EMR 71.4
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Tu che hai sofferto puoi avere più indulgenza. Il dolore è maestro di tante cose.
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 71.4
Tu che hai sofferto puoi avere più indulgenza. Il dolore è maestro di tante cose.
EMR 72.5-6
«Vedi, Giuda. Io vengo da una casta che è perseguitata per… per avere male capito cosa e come deve essere il Messia. Sì. Se noi lo avessimo atteso con giusta visione del suo essere, non avremmo potuto cadere in errori che sono bestemmia alla Verità e ribellione alla legge di Roma, per cui e da Dio e da Roma fummo puniti. Abbiamo voluto nel Cristo vedere un conquistatore e un liberatore d’Israele, un Maccabeo novello[2], e più grande del grande Giuda… Questo solo. E perché? Perché, più degli interessi di Dio, abbiamo curato gli interessi nostri: della patria e dei cittadini. Oh! santo anche l’interesse della patria. Ma che è davanti al Cielo eterno? Quanto — nelle lunghe ore di persecuzione prima e di segregazione poi, quando fuggiasco mi nascondevo nelle tane delle bestie selvatiche, condividendo con esse letto e cibo, per sfuggire alla forza romana e soprattutto alle delazioni dei falsi amici; oppure quando, attendendo la morte, già gustavo l’odore del sepolcro nella mia spelonca di lebbroso — ho pensato e ho visto: ho visto la figura vera del Messia… la tua, Maestro umile e buono, la tua, Maestro e Re dello spirito, la tua, o Cristo, Figlio del Padre che al Padre conduci, e non alle regge di polvere, non alle deità di fango. Tu… oh! mi è facile seguirti… Perché, perdona il mio ardire che si proclama giusto, perché ti vedo come ti ho pensato, ti riconosco, subito ti ho riconosciuto. Sì, non è stato un conoscimento di Te, ma un riconoscere Uno che già l’anima aveva conosciuto…».
«Per questo ti ho chiamato… e per questo ti porto con Me, ora, in questo mio primo viaggio in Giudea. 72.6 Voglio che tu completi il riconoscimento… e voglio che anche questi, che l’età fa meno capaci di giungere al vero per meditazione severa, sappiano come il loro Maestro è giunto a quest’ora… Capirete poi.»
Simone lo Zelota parla a Giuda.
Primo libro dei Maccabei, 3, 1-26 :
1 M 3, 1-26 : Dopo la morte di Mattia, al suo posto sorse il figlio Giuda, chiamato Maccabeo. Tutti i suoi fratelli e tutti i seguaci del padre vennero in suo aiuto e combatterono volentieri per Israele.
Giuda accrebbe la gloriosa reputazione del suo popolo. Vestito della sua armatura come un eroe e armato delle sue armi da guerra, combatteva le battaglie, proteggendo l'accampamento con la sua spada. Come un leone in azione, come un cucciolo che ruggisce verso la preda, dava la caccia agli uomini infedeli alla Legge, inseguendoli e consegnando al fuoco coloro che turbavano il suo popolo.
Grazie al timore che incuteva, gli uomini infedeli alla Legge venivano abbattuti e tutti i malfattori erano presi dal panico. Attraverso la sua mano arrivò la salvezza. Egli rese amara la vita di molti re e Giacobbe si rallegrò delle sue azioni. La sua memoria è benedetta per sempre.
Attraversò le città di Giuda e spazzò via gli empi. Allontanò l'ira che gravava su Israele. Il suo nome fu udito fino alle estremità della terra ed egli radunò coloro che stavano per morire.
Allora Apollonio radunò i pagani e un grande esercito dalla Samaria per combattere Israele. Giuda ne fu informato. Gli andò incontro, lo picchiò e lo uccise. Le vittime furono molte e i sopravvissuti fuggirono. Il bottino fu raccolto e Giuda prese la spada di Apollonio per usarla ogni giorno in battaglia.
Seronio, comandante dell'esercito siriano, venne a sapere che Giuda aveva riunito intorno a sé un gruppo, un'assemblea di fedeli, per marciare in battaglia. Disse a se stesso: "Mi farò un nome e porterò gloria a me stesso nel regno. Combatterò Giuda e i suoi compagni, che disprezzano gli ordini del re". Così partì a sua volta, accompagnato da un folto gruppo di empi, per vendicarsi dei figli di Israele.
Mentre si avvicinava alla salita di Bethoron, Giuda gli uscì incontro con un manipolo di uomini. Quando i suoi uomini videro il drappello che veniva verso di loro, dissero a Giuda: "Come possono pochi di noi combattere contro una folla così grande e forte? Per di più, siamo esausti, perché oggi non abbiamo mangiato nulla!". Giuda rispose: "È facile che i molti cadano nelle mani dei pochi. Al cielo non importa se la salvezza si ottiene con molti uomini o con pochi. La vittoria in battaglia non dipende dalla grandezza dell'esercito: la forza viene dal Cielo.
Vengono da noi pieni di orgoglio e di disprezzo per la Legge, per distruggere noi, le nostre mogli e i nostri figli, e spogliarci dei nostri beni. Noi stiamo combattendo per le nostre vite e per le nostre leggi. Il Cielo stesso li schiaccerà davanti a noi. Non temeteli, dunque!
Con queste parole, si precipitò su di loro inaspettatamente. Serona e la sua truppa furono schiacciati davanti a lui. Furono inseguiti per tutta la discesa da Bethorone alla pianura. Circa ottocento uomini caddero; gli altri fuggirono nel paese dei Filistei. Giuda e i suoi fratelli cominciarono a incutere timore e il panico si impadronì delle nazioni pagane intorno a loro. Il nome di Giuda giunse alle orecchie del re e tutti i pagani commentarono le sue azioni di guerra.
EMR 73.2-8
73.2 Sono giunti al sepolcro, antico ma ben conservato, bene imbiancato. Gesù si ferma a bere ad un rustico pozzo lì vicino.
Gli offre l’acqua una donna venuta ad attingere. Gesù l’interroga: «Sei di Betlemme?».
«Lo sono. Ma ora in tempo di raccolti sto col marito in questa campagna, a curare gli orti ed i frutteti. E Tu sei galileo?».
«Sono nato a Betlemme, ma sto a Nazaret di Galilea».
«Perseguitato anche Tu?».
«La famiglia. Ma perché dici “anche Tu”? Fra i betlemmiti vi sono molti perseguitati?».
«E non lo sai? Quanti anni hai?».
«Trenta».
«Allora sei nato proprio quando… oh! che sventura! Ma perché nacque qui Colui?».
«Chi?».
«Ma quello che si diceva il Salvatore. Maledizione agli stolti che ubbriachi di sicera videro nelle nubi degli angeli, udirono nei belati e nei ragli delle voci di Cielo, e nelle nebbie dell’ebbrezza scambiarono tre miserabili per i più santi della Terra. Maledizione a loro! E a chi in loro credette».
«Ma non mi spieghi, con tutto il tuo maledire, che avvenne. Perché maledici?».
«Perché… Ma senti, dove vuoi andare?».
«A Betlemme coi miei amici. Ho interessi là. Devo salutare vecchi amici e portare loro il saluto della Madre mia. Ma prima vorrei sapere tante cose, perché manchiamo, noi della famiglia, da molti anni. Lasciammo la città che ero di pochi mesi».
«Prima della sventura, allora.
73.3
Senti, se non ti schifa la casa di un contadino, vieni a dividere con noi il pane e il sale. Tu e i tuoi compagni. Parleremo durante la cena e vi darò alloggio sino al mattino. Ho piccola casa. Ma sopra la stalla vi è molto fieno ammucchiato. La notte è calda e serena. Se credi, puoi dormire».
«Il Signore d’Israele compensi la tua ospitalità. Verrò con gioia nella tua casa».
«Il pellegrino porta seco benedizione. Andiamo. Devo però versare ancora sei anfore sulle verdure da poco nate».
«E Io ti aiuterò».
«No. Tu sei un signore. Lo dice il tuo modo di fare».
«Sono un operaio, donna. E costui è pescatore. Questi, giudei, sono di censo e d’impiego. Non Io». E prende un’anfora adagiata sul suo pancione presso il bassissimo muretto del pozzo, la lega e la cala.
Giovanni lo aiuta. Anche gli altri non vogliono esser da meno. Dicono alla donna: «Dove è l’ortaglia? Mostrala a noi. Vi porteremo le giare».
«Dio vi benedica! Ho le reni spezzate dalla fatica. Venite…».
E mentre Gesù estrae la sua brocca, i tre scompaiono giù per un viottolo… poi tornano con le due brocche vuote, le empiono, tornano via. E così fanno non per tre, ma per ben dieci volte. E Giuda ride dicendo: «Si sta sgolando a benedirci. Le diamo tant’acqua all’insalata che per almeno due giorni la terra sarà umida e la donna non si spezzerà le reni». Quando torna per l’ultima volta, dice: «Maestro, però credo che siamo caduti male».
«Perché, Giuda?».
«Perché ce l’ha col Messia. Le ho detto: “Non bestemmiare. Non sai che è la più grande grazia per il popolo di Dio il Messia? Geovà[1] lo ha promesso a Giacobbe e da lui a tutti i profeti e giusti d’Israele. E tu lo odii?”. Mi ha risposto: “Non Lui. Ma quello che dissero ‘Messia’ dei pastori ubbriachi e dei maledetti indovini d’Oriente”. E siccome quello sei Tu…».
«Non importa. So d’essere posto a prova e contraddizione di molti. Le hai detto che sono Io?».
«No. Non sono stolto. Ho voluto salvare le tue e le nostre spalle».
«Facesti bene. Non per le spalle. Ma perché desidero manifestarmi quando lo giudico giusto. Andiamo».
Giuda lo guida sino all’ortaglia.
73.4
La donna versa le ultime tre brocche e poi li conduce verso una rustica costruzione in mezzo al frutteto. «Entrate», dice. «Mio marito è già in casa».
Si affacciano ad una bassa e affumicata cucina. «La pace sia a questa casa», saluta Gesù.
«Chiunque Tu sia, la benedizione a Te e ai tuoi. Entra», risponde l’uomo. E prima porta un catino con dell’acqua perché i quattro si rinfreschino e si mondino. Poi entrano tutti e si siedono ad una rozza tavola.
«Io vi ringrazio per la mia donna. Mi ha detto. Non avevo mai avvicinato galilei e mi era stato detto che erano rozzi e rissosi. Ma voi siete stati gentili e buoni. Già stanchi… e lavorare tanto. Venite da lontano?».
«Da Gerusalemme. Questi sono giudei. Io e quest’altro siamo di Galilea. Ma credi, uomo, il buono e il cattivo è ovunque».
«È vero. Io, per primo incontro con i galilei, trovo il buono. Donna, porta il cibo. Non ho che pane, verdure, ulive e formaggio. Sono contadino».
«Non sono un signore neppure Io. Legnaiuolo sono».
«Tu? Con questi modi?».
La donna interviene: «L’ospite è di Betlem, ti ho detto, e se sono, i suoi, perseguitati, saranno stati forse ricchi e istruiti come lo erano Giosoè di Ur, Mattia di Isacco, Levi di Abramo… poveri infelici!…».
«Non sei stata interrogata. Perdonala. Le donne sono più ciarliere di passere a sera».
«Erano famiglie betlemmite?».
«Come? Non lo sai chi erano, se sei di Betlemme?».
«Siamo fuggiti che Io avevo pochi mesi…».
La donna, che proprio deve esser ciarliera, torna a parlare: «È andato via prima del massacro».
«Eh! lo vedo. Altrimenti non ci sarebbe più al mondo. Non vi sei più tornato?».
«No».
73.5
«Che gran sventura! Pochi troverai di quelli che, mi ha detto Sara, Tu vuoi conoscere e salutare. Molti uccisi, molti fuggiti, molti… mah! dispersi, né si è mai saputo se morirono nel deserto o se furono spenti in carcere per punirli della loro ribellione. Ma fu ribellione? E chi sarebbe stato inerte lasciando sgozzare tanti innocenti? No, che giusto non è che sia ancor vivo Levi e Elia mentre tanti innocenti sono morti!».
«Chi sono i due, e che fecero?».
«Ma… almeno dell’eccidio saprai. L’eccidio d’Erode… Più di mille pargoli[2] in città, un altro migliaio quasi nelle campagne. E tutti, anzi, quasi tutti maschi, perché nella furia, nel buio, nella mischia, i feroci presero, strapparono dalle cune, dai letti materni, dalle case assalite, anche delle bambinelle e le trafissero come gazzelline poppanti prese di mira da un arciere. Ebbene, tutto questo perché? Perché un gruppo di pastori, che per vincere il gelo notturno certo avevano bevuto sicera a gran sorsi, furono presi da delirio e dissero di aver visto angeli, udito canzoni, avuto indicazioni… e dissero a noi di Betlemme: “Venite. Adorate. Il Messia è nato”. Pensa: il Messia in una spelonca! In verità devo dire che ebbri fummo tutti, anche io, allora adolescente, anche la moglie, di allora pochi anni… perché credemmo tutti, e in una povera donna galilea volemmo vedere la Vergine partoriente di cui parlarono i Profeti. Ma se era con un rozzo galileo! Il marito certo. Se era moglie, come poteva esser la “Vergine”? Insomma, credemmo. Doni, adorazioni… case aperte per ospitarli… Oh! l’avevano saputa far bene la parte! Povera Anna! Ci ha rimesso i beni e la vita, e anche i figli di sua figlia, la prima, l’unica che si è salvata perché sposata con un mercante di Gerusalemme, persero i beni, perché la casa fu arsa e tutto il podere segato per ordine d’Erode. Ora è un campo incolto su cui pascolano gli armenti».
«Tutta colpa dei pastori?».
«No, anche di tre stregoni venuti dai regni di Satana. Forse erano compari dei tre… E noi, stolti, ce ne tenevamo per tanto onore! Quel povero archisinagogo! Lo uccidemmo per aver giurato che le profezie mettevano suggello di verità alle parole dei pastori e dei maghi…».
«Tutta colpa dei pastori e dei maghi, dunque?».
«No, galileo. Anche nostra. Della nostra credulità. Lo si aspettava da tanto il Messia! Secoli di attesa. Molte delusioni negli ultimi tempi per i falsi Messia. Uno era galileo, come Te, un altro aveva nome Teoda. Bugiardi! Messia loro! Non erano che avidi avventurieri in caccia di fortuna! Doveva farci sveglia la lezione. Invece…».
73.6
«E allora perché maledite, tutti, i pastori e i maghi? Se vi giudicate stolti voi pure, allora dovreste maledire voi pure. Ma la maledizione non è permessa dal precetto d’amore. Maledizione attira maledizione. Avete voi la sicurezza che siete nel giusto? Non potrebbe esser vero che i pastori e i maghi avessero detto il vero, loro rivelato da Dio? Perché voler credere che fossero mentitori?».
«Perché gli anni della profezia non erano compiuti. Dopo ci pensammo… dopo che il sangue, che fece rosse le vasche e i rii, ci aperse gli occhi del pensiero».
«E non avrebbe potuto l’Altissimo, per eccesso d’amore verso il suo popolo, anticipare la venuta del Salvatore? Su che basarono i maghi la loro asserzione? Mi hai detto che venivano da Oriente…».
«Dai loro calcoli su una nuova stella».
«E non è detto[3]: “Una stella nascerà da Giacobbe e una verga si alzerà da Israele”? E Giacobbe non è il grande patriarca e non ebbe sosta in questa terra di Betlem a lui cara come pupilla del suo occhio, perché ivi morì la sua diletta Rachele? E ancor non è detto da bocca profetica: “Un germoglio spunterà dalla radice di Jesse e un fiore verrà da questa radice”? Isai, padre di Davide, qui nacque. Il germoglio sulla stirpe, segata alla radice da usurpazione di tiranni, non è la “Vergine” che partorirà il Figliolo, non avuto da uomo, ché allora non più vergine sarebbe, ma da volere divino, onde Egli sarà “l’Emmanuele” perché Figlio di Dio, sarà Dio e porterà perciò Dio fra il popolo di Dio come il suo nome dice? E non sarà annunciato, dice la profezia, ai popoli delle tenebre, ossia ai pagani “da una gran luce”? E la stella vista dai maghi non potrebbe esser la stella di Giacobbe, la grande luce delle due profezie di Balaam e di Isaia? E lo stesso eccidio compiuto da Erode non rientra nelle profezie? “Un grido s’è sentito nell’alto… È Rachele che piange i suoi figli”. Era segnato che lacrime gemessero le ossa di Rachele nel suo sepolcro di Efrata quando, per il Salvatore, sarebbe venuta la ricompensa al popolo santo. Lacrime per poi mutarsi in celeste riso, come l’arcobaleno che è fatto delle ultime gocce del temporale, ma dice: “Ecco, il sereno è concesso”».
«Sei molto dotto. Sei rabbi?».
«Lo sono».
«E io lo sento. Vi è luce e vero nelle tue parole. Ma però… oh! troppe ferite sanguinano ancora in questa terra di Betlem per il vero o falso Messia… Non consiglierei lo Stesso a venire mai qui. La terra lo respingerebbe come si respinge un figliastro per causa del quale morirono i figli veri. Ma già… se era Lui… è morto con gli altri sgozzati».
73.7
«Dove abita ora Levi, e dove Elia?».
«Li conosci?». L’uomo è in sospetto.
«Non li conosco. Il loro viso m’è ignoto. Ma sono infelici, ed Io ho sempre pietà degli infelici. Voglio andare a trovarli».
«Umh! sarai il primo dopo quasi sei lustri. Sono ancora pastori e servono un ricco erodiano di Gerusalemme che si è appropriato di molti beni degli uccisi… C’è sempre chi guadagna! Li troverai coi greggi verso le alture che vanno a Ebron. Ma, un consiglio. Non ti far vedere a parlare con essi dai betlemmiti. Ne avresti danno. Li sopportiamo perché… perché c’è l’erodiano. Se no…».
«Oh! l’odio! Perché odiare?».
«Perché è giusto. Ci hanno fatto del male».
«Hanno creduto fare bene».
«Ma fecero male. E male si abbiano. Dovevamo ucciderli come fecero uccidere con la loro stoltezza. Ma eravamo inebetiti e dopo… c’era l’erodiano».
«Se non c’era lui, allora, anche dopo il primo, ancor compatibile sussulto di vendetta, avreste ucciso?».
«Anche ora uccideremmo se non avessimo paura del padrone loro».
«Uomo, Io ti dico: non odiare. Non desiderare il male. Non desiderare di fare il male. Qui non vi è colpa. Ma anche vi fosse, perdona. In nome di Dio perdona. Dillo agli altri betlemmiti. Quando cadrà l’odio dai vostri cuori verrà il Messia; lo conoscerete, allora, perché Egli è vivente, Egli era già quando la strage avvenne. Io ve lo dico. Non per colpa dei pastori e dei maghi, ma per colpa di Satana avvenne la strage. Il Messia vi è nato qui, è venuto a portare la Luce alla terra dei suoi padri. Figlio di Madre vergine della stirpe di Davide, nelle rovine della casa di Davide aperse al mondo il fiume delle grazie eterne, aperse la Vita all’uomo…».
«Via, via! esci di qui! Tu, seguace di questo falso Messia, che non poteva che esser falso, perché ci ha portato sventura, a noi di Betlemme. Tu lo difendi, perciò…».
«Silenzio, uomo. Io sono giudeo e ho amici in alto. Potrei farti pentire dell’insulto», scatta Giuda prendendo per la veste il contadino e scuotendolo, violento e acceso d’ira.
«No, no, via di qua! Non voglio noie né coi betlemiti, né con Roma ed Erode. Andatevene, maledetti, se non volete che vi lasci un segno. Via!…».
«Andiamo, Giuda. Non reagire. Lasciamolo nel suo livore. Dio non penetra dove è astio. Andiamo».
«Sì, andiamo. Ma me la pagherete».
«No, Giuda. No. Non dire così. Sono ciechi… Ce ne saranno tanti sul mio percorso…».
73.8
Escono, seguendo Simone e Giovanni che sono già fuori e che parlottano con la donna, dietro l’angolo della stalla.
«Perdona al marito mio, Signore. Non credevo di far tanto male… Ecco, tieni. Le prenderai domattina. Sono fresche, di oggi. Non ho altro… Perdono. Dove dormirai?» (Dà delle uova).
«Non ci pensare. So dove andare. Va’ in pace per la tua bontà. Addio».
Camminano per qualche metro in silenzio, poi Giuda esplode: «Però Tu, a non farti adorare! Perché non far curvare nella mota quel lurido bestemmiatore? A terra! Atterrato per aver mancato a Te, Messia… Oh! io lo avrei fatto! I samaritani vanno inceneriti col miracolo. Non li scuote che quello».
«Oh! quante volte lo sentirò dire! Ma dovessi incenerire per ogni peccato verso Me!… No, Giuda. Io sono venuto per creare. Non per distruggere».
«Già. Ma intanto gli altri distruggono Te».
Gesù non ribatte.
Se si vuole andare dritti al punto, si veda la seconda nota qui sotto.
I Magi sono citati in 73,3 e 73,5-6.
Il massacro è menzionato in 73,2 e soprattutto in 73,5-6.
I pastori e la Natività sono menzionati soprattutto in 73,2 e 75,5-7.
EMR 74.8
«Io vorrei rendervi alla carne, anche alla carne, i figli. Ma Io ve lo dico: siate buoni, rassegnati, perdonate, sperate, gioite in una speranza, in una certezza giubilate. Presto riavrete i vostri figli, angeli nel Cielo, perché il Messia sta per aprire le porte dei Cieli e, se giusti sarete, la morte sarà Vita che viene e Amore che torna…».
Gesù disse agli abitanti di Betlemme che avevano subito la strage degli innocenti:
EMR 75.3
Traduzione in corso
EMR 75.4
«E i miei bambini?».
«Angeli, Elia. Angeli che ripeteranno il “Gloria” quando il Salvatore sarà coronato».
«Re?».
«No. Redentore. Oh! corteo di giusti e santi! E sul davanti le falangi bianche e porporine dei pargoli martiri! E, aperte le porte del Limbo, ecco che saliremo insieme al Regno che non muore. E poi voi verrete e ritroverete padri, madri e figli nel Signore! Credete».
«Sì, Signore».
Elia ha perso i suoi figli nella strage degli innocenti. Chiede al Maestro cosa ne sarà di loro.
EMR 75.4
75.4 E gli altri?
Eravate dodici: Elia, Levi, Samuele, Giona, Isacco, Tobia, Gionata, Daniele, Simeone, Giovanni, Giuseppe, Beniamino. Mia Madre mi diceva sempre i vostri nomi. Come dei miei primi amici».
«Oh!». I pastori sono sempre più commossi.
«Dove sono gli altri?».
«Il vecchio Samuele morto, per età, da vent’anni. Giuseppe ucciso per aver combattuto sulla porta del chiuso, dando tempo alla sposa, madre da poche ore, di fuggire con costui che io ho raccolto per amore dell’amico e per… e per avere ancora dei bambini intorno. Anche Levi ho preso meco… Era perseguitato. Beniamino è pastore sul Libano con Daniele. Simeone, Giovanni e Tobia, che ora si fa chiamare Mattia a ricordo del padre, anche lui ucciso, sono discepoli di Giovanni. Giona è nel piano di Esdrelon, a servizio di un fariseo. Isacco è con le reni spezzate, in miseria assoluta, e solo, a Jutta. Lo aiutiamo come possiamo… ma siamo tutti percossi e sono gocce di rugiada in un incendio. Gionata è ora servo di un grande di Erode».
«Come avete potuto, specie Gionata, Giona, Daniele e Beniamino, esser a questi servizi?».
«Mi ricordai di Zaccaria, tuo parente… Mi ci aveva mandato la Madre. E quando ci trovammo nelle gole della Giudea, fuggiaschi e maledetti, li guidai a lui. Fu buono. Ci protesse, ci sfamò. Ci cercò padrone. Come poté. Io avevo già avuto preso tutto il gregge di Anna dall’erodiano… e sono rimasto con lui… Fatto uomo il Battista e principiato a predicare, Simeone, Giovanni e Tobia andarono con lui».
«Ma ora il Battista è prigioniero».
«Sì. Ed essi sono di ronda presso Macheronte, con un pugno di pecore, per non dare sospetti, date da un ricco, discepolo di Giovanni tuo parente».
«Vorrei vederli tutti».
«Sì, Signore. Andremo a dir loro: “Venite. Egli è vivo. Egli ci ricorda e ama”».
«E vi vuole fra i suoi amici».
«Sì, Signore».
«Ma per primo andremo da Isacco. E Samuele e Giuseppe dove sono sepolti?».
«Samuele a Ebron. Restò a servizio di Zaccaria. Giuseppe… non ha tomba, Signore. Fu arso con la casa».
«Non fra le fiamme dei crudeli, ma fra le fiamme del Signore, nella gloria, presto sarà. Io ve lo dico; a te, Giuseppe figlio di Giuseppe, lo dico. Vieni, che Io ti baci per dir grazie al padre tuo».
«E i miei bambini?».
«Angeli, Elia. Angeli che ripeteranno il “Gloria” quando il Salvatore sarà coronato».
«Re?».
«No. Redentore. Oh! corteo di giusti e santi! E sul davanti le falangi bianche e porporine dei pargoli martiri! E, aperte le porte del Limbo, ecco che saliremo insieme al Regno che non muore. E poi voi verrete e ritroverete padri, madri e figli nel Signore! Credete».
«Sì, Signore».
«Chiamatemi Maestro.»
Riassunto Gesù ha trovato Elia e Levi, due pastori della Natività. Spiega dove sono gli altri pastori, cosa ha fatto Zaccaria per loro e chi ha seguito Giovanni Battista quando ha iniziato la sua missione di Precursore.
Avevo già preso tutto il trouveau di Anne passato all'Erodiano... e sono rimasto con esso... una nota nella seconda edizione fa la seguente precisazione.
Significa : *il gregge che tenevo per conto di Anne era stato preso dall'Erodiano, quindi sono passato al suo servizio.
EMR 76.2
Prima sempre da chi soffre.
EMR 76.2
I morti non soffrono più, quando sono dei giusti. (...- Per i morti, poi, che hanno bisogno di preghiere, non è necessario esser presso le loro ossa per darle.
Le ossa? Che sono? Prova della potenza di Dio, che con la polvere creò l’uomo. Ma non oltre. Anche l’animale ha le ossa. Scheletro meno perfetto dell’uomo, quello di ogni animale. Solo l’uomo, il re del creato, ha posizione eretta, da re sui suoi sudditi, col volto che guarda diritto e in alto senza aver da torcere il collo; in alto, là dove è la dimora del Padre. Ma sono sempre ossa. Polvere che polvere ritorna. La Bontà eterna ha deciso di ricostruirla nel Giorno eterno per dare un ancor più vivo gaudio ai beati. Pensate, non solo gli spiriti saranno riuniti e si ameranno come e molto più che sulla Terra, ma anche gioiranno di rivedersi con quegli aspetti che in Terra ebbero: i bimbi ricciuti e cari come i tuoi, Elia, i padri e le madri dal cuore e dal volto tutto amore come i vostri, Levi e Giuseppe. Anzi, per te, Giuseppe, sarà un conoscere finalmente quei volti di cui hai nostalgia. Non più orfani, non più vedovi fra i giusti, lassù…
Suffragio ai morti si può dare ovunque. È preghiera di uno spirito, per lo spirito di chi ci era congiunto, allo Spirito perfetto che è Dio e che è ovunque. Oh! santa libertà di tutto ciò che è spirituale! Non distanze, non esilii, non prigioni, non sepolcri… Nulla che divida e incateni in una impotenza penosa ciò che è fuori e al disopra delle catene della carne. Voi andate, con la parte migliore di voi, ai vostri diletti. Loro, con la loro parte migliore, vengono a voi. E tutto rotea, di questa effusione di spiriti che s’amano, intorno al Fulcro eterno, a Dio: Spirito perfettissimo, Creatore di tutto quanto fu, è e sarà, Amore che vi ama e vi insegna ad amare…
EMR 77.1-3
77.1 «Verso che ora giungeremo?», chiede Gesù che cammina al centro del gruppo, preceduto dalle pecore che brucano l’erba delle prode.
«Verso l’ora terza. Sono circa dieci miglia», risponde Elia.
«E poi andiamo a Keriot?», chiede Giuda.
«Sì. Andiamo là».
«E non era più breve andare da Jutta a Keriot? Non ci deve esser molto. Vero, tu, pastore?».
«Due miglia di più, poco meno, o poco più».
«Così ne facciamo più di venti per niente».
«Giuda, perché così inquieto?», dice Gesù.
«Non inquieto, Maestro. Ma mi avevi promesso di venire a casa mia…».
«E vi verrò. Mantengo sempre le mie promesse».
«Ho mandato ad avvertire mia madre… e Tu, del resto, lo hai detto: coi morti si è anche con lo spirito».
«L’ho detto. Ma, Giuda, rifletti: tu per Me non hai ancora sofferto. Questi è trent’anni che soffrono, e non hanno mai tradito, neppure il ricordo di Me. Neppure il ricordo. Non sapevano se ero vivo o morto… eppure sono rimasti fedeli. Mi ricordavano neonato, infante senza altro che pianto e bisogno di latte… eppure mi hanno sempre venerato come Dio. Per causa mia sono stati colpiti, maledetti, perseguitati come un obbrobrio della Giudea, eppure la loro fede ad ogni colpo non vacillava, non inaridiva, ma metteva radici più fonde e si faceva più vigorosa».
77.2 «A proposito. È da qualche giorno che la domanda mi brucia le labbra. Sono amici tuoi e di Dio costoro, non è vero? Gli angeli li hanno benedetti con la pace del Cielo, non è vero? Loro sono rimasti giusti contro tutte le tentazioni, non è vero? Mi spieghi allora perché furono infelici? E Anna? È stata uccisa per averti voluto bene…».
«Tu arguisci perciò che il mio amore e l’amarmi porti sfortuna».
«No… ma…».
«Ma è così. Mi spiace vederti tanto chiuso alla Luce e tanto posseduto dall’umano. No, lascia stare, Giovanni, e anche tu, Simone. Preferisco che egli parli. Io non rimprovero mai. Solo voglio apertura di animi per potervi mettere luce. Vieni qui, Giuda, ascolta. Tu parti da un giudizio comune a tanti viventi e a tanti che vivranno. Ho detto: giudizio. Dovrei dire: errore. Ma, posto che lo fate senza malizia, per ignoranza di ciò che è verità, non è errore, è solo giudizio imperfetto, come lo può essere quello di un bambino. E bambini siete, poveri uomini. Ed Io sono qui, Maestro, per fare di voi degli adulti capaci di discernere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il migliore dal buono. Ascoltate, dunque. Cosa è la vita? È un tempo di sosta, direi il limbo del Limbo, che il Padre Dio vi dà per provare la vostra natura di figli buoni o di bastardi, e per destinarvi, in base alle vostre opere, un futuro che sarà senza più soste né prove. Ora ditemi voi: sarebbe giusto che uno, perché ha avuto il raro bene di avere il modo di servire Dio in maniera speciale, abbia anche un bene continuo, per tutta la vita? Non vi pare che già molto ebbe, e che perciò può dirsi beato, anche se, nell’umano, beato non è? Non sarebbe ingiusto che chi ha già luce di divina manifestazione nel cuore, e sorriso di coscienza che approva, abbia anche onori e beni terreni? E non sarebbe anche imprudente?».
77.3 «Maestro, io dico che sarebbe anche profanatore. Perché mettere gioie umane dove sei Tu? Quando uno ti ha — e costoro ti hanno avuto, loro, unici ricchi in Israele per aver avuto Te da trent’anni — non altro deve avere. Non si mette l’oggetto umano sul Propiziatorio… e il vaso consacrato non serve che per sacri usi. Costoro consacrati sono, dal giorno che han visto il tuo sorriso… e nulla, no, nulla che Tu non sia deve entrare nel loro cuore, che ha Te. Fossi io come loro!», dice Simone.
Il gruppo apostolico sta camminando verso Ebron e Giuda ha l'impressione che non stiano andando a Kerioth. Si rammarica che stiano andando a Hebron per pregare sulle ossa del pastore Samuele e ricorda la lezione di Gesù in EMV 76,2 sui suffragi dei morti e sulla preghiera dei morti, che si può fare ovunque. Poi chiede perché i pastori, che sono amici di Dio e hanno ricevuto i favori divini, abbiano dovuto soffrire così tanto.