EMR 56.6
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Sotto il mio segno non ci sono più derelizioni. Nel mio segno non ci sono più solitudini né differenze. È segno d’amore.
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 56.6
Sotto il mio segno non ci sono più derelizioni. Nel mio segno non ci sono più solitudini né differenze. È segno d’amore.
EMR 56.7
Dite ai malati (...) che Colui che guarisce viene. Dite agli attendenti che il Messia è fra il suo popolo. Dite ai peccatori che vi è chi perdona per dare forza di salire…
EMR 56.7
«E tu, Giuda, cugino, vieni con Me e con questi. Ma tu resterai a Nazaret».
«Perché, Gesù?».
«Perché mi devi preparare la via in patria. Credi piccola missione? In verità non ve ne è una più grave…». Gesù sospira.
«E riuscirò?».
«Sì e no. Ma tutto sarà sufficiente per esser giustificati».
«Di che? E presso chi?».
«Presso Dio. Presso la patria. Presso la famiglia. Non potranno rimproverarci, perché abbiamo offerto il bene. E se la patria e la famiglia lo sdegneranno, noi non avremo colpa della loro perdita».
EMR 57.2
Giungono a casa così. E sulla soglia è già Maria, avvisata da un ragazzetto premuroso.
«Figlio mio!».
«Mamma!».
I due sono uno fra le braccia dell’altra. Maria, molto più bassa di Gesù, ha il capo appoggiato sul sommo del petto del Figlio, chiusa fra il cerchio delle sue braccia. Egli la bacia sui capelli biondi. Entrano in casa.
I discepoli, Giuda compreso, restano fuori, per lasciare liberi i due nelle loro prime espansioni.
«Gesù! Figlio mio!». La voce di Maria è trepida come quella di chi ha le lacrime in gola.
«Perché, Mamma, così?».
«O Figlio! Mi hanno detto… Nel Tempio c’erano dei galilei, dei nazareni, quel giorno… Sono tornati… e hanno raccontato… O Figlio!…».
«Ma tu lo vedi, Mamma! Io sto bene. Nessun male m’è venuto. Solo è venuta gloria a Dio nella sua Casa».
«Sì. Lo so, Figlio del mio cuore. So che è stato come lo squillo che evoca i dormienti. E per la gloria di Dio io ne sono felice… felice che questo mio popolo si svegli a Dio… Io non ti rimprovero… io non ti ostacolo… ti comprendo… e… e son felice… ma ti ho generato, io, Figlio mio!…».
Maria sta ancora fra il cerchio delle braccia di Gesù ed ha parlato tenendo le manine aperte e appoggiate sul petto del Figlio, colla testa alzata verso di Lui, l’occhio più lucido per il pianto che è pronto a scendere, e ora tace, riappoggiando la testa sul petto di Lui. Pare una tortorina grigia, così vestita di bigiognolo come è, fra il riparo di due forti ali di candore, perché Gesù è ancora col suo abito e manto bianco.
«Mamma! Povera Mamma! Cara Mamma!…». Gesù la bacia ancora.
Gesù e i suoi discepoli arrivano a Nazareth e si recano a casa della Sacra Famiglia.
EMR 57.3
L’uomo va coltivato come la terra, e dove sono triboli escono rose.
EMR 57.5
Il mio Gesù fa tutto bene quanto fa.
Marie dice:
EMR 58
Gesù è a Cafarnao: va a pescare con Pietro e Andrea. Giovanni e Giacomo sono nell'altra barca.
Pietro spiega il suo lavoro a Cristo, che fa un'analogia con le anime. Spiega che un difetto non è di per sé irreparabile, ma che l'accumulo di difetti può diventare un'abitudine e persino un vizio capitale. Dobbiamo sempre vigilare per evitare di cadere nel peccato.
Simone di Giona chiede se il Padre non sarà troppo severo con lui e Gesù gli assicura che non sarà troppo severo con Pietro, l'uomo nuovo. Assicura anche ad Andrea il suo amore e parla di tutti i discepoli che verranno dopo di loro, menzionando il Regno dei Cieli e l'abbondante pesca che il Salvatore farà. Inoltre, incoraggia il suo apostolo a non essere geloso, perché tutti hanno un posto nel suo cuore. Pietro si commuove alle sue parole; quanto ad Andrea, Gesù gli parla della sua morte benedetta.
Nel frattempo arriva Giovanni e rivela che un cieco è venuto a farsi guarire da Cristo. Gesù vuole guarirlo subito e, in risposta ai pensieri di Pietro, che si rattrista all'idea di non avere una buona presa, gli assicura l'aiuto di Dio ogni volta che è caritatevole.
Infine, il Signore guarisce il cieco. E fu una guarigione molto bella.
EMR 58.3-4
58.3 Gesù interpella il suo apostolo: «Sarà buona pesca?».
«È il tempo propizio. Calma l’acqua, e chiara sarà la luna. I pesci affioreranno dal profondo e la mia rete li trascinerà seco».
«Andiamo soli?».
«Oh! Maestro! Ma come vuoi fare, con questo sistema di reti, ad esser soli?».
«Non ho mai pescato e aspetto che tu mi insegni». Gesù scende piano piano verso il lago e si ferma sulla riva di rena grossa e ciottolosa, presso la barca.
«Vedi, Maestro, si fa così. Io esco a fianco della barca di Giacomo di Zebedeo e si va sino al punto buono, così a pariglia. Poi si cala la rete. Un capo lo teniamo noi. Tu lo vuoi tenere, mi hai detto».
«Sì, se mi dici che devo fare».
«Oh! non c’è che da sorvegliare la discesa. Che la rete scenda adagio e senza far nodi. Adagio, perché saremo su acque di pescagione e un movimento troppo brusco può allontanare i pesci. E senza nodi per non rendere chiusa la rete, che si deve aprire come una borsa, o un velo, se più ti piace, gonfiato dal vento. Poi, quando la rete è tutta discesa, noi remeremo piano o andremo con la vela, a seconda del bisogno, facendo un semicerchio sul lago, e quando il vibrare del cavicchio di sicurezza ci dirà che la pesca è buona, dirigeremo a terra e là, quasi a riva — non prima per non risicare di veder sfuggire la preda, non dopo per non rovinare pesci e rete sui sassi — isseremo la rete. E qui ci vuole occhio, perché le barche devono venire tanto vicine che da una si possa ritirare l’estremo della rete dato all’altra, ma non urtarsi per non schiacciare la sacca piena di pesce.
58.4 Mi raccomando, Maestro, è il nostro pane. Occhio alla rete, che non si scavicchi con le scosse. I pesci difendono la loro libertà con forti colpi di coda, e se sono molti… Tu capisci… Sono piccole bestie, ma messe in dieci, in cento, in mille, diventano forti come Leviatan».
«Come avviene delle colpe, Pietro. In fondo, una non è irreparabile. Ma se uno non cura di limitarsi a quell’una e accumula, accumula, accumula, finisce che la piccola colpa, forse una semplice omissione, una semplice debolezza, diviene sempre più grossa, diviene abitudine, diviene vizio capitale. Delle volte si comincia da uno sguardo concupiscente e si finisce ad un adulterio consumato. Delle volte da una mancanza di carità di parola verso un parente, e si finisce a una violenza contro un prossimo. Guai a incominciare e a lasciare che le colpe aumentino di peso col loro numero! Diventano pericolose e prepotenti come il Serpente infernale stesso, e trascinano nell’abisso della Geenna».
«Dici bene, Maestro… Ma siamo tanto deboli!».
«Avvertenza e preghiera per esser forti e avere aiuto, e ferma volontà di non peccare. Poi una grande fiducia nell’amorosa giustizia del Padre».
EMR 58.4
58.4 Mi raccomando, Maestro, è il nostro pane. Occhio alla rete, che non si scavicchi con le scosse. I pesci difendono la loro libertà con forti colpi di coda, e se sono molti… Tu capisci… Sono piccole bestie, ma messe in dieci, in cento, in mille, diventano forti come Leviatan».
«Come avviene delle colpe, Pietro. In fondo, una non è irreparabile. Ma se uno non cura di limitarsi a quell’una e accumula, accumula, accumula, finisce che la piccola colpa, forse una semplice omissione, una semplice debolezza, diviene sempre più grossa, diviene abitudine, diviene vizio capitale. Delle volte si comincia da uno sguardo concupiscente e si finisce ad un adulterio consumato. Delle volte da una mancanza di carità di parola verso un parente, e si finisce a una violenza contro un prossimo. Guai a incominciare e a lasciare che le colpe aumentino di peso col loro numero! Diventano pericolose e prepotenti come il Serpente infernale stesso, e trascinano nell’abisso della Geenna».
«Dici bene, Maestro… Ma siamo tanto deboli!».
«Avvertenza e preghiera per esser forti e avere aiuto, e ferma volontà di non peccare. Poi una grande fiducia nell’amorosa giustizia del Padre».
Pietro spiega a Gesù come si pecca e Gesù coglie l'occasione per dargli una lezione sulla colpa e sul peso del peccato.
EMR 58.5
58.5 «Ne verranno altri? C’è tuo cugino, e in Giudea…».
«Oh! molti! Il mio Regno è aperto a tutto il genere umano, e in verità ti dico che più abbondante della più abbondante tua pesca sarà la mia nelle notti dei secoli… Ché ogni secolo è una notte in cui è guida e luce non la pura luce di Orione o quella della navigante luna, ma la parola di Cristo e la Grazia che da Lui verrà; notte che conoscerà l’aurora di un giorno senza tramonto, di una luce in cui tutti i fedeli vivranno, di un sole che investirà gli eletti e li farà belli, eterni, felici come dèi. Minori dèi, figli del Padre Iddio e simili a Me… Non potete ora capire. Ma in verità vi dico che la vostra vita cristiana vi concederà somiglianza col vostro Maestro, e splenderete in Cielo per i suoi stessi segni. Ebbene, Io avrò, nonostante il livore di Satana e la fiacca volontà dell’uomo, pesca più abbondante della tua».
«Ma saremo noi soli i tuoi apostoli?».
«Geloso, Pietro? No. Non lo essere. Altri verranno, e nel mio cuore ci sarà amore per tutti. Non essere avaro, Pietro. Tu non sai ancora Chi ti ama. Hai mai contato le stelle? E le pietre di questo fondale? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare i palpiti d’amore di cui è capace il mio cuore. Hai mai potuto tener conto di quante volte questo mare baci la sponda col suo bacio d’onda nel corso di dodici lune? No. Non potresti. Ma ancor meno potresti contare le onde d’amore che da questo cuore si riversano a baciare gli uomini. Sta’ sicuro, Pietro, del mio amore».
Pietro prende la mano di Gesù e la bacia. È commosso.
Pietro chiede se ci saranno molti discepoli.