EMR 54.7
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Ogni ubbidienza alla Legge è unione con Dio e perciò aumento della capacità nostra.
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 54.7
Ogni ubbidienza alla Legge è unione con Dio e perciò aumento della capacità nostra.
EMR 54.7
«Io vorrei chiedere una cosa…».
«Quale, Andrea?».
«Giovanni mi ha raccontato del miracolo fatto a Cana… Era in noi tanta speranza che Tu ne facessi uno a Cafarnao… e Tu hai detto che non facevi miracolo se prima non avevi adempito la Legge. Perché allora a Cana? E perché qui e non nella patria tua?».
«Ogni ubbidienza alla Legge è unione con Dio e perciò aumento della capacità nostra. Il miracolo è la prova dell’unione con Dio, della presenza benevola e consenziente di Dio. Per questo Io ho voluto fare il mio dovere di israelita prima di iniziare la serie dei prodigi».
«Ma Tu non eri tenuto alla Legge».
«Perché? Come Figlio di Dio, no. Ma come figlio della Legge, sì. Israele, per ora, non mi conosce che come tale… E, anche dopo, quasi tutto Israele mi conoscerà come tale, anzi come meno ancora. Ma Io non voglio dare scandalo a Israele e ubbidisco alla Legge».
«Sei santo».
«La santità non esclude dall’ubbidienza. Anzi la perfeziona. Vi è l’esempio da dare, oltre al resto. Che diresti di un padre, di un maggior fratello, di un maestro, di un sacerdote che non dessero buon esempio?».
«E Cana, allora?».
«Cana era la gioia di mia Madre da farsi. Cana è l’anticipo che si deve a mia Madre. Ella è l’Anticipatrice della Grazia. Qui do onore alla Città santa, facendo di essa, pubblicamente, l’iniziatrice del mio potere di Messia. Ma là, a Cana, Io davo onore alla Santa di Dio, alla Tutta Santa. Il mondo mi ha per Essa. È giusto che ad Essa vada il mio primo prodigio nel mondo».
EMR 54.8
Beati quelli che sono sinceri e tenaci nel volere. Voi benedetti. Più che parenti mi siete, perché mi siete figli e fratelli non secondo il sangue che muore ma secondo il volere di Dio e il vostro volere spirituale. Ora Io dico che non ho più stretto parente di colui che fa la volontà del Padre mio, e voi la fate perché volete il bene».
La visione ha termine così.
EMR 55.1-2
«La strada è lunga, la notte è buia, le pattuglie romane sono per la città. Io ti dico: se vuoi, resta con noi».
«Oh! Maestro!». Tommaso è felice.
«Fate posto, voi. E date tutti qualcosa al fratello». Di suo Gesù dà la porzione di formaggio che aveva davanti. Spiega a Tommaso: «Siamo poveri e la cena è quasi terminata. Ma c’è tanto cuore in chi dona». E a Giovanni, seduto al suo fianco, dice: «Cedi il posto all’amico».
Giovanni si alza subito e va a sedersi all’angolo della tavola, vicino al padrone di casa.
«Siedi, Tommaso. Mangia».
55.2 E poi a tutti: «Così sempre farete, amici, per legge di carità. Il pellegrino è già protetto dalla Legge di Dio. Ma ora, in mio nome, più ancora lo dovrete amare. Quando uno vi chiede un pane, un sorso d’acqua, un ricovero in nome di Dio, dovete darlo, nello stesso nome. E ne avrete da Dio ricompensa. Questo dovete fare con tutti. Anche coi nemici. E questa è la Legge nuova. Fino ad ora vi era detto: “Amate quelli che vi amano e odiate i nemici”. Io vi dico: “Amate anche coloro che vi odiano”. Oh! se sapeste come sarete amati da Dio se amerete come Io vi dico! Quando poi uno dice: “Io vi voglio esser compagno nel servire il Signore Iddio vero e seguire il suo Agnello”, allora più caro di un fratello di sangue vi deve essere, perché sarete uniti da un vincolo eterno, quello del Cristo».
«Ma se poi ne capita uno non sincero? Dire: “Io voglio fare questo e quello” è facile. Ma non sempre la parola risponde a verità», dice Pietro piuttosto irritato. Non so, non è del suo solito umore gioviale.
«Pietro, ascolta. Tu parli con buon senso e con giustizia. Ma, vedi, meglio è peccare di bontà e di fiducia che di diffidenza e durezza. Se beneficherai un indegno, che male te ne verrà? Nessuno. Ma anzi il premio di Dio sarà sempre attivo per te, mentre a lui andrà il demerito di aver tradito la tua fiducia».
«Nessun male? Eh! delle volte chi è indegno non si ferma all’ingratitudine, ma passa oltre e giunge anche a nuocere nella stima, nelle sostanze e nella vita stessa».
«Vero. Ma questo diminuirebbe il tuo merito? No. Anche se tutto il mondo credesse alle calunnie, anche se tu fossi ridotto più povero di Giobbe, anche se il crudele ti levasse la vita, che sarebbe mutato agli occhi di Dio? Nulla. Anzi, sì, un mutamento ci sarebbe. Ma in bene per te. Dio, ai meriti della bontà, unirebbe i meriti del martirio intellettuale, finanziario, fisico».
«Bene, bene! Sarà così». Pietro non parla più. Imbronciato, sta col capo appoggiato alla mano.
Gesù parla a Tommaso, poi dà una lezione sull'ospitalità.
EMR 55.2
Fino ad ora vi era detto: “Amate quelli che vi amano e odiate i nemici”. Io vi dico: “Amate anche coloro che vi odiano”. Oh! se sapeste come sarete amati da Dio se amerete come Io vi dico!
EMR 55.2
«Quando uno vi chiede un pane, un sorso d’acqua, un ricovero in nome di Dio, dovete darlo, nello stesso nome. E ne avrete da Dio ricompensa. Questo dovete fare con tutti. Anche coi nemici. E questa è la Legge nuova. Fino ad ora vi era detto: “Amate quelli che vi amano e odiate i nemici”. Io vi dico: “Amate anche coloro che vi odiano”. Oh! se sapeste come sarete amati da Dio se amerete come Io vi dico! Quando poi uno dice: “Io vi voglio esser compagno nel servire il Signore Iddio vero e seguire il suo Agnello”, allora più caro di un fratello di sangue vi deve essere, perché sarete uniti da un vincolo eterno, quello del Cristo».
«Ma se poi ne capita uno non sincero? Dire: “Io voglio fare questo e quello” è facile. Ma non sempre la parola risponde a verità», dice Pietro piuttosto irritato. Non so, non è del suo solito umore gioviale.
«Pietro, ascolta. Tu parli con buon senso e con giustizia. Ma, vedi, meglio è peccare di bontà e di fiducia che di diffidenza e durezza. Se beneficherai un indegno, che male te ne verrà? Nessuno. Ma anzi il premio di Dio sarà sempre attivo per te, mentre a lui andrà il demerito di aver tradito la tua fiducia».
«Nessun male? Eh! delle volte chi è indegno non si ferma all’ingratitudine, ma passa oltre e giunge anche a nuocere nella stima, nelle sostanze e nella vita stessa».
«Vero. Ma questo diminuirebbe il tuo merito? No. Anche se tutto il mondo credesse alle calunnie, anche se tu fossi ridotto più povero di Giobbe, anche se il crudele ti levasse la vita, che sarebbe mutato agli occhi di Dio? Nulla. Anzi, sì, un mutamento ci sarebbe. Ma in bene per te. Dio, ai meriti della bontà, unirebbe i meriti del martirio intellettuale, finanziario, fisico».
EMR 55.3
Un giorno ben più fonda mondezza Io darò… Un giorno i sepolcri sigillati erutteranno i morti veri, che appariranno per ridere, dalle loro occhiaie vuote, dalle mandibole scoperte, per il giubilo lontano, e pur sentito dagli scheletri, degli spiriti liberati dal Limbo d’attesa. Appariranno per ridere a questa liberazione e per fremere sapendo a che la devono…
EMR 55.4
«Vi prego tutti: non discutete mai sui meriti e sui posti. Avrei potuto nascere re. Sono nato povero, in una stalla. Avrei potuto esser ricco. Ho vissuto di lavoro e ora di carità. Eppure, credetelo amici, non c’è alcuno grande agli occhi di Dio più di Me. Di Me che sono qui: servo dell’uomo».
«Servo Tu? Non mai!».
«Perché, Pietro?».
«Perché io ti servirò».
«Anche tu mi servissi come una madre serve l’infante, Io sono venuto per servire l’uomo. Per lui sarò Salvatore. Che servizio pari a questo?».
«Oh!
EMR 56
Vicino al guado del Giordano, Maria vede Tommaso, Giuda di Alfeo e Simone lo Zelota. Sono tre giorni che aspettano Gesù in questo luogo e Giuda assicura loro che se suo cugino ha promesso di incontrarli qui, lo farà. Giuda parla del suo rapporto con Gesù, spiegando che è suo cugino, che era il preferito di Giuseppe e che è cresciuto molto vicino alla Vergine Maria. Anche l'uomo di Nazareth parla delle divisioni nella sua famiglia, ma ora vuole seguire Cristo. Il suo unico rammarico è che i padri possono essere nemici dei loro figli. Simone lo Zelota sospira a questa osservazione, ma Tommaso rivela che suo padre lo ha incoraggiato a seguire il Messia.
Gesù è finalmente arrivato. Giuda rivela allora la sua intenzione di seguire il Maestro e Cristo lo accoglie: gli conferma anche che è davvero lecito seguire il Signore, perché "non c'è nulla al di sopra di Dio".
Dopo essersi complimentato con Tommaso per la sua obbedienza e fedeltà, Gesù rivolge la sua attenzione a Simone lo Zelota. Gli chiede di seguirlo e i due parlano dei suoi parenti, di suo padre e della malattia che aveva sofferto. Il Maestro unisce allora Simone lo Zelota e Giuda, l'uno senza figli a causa della sua infermità, l'altro avendo perso il padre nella sequela del Signore. Per il momento, però, affidò a ciascuno di loro una missione. Tommaso doveva evangelizzare la Giudea. Giuda doveva evangelizzare Nazareth. Pietro, Giacomo, Giovanni, Andrea, Filippo e Bartolomeo tornarono alle loro barche, a Cafarnao e a Betsaida.
EMR 56.2
Uno dei sei mi ha detto, mentre il Maestro si allontanava fra le acclamazioni della folla dopo il miracolo di uno storpio mendicante, guarito alla porta dei Pesci: “Noi ora andiamo fuori Gerusalemme. Attendici a cinque miglia fra Gerico e Doco, alla curva del fiume, lungo la via alberata”. Questa. Ha detto anche: “Vi saremo fra tre giorni all’aurora”.
Tommaso parlò con Giuda e Simone e disse loro: