EMR 162.2
L’Evangelo come mi è stato rivelato
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EMR 162.2
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EMR 163.1-2
EMR 163.3-6
EMR 169.2
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EMR 171.3
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EMR 173.5 · Volume 3
«Maestro, Tu menti alle tue parole!».
L’insulto, astioso e improvviso, viene dal centro della folla. Tutti si volgono in direzione della voce. Vi è della confusione.
Pietro dice: «Te lo avevo detto! Eh! quando c’è uno di quelli lì… non va più bene niente!».
Fra la folla partono fischi e mormorii verso l’insultatore. Gesù è il solo che resti calmo. Ha incrociato le braccia sul petto e sta alto, col sole in fronte, ritto sul suo masso, nel suo abito azzurro cupo.
L’insultatore continua, incurante della reazione della folla:
«Sei un cattivo maestro perché insegni ciò che non fai e…».
«Taci! Va’ via! Vergognati!», urla la folla. E ancora: «Vai dai tuoi scribi! A noi ci basta il Maestro. Gli ipocriti con gli ipocriti! Falsi maestri! Strozzini!…»; e continuerebbero, ma Gesù tuona: «Silenzio! Lasciatelo parlare», e la gente non urla più, ma bisbiglia i suoi improperi conditi da occhiate feroci.
«Sì. Tu insegni ciò che non fai. Dici che si deve fare elemosina senza essere visti e ieri, alla presenza di tutto un popolo, hai detto a due poveri: “Rimanete e vi sfamerò”».
«Ho detto: “Rimangano i due poverelli. Saranno gli ospiti benedetti e daranno sapore al nostro pane”. Non di più. Non ho significato di volerli sfamare. Quale è quel povero che almeno non ha un pane? La gioia era di dar loro amicizia buona».
«Eh! già! Sei astuto e sai fare l’agnello!…».
Il vecchione si alza, si volta e alzando il suo bastone grida:
«Lingua infernale che accusi il Santo, credi forse di sapere tutto e di potere accusare per ciò che sai? Come ignori chi è Dio e chi è Colui che tu insulti, così ignori le sue azioni. Solo gli angeli e il mio cuore giubilante lo sanno. Udite, uomini, udite tutti, e sappiate se Gesù è il mentitore e il superbo che questo avanzo del Tempio vuol dire. Egli…».
«Taci, Ismaele! Taci per amor mio! Se ti ho fatto felice, fammi felice tacendo», lo prega Gesù.
«Ti ubbidisco, Figlio santo. Ma lasciami dire questo solo: la benedizione del vecchio israelita fedele è su di Lui che mi ha beneficato da Dio, e Dio l’ha messa sulle mie labbra per me e per Sara, mia figlia novella. Ma sul tuo capo non sarà benedizione. Io non ti maledico. Non sporco la mia bocca, che deve dire a Dio: “Accoglimi”, con una maledizione. Non l’ho avuta neppure per chi mi ha rinnegato, e già ne ho ricompensa divina. Ma ci sarà chi fa le veci dell’Innocente accusato e di Ismaele, amico di Dio che lo benefica».
Un coro di urli fa chiusa al discorso del vecchio che si siede di nuovo, e un uomo se la svigna e se ne va, inseguito da improperi.
E poi la folla grida a Gesù: «Continua, continua, Maestro santo! Noi non ascoltiamo che Te, e Tu ascolta noi. Non quei corvi maledetti! È gelosia la loro. Perché ti amiamo più di loro! Ma in Te è santità, in loro cattiveria. Parla, parla! Vedi che non ci punge più altro desiderio che la tua parola. Case, commerci?
Nulla per udire Te!».
«Sì, parlo. Ma non ve la prendete. Pregate per quegl’infelici. Perdonate come Io perdono. Perché se perdonerete agli uomini i loro falli, anche il vostro Padre dei Cieli vi perdonerà i vostri peccati. Ma se avrete rancore e non perdonerete agli uomini, nemmeno il Padre vostro vi perdonerà le vostre mancanze. E tutti hanno bisogno di perdono.
Gesù sta predicando. Viene interrotto.
Pierre brontola: "Te l'avevo detto! Quando c'è uno di questi... si scatena l'inferno! In effetti aveva avvertito Gesù della presenza di questo personaggio in 173,1.
Gesù menziona questa interruzione il giorno dopo (in MTS 174).
"Taci, Ismaele! Taci per me" (...)
"Dio ha messo questa benedizione sulle mie labbra per me e per Sara, la mia nuova figlia. "È così che apprendiamo i nomi dei due sventurati, Ismaele e Sara, che erano stati catturati il giorno prima. Si veda il capitolo precedente.
EMR 174.13 · Volume 3
Ho detto d’esser fedeli alla Legge, umili, misericordiosi, di amare non solo i fratelli di sangue ma anche chi vi è fratello sol perché nato come voi da uomo. Vi ho detto che il perdono è più utile del rancore, che il compatimento è migliore dell’inesorabilità. Ma ora vi dico che non si deve condannare se non si è esenti dal peccato per cui si è portati a condannare. Non fate come scribi e farisei che sono severi con tutti ma non con se stessi. Che chiamano impuro ciò che è esterno, e può contaminare solo l’esterno, e poi accolgono nel più fondo seno – il cuore – l’impurità.
EMR 175.3-5 · Volume 3
La gente si stringe al Maestro, un cerchio che non si vuole aprire a nessun costo. Ma intanto il sole è calato e si inizia il riposo del sabato. I paesi sono lontani. Ma la gente non rimpiange paesi, non cibi, nulla. Se ne preoccupano però gli apostoli e lo dicono a Gesù. Anche i discepoli anziani sono in pensiero. Ci sono le donne e i bambini, e se la notte è tiepida, e soffice è l’erba dei prati, le stelle non sono pane, né si fanno cibarie i sassi delle prode.
Gesù è l’unico che non se la prende. La gente intanto mangia i suoi avanzi come nulla fosse, e Gesù lo fa notare ai suoi:
«In verità vi dico che costoro sono da più di voi! Guardate con che spensieratezza dànno fine a tutto. Ho detto loro: “Chi non può credere che domani Dio darà cibo ai suoi figli si ritiri”, ed essi sono rimasti. Dio non smentirà il suo Messia e non deluderà chi spera in Lui».
Gli apostoli si stringono nelle spalle e non si occupano d’altro.
La sera scende dopo un gran rosso di tramonto, placida e bella, e il silenzio della campagna si distende su tutte le cose, dopo l’ultimo coro degli uccelli. Qualche fruscio di vento e poi un primo volo muto di uccello notturno insieme alla prima stella e al primo gracidare di un ranocchio.
I bambini dormono già. Gli adulti parlano fra loro e ogni tanto qualcuno va dal Maestro a chiedere qualche schiarimento.
175.4
Di modo che non fa stupore quando, attraverso ad un sentiero fra due campi di grano, si vede venire una persona imponente d’aspetto, di abiti e di età. Dietro di lui sono degli uomini. Tutti si volgono a guardarlo e se lo indicano bisbigliando. Il sussurro corre da gruppo a gruppo, si riaccende e si spegne. I gruppi più lontani si accostano attirati dalla curiosità.
L’uomo di nobile aspetto raggiunge Gesù, che seduto ai piedi di un albero ascolta degli uomini, e lo saluta profondamente. Gesù si alza subito e risponde con pari rispetto al saluto. I presenti sono tutta attenzione.
«Ero sul monte e forse Tu hai pensato che io non avessi fede perché me ne andavo per tema di un digiuno. Ma io me ne andavo per altro motivo. Volevo essere fratello fra i fratelli, il fratello maggiore. Vorrei dirti il mio pensiero in disparte. Puoi udirmi? Non ti sono nemico, per quanto io sia uno scriba».
«Andiamo un poco lungi…», e se ne vanno in mezzo ai grani.
«Volevo provvedere al cibo dei pellegrini e sono sceso per ordinare di panificare per una moltitudine. Vedi che sono nello spazio legale, poiché questi campi mi appartengono e da qui alla vetta si può fare in sabato. Sarei venuto domani coi servi. Ma ho saputo che Tu sei qui con la folla. Ti prego di permettermi di provvedere nel sabato. Altrimenti troppo mi spiacerebbe avere rinunciato alle tue parole per nulla».
«Per nulla mai, perché il Padre ti avrebbe compensato con le sue luci. Ma Io ti ringrazio e non ti deludo. Solo ti faccio osservare che la folla è molta».
«Ho fatto accendere tutti i forni, anche quelli usati per essiccare derrate, e riuscirò ad avere pane per tutti».
«Non è per questo. Dico per la quantità di pane…».
«Oh! Non mi scomoda. Lo scorso anno ebbi molto grano.
Quest’anno Tu vedi che spighe. Lasciami fare. Sarà la migliore sicurezza sulla mia campagna. E poi, Maestro… Tu mi hai dato un tal pane oggi… Tu sì che sei Pane dello spirito!…».
«Sia allora come tu vuoi. Vieni che lo diremo ai pellegrini».
«No. Tu lo hai detto».
«E sei scriba?».
«Sì. Lo sono».
«Il Signore ti porti dove il tuo cuore merita».
«Comprendo ciò che non dici. Vuoi dire: alla Verità. Perché in noi è molto errore e… e molto malanimo».
«Chi sei?».
«Un figlio di Dio. Prega il Padre per me. Addio».
«La pace sia con te».
175.5
Gesù ritorna lentamente verso i suoi mentre l’uomo se ne va coi suoi servi.
«Chi era? Che voleva? Ti ha detto qualcosa di spiacevole?
Ha malati?». Le domande assalgono Gesù.
«Chi sia non so. Ossia so che è un animo buono e questo mi…».
«È Giovanni lo scriba», dice uno della folla.
«Ebbene, Io lo so ora perché tu lo dici. Egli voleva semplicemente essere il servo di Dio presso i suoi figli. Pregate per lui, perché domani noi tutti mangeremo per sua bontà».
«È un giusto veramente», dice uno.
«Sì. Non so neppure come possa essere amico di altri», commenta un altro.
«Fasciato di scrupoli e di regole come un neonato, ma non è cattivo», termina un terzo.
«Sono i suoi campi questi?», chiedono in molti non della zona.
«Sì. Credo che il lebbroso fosse uno dei suoi servi o contadini. Ma lo sopportava nelle vicinanze, e credo lo sfamasse anche».
La cronaca continua e Gesù se ne astrae chiamando vicino i suoi dodici, ai quali chiede: «Ed ora che vi devo dire per la vostra incredulità? Non ha messo il Padre un pane per noi tutti nelle mani di uno che, per casta, mi è nemico? Oh! uomini di poca fede!… Ma andate fra i soffici fieni e dormite. Io vado a pregare il Padre perché vi apra i cuori e a ringraziarlo per la sua bontà. La pace a voi».
E se ne va alle prime pendici del monte. Là si siede e si raccoglie nella sua orazione. Alzando gli occhi vede il gregge delle stelle che gremiscono il cielo, abbassandoli vede il gregge dei dormienti stesi sui prati. Nient’altro. Ma è tale la gioia che ha nel cuore, che pare trasfigurarsi in luce…
Gesù è sceso dal Monte delle Beatitudini e una folla lo segue. Gli apostoli sono preoccupati di come verranno sfamati. Questo capitolo mostra un caso pratico di fiducia nella Provvidenza e nella bontà del Padre.
Nel frattempo, il sole è tramontato. È l'inizio del riposo sabbatico. Il riposo sabbatico inizia alle 18 del venerdì. Dai corni di Hattin alla pianura, percorsero dai 5 ai 6 km, ovvero circa un'ora e mezza di cammino. Come abbiamo visto nel capitolo precedente, partirono verso le 15.00/15.30. Quindi sono circa le 17.00.
Ho detto loro: "Chi non può credere che domani Dio darà da mangiare ai suoi figli, deve andarsene", ed essi sono rimasti. Dio non rinnegherà il suo Messia e non deluderà coloro che sperano in lui. Cfr. il capitolo precedente. Maria Valtorta nota addirittura che solo una cinquantina di persone se ne andarono in quel momento.
Non vi sono ostile, anche se sono uno scriba. Gli scribi che non sono ostili a Gesù sono rari. Dei 24 membri di questo collegio, solo 5 erano segretamente favorevoli a Gesù. La maggior parte degli altri 19 era ostile o indifferente.
Si vede che sono nello spazio legale perché questi campi mi appartengono, e da qui alla cima è un percorso che si può fare di sabato. Quindi sono proprio all'ingresso della pianura, a circa 1 km dalla cima di Arbel. Le regole pratiche per l'applicazione della distanza del sabato erano e restano complesse. Tuttavia, la condizione di base, stabilita ai tempi di Salomone, rimane il divieto di allontanarsi più di 2.000 cubiti (circa 900 metri) dai limiti della propria proprietà o di una città. Come sottolinea Maria Valtorta, la vetta è l'ultimo limite accettabile per lo scriba.
EMR 175.4 · Volume 3
«E sei scriba?».
«Sì. Lo sono».
«Il Signore ti porti dove il tuo cuore merita».
«Comprendo ciò che non dici. Vuoi dire: alla Verità. Perché in noi è molto errore e… e molto malanimo».
«Chi sei?».
«Un figlio di Dio. Prega il Padre per me. Addio».
«La pace sia con te».
Gesù parla con Giovanni di Cafarnao.
EMR 178.2 · Volume 3
Sono già in vista della riva quando, dopo un’accanita lotta, un uomo di media età e di civile condizione si accosta al Maestro e per attirare la sua attenzione lo tocca sulla spalla.
Gesù si volge e si ferma chiedendo: «Che vuoi?».
«Sono scriba. Ma ciò che c’è nelle tue parole non è paragonabile a quanto è nei nostri precetti. Ed io ne sono conquistato. Maestro, io più non ti lascio. Ti seguirò dovunque andrai.
Quale è la tua via?».
«Quella del Cielo».
«Non dico quella. Ti chiedo: dove vai? Dopo questa, quali sono le tue case perché io ti possa sempre trovare?».
«Le volpi hanno delle tane e gli uccelli i nidi. Ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. Mia casa è il mondo, là dovunque vi sono spiriti da istruire, miserie da sollevare, peccatori da redimere».
«Da per tutto, allora».
«Lo hai detto. Potresti tu fare ciò che questi minimi fanno per amor mio, tu, il dottore d’Israele? Qui ci vuole sacrificio e ubbidienza, e carità verso tutti, spirito d’adattamento, su tutto, con tutti. Perché la condiscendenza attira. Perché chi vuol curare deve curvarsi su ogni piaga. Dopo ci sarà la purezza del Cielo. Ma qui siamo nel fango e occorre strappare al fango, su cui posiamo i piedi, le vittime già sommerse. Non rialzare le vesti e scostarsi perché lì è più alto il fango. La purezza deve essere in noi. Saturi di essa in modo che nulla più possa entrare. Puoi tutto questo?».
«Lasciami provare, almeno».
«Prova. Io pregherò perché tu ne sia capace».
Vangelo di Matteo 8, 18-22
Mt 8, 18-22 : Quando Gesù vide una folla intorno a sé, diede ordine di passare dall'altra parte. Si avvicinò uno scriba e gli disse: "Maestro, ti seguirò dovunque tu vada". Ma Gesù gli disse: "Le volpi hanno delle tane, gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".
Vangelo di Luca 9, 57-58
Lc 9, 57-58 : Lungo la strada, un uomo disse a Gesù: "Ti seguirò dovunque tu vada". Gesù gli disse: "Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".