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Note del tema

Nuovo Testamento

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EMR 17.13

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

17.13 Io ho percorso a ritroso la via dei due peccatori. Ho ubbidito. In tutti i modi ho ubbidito. Dio m’aveva chiesto d’esser vergine. Ho ubbidito. Amata la verginità, che mi faceva pura come la prima delle donne prima di conoscere Satana, Dio mi chiese d’esser sposa. Ho ubbidito, riportando il matrimonio a quel grado di purezza che era nel pensiero di Dio quando aveva creato i due Primi. Convinta d’esser destinata alla solitudine nel matrimonio e allo sprezzo del prossimo per la mia sterilità santa, ora Dio mi chiedeva d’esser Madre. Ho ubbidito. Ho creduto che ciò fosse possibile e che quella parola venisse da Dio, perché la pace si diffondeva in me nell’udirla. Non ho pensato: “Me lo sono meritato”. Non mi son detta: “Ora il mondo mi ammirerà, perché sono simile a Dio creando la carne di Dio”. No. Mi sono annichilita nella umiltà.

Dettaglio

Maria descrive la disobbedienza di Adamo ed Eva. Poi dichiara:

EMR 18.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.1 Mi appare la casetta di Nazareth, e Maria è in essa. Maria giovinetta come quando l’Angelo di Dio le apparve. Il solo vedere mi fa l’anima piena del profumo verginale di quella dimora. Del profumo angelico che ancora permane nell’ambiente dove l’Angelo ha ventilato le sue ali d’oro. Del profumo divino che si è tutto concentrato su Maria per fare di Lei una Madre e che ora da Lei si effonde.

È sera, perché le ombre cominciano a invadere l’ambiente dove prima era scesa tanta luce di Cielo.

Maria, in ginocchio presso il suo lettuccio, prega con le braccia incrociate sul seno e col volto molto curvato verso terra. È ancora vestita come lo era al momento dell’Annuncio. Tutto è come allora. Il ramo fiorito nel suo vaso, le suppellettili nello stesso ordine. Soltanto la rocca e il fuso sono appoggiati in un angolo, col suo pennacchio di stame l’una, col suo lucido filo avvolto intorno l’altro.

Maria cessa di pregare e si alza, col volto acceso come da una fiamma. La bocca sorride ma il pianto fa lucido il suo occhio azzurro.

Dettaglio

Probabilmente è la sera dell'Annunciazione.

EMR 18.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.4 Parlano fra loro. Giuseppe racconta come ha passato la giornata. Parla dei suoi nipotini. Si interessa del lavoro di Maria e dei suoi fiori. Promette di portarle dei fiori tanto belli che il Centurione gli ha promessi. «Sono fiori che noi non abbiamo. Li hanno portati da Roma. Mi ha promesso le piantine. Ora, quando la luna è propizia, te li pianto. Hanno bei colori e un odore molto buono. Li ho visti l’estate scorsa, perché fioriscono d’estate. Ti profumeranno tutta la casa. Poi poterò le piante a luna buona. È tempo».

Maria sorride e ringrazia. Un silenzio. Giuseppe guarda la testa bionda di Maria curva sul suo ricamo. Uno sguardo di amore angelico. Certo, se un angelo amasse una donna d’amore di sposo, la guarderebbe così.

Dettaglio

Giuseppe andò incontro a Maria a casa sua, quando erano fidanzati e dovevano sposarsi. Maria aveva appena vissuto l'Annunciazione.

EMR 18.5-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Maria, come chi prenda una decisione, posa in grembo il ricamo e dice: «Giuseppe, anche io ho qualche cosa da dirti. Non ho mai nulla, perché tu sai come vivo ritirata. Ma oggi ho una notizia. Ho avuto notizia che la parente nostra Elisabetta, moglie di Zaccaria, sta per avere un figlio…».

Giuseppe sgrana gli occhi e dice: «A quell’età?».

«A quell’età», risponde sorridendo Maria. «Tutto può il Signore. Ed ora ha voluto dare questa gioia alla parente nostra».

«Come lo sai? È sicura la notizia?».

«È venuto un messaggero. Ed è uno che non può mentire. Vorrei andare da Elisabetta, per servirla e dirle che giubilo con lei. Se tu lo permetti…».

«Maria, tu sei la mia donna ed io il tuo servo. Tutto quanto fai è ben fatto. Quando vorresti partire?».

«Al più presto. Ma starò via dei mesi».

«Ed io conterò i giorni aspettandoti. Va’ tranquilla. Alla casa e al tuo orticello penserò io. Troverai i tuoi fiori belli come se tu li avessi curati. Soltanto… aspetta. Devo andare prima della Pasqua a Gerusalemme per acquistare degli oggetti per il mio lavoro. Se attendi qualche giorno ti accompagno sin là. Non oltre, perché devo tornare sollecito. Ma fin là possiamo andare insieme. Sono più quieto se non ti so sola per le strade. Al ritorno, me lo farai sapere, ti verrò incontro».

«Sei tanto buono, Giuseppe. Il Signore ti compensi con le sue benedizioni e tenga lontano da te il dolore. Lo prego sempre per questo».

18.6

I due casti sposi si sorridono angelicamente. Il silenzio si ristabilisce per qualche tempo.

Poi Giuseppe si alza. Si rimette il mantello, alza il cappuccio sul capo. Saluta Maria, che si è pure alzata, ed esce.

Maria lo guarda uscire, con un sospiro come di pena. Poi alza gli occhi al cielo. Prega certo. Chiude la porta con cura. Piega il ricamo. Va in cucina. Spegne o copre il fuoco. Guarda che tutto sia a posto. Prende il lume ed esce chiudendo la porta. Fa riparo con la mano alla fiammella che trema al vento freddino della notte. Entra nella sua stanza e prega ancora.

La visione cessa così.

Dettaglio

Maria annuncia a Giuseppe la maternità di Elisabetta.

EMR 18.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.7 Dice Maria:

«Figlia cara, quando, cessata l’estasi che mi aveva fatta piena di inesprimibile gioia, io tornai ai sensi della Terra, il primo pensiero che, pungente come spina di rose, mi punse il cuore fasciato nelle rose del Divino Amore, a me Sposo da qualche istante, fu il pensiero di Giuseppe.

Io l’amavo, ormai, questo mio santo e previdente custode. Da quando il volere di Dio, attraverso la parola del suo Sacerdote, mi aveva voluta sposata a Giuseppe, io avevo potuto conoscere ed apprezzare la santità di questo Giusto. Congiunta a lui, avevo sentito cessare il mio smarrimento d’orfana, né avevo più rimpianto il perduto asilo del Tempio. Egli era dolce come il padre perduto. Presso a lui mi sentivo sicura come presso il Sacerdote. Ogni titubanza era caduta, non solo caduta. Ma anche dimenticata, tanto si era allontanata dal mio cuore di vergine, perché avevo capito che non avevo da titubare, da temere di nulla rispetto a Giuseppe. Più sicura di un bambino nelle braccia della mamma, era la mia verginità affidata a Giuseppe.

EMR 18.8-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.8 Ora come dirgli che ero Madre? Cercavo le parole per dargli l’annuncio. Difficile ricerca. Ché non volevo lodarmi del dono di Dio, e non potevo in nessuna maniera giustificare la mia maternità senza dire: “Il Signore mi ha amata fra tutte le donne e di me, sua serva, ha fatto la sua Sposa”. Ingannarlo, celandogli il mio stato, non volevo neppure.

Ma, mentre pregavo, lo Spirito di cui ero piena mi aveva detto: “Taci. Affida a Me il compito di giustificarti presso lo sposo”. Quando? Come? Non l’avevo chiesto. Mi ero sempre affidata a Dio come un fiore si affida all’onda che lo porta. Mai l’Eterno mi aveva fatto rimanere senza il suo aiuto. La sua mano mi aveva sorretta, protetta, guidata fin qui. Lo avrebbe fatto anche ora.

18.9 Figlia mia, come è bella e confortevole la fede nel nostro eterno, buono Iddio! Ci raccoglie nelle sue braccia come una cuna, ci porta come una barca nel luminoso porto del Bene, ci scalda il cuore, ci consola, ci nutre, ci dà riposo e letizia, ci dà luce e guida. Tutto è la fiducia in Dio, e Dio tutto dà a chi ha fiducia in Lui. Dà Se stesso.

Quella sera portai la mia fiducia di creatura alla perfezione. Ora lo potevo fare, poiché Dio era in me. Prima avevo avuto la fiducia di povera creatura quale ero. Sempre un nulla, anche se la Tanto Amata da esser la Senza Macchia. Ma ora avevo la fiducia divina, perché Dio era mio: mio Sposo, mio Figlio! Oh! gioia! Esser Una con Dio. Non per mia gloria, ma per amarlo in un’unione totale, ma per potergli dire: “Tu, Tu solo che sei in me, opera con la tua divina perfezione in tutte le cose che io faccio”.

Se Egli non mi avesse detto: “Taci!”, avrei forse osato, col volto contro il suolo, dire a Giuseppe: “Lo Spirito mi ha penetrata ed in me è il Germe di Dio”; ed egli mi avrebbe creduto, perché mi stimava e perché, come tutti coloro che non mentono mai, non poteva credere che altri mentisse. Sì, pur di non addolorarlo in futuro, avrei vinto la ritrosia di darmi tal lode. Ma ubbidii al divino comando.

E per dei mesi, da quel momento, ho sentito la prima ferita insanguinarmi il cuore. Il primo dolore della mia sorte di Corredentrice. L’ho offerto e sofferto per riparare e per dare a voi una norma di vita in momenti analoghi di sofferenza per una necessità di silenzio, per un evento che vi pone in luce cattiva presso chi vi ama.

18.10 Date a Dio la tutela del vostro buon nome e dei vostri interessi affettivi. Meritate con una vita santa la tutela di Dio, e poi andate sicuri. Anche tutto il mondo vi fosse contro, Egli vi difenderà presso chi vi ama e farà emergere la verità.

Riposa ora, figlia. E sii sempre più figlia mia».

Dettaglio

Maria ha vissuto l'Annunciazione e parla di San Giuseppe.

EMR 19.1-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

19.1 Assisto alla partenza per andare da S. Elisabetta.

Giuseppe è venuto a prendere Maria con due ciuchini grigi: uno per sé, uno per Maria. Le due bestiole hanno la sella abituale, ma una è aumentata da un bizzarro arnese, che poi comprendo essere fatto per portare il carico: una specie di portabagagli sul quale Giuseppe assicura un piccolo cofano di legno — un bauletto, diremmo ora — che ha portato a Maria per riporvi i suoi indumenti senza che l’acqua possa bagnarli.

Sento Maria che ringrazia molto Giuseppe per questo dono previdente, nel quale sistema quanto leva da un fagotto che aveva prima preparato.

19.2 Chiudono la porta di casa e si mettono in cammino. È lo spuntare del giorno, perché vedo l’aurora rosare appena ad oriente. Nazareth dorme ancora. I due mattinieri viaggiatori incontrano unicamente un mandriano, che spinge avanti le sue pecorelle trotterellanti l’una contro l’altra, incastrate l’una fra le altre come tanti cunei, e belanti. Gli agnellini belano più di tutti con voce acuta e sottile, e vorrebbero cercare, anche camminando, la poppa materna. Ma le madri si affrettano al pascolo e li invitano a trottare loro pure col loro belato più forte.

Maria guarda e sorride e, posto che si è fermata per lasciar passare la mandra, si curva sulla sua sella e carezza le miti bestiole, che passano rasente al ciuchino. Quando giunge il pastore con un agnellino appena nato fra le braccia e si ferma a salutare, Maria ride carezzando sul musetto roseo l’agnellino belante disperatamente, e dice: «Cerca la mamma. Eccola la mamma. Non ti lascia, no, piccolino». Infatti la pecora madre si strofina al pastore e si alza in piedi per leccare sul musetto il suo nato.

La mandra passa con rumore di acqua sulle fronde, e lascia dietro a sé la polvere sollevata dagli zoccoletti in corsa e tutto un ricamo di pedate sulla terra della via.

Giuseppe e Maria riprendono il cammino. Giuseppe ha il suo mantellone, Maria è avvolta in una specie di scialle a righe, perché la mattina è molto fresca.

Ormai sono in campagna e vanno l’una vicino all’altro. Parlano raramente. Giuseppe pensa ai suoi affari e Maria segue i suoi pensieri e, raccolta come è in essi, sorride ad essi e sorride alle cose quando, uscendo dalla sua concentrazione, gira lo sguardo su quanto la circonda. Di tanto in tanto guarda Giuseppe, e un velo di serietà mesta le oscura il viso; poi le torna il sorriso anche nel guardare questo suo sposo previdente, che poco parla, ma che se parla è per chiederle se è comoda e se non ha bisogno di nulla.

19.3 Ora le strade si sono popolate di altre persone, specie nelle vicinanze di qualche paese o dentro allo stesso. Ma i due non fanno molto caso alle persone che incontrano. Vanno sui loro ciuchini trotterellanti in un gran suonare di bubboli, e si

fermano solo una volta, all’ombra di un boschetto, per mangiare un poco di pane e ulive e bere ad una fonte che scende da una grotticella, e un’altra per ripararsi da un acquazzone violento che si abbatte all’improvviso fuori da un nuvolone scuro scuro.

Si sono messi al riparo del monte, contro una sporgenza del masso che li copre dal più forte dell’acqua. Ma Giuseppe vuole assolutamente che Maria si metta il suo mantellone di lana impermeabile, sul quale l’acqua scivola via senza bagnare, e Maria deve cedere alla premurosa insistenza dello sposo che, per rassicurarla sulla sua propria immunità, si mette sulla testa e sulle spalle una piccola coperta bigia, che era sulla sella. La coperta del ciuchino, probabilmente. Ora Maria pare un fraticello, col cappuccio che le incornicia il volto e il mantello marrone che le si chiude alla gola e la copre tutta.

L’acquazzone rallenta, ma si muta in pioggia noiosa e fina. I due riprendono ad andare per la strada già tutta fangosa. Ma è primavera, e dopo qualche tempo torna il sole a fare più comodo il cammino. I due ciuchini zampettano più volentieri sulla via.

Non vedo altro, perché la visione cessa qui.

Annotazione

Luca 1, 39: In quel giorno, Maria si mise in viaggio e si affrettò a raggiungere una città della Giudea, nella regione collinare.

EMR 19.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ormai sono in campagna e vanno l’una vicino all’altro. Parlano raramente. Giuseppe pensa ai suoi affari e Maria segue i suoi pensieri e, raccolta come è in essi, sorride ad essi e sorride alle cose quando, uscendo dalla sua concentrazione, gira lo sguardo su quanto la circonda. Di tanto in tanto guarda Giuseppe, e un velo di serietà mesta le oscura il viso; poi le torna il sorriso anche nel guardare questo suo sposo previdente, che poco parla, ma che se parla è per chiederle se è comoda e se non ha bisogno di nulla.

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Giuseppe e Maria partono per Gerusalemme. Giuseppe non sapeva che Maria fosse madre.

EMR 20.3-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

20.3 E anche ora che la visione mi si sospende, come ieri, resto con la Mamma presso a me, visibile alla mia interna vista così nitidamente che le posso descrivere il rosato tenue della guancia, così poco paffuta ma dolcemente morbida, il rosso vivo della piccola bocca e lo splendere dolce degli occhi azzurrini fra il biondo scuro delle ciglia.

Le posso dire come i capelli, bipartiti sul sommo del capo, scendano morbidi con tre ondulazioni per parte sino a coprire a metà le piccole orecchie rosate, e scompaiano col loro oro pallido e lucente dietro al velo che le copre il capo (poiché la vedo col manto sul capo, vestita della sua veste di seta paradisiaca e col suo manto, sottile come velo e pure opaco, della stessa stoffa della veste).

Le posso dire che la veste è come stretta al collo da una guaina, nella quale scorre un cordone i cui capi si annodano sul davanti alla radice del collo, come la veste è raccolta alla vita da un più grosso cordone, sempre di seta bianca, che scende con due nappe lungo il fianco.

Le posso persino dire che la veste, stretta come è al collo e alla vita, le fa sul petto sette pieghe rotonde e molli, unico ornamento del suo castissimo abito.

Le posso dire la castità che emana da tutto l’aspetto di Maria, dalle sue forme così delicate e armoniose, che la fanno tanto angelicamente donna.

20.4 E più la guardo e più soffro pensando a quanto l’hanno fatta soffrire, e mi chiedo come hanno potuto non avere pietà di Lei, così mite e gentile, così delicata nell’aspetto anche fisico. La guardo e risento tutte le urla del Calvario anche contro di Lei, tutti gli scherni e i lazzi. Tutte le maledizioni a Lei per esser la Madre del Condannato. La vedo bella e tranquilla, ora. Ma il suo aspetto attuale non mi annulla il ricordo del suo tragico viso di quelle ore di agonia e quello del suo volto desolato nella casa di Gerusalemme, dopo la morte di Gesù. E vorrei poterla carezzare e baciare sulla guancia così delicatamente rosea e morbida, per levare col mio bacio quel ricordo di pianto, che certo è in Lei come è in me.

20.5 Non può credere che pace mi dà l’averla vicina. Penso che morire vedendola sia dolce come e più della più dolce ora di vita. In questo tempo che non la vedevo così, tutta per me, ho sofferto della sua assenza come per quella di una mamma. Ora risento l’ineffabile gioia che mi fu compagna nel dicembre e nei primi tempi di gennaio. E sono felice. Felice, nonostante che l’aver visto lo strazio della Passione getti su ogni mia felicità un velo di dolore.

È difficile dire e far capire quello che provo e quello che è avvenuto dall’11 febbraio, dalla sera che ho visto soffrire Gesù nella sua Passione. È stata una vista che mi ha mutata radicalmente. Morissi ora o fra cent’anni, quella visione rimarrà sempre uguale di intensità e di effetti. Prima pensavo ai dolori di Cristo. Ora li vivo, perché mi basta una parola, un’occhiata su un’immagine, per risoffrire quanto ho sofferto quella sera e inorridire di quei supplizi e angosciarmi di quel desolato suo patire, e anche se nulla lo ricorda, il ricordo spasima in me.

Maria comincia a parlare e taccio io.

Dettaglio

Descrizione fisica di Maria con il suo corpo glorificato. Commenti di Maria sulla sua bellezza e su ciò che la Pienezza della Grazia ha vissuto sul Calvario.

EMR 20.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

20.4 E più la guardo e più soffro pensando a quanto l’hanno fatta soffrire, e mi chiedo come hanno potuto non avere pietà di Lei, così mite e gentile, così delicata nell’aspetto anche fisico. La guardo e risento tutte le urla del Calvario anche contro di Lei, tutti gli scherni e i lazzi. Tutte le maledizioni a Lei per esser la Madre del Condannato. La vedo bella e tranquilla, ora. Ma il suo aspetto attuale non mi annulla il ricordo del suo tragico viso di quelle ore di agonia e quello del suo volto desolato nella casa di Gerusalemme, dopo la morte di Gesù. E vorrei poterla carezzare e baciare sulla guancia così delicatamente rosea e morbida, per levare col mio bacio quel ricordo di pianto, che certo è in Lei come è in me.

Dettaglio

Maria vede Maria come è in cielo e dice: