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Note del tema

Personaggi del Vangelo come mi è stato rivelato

Pagina 8 di 223

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EMR 8.5-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Maria pare ancor più di neve fra il gran sole. Eccola ai piedi della scalinata. Fra padre e madre. Come deve battere il cuore a quei tre! Elisabetta è a fianco di Anna, ma un poco indietro, di un mezzo passo.

8.6 Uno squillo di trombe argentine e la porta gira sui cardini, che pare diano suono di cetra nel girare sulle sfere di bronzo. Appare l’interno con le sue lampade nel profondo, ed un corteo viene dall’interno verso l’esterno. Un pomposo corteo fra suoni di trombe argentee, nuvole d’incenso e luci.

Eccolo sulla soglia. Davanti, colui che deve essere il Sommo Sacerdote. Un vecchio solenne, vestito di lino finissimo, e sul lino una più corta tunica pure di lino, e su questa una specie di pianeta, qualcosa fra la pianeta e la veste dei diaconi, multicolore: porpora e oro, violaceo e bianco vi si alternano e brillano come gemme al sole; due gemme vere brillano su esso ancor più vivamente al sommo delle spalle. Forse sono fibbie con il loro castone prezioso. Sul petto, una larga placca splendente di gemme, sostenuta da una catena d’oro. E pendagli e ornamenti splendono alla base della tunica corta, e oro splende sulla fronte al disopra del copricapo, che mi ricorda quello dei preti ortodossi, la loro mitra fatta a cupola anziché a punta come quella cattolica.

Il solenne personaggio viene avanti, da solo, sino al principio della scalinata, nell’oro del sole che lo fa ancora più splendido. Gli altri attendono stesi a corona fuor dalla porta, sotto il portico ombroso. A sinistra è un gruppo candido di fanciulle con Anna profetessa e altre anziane, certo maestre.

Il Sommo Sacerdote guarda la Piccola e sorride. Le deve parere ben piccina ai piedi di quella scalinata degna di un tempio egizio! Alza le braccia al cielo in una preghiera. Tutti curvano il capo, come annichiliti davanti alla maestà sacerdotale in comunione con la Maestà eterna.

Poi, ecco. Un cenno a Maria. E Lei si stacca dalla madre e dal padre e sale, come affascinata sale. E sorride. Sorride all’ombra del Tempio, là dove scende il Velo prezioso… È in alto della scalinata, ai piedi del Sommo Sacerdote che le impone le mani sul capo. La vittima è accettata. Quale ostia più pura aveva mai avuto il Tempio?

Poi si volge e, tenendole la mano sulla spalla come a condurla all’ara, l’Agnellina senza macchia, la conduce presso la porta del Tempio. Prima di farla entrare chiede: «Maria di David, sai il tuo voto?». Al «sì» argentino, che gli risponde, egli grida: «Entra, allora. Cammina in mia presenza e sii perfetta».

E Maria entra e l’ombra l’inghiotte, e lo stuolo delle vergini e delle maestre, poi quello dei leviti, sempre più la nascondono, la separano… Non c’è più…

Ora anche la porta gira sui suoi cardini armoniosi. Uno spiraglio sempre più stretto permette vedere il corteo che inoltra verso il Santo. Ora è proprio un filo. Ora non è più niente. Chiusa.

All’ultimo accordo dei sonori cardini risponde un singhiozzo dei due vecchi e un grido unico: «Maria! Figlia!»; e poi due gemiti che si invocano: «Anna!», «Gioacchino!»; e terminano: «Diamo gloria al Signore, che la riceve nella sua Casa e la conduce sulla sua via».

E tutto finisce così.

Annotazione

Fa un cenno a Marie. Lei si separa dal padre e dalla madre e sale, come affascinata. La descrizione di Maria Valtorta è una notevole eco di questo testo del VII/VIII secolo di San Giovanni Damasceno: "Maria salì di corsa i quindici gradini senza voltarsi e senza guardare i genitori come fanno i bambini. E questo stupì tutti i presenti, tanto che anche i sacerdoti del Tempio erano in soggezione".

EMR 8.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Elisabetta è a fianco di Anna, ma un poco indietro, di un mezzo passo.

Dettaglio

Quando Gioacchino, Anna e Maria aspettarono che il Sommo Sacerdote presentasse la Vergine nel Tempio, Elisabetta era presente.

EMR 8.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

8.6 Uno squillo di trombe argentine e la porta gira sui cardini, che pare diano suono di cetra nel girare sulle sfere di bronzo. Appare l’interno con le sue lampade nel profondo, ed un corteo viene dall’interno verso l’esterno. Un pomposo corteo fra suoni di trombe argentee, nuvole d’incenso e luci.

Eccolo sulla soglia. Davanti, colui che deve essere il Sommo Sacerdote. Un vecchio solenne, vestito di lino finissimo, e sul lino una più corta tunica pure di lino, e su questa una specie di pianeta, qualcosa fra la pianeta e la veste dei diaconi, multicolore: porpora e oro, violaceo e bianco vi si alternano e brillano come gemme al sole; due gemme vere brillano su esso ancor più vivamente al sommo delle spalle. Forse sono fibbie con il loro castone prezioso. Sul petto, una larga placca splendente di gemme, sostenuta da una catena d’oro. E pendagli e ornamenti splendono alla base della tunica corta, e oro splende sulla fronte al disopra del copricapo, che mi ricorda quello dei preti ortodossi, la loro mitra fatta a cupola anziché a punta come quella cattolica.

Il solenne personaggio viene avanti, da solo, sino al principio della scalinata, nell’oro del sole che lo fa ancora più splendido. Gli altri attendono stesi a corona fuor dalla porta, sotto il portico ombroso. A sinistra è un gruppo candido di fanciulle con Anna profetessa e altre anziane, certo maestre.

Il Sommo Sacerdote guarda la Piccola e sorride. Le deve parere ben piccina ai piedi di quella scalinata degna di un tempio egizio! Alza le braccia al cielo in una preghiera. Tutti curvano il capo, come annichiliti davanti alla maestà sacerdotale in comunione con la Maestà eterna.

Poi, ecco. Un cenno a Maria. E Lei si stacca dalla madre e dal padre e sale, come affascinata sale. E sorride. Sorride all’ombra del Tempio, là dove scende il Velo prezioso… È in alto della scalinata, ai piedi del Sommo Sacerdote che le impone le mani sul capo. La vittima è accettata. Quale ostia più pura aveva mai avuto il Tempio?

Poi si volge e, tenendole la mano sulla spalla come a condurla all’ara, l’Agnellina senza macchia, la conduce presso la porta del Tempio. Prima di farla entrare chiede: «Maria di David, sai il tuo voto?». Al «sì» argentino, che gli risponde, egli grida: «Entra, allora. Cammina in mia presenza e sii perfetta».

E Maria entra e l’ombra l’inghiotte, e lo stuolo delle vergini e delle maestre, poi quello dei leviti, sempre più la nascondono, la separano… Non c’è più…

Ora anche la porta gira sui suoi cardini armoniosi. Uno spiraglio sempre più stretto permette vedere il corteo che inoltra verso il Santo.

Annotazione

È un uomo anziano e solenne, vestito di lino finissimo; sopra questa prima veste indossa una tunica più corta, anch'essa di lino, e sopra quest'ultima una specie di casula, una via di mezzo tra la dalmatica e l'abito dei diaconi, multicolore: porpora e oro, viola e bianco si alternano e brillano al sole come gioielli; nell'insieme, due veri gioielli brillano ancora di più all'altezza delle spalle. Potrebbero essere preziosi orecchini a castone. Sul petto, una grande placca scintilla di pietre, sostenuta da una catena d'oro. Ciondoli e altri ornamenti scintillano alla base della sua corta tunica, e l'oro brilla sulla sua fronte in cima a un copricapo che mi ricorda quello dei sacerdoti ortodossi, la cui mitra è a cupola invece che a punta come quella dei cattolici. Questa descrizione è coerente con l'abbigliamento tradizionale del sommo sacerdote: efodio, pettorale, tiara, ecc. Il sommo sacerdote del Tempio tra il 23 a.C. e il 6 a.C. (cioè quando la Vergine Maria si trovava nel Tempio) era Simon ben Boethos, due dei cui figli furono sommi sacerdoti come lui, poco dopo la nascita di Gesù, e poi membri del Sinedrio durante la vita pubblica di Gesù. Simon ben Boethos doveva quindi avere almeno 55 anni all'epoca.

EMR 8.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Appare l’interno con le sue lampade nel profondo, ed un corteo viene dall’interno verso l’esterno. Un pomposo corteo fra suoni di trombe argentee, nuvole d’incenso e luci.

Eccolo sulla soglia. (...)

Il solenne personaggio viene avanti, da solo, sino al principio della scalinata, nell’oro del sole che lo fa ancora più splendido. Gli altri attendono stesi a corona fuor dalla porta, sotto il portico ombroso. A sinistra è un gruppo candido di fanciulle con Anna profetessa e altre anziane, certo maestre.

Dettaglio

Il sommo sacerdote è venuto ad accogliere Maria, che diventerà vergine del Tempio.

EMR 8.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

“Cammina in mia presenza e sii perfetta”. Il Sommo Sacerdote non sapeva che parlava alla Donna solo a Dio inferiore in perfezione. Ma parlava in nome di Dio e perciò sacro era il suo ordine. Sempre sacro, ma specie alla Ripiena di Sapienza.

Maria aveva meritato che la “Sapienza la prevenisse e le si mostrasse per prima”, perché “dal principio del suo giorno Ella aveva vegliato alla sua porta e, desiderando d’istruirsi, per amore, volle esser pura per conseguire l’amore perfetto e meritare d’averla a maestra”.

Nella sua umiltà non sapeva di possederla da prima d’esser nata e che l’unione con la Sapienza non era che un continuare i divini palpiti del Paradiso. Non poteva immaginare questo. E quando nel silenzio del cuore Dio le diceva parole sublimi, Ella umilmente pensava fossero pensieri di orgoglio e, levando a Dio un cuore innocente, supplicava: “Pietà della tua serva, Signore!”.

Oh! veramente che la vera Sapiente, la eterna Vergine, ha avuto un sol pensiero sin dall’alba del suo giorno: “Rivolgere a Dio il suo cuore sin dal mattino della vita e vegliare per il Signore, pregando davanti all’Altissimo”, chiedendo perdono per la debolezza del suo cuore, come la sua umiltà le suggeriva di credere, e non sapeva di anticipare le richieste di perdono per i peccatori, che avrebbe fatto ai piedi della Croce insieme al Figlio morente.

Dettaglio

Parlando di Maria, Gesù ha detto: "La Vergine eterna ebbe un solo e medesimo pensiero fin dall'inizio della sua esistenza", quindi l'anima di Maria ha avuto un inizio.

EMR 8.7-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

8.7 Dice Gesù:

«Il Sommo Sacerdote aveva detto: “Cammina in mia presenza e sii perfetta”. Il Sommo Sacerdote non sapeva che parlava alla Donna solo a Dio inferiore in perfezione. Ma parlava in nome di Dio e perciò sacro era il suo ordine. Sempre sacro, ma specie alla Ripiena di Sapienza.

Maria aveva meritato che la “Sapienza la prevenisse e le si mostrasse per prima”, perché “dal principio del suo giorno Ella aveva vegliato alla sua porta e, desiderando d’istruirsi, per amore, volle esser pura per conseguire l’amore perfetto e meritare d’averla a maestra”.

Nella sua umiltà non sapeva di possederla da prima d’esser nata e che l’unione con la Sapienza non era che un continuare i divini palpiti del Paradiso. Non poteva immaginare questo. E quando nel silenzio del cuore Dio le diceva parole sublimi, Ella umilmente pensava fossero pensieri di orgoglio e, levando a Dio un cuore innocente, supplicava: “Pietà della tua serva, Signore!”.

Oh! veramente che la vera Sapiente, la eterna Vergine, ha avuto un sol pensiero sin dall’alba del suo giorno: “Rivolgere a Dio il suo cuore sin dal mattino della vita e vegliare per il Signore, pregando davanti all’Altissimo”, chiedendo perdono per la debolezza del suo cuore, come la sua umiltà le suggeriva di credere, e non sapeva di anticipare le richieste di perdono per i peccatori, che avrebbe fatto ai piedi della Croce insieme al Figlio morente.

“Quando poi il gran Signore lo vorrà, Ella sarà riempita dello Spirito d’intelligenza” e comprenderà allora la sua sublime missione. Per ora non è che una pargola, che nella pace sacra del Tempio allaccia, “riallaccia” sempre più stretti i suoi conversari, i suoi affetti, i suoi ricordi con Dio.

Questo è per tutti.

8.8 Ma per te, piccola Maria, non ha nulla di particolare da dire il tuo Maestro? “Cammina in mia presenza, sii perciò perfetta”. Modifico lievemente la sacra frase e te la dò per ordine. Perfetta nell’amore, perfetta nella generosità, perfetta nel soffrire.

Guarda una volta di più la Mamma. E medita su quello che tanti ignorano, o vogliono ignorare, perché il dolore è materia troppo ostica al loro palato e al loro spirito. Il dolore. Maria lo ha avuto dalle prime ore della vita. Esser perfetta come Ella era, era possedere anche una perfetta sensibilità. Perciò più acuto doveva esserle il sacrificio. Ma per questo più meritorio. Chi possiede purezza possiede amore, chi possiede amore possiede sapienza, chi possiede sapienza possiede generosità ed eroismo, perché sa il perché per cui si sacrifica.

In alto il tuo spirito anche se la croce ti curva, ti spezza, ti uccide. Dio è con te».

Annotazione

Libro della Sapienza 6, 13

Sap 6, 13 : Ella avverte coloro che la cercano e si mostra a loro per primi.

Libro di Ben Sira il Saggio 39, 6

Si 39, 6 : Se il Signore sovrano vuole, egli sarà pieno di spirito di comprensione, verserà le sue parole di saggezza come una pioggia, e in preghiera renderà grazie al Signore.

EMR 8.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

E medita su quello che tanti ignorano, o vogliono ignorare, perché il dolore è materia troppo ostica al loro palato e al loro spirito. Il dolore. Maria lo ha avuto dalle prime ore della vita. Esser perfetta come Ella era, era possedere anche una perfetta sensibilità. Perciò più acuto doveva esserle il sacrificio. Ma per questo più meritorio. Chi possiede purezza possiede amore, chi possiede amore possiede sapienza, chi possiede sapienza possiede generosità ed eroismo, perché sa il perché per cui si sacrifica.

In alto il tuo spirito anche se la croce ti curva, ti spezza, ti uccide. Dio è con te».

EMR 9.1-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

9.1 Dice Gesù:

«Come un rapido crepuscolo d’inverno, in cui un vento di neve accumuli nubi sul cielo, la vita dei miei nonni conobbe rapida la notte, dopo che il loro Sole si era fissato a splendere davanti alla sacra Cortina del Tempio.

9.2 Ma non è detto: “La Sapienza ispira vita ai suoi figli, prende sotto la sua protezione quelli che la cercano… Chi ama lei ama la vita e chi veglia per lei godrà la sua pace. Chi la possiede avrà in eredità la vita… Chi la serve ubbidirà al Santo e chi l’ama è molto amato da Dio… Se crederà in lei l’avrà in eredità, che sarà confermata ai suoi discendenti perché l’accompagna nella prova. Prima di tutto lo sceglie, poi manderà sopra di lui timori, paure e prove, lo tormenterà con la sferza della sua disciplina, finché l’abbia provato nei suoi pensieri e possa fidarsi di lui. Ma poi gli darà stabilità, tornerà a lui per diritto cammino e lo renderà contento. Scoprirà a lui i suoi arcani, metterà in lui tesori di scienza e di intelligenza nella giustizia”?

Sì, è detto tutto questo. I libri sapienziali sono applicabili a tutti gli uomini che in essi hanno uno specchio dei loro comportamenti e una guida. Ma felici coloro che possono esser ravvisati fra gli spirituali amanti della Sapienza.

Io mi sono circondato di sapienti nella mia parentela mortale. Anna, Gioacchino, Giuseppe, Zaccaria, e più ancora Elisabetta, e poi il Battista, non sono forse dei veri sapienti? Non parlo di mia Madre, in cui la Sapienza aveva dimora.

9.3 Dalla giovinezza alla tomba, la sapienza aveva ispirato la maniera di vivere in modo grato a Dio ai nonni miei e, come una tenda che protegge dalle furie degli elementi, ella li aveva protetti dal pericolo di peccare. Il santo timore di Dio è base alla pianta della sapienza, la quale da esso si slancia con tutti i suoi rami per raggiungere col vertice l’amore tranquillo nella sua pace, l’amore pacifico nella sua sicurezza, l’amore sicuro nella sua fedeltà, l’amore fedele nella sua intensità, l’amore totale, generoso, attivo dei santi.

“Chi ama lei ama la vita e avrà in eredità la Vita”, dice l’Ecclesiastico. Ma questo si salda al mio: “Colui che perderà la vita per amor mio la salverà”. Perché non si parla della povera vita di questa Terra ma della eterna, non delle gioie di un’ora ma di quelle immortali.

Gioacchino ed Anna l’hanno in tal senso amata. Ed essa fu seco loro nelle prove.

Quante, voi che per non essere completamente malvagi vorreste non aver mai a piangere e soffrire! Quante ne ebbero questi giusti che meritarono di avere per figlia Maria! La persecuzione politica che li cacciò dalla terra di Davide, impoverendoli oltre misura. La tristezza di veder cadere nel nulla gli anni senza che un fiore dicesse loro: “Io vi continuo”. E, dopo, il trepidare per averlo avuto in età in cui era certo non vederlo fiorire in donna. E poi, il doverselo strappare dal cuore per deporlo sull’altare di Dio. E, ancora, il vivere in un silenzio ancor più grave, ora che si erano abituati al cinguettio della loro tortorina, al rumore dei suoi passetti, ai sorrisi e ai baci della loro creatura, e attendere nei ricordi l’ora di Dio. E ancora e ancora. Malattie, calamità di intemperie, prepotenze di potenti… tanti colpi di ariete nel debole castello della loro modesta prosperità. E non basta ancora: la pena di quella creatura lontana, che rimane sola e povera e che, nonostante ogni loro premura e sacrificio, non avrà che un resto del bene paterno. E come lo troverà se per anni ancora resterà incolto, chiuso in attesa di Lei? Timori, paure, prove e tentazioni. E fedeltà, fedeltà, fedeltà, sempre, a Dio.

9.4 La tentazione più forte: non negarsi il conforto della figlia intorno alla loro vita declinante. Ma i figli sono di Dio prima che dei genitori. E ogni figlio può dire ciò che Io dissi alla Madre: “Non sai che Io devo fare gli interessi del Padre dei Cieli?”. E ogni madre, ogni padre devono imparare l’attitudine da tenersi, guardando Maria e Giuseppe al Tempio, Anna e Gioacchino nella casa di Nazareth, che si fa sempre più spoglia e più triste, ma nella quale una cosa non diminuisce mai, anzi sempre più cresce: la santità di due cuori, la santità di un coniugio.

Che resta a Gioacchino infermo e che alla sua dolente sposa per luce, nelle lunghe e silenziose sere di vecchi che si sentono morire? Le piccole vesti, i primi sandaletti, i poveri trastulli della loro piccina lontana, e i ricordi, i ricordi, i ricordi. E, con questi, una pace che viene dal dire: “Soffro, ma ho fatto il mio dovere d’amore verso Dio”.

E allora ecco una gioia sovrumana, che brilla di una luce celeste, ignota ai figli del mondo, e che non si offusca per cadere di palpebra grave su due occhi che muoiono, ma nell’ora estrema più splende, e illumina verità che erano state dentro per tutta la vita, chiuse come farfalle nel loro bozzolo, e davano segno d’esservi solo per dei movimenti soavi, fatti di lievi bagliori, mentre ora aprono le loro ali di sole e ne mostrano le parole che le decorano. E la vita si spegne nella conoscenza di un futuro beato per loro e la loro stirpe, e con una benedizione sul labbro per il loro Dio.

9.5 Così la morte dei nonni miei. Come era giusto fosse per la loro santa vita. Per la santità hanno meritato d’essere i primi custodi della Amata di Dio e, solo quando un Sole più grande si mostrò nel loro vitale tramonto, essi intuirono la grazia che Dio aveva loro concessa.

Per la loro santità, ad Anna non tortura di puerpera ma estasi di portatrice di chi è Senza Colpa. Per ambedue non affanno di agonia ma languore che spegne, come dolcemente si spegne una stella quando il sole sorge all’aurora. E se non ebbero il conforto di avermi Incarnata Sapienza, come mi ebbe Giuseppe, Io ero, invisibile Presenza che diceva sublimi parole, curvo sul loro guanciale per addormentarli nella pace in attesa del trionfo.

Vi è chi dice: “Perché non dovettero soffrire nel generare e nel morire, poiché erano figli di Adamo?”. A costui rispondo: “Se, per esser stato avvicinato da Me nel seno della madre, fu presantificato il Battista, figlio di Adamo e concepito con la colpa d’origine, nulla avrà avuto di grazia la madre santa della Santa in cui non era Macchia, della Preservata da Dio che seco portò Dio nel suo spirito quasi divino e nel cuore embrionale, né mai se ne separò da quando fu pensata dal Padre, fu concepita in un seno e tornò a possedere Dio pienamente nel Cielo per una eternità gloriosa?”. A costui rispondo: “La retta coscienza dà morte serena e le preghiere dei santi vi ottengono tal morte”.

Gioacchino ed Anna avevano tutta una vita di retta coscienza dietro a loro, e questa sorgeva come placido panorama e faceva loro guida sino al Cielo, e avevano la Santa in orazione davanti al Tabernacolo di Dio per i suoi genitori lontani, posposti a Dio, Bene supremo, ma amati, come legge e sentimento volevano, di un amore soprannaturalmente perfetto».

Annotazione

Libro di Ben Sira il Saggio 4, 11-18

Si 4, 11-18 : La sapienza conduce i suoi figli alla grandezza; si prende cura di coloro che la cercano. Amarla è amare la vita; chi la cerca fin dall'alba sarà colmato di felicità; chi la possiede erediterà la gloria; dove entra, il Signore dà la sua benedizione.

Chi adora la sapienza celebra il Dio santo; chi la ama è amato dal Signore; chi la ascolta giudicherà le nazioni; chi si aggrappa a lei sarà sicuro nella sua dimora. Se confida in lei, la possederà e tutti i suoi discendenti la erediteranno.

All'inizio lo condurrà per sentieri tortuosi, incutendogli timore e apprensione, tormentandolo con la severità della sua educazione, finché non potrà fidarsi di lei; lo metterà alla prova con le sue richieste. Poi tornerà subito da lui e lo riempirà di felicità rivelandogli i suoi segreti.

Ogni figlio può dire quello che io ho detto a mia madre: "Non sai che devo curare gli interessi del Padre che è nei cieli?" In Luca 2, 49 (cfr. EMV 41.12).

EMR 9.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Anna, Gioacchino, Giuseppe, Zaccaria, e più ancora Elisabetta, e poi il Battista, non sono forse dei veri sapienti? Non parlo di mia Madre, in cui la Sapienza aveva dimora.

Dettaglio

Gesù disse:

EMR 9.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Per la loro santità, ad Anna non tortura di puerpera[4] ma estasi di portatrice di chi è Senza Colpa. Per ambedue non affanno di agonia ma languore che spegne, come dolcemente si spegne una stella quando il sole sorge all’aurora. E se non ebbero il conforto di avermi Incarnata Sapienza, come mi ebbe Giuseppe, Io ero, invisibile Presenza che diceva sublimi parole, curvo sul loro guanciale per addormentarli nella pace in attesa del trionfo.

Vi è chi dice: “Perché non dovettero soffrire nel generare e nel morire, poiché erano figli di Adamo?”. A costui rispondo: “Se, per esser stato avvicinato da Me nel seno della madre, fu presantificato il Battista, figlio di Adamo e concepito con la colpa d’origine, nulla avrà avuto di grazia la madre santa della Santa in cui non era Macchia, della Preservata da Dio che seco portò Dio nel suo spirito quasi divino e nel cuore embrionale, né mai se ne separò da quando fu pensata dal Padre, fu concepita in un seno e tornò a possedere Dio pienamente nel Cielo per una eternità gloriosa?”. A costui rispondo: “La retta coscienza dà morte serena e le preghiere dei santi vi ottengono tal morte”.

Dettaglio

Obiezione sollevata: "Anna ha partorito senza dolore".

Anna non ha provato i dolori del parto. In una nota dattiloscritta, Maria scrive: "Questo è accettato anche da alcuni teologi nel senso materiale dei dolori del parto; in realtà, la gioia estatica del parto di Maria ha prevalso sulla sofferenza naturale di ogni donna, tanto che Anna ha partorito senza l'angoscia e la sofferenza abituali in questo caso".

Sfida sollevata: Maria è stata creata da tutta l'eternità (l'eternità è riservata a Dio).

Parlando di Maria, l'Opera dice che "non si è mai separata dal Padre dal momento in cui l'ha pensata". Questo conferma che l'anima di Maria è pensata da Dio da tutta l'eternità (come ognuno di noi). Ma questo va distinto dalla sua esistenza reale (2000 anni fa).

Annotazione

Obiezione sollevata: "Anna ha partorito senza dolore".

Anna non ha provato i dolori del parto. In una nota dattiloscritta, Maria scrive: "Questo è accettato anche da alcuni teologi nel senso materiale dei dolori del parto; in realtà, la gioia estatica del parto di Maria ha prevalso sulla sofferenza naturale di ogni donna, tanto che Anna ha partorito senza l'angoscia e la sofferenza abituali in questo caso".

Sfida sollevata: Maria è stata creata da tutta l'eternità (l'eternità è riservata a Dio).

Parlando di Maria, l'Opera dice che "non si è mai separata dal Padre dal momento in cui l'ha pensata". Questo conferma che l'anima di Maria è pensata da Dio da tutta l'eternità (come ognuno di noi). Ma questo va distinto dalla sua esistenza reale (2000 anni fa).