38.3 Sotto le piante Gesù giuoca con due bambini su per giù della stessa età. Sono ricciuti, ma non biondi. Uno, anzi, è proprio bruno: una testolina da agnellino nero che fa apparire ancor più bianca la pelle del visetto rotondo, nel quale sono aperti due occhioni di un azzurro tendente al violaceo, bellissimi. L’altro è meno riccio e di un color castano scuro, ha occhi castani e colorito più bruno, ma con sfumatura rosea alle guance. Gesù, con la sua testolina bionda fra i due più scuri, pare già annimbato di fulgore. Giuocano di buon accordo con dei piccoli carrettini, sui quali sono… mercanzie diverse: foglie, sassolini, trucioli, legnetti. Fanno ai mercanti certo, e Gesù è quello che compera per la Mamma, alla quale porta ora un oggetto, ora un altro. Maria accetta con un sorriso gli acquisti.
Ma poi il giuoco cambia. Uno dei due fanciulli propone: «Facciamo l’esodo attraverso l’Egitto. Gesù sarà Mosè, io Aronne, tu… Maria».
«Ma io sono un maschio!».
«Non importa! Fa lo stesso. Tu sei Maria e ballerai davanti al vitello d’oro, che sarà quell’alveare là».
«Io non ballo. Sono un uomo e non voglio esser una donna. Sono un fedele e non voglio ballare davanti all’idolo».
Gesù interviene: «Non facciamo questo punto. Facciamo l’altro: quando Giosuè viene eletto successore di Mosè. Così non c’è quel brutto peccato di idolatria e Giuda è contento di esser uomo e mio successore. Non è vero che sei contento?».
«Sì, Gesù. Ma allora Tu devi morire, perché Mosè muore, dopo. Io non voglio che Tu muoia, Tu che mi vuoi sempre tanto bene».
«Tutti si muore… Ma Io prima di morire benedirò Israele, e siccome qui non ci siete che voi, benedirò in voi tutto Israele».
Viene accettato. Ma poi sorge una questione. Se il popolo d’Israele, dopo tanto andare, aveva ancora i carri che aveva nell’uscire dall’Egitto. Le idee sono contrastanti.
Si ricorre a Maria. «Mamma, Io dico che gli israeliti avevano ancora i carri. Giacomo dice di no. Giuda non sa a chi dare ragione. Tu sai?».
«Sì, Figlio. Il popolo nomade aveva ancora i suoi carri. Nelle soste se li riparava. Su essi salivano i più deboli e venivano caricate quelle derrate o quelle cose che erano necessarie a tanto popolo. Meno l’Arca, portata a mano, ogni altra cosa era sui carri». La questione è risoluta.
38.4 I bambini vanno in fondo all’orto e da là, salmodiando, vengono verso la casa. Gesù è davanti e canta con la sua vocina d’argento dei salmi. Dietro a Lui vengono Giuda e Giacomo sorreggenti una carriolina che è elevata al rango di Tabernacolo. Ma, dato che devono fare anche la parte di popolo, oltre che di Aronne e Giosuè, si sono legati, con le cinture disciolte, gli altri carri in miniatura al piede e avanzano così, seri come fossero dei veri attori.
Percorrono tutta la pergola, passano davanti alla porta della stanza dove è Maria, e Gesù dice: «Mamma, saluta l’Arca che passa». Maria si alza con un sorriso e si inchina al Figlio, che passa raggiante in un nimbo di sole.
Poi Gesù si inerpica sul lato del monte che limita la casa, anzi il giardino; al disopra della grotticella si pone ritto e parla a… Israele. Dice gli ordini e le promesse di Dio, indica Giosuè come condottiero, lo chiama a Sé, e Giuda sale a sua volta sul balzo. Lo rincuora e benedice. Poi si fa dare una… tavoletta (è la larga foglia di un fico) e scrive il cantico e lo legge. Non tutto, ma buona parte, e pare proprio lo legga sulla foglia. Poi congeda Giosuè, che lo abbraccia piangendo, e sale più su, proprio sullo scrimolo del balzo. E là benedice tutto Israele, ossia i due prostrati fino a terra, e poi si sdraia sull’erbetta corta, chiude gli occhi e… muore.
38.5 Maria, che è rimasta sulla porta sorridendo, quando lo vede rimanere steso e rigido grida: «Gesù, Gesù! Alzati! Non stare così! La tua Mamma non vuole vederti morto!».
Gesù si alza con un sorriso e corre a Lei e la bacia. Vengono anche Giacomo e Giuda. Anche loro hanno carezze da Maria.
«Come può Gesù ricordare quel cantico tanto lungo e difficile e tutte quelle benedizioni?», chiede Giacomo.
Maria sorride e risponde semplicemente: «Ha memoria molto buona e sta molto attento quando io leggo».
«Io, alla scuola, sto attento. Ma poi mi viene sonno con tutto quel lamentio… Non imparerò mai, allora?».
«Imparerai, sta’ quieto».