Vai al contenuto

Note del tema

Il Rosario

Pagina 2 di 19

Comfort di lettura

Aa

EMR 18.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.1 Mi appare la casetta di Nazareth, e Maria è in essa. Maria giovinetta come quando l’Angelo di Dio le apparve. Il solo vedere mi fa l’anima piena del profumo verginale di quella dimora. Del profumo angelico che ancora permane nell’ambiente dove l’Angelo ha ventilato le sue ali d’oro. Del profumo divino che si è tutto concentrato su Maria per fare di Lei una Madre e che ora da Lei si effonde.

È sera, perché le ombre cominciano a invadere l’ambiente dove prima era scesa tanta luce di Cielo.

Maria, in ginocchio presso il suo lettuccio, prega con le braccia incrociate sul seno e col volto molto curvato verso terra. È ancora vestita come lo era al momento dell’Annuncio. Tutto è come allora. Il ramo fiorito nel suo vaso, le suppellettili nello stesso ordine. Soltanto la rocca e il fuso sono appoggiati in un angolo, col suo pennacchio di stame l’una, col suo lucido filo avvolto intorno l’altro.

Maria cessa di pregare e si alza, col volto acceso come da una fiamma. La bocca sorride ma il pianto fa lucido il suo occhio azzurro.

Dettaglio

Probabilmente è la sera dell'Annunciazione.

EMR 18.5-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Maria, come chi prenda una decisione, posa in grembo il ricamo e dice: «Giuseppe, anche io ho qualche cosa da dirti. Non ho mai nulla, perché tu sai come vivo ritirata. Ma oggi ho una notizia. Ho avuto notizia che la parente nostra Elisabetta, moglie di Zaccaria, sta per avere un figlio…».

Giuseppe sgrana gli occhi e dice: «A quell’età?».

«A quell’età», risponde sorridendo Maria. «Tutto può il Signore. Ed ora ha voluto dare questa gioia alla parente nostra».

«Come lo sai? È sicura la notizia?».

«È venuto un messaggero. Ed è uno che non può mentire. Vorrei andare da Elisabetta, per servirla e dirle che giubilo con lei. Se tu lo permetti…».

«Maria, tu sei la mia donna ed io il tuo servo. Tutto quanto fai è ben fatto. Quando vorresti partire?».

«Al più presto. Ma starò via dei mesi».

«Ed io conterò i giorni aspettandoti. Va’ tranquilla. Alla casa e al tuo orticello penserò io. Troverai i tuoi fiori belli come se tu li avessi curati. Soltanto… aspetta. Devo andare prima della Pasqua a Gerusalemme per acquistare degli oggetti per il mio lavoro. Se attendi qualche giorno ti accompagno sin là. Non oltre, perché devo tornare sollecito. Ma fin là possiamo andare insieme. Sono più quieto se non ti so sola per le strade. Al ritorno, me lo farai sapere, ti verrò incontro».

«Sei tanto buono, Giuseppe. Il Signore ti compensi con le sue benedizioni e tenga lontano da te il dolore. Lo prego sempre per questo».

18.6

I due casti sposi si sorridono angelicamente. Il silenzio si ristabilisce per qualche tempo.

Poi Giuseppe si alza. Si rimette il mantello, alza il cappuccio sul capo. Saluta Maria, che si è pure alzata, ed esce.

Maria lo guarda uscire, con un sospiro come di pena. Poi alza gli occhi al cielo. Prega certo. Chiude la porta con cura. Piega il ricamo. Va in cucina. Spegne o copre il fuoco. Guarda che tutto sia a posto. Prende il lume ed esce chiudendo la porta. Fa riparo con la mano alla fiammella che trema al vento freddino della notte. Entra nella sua stanza e prega ancora.

La visione cessa così.

Dettaglio

Maria annuncia a Giuseppe la maternità di Elisabetta.

EMR 18.8-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.8 Ora come dirgli che ero Madre? Cercavo le parole per dargli l’annuncio. Difficile ricerca. Ché non volevo lodarmi del dono di Dio, e non potevo in nessuna maniera giustificare la mia maternità senza dire: “Il Signore mi ha amata fra tutte le donne e di me, sua serva, ha fatto la sua Sposa”. Ingannarlo, celandogli il mio stato, non volevo neppure.

Ma, mentre pregavo, lo Spirito di cui ero piena mi aveva detto: “Taci. Affida a Me il compito di giustificarti presso lo sposo”. Quando? Come? Non l’avevo chiesto. Mi ero sempre affidata a Dio come un fiore si affida all’onda che lo porta. Mai l’Eterno mi aveva fatto rimanere senza il suo aiuto. La sua mano mi aveva sorretta, protetta, guidata fin qui. Lo avrebbe fatto anche ora.

18.9 Figlia mia, come è bella e confortevole la fede nel nostro eterno, buono Iddio! Ci raccoglie nelle sue braccia come una cuna, ci porta come una barca nel luminoso porto del Bene, ci scalda il cuore, ci consola, ci nutre, ci dà riposo e letizia, ci dà luce e guida. Tutto è la fiducia in Dio, e Dio tutto dà a chi ha fiducia in Lui. Dà Se stesso.

Quella sera portai la mia fiducia di creatura alla perfezione. Ora lo potevo fare, poiché Dio era in me. Prima avevo avuto la fiducia di povera creatura quale ero. Sempre un nulla, anche se la Tanto Amata da esser la Senza Macchia. Ma ora avevo la fiducia divina, perché Dio era mio: mio Sposo, mio Figlio! Oh! gioia! Esser Una con Dio. Non per mia gloria, ma per amarlo in un’unione totale, ma per potergli dire: “Tu, Tu solo che sei in me, opera con la tua divina perfezione in tutte le cose che io faccio”.

Se Egli non mi avesse detto: “Taci!”, avrei forse osato, col volto contro il suolo, dire a Giuseppe: “Lo Spirito mi ha penetrata ed in me è il Germe di Dio”; ed egli mi avrebbe creduto, perché mi stimava e perché, come tutti coloro che non mentono mai, non poteva credere che altri mentisse. Sì, pur di non addolorarlo in futuro, avrei vinto la ritrosia di darmi tal lode. Ma ubbidii al divino comando.

E per dei mesi, da quel momento, ho sentito la prima ferita insanguinarmi il cuore. Il primo dolore della mia sorte di Corredentrice. L’ho offerto e sofferto per riparare e per dare a voi una norma di vita in momenti analoghi di sofferenza per una necessità di silenzio, per un evento che vi pone in luce cattiva presso chi vi ama.

18.10 Date a Dio la tutela del vostro buon nome e dei vostri interessi affettivi. Meritate con una vita santa la tutela di Dio, e poi andate sicuri. Anche tutto il mondo vi fosse contro, Egli vi difenderà presso chi vi ama e farà emergere la verità.

Riposa ora, figlia. E sii sempre più figlia mia».

Dettaglio

Maria ha vissuto l'Annunciazione e parla di San Giuseppe.

EMR 21.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

21.5 Invece di Sara, spunta sul sommo di una scala, che fiancheggia un lato della casa, una donna molto vecchiotta, già tutta rugosa e brizzolata intensamente nei capelli, che prima dovevano essere nerissimi perché ha nerissime anche le ciglia e le sopracciglia, e che fosse bruna lo denuncia il colore del volto. Contrasto strano con la sua palese vecchiezza è il suo stato già molto palese, nonostante le vesti ampie e sciolte. Guarda facendosi solecchio con la mano. Riconosce Maria. Alza le braccia al cielo in un : «Oh!» stupito e gioioso, e si precipita, per quanto può, incontro a Maria. Anche Maria, che è sempre pacata nel muoversi, corre, ora, svelta come un cerbiatto, e giunge ai piedi della scala quando vi giunge anche Elisabetta, e Maria riceve sul cuore con viva espansione la sua cugina, che piange di gioia vedendola.

Stanno abbracciate un attimo e poi Elisabetta si stacca con un: «Ah!» misto di dolore e di gioia, e si porta le mani sul ventre ingrossato. China il viso impallidendo e arrossendo alternativamente. Maria e il servo stendono le mani per sostenerla, perché ella vacilla come si sentisse male.

Ma Elisabetta, dopo esser stata un minuto come raccolta in sé, alza un volto talmente radioso che pare ringiovanito, guarda Maria sorridendo con venerazione come vedesse un angelo, e poi si inchina in un profondo saluto dicendo: «Benedetta tu fra tutte le donne! Benedetto il Frutto del tuo seno! (dice così: due frasi ben staccate). Come ho meritato che venga a me, tua serva, la Madre del mio Signore? Ecco, al suono della tua voce il bambino m’è balzato in seno come per giubilo e quando t’ho abbracciata lo Spirito del Signore mi ha detto altissima verità al cuore. Te beata, perché hai creduto che a Dio fosse possibile anche ciò che non appare possibile ad umana mente! Te benedetta, che per la tua fede farai compiere le cose a te predette dal Signore e predette ai Profeti per questo tempo! Te benedetta, per la Salute che generi alla stirpe di Giacobbe! Te benedetta, per aver portato la Santità al figlio mio che, lo sento, balza, come capretto festante, di giubilo nel mio seno, perché si sente liberato dal peso della colpa, chiamato ad esser colui che precede, santificato prima della Redenzione dal Santo che cresce in te!».

Maria, con due lacrime che scendono come perle dagli occhi che ridono alla bocca che sorride, col volto levato al cielo e le braccia pure levate, nella posa che poi tante volte avrà il suo Gesù, esclama: «L’anima mia magnifica il suo Signore», e continua il cantico così come ci è tramandato. Alla fine, al versetto: «Ha soccorso Israele suo servo, ecc.», raccoglie le mani sul petto e si inginocchia molto curva a terra, adorando Dio.

Dettaglio

Un vecchio fece entrare Maria nella casa di Elisabetta e Zaccaria e chiamò sua moglie Sara.

EMR 21.6-7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

21.6 Il servo, che si era prudentemente eclissato quando aveva visto che Elisabetta non si sentiva male, ma che anzi confidava il suo pensiero a Maria, torna dal frutteto con un imponente vecchio tutto bianco nella barba e nei capelli, il quale con grandi gesti e suoni gutturali saluta di lontano Maria.

«Zaccaria giunge», dice Elisabetta toccando sulla spalla la Vergine assorta in preghiera. «Il mio Zaccaria è muto. Dio lo ha colpito per non aver creduto. Ti dirò poi. Ma ora spero nel perdono di Dio, poiché tu sei venuta. Tu, piena di Grazia».

Maria si leva e va incontro a Zaccaria e si curva davanti a lui fino a terra, baciandogli il lembo della veste bianca che lo copre sino al suolo. È molto ampia, questa veste, e tenuta a posto alla vita da un alto gallone ricamato.

Zaccaria, a gesti, dà il benvenuto, e insieme raggiungono Elisabetta ed entrano tutti in una vasta stanza terrena molto ben messa, nella quale fanno sedere Maria e le fanno servire una tazza di latte appena munto — ha ancora la spuma — e delle piccole focacce.

Elisabetta dà ordini alla servente, finalmente comparsa con le mani ancora impastate di farina e i capelli ancor più bianchi di quanto non siano per la farina che vi è sopra. Forse faceva il pane. Dà ordini anche al servo, che sento chiamare Samuele, perché porti il cofano di Maria in una camera che gli indica. Tutti i doveri di una padrona di casa verso la sua ospite.

Maria risponde intanto alle domande, che Zaccaria le fa scrivendole su una tavoletta cerata con uno stilo. Comprendo dalle risposte che egli le chiede di Giuseppe e del come si trova sposata a lui. Ma comprendo anche che a Zaccaria è negata ogni luce soprannaturale circa lo stato di Maria e la sua condizione di Madre del Messia.

È Elisabetta che, andando presso il suo uomo e posandogli con amore una mano sulla spalla, come per una casta carezza, gli dice: «Maria è madre Ella pure. Giubila per la sua felicità». Ma non dice altro. Guarda Maria. E Maria la guarda, ma non l’invita a dire di più, ed ella tace.

Dolce, dolcissima visione! Essa mi annulla l’orrore rimasto dalla vista del suicidio di Giuda.

Annotazione

Luca 1, 5-25: Al tempo di Erode il Grande, re della Giudea, c'era un sacerdote degli Abiati di nome Zaccaria. Anche sua moglie era una discendente di Aronne e si chiamava Elisabetta. Entrambi erano giusti davanti a Dio: seguivano tutti i comandamenti e i precetti del Signore in modo irreprensibile. Non ebbero figli, perché Elisabetta era sterile, ed entrambi erano avanti negli anni. Ora, mentre Zaccaria stava officiando Dio durante il tempo assegnato ai sacerdoti del suo gruppo, fu scelto a sorte, secondo l'usanza dei sacerdoti, per andare a offrire l'incenso nel santuario del Signore. Tutta la moltitudine del popolo stava pregando fuori al momento dell'offerta dell'incenso. Gli apparve l'angelo del Signore, in piedi alla destra dell'altare dell'incenso. Alla sua vista, Zaccaria rimase sconvolto e impaurito.

L'angelo gli disse: "Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita: tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio e lo chiamerai Giovanni. Ti rallegrerai ed esulterai e molti si rallegreranno per la sua nascita, perché sarà grande davanti al Signore. Non berrà vino né bevande forti e sarà pieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre; farà sì che molti figli d'Israele tornino al Signore loro Dio; andrà innanzi, alla presenza del Signore, con lo spirito e la potenza del profeta Elia, per volgere il cuore dei padri verso i figli, per ricondurre i ribelli alla saggezza dei giusti e per preparare al Signore un popolo ben disposto".

Allora Zaccaria disse all'angelo: "Come posso sapere che questo accadrà? Perché io sono vecchio e mia moglie è vecchia".

L'angelo rispose: "Io sono Gabriele e sto alla presenza di Dio. Sono stato mandato a parlarti e a portarti questa buona notizia. Ma ecco, tu sarai messo a tacere e non potrai parlare fino al giorno in cui si avvererà, perché non hai creduto alle mie parole; esse si avvereranno a suo tempo".

Il popolo aspettava Zaccaria ed era sorpreso che si fosse attardato nel santuario. Quando uscì, non riuscì a parlare con loro e capirono che aveva avuto una visione nel santuario. Fece loro dei segni e rimase in silenzio. Terminato il tempo del servizio liturgico, tornò a casa. Qualche tempo dopo, sua moglie Elisabetta concepì un figlio. Per cinque mesi lo tenne segreto. Disse a se stessa: "Questo è ciò che il Signore ha fatto per me, in questi giorni in cui ha posto i suoi occhi per cancellare quella che era la mia vergogna davanti agli uomini".

EMR 22.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Benedetta! Anche io, da quando ti ho vista, non ho più sentito peso, stanchezza e dolore. Mi par d’esser nuova, giovane, liberata dalle miserie della mia carne di donna. Il mio bambino, dopo aver balzato felice al suono della tua voce, si è messo quieto nella sua gioia. E mi pare di averlo, dentro, in una cuna viva e di vederlo dormire sazio e beato, respirare come un uccellino felice sotto l’ala della mamma…

Parole chiave

EMR 22.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Dalla mia bocca nessuno, fuorché te a cui lo Spirito l’ha rivelato, deve sapere quanto la benignità del Signore ha fatto alla sua serva».

«Ho sempre taciuto anche con Zaccaria, che ne avrebbe giubilato. Egli ti crede madre secondo natura».

«Lo so. E così volli per prudenza. I segreti di Dio sono santi. L’angelo del Signore non aveva rivelato a Zaccaria la mia maternità divina. Avrebbe potuto farlo, se Dio l’avesse voluto, perché Dio sapeva che già era imminente il tempo dell’Incarnazione del suo Verbo in me. Ma Dio ha tenuto nascosta questa luce di gioia a Zaccaria, che respingeva come impossibile cosa la vostra figliolanza tardiva. Mi sono uniformata al volere di Dio. E, lo vedi. Tu hai sentito il segreto vivente in me. Egli nulla ha avvertito. Finché non cadrà il diaframma della sua incredulità davanti alla potenza di Dio, egli sarà separato dalle luci soprannaturali».

Elisabetta sospira e tace.

Dettaglio

Maria racconta a Elisabetta della sua maternità e dice:

EMR 22.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Basta!», dice Elisabetta. «Ti stanchi troppo».

«Il tempo è prossimo, Elisabetta. Voglio fare al tuo bambino un corredo degno di colui che precede il Re della stirpe di Davide».

Zaccaria scrive: «Da chi nascerà Egli? E dove?».

Maria risponde: «Dove i Profeti hanno detto e da chi l’Eterno sceglierà. Tutto ben fatto ciò che il nostro Signore altissimo fa».

Zaccaria scrive: «A Betlem dunque! In Giudea. L’andremo a venerare, donna. Verrai anche tu con Giuseppe a Betlem».

E Maria, curvando il capo sul suo telaio: «Verrò».

La visione cessa così.

Dettaglio

Marie lavora al telaio per la cugina.

EMR 22.10-11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

22.10 Dice Maria:

«La prima delle carità di prossimo va esercitata verso il prossimo. Non ti paia un giuoco di parole. La carità si ha verso Dio e verso il prossimo. Nella carità verso il prossimo è compresa anche quella che va a noi. Ma se ci amiamo più degli altri, non siamo più caritatevoli. Siamo egoisti. Anche nelle cose lecite occorre esser tanto santi da dare sempre la precedenza ai bisogni del prossimo nostro. State sicuri, figli, che Dio ai generosi supplisce con mezzi della sua potenza e bontà.

22.11 Questa certezza mi ha spinta a Ebron per sovvenire la parente nel suo stato. E alla mia attenzione di soccorso umano, Dio, dando oltre misura come Egli usa, unisce un impensato dono di soccorso soprannaturale. Io vado per portare aiuto materiale, e Dio santifica la mia retta intenzione col fare, di essa, santificazione del frutto del seno di Elisabetta e, attraverso a questa santificazione, per cui il Battista fu presantificato, annullare la sofferenza fisica della matura figlia d’Eva concepente ad età inusata.

Elisabetta, donna di fede intrepida e di fiducioso abbandono al volere di Dio, merita di comprendere il mistero chiuso in me. Lo Spirito le parla attraverso il balzare del suo seno. Il Battista ha pronunciato il suo primo discorso di Annunziatore del Verbo attraverso i veli e i diaframmi di vene e di carne, che lo separano e insieme lo uniscono alla sua santa genitrice.

Né io nego, a lei che ne è degna e alla quale la Luce si svela, la mia qualità di Madre del Signore. Negarla sarebbe stato negare a Dio la lode che era giusto dargli, la lode che portavo in me e che, non potendola dire ad alcuno, dicevo alle erbe, ai fiori, alle stelle, al sole, ai canori uccelli e alle pazienti pecore, alle acque canterine e alla luce d’oro che mi baciava scendendo dal cielo. Ma pregare in due è più dolce che dire da sole la nostra preghiera. Avrei voluto che tutto il mondo sapesse la mia sorte, non per me, ma perché a me si unisse per lodare il mio Signore.

La prudenza mi ha vietato di rivelare a Zaccaria la verità. Sarebbe stato andare oltre l’opera di Dio. E se io ero la sua Sposa e Madre, ero sempre la sua Serva e non dovevo, perché Egli mi aveva amata oltre misura, permettermi di sostituirmi a Lui e di superarlo in un decreto.

Elisabetta, nella sua santità, comprende e tace. Perché chi è santo è sempre remissivo e umile.

EMR 22.11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La prudenza mi ha vietato di rivelare a Zaccaria la verità. Sarebbe stato andare oltre l’opera di Dio. E se io ero la sua Sposa e Madre, ero sempre la sua Serva e non dovevo, perché Egli mi aveva amata oltre misura, permettermi di sostituirmi a Lui e di superarlo in un decreto.

Elisabetta, nella sua santità, comprende e tace. Perché chi è santo è sempre remissivo e umile.