuori posto, fanno marcire il seme in un terreno troppo molle. Devirilizzano con la loro devirilizzazione gli animi che curano. Ma stiamo ai veri apostoli, ossia agli specchi tersi di Dio. Essi sono paterni, misericordiosi, pazienti, e nello stesso tempo forti come è il loro Signore. Or bene, gli spiriti preparati da questi e dalla loro propria volontà sono paragonabili ai campi fertili, mondi di pietre e di rovi, netti da gramigne e da logli, in cui prospera la parola di Dio, e ogni parola – un seme – fa cespo e spighe, dando dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta per cento. In questi che mi seguono ce ne sono? Certo. E santi saranno. Fra essi ce ne sono di tutte le caste e di tutti i paesi, anche gentili ci sono, e che pure daranno il cento per cento per la loro buona volontà, unicamente per essa, oppure per la loro e quella di un apostolo o discepolo che me li prepara.

Dettaglio

Gesù spiega la parabola del seminatore.

EMR 186.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Non è Gamala, quella?», chiede lo Zelote.

«Sì, è Gamala. La conosci?», dice Gesù.

«Vi fui fuggiasco in una notte molto lontana. Poi venne la lebbra e non uscii più dai sepolcri».

«Fin qui fosti inseguito?», chiede Pietro.

«Venivo dalla Siria, dove ero andato cercando protezione.

Ma mi scoprirono e solo la fuga in queste terre mi risparmiò la cattura. Dopo sono sceso lentamente, e sempre minacciato, sino al deserto di Tecua e da lì, lebbroso ormai, alla valle dei Morti. La lebbra mi salvava dai nemici…».

«Pagani questi, vero?», domanda l’Iscariota.

«Quasi tutti. Pochi ebrei per i traffici, e poi una mescolanza di credenze, o di non credenze affatto. Però non furono malvagi col fuggiasco».

«Luoghi da banditi! Che gole!», esclamano in molti.

«Sì. Ma, credetelo, banditi ve ne sono di più dall’altro lato» dice Giovanni, ancora impressionato dalla cattura del Battista.

«Dall’altro lato vi sono banditi anche fra quelli che hanno nome di giusti», termina suo fratello.

EMR 186.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« (...) Avete torto il viso dovendo passare presso degli animali».

«Sono immondi…».

«Lo è molto di più il peccatore. Queste sono bestie fatte così, e non è loro da addebitarsi se così sono. L’uomo è invece responsabile di essere immondo per il peccato».

«Ma allora perché per noi sono stati classificati immondi[1]?», * chiede Filippo.

«Una volta ne ho accennato. In quest’ordine vi è una ragione soprannaturale e una naturale. La prima è di insegnare al popolo eletto a saper vivere avendo presente la sua elezione e la dignità dell’uomo, anche in una azione comune come è il mangiare. L’uomo selvaggio si ciba di tutto. Basta empirsi il ventre. L’uomo pagano, anche se selvaggio non è, mangia ugualmente di tutto, senza pensare che il supernutrirsi fomenta vizi e tendenze che avviliscono l’uomo. I pagani anzi cercano di portarsi a questa frenesia di piacere che per loro è quasi una religione. I più colti fra voi sanno di feste oscene in onore dei loro dèi che degenerano in una orgia di libidine. Il figlio del popolo di Dio deve sapersi contenere, e nell’ubbidienza e nella prudenza perfezionare sé stesso, avendo presente la sua origine e il suo fine: Dio e il Cielo. La ragione naturale è di non eccitare il sangue con cibi che portano a calori indegni dell’uomo, al quale non è negato l’amore anche carnale, ma che deve temperarlo sempre con la freschezza dell’anima tendente al Cielo, fare perciò un amore, non una sensualità, di quel sentimento che unisce l’uomo alla compagna, nella quale deve vedere la sua simile e non la femmina. Ma le povere bestie non sono colpevoli di essere porci, né degli effetti che la carne dei porci può, a lungo andare, produrre nel sangue. Meno ancora ne hanno colpa gli uomini preposti alla guardia dei porci. Se sono onesti, che differenza sarà, nell’altra vita, fra costoro e lo scriba che sta curvo sui libri e che, purtroppo, non impara da essi la bontà? In verità vi dico che vedremo guardiani di porci fra i giusti, e scribi fra gli ingiusti.

Dettaglio

Perché i maiali sono stati dichiarati impuri? Gesù rispose a questa domanda dopo che gli apostoli avevano mostrato il loro disgusto per questi animali.

Annotazione

I maiali sono descritti come impuri in Levitico 11:7 e Deuteronomio 14:8. Più in generale, la classificazione degli animali puliti e impuri, e le relative prescrizioni, si trovano in Genesi 7:2-3; Levitico 11 e Deuteronomio 14:3-21. Si veda l'alterco tra Pietro e un locandiere in EMV 292,1.

Libro del Levitico 11, 7

Levitico 11, 7 : Come ilporco, che ha un corno diviso e un piede palmato, ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi.

Deuteronomio 14, 8

Dt 14, 8 : C'è anche il porco, che ha un corno diviso e non mastica la greppia: sarà impuro per voi. Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse.

Libro della Genesi 7, 2-3

Gn 7, 2-3 : Di tutti gli animali puliti prenderai con te sette coppie, maschi e femmine, e di tutti gli animali non puliti ne prenderai due, un maschio e la sua femmina; sette coppie anche di uccelli del cielo, maschi e femmine, per mantenere in vita la loro razza sulla faccia di tutta la terra.

Libro del Levitico 11

Lev 11: Yahweh parlò a Mosè e ad Aronne, dicendo loro: "Parlate ai figli d'Israele e dite:

Questi sono gli animali che mangerete di tutte le bestie che sono sulla terra: mangerete ogni animale che ha un corno diviso e una zampa che mastica la carcassa. Ma non mangerete alcuno che mastichi solo la carcassa o che abbia solo un corno diviso. Come il cammello, che mastica la carcassa, ma il cui corno non è diviso: sarà impuro per voi. Come il gipeto, che mastica la carcassa ma non ha il corno diviso: sarà impuro per voi. Come la lepre, che mastica la carcassa ma non ha il corno diviso: sarà impura per voi. Come il maiale, che ha un corno diviso e una zampa quadrangolare, ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi. 8Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse: saranno impure per voi.

Questi sono gli animali che dovete mangiare di tutti quelli che sono nelle acque: tutto ciò che ha pinne e squame nelle acque, sia nel mare che nei fiumi, lo dovete mangiare. Ma tutto ciò che non ha pinne e squame, sia nel mare che nei fiumi, di tutti gli animali che si muovono nelle acque e di tutti gli esseri viventi che sono in esse, lo troverete in abominio. Saranno per voi un abominio; non mangerete la loro carne e le loro carcasse saranno per voi un abominio. Tutto ciò che nelle acque non ha pinne o squame è in abominio per voi.

E questi sono gli uccelli che aborrirete; non li mangerete, perché sono un abominio: l'aquila, il falco pescatore e l'avvoltoio: il nibbio e ogni tipo di falco; ogni tipo di corvo; lo struzzo, il nibbio, il gabbiano e ogni tipo di falco; la civetta, il cormorano e il gufo; il cigno, il pellicano e il gipeto; la cicogna, ogni tipo di airone; l'upupa e il pipistrello.

Ogni insetto alato che cammina su quattro zampe è un abominio per voi. Ma di tutti gli insetti alati che camminano su quattro zampe, mangerete quelli che hanno le zampe sopra le zampe, per poter saltare sulla terra. Questi sono quelli che mangerete: ogni tipo di locusta, ogni tipo di solam, ogni tipo di hargol, ogni tipo di hagab. Ogni altro animale alato con quattro zampe è in abominio per voi.

Anche questi vi renderanno impuri: chiunque toccherà il loro corpo morto sarà impuro fino alla sera, e chiunque porterà via una parte del loro corpo morto si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera.

Ogni animale che ha un corno spaccato, ma che non ha le zampe e non mastica la carcassa, sarà impuro per voi; chiunque lo toccherà si renderà impuro. Dei quadrupedi, tutto ciò che cammina sulle piante dei piedi sarà impuro per voi; chiunque toccherà il loro cadavere sarà impuro fino alla sera; e chiunque porterà il loro cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino alla sera. Questi animali saranno impuri per voi.

Tra le bestiole che strisciano sulla terra, queste sono quelle che saranno impure per voi: la donnola, il topo e tutte le specie di lucertole; il toporagno, il camaleonte, la salamandra, la lucertola verde e la talpa. Queste sono le cose impure per voi tra gli esseri striscianti: chiunque le tocchi quando sono morte sarà impuro fino a sera. Tutto ciò su cui cadono i morti sarà impuro: un utensile di legno, una veste, una pelle, una tela di sacco, qualsiasi cosa usiate; la metterete nell'acqua e rimarrà impura fino alla sera, dopo di che sarà pulita. Se una parte di essa cade nel mezzo di un recipiente di terra, tutto ciò che si trova nel mezzo del recipiente sarà impuro e si romperà il recipiente. Ogni cibo preparato con l'acqua sarà contaminato; ogni bevanda usata, qualunque sia il recipiente in cui è contenuta, sarà contaminata. Ogni oggetto su cui cadrà qualcosa del loro corpo morto sarà contaminato; il forno e il recipiente con il suo coperchio saranno distrutti; saranno contaminati e li considererete tali. Ma le sorgenti e le cisterne, dove si formano le pozze d'acqua, rimarranno pure; ma chiunque toccherà il corpo morto sarà impuro. Se uno dei loro corpi morti cade sul seme che deve essere seminato, il seme rimarrà puro; ma se l'acqua è stata messa sul seme e uno dei loro corpi morti vi cade sopra, lo considererete impuro.

Se uno degli animali che mangiate muore, chiunque tocchi il suo cadavere sarà impuro fino a sera. Chi mangia del suo cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino a sera; chi trasporta il suo cadavere si laverà le vesti e sarà impuro fino a sera.

Ogni animale che striscia sulla terra è per voi un abominio; non lo mangerete. Non mangerete alcun animale che striscia sulla terra, sia che strisci sul ventre, sia che cammini su quattro piedi, sia che cammini su molti piedi, perché sono in abominio per voi.

Non rendetevi abominevoli con tutti questi esseri striscianti, non rendetevi impuri con essi; sarete contaminati da essi. Perché io sono Jahvé, il vostro Dio; voi vi santificherete e sarete santi, perché io sono santo; e non vi contaminerete con tutti i rettili che strisciano sulla terra. Perché io sono Yahweh, che vi ho fatto uscire dal paese d'Egitto per essere il vostro Dio. Sarete santi, perché io sono santo". Questa è la legge che riguarda i quadrupedi, gli uccelli, ogni essere vivente che si muove nell'acqua e ogni cosa che striscia sulla terra, perché tu possa distinguere tra ciò che è impuro e ciò che è pulito, tra gli animali che si possono mangiare e quelli che non si possono mangiare".

Deuteronomio 14, 3-21

Non mangerete nulla di abominevole. Questi sono gli animali che puoi mangiare: il bue, la pecora e la capra; il cervo, la gazzella e il daino; lo stambecco, l'antilope, il bue selvatico e la capra selvatica. Potrete mangiare qualsiasi animale che abbia un corno spaccato e una zampa biancastra e che mastichi la sua carcassa. Ma non mangerete quelli che masticano solo la carcassa o che hanno solo un corno spaccato e un piede a zampa d'elefante, come il cammello, la lepre e il coniglio, che masticano la carcassa ma non hanno un corno spaccato: saranno impuri per voi; e come il maiale, che ha un corno spaccato ma non mastica la carcassa: sarà impuro per voi. Non mangerete la loro carne e non toccherete le loro carcasse.

Questi sono gli animali che mangerete di tutti quelli che sono nelle acque: tutto ciò che ha pinne e squame lo mangerete; ma tutto ciò che non ha pinne e squame non lo mangerete: è impuro per voi. Puoi mangiare qualsiasi uccello pulito. Questi sono quelli che non potete mangiare: l'aquila, il falco pescatore e l'avvoltoio; il falco, il nibbio e ogni tipo di astore; ogni tipo di corvo; lo struzzo, la civetta, il gabbiano e ogni tipo di sparviero; il gufo, l'ibis e la civetta; il pellicano, il cormorano e il loon; 18la cicogna e ogni tipo di airone; l'upupa e il pipistrello. 19Ogni insetto alato è impuro per voi e non può essere mangiato. Dovete mangiare ogni uccello pulito. Non potete mangiare alcun animale morto. Lo darai da mangiare al forestiero all'interno delle tue porte e non lo venderai allo straniero, perché tu sei un popolo santo a Jahvè tuo Dio. Non farai bollire un capretto nel latte di sua madre.

EMR 204.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Che vuoi, Madre?».

«Figlio mio, sono arrivati dei gentili con delle donne. Dicono di avere saputo da Giovanna che Tu sei qui. Dicono anche che ti hanno atteso per tutti questi giorni presso l’Antonia…».

«Ah! ho capito! Vengo subito. Dove sono?».

«In casa di Lazzaro, nel suo giardino. Egli è amato dai romani e non ne ha il ribrezzo che ne abbiamo noi. Li ha fatti entrare, coi loro carri, nell’ampio giardino per non dare scandalo a nessuno».

«Va bene, Madre.

204.2

Sono soldati e dame romane. Lo so».

«E che vogliono da Te?».

«Quello che molti in Israele non vogliono: Luce».

«Ma come e cosa ti credono? Dio, forse?».

«A modo loro sì. Per loro è facile accogliere l’idea di una incarnazione di un dio in carne mortale, più che fra di noi».

«Allora sono giunti a credere nella tua fede…».

«Non ancora, Mamma. Prima devo distruggere la loro. Per adesso Io sono per loro un sapiente, un filosofo, come loro dicono. Ma, sia questa brama di conoscere dottrine filosofiche, sia la loro tendenza a credere possibile la incarnazione di un dio, mi aiutano molto[1] nel portarli alla vera fede. Credilo, sono più ingenui, nel loro pensiero, di molti d’Israele».

«Ma saranno sinceri? Si dice che il Battista…».

«No. Fosse stato per loro, Giovanni sarebbe libero e sicuro.

Chi non è ribelle è lasciato stare. Anzi, ti dico, presso di loro l’essere profeti – loro dicono filosofi, perché l’elevatezza della sapienza soprannaturale per loro è sempre filosofia – è una garanzia per essere rispettati. Non essere preoccupata, Mamma. Non mi verrà da lì il male…».

«Ma i farisei… se sanno, che diranno anche di Lazzaro?

Tu… sei Tu e devi portare la Parola al mondo. Ma Lazzaro!… È già tanto offeso da loro…».

«Ma è intoccabile. Lo sanno protetto da Roma».

«Ti lascio, Figlio mio. Ecco Massimino per condurti ai gentili»; e Maria, che aveva camminato al fianco di Gesù per tutto questo tempo, si ritira svelta, andando verso la casa dello Zelote, mentre Gesù entra da una porticina di ferro, aperta nella cinta del giardino, in una parte remota di esso, là dove il giardino si muta in frutteto, presso cioè al luogo dove, in futuro, sarebbe stato sepolto Lazzaro.

EMR 204.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Vedere nel suo contesto

Citazione

«Ogni nato da donna l’ha».

«Tu hai detto però che il peccato la uccide. Come allora in noi peccatori è viva?», chiede Plautina.

«Voi non peccate nella fede, credendo di essere nel Vero.

Quando conoscerete la Verità e persisterete nell’errore, allora peccherete. Ugualmente molte cose, che per gli israeliti sono peccato, per voi non lo sono. Perché nessuna legge divina ve le proibisce. Il peccato è quando uno scientemente si ribella all’ordine dato da Dio e dice: “So che ciò che faccio è male. Ma lo voglio fare ugualmente”. Dio è giusto. Non può punire uno che fa il male credendo di fare il bene. Punisce chi, avendo avuto modo di conoscere Bene e Male, sceglie quest’ultimo e vi persiste».

«Allora in noi l’anima è, e viva e presente?».

«Sì».

Dettaglio

Gesù discute dell'anima con le signore romane che sono pagane e credono nell'Olimpo.

EMR 204.8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Allora noi abbiamo un’anima come l’hanno quelli che voi dite “giusti” del vostro popolo? Proprio uguale?».

«No, Plautina. A seconda di quello che intendi dire, cambia. Se vuoi dire per l’origine e la natura, è in tutto uguale a quella dei nostri santi. Se dici per formazione, allora ti dico che è già diversa. Se poi vuoi dire per perfezione raggiunta avanti la morte, allora la diversità può essere assoluta. Ma questo non solo in voi pagani. Anche un figlio di questo popolo può essere assolutamente diverso, nella vita futura, da un santo. L’anima subisce tre fasi. La prima è di creazione. La seconda di ricreazione. La terza di perfezione. La prima è comune a tutti gli uomini. La seconda è propria dei giusti che con la loro volontà portano l’anima ad una rinascita ancora più completa, unendo le loro buone azioni alla bontà dell’opera di Dio, e fanno perciò un’anima già spiritualmente più perfetta della prima; per cui fanno, fra la prima e la terza, da anello di congiunzione. La terza è propria dei beati, o santi se così vi piace, i quali hanno superato di mille e mille gradi l’iniziale anima loro, adatta all’uomo, e ne hanno fatto un che di adatto a riposare in Dio».

EMR 206.13 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Quanti al giorno d’oggi, in questa terra alla quale Dio ha mandato il suo Verbo! Gli alleati, gli amici, i grandi del suo popolo, Dio veramente li ha invitati attraverso i suoi servi, e più li farà invitare, con invito pressante, man mano che l’ora delle mie nozze si farà vicina. Ma non accetteranno l’invito perché sono falsi alleati, falsi amici, e non sono grandi che di nome perché la bassezza è in loro».

Gesù va elevando sempre più la voce, e i suoi occhi, alla luce di fuoco che è stato acceso fra Lui e gli ascoltatori per illuminare la sera, nella quale manca ancora la luna che è nella fase decrescente e si alza più tardi, gettano sprazzi di luce come fossero due gemme.

«Sì, la bassezza è in loro. Per tutto questo essi non comprendono che è dovere e onore per loro aderire all’invito del Re. Superbia, durezza, libidine fanno baluardo nel loro cuore. E – sciagurati che sono! – e hanno odio a Me, a Me, per cui non vogliono venire alle mie nozze. Non vogliono venire. Preferiscono alle nozze i connubi con la politica sozza, con il più sozzo denaro, con il sozzissimo senso. Preferiscono il calcolo astuto, la congiura, la subdola congiura, il tranello, il delitto.

Io tutto questo lo condanno in nome di Dio. Si odia perciò la voce che parla e le feste a cui invita. In questo popolo vanno cercati coloro che uccidono i servi di Dio: i profeti che sono i servi fino ad oggi, i miei discepoli che sono i servi da ora in poi. In questo popolo vanno scelti i turlupinatori di Dio che dicono: “Sì, veniamo”, mentre dentro di sé pensano: “Neanche per idea!”. Tutto questo è in Israele.

E il Re del Cielo, perché il Figlio abbia un degno apparato di nozze, manderà a raccogliere sui crocicchi coloro che sono non amici, non grandi, non alleati, ma sono semplicemente popolo che passa. Già – e per mia mano, per la mia mano di Figlio e di servo di Dio – la raccolta si è iniziata. Quali che siano, verranno… E sono già venuti. Ed Io li aiuto a farsi mondi e belli per la festa di nozze.

Ma ci sarà, oh! per sua sventura ci sarà chi anche della magnificenza di Dio, che gli dà profumi e vesti regali per farlo apparire quale non è – un ricco e degno – vi sarà chi di tutta questa bontà se ne farà un approfitto indegno per sedurre, per guadagnare… Individuo di bieco animo, abbracciato dal polipo ripugnante di tutti i vizi… e sottrarrà profumi e vesti per trarne guadagno illecito, usandoli non per le nozze del Figlio, ma per le sue nozze con Satana.

Ebbene, questo avverrà. Perché molti sono i chiamati, ma pochi coloro che, per saper perseverare nella chiamata, giungono ad essere eletti. Ma anche avverrà che a queste iene, che preferiscono le putrefazioni al nutrimento vivo, sarà inflitto il castigo di essere gettati fuori della sala del Banchetto, nelle tenebre e nel fango di uno stagno eterno in cui stride Satana il suo orrido riso per ogni trionfo su un’anima, e dove suona eterno il pianto disperato dei mentecatti che seguirono il Delitto invece di seguire la Bontà che li aveva chiamati.

Dettaglio

Gesù ha appena raccontato la parabola del re che dà al figlio un banchetto di nozze. La commenta e parla di coloro che rifiutano di venire alle nozze, di coloro che uccidono i servi di Dio, del Re del cielo che inviterà i passanti (pagani). Parla anche di coloro che tradiranno Cristo e accenna all'inferno alla fine del suo discorso.

EMR 211.6-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Non vi sono più servi di Dio in Israele? Sì, che vi sono. Ma sono “idoli”.

Nella lettera di Geremia[3] agli esuli sono dette, fra le tante cose, queste. E su esse vi richiamo la mente, perché ogni parola del Libro è insegnamento che, dal momento in cui lo Spirito la fa scrivere per un fatto presente, si riferisce ad un fatto che verrà in futuro. È dunque detto: “…Entrati che sarete in Babilonia voi vedrete degli dèi d’oro, d’argento, di pietra, di legno… Guardate di non imitare il fare degli stranieri, di non avere paura, di non temerli… Dite in cuor vostro: ‘Bisogna adorare Te solo, o Signore’”.

E la lettera enumera le particolarità di questi idoli che hanno lingua fatta da artefice e non se ne servono per rimproverare i loro falsi sacerdoti, che li spogliano per rivestire dell’oro dell’idolo le meretrici, salvo poi levare l’oro, profanato dal sudore della prostituzione, per rivestire l’idolo; di questi idoli che la ruggine o la tignola possono rodere e che sono puliti e ordinati solo se l’uomo lava loro la faccia e li riveste, mentre non possono da sé fare nulla neppure se hanno scettro o scure in mano.

E termina il Profeta: “Perciò non li temete”. E continua: “Inutili come vasi rotti sono questi dèi. I loro occhi sono pieni della polvere smossa dai piedi di chi entra nel tempio e sono tenuti ben serrati: come in un sepolcro o come chi ha offeso il re, perché chiunque li può spogliare dei loro vestimenti preziosi. Non vedono la luce delle lampade, perciò sono nel tempio come travi, e le lampade non servono che ad affumicarli, mentre civette, rondini e altri uccelli volano sul loro capo e lo svirgolano di escrementi, e i gatti si fanno un nido nelle loro vesti e le lacerano. Perciò non vanno temuti, sono cose morte. Neanche l’oro serve loro, è una mostra, e se non è ripulito non brillano, così come non hanno sentito niente quando furono fatti. Il fuoco non li ha destati. Furono comperati a prezzi favolosi. Vengono portati dove l’uomo vuole perché sono vergognosamente impotenti… Perché dunque sono chiamati dèi? Perché sono adorati con offerte e con una pantomima di cerimonie false, non sentite da chi le fa, non credute da chi le vede. Se viene loro fatto del male o del bene non ricambiano, sono incapaci di eleggere o detronizzare un re, non possono rendere le ricchezze né il male, non possono salvare un uomo dalla morte e salvare il debole dal prepotente. Non hanno pietà delle vedove e degli orfani. Sono simili a pietre della montagna …”.

La lettera dice su per giù così.

211.7

Ecco. Noi pure abbiamo degli idoli, non più dei santi, nelle file del Signore. Per questo può il male erigersi contro il bene. Il male che svirgola di sterco l’intelletto e il cuore dei non più santi, e fa nido sulle loro false vesti di bontà.

Non sanno parlare più le parole di Dio. È naturale! Hanno una lingua fatta dall’uomo e parlano parole di uomo, quando non parlano parole di Satana, e non sanno che fare rimproveri folli agli innocenti e ai poveri, tacendo però là dove vedono corruzione potente. Perché tutti corrotti sono, e non possono l’un l’altro accusarsi delle stesse colpe. Avidi, non per il Signore, ma per Mammona, lavorano accettando l’oro della lussuria e del delitto, barattandolo, derubando, presi da una frenesia che travolge ogni limite e ogni cosa. Ogni polvere si annida su loro, fermenta su loro, e se mostrano faccia pulita, l’occhio di Dio vede un ben sporco cuore. La ruggine dell’odio e il verme del peccato li rode, né loro sanno intervenire per salvarsi. Agitano le maledizioni come scettri e scuri, ma non sanno di essere maledetti. Chiusi nel loro pensiero e nel loro livore, come cadaveri in un sepolcro o prigionieri in carcere, vi stanno, aggrappandosi alle sbarre per tema che una mano li levi di là, perché là questi morti sono ancora qualcosa: mummie, non più di mummie dall’aspetto umano ma dal corpo ridotto a legno arido, mentre fuori sarebbero oggetti sorpassati dal mondo che cerca la Vita, che ha bisogno della Vita come il bambino della mammella, e che vuole chi gli dà Vita e non fetori di morte.

Stanno nel Tempio, sì, e il fumo delle lampade – degli onori – li affumica, ma la luce non scende in essi; e tutte le passioni si annidano in loro come uccelli e gatti, mentre il fuoco della missione non dà loro il mistico tormento di essere arsi dal fuoco di Dio. Sono refrattari all’Amore. Il fuoco della carità non li accende, così come la carità non li veste dei suoi aurei splendori. La carità duplice nella forma e nella sorgente: carità di Dio e di prossimo la forma; carità da Dio e da uomo la sorgente. Perché Dio si allontana dall’uomo che non ama, e perciò questa prima sorgente cessa; e si allontana l’uomo dall’uomo malvagio, e cessa anche la seconda sorgente. Tutto è levato dalla Carità all’uomo senza amore. Si lasciano comperare con prezzo maledetto e si lasciano portare dove l’utile e il potere vuole.

No. Non è lecito! Non vi è moneta per comperare la coscienza, e specie quella dei sacerdoti e dei maestri. Non è lecito avere acquiescenza con le cose forti della Terra quando esse vogliono portare in atti contrari alle cose ordinate da Dio. Questa è impotenza spirituale, ed è detto[4]: “L’eunuco non entrerà nell’assemblea del Signore”. Se dunque non può essere del popolo di Dio l’impotente di natura, può mai essere suo ministro l’impotente di spirito? Perché in verità vi dico che molti sacerdoti e maestri sono ormai afflitti da colpevole eunuchismo, essendo mutilati della loro virilità spirituale. Molti. Troppi!

211.8

Meditate. Osservate. Confrontate. Vedrete che molti idoli abbiamo e pochi ministri del Bene che è Dio. Ecco perché può farsi che le città rifugio non siano più rifugio. Nulla più è rispettato in Israele, e i santi muoiono perché i non santi li hanno odiosi.

Ma Io vi invito: “Venite!”. (...) Venite a servire Iddio. Il tempo è vicino. Non siate impreparati alla Redenzione. Fate che la pioggia cada sopra il terreno seminato. Altrimenti per nulla sarà effusa. (...) La Salute è seguire la Voce del Signore e credere nella sua Parola. (...) Venite in massa al servizio di Dio. Io passo e vi chiamo. Non siate inferiori alle meretrici, alle quali basta una parola di misericordia per lasciare la via percorsa prima e venire sulla via del Bene.

Mi è stato chiesto al mio arrivo: “Ma Tu non ci serbi rancore?”. Rancore? Oh! no! Amore vi serbo! E serbo la speranza di vedervi nelle mie schiere di popolo. Del popolo che Io conduco a Dio, nel novello esodo verso la vera Terra Promessa: il Regno di Dio, oltre il Mare Rosso dei sensi e i deserti del peccato, liberi dalle schiavitù di ogni genere, alla Terra eterna, pingue di delizie, satura di pace… Venite! Questo è l’Amore che passa. Chi vuole può seguirlo, perché ad essere accolti da Lui altro non occorre che buona volontà».

Annotazione

Nella lettera di Geremia agli esuli si legge, tra l'altro, quanto segue. Lettera di Geremia 1,1-72 (talvolta inserita in Baruc 6). L'estratto biblico è riportato di seguito.

Dice: "L'eunuco non entrerà nella comunità del Signore". "In Deuteronomio 23,2.

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Libro del Deuteronomio 23, 2

Deut 23,2: Chi ha i testicoli schiacciati o l'uretra tagliata non entrerà nell'assemblea di Jahvè.

Libro di Geremia 1, 1-72 (talvolta trasposto nel Libro di Baruc 6, 1-72) - Sugli idoli

Ger 1, 1-72 | Ba 6, 1-72 : copia della lettera che Geremia inviò a coloro che stavano per essere condotti in cattività a Babilonia dal re dei Babilonesi, per dire loro ciò che Dio gli aveva ordinato di dire. A causa dei peccati che avete commesso davanti a Dio, sarete condotti in cattività a Babilonia da Nabucodonosor, re dei Babilonesi. Quando arriverete a Babilonia, vi resterete per molti anni e per molto tempo, fino a sette generazioni, e poi vi farò uscire in pace. Ma a Babilonia vedrete dèi d'argento, d'oro e di legno, che vengono portati a spalla e che incutono timore tra le nazioni. Fate attenzione, dunque, a non imitare anche voi questi stranieri e a non lasciarvi prendere dalla paura di questi dei. Quando vedrete folle di persone radunarsi davanti e dietro di loro e rendere loro omaggio, dite in cuor vostro: "Sei tu, Maestro, che devi essere adorato. Perché il mio angelo è con te e ha cura della tua vita.

Perché la lingua di questi dèi è stata levigata da un artigiano; è rivestita d'oro e d'argento, ma sono menzogne e non possono parlare. Come per una ragazza che ama la raffinatezza, hanno preso l'oro e hanno fatto corone da mettere sulla testa di questi dèi. I sacerdoti arrivano a rubare l'oro e l'argento ai loro dèi e lo usano per i loro scopi; lo danno persino alle prostitute nelle loro case. Adornano questi dèi d'argento, d'oro e di legno con vesti ricche come gli uomini, ma non riescono a proteggersi dalla ruggine o dai vermi. Quando sono stati rivestiti di porpora, devono ancora pulirsi il viso, perché la polvere della casa li ricopre fittamente. Uno ha in mano uno scettro, come un governatore di provincia: non ucciderà chi lo offende. Un altro porta in mano una spada o un'ascia, ma non può difendersi dal nemico o dai ladri. Questo dimostra che non sono dèi, quindi non temeteli.

Proprio come il vaso di un uomo, quando si rompe, diventa inutile, così fanno i loro dèi. Se li mettete in una casa, i loro occhi si riempiono della polvere dei piedi di chi entra. Come le porte della prigione vengono accuratamente chiuse per un uomo che ha offeso il re o per un uomo che sta per essere messo a morte, così i sacerdoti difendono la dimora dei loro dèi con porte robuste, con serrature e chiavistelli, per evitare che vengano derubati dai ladri. Accendono lampade, anche più che per loro stessi, e questi dèi non possono vederle. Sono come una delle travi della casa e si dice che i loro cuori siano divorati dai parassiti che escono dalla terra e divorano loro e i loro vestiti senza che se ne accorgano. I loro volti diventano neri per il fumo che sale dalla casa. Gufi, rondini e altri uccelli svolazzano intorno ai loro corpi e alle loro teste, e i gatti stessi si divertono allo stesso modo. Da questo saprete che non sono dèi, quindi non temeteli.

L'oro di cui sono rivestiti per abbellirli, se qualcuno non toglie la ruggine, non lo farà brillare; infatti non hanno sentito nulla nemmeno quando sono stati fusi. Questi idoli sono stati comprati al prezzo più alto e in essi non c'è alito di vita. Non avendo piedi, vengono portati sulle spalle, mostrando così agli uomini la loro vergognosa impotenza. Che coloro che li servono siano confusi con loro! Se cadono a terra, non si rialzano da soli; e se qualcuno li alza, non si muovono da soli; e se si appoggiano, non si raddrizzano. Le offerte sono poste davanti a loro come davanti ai morti. I sacerdoti vendono le vittime offerte loro e ne traggono profitto; le loro mogli le salano e non danno nulla ai poveri o agli infermi. Le donne partorienti o in stato di impurità toccano i loro sacrifici. Sapendo dunque da queste cose che non sono dèi, non temeteli.

E perché chiamarli dèi? Perché sono le donne che vengono a portare le loro offerte a questi dei di argento, oro e legno. E nei loro templi i sacerdoti siedono con le tuniche strappate, il capo e il volto rasato e la testa scoperta. Ruggiscono e gridano davanti ai loro dèi, come a un banchetto funebre. I loro sacerdoti li spogliano delle loro vesti e ne rivestono le mogli e i figli. Sia che si faccia loro del male, sia che si faccia loro del bene, non possono fare nulla; non possono stabilire un re né rovesciarlo. Non possono nemmeno donare ricchezze, né una moneta. Se qualcuno che ha fatto un voto a loro non lo adempie, non chiederanno nulla. Non salveranno un uomo dalla morte; non strapperanno il debole dalla mano del potente. Non daranno la vista ai ciechi e non libereranno gli afflitti. Non avranno pietà della vedova e non faranno del bene all'orfano. Questi idoli di legno, rivestiti d'oro e d'argento, sono come rocce tagliate da una montagna, e coloro che li servono saranno svergognati. Come possiamo credere o dire che sono dèi?

I Caldei stessi li disonorano quando, vedendo un uomo che non può parlare, lo presentano a Bel, chiedendo al muto di parlare, come se il dio potesse sentire qualcosa. E anche se se ne rendono conto, non possono abbandonare questi idoli, perché non hanno sentimenti. Le donne, avvolte in una corda, vanno a sedersi sui sentieri, bruciando farina grossolana; e quando una di loro, attirata da qualche passante, ha dormito con lui, rimprovera la sua vicina di non essere stata giudicata degna dello stesso onore e di non aver visto la sua treccia di giunco spezzata. Tutto ciò che si dice sugli idoli è una menzogna. Come possiamo quindi credere o dire che sono degli dei?

Sono stati modellati da artigiani e orafi; non possono essere diversi da come gli operai li vogliono. E gli operai che li hanno modellati non hanno vita lunga: come potrebbero allora le loro opere essere di lunga durata? Non hanno lasciato ai posteri altro che menzogne e disgrazie. Quando arriva la guerra o qualche altra calamità, i sacerdoti decidono tra di loro dove nascondersi con i loro dèi: come non capire allora che non si tratta di dèi, che non possono salvarsi dalla guerra o da qualche altra calamità?

Questi idoli di legno, ricoperti d'oro e d'argento, saranno poi riconosciuti come una menzogna; per tutte le nazioni e i re sarà evidente che non sono dèi, ma opere di uomini e che in essi non c'è alcuna opera divina. Per chi, dunque, non sarebbe evidente che non sono dèi?

Non stabiliranno mai un re su una terra, né daranno la pioggia agli uomini. Non potranno giudicare i loro affari, né proteggere dall'ingiustizia, poiché non possono fare nulla, come i corvi che stanno tra il cielo e la vostra terra. E quando il fuoco cadrà sulla casa di questi dèi di legno, rivestiti d'oro e d'argento, i loro sacerdoti fuggiranno e si salveranno; ma essi si consumeranno come travi in mezzo alle fiamme. Non resisteranno a un re o a un esercito nemico. Come possiamo ammettere o pensare che siano degli dei?

Non sfuggiranno a ladri e briganti, questi dèi di legno, ricoperti d'argento e d'oro. Uomini più potenti di loro porteranno via l'argento e l'oro e se ne andranno con i ricchi vestiti di cui sono stati ricoperti, e questi dèi non potranno fare a meno. Perciò è meglio essere un re che mostra la sua forza, o un vaso utile nella casa che il padrone usa, che essere questi falsi dèi; o una porta in una casa che custodisce ciò che vi è dentro, che essere questi falsi dèi; o una colonna di legno nella casa di un re, che essere questi falsi dèi. Il sole, la luce e le stelle, che sono luminosi e inviati a beneficio degli uomini, obbediscono a Dio. Anche il lampo, quando appare, è bello da vedere; anche il vento soffia su tutta la terra; e le nuvole, quando Dio ordina loro di coprire tutta la terra, fanno ciò che viene loro detto. Anche il fuoco, quando viene mandato dall'alto per consumare i monti e le foreste, fa ciò che gli viene ordinato. Ma gli idoli non sono paragonabili, né per bellezza né per potenza, a tutte queste cose. Perciò non dobbiamo pensare né dire che sono dèi, poiché non possono né discernere ciò che è giusto né fare del bene agli uomini. Sapendo dunque che non sono dèi, non temeteli.

Non possono né maledire né benedire i re. Non mostrano alle nazioni segni nel cielo; non brillano come il sole e non danno luce come la luna. Le bestie sono migliori di loro, perché possono fuggire e trovare riparo ed essere utili a se stesse. Perciò non è affatto evidente che siano degli dèi; non temeteli.

Come uno spaventapasseri in un campo di cetrioli non vi protegge da nulla, così è per i loro dèi di legno, ricoperti d'oro e d'argento. Come un cespuglio di spine in un giardino su cui si posano tutti gli uccelli, o un morto gettato in un luogo buio, così sono i loro dèi di legno, ricoperti d'oro e d'argento. Anche la porpora e lo scarlatto che li ricoprono mostrano che non sono dèi. Essi stessi finiranno per essere divorati e diventeranno una vergogna nel paese. Meglio l'uomo giusto che non ha idoli: non dovrà temere la confusione.