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Luogo - Betlemme in Giudea

Tema: Luoghi del Vangelo come mi è stato rivelato · Pagina 2 di 2

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EMR 73

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Cristo, Giuda, Giovanni e Simone sono arrivati a Betlemme, vicino alla tomba di Rachele. Vengono avvicinati da una donna del luogo, che viene a sapere che Gesù è venuto a portare la salvezza di sua Madre ad alcuni abitanti di Betlemme. Lo invita a casa sua e il marito li accoglie. Ma c'è molta ostilità nei confronti del Messia, perché il massacro degli Innocenti è avvenuto e ha lasciato profonde ferite tra la gente di Betlemme. I pastori della Natività, in particolare, sono odiati dagli abitanti e l'uomo che li accoglie è convinto che si siano lasciati ingannare trent'anni prima. Perciò maledice i pastori e i Magi e si rimprovera per la loro credulità di allora. Gesù però gli fa notare che non è permesso maledire, perché è contrario al comandamento dell'amore, e gli chiede se è sicuro che il suo giudizio sia giusto, perché i pastori e i magi potrebbero aver detto la verità. Ha parlato delle profezie bibliche - l'Altissimo ha anticipato la venuta del Salvatore per eccesso di amore - e ha citato in particolare la stella e le predizioni dei libri di Isaia e Geremia. Il suo ospite lo riconobbe come un rabbino, ma quando Gesù volle sapere dove si trovavano i pastori Elia e Levi, divenne apertamente ostile, perché Gesù gli disse di non odiarli e dichiarò che il Messia era davvero nato qui.

Giuda si mise a cavalcioni, ma Gesù lo calmò e il gruppo se ne andò. Poco più avanti, l'Iscariota esplode e vorrebbe che Gesù fosse adorato, ma non vuole ridurre in cenere tutti coloro che peccano contro di lui.

Infine, Gesù li conduce al luogo della sua nascita, la grotta di Betlemme. Giovanni e Simone si commuovono, Giuda all'inizio è disgustato, ma poi si lascia vincere dall'emozione. E Gesù racconta loro la storia della sua nascita...

EMR 74

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Gesù è a Betlemme con Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota. Si recano nella città stessa, perché Cristo vuole mostrare loro il luogo in cui i Magi lo accolsero. Giuda mostra tutto il suo senso pratico e usa dei trucchi per ottenere informazioni su Anna di Betlemme, che aveva ospitato la Sacra Famiglia. Fa passare il gruppo apostolico per giudei di Gerusalemme e l'oste, un uomo di nome Ezechia, racconta loro della strage degli Innocenti e della morte di Anna. Gesù si reca a visitare le rovine e poi parla alla gente di Betlemme. Ma essi divennero apertamente ostili quando egli parlò di sua Madre e del Messia. La folla si agita e lancia pietre, ma Gesù non riesce a placarla o a consolare il suo dolore. Con un gesto eroico, Giuda protegge Gesù e il gruppo si ritira. Il Salvatore non insiste e decide di andare a incontrare i pastori della Natività.

EMR 207

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo: A Betlemme, Maria ricorda la nascita di Gesù.

Data della visione: martedì 3 luglio 1945.

Calendario: giovedì 6 aprile 28 (24 Nissan 3788).

Luogo (mappa) : Betlemme

Ciclo: Apostolato in Giudea

Sommario: Il gruppo apostolico si reca a Betlemme con le donne discepole. Pietro rivela il suo desiderio di andare alla grotta della Natività con Maria. Si concorda subito che la Vergine racconterà loro i suoi ricordi della nascita di Gesù, cosa che farà con grande emozione. La Madre del Signore raccontò dove si erano fermati e come si sentivano lei e Giuseppe. Giuseppe era preoccupato, ma la Tutta Pura ardeva d'amore per Dio. Si fermarono vicino alla tomba di Rachele prima di ripartire. Incontrarono Elia, che consigliò loro dove fermarsi, e poi arrivarono a Betlemme. La Vergine racconta le sue impressioni sulla città prima di dirigersi verso la grotta. Spiega come un sonno sia caduto sul Giusto e come si sia sentita quando Cristo è nato. Era in estasi e quando strinse Gesù al suo cuore, lo adorò, lo offrì al Padre, lo avvolse in fasce e si prese cura di lui con Giuseppe. Maria racconta dell'arrivo dei pastori e, quando le viene chiesto cosa fece il giorno dopo, spiega che tutto fu molto semplice: si prese cura del suo bambino come qualsiasi altra madre. Maria di Alfeo le fa notare che la Sacra Famiglia avrebbe potuto partire più tardi, per le Encenie, ma Maria sapeva che Gesù sarebbe nato lì e non c'era da aspettare. Inoltre, per Giuseppe, questo era un modo per lavare via ogni traccia del sospetto che aveva avuto nei suoi confronti, dal momento che le Scritture si erano avverate.

Pietro si compiacque di questo racconto e spiegò che l'avrebbe venerata come regina e sarebbe stato suo schiavo. Intervenne allora Gesù che, dopo aver spiegato la Trinità, spiegò che il suo Pontefice avrebbe avuto potere laddove Maria avrebbe avuto amore. Deve sempre trattarla come Regina, ma senza essere schiavo. Il gruppo si fermò per un momento e, mentre Maria parlava con le donne, gli apostoli si chiesero se nel Cantico dei Cantici ci fossero dei versetti che annunciavano la Vergine promessa. Cristo conferma che si parla di lei fin dall'inizio del Libro e che si continuerà a parlarne nei libri a venire.

Giuda dichiara poi che il Verbo avrebbe potuto evitare di umiliarsi sottoponendosi alle miserie dell'infanzia. Avrebbe potuto scendere sulla terra in una carne già adulta e con una madre adottiva, come il suo padre putativo. Il Maestro ha poi dichiarato che la sua vera incarnazione era una cosa giusta e che le eresie sulla sua incarnazione sarebbero circolate. Ma conferma che egli è carne vera e che Maria è davvero la Madre del Verbo fatto carne. Inoltre, conferma di essere eternamente Uno con il Padre e unito a Dio come Carne, perché l'Amore può fare ogni cosa. La sua incarnazione ha lo scopo di riparare a tutti gli errori dell'uomo.

Contenuti del capitolo: 207.1: Maria ricorda il passato. 207.2: Come si sentiva Maria durante il viaggio. 207.3: Il sepolcro di Rachele e l'incontro con Elia. 207.4: Come le apparve la città di Betlemme. 207.5: La sistemazione nella grotta. 207.6: L'estasi della nascita. 207.7: La visita dei pastori. 207.8: Il giorno dopo, donna e adoratrice. 207.9: Pietro e Maria: potenza e amore. 207.10: Maria, l'albero del frutto della redenzione. 207.11: Giuda avrebbe voluto una nascita diversa. Discorso sulla realtà carnale di Gesù.

Edizione precedente: Volume 3, capitolo 69

EMR 207.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ecco Betlemme! Oh! cara! Cara terra dei miei padri che mi hai dato il primo bacio di mio Figlio! Ti sei aperta, buona e fragrante come il pane di cui hai il nome[1], per dare il Pane vero al mondo morente di fame! Mi hai abbracciata, tu in cui è rimasto il materno amore di Rachele, come una madre, terra santa della davidica Betlemme, primo tempio al Salvatore, alla Stella del mattino nata da Giacobbe per segnare la rotta dei Cieli a tutta l’Umanità! Guardatela come è bella in questa primavera! Ma anche allora, benché i campi ed i vigneti fossero spogli, era bella! Un velo leggero di brina tornava a splendere sui rami nudi, ed essi divenivano spolverati di diamanti, come fossero avvolti in un impalpabile velo paradisiaco. Ogni casa fumava nel suo camino per l’imminente cena, e il fumo, salendo di scaglione in scaglione fino a questo ciglio, mostrava la città essa pure velata… Tutto era casto, raccolto, in attesa… di Te, di Te, Figlio! La Terra ti sentiva venire… E ti avrebbero sentito anche i betlemmiti, perché cattivi non sono, anche se voi non lo credete. Non potevano ospitarci… Nelle case oneste e buone di Betlemme si pigiavano, arroganti come sempre, sordi e superbi, quelli che anche ora lo sono, ed essi non potevano sentire Te… Quanti farisei, sadducei, erodiani, scribi, esseniti c’erano mai! Oh! il loro essere ottusi ora viene ancora dall’essere stati duri di cuore allora. Hanno chiuso il cuore all’amore verso la loro povera sorella quella sera… e sono rimasti, e restano nelle tenebre. Hanno respinto Dio fin d’allora, respingendo da loro l’amore del prossimo.

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La Vergine parla della Natività di suo Figlio.

Annotazione

Sei aperto, buono e profumato, come il pane di cui porti il nome, perché Betlemme significa "casa del pane".

Anche gli abitanti di Betlemme possono aver sentito il tuo odore, perché non sono cattivi, nonostante quello che si possa pensare. Cfr. la scarsa accoglienza riservata ai Betlemiti in EMV 73 e EMV 74.