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Note del tema

Personaggi del Protevangolo e del Vangelo dell'infanzia

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Comfort di lettura

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EMR 214.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ecco la Madre, la Madre con Simone!», trilla il bambino che vede Maria e Simone salire la scala che conduce alla terrazza su cui è la stanza.

Tutti si alzano in piedi e vanno incontro ai due che giungono. Rumore di esclamazioni, di saluti, di sedili smossi. Ma nulla distrae Maria dal salutare per primo Gesù e poi la madre di Giuda, che si è profondamente inchinata e che Maria invece rialza e abbraccia come fosse una cara amica ritrovata dopo un’assenza.

Rientrano nella stanza e Maria di Giuda ordina alla servente nuovi cibi per i sopraggiunti.

EMR 214.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ecco, Figlio, il saluto di Elisa», dice Maria e dà un piccolo rotolo a Gesù, che lo apre e legge, dicendo poi: «Lo sapevo. Ne ero certo. Grazie, Mamma. Per Me e per Elisa. Tu sei veramente la Salute degli infermi!».

«Io? Tu, Figlio. Non io».

«Tu; e sei il mio più grande aiuto». Poi si volge agli apostoli e alle discepole e dice: «Elisa scrive: “Torna, mia Pace. Ti voglio non solo amare, ma servire”. E così abbiamo levato dalla angoscia, dalla melanconia una creatura, e ci siamo guadagnati una discepola. Ci torneremo, sì».

«Vuole conoscere anche le discepole. Viene lentamente, ma senza soste. Povera cara! Ha ancora dei momenti di smarrimento pauroso. Vero, Simone? Un giorno volle provare ad uscire con me, ma vide un amico del suo Daniele… e faticammo molto a calmare il suo pianto. Ma Simone è così bravo! E mi ha suggerito, posto che mostra il desiderio di ritornare nel mondo, ma che il mondo di Betsur è troppo pieno di ricordi per lei, di chiamare Giovanna. È andato lui a chiamarla. Era tornata, dopo le feste, a Bètér presso i suoi splendidi roseti di Giudea. Dice Simone che gli è sembrato un sogno, attraversando quelle colline tutte a roseto, che gli pareva d’essere nel Paradiso. È venuta subito. Lei può capire e compatire una madre che piange i figli! Elisa le si è molto affezionata ed io sono venuta. Giovanna la vuole persuadere ad uscire da Betsur e ad andare nel suo castello. E ci riuscirà, perché è dolce come una colomba ma ferma come un granito nei suoi voleri».

«Andremo a Betsur nel ritorno e poi ci separeremo. Voi discepole resterete con Elisa e Giovanna per qualche tempo. Noi andremo per la Giudea e ci ritroveremo a Gerusalemme per la Pentecoste»…

214.5

…Maria Ss. e Maria madre di Giuda sono insieme. Non nella casa di città, ma in quella di campagna. Sono sole. Gli apostoli con Gesù sono fuori, le discepole col bambino sono per lo splendido pometo e si sentono le loro voci unite al rumore di panni sbattuti sui lavatoi. Forse fanno il bucato mentre il bambino giuoca.

La madre di Giuda, seduta in una stanza in penombra a fianco di Maria, parla alla stessa: «Questi giorni di pace rimarranno come un dolce sogno in me. Troppo brevi! Troppo!

Comprendo che non si deve essere egoisti e che è giusto che voi andiate da quella povera donna e da tanti altri infelici. Ma se potessi! Se potessi fermare il tempo, o venire con voi!… Ma non posso. Non ho parenti all’infuori di mio figlio e devo curare i beni della casa…».

«Comprendo… Separarti dal figlio ti è dolore. Noi madri vorremmo sempre essere con i figli. Ma noi li diamo per una ben grande ragione e non li perdiamo. Neppure la morte ce li leva i figli, se sono loro, e se siamo noi, in grazia agli occhi di Dio. Ma noi li abbiamo ancora sulla Terra, anche se la volontà di Dio li strappa al nostro seno per darli al mondo per il suo bene. Possiamo sempre raggiungerli, e anche l’eco delle loro opere ci dà come una carezza al cuore, perché le loro opere sono il profumo della loro anima».

Annotazione

Torna, mia Pace. Non voglio solo amarti, ma anche servirti. Queste parole fanno seguito alla presenza di Gesù nell'EMV 208 e nell'EMV 209. Maria è poi rimasta a Bet-Çur a partire dall'EMV 210.

Tu sei il mio più grande aiuto. Gesù desidera infatti che ognuno lo aiuti a salvare i peccatori e a diffondere la Buona Novella nei cuori. In questo caso, si tratta di un esempio dell'aiuto di Maria nell'apostolato di Gesù.

EMR 214.5-7 · Tome 3, p. 438-441

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Vedere nel suo contesto

Citazione

…Maria Ss. e Maria madre di Giuda sono insieme. Non nella casa di città, ma in quella di campagna. Sono sole. Gli apostoli con Gesù sono fuori, le discepole col bambino sono per lo splendido pometo e si sentono le loro voci unite al rumore di panni sbattuti sui lavatoi. Forse fanno il bucato mentre il bambino giuoca.

La madre di Giuda, seduta in una stanza in penombra a fianco di Maria, parla alla stessa: «Questi giorni di pace rimarranno come un dolce sogno in me. Troppo brevi! Troppo!

Comprendo che non si deve essere egoisti e che è giusto che voi andiate da quella povera donna e da tanti altri infelici. Ma se potessi! Se potessi fermare il tempo, o venire con voi!… Ma non posso. Non ho parenti all’infuori di mio figlio e devo curare i beni della casa…».

«Comprendo… Separarti dal figlio ti è dolore. Noi madri vorremmo sempre essere con i figli. Ma noi li diamo per una ben grande ragione e non li perdiamo. Neppure la morte ce li leva i figli, se sono loro, e se siamo noi, in grazia agli occhi di Dio. Ma noi li abbiamo ancora sulla Terra, anche se la volontà di Dio li strappa al nostro seno per darli al mondo per il suo bene. Possiamo sempre raggiungerli, e anche l’eco delle loro opere ci dà come una carezza al cuore, perché le loro opere sono il profumo della loro anima».

214.6

«Cosa è tuo Figlio per te, Donna?», chiede piano Maria di Giuda.

E Maria Ss., sicura, risponde: «È la mia gioia».

«La tua gioia!!!…», e poi uno scoppio di pianto mentre la madre di Giuda si curva su se stessa come per nascondere questo pianto. Tocca quasi con la fronte i ginocchi tanto si curva su se stessa.

«Perché piangi, mia povera amica? Perché? Dillo a me. Io sono felice nella mia maternità, ma so capire anche le madri non felici…».

«Sì. Non felici! E io ne sono una. Tuo Figlio è la tua gioia… Il mio è il mio dolore. Lo è stato almeno. Ora, da quando è con tuo Figlio, meno mi affligge. Oh! fra tutti quelli che pregano per la tua santa Creatura, acciò abbia bene e trionfo, non ce ne è una, dopo te, beata, che preghi quanto questa infelice che ti parla… Dimmi il vero: che pensi tu di mio figlio? Siamo due madri, l’una di fronte all’altra; fra noi è Dio. E parliamo dei nostri figli. Tu non puoi che trovare facile parlare del tuo. Io… io devo far forza a me stessa per parlarne. Ma pure quanto bene, o quanto dolore, mi può venire da questo parlarne! E anche se è dolore sarà sempre un sollievo averne parlato… Quella donna di Betsur fu quasi folle per la morte dei figli, non è vero? Ma io ti giuro che delle volte ho pensato e penso, guardando il mio Giuda bello, sano, intelligente, ma non buono, non virtuoso, non dritto di animo, non sano di sentimenti, che preferirei piangerlo morto piuttosto che saperlo… che saperlo molto inviso a Dio. Tu, dimmi, che pensi di mio figlio? Sii schietta. È più di un anno che questa domanda mi brucia il cuore. Ma a chi chiedere? Ai cittadini? Essi non sapevano ancora che il Messia era e che Giuda voleva andare con Lui. Io lo sapevo. Me lo aveva detto venendo qui dopo la Pasqua, esaltato, violento, come sempre quando lo prende un capriccio e come sempre sprezzante dei consigli di sua madre. Ai suoi amici di Gerusalemme? Una santa prudenza e una pia speranza me ne trattenevano. Non volevo dire a quelli, che io non posso amare perché tutto sono fuorché santi: “Giuda segue il Messia”. E speravo che il capriccio cadesse come tanti altri, come tutti, costando magari lacrime e desolazioni, come per più di una fanciulla che qui e altrove egli innamorò di sé e poi mai prese per sposa. Non sai che ci sono luoghi dove egli non va più perché potrebbe incontrare un giusto castigo? Anche l’essere del Tempio fu un capriccio. Non sa ciò che si vuole. Mai. Suo padre, Dio lo perdoni, lo ha guastato. Io non ho mai avuto voce presso i due uomini della mia casa. Ho solo dovuto piangere e riparare con umiliazioni d’ogni sorta… Quando è morta Joanna – e, benché nessuno lo dicesse, io so che morì di dolore quando, dopo aver aspettato per tutta la sua giovinezza, Giuda dichiarò che egli non voleva moglie, mentre poi era noto che a Gerusalemme aveva mandato amici ad interrogare una donna ricca e con empori fino a Cipro per la figlia sua – io ho dovuto piangere molto, molto per i rimproveri della madre della fanciulla morta, come se io fossi complice del figlio mio. No. Non lo sono. Ma non sono nulla presso di lui. Lo scorso anno, quando fu qui il Maestro, compresi che Egli aveva capito… e fui per parlare. Ma è doloroso, doloroso è per una madre dover dire: “Temi di mio figlio. È un avido, un duro di cuore, un vizioso, un superbo, un instabile”. E questo è. Io… io prego perché un miracolo, Lui che ne fa tanti, tuo Figlio lo faccia sul mio Giuda… Ma tu, tu, dimmi: che pensi di lui?».

214.7

Maria, che è sempre rimasta zitta e con espressione di pietoso dolore davanti a questo lamento materno, al quale non può il suo animo retto dare smentita, dice piano: «Povera madre!… Che penso? Sì, tuo figlio non è l’anima limpida di Giovanni, né il mite Andrea, né il fermo Matteo che si è voluto cambiare ed è cambiato. È… instabile, sì, è così. Ma pregheremo tanto per lui, io e te. Non piangere. Forse nel tuo amore di madre, che vorrebbe potersi gloriare del figlio, tu lo vedi più deforme di quanto non sia…».

«No! No! Io vedo giusto e ho tanta paura».

La stanza è piena del pianto della madre di Giuda, e nella penombra biancheggia il volto di Maria, fatto più pallido da questa confessione materna che acuisce tutti i sospetti della Madre del Signore.

Ma Ella si domina. Attira a sé la madre non felice e la carezza mentre questa, rotte le dighe di ogni ritegno, narra confusamente, affannosamente, tutte le durezze, le esigenze, le violenze di Giuda, e termina: «Io arrossisco per lui quando mi vedo fatta segno ad atti di amore di tuo Figlio! Io non glielo chiedo. Ma sono sicura che, oltre che per la sua bontà, Egli lo fa per dire, con l’atto, a Giuda: “Ricordati che così si tratta la madre”. Ora, ora pare tutto buono… Oh! fosse vero! Aiutami, aiutami con la preghiera, tu che sei santa, perché mio figlio non sia un indegno della grande grazia che Dio gli ha concesso! Se non mi vuole amare, se non sa essere riconoscente a me, che l’ho partorito e allevato, non è nulla. Ma che sappia amare, realmente, Gesù; che sappia servirlo con fedeltà e riconoscenza. Se ciò non deve essere, allora… allora Dio gli levi la vita. Preferisco averlo nel sepolcro,… lo avrei finalmente, perché da quando ebbe la ragione ben poco fu mio. Morto, anziché cattivo apostolo. Posso pregare così? Che dici tu?».

«Prega il Signore che faccia per il meglio. Non piangere più. Ho visto meretrici e gentili ai piedi del Figlio mio, e con essi pubblicani e peccatori. Divenuti tutti agnelli per la sua Grazia. Spera, Maria, spera. Le pene delle madri salvano i figli, non lo sai?…».

E con questa pietosa domanda cessa ogni cosa.

EMR 215.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Non vedo né il ritorno a Betsur, né i roseti di Bètér che ho tanto desiderato di vedere. Gesù è solo con gli apostoli. Non c’è neppure Marziam, rimasto certo con la Madonna e le discepole. Il luogo è molto montagnoso, ma anche molto ricco di vegetazione con boschi di conifere, meglio, di alberi da pinoli, e l’odore delle resine si spande per ogni dove, balsamico e vitalizzatore. E attraverso questi monti verdi Gesù cammina, voltando le spalle all’oriente, insieme ai suoi.

Sento che ragionano di Elisa, che è apparsa molto mutata e persuasa a seguire Giovanna nella sua tenuta di Bètér, e della bontà di Giovanna. E che parlano anche del nuovo giro da fare, andando verso le fertili pianure che precedono la marina. E nomi di glorie passate riaffiorano, suscitando racconti, domande, spiegazioni e discussioni bonarie.

EMR 215.3-4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

215.3

…E dunque Filippo e Andrea vanno, a caso, per il paese finché trovano un molto minuscolo albergo, più stallazzo che albergo, e dentro vi sono dei sensali che contrattano agnelli con dei pastori. Entrano e si fermano interdetti nel mezzo del cortile circondato da portici molto rustici.

Accorre l’albergatore: «Che volete? Alloggio?».

I due si consultano con lo sguardo, uno sguardo molto sbigottito. Molto probabilmente, di quanto avevano prefisso di dire non trovano più neppure una parola. Ma è proprio Andrea che si riprende per primo e risponde: «Sì, alloggio per noi e per il Rabbi di Israele».

«Quale rabbi? Ce ne sono tanti! Ma sono molto signori. Non vengono in paesi di poveri a portare la loro sapienza ai poveri. Sono i poveri che devono andare da loro, e ancora è grazia se ci sopportano vicino!».

«Il Rabbi di Israele è uno solo. Ed Egli viene proprio a portare la Buona Novella ai poveri, e più poveri e più peccatori sono e più li cerca e li avvicina», risponde dolcemente Andrea.

«Ma allora non farà denaro!».

«Non ne cerca delle ricchezze. È povero e buono. La sua giornata è piena quando può salvare un’anima», risponde ancora Andrea.

«Hum! È la prima volta che sento che un rabbi è buono e povero. Il Battista è povero ma è severo. Tutti gli altri sono severi e ricchi, avidi come sanguisughe. Avete udito voi? Venite qui, voi che girate il mondo. Questi uomini dicono che c’è un maestro povero, buono, che viene a cercare i poveri e i peccatori».

«Ah! deve essere quello che veste di bianco come un essenita. L’ho visto anche tempo fa a Gerico», dice un sensale.

«No. Quello è solo. Deve essere quello di cui parlava Toma, perché si era trovato per caso a parlare di lui con dei pastori del Libano», risponde un alto pastore nerboruto.

«Sì, proprio! E viene fin qui se era sul Libano! Per i tuoi occhi di gatto!», esclama un altro.

Mentre l’oste parla e ascolta con i suoi clienti, i due apostoli sono rimasti lì, in mezzo al cortile, come due pioli.

215.4

Infine un uomo dice: «Ehi! voi! Venite qui! Chi è? Da dove viene questo che dite?».

«È Gesù di Giuseppe, di Nazaret», dice serio Filippo, e sta come chi attende di essere schernito.

Ma Andrea aggiunge: «È il predetto Messia. Io ve ne scongiuro, per il vostro bene, ascoltatelo. Voi avete nominato il Battista. Ebbene, io ero con lui, e lui ci indicò Gesù che passava dicendo: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. Quando Gesù scese al battesimo nel Giordano, si aprirono i Cieli e una Voce gridò: “Ecco il mio Figlio diletto nel quale Io mi sono compiaciuto”, e l’Amore di Dio scese come una colomba a splendere sul suo capo».

«Lo vedi? È proprio il Nazareno! Ma dite un poco, voi che vi dite suoi amici…».

«Amici no, apostoli, discepoli siamo, e mandati da Lui per annunciarne l’arrivo, perché chi ha bisogno di salvezza vada a Lui», corregge Andrea.

«Va bene. Ma dite un poco. È proprio come lo dicono alcuni, ossia un santo più santo del Battista, o è un demonio come lo dicono gli altri? Voi che ci state insieme, perché se siete discepoli ci starete insieme, dite un poco e con sincerità. È vero che è lussurioso e crapulone? Che ama le meretrici e i pubblicani? Che è negromante e nella notte evoca gli spiriti per sapere i segreti dei cuori?».

«Ma perché chiedi a questi uomini questo? Chiedi piuttosto se è vero che è buono. Questi due se ne avranno a male e se ne andranno dicendo al Rabbi le nostre male ragioni e ne saremo maledetti. Non si sa mai!… Dio o diavolo che sia, è sempre meglio trattarlo bene».

Questa volta è Filippo che parla: «Vi possiamo rispondere con sincerità, perché nulla di brutto è da tenere occulto. Egli, il Maestro nostro, è il Santo fra i santi. La sua giornata passa nelle fatiche dell’ammaestramento. Instancabile va di luogo in luogo, cercando i cuori. La sua notte la passa pregando per noi. Non sdegna la tavola e l’amicizia, ma non per utile proprio bensì per avvicinare chi altrimenti sarebbe non accostabile. Non respinge pubblicani e meretrici. Ma solo per redimerli. Segna la sua via di miracoli di redenzioni e di miracoli sulle malattie. Gli ubbidiscono i venti ed il mare. Ma non ha bisogno di alcuno per operare prodigi, né di evocare spiriti per conoscere i cuori».

Dettaglio

Gesù viene paragonato a Giovanni Battista in diverse occasioni.

Annotazione

Hai citato Giovanni Battista. Ebbene, io ero con lui ed è stato lui a indicarci Gesù che passava, dicendo: «Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo». » Quando Gesù scese al Giordano per farsi battezzare, i cieli si aprirono e una voce gridò: «Ecco il mio Figlio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto», e l’amore di Dio discese sotto forma di colomba per risplendere sul suo capo. Cfr. EMV 45.

Parole chiave

EMR 433

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Traduzione in corso

Parole chiave

EMR 493.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Traduzione in corso

Parole chiave