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Note del tema

La Vergine Maria

Pagina 33 di 66

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EMR 38.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

(...) Sorge una questione. Se il popolo d’Israele, dopo tanto andare, aveva ancora i carri che aveva nell’uscire dall’Egitto. Le idee sono contrastanti.

Si ricorre a Maria. «Mamma, Io dico che gli israeliti avevano ancora i carri. Giacomo dice di no. Giuda non sa a chi dare ragione. Tu sai?».

«Sì, Figlio. Il popolo nomade aveva ancora i suoi carri. Nelle soste se li riparava. Su essi salivano i più deboli e venivano caricate quelle derrate o quelle cose che erano necessarie a tanto popolo. Meno l’Arca, portata a mano, ogni altra cosa era sui carri». La questione è risoluta.

EMR 38.7-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

38.7 Ma quest’anno dovrai mandare anche tu Gesù alla scuola. È l’ora».

«Io non manderò mai Gesù alla scuola», dice Maria recisamente. È difficile sentirla parlare così, e parlare prima di Giuseppe.

«Perché? Il Bambino deve imparare per essere a suo tempo capace di subire l’esame di maggiorenne…».

«Il Bambino saprà. Ma a scuola non andrà. È deciso».

«Saresti unica in Israele a fare così».

«Sarò unica. Ma farò così. Non è vero, Giuseppe?».

«È vero. Non c’è bisogno per Gesù di andare ad una scuola. Maria è stata allevata nel Tempio ed è un vero dottore nella conoscenza della Legge. Sarà la sua maestra. Così voglio anche io».

«Voi lo viziate il Ragazzo».

«Non lo puoi dire. È il più buono di Nazaret. Lo hai mai udito piangere, fare bizze, negare ubbidienza, non avere rispetto?».

«Questo no. Ma lo diverrà se continua ad esser viziato».

«Non è viziare tenersi vicino i figli. È amarli con buon senso e buon cuore. Così lo amiamo il nostro Gesù e, dato che Maria è più istruita del maestro, sarà Lei la maestra di Gesù».

«E quando sarà uomo il tuo Gesù sarà una donnetta paurosa anche di una mosca».

«Non lo sarà. Maria è una donna forte e sa educarlo virilmente. Io non sono un vile e so dare esempi virili. Gesù è una creatura senza difetti fisici e morali. Crescerà perciò dritto e forte nel corpo e nello spirito. Sta’ sicuro, Alfeo. Non farà sfigurare la famiglia. E poi ho deciso e basta così».

«Avrà deciso Maria, e tu…».

«E se fosse? Non è bello che due che si amano siano pronti ad avere lo stesso pensiero e lo stesso volere, perché a vicenda l’uno abbraccia il desiderio dell’altro e lo fa suo? Se Maria volesse cose stolte, le direi: “No”. Ma chiede cose piene di saggezza, ed io le approvo e faccio mie. Ci amiamo, noi, come nel primo giorno… e così faremo finché saremo in vita. Non è vero, Maria?».

«Sì, Giuseppe. E, mai sia, ma quando avesse uno a morire senza l’altro, ancora ci ameremo».

Giuseppe carezza sul capo Maria, come fosse una figlia fanciulla, e Lei lo guarda col suo occhio sereno e amoroso.

38.8 La cognata interviene: «Avete proprio ragione. Fossi buona io di insegnare! A scuola imparano il bene e il male, i nostri figli. In casa solo il bene. Ma io non so… Se Maria…».

«Che vuoi, cognata? Di’ liberamente. Tu sai che ti amo e sono lieta quando ti posso far piacere».

«Dicevo… Giacomo e Giuda sono di poco più vecchi di Gesù. Vanno già a scuola… ma per quel che sanno!… Invece Gesù sa già tanto bene la Legge… Io vorrei… ecco, se ti dicessi di tenere anche loro, quando insegni a Gesù? Io penso che diverrebbero più buoni e più istruiti. Sono cugini, infine, e che si amino come fratelli è giusto… Sarei così felice!».

«Se Giuseppe vuole, e tuo marito pure, io sono pronta. Parlare per uno o per tre è uguale. Ripassare tutta la Scrittura è gioia. Che vengano».

I tre bambini, che erano entrati piano piano, sentono e stanno in attesa del verdetto.

«Ti faranno disperare, Maria», dice Alfeo.

«No! Con me sono sempre buoni. Non è vero che sarete buoni se io vi insegnerò?».

I due le corrono vicini, uno a destra, uno a sinistra, le mettono le braccia intorno alle spalle, le testoline sulle spalle, e promettono tutto il bene possibile.

«Lasciali provare, Alfeo, e lasciami provare. Io credo che non sarai malcontento della prova. Verranno ogni giorno dall’ora di sesta a sera. Basterà, credilo. Io so l’arte di insegnare senza stancare. I bambini vanno tenuti avvinti e distratti insieme. Bisogna capirli, amarli ed essere amati, per ottenere da loro. E voi mi amate, non è vero?».

Due grossi bacioni sono la risposta.

«Lo vedi?».

«Lo vedo. Non ho che dirti: “Grazie”. E Gesù che dirà, vedendo la Mamma persa con altri? Che dici, Gesù?».

«Io dico: “Beati quelli che stanno ad ascoltarla e drizzano la loro dimora presso la sua”. Come per la Sapienza, beato chi è amico di mia Madre, ed Io sono felice che coloro che amo siano suoi amici».

«Ma chi pone tali parole sulle labbra del Fanciullo?», chiede Alfeo stupito.

«Nessuno, fratello. Nessun che sia del mondo».

La visione cessa qui.

EMR 38.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

38.7 Ma quest’anno dovrai mandare anche tu Gesù alla scuola. È l’ora».

«Io non manderò mai Gesù alla scuola», dice Maria recisamente. È difficile sentirla parlare così, e parlare prima di Giuseppe.

«Perché? Il Bambino deve imparare per essere a suo tempo capace di subire l’esame di maggiorenne…».

«Il Bambino saprà. Ma a scuola non andrà. È deciso».

«Saresti unica in Israele a fare così».

«Sarò unica. Ma farò così. Non è vero, Giuseppe?».

«È vero. Non c’è bisogno per Gesù di andare ad una scuola. Maria è stata allevata nel Tempio ed è un vero dottore nella conoscenza della Legge. Sarà la sua maestra. Così voglio anche io».

«Voi lo viziate il Ragazzo».

«Non lo puoi dire. È il più buono di Nazaret. Lo hai mai udito piangere, fare bizze, negare ubbidienza, non avere rispetto?».

«Questo no. Ma lo diverrà se continua ad esser viziato».

«Non è viziare tenersi vicino i figli. È amarli con buon senso e buon cuore. Così lo amiamo il nostro Gesù e, dato che Maria è più istruita del maestro, sarà Lei la maestra di Gesù».

«E quando sarà uomo il tuo Gesù sarà una donnetta paurosa anche di una mosca».

«Non lo sarà. Maria è una donna forte e sa educarlo virilmente. Io non sono un vile e so dare esempi virili. Gesù è una creatura senza difetti fisici e morali. Crescerà perciò dritto e forte nel corpo e nello spirito. Sta’ sicuro, Alfeo. Non farà sfigurare la famiglia. E poi ho deciso e basta così».

«Avrà deciso Maria, e tu…».

«E se fosse? Non è bello che due che si amano siano pronti ad avere lo stesso pensiero e lo stesso volere, perché a vicenda l’uno abbraccia il desiderio dell’altro e lo fa suo? Se Maria volesse cose stolte, le direi: “No”. Ma chiede cose piene di saggezza, ed io le approvo e faccio mie. Ci amiamo, noi, come nel primo giorno… e così faremo finché saremo in vita. Non è vero, Maria?».

«Sì, Giuseppe. E, mai sia, ma quando avesse uno a morire senza l’altro, ancora ci ameremo».

Giuseppe carezza sul capo Maria, come fosse una figlia fanciulla, e Lei lo guarda col suo occhio sereno e amoroso.

Dettaglio

Alphée disapprovava che Maria tenesse Gesù a casa invece di mandarlo a scuola. Disapprovava anche che Giuseppe la lasciasse decidere. Suo fratello rispose:

Parole chiave

EMR 38.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«E Gesù che dirà, vedendo la Mamma persa con altri? Che dici, Gesù?».

«Io dico: “Beati quelli che stanno ad ascoltarla e drizzano la loro dimora presso la sua”. Come per la Sapienza, beato chi è amico di mia Madre, ed Io sono felice che coloro che amo siano suoi amici».

EMR 38.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dice Gesù:

«E Maria fu maestra di Me, Giacomo e Giuda. Ecco perché ci amammo come fratelli, oltre che per la parentela, per la scienza e per il crescere uniti, come tre tralci sorretti da un unico palo. La Mamma mia. Dottore come nessun altro in Israele, questa dolce Madre mia. Sede della Sapienza, e della vera Sapienza, ci istruì per il mondo e per il Cielo. Dico: “ci istruì”, perché Io fui suo scolaro non diversamente dai cugini. E il “sigillo” fu mantenuto sul segreto di Dio, contro l’indagare di Satana, mantenuto sotto l’apparenza di una vita comune.

Ti sei beata nella scena soave? Ora sta’ in pace. Gesù è con te».

EMR 39

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

La Vergine prepara i vestiti per Gesù con Maria di Alfeo. Tinge le sue vesti. Sembra che abbia ottenuto il colore grazie ai suoi ricami e che questo dono sia arrivato da Roma. In ogni caso, la Madre di Cristo ringrazia la parente per il suo aiuto e dichiara che Gesù è come suo figlio.

La visione si interrompe e riprende più tardi. Maria descrive Gesù all'età di dodici anni. È con i suoi genitori e parenti, circondato e amato. Maria chiede a Giuseppe di benedirlo, affinché il loro Bambino tragga forza da lui e lei impari a distaccarsi un po' di più da lui. Giuseppe le assicura che il loro rapporto non cambierà e che non entrerà in competizione con lei per questo Figlio a loro così caro. Maria bacia la mano di Giuseppe con un gesto pieno di affetto e il patriarca della Sacra Famiglia li benedice entrambi. Poi si misero in cammino...

EMR 39.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vedo Maria curva su un mastello, meglio, su una conca di terra cotta, che mescola qualcosa che fuma nell’aria fredda e serena che empie l’orto di Nazaret.

Deve essere pieno inverno, perché, meno gli ulivi, tutte le piante sono brulle e scheletrite. In alto, un cielo tersissimo e anche un bel sole. Ma non tempera la sizza che tira e che fa sbattere fra loro i rami spogli e ondulare le ramette grigie verdi degli ulivi.

La Madonna è tutta vestita di una pesante veste di un marrone quasi nero e si è legata davanti una rustica tela, come un grembiale, per proteggere la veste. Estrae dalla tinozza il bastone con cui dimenava il contenuto e ne vedo cadere gocce di un bel color arrubinato. Maria osserva, si bagna un dito con le gocce che cadono, prova il colore sul grembiale. Pare soddisfatta.

Entra in casa ed esce con molte matasse di lana candidissima. Le tuffa una per una nella tinozza, con pazienza e accortezza.

39.3 Mentre fa questo, entra, venendo dal laboratorio di Giuseppe, sua cognata Maria di Alfeo. Si salutano. Si parlano.

«Viene bene?», chiede Maria d’Alfeo.

«Ne ho speranza».

«Mi ha assicurato quella gentile che è proprio la tinta e il modo che usano a Roma. Me lo ha dato proprio perché sei tu e hai fatto quei lavori. Dice che neppure a Roma vi è chi ricama come te. Ti devi essere accecata a farli…».

Maria sorride e fa un movimento col capo come per dire: «Cose da nulla!».

La cognata guarda, prima di porgerle a Maria, le ultime matasse di lana. «Come le hai filate! Paiono capelli tanto sono fini e regolari. Fai tutto bene tu… e come svelta! Queste ultime verranno più chiare?».

«Sì, per la veste. Il mantello è più scuro».

Le due donne lavorano insieme alla tinozza. Poi estraggono le matasse di un bel colore porporino e corrono svelte a tuffarle nell’acqua ghiaccia che empie la vaschetta, sotto alla sottile polla che cade con noterelle di risatine sommesse. Sciacquano e sciacquano, poi stendono su delle canne le matasse e le assicurano da ramo a ramo degli alberi.

«Asciugheranno bene e presto con questo vento», dice la cognata.

«Andiamo da Giuseppe. C’è fuoco. Devi essere gelata», dice Maria Ss. «Sei stata buona ad aiutarmi. Ho fatto presto e con meno fatica. Te ne sono grata».

«Oh! Maria! Che non farei per te! Starti vicino è una festa. E poi… è per Gesù tutto questo lavoro. Ed è così caro, tuo Figlio!… Mi sembrerà di essergli anche io mamma se ti aiuterò per la sua festa di maggiorenne».

Le due donne entrano nel laboratorio, pieno di quell’odore di legni piallati proprio delle officine di falegname.

EMR 39.4-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vedo entrare Gesù insieme a sua Mamma nella stanza, dirò così, da pranzo di Nazaret.

Gesù è un bel fanciullo dodicenne, alto, ben formato, robusto senza esser grasso. Sembra più adulto di quanto non sia, per la sua complessione. È già alto, tanto che raggiunge la spalla della Madre. Ha ancora il viso rotondo e roseo del Gesù fanciullo, viso che poi, con l’età giovanile e virile, si assottiglierà e si farà di un color senza colore, un colore di certi delicati alabastri, appena tendenti al giallo-rosa.

Gli occhi, anche gli occhi, sono ancora occhi di bambino. Grandi, bene aperti a guardare, e con una scintilla di letizia persa nel serio dello sguardo. Dopo non saranno più così aperti… Le palpebre si caleranno a mezz’occhio per velare il troppo male, che è nel mondo, al Puro e Santo. Solo nei momenti di miracolo saranno aperti e sfavillanti, più ancora di ora… per cacciare i demoni e la morte, per guarire le malattie ed i peccati. E non saranno neppur più con quella scintilla di letizia mescolata alla serietà… La morte e il peccato saranno sempre più presenti e vicini, e con essi la conoscenza, anche umana, della inutilità del sacrificio, per la volontà contraria dell’uomo. Solo in rarissimi momenti di gioia, per essere con dei redenti e specie con dei puri, bambini per lo più, lo faranno brillare di letizia, questo occhio santo e buono.

Ma ora è con la sua Mamma, in casa sua, e di fronte a Lui è S. Giuseppe che gli sorride con amore, e sono i cuginetti che lo ammirano e la zia Maria d’Alfeo che lo carezza… È felice. Ha bisogno di amore, il mio Gesù, per esser felice. E in questo momento lo ha.

È vestito di una sciolta veste di lana rosso rubino chiaro. Morbida, di tessitura perfetta nella sua compatta sottigliezza. Al collo, sul davanti, in basso delle maniche lunghe e ampie, e della veste che scende sino a terra, scoprendo appena i piedi calzati di sandali nuovi e molto ben fatti — non le solite suole fissate con striscerelle di cuoio al piede — è una greca, non ricamata, ma tessuta in colore più scuro sul rubino della veste. Deve essere opera della Mamma, perché la cognata l’ammira e la loda.

I bei capelli biondi sono già più carichi, nella loro tinta, di quando era fanciullino, con scintille di rame nelle volute dei boccoli che terminano sotto le orecchie. Non sono più i ricciolini corti e vaporosi dell’infanzia. Non sono ancora le chiome ondulate e lunghe sino agli omeri, dove terminano in morbido cannolo, dell’età adulta. Ma già tendono più a queste ultime nel colore e nella foggia.

39.5 «Ecco il Figlio nostro», dice Maria alzando la sua mano destra, nella quale è la mano sinistra di Gesù. Pare lo presenti a tutti e riconfermi la paternità del Giusto, che sorride. E aggiunge: «Benedicilo, Giuseppe, prima di partire per Gerusalemme. Non fu necessaria la rituale benedizione per la sua andata a scuola, primo passo nella vita. Ma, ora che Egli va al Tempio per esser dichiarato maggiorenne, fàllo. E benedici me con Lui. La tua benedizione… (Maria ha un sommesso singhiozzo) fortificherà Lui e darà forza a me di staccarmelo un poco di più…».

«Maria, Gesù sarà sempre tuo. La formola non inciderà i nostri mutui rapporti. Né io te lo contenderò, questo Figlio a noi caro. Nessuno come te merita di guidarlo nella vita, o mia Santa».

Maria si curva e prende la mano di Giuseppe e la bacia. È la sposa, oh! quanto rispettosa e amorosa del consorte!

Giuseppe accoglie quel segno di rispetto e d’amore con dignità, ma poi alza quella baciata mano e la posa sul capo della Sposa e le dice: «Sì. Ti benedico, Benedetta, e Gesù con te. Venite, mie sole gioie, mio onore e scopo». Giuseppe è solenne. A braccia tese e palme volte a terra sopra le due teste chine, ugualmente bionde e sante, pronuncia la benedizione: «Il Signore vi guardi e vi benedica. Abbia di voi misericordia e vi dia pace. Il Signore vi dia la sua benedizione». E poi dice: «E ora andiamo. L’ora è propizia per il viaggio».

39.6 Maria prende un ampio drappo di un color granata scuro e lo drappeggia sul corpo del Figlio. Come se lo carezza nel farlo!

Escono, chiudono. Si incamminano. Altri pellegrini vanno per la stessa direzione. Fuori del paese le donne si separano dagli uomini. I bimbi vanno con chi pare loro. Gesù resta con la Mamma.

I pellegrini vanno, salmodiando per lo più, per le campagne tutte belle nel più lieto tempo di primavera. Freschi prati e fresche biade, e fresche fronde sugli alberi che hanno da poco fiorito. Canti di uomini per i campi e per le vie e canti d’uccelli in amore fra le fronde. Ruscelli limpidi che fan da specchio ai fiori delle rive, agnellini saltellanti presso le madri… Pace e letizia sotto il più bel cielo d’aprile.

La visione cessa così.

Dettaglio

Descrizione fisica di Gesù bambino e benedizione di Giuseppe prima della partenza per Gerusalemme.

EMR 40.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Il fanciullo è perfetto. (...) Sia condotto nella vera sinagoga».

Passano in una stanza più vasta e pomposa. Qui, per prima cosa, gli raccorciano i capelli. I riccioloni vengono raccolti da Giuseppe. Poi gli stringono la veste rossa con una lunga cintura girata a più giri intorno alla vita, gli legano delle striscioline alla fronte, al braccio e al mantello. Le fissano con delle specie di borchie. Poi cantano salmi e Giuseppe loda con una lunga preghiera il Signore e invoca sul Figlio ogni bene.

La cerimonia ha termine. Gesù esce con Giuseppe. Tornano da dove erano venuti, si riuniscono ai parenti maschi, comperano e offrono un agnello; poi, con la vittima sgozzata, raggiungono le donne.

Maria bacia il suo Gesù. Pare sia degli anni che non lo vede. Lo guarda, fatto più uomo nella veste e nei capelli, lo carezza…

Escono e tutto finisce.

Dettaglio

L'esame della maggioranza di Gesù è completo.

EMR 41.2-9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

41.2 …Quando mi risveglio col ricordo della stessa nel cuore, dopo esser tornata un poco in forze e in pace, perché tutti dormono, mi trovo in un posto che non ho mai visto. Vi sono cortili e fontane e porticati e case, ossia padiglioni, perché hanno più la caratteristica di padiglioni che di case. Vi è molta folla vestita all’ebraica antica, e molto vociare. Guardandomi intorno comprendo d’essere dentro a quell’agglomerato che Gesù guardava, perché vedo la muraglia merlata che lo cinge, la torre che lo vigila e l’imponente fabbricato che si erge nel centro e contro il quale si stringono i porticati, molto belli e vasti, e sotto ai quali vi è molta folla intenta chi a una cosa, chi ad un’altra.

Comprendo essere nel recinto del Tempio di Gerusalemme. Vedo farisei in lunghe vesti ondeggianti, sacerdoti vestiti di lino e con una placca preziosa al sommo del petto e della fronte e altri punti luccicanti sparsi qua e là sulle diverse vesti molto ampie e bianche, strette alla vita da una cintura preziosa. Poi altri che sono meno ornati, ma devono sempre appartenere alla casta sacerdotale, e che sono circondati da discepoli più giovani. Comprendo che sono i dottori della Legge. Fra tutti questi personaggi mi trovo spersa, perché non so proprio che ci sto a fare.

41.3 Mi accosto al gruppo dei dottori, dove si è iniziata una disputa teologica. Molta folla fa la stessa cosa.

Fra i “dottori” vi è un gruppo capitanato da uno chiamato Gamaliele e da un altro, vecchio e quasi cieco, che sostiene Gamaliele nella disputa. Costui, che sento chiamare Hillel (metto l’h perché sento una aspirazione in principio al nome) mi pare maestro o parente di Gamaliele, perché questo lo tratta con confidenza e rispetto insieme. Il gruppo di Gamaliele ha vedute più larghe, mentre un altro gruppo, ed è il più numeroso, è diretto da uno che chiamano Sciammai, ed è dotato di quell’intransigenza astiosa e retriva che il Vangelo tanto bene ci illustra.

Gamaliele, circondato da un folto gruppo di discepoli, parla della venuta del Messia e, appoggiandosi alla profezia di Daniele, sostiene che il Messia deve ormai essere nato, perché da una decina d’anni circa le settanta settimane profetate sono compiute da quando era uscito il decreto di ricostruzione del Tempio. Sciammai lo combatte asserendo che, se è vero che il Tempio è stato riedificato, è anche vero che la schiavitù di Israele è aumentata, e la pace, che avrebbe dovuto portare seco Colui che i Profeti chiamavano «Principe della Pace», è ben lontana d’essere nel mondo e specie a Gerusalemme, oppressa da un nemico che osa spingere la sua dominazione fin entro il recinto del Tempio, dominato dalla torre Antonia piena di legionari romani, pronti a sedare con la spada ogni tumulto di indipendenza patria.

La disputa, piena di cavilli, va per le lunghe. Ogni maestro fa sfoggio di erudizione, non tanto per vincere il rivale, quanto per imporsi all’ammirazione degli ascoltatori. È palese questo intento.

41.4 Dal folto del gruppo dei fedeli esce una fresca voce di fanciullo: «Gamaliele ha ragione».

Movimento della folla e del gruppo dottorale. Si cerca l’interruttore. Ma non occorre cercarlo. Non si nasconde. Si fa largo da sé e si accosta al gruppo dei “rabbi”. Riconosco il mio Gesù adolescente. È sicuro e franco, con due sfavillanti occhi pieni di intelligenza.

«Chi sei?», gli chiedono.

«Un figlio di Israele venuto a compiere ciò che la Legge ordina».

La risposta ardita e sicura piace e ottiene sorrisi di approvazione e benevolenza. Ci si interessa del piccolo israelita.

«Come ti chiami?».

«Gesù di Nazareth».

La benevolenza si smorza nel gruppo di Sciammai. Ma Gamaliele, più benigno, prosegue il dialogo insieme ad Hillel. Anzi è proprio Gamaliele che con deferenza dice al vecchio: «Chiedi al fanciullo qualcosa».

«Su cosa fondi la tua sicurezza?», chiede Hillel.

(Metto i nomi in testa alle risposte per abbreviare e rendere chiaro).

Gesù: «Sulla profezia che non può errare nell’epoca e sui segni che l’hanno accompagnata quando fu il tempo del suo avverarsi. È vero che Cesare ci domina. Ma il mondo era tanto in pace e la Palestina tanto in calma quando si compirono le settanta settimane, che fu possibile a Cesare ordinare il censimento nei suoi domini. Non lo avrebbe potuto se la guerra fosse stata nell’Impero e le sommosse in Palestina. Come era compìto quel tempo, così si sta compiendo l’altro delle sessantadue più una dal compimento del Tempio, perché il Messia sia unto e si avveri il seguito della profezia per il popolo che non lo volle. Potete avere dubbi? Non ricordate che la stella fu vista dai Savi d’Oriente e che andò a posarsi proprio sul cielo di Betlemme di Giuda e che le profezie e le visioni, da Giacobbe in poi, indicano quel luogo come il destinato ad accogliere la nascita del Messia, figlio del figlio del figlio di Giacobbe, attraverso Davide che era di Betlemme? Non ricordate Balaam? “Una stella nascerà da Giacobbe”. I Savi d’Oriente, che la purezza e la fede rendevano occhi e orecchi aperti, hanno visto la stella e compreso il suo nome: “Messia”, e sono venuti ad adorare la Luce scesa nel mondo».

41.5 Sciammai, con sguardo livido: «Tu dici che il Messia nacque nel tempo della stella a Betlemme-Efrata?».

Gesù: «Io lo dico».

Sciammai: «Allora non vi è più. Non sai, fanciullo, che Erode fece uccidere tutti i nati di donna, da un giorno a due anni d’età, di Betlemme e dintorni? Tu, tanto sapiente nella Scrittura, devi sapere anche questo: “Un grido s’è sentito nell’alto… È Rachele che piange i suoi figli”. Le valli e le cime di Betlemme, che hanno raccolto il pianto di Rachele morente, sono rimaste piene di pianto, e le madri l’hanno ripetuto sui figli uccisi. Fra esse era certo anche la Madre del Messia».

Gesù: «Ti sbagli, o vecchio. Il pianto di Rachele s’è volto in osanna, perché là dove essa ha dato alla luce il “figlio del suo dolore”, la nuova Rachele ha dato al mondo il Beniamino del Padre celeste, il Figlio della sua destra, Colui che è destinato a riunire il popolo di Dio sotto il suo scettro e a liberarlo dalla più tremenda schiavitù».

Sciammai: «E come, se Egli fu ucciso?».

Gesù: «Non hai letto di Elia? Egli fu rapito dal cocchio di fuoco. E non potrà il Signore Iddio aver salvato il suo Emmanuele perché fosse Messia del suo popolo? Egli, che ha aperto il mare davanti a Mosè perché Israele passasse a piede asciutto verso la sua terra, non avrà potuto mandare i suoi angeli a salvare il Figlio suo, il suo Cristo, dalla ferocia dell’uomo? In verità vi dico: il Cristo vive ed è fra voi, e quando sarà la sua ora si manifesterà nella sua potenza». Gesù, nel dire queste parole, che sottolineo, ha nella voce uno squillo che empie lo spazio. I suoi occhi sfavillano più ancora e, con mossa d’imperio e promessa, Egli tende il braccio e la mano destra e li abbassa come per giurare. È un fanciullo, ma è solenne come un uomo.

41.6 Hillel: «Fanciullo, chi ti ha insegnato queste parole?».

Gesù: «Lo Spirito di Dio. Non ho maestro umano. Questa è la Parola del Signore che vi parla attraverso le mie labbra».

Hillel: «Vieni fra noi, che io ti veda da presso, o fanciullo, e la mia speranza si ravvivi a contatto della tua fede e la mia anima si illumini al sole della tua».

E Gesù viene fatto sedere su un alto sgabello fra Gamaliele e Hillel, e gli vengono porti dei rotoli perché li legga e spieghi. È un esame in piena regola. La folla si accalca e ascolta.

La voce fanciulla di Gesù legge: «“Consolati, o mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme, consolatela perché la sua schiavitù è finita… Voce di uno che grida nel deserto: preparate le vie del Signore… Allora apparirà la gloria del Signore…”».

Sciammai: «Lo vedi, o nazareno! Qui si parla di schiavitù finita. Mai come ora siamo schiavi. Qui si parla di un precursore. Dove è egli? Tu farnetichi».

Gesù: «Io ti dico che a te più che agli altri va fatto l’invito del Precursore. A te e ai tuoi simili. Altrimenti non vedrai la gloria del Signore né comprenderai la parola di Dio, perché le bassezze, le superbie, le doppiezze ti faranno ostacolo a vedere ed udire».

Sciammai: «Così parli ad un maestro?».

Gesù: «Così parlo. E così parlerò sino alla morte. Poiché sopra il mio utile sta l’interesse del Signore e l’amore alla Verità di cui sono Figlio. E ti aggiungo, o rabbi, che la schiavitù di cui parla il Profeta, e di cui Io parlo, non è quella che credi, come la regalità non sarà quella che pensi. Ma sibbene per merito del Messia verrà reso libero l’uomo dalla schiavitù del Male che lo separa da Dio, e il segno del Cristo sarà sugli spiriti, liberati da ogni giogo e fatti sudditi dell’eterno Regno. Tutte le nazioni curveranno il capo, o stirpe di Davide, davanti al Germoglio nato da te e divenuto albero che copre tutta la Terra e si alza al Cielo. E in Cielo e in Terra ogni bocca loderà il suo Nome e piegherà il ginocchio davanti all’Unto di Dio, al Principe della Pace, al Condottiero, a Colui che con Se stesso avrà inebriato ogni anima stanca e saziato ogni anima affamata, al Santo che stipulerà una alleanza fra Terra e Cielo. Non come quella stipulata coi Padri d’Israele quando Dio li trasse d’Egitto trattandoli ancora da servi, ma imprimendo la paternità celeste nello spirito degli uomini con la Grazia nuovamente infusa per i meriti del Redentore, per il quale tutti i buoni conosceranno il Signore e il Santuario di Dio non sarà più abbattuto e distrutto».

Sciammai: «Ma non bestemmiare, fanciullo! Ricorda Daniele. Egli dice che, dopo l’uccisione del Cristo, il Tempio e la Città saranno distrutti da un popolo e da un condottiero che verrà. E Tu sostieni che il Santuario di Dio non sarà più abbattuto! Rispetta i Profeti!».

Gesù: «In verità ti dico che vi è Qualcuno che è da più dei Profeti, e tu non lo conosci e non lo conoscerai, perché te ne manca la voglia. E ti dico che quanto ho detto è vero. Non conoscerà più morte il Santuario vero. Ma, come il suo Santificatore, risorgerà a vita eterna e alla fine dei giorni del mondo vivrà in Cielo».

41.7 Hillel: «Ascolta me, fanciullo. Aggeo dice: “… Verrà il Desiderato delle genti… Grande sarà allora la gloria di questa casa, e di quest’ultima più della prima”. Vuol forse parlare del Santuario di cui Tu parli?».

Gesù: «Sì, maestro. Questo vuol dire. La tua rettezza ti porta verso la Luce ed Io te lo dico: quando il Sacrificio del Cristo sarà compiuto, a te verrà pace, poiché sei un israelita senza malizia».

Gamaliele: «Dimmi, Gesù. La pace di cui parlano i Profeti come può sperarsi se a questo popolo verrà distruzione di guerra? Parla e da’ luce anche a me».

Gesù: «Non ricordi, maestro, cosa dissero coloro che furono presenti la notte della nascita del Cristo? Che le schiere angeliche cantarono: “Pace agli uomini di buona volontà”. Ma questo popolo non ha buona volontà e non avrà pace. Esso misconoscerà il suo Re, il Giusto, il Salvatore, perché lo spera re di umana potenza, mentre Egli è Re dello spirito. Esso non lo amerà, dato che il Cristo predicherà ciò che a questo popolo non piace. Il Cristo non debellerà i nemici coi loro cocchi e i loro cavalli, ma i nemici dell’anima, che piegano a possesso infernale il cuore dell’uomo creato per il Signore. E questa non è la vittoria che Israele si attende da Lui. Egli verrà, Gerusalemme, il tuo Re, cavalcando “l’asina e l’asinello”, ossia i giusti di Israele e i gentili. Ma l’asinello, Io ve lo dico, sarà a Lui più fedele e lo seguirà precedendo l’asina e crescerà nella via della Verità e della Vita. Israele per la sua mala volontà perderà la pace e soffrirà in sé, per dei secoli, ciò che farà soffrire al suo Re, che sarà da esso ridotto il Re di dolore di cui parla Isaia».

41.8 Sciammai: «La tua bocca sa insieme di latte e di bestemmia, nazareno. Rispondi: e dove è il Precursore? Quando lo avemmo?».

Gesù: «Egli è. Non dice Malachia: “Ecco, io mando il mio angelo a preparare davanti a Me la strada; e subito verrà al suo Tempio il Dominatore da voi cercato e l’Angelo del Testamento, da voi bramato”? Dunque il Precursore precede immediatamente il Cristo. Egli già è, come è il Cristo. Se anni passassero fra colui che prepara le vie al Signore e il Cristo, tutte le vie tornerebbero ingombre e contorte. Dio lo sa e predispone che il Precursore anticipi di un’ora sola il Maestro. Quando vedrete questo Precursore, potrete dire: “La missione del Cristo ha inizio”. A te dico: il Cristo aprirà molti occhi e molti orecchi quando verrà a queste vie. Ma non le tue e quelle dei tuoi pari, che gli darete morte per la Vita che vi porta. Ma quando più alto di questo Tempio, più alto del Tabernacolo chiuso nel Santo dei santi, più alto della Gloria sostenuta dai Cherubini, il Redentore sarà sul suo trono e sul suo altare, maledizione ai deicidi e vita ai gentili fluiranno dalle sue mille e mille ferite, perché Egli, o maestro che non sai, non è, lo ripeto, Re di un regno umano, ma di un Regno spirituale, e suoi sudditi saranno unicamente coloro che per suo amore sapranno rigenerarsi nello spirito e, come Giona, dopo esser già nati, rinascere, su altri lidi: “quelli di Dio”, attraverso la spirituale generazione che avverrà per Cristo, il quale darà all’umanità la Vita vera».

41.9 Sciammai e i suoi accoliti: «Questo nazareno è Satana!».

Hillel e i suoi: «No. Questo fanciullo è Profeta di Dio. Resta con me, Bambino. La mia vecchiezza trasfonderà quanto sa al tuo sapere, e Tu sarai Maestro del popolo di Dio».

Gesù: «In verità ti dico che, se molti fossero come tu sei, salute verrebbe ad Israele. Ma la mia ora non è venuta. A Me parlano le voci del Cielo e nella solitudine le devo raccogliere finché non sarà la mia ora. Allora con le labbra e col sangue parlerò a Gerusalemme, e sarà mia la sorte dei Profeti lapidati e uccisi da essa. Ma sopra il mio essere è quello del Signore Iddio, al quale Io sottometto Me stesso come servo fedele per fare di Me sgabello alla sua gloria, in attesa che Egli faccia del mondo sgabello ai piedi del Cristo. Attendetemi nella mia ora. Queste pietre riudranno la mia voce e fremeranno alla mia ultima parola. Beati quelli che in quella voce avranno udito Iddio e crederanno in Lui attraverso ad essa. A questi il Cristo darà quel Regno che il vostro egoismo sogna umano, mentre è celeste, e per il quale Io dico: “Ecco il tuo servo, Signore, venuto a fare la tua volontà. Consumala, perché di compierla Io ardo”».

E qui, con la visione di Gesù col volto infiammato di ardore spirituale alzato al cielo, le braccia aperte, ritto in piedi fra i dottori attoniti, mi finisce la visione.

Annotazione

Luca 2:42-51

Quando aveva dodici anni, andarono in pellegrinaggio secondo l'usanza. Alla fine della festa, mentre tornavano a casa, il giovane Gesù rimase a Gerusalemme all'insaputa dei suoi genitori. Pensando che fosse nel convoglio dei pellegrini, essi fecero un giorno di viaggio prima di cercarlo tra i loro parenti e conoscenti. Non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme, continuando a cercarlo. Dopo tre giorni, lo trovarono nel Tempio, seduto tra i maestri della Legge: li ascoltava e faceva loro domande, e tutti quelli che lo ascoltavano si entusiasmavano per la sua intelligenza e le sue risposte. Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti e sua madre gli disse: "Figlio, perché ci hai fatto questo? Vedi come tuo padre e io abbiamo sofferto per cercarti! Egli rispose loro: "Come mai mi avete cercato? Non sapevate che devo stare con il Padre mio? Ma essi non capirono ciò che diceva. Scese con loro a Nazareth e fu loro sottomesso. Sua madre conservava tutti questi avvenimenti nel suo cuore.