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Bibbia - Libro dell'Esodo

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EMR 174.13 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dove si annida adulterio? Dove corruzione di fanciulle? Chi ha due o tre letti di licenza, oltre il proprio di sposo, e su essi profonde il suo denaro e la vigoria di un corpo che Dio gli ha dato sano perché lavori per la sua famiglia e non si spossi in luridi connubi che lo mettono al disotto di una bestia immonda?

Avete udito che fu detto: “Non commettere adulterio”. Ma Io vi dico che chi avrà guardato una donna con concupiscenza, che chi è andata ad un uomo col desiderio, anche solo con questo, ha già commesso adulterio nel suo cuore. Nessuna ragione giustifica la fornicazione. Nessuna. Non l’abbandono e il ripudio di un marito. Non la pietà verso una ripudiata. Avete un’anima sola. Quando essa è congiunta ad un’altra per patto di fedeltà, non menta. Altrimenti il bel corpo per cui peccate andrà seco voi, anime impure, nelle fiamme inesauste. Mutilatelo piuttosto, ma non l’uccidete in eterno dannandolo. Tornate uomini, voi ricchi, sentine verminose di vizio, tornate uomini per non fare ribrezzo al Cielo…

EMR 197.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Vieni, Jabé. Questa è l’ora più solenne del giorno. Ve ne è una analoga al mattino. Ma questa è ancor più solenne. Il mattino inizia il giorno. Ed è bene che l’uomo benedica il Signore per esserne benedetto durante la giornata, in tutte le sue opere. Ma alla sera è ancora più solenne. La luce decade, cessa il lavoro, viene la notte. La luce che decade ricorda la caduta nel male, e veramente le azioni di peccato avvengono solitamente nella notte. Perché? Perché l’uomo, non più distratto dal lavoro, è più facile ad essere circuito dal Maligno che getta i suoi richiami e i suoi incubi. Perciò è bene, dopo aver ringraziato Dio per averci protetto durante il giorno, supplicarlo perché si allontanino da noi i fantasmi della notte e le tentazioni. La notte, il sonno… simbolo della morte. Ma beati quelli che, avendo vissuto con la benedizione del Signore, si addormentano non nelle tenebre ma in una fulgida aurora. Il sacerdote che offre l’incenso lo fa per noi tutti. Prega per tutto il popolo, in comunione con Dio, e Dio gli affida la sua benedizione per il popolo dei suoi figli.

Vedi quanto è grande il ministero del sacerdote?».

«Mi piacerebbe… Mi parrebbe di essere ancora più vicino alla mamma…».

«Se sarai sempre un buon discepolo e un buon figlio di Pietro, lo diventerai. Ora vieni. Ecco che le trombe annunciano che l’ora è giunta. Andiamo con venerazione a lodare Geové».

(Gesù dice così, con il G che diviene lungo: un Sgiéveee molto cantato e con le ultime e molto aperte come fossero quasi un a, mentre quella che segue il g è molto chiusa).

Dettaglio

Nel Tempio è il momento dell'incenso e Gesù dà a Yabeç una lezione speciale.

Annotazione

Gesù sta parlando di bruciare l'incenso nel Tempio al mattino e alla sera, come prescritto in Es 30,7-8 . Lo stesso Marziam farà riferimento a questa lezione in EMV 291.

Libro dell'Esodo 30, 7-8

Esodo 30, 7-8 : Ogni mattina, quando Aronne viene ad accendere le lampade, vi brucerà sopra dell'incenso. E quando verrà ad accendere le lampade al tramonto, vi brucerà di nuovo l'incenso. Di generazione in generazione, l'incenso salirà in perpetuo davanti al Signore.

EMR 200.7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ancora qualche tempo, poi salgono in gruppo gli apostoli col bambino e Giovanni di Endor. Li seguono le donne con le pietanze e i lumi. Ultimo viene Lazzaro con Simone.

Appena entrano nella stanza esclamano: «Ah! ma veniva di qui!!!», e fiutano l’aria satura di profumo di rose, satura nonostante le porte spalancate. «Ma chi ha profumato così questa stanza? Marta forse?», chiedono in molti.

«Mia sorella non si è mossa di casa, oggi, dopo le mense», risponde Lazzaro.

«E chi allora? Qualche satrapo assiro?», scherza Pietro.

«L’amore di una redenta», dice serio Gesù.

«Poteva risparmiarsi questo inutile sfoggio di redenzione e dare quanto ha speso per i poveri. Sono tanti e sanno che noi diamo. Io non ho più un picciolo», dice irritato l’Iscariota. «E dobbiamo comperare l’agnello, affittare la stanza per il Cenacolo e…».

«Ma vi ho offerto tutto io…», dice Lazzaro.

«Non è giusto. Perde il bello, il rito. La Legge dice: “Prenderai l’agnello per te e la tua casa”. Non dice: “Accetterai l’agnello”».

Bartolomeo si volta di scatto, apre la bocca, ma poi la chiude. Pietro diviene cremisi nello sforzo di tacere. Ma lo Zelote, che è in casa sua, sente di poter parlare e dice: «Queste sono sottigliezze rabbiniche… Ti prego di lasciarle perdere e di conservare, in cambio, rispetto al mio amico Lazzaro».

«Bravo, Simone!». Pietro scoppia se non parla. «Bravo! Mi pare anche che ci si dimentichi un poco troppo che solo il Maestro ha diritto di insegnare…». Pietro dice quel «ci si dimentichi» con uno sforzo eroico per non dire: «che Giuda dimentica».

«È vero… ma… sono nervoso, ecco. Scusa, Maestro».

«Sì. E anche ti rispondo. La gratitudine è una grande virtù.

Io sono grato a Lazzaro. Come quella redenta fu grata a Me. Io spargo su Lazzaro il profumo della mia benedizione, anche per quelli, fra i miei apostoli, che non lo sanno fare, Io, capo di voi tutti. La donna ha sparso ai miei piedi il profumo della sua gioia di salvata. Ha riconosciuto il Re, ed è venuta al Re, prima di molti altri sui quali il Re ha effuso molto più amore che non su di lei. Lasciatela fare senza criticarla. Non potrà essere presente alla mia acclamazione, né alla mia unzione. La sua croce è già sulla sua spalla. Pietro, tu hai detto se era venuto qui un satrapo assiro. In verità ti dico che neppure l’incenso dei Magi, tanto puro e prezioso, era più soave di questo, più prezioso di questo. L’essenza è stemperata nel pianto, e per questo è così acuta: l’umiltà sostiene l’amore e lo rende perfetto. Sediamo a mensa, amici…».

E con l’offerta del cibo cessa la visione.

Dettaglio

Aglaia si presentò a Gesù e versò del profumo nella stanza come segno della sua conversione. Quando gli apostoli salirono al piano superiore, lei era già uscita.

Annotazione

Libro dell'Esodo 12, 3

Es 12, 3: Parlate a tutta la comunità d'Israele e dite: Il decimo giorno di questo mese ognuno prenda un agnello per ogni famiglia, un agnello per ogni casa.

EMR 201.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Entrano nella sala dove entrò a suo tempo Gesù. Un giovane, che sta scrivendo in un angolo, si alza di scatto vedendo Giuseppe e si piega fino a terra.

«Dio sia con te, Zaccaria. Va’ a chiamare sollecitamente Asrael e Giacobbe».

Il giovane parte per tornare quasi subito con due rabbini, sinagoghi, scribi, che so? Due arcigni personaggi che spianano il loro sussiego solo davanti a Giuseppe. Dietro di loro entrano altri otto meno imponenti. Si siedono lasciando in piedi i postulanti, il d’Arimatea incluso.

«Che vuoi, Giuseppe?», chiede il più anziano.

«Presentare alla vostra sagacia questo figlio di Abramo che ha compito il tempo prescritto per entrare nella Legge e reggervisi da solo».

«Tuo parente?», e guardano stupiti.

«In Dio tutti parenti. Ma il fanciullo è orfano, e questo uomo, della cui onestà io mi faccio mallevadore, lo ha preso per suo, acciò il suo talamo non resti privo di discendenza».

«Chi è l’uomo? Risponda di suo».

«Simone di Giona, di Betsaida di Galilea, coniugato senza prole, pescatore per il mondo, figlio della Legge per l’Altissimo».

«E tu, galileo, ti assumi questa paternità? Perché?».

«È detto[1] nella Legge di avere amore all’orfano e alla vedova. Lo faccio».

«Può mai conoscere costui la Legge al punto di meritare di… Ma tu, fanciullo, rispondi. Chi sei?».

«Jabé Marjziam di Giovanni, delle campagne di Emmaus, nato dodici anni or sono».

«Giudeo dunque. È egli lecito che un galileo lo curi? Scrutiamo le leggi».

«Ma che sono? Lebbroso o maledetto?». Il sangue di Pietro inizia a bollire.

«Taci, Simone. Io parlo per lui. Vi ho detto che mi faccio di quest’uomo mallevadore. Lo conosco come fosse della mia casa. L’Anziano Giuseppe non proporrebbe mai una cosa contraria alla Legge e neppure alle leggi. Vogliate esaminare il fanciullo con giustizia e sollecitudine. Il cortile è pieno di fanciulli che attendono l’esame. Non siate lenti, per amore di tutti».

«Ma chi lo prova che il fanciullo è dodicenne e riscattato dal Tempio?».

«Lo puoi provare con le scritture. Noiosa ricerca ma che si può fare. Fanciullo, mi hai detto essere il primogenito?».

«Sì, signore. Puoi vederlo perché fui sacro al Signore e riscattato con le dovute decime».

«Cerchiamo allora queste notizie…», dice Giuseppe.

«Non serve», rispondono asciutti i due cavillosi.

Dettaglio

Marziam supera l'esame di maturità.

Annotazione

La Legge dice di avere amore per l'orfano e la vedova. La legge dice: Esodo 22:21-23 | Deuteronomio 14:28-29 | Deuteronomio 16:11 | Deuteronomio 24:17-21 | Deuteronomio 26:12-13 | Deuteronomio 27:19 | Isaia 1:17.

Il dovere di amare e aiutare le vedove e gli orfani è richiamato più volte nell'opera di Maria Valtorta, ad esempio in EMV 229,3 e EMV 557,6.

La prescrizione dell'Esodo è citata testualmente in EMV 335.14.

Libro dell'Esodo 22, 21-23

Es 22, 21-23 : Non affliggerai la vedova o l'orfano. Se li affliggete, essi grideranno a me e io ascolterò il loro grido; la mia ira si accenderà e vi distruggerò con la spada, e le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.

Libro del Deuteronomio 14, 28-29

Deut 14, 28-29: Alla fine di ogni terzo anno metterete da parte tutta la decima dei vostri prodotti di quell'anno e la depositerete dentro le vostre porte. Allora il levita, che non ha parte o eredità con te, il forestiero, l'orfano e la vedova entreranno nelle tue porte, mangeranno e si sazieranno, perché Yahweh, il tuo Dio, ti benedica in tutti i lavori che fai con le tue mani.

Libro del Deuteronomio 16, 11

Dt 16, 11 : Vi rallegrerete davanti a Jahvé vostro Dio nel luogo che Jahvé vostro Dio ha scelto per farvi abitare il suo nome, voi, vostro figlio e vostra figlia, il vostro servo maschio e la vostra serva femmina, il levita che è dentro le vostre porte, il forestiero, l'orfano e la vedova che sono in mezzo a voi.

Libro del Deuteronomio 26, 12-13

Deut 26, 12-13: Quando avrai finito di decimare tutta la decima dei tuoi prodotti nel terzo anno, l'anno della decima, e l'avrai data al levita, al forestiero, all'orfano e alla vedova, perché mangino dentro le tue porte e si sazino, dirai davanti a Jahvè tuo Dio: "Ho preso le cose sante dalla mia casa e le ho date al levita, allo straniero, all'orfano e alla vedova, secondo tutti i tuoi precetti che mi hai dato; non ho trasgredito né dimenticato nessuno dei tuoi precetti".

Libro del Deuteronomio 27, 19

Deut 27, 19: Maledetto chi viola i diritti dello straniero, dell'orfano e della vedova! - E tutto il popolo dirà: Amen!

Libro di Isaia, 1, 17

Is 1, 17: Imparatea fare bene; cercate la giustizia, raddrizzate l'oppressore, sostenete l'orfano, difendete la vedova.

EMR 211.5-8 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Cessato il gridio, Gesù inizia a parlare.

«“Il Signore parlò a Giosuè dicendo: ‘Parla ai figli di Israele e di’ loro: Separate le città pei fuggiaschi, delle quali vi parlai per mezzo di Mosè, affinché vi si possa rifugiare chi avrà involontariamente ucciso uno, e possa così sottrarsi all’ira del prossimo parente, del vendicatore del sangue’”. Ed Ebron è una di queste. È sempre detto: “E i seniori della città non consegneranno l’innocente a chi lo cerca per ucciderlo, ma lo accoglieranno e gli daranno da abitare e vi resterà fino al giudizio e finché non muore il sommo sacerdote d’allora; dopo di che potrà rientrare nella sua città e nella sua casa”.

In questa legge è già contemplato e ordinato l’amore misericordioso verso il prossimo. Questa legge ha imposto Iddio, perché non è lecito condannare senza udire l’accusato, né è lecito uccidere in momento d’ira. Può dirsi anche per i delitti e le accuse morali questa cosa. Non è lecito accusare se non si conosce, né giudicare se non si è udito l’accusato. Ma oggi alle accuse e alle condanne per le colpe solite o per le credute colpe se ne è aggiunta una nuova serie: quella che si rivolge e che si fa contro coloro che vengono in nome di Dio. Nei secoli si è ripetuta contro i Profeti, ora si torna a ripetere contro il Precursore del Cristo e contro il Cristo.

Voi lo vedete. Attirato con inganno fuori dal territorio di Sichem, il Battista attende la morte nelle prigioni di Erode, perché egli mai si piegherà alla menzogna e al compromesso, e potrà essere spezzata la sua vita e recisa la sua testa ma non si potrà spezzargli la sua onestà e recidere la sua anima dalla Verità, servita fedelmente in tutte le sue diverse forme, divine, soprannaturali o morali che siano. E ugualmente si perseguita il Cristo, con doppia e decupla furia, perché Egli non si limita a dire: “Non ti è lecito” ad Erode, ma tuona questo: “Non ti è lecito” là dovunque Egli entrando trova peccato o sa che è peccato, senza escludere nessuna categoria, in nome di Dio e per l’onore di Dio.

211.6

Come mai può essere questo? Non vi sono più servi di Dio in Israele? Sì, che vi sono. Ma sono “idoli”.

Nella lettera di Geremia[3] agli esuli sono dette, fra le tante cose, queste. E su esse vi richiamo la mente, perché ogni parola del Libro è insegnamento che, dal momento in cui lo Spirito la fa scrivere per un fatto presente, si riferisce ad un fatto che verrà in futuro. È dunque detto: “…Entrati che sarete in Babilonia voi vedrete degli dèi d’oro, d’argento, di pietra, di legno… Guardate di non imitare il fare degli stranieri, di non avere paura, di non temerli… Dite in cuor vostro: ‘Bisogna adorare Te solo, o Signore’”.

E la lettera enumera le particolarità di questi idoli che hanno lingua fatta da artefice e non se ne servono per rimproverare i loro falsi sacerdoti, che li spogliano per rivestire dell’oro dell’idolo le meretrici, salvo poi levare l’oro, profanato dal sudore della prostituzione, per rivestire l’idolo; di questi idoli che la ruggine o la tignola possono rodere e che sono puliti e ordinati solo se l’uomo lava loro la faccia e li riveste, mentre non possono da sé fare nulla neppure se hanno scettro o scure in mano.

E termina il Profeta: “Perciò non li temete”. E continua: “Inutili come vasi rotti sono questi dèi. I loro occhi sono pieni della polvere smossa dai piedi di chi entra nel tempio e sono tenuti ben serrati: come in un sepolcro o come chi ha offeso il re, perché chiunque li può spogliare dei loro vestimenti preziosi. Non vedono la luce delle lampade, perciò sono nel tempio come travi, e le lampade non servono che ad affumicarli, mentre civette, rondini e altri uccelli volano sul loro capo e lo svirgolano di escrementi, e i gatti si fanno un nido nelle loro vesti e le lacerano. Perciò non vanno temuti, sono cose morte. Neanche l’oro serve loro, è una mostra, e se non è ripulito non brillano, così come non hanno sentito niente quando furono fatti. Il fuoco non li ha destati. Furono comperati a prezzi favolosi. Vengono portati dove l’uomo vuole perché sono vergognosamente impotenti… Perché dunque sono chiamati dèi? Perché sono adorati con offerte e con una pantomima di cerimonie false, non sentite da chi le fa, non credute da chi le vede. Se viene loro fatto del male o del bene non ricambiano, sono incapaci di eleggere o detronizzare un re, non possono rendere le ricchezze né il male, non possono salvare un uomo dalla morte e salvare il debole dal prepotente. Non hanno pietà delle vedove e degli orfani. Sono simili a pietre della montagna …”.

La lettera dice su per giù così.

211.7

Ecco. Noi pure abbiamo degli idoli, non più dei santi, nelle file del Signore. Per questo può il male erigersi contro il bene. Il male che svirgola di sterco l’intelletto e il cuore dei non più santi, e fa nido sulle loro false vesti di bontà.

Non sanno parlare più le parole di Dio. È naturale! Hanno una lingua fatta dall’uomo e parlano parole di uomo, quando non parlano parole di Satana, e non sanno che fare rimproveri folli agli innocenti e ai poveri, tacendo però là dove vedono corruzione potente. Perché tutti corrotti sono, e non possono l’un l’altro accusarsi delle stesse colpe. Avidi, non per il Signore, ma per Mammona, lavorano accettando l’oro della lussuria e del delitto, barattandolo, derubando, presi da una frenesia che travolge ogni limite e ogni cosa. Ogni polvere si annida su loro, fermenta su loro, e se mostrano faccia pulita, l’occhio di Dio vede un ben sporco cuore. La ruggine dell’odio e il verme del peccato li rode, né loro sanno intervenire per salvarsi. Agitano le maledizioni come scettri e scuri, ma non sanno di essere maledetti. Chiusi nel loro pensiero e nel loro livore, come cadaveri in un sepolcro o prigionieri in carcere, vi stanno, aggrappandosi alle sbarre per tema che una mano li levi di là, perché là questi morti sono ancora qualcosa: mummie, non più di mummie dall’aspetto umano ma dal corpo ridotto a legno arido, mentre fuori sarebbero oggetti sorpassati dal mondo che cerca la Vita, che ha bisogno della Vita come il bambino della mammella, e che vuole chi gli dà Vita e non fetori di morte.

Stanno nel Tempio, sì, e il fumo delle lampade – degli onori – li affumica, ma la luce non scende in essi; e tutte le passioni si annidano in loro come uccelli e gatti, mentre il fuoco della missione non dà loro il mistico tormento di essere arsi dal fuoco di Dio. Sono refrattari all’Amore. Il fuoco della carità non li accende, così come la carità non li veste dei suoi aurei splendori. La carità duplice nella forma e nella sorgente: carità di Dio e di prossimo la forma; carità da Dio e da uomo la sorgente. Perché Dio si allontana dall’uomo che non ama, e perciò questa prima sorgente cessa; e si allontana l’uomo dall’uomo malvagio, e cessa anche la seconda sorgente. Tutto è levato dalla Carità all’uomo senza amore. Si lasciano comperare con prezzo maledetto e si lasciano portare dove l’utile e il potere vuole.

No. Non è lecito! Non vi è moneta per comperare la coscienza, e specie quella dei sacerdoti e dei maestri. Non è lecito avere acquiescenza con le cose forti della Terra quando esse vogliono portare in atti contrari alle cose ordinate da Dio. Questa è impotenza spirituale, ed è detto[4]: “L’eunuco non entrerà nell’assemblea del Signore”. Se dunque non può essere del popolo di Dio l’impotente di natura, può mai essere suo ministro l’impotente di spirito? Perché in verità vi dico che molti sacerdoti e maestri sono ormai afflitti da colpevole eunuchismo, essendo mutilati della loro virilità spirituale. Molti. Troppi!

211.8

Meditate. Osservate. Confrontate. Vedrete che molti idoli abbiamo e pochi ministri del Bene che è Dio. Ecco perché può farsi che le città rifugio non siano più rifugio. Nulla più è rispettato in Israele, e i santi muoiono perché i non santi li hanno odiosi.

Ma Io vi invito: “Venite!”. Io vi chiamo in nome del vostro Giovanni che langue perché fu santo, che è colpito perché mi precede e perché ha tentato di levare le sozzure dalle vie dell’Agnello. Venite a servire Iddio. Il tempo è vicino. Non siate impreparati alla Redenzione. Fate che la pioggia cada sopra il terreno seminato. Altrimenti per nulla sarà effusa. Voi, voi di Ebron, alla testa dovete essere! Qui siete convissuti con Zaccaria e Elisa: i santi che hanno meritato dal Cielo Giovanni; e qui Giovanni ha sparso il profumo della Grazia con la sua vera innocenza di pargolo, e dal suo deserto vi ha inviato gli incensi anticorruttori della sua Grazia divenuta prodigio di penitenza. Non deludete il vostro Giovanni. Egli ha portato l’amore del prossimo ad un livello quasi divino, onde ama l’ultimo abitatore del deserto come ama voi suoi concittadini; ma certo che egli per voi impetra la Salute. E la Salute è seguire la Voce del Signore e credere nella sua Parola. Da questa città sacerdotale venite in massa al servizio di Dio. Io passo e vi chiamo. Non siate inferiori alle meretrici, alle quali basta una parola di misericordia per lasciare la via percorsa prima e venire sulla via del Bene.

Mi è stato chiesto al mio arrivo: “Ma Tu non ci serbi rancore?”. Rancore? Oh! no! Amore vi serbo! E serbo la speranza di vedervi nelle mie schiere di popolo. Del popolo che Io conduco a Dio, nel novello esodo verso la vera Terra Promessa: il Regno di Dio, oltre il Mare Rosso dei sensi e i deserti del peccato, liberi dalle schiavitù di ogni genere, alla Terra eterna, pingue di delizie, satura di pace… Venite! Questo è l’Amore che passa. Chi vuole può seguirlo, perché ad essere accolti da Lui altro non occorre che buona volontà».

Annotazione

Il Signore parlò a Giosuè con queste parole: "Parla ai figli d'Israele e di' loro: "Stabilite le città di rifugio di cui vi ho parlato per mezzo di Mosè, affinché chiunque abbia ucciso involontariamente possa trovarvi rifugio e sfuggire così all'ira del parente prossimo, vendicatore del sangue"". Cfr. Giosuè 20, 1-9 ed Esodo 21, 12-13". Si vedano gli estratti qui sotto.

E continua: "Gli anziani della città non consegneranno l'innocente nelle mani di chi cerca di ucciderlo, ma lo accoglieranno e gli permetteranno di abitare lì, e rimarrà lì fino al giudizio e fino alla morte del sommo sacerdote allora in carica; dopo di che potrà tornare alla sua città e alla sua casa". "Cfr. Giosuè 20,1-9 e Num 35,25-28. Vedi sotto.

In questa legge si osserva e si organizza l'amore misericordioso per il prossimo. È la legge delle città di rifugio e la legge delle città levitiche.

Città di rifugio: questa legge, a cui si riferisce la citazione precedente (Giosuè 20,1-6), riguarda le città di rifugio, che servivano da manicomio per gli assassini involontari. In questo modo, erano esenti dalla legge della vendetta (che Giuda cita nelle ultime righe di EMV 566.8, forse riferendosi a Genesi 9,6 e ad alcuni passi che ricordiamo più avanti). Le città di rifugio erano sei, tra cui Hebron (come qui) e Kedesh (come in EMV 342.1.2.7.9).

Città levitiche: erano tra le 48 città levitiche, dove vivevano i Leviti. Si veda l'estratto biblico sottostante, nel Libro di Giosuè, capitolo 21.

Le prescrizioni relative a entrambi si trovano in Esodo 21:12-13 | Numeri 35 | Deuteronomio 4:41-43 | Deuteronomio 19:1-13 | Giosuè 20-21. Si vedano gli estratti qui sotto.

La lettera di Geremia agli esuli comprende quanto segue. Lettera di Geremia 1,1-72 (talvolta inserita in Baruc 6). L'estratto biblico è riportato di seguito.

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Libro di Giosuè 20, 1-9 (città di rifugio)

Giosuè 20, 1-9: Yahweh parlò a Giosuè, dicendo: "Parla ai figli d'Israele e di' loro: "Come vi ho comandato per mezzo di Mosè, stabilite per voi delle città di rifugio, dove possa fuggire l'omicida che ha ucciso qualcuno per errore senza saperlo, ed esse saranno il vostro rifugio dal vendicatore del sangue. L'omicida fuggirà in una di queste città; si fermerà all'ingresso della porta della città e spiegherà il suo caso agli anziani di quella città; essi lo accoglieranno con loro nella città e gli daranno un posto per vivere con loro. Se il vendicatore di sangue lo insegue, non consegneranno l'omicida nelle sue mani, perché ha ucciso inconsapevolmente il suo prossimo, che prima non odiava. L'omicida resterà in quella città finché non comparirà davanti alla comunità per essere giudicato, fino alla morte del sommo sacerdote che sarà in carica in quei giorni. Allora l'omicida si volterà e tornerà nella sua città e nella sua casa, nella città da cui è fuggito".

Consacrarono Cedes a Gallilee, nella regione collinare di Neftali; Sichem, nella regione collinare di Efraim; e Cariath-arbe, che è Hebron, nella regione collinare di Giuda. Dall'altra parte del Giordano, di fronte a Gerico, a est, scelsero Bosor, nel deserto, in pianura, città della tribù di Ruben; Ramoth in Galaad, della tribù di Gad, e Gaulon in Basan, della tribù di Manasse. Queste erano le città assegnate a tutti i figli d'Israele e allo straniero che soggiornava in mezzo a loro, affinché chi avesse ucciso qualcuno per errore potesse rifugiarsi lì e non morire per mano del vendicatore di sangue prima di comparire davanti all'assemblea.

Libro dei Numeri 35, 25-28

Num 35, 25-28: La comunità libererà l'omicida dal vendicatore di sangue e lo farà tornare alla città di rifugio, dove è fuggito, e vi abiterà fino alla morte del sommo sacerdote che è stato unto con l'olio santo. Se l'omicida lascia prima di allora il territorio della città di rifugio dove è fuggito, e se il vendicatore di sangue lo incontra fuori dal territorio della sua città di rifugio, e se il vendicatore di sangue uccide l'omicida, questi non sarà colpevole di omicidio; perché l'omicida deve rimanere nella sua città di rifugio fino alla morte del sommo sacerdote; e, dopo la morte del sommo sacerdote, l'omicida potrà tornare nel paese dove si trova il suo possesso.

Libro dell'Esodo 21, 12-13

Es 21, 12-13 : Chiunque colpisce a morte un uomo deve essere messo a morte. Ma se non gli ha teso un tranello e se Dio lo ha presentato alla sua mano, io gli stabilirò un luogo dove rifugiarsi.

Libro del Deuteronomio 4, 41-43

Deut 4, 41-43 : Mosè stabilì tre città al di là del Giordano, a oriente, perché se un omicida avesse inavvertitamente ucciso il suo prossimo e non fosse stato precedentemente suo nemico, potesse rifugiarsi in una di queste città e salvarsi la vita. Queste città erano: Bosor, nel deserto, nella pianura, per i Rubeniti; Ramoth, in Galaad, per i Gaditi e Golan, in Basan, per i Manassiti.

Libro del Deuteronomio 19, 1-13

Dt 19, 1-13: Quando Yahweh, il tuo Dio, avrà isolato le nazioni di cui Yahweh, il tuo Dio, ti dà la terra, e tu le avrai scacciate e abiterai nelle loro città e nelle loro case, allora separerai tre città in mezzo al paese che Yahweh, il tuo Dio, ti dà da possedere. Riparerete le strade che vi conducono e dividerete in tre parti il paese che Yahweh, il vostro Dio, vi dà in eredità, perché ogni assassino possa fuggire verso queste città. Questo è il caso in cui l'omicida che vi si rifugia avrà salva la vita: se ha ucciso inavvertitamente il suo prossimo, senza essergli prima nemico. Per esempio, un uomo va a tagliare la legna nel bosco con un altro uomo; la sua mano alza l'ascia per abbattere un albero; il ferro sfugge dal manico, colpisce il suo compagno e lo uccide: quest'uomo fuggirà in una di queste città e la sua vita sarà salva. Altrimenti il vendicatore del sangue, inseguendo l'assassino nel pieno della sua ira, lo raggiungerebbe, se la strada fosse troppo lunga, e gli sferrerebbe un colpo mortale; eppure quest'uomo non avrebbe meritato la morte, poiché non aveva un odio precedente per la vittima. Ecco perché vi do questo comando: mettete da parte tre città. E se Yahweh, il tuo Dio, allargherà i tuoi confini, come ha giurato ai tuoi padri, e ti darà tutta la terra che ha promesso ai tuoi padri di darti, a condizione che tu osservi e metta in pratica tutti questi comandamenti che ti do oggi, amando Yahweh vostro Dio e camminando sempre nelle sue vie, aggiungerete a queste tre città altre tre città, affinché non venga sparso sangue innocente in mezzo al paese che Yahweh vostro Dio vi dà in eredità e non vi sia sangue su di voi. Ma se un uomo odia il suo prossimo, gli tende un'imboscata e lo colpisce a morte, e poi fugge in una di queste città, gli anziani della sua città lo manderanno a prendere e lo consegneranno nelle mani del vendicatore di sangue, perché muoia. Il tuo occhio non avrà pietà di lui, toglierai il sangue innocente di Israele e prospererai".

Libro di Giosuè 21, 1-43 (città levitiche)

Giosuè 21, 1-43: Allora i capifamiglia dei Leviti si presentarono al sacerdote Eleazar, a Giosuè figlio di Nun e ai capifamiglia delle tribù dei figli d'Israele e parlarono loro a Shiloh, nel paese di Canaan, dicendo: "Yahweh ha ordinato per mezzo di Mosè che ci siano date delle città per le nostre abitazioni e i loro sobborghi per il nostro bestiame". I figli d'Israele assegnarono ai Leviti, secondo il comando di Yahweh, le seguenti città e i loro sobborghi.

La sorte tirò prima le famiglie dei Caath; i figli del sacerdote Aronne, tra i Leviti, presero a sorte tredici città dalla tribù di Giuda, dalla tribù di Simeone e dalla tribù di Beniamino; gli altri figli di Caath presero a sorte dieci città dalle famiglie della tribù di Efraim, dalla tribù di Dan e dalla mezza tribù di Manasse. I figli di Gerson presero a sorte tredici città dalle famiglie della tribù di Issacar, della tribù di Asher, della tribù di Neftali e della mezza tribù di Manasse in Basan. I figli di Merari, secondo le loro famiglie, ottennero dodici città dalla tribù di Ruben, dalla tribù di Gad e dalla tribù di Zabulon. I figli d'Israele assegnarono a sorte queste città e i loro sobborghi ai leviti, come Yahweh aveva ordinato per mezzo di Mosè.

Dalla tribù dei figli di Giuda e dalla tribù dei figli di Simeone diedero le seguenti città per nome, per i figli di Aronne, tra le famiglie dei Caatiti, tra i figli di Levi; perché la sorte fu tirata per prima su di loro. Diedero loro, nella regione collinare di Giuda, la città di Arbe, padre di Enac, che è Ebron, e i suoi dintorni. A Caleb, figlio di Iefona, diedero in possesso la campagna intorno a questa città e i suoi villaggi. Ai figli del sacerdote Aronne diedero la città di rifugio per l'assassino, Ebron con i suoi sobborghi, Lebna con i suoi sobborghi, Jether con i suoi sobborghi, Estemo con i suoi sobborghi, Holon con i suoi sobborghi, Dabir con i suoi sobborghi, Ain con i suoi sobborghi, Jeta con i suoi sobborghi, Bethsames con i suoi sobborghi: nove città di queste due tribù. Della tribù di Beniamino: Ghibeon e i suoi sobborghi, Ghibeah e i suoi sobborghi, Anathoth e i suoi sobborghi, Almon e i suoi sobborghi: quattro città. Tutte le città dei sacerdoti, figli di Aronne: tredici città con i loro sobborghi.

Per quanto riguarda le famiglie dei figli di Caath, i Leviti e gli altri figli di Caath, le città che furono loro assegnate a sorte provenivano dalla tribù di Efraim. I figli d'Israele diedero loro la città di rifugio per l'omicida, Sichem e i suoi sobborghi, nella regione collinare di Efraim, nonché Gazer e i suoi sobborghi, Cibsaim e i suoi sobborghi, Beth-Horon e i suoi sobborghi: quattro città. Della tribù di Dan: Elteco e i suoi sobborghi, Gibathon e i suoi sobborghi, Aijalon e i suoi sobborghi, Geth-regmon e i suoi sobborghi: quattro città. Della mezza tribù di Manasse: Thanah con i suoi sobborghi, Geth-regmon con i suoi sobborghi: due città. In tutto, dieci città con i loro sobborghi, per le famiglie degli altri figli di Caath.

Ai figli di Gerson, delle famiglie dei Leviti, diedero, della mezza tribù di Manasse, la città di rifugio per l'assassino: Gaulon in Basan con i suoi sobborghi e Bosra con i suoi sobborghi: due città. Della tribù di Issacar: Ceresion con i suoi dintorni, Dabereth con i suoi dintorni, Jaramoth con i suoi dintorni, En-Gannim con i suoi dintorni: quattro città. Della tribù di Asher: Masal con i suoi sobborghi, Abdon con i suoi sobborghi, Helcath con i suoi sobborghi, Rohob con i suoi sobborghi: quattro città. Della tribù di Neftali: la città di rifugio per l'assassino, Cedes in Galilea con i suoi sobborghi, Hamoth-dor con i suoi sobborghi, Carthan con i suoi sobborghi: tre città. Tutte le città dei Gersoniti, secondo le loro famiglie: tredici città con i loro sobborghi. Alle famiglie dei figli di Merari, al resto dei Leviti, diedero, della tribù di Zabulon, Jecnam con i suoi sobborghi, Cartha con i suoi sobborghi, Damna con i suoi sobborghi, Naalol con i suoi sobborghi: quattro città. Della tribù di Ruben: Bosor con i suoi sobborghi, Jassah con i suoi sobborghi, Cedemoth con i suoi sobborghi, Mephaath con i suoi sobborghi: quattro città. Della tribù di Gad: la città di rifugio per l'omicida, Ramoth-Gilead con i suoi sobborghi, Manaim con i suoi sobborghi, Heshbon con i suoi sobborghi, Jaser con i suoi sobborghi: in tutto quattro città. Tutte le città assegnate a sorte ai figli di Merari secondo le loro famiglie, che costituiscono il resto delle famiglie dei Leviti: dodici città.

Tutte le città dei leviti in mezzo ai possedimenti dei figli d'Israele: quarantotto città con i loro sobborghi. Ognuna di queste città aveva i suoi sobborghi tutt'intorno; così fu per tutte queste città. Così Yahweh diede a Israele tutta la terra che aveva giurato di dare ai loro padri; essi ne presero possesso e vi si stabilirono. Yahweh diede loro riposo tutt'intorno, come aveva giurato ai loro padri; nessuno dei loro nemici poté resistere e Yahweh li consegnò tutti nelle loro mani. E di tutte le cose buone che Yahweh aveva detto alla casa d'Israele, non ce ne fu una che rimase inascoltata; tutte si realizzarono.

Libro di Geremia 1, 1-72 (a volte trasposto nel Libro di Baruc 6, 1-72) - Sugli idoli

Ger 1, 1-72 | Ba 6, 1-72 : copia della lettera che Geremia inviò a coloro che stavano per essere condotti in cattività a Babilonia dal re dei Babilonesi, per dire loro ciò che Dio gli aveva ordinato di dire. A causa dei peccati che avete commesso davanti a Dio, sarete condotti in cattività a Babilonia da Nabucodonosor, re dei Babilonesi. Quando arriverete a Babilonia, vi resterete per molti anni e per molto tempo, fino a sette generazioni, e poi vi farò uscire in pace. Ma a Babilonia vedrete dèi d'argento, d'oro e di legno, che vengono portati a spalla e che incutono timore tra le nazioni. Fate attenzione, dunque, a non imitare anche voi questi stranieri e a non lasciarvi prendere dalla paura di questi dei. Quando vedrete folle di persone radunarsi davanti e dietro di loro e rendere loro omaggio, dite in cuor vostro: "Sei tu, Maestro, che devi essere adorato. Perché il mio angelo è con te e ha cura della tua vita.

Perché la lingua di questi dèi è stata levigata da un artigiano; è rivestita d'oro e d'argento, ma sono menzogne e non possono parlare. Quanto a una ragazza che ama la raffinatezza, hanno preso l'oro e hanno fatto corone da mettere sulla testa di questi dèi. I sacerdoti arrivano a rubare l'oro e l'argento ai loro dèi e lo usano per i loro scopi; lo danno persino alle prostitute nelle loro case. Adornano questi dèi d'argento, d'oro e di legno con vesti ricche come gli uomini, ma non riescono a proteggersi dalla ruggine o dai vermi. Quando sono stati rivestiti di porpora, devono ancora pulirsi il viso, perché la polvere della casa li ricopre fittamente. Uno ha in mano uno scettro, come un governatore di provincia: non ucciderà chi lo offende. Un altro porta in mano una spada o un'ascia, ma non può difendersi dal nemico o dai ladri. Questo dimostra che non sono dèi, quindi non temeteli.

Proprio come il vaso di un uomo, quando si rompe, diventa inutile, così fanno i loro dèi. Se li mettete in una casa, i loro occhi si riempiono della polvere dei piedi di chi entra. Come le porte della prigione vengono accuratamente chiuse per un uomo che ha offeso il re o per un uomo che sta per essere messo a morte, così i sacerdoti difendono la dimora dei loro dèi con porte robuste, con serrature e chiavistelli, per evitare che vengano derubati dai ladri. Accendono lampade, anche più che per loro stessi, e questi dèi non possono vederle. Sono come una delle travi della casa e si dice che i loro cuori siano divorati dai parassiti che escono dalla terra e divorano loro e i loro vestiti senza che se ne accorgano. I loro volti diventano neri per il fumo che sale dalla casa. Gufi, rondini e altri uccelli svolazzano intorno ai loro corpi e alle loro teste, e i gatti stessi si divertono allo stesso modo. Da questo saprete che non sono dèi, quindi non temeteli.

L'oro di cui sono rivestiti per abbellirli, se qualcuno non toglie la ruggine, non lo farà brillare; infatti non hanno sentito nulla nemmeno quando sono stati fusi. Questi idoli sono stati comprati al prezzo più alto, e non c'è alito di vita in loro. Non avendo piedi, vengono portati sulle spalle, mostrando così agli uomini la loro vergognosa impotenza. Che coloro che li servono siano confusi con loro! Se cadono a terra, non si rialzano da soli; e se qualcuno li alza, non si muovono da soli; e se si appoggiano, non si raddrizzano. Le offerte sono poste davanti a loro come davanti ai morti. I sacerdoti vendono le vittime offerte loro e ne traggono profitto; le loro mogli le salano e non danno nulla ai poveri o agli infermi. Le donne partorienti o in stato di impurità toccano i loro sacrifici. Sapendo dunque da queste cose che non sono dèi, non temeteli.

E perché chiamarli dèi? Perché sono le donne che vengono a portare le loro offerte a questi dei di argento, oro e legno. E nei loro templi i sacerdoti siedono con le tuniche strappate, il capo e il volto rasato e la testa scoperta. Ruggiscono e gridano davanti ai loro dèi, come a un banchetto funebre. I loro sacerdoti li spogliano delle loro vesti e ne rivestono le mogli e i figli. Sia che si faccia loro del male, sia che si faccia loro del bene, non possono fare nulla; non possono stabilire un re né rovesciarlo. Non possono nemmeno donare ricchezze, né una moneta. Se qualcuno che ha fatto un voto a loro non lo adempie, non chiederanno nulla. Non salveranno un uomo dalla morte; non strapperanno il debole dalla mano del potente. Non daranno la vista ai ciechi e non libereranno gli afflitti. Non avranno pietà della vedova e non faranno del bene all'orfano. Questi idoli di legno, rivestiti d'oro e d'argento, sono come rocce tagliate da una montagna, e coloro che li servono saranno svergognati. Come possiamo credere o dire che sono dèi?

I Caldei stessi li disonorano quando, vedendo un uomo che non può parlare, lo presentano a Bel, chiedendo al muto di parlare, come se il dio potesse sentire qualcosa. E anche se se ne rendono conto, non possono abbandonare questi idoli, perché non hanno sentimenti. Le donne, avvolte in una corda, vanno a sedersi sui sentieri, bruciando farina grossolana; e quando una di loro, attirata da qualche passante, ha dormito con lui, rimprovera la sua vicina di non essere stata giudicata degna dello stesso onore e di non aver visto la sua treccia di giunco spezzata. Tutto ciò che si dice sugli idoli è una menzogna. Come possiamo quindi credere o dire che sono degli dei?

Sono stati modellati da artigiani e orafi; non possono essere diversi da come gli operai li vogliono. E gli operai che li hanno modellati non hanno vita lunga: come potrebbero allora le loro opere essere di lunga durata? Non hanno lasciato ai posteri altro che menzogne e disgrazie. Quando arriva la guerra o qualche altra calamità, i sacerdoti decidono tra di loro dove nascondersi con i loro dèi: come non capire allora che non si tratta di dèi, che non possono salvarsi dalla guerra o da qualche altra calamità?

Questi idoli di legno, ricoperti d'oro e d'argento, saranno poi riconosciuti come una menzogna; per tutte le nazioni e i re sarà evidente che non sono dèi, ma opere di uomini e che in essi non c'è alcuna opera divina. Per chi, dunque, non sarebbe evidente che non sono dèi?

Non stabiliranno mai un re su una terra, né daranno la pioggia agli uomini. Non potranno giudicare i loro affari, né proteggere dall'ingiustizia, poiché non possono fare nulla, come i corvi che stanno tra il cielo e la vostra terra. E quando il fuoco cadrà sulla casa di questi dèi di legno, rivestiti d'oro e d'argento, i loro sacerdoti fuggiranno e si salveranno; ma essi si consumeranno come travi in mezzo alle fiamme. Non resisteranno a un re o a un esercito nemico. Come possiamo ammettere o pensare che siano degli dei?

Non sfuggiranno a ladri e briganti, questi dèi di legno, ricoperti d'argento e d'oro. Uomini più potenti di loro porteranno via l'argento e l'oro e se ne andranno con i ricchi vestiti di cui sono stati ricoperti, e questi dèi non potranno fare a meno. Perciò è meglio essere un re che mostra la sua forza, o un vaso utile nella casa che il padrone usa, che essere questi falsi dèi; o una porta in una casa che custodisce ciò che vi è dentro, che essere questi falsi dèi; o una colonna di legno nella casa di un re, che essere questi falsi dèi. Il sole, la luce e le stelle, che sono luminosi e inviati a beneficio degli uomini, obbediscono a Dio. Anche il lampo, quando appare, è bello da vedere; anche il vento soffia su tutta la terra; e le nuvole, quando Dio ordina loro di coprire tutta la terra, fanno ciò che viene loro detto. Anche il fuoco, quando viene mandato dall'alto per consumare i monti e le foreste, fa ciò che gli viene ordinato. Ma gli idoli non sono paragonabili, né per bellezza né per potenza, a tutte queste cose. Perciò non dobbiamo pensare né dire che sono dèi, poiché non possono né discernere ciò che è giusto né fare del bene agli uomini. Sapendo dunque che non sono dèi, non temeteli.

Non possono né maledire né benedire i re. Non mostrano alle nazioni segni nel cielo; non brillano come il sole e non danno luce come la luna. Le bestie sono migliori di loro, perché possono fuggire e trovare riparo ed essere utili a se stesse. Perciò non è affatto evidente che siano degli dèi; non temeteli.

Come uno spaventapasseri in un campo di cetrioli non vi protegge da nulla, così è per i loro dèi di legno, ricoperti d'oro e d'argento. Come un cespuglio di spine in un giardino su cui si posano tutti gli uccelli, o un morto gettato in un luogo buio, così sono i loro dèi di legno, ricoperti d'oro e d'argento. Anche la porpora e lo scarlatto che li ricoprono mostrano che non sono dèi. Essi stessi finiranno per essere divorati e diventeranno una vergogna nel paese. Meglio l'uomo giusto che non ha idoli: non dovrà temere la confusione.

EMR 212.5-7 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

…Gesù, nella casa di Isacco, parla. La gente stipa la stanza e il cortile e si pigia anche sulla piazza, e Gesù, per essere udito da tutti, si mette a metà della stanza, così che la voce si spande tanto nel cortile come nella piazza. Deve trattare un argomento portato avanti da qualche interrogazione o avvenimento. Dice:

«…Ma non abbiatene dubbio. Come dice[1] Geremia, essi riconosceranno alla prova come è doloroso e amaro avere abbandonato il Signore. Per certi delitti, amici, non c’è nitro né borit che valgano a levarne il segno. Neppure il fuoco dell’Inferno corrode questo segno. È indelebile.

Anche qui bisogna riconoscere la giustizia delle parole di Geremia. Veramente i nostri grandi di Israele sembrano le asine selvagge di cui parla il Profeta. Avvezzi al deserto del loro cuore, perché, credetelo, finché uno è con Dio, anche se povero come Giobbe, anche se solo, anche se nudo, non è mai solo, non è mai povero, non è mai spoglio, non è mai un deserto; ma essi hanno levato Dio dal loro cuore e perciò sono in un arido deserto. Come selvagge asine fiutano nel vento l’odore dei maschi che qui, nel nostro caso, per la loro libidine, ha nome potere, denaro, oltre che lussuria vera e propria, e quell’odore seguono, fino al delitto. Sì. Lo seguono e più lo seguiranno. Non sanno di avere non il piede ma il cuore nudo agli strali di Dio, che vendicherà il loro delitto. Come allora resteranno confusi re e principi, sacerdoti e scribi, che in verità hanno detto e dicono a ciò che è nulla, o peggio, è peccato: “Tu mi sei padre. Tu mi hai generato”!

In verità, in verità vi dico[2] che Mosè spezzò con ira le tavole della Legge vedendo il popolo in idolatria, e poi risalì sul mon te, pregò, adorò, ottenne. E ciò da secoli. Ma ancora non è cessata né cesserà, ma anzi cresce come lievito messo nella farina, l’idolatria nel cuore degli uomini. Ora quasi ognuno degli uomini ha il proprio vitello d’oro. La Terra è una selva di idoli, perché ogni cuore è un altare, e difficilmente vi è sopra Iddio.

Chi non ha una passione maligna ne ha un’altra, chi non ha una concupiscenza ne ha una di altro nome. Chi non è tutto per l’oro è tutto per la posizione, chi non è tutto per la carne è tutto per l’egoismo. Quanti io ridotti a vitello d’oro non sono adorati nei cuori! Verrà perciò il giorno che, percossi, chiameranno il Signore e si sentiranno rispondere: “Volgiti ai tuoi dèi. Io non ti conosco”.

Io non ti conosco! Tremenda parola se detta da Dio ad un uomo. Dio ha creato l’Uomo razza e conosce l’uomo singolo. Se dunque dice: “Io non ti conosco” è segno che ha cancellato con la forza del suo volere quell’uomo dal suo ricordo. Io non ti conosco! Troppo severo Iddio per questo verdetto? No. L’uomo ha urlato al Cielo: “Io non ti conosco” e il Cielo ha risposto all’uomo: “Io non ti conosco”. Fedele come un’eco…

212.6

E, meditate, l’uomo è obbligato a conoscere Dio per dovere di riconoscenza e per rispetto verso la propria intelligenza.

Per riconoscenza. Dio ha creato l’uomo dandogli il dono ineffabile della vita e provvedendolo del dono superineffabile della Grazia. Perduta questa per colpa propria, l’uomo si sente fare una grande promessa: “Io ti renderò la Grazia”. È Dio, l’offeso, che dice così all’offensore, quasi fosse Lui, Dio, il colpevole che è in obbligo di riparare. E Dio mantiene la promessa. Ecco, Io sono qui per rendere la Grazia all’uomo. Dio non si limita a dare il soprannaturale, ma piega la sua Essenza spirituale a provvedere alle pesanti necessità della carne e del sangue dell’uomo, e dà calore di sole, sollievo di acqua, grani, viti, alberi d’ogni specie e animali d’ogni specie. Così l’uomo ha da Dio tutti i mezzi per la vita. È il Benefattore. Bisogna essergli riconoscenti e mostrarlo con lo sforzarsi a conoscerlo.

Per rispetto verso la propria ragione. Il mentecatto, l’ebete, non sono grati a chi li cura perché non comprendono le cure nel vero loro valore, e a chi li lava e imbocca, li conduce o li pone a letto, a chi veglia perché non vadano in pericoli, hanno odio perché, bestiali come sono per causa del loro malanno, confondono le cure con le torture. L’uomo che manca verso Dio è uno che disonora se stesso, essere dotato di ragione. Solo gli ebeti o i folli non riescono a distinguere il padre dall’estraneo, il benefattore dal nemico. Ma l’uomo intelligente conosce suo padre e il suo benefattore e si compiace di sempre più conoscerlo, anche nelle cose che egli ignora perché avvenute prima che egli fosse nato o fosse beneficato dal padre o dal benefattore. Così si deve fare anche con il Signore per mostrare che intelligenti si è, e non bruti.

Ma troppi in Israele sono simili a questi folli che non riconoscono il padre e il benefattore. Geremia si chiede: “Può mai la vergine dimenticare i suoi ornamenti e una sposa la sua cintura?”. Oh! sì. Israele è fatto di queste vergini folli, di queste spose impudiche, che dimenticano gli ornamenti e la cintura onesti per mettersi orpelli da meretrice; e ciò si riscontra in misura sempre più numerosa quanto più si sale nelle classi che dovrebbero essere maestre al popolo. E il rimprovero di Dio va, col corruccio e col pianto di Dio, a loro: “Perché ti sforzi di mostrare buona la tua condotta per cercare amore, tu, che invece insegni le malizie e i tuoi modi di fare, ed hai fatto trovare nei lembi della tua veste il sangue dei poveri e degli innocenti?”.

212.7

Amici, la distanza è un bene ed è un male. Essere molto lontano dai luoghi dove con facilità Io parlo è un male perché vi impedisce di udire le parole della Vita. Voi ve ne lamentate. È vero. Ma è un bene perché vi tiene lontani dai luoghi dove fermenta il peccato, bolle la corruzione e l’insidia sibila per operare su Me intralciandomi nella mia opera, e sui cuori insinuando dubbi e menzogne a mio riguardo. Ma Io vi preferisco lontani a corrotti. Provvederò al vostro formarsi. Voi vedete che Dio ha provveduto da prima che noi ci conoscessimo e perciò ci amassimo. Io ero noto prima che mai ci fossimo visti. Isacco è stato l’annunziatore vostro. Manderò molti Isacchi a parlarvi le mie parole. E sappiate, del resto, che Dio può parlare ovunque, da Solo a solo con lo spirito dell’uomo, e crescerlo nella sua dottrina.

Non temete che l’esser soli vi possa portare in errori. No. Se non vorrete non sarete infedeli al Signore e al suo Cristo. Del resto, chi proprio non può stare lontano dal Messia sappia che il Messia gli apre il cuore e le braccia e gli dice: “Vieni”. Venite, voi che volete venire. Rimanete, voi che volete restare. Ma predicate il Cristo tanto gli uni come gli altri con una vita onesta. Predicatelo contro la disonestà che si annida in troppi cuori. Predicatelo contro la leggerezza degli infiniti che non sanno rimanere fedeli e che dimenticano i loro ornamenti e cinture di anime chiamate alle nozze col Cristo.

Voi mi avete detto felici: “Da quando Tu sei venuto non ebbimo mai più malati né morti. La tua benedizione ci ha protetti”. Sì, grande cosa la salute. Ma fate che la mia venuta di ora vi faccia sani di spirito tutti, e sempre, e per tutto. Per questo vi benedico e vi do la mia pace, a voi, ai vostri bambini, ai campi, alle case, alle messi, alle greggi, ai frutteti. Servitevene con santità, non vivendo per essi, ma di essi, dando il superfluo a chi ne è privo, acquistando così la misura premuta delle benedizioni del Padre e un posto nei Cieli.

Andate. Io resto a pregare…».

Annotazione

Come dice Geremia, vedranno con la prova quanto sia doloroso e amaro aver abbandonato il Signore. Geremia 2:19. Il capitolo 2 tratta dell'apostasia di Israele.

Il re e i principi, i sacerdoti e gli scribi saranno messi alla berlina, perché hanno detto e dicono ancora: "Tu sei mio padre, tu mi hai generato! Tu mi hai generato! In riferimento al Salmo 2,7.

In verità, in verità vi dico che Mosè ruppe le Tavole della Legge con rabbia alla vista del popolo idolatra, poi tornò sul monte, pregò, adorò e ottenne misericordia. Questo accadeva secoli fa. Si veda il libro dell'Esodo, capitoli da 32 a 34.

Geremia si chiede: "Può una vergine dimenticare la sua veste e una moglie la sua cintura? "Geremia 2:32.

"Perché cercate di ostentare l'onestà del vostro comportamento per cercare l'amore, quando insegnate la perversione e le vostre vie, e il sangue dei poveri e degli innocenti è sulle gonne delle vostre vesti? "Geremia 2:34.

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Libro di Geremia 2, 19.32.34

Ger 2, 19: La vostra empietà vi castiga e le vostre ribellioni vi puniscono! Sappiate dunque e vedete quanto sia malvagio e amaro il fatto che abbiate abbandonato Jahvè, il vostro Dio, e non abbiate timore di me, - dice il Signore Jahvè degli eserciti.

Ger 2,32: Una vergine dimentica forse il suo ornamento, una sposa la sua cintura? E il mio popolo mi ha dimenticato per giorni senza numero!

Ger 2,34: Anche sulle gonne delle vostre vesti c'è il sangue dei poveri innocenti; non li avete colti in flagrante, ma li avete uccisi per tutte queste cose.

Libro dei Salmi 2, 7

Sal 2, 7 : Pubblicherò il decreto: Jahvè mi ha detto: Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato.

Libro dell'Esodo 32-34

Esodo 32-34: Quando il popolo vide che Mosè tardava a scendere dal monte, si riunì intorno ad Aronne e gli disse: "Su, facci un dio che ci preceda". Perché di questo Mosè, l'uomo che ci ha fatto uscire dalla terra d'Egitto, non sappiamo che fine abbia fatto". Aronne disse loro: "Togliete gli anelli d'oro dalle orecchie delle vostre mogli, dei vostri figli e delle vostre figlie e portatemeli". Tutti si tolsero gli anelli d'oro dalle orecchie e li portarono ad Aronne. Egli li prese dalle loro mani, lavorò l'oro con uno scalpello e ne fece un vitello fuso. E dissero: "Questo è il tuo Dio, Israele, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto". Quando Aronne lo vide, costruì un altare davanti all'immagine e gridò: "Domani ci sarà una festa in onore di Jahvè". Il giorno dopo, alzatisi di buon mattino, offrirono olocausti e presentarono offerte di pace; il popolo si sedette a mangiare e a bere, poi si alzò per divertirsi.

Poi Yahweh disse a Mosè: "Scendi, perché il tuo popolo, che hai fatto uscire dal paese d'Egitto, si è comportato molto male. Si sono subito allontanati dalla via che avevo loro comandato, si sono fatti un vitello fuso, lo hanno adorato, gli hanno sacrificato e hanno detto: "Questo è il tuo Dio, Israele, che ti ha fatto uscire dalla terra d'Egitto"". Yahweh disse a Mosè: "Vedo che questo popolo ha il collo duro. 10Ora lasciatelo a me: la mia ira arda contro di loro e li consumi! Ma io farò di te una grande nazione".

Mosè supplicò Yahweh, il suo Dio, e disse: "Perché, Yahweh, la tua ira dovrebbe accendersi contro il tuo popolo, che hai fatto uscire dal paese d'Egitto con grande potenza e mano forte? Perché gli Egiziani dovrebbero dire: "Li ha fatti uscire per il loro male, per distruggerli sui monti e cancellarli dalla faccia della terra"? Ritorna dalla ferocia della tua ira e pentiti del male che vuoi fare al tuo popolo. Ricordati di Abramo, Isacco e Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato: "Moltiplicherò la vostra discendenza come le stelle del cielo, e tutta questa terra di cui ho parlato la darò ai vostri discendenti ed essi la possederanno per sempre".

E Yahweh si pentì del male che aveva parlato di fare al suo popolo. Mosè tornò e scese dal monte con le due tavole della testimonianza in mano, scritte su entrambi i lati; erano scritte su entrambi i lati. Le tavole erano opera di Dio e la scrittura era la scrittura di Dio, incisa sulle tavole. Giosuè sentì il rumore del popolo che gridava e disse a Mosè: "C'è un grido di battaglia nell'accampamento!". Mosè rispose: "Non è né il suono di grida di vittoria né il suono di grida di sconfitta; sento la voce del popolo che canta". Quando fu vicino all'accampamento, vide il vitello e le danze. Mosè si adirò, gettò le tavole con le mani e le spezzò ai piedi del monte. Poi prese il vitello che avevano fatto, lo bruciò con il fuoco, lo ridusse in polvere, lo versò sull'acqua e la diede da bere ai figli d'Israele.

Mosè disse ad Aronne: "Che cosa ti ha fatto questo popolo per fargli commettere un peccato così grande?". Aronne rispose: "Non si accenda l'ira del mio signore! Tu stesso sai che questo popolo è incline al male". 23Mi dissero: "Costruiscici un dio che ci preceda, perché di questo Mosè, l'uomo che ci ha fatto uscire dal paese d'Egitto, non sappiamo che fine abbia fatto". Dissi loro: "Chi ha dell'oro se ne spogli". Così me lo diedero, lo gettai nel fuoco e ne uscì questo vitello.

Mosè vide che il popolo non aveva alcun freno, perché Aronne gli aveva tolto ogni freno, esponendolo a diventare lo zimbello dei suoi nemici. Mosè si fermò alla porta dell'accampamento e disse: "A me appartengono quelli che sono per Yahweh!". E tutti i figli di Levi si radunarono intorno a lui. Ed egli disse loro: "Così dice Yahweh, il Dio d'Israele: "Ognuno di voi metta la spada al fianco e percorra l'accampamento di porta in porta, uccidendo ogni uomo il suo fratello, ogni uomo il suo amico, ogni uomo il suo parente"". I figli di Levi fecero come aveva ordinato Mosè e quel giorno perirono circa tremila persone. Mosè disse: "Consacratevi oggi a Yahweh, poiché ognuno di voi è stato contro suo figlio e suo padre, affinché egli vi dia oggi una benedizione".

Il giorno dopo Mosè disse al popolo: "Avete commesso un grande peccato. Ora salirò da Jahvé: forse otterrò il perdono del vostro peccato". Mosè tornò da Jahvè e disse: "Ah, questo popolo ha commesso un grande peccato! Si è fatto un dio d'oro. Ora perdona il loro peccato; se no, cancellami dal libro che hai scritto". Yahweh disse a Mosè: "È colui che ha peccato contro di me che io cancellerò dal mio libro. Vai ora e guida il popolo dove ti ho detto. Ecco, il mio angelo ti precederà, ma nel giorno della mia visita li punirò per il loro peccato". Così Yahweh colpì il popolo, perché aveva fatto il vitello che Aronne aveva fatto.

(Capitolo 33) Yahweh disse a Mosè: "Va', parti da qui, tu e il popolo che hai fatto uscire dal paese d'Egitto; sali al paese che ho promesso con giuramento ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe, dicendo: La darò alla vostra discendenza. Manderò un angelo davanti a voi e scaccerò il Chananita, l'Amorreo, l'Ittita, il Perizzita, l'Hivita e il Gebuseo. Salite in un paese che scorre latte e miele; ma io non salirò in mezzo a voi, perché siete un popolo dal collo duro, per non distruggervi lungo il cammino".

Quando il popolo udì queste dure parole, si mise a piangere e nessuno si rivestì dei suoi ornamenti. Allora Yahweh disse a Mosè: "Di' ai figli d'Israele: "Voi siete un popolo dal collo rigido; se io salissi un momento in mezzo a voi, vi distruggerei. Ora toglietevi gli ornamenti di dosso e saprò cosa devo fare di voi". 6I figli d'Israele si spogliarono dei loro ornamenti sul monte Oreb.

Mosè prese la tenda e la piantò fuori dall'accampamento, a una certa distanza; la chiamò tenda del convegno; e tutti quelli che cercavano Yahweh andavano alla tenda del convegno, che era fuori dall'accampamento. Quando Mosè andò alla tenda, tutto il popolo si alzò in piedi, ogni uomo alla porta della tenda, e seguirono Mosè con gli occhi finché non entrò nella tenda. Appena Mosè fu entrato nella tenda, la colonna di nube scese e si fermò all'ingresso della tenda e Yahweh parlò con Mosè. E tutto il popolo vide la colonna di nuvola che stava all'ingresso della tenda; allora tutto il popolo si alzò e ognuno si prostrò all'ingresso della sua tenda. E Yahweh parlò a Mosè faccia a faccia, come un uomo parla al suo amico. Poi Mosè tornò nell'accampamento, ma il suo servo Giosuè, figlio di Nun, un giovane, non uscì dal centro della tenda.

Mosè disse a Yahweh: "Tu mi dici: Fai salire questo popolo, ma non mi dici chi manderai con me. Eppure hai detto: "Ti conosco per nome e hai trovato grazia al mio cospetto". E ora, se ho trovato grazia al tuo cospetto, fammi conoscere le tue vie, affinché io ti conosca e possa trovare grazia al tuo cospetto. Considera che questa nazione è il tuo popolo". Yahweh rispose: "Il mio volto andrà con te e ti darò riposo". Mosè disse: "Se il tuo volto non viene, non mandarci via da qui. Come si saprà che io e il tuo popolo abbiamo trovato grazia ai tuoi occhi, se tu non cammini con noi? È questo che distinguerà me e il tuo popolo da tutti i popoli della faccia della terra". Yahweh disse a Mosè: "Farò comunque quello che mi chiedi, perché hai trovato grazia ai miei occhi e ti conosco per nome".

Mosè disse: "Fammi vedere la tua gloria". Yahweh rispose: "Farò passare davanti a te tutta la mia bontà e pronuncerò il nome di Yahweh davanti a te, perché sarò benevolo con chi voglio essere benevolo e misericordioso con chi voglio essere misericordioso". Yahweh disse: "Non potrai vedere il mio volto, perché l'uomo non può vedermi e vivere". Yahweh disse: "Ecco un luogo vicino a me; tu starai sulla roccia. Quando la mia gloria passerà, ti metterò nella cavità della roccia e ti coprirò con la mia mano finché non sarò passato. Poi ritirerò la mia mano e mi vedrete da dietro; ma il mio volto non si vedrà".

(Capitolo 34) Yahweh disse a Mosè: "Taglia due tavole di pietra come le prime e io scriverò su di esse le parole che erano sulle prime tavole che hai spezzato. Domani preparati, sali al mattino sul monte Sinai e mettiti davanti a me sulla cima del monte. Che nessuno salga con te, che non si veda nessuno sul monte e che né pecore né buoi pascolino sul fianco di questo monte". Mosè tagliò due tavole di pietra come le prime e, alzatosi di buon'ora, salì sul monte Sinai, come gli aveva ordinato Yahweh, e prese in mano le due tavole di pietra.

Yahweh scese nella nube, si fermò con lui e invocò il nome di Yahweh. E Yahweh passò davanti a lui e gridò: "Yahweh! Yahweh! Dio misericordioso e compassionevole, lento all'ira, ricco di bontà e di fedeltà, che conserva la sua grazia per mille generazioni, che perdona l'iniquità, la ribellione e il peccato; ma non li lascia impuniti, facendo ricadere l'iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione!". Subito Mosè si prostrò a terra e adorò, 9dicendo: "Se ho trovato grazia al tuo cospetto, Signore, degnati di camminare in mezzo a noi, perché è un popolo dal collo rigido; perdona le nostre iniquità e i nostri peccati e prendici come tua eredità".

Yahweh disse: "Ecco, io faccio un patto: in presenza di tutto il vostro popolo farò meraviglie che non sono state fatte in nessun paese e in nessuna nazione; e tutti i popoli intorno a voi vedranno l'opera di Yahweh, perché terribili sono le cose che farò con voi.

Fate attenzione a ciò che vi ordino oggi. Ecco, io scaccerò davanti a voi l'Amorreo, il Cananeo, l'Ittita, il Perizzita, l'Hivita e il Gebuseo. Guardatevi dal fare alleanza con gli abitanti del paese contro cui state marciando, perché non diventino un'insidia in mezzo a voi. 13Ma rovescerete i loro altari, abbatterete le loro colonne e demolirete i loro Asherim. Non adorerete altri dèi, perché Yahweh si chiama Geloso, un Dio geloso. Non farete dunque alcun patto con gli abitanti del paese, per evitare che, quando si prostituiscono con i loro dèi e sacrificano a loro, vi invitino ad entrare e voi mangiate dei loro sacrifici; per evitare che prendiate le loro figlie per i vostri figli e che le loro figlie, prostituendosi con i loro dèi, inducano anche i vostri figli a prostituirsi con i loro dèi.

Non vi farete dei di metallo fuso.

Osserverete la festa dei pani azzimi: per sette giorni mangerete pane azzimo, come vi ho ordinato, al tempo stabilito nel mese di Abib, perché nel mese di Abib siete usciti dall'Egitto.

Ogni maschio primogenito delle vostre greggi, sia bue che pecora, è mio. Riscatterai il primogenito dell'asino con un agnello; se non lo riscatterai, gli spezzerai il collo. Riscatterai ogni primogenito dei tuoi figli e non si presenteranno davanti a me a mani vuote.

Lavorerete sei giorni, ma vi riposerete il settimo, anche nell'aratura e nella mietitura.

Celebrerete la Festa delle Settimane, del primo raccolto di grano, e la Festa della Mietitura alla fine dell'anno.

Tre volte all'anno tutti i maschi compariranno davanti al Signore Yahweh, Dio Israele. Perché io scaccerò le nazioni di fronte a te e allargherò i tuoi confini; e nessuno potrà desiderare la tua terra mentre tu salirai a presentarti davanti a Jahvé, tuo Dio, tre volte all'anno.

Non offrirete il sangue della mia vittima con pane lievitato e il sacrificio della festa di Pasqua non sarà conservato fino al mattino.

Porterai alla casa di Jahvè, tuo Dio, le primizie del tuo terreno.

Non farai bollire un capretto nel latte di sua madre.

Yahweh disse a Mosè: "Scrivi queste parole, perché secondo queste parole io faccio un'alleanza con te e con Israele".

Mosè rimase con Yahweh quaranta giorni e quaranta notti, senza mangiare pane né bere acqua. E Yahweh scrisse sulle tavole le parole dell'alleanza, le dieci parole.

Mosè scese dal monte Sinai; Mosè aveva in mano le due tavole della testimonianza quando scese dal monte; e Mosè non sapeva che la pelle del suo volto era diventata luminosa mentre parlava con Yahweh. Aronne e tutti i figli d'Israele videro Mosè, ed ecco che la pelle del suo volto brillava; ed ebbero paura di avvicinarsi a lui. Mosè li chiamò, Aronne e tutti i capi della comunità vennero da lui ed egli parlò loro. Allora tutti i figli d'Israele si avvicinarono ed egli diede loro tutti gli ordini che aveva ricevuto da Yahweh sul monte Sinai.

Quando Mosè ebbe finito di parlare loro, si coprì il volto con un velo. Quando Mosè si presentò davanti a Yahweh per parlare con lui, si tolse il velo finché non uscì; poi uscì e raccontò ai figli d'Israele ciò che gli era stato ordinato. 35E quando i figli d'Israele videro il volto di Mosè, videro che la pelle del volto di Mosè era radiosa; e Mosè si rimise il velo sul volto, finché non entrò a parlare con Yahweh.