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Note del tema

Personaggi del Protevangolo e del Vangelo dell'infanzia

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EMR 77

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Il gruppo apostolico si dirige verso Ebron. Giuda è nervoso e arrabbiato perché non sono andati prima a Kerioth, perché sarebbe stato più breve. Ma Gesù gli assicura che mantiene sempre le sue promesse. È andato prima a Ebron perché Samuele, che era morto, aveva sofferto molto per lui e non aveva mai tradito il ricordo di Gesù bambino. È rimasto fedele anche se non sapeva che era vivo, e quest'uomo merita quindi di essere onorato e pregato da Cristo.

L'Iscariota sottolinea poi che i pastori erano giusti e santi, eppure venivano maltrattati. Anna di Betlemme è addirittura morta... E così conclude, incidentalmente, che l'amore che mostriamo a Gesù gli porta sfortuna. Il Maestro impedisce a Giovanni e Simone di intervenire, dicendo che preferisce che Giuda dica sempre quello che pensa. E risponde che, anche se i pastori avessero ricevuto molto, non sarebbe giusto che avessero ricevuto un privilegio speciale perché avevano ricevuto un tale e tale dono, compreso quello di essere presenti alla Natività. Simone, inoltre, dichiara che non bisogna mettere le cose terrene al posto di quelle celesti.

Giuda allora ironizza direttamente, facendo notare che, essendo stato guarito così presto, lo Zelota ha recuperato tutti i suoi beni, quindi non vive di solo ingegno. Ma l'amico di Lazzaro risponde che ha dato ordini precisi e che è libero da tutto per seguire Gesù.

Giuda alla fine brontola, perché si sbaglia di nuovo, e Giovanni cerca di consolarlo dicendo che è pratico, ma che cambierà presto alla presenza di Gesù.

Gesù cambia abilmente discorso quando Giuda continua a brontolare e dà istruzioni a Levi ed Elia: lo condurranno da Giona e Giuseppe resterà con il gruppo fino a Gerico.

Infine, arrivano a Ebron, vicino alla casa di Zaccaria. Ma la casa era circondata da un muro, che prima non c'era. Un uomo spiega loro che un erodiano aveva preso possesso della casa e che aveva con sé una prostituta. Parla a lungo di Giovanni - che vede come il Messia, nonostante il dialogo con Gesù e Giovanni - e il Maestro non insiste quando l'uomo è ostinato e crede di avere la verità.

Mentre si recano alla sinagoga, fanno il giro della casa e incontrano Aglaia. Gesù entra nella casa di Zaccaria e inizia una conversazione molto sincera con la cortigiana. Lei inizia un cammino di redenzione, ma dopo averlo lasciato, Gesù viene rifiutato dalla sinagoga. Non si può parlare con le prostitute e, quando Giuda glielo fa notare una volta uscito dalla città, il Signore dichiara che Aglaia lo supererà e che presto arriverà il momento in cui i pagani adoreranno il vero Dio, piuttosto che il popolo eletto che dovrebbe accogliere il Messia.

Alla fine, non riesce a onorare le spoglie di Samuele e Zaccaria, ma dice loro di rallegrarsi, perché la prima risurrezione è vicina.

EMR 77.1-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

77.1 «Verso che ora giungeremo?», chiede Gesù che cammina al centro del gruppo, preceduto dalle pecore che brucano l’erba delle prode.

«Verso l’ora terza. Sono circa dieci miglia», risponde Elia.

«E poi andiamo a Keriot?», chiede Giuda.

«Sì. Andiamo là».

«E non era più breve andare da Jutta a Keriot? Non ci deve esser molto. Vero, tu, pastore?».

«Due miglia di più, poco meno, o poco più».

«Così ne facciamo più di venti per niente».

«Giuda, perché così inquieto?», dice Gesù.

«Non inquieto, Maestro. Ma mi avevi promesso di venire a casa mia…».

«E vi verrò. Mantengo sempre le mie promesse».

«Ho mandato ad avvertire mia madre… e Tu, del resto, lo hai detto: coi morti si è anche con lo spirito».

«L’ho detto. Ma, Giuda, rifletti: tu per Me non hai ancora sofferto. Questi è trent’anni che soffrono, e non hanno mai tradito, neppure il ricordo di Me. Neppure il ricordo. Non sapevano se ero vivo o morto… eppure sono rimasti fedeli. Mi ricordavano neonato, infante senza altro che pianto e bisogno di latte… eppure mi hanno sempre venerato come Dio. Per causa mia sono stati colpiti, maledetti, perseguitati come un obbrobrio della Giudea, eppure la loro fede ad ogni colpo non vacillava, non inaridiva, ma metteva radici più fonde e si faceva più vigorosa».

77.2 «A proposito. È da qualche giorno che la domanda mi brucia le labbra. Sono amici tuoi e di Dio costoro, non è vero? Gli angeli li hanno benedetti con la pace del Cielo, non è vero? Loro sono rimasti giusti contro tutte le tentazioni, non è vero? Mi spieghi allora perché furono infelici? E Anna? È stata uccisa per averti voluto bene…».

«Tu arguisci perciò che il mio amore e l’amarmi porti sfortuna».

«No… ma…».

«Ma è così. Mi spiace vederti tanto chiuso alla Luce e tanto posseduto dall’umano. No, lascia stare, Giovanni, e anche tu, Simone. Preferisco che egli parli. Io non rimprovero mai. Solo voglio apertura di animi per potervi mettere luce. Vieni qui, Giuda, ascolta. Tu parti da un giudizio comune a tanti viventi e a tanti che vivranno. Ho detto: giudizio. Dovrei dire: errore. Ma, posto che lo fate senza malizia, per ignoranza di ciò che è verità, non è errore, è solo giudizio imperfetto, come lo può essere quello di un bambino. E bambini siete, poveri uomini. Ed Io sono qui, Maestro, per fare di voi degli adulti capaci di discernere il vero dal falso, il buono dal cattivo, il migliore dal buono. Ascoltate, dunque. Cosa è la vita? È un tempo di sosta, direi il limbo del Limbo, che il Padre Dio vi dà per provare la vostra natura di figli buoni o di bastardi, e per destinarvi, in base alle vostre opere, un futuro che sarà senza più soste né prove. Ora ditemi voi: sarebbe giusto che uno, perché ha avuto il raro bene di avere il modo di servire Dio in maniera speciale, abbia anche un bene continuo, per tutta la vita? Non vi pare che già molto ebbe, e che perciò può dirsi beato, anche se, nell’umano, beato non è? Non sarebbe ingiusto che chi ha già luce di divina manifestazione nel cuore, e sorriso di coscienza che approva, abbia anche onori e beni terreni? E non sarebbe anche imprudente?».

77.3 «Maestro, io dico che sarebbe anche profanatore. Perché mettere gioie umane dove sei Tu? Quando uno ti ha — e costoro ti hanno avuto, loro, unici ricchi in Israele per aver avuto Te da trent’anni — non altro deve avere. Non si mette l’oggetto umano sul Propiziatorio… e il vaso consacrato non serve che per sacri usi. Costoro consacrati sono, dal giorno che han visto il tuo sorriso… e nulla, no, nulla che Tu non sia deve entrare nel loro cuore, che ha Te. Fossi io come loro!», dice Simone.

Dettaglio

Il gruppo apostolico sta camminando verso Ebron e Giuda ha l'impressione che non stiano andando a Kerioth. Si rammarica che stiano andando a Hebron per pregare sulle ossa del pastore Samuele e ricorda la lezione di Gesù in EMV 76,2 sui suffragi dei morti e sulla preghiera dei morti, che si può fare ovunque. Poi chiede perché i pastori, che sono amici di Dio e hanno ricevuto i favori divini, abbiano dovuto soffrire così tanto.

EMR 77.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù tronca la questione dicendo a Levi: «Sei mai stato in Galilea?».

«Sì, Signore».

«Verrai tu con Me, per condurmi da Giona. Lo conosci?».

«Sì. A Pasqua ci si vedeva sempre. Andavo da lui, allora».

Giuseppe china la fronte mortificato. Gesù vede. «Insieme non potete venire. Elia rimarrebbe solo alle pecore. Ma tu verrai con Me sino al passo di Gerico, dove ci separeremo per qualche tempo. Ti dirò poi quello che devi fare».

Dettaglio

Giuda era molto nervoso e tendeva a brontolare. Quando fa notare che Gesù non lo vuole direttamente, il Signore interrompe la conversazione e parla a Levi.

EMR 77.4-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

77.4 «Si vedono delle case», dice Giovanni che precede di qualche passo gli altri.

«È Ebron. A cavaliere fra due fiumi col suo dorso. Vedi, Maestro? Quel casamento là, fra tutto quel verde, un poco più alto degli altri? È la casa di Zaccaria».

«Affrettiamo il passo».

Fanno svelti gli ultimi metri di strada, entrano in paese. Gli zoccoletti delle pecore paiono nacchere sulle pietre irregolari della via, qui selciata rudimentalmente così. Raggiungono la casa. La gente guarda quel gruppo di uomini di diverso aspetto, età e vestito, fra il bianco delle pecore.

«Oh! È diversa! Qui vi era il cancello!», dice Elia. Ora, invece del cancello, è un portone ferrato che preclude la vista, e anche il muretto di cinta è più alto di un uomo, e perciò nulla si vede.

«Forse sarà aperto sul dietro, andiamo». Girano un vasto quadrilatero, meglio un vasto rettangolo, ma il muro è uguale da per tutto.

«Muro fatto da poco», dice Giovanni osservandolo. «È senza sfregi, e in terra sono ancora pietre calcinose».

«Non vedo neppure il sepolcro… Era verso il bosco. Ora il bosco è fuori del muro e… e pare di tutti. Vi fanno legna…». Elia è perplesso.

77.5 Un uomo, un taglialegna vecchietto, bassetto ma robusto, che osserva il gruppo, lascia di segare un tronco abbattuto e viene verso il gruppo. «Chi cercate?».

«Volevamo entrare nella casa, per pregare al sepolcro di Zaccaria».

«Non c’è più sepolcro. Non sapete? Chi siete?».

«Io amico di Samuele il pastore, Lui…».

«Non occorre, Elia», dice Gesù. Elia tace.

«Ah! Samuele!… Già! Ma da quando Giovanni, figlio di Zaccaria, è in prigione, la casa non è più sua. Ed è sventura, perché egli faceva dare ogni guadagno del suo avere ai poveri di Ebron. Una mattina è venuto un della corte di Erode, ha buttato fuori Gioele, ha messo i sigilli, poi è tornato con degli artieri e ha cominciato a fare alzare il muro… Sull’angolo, là, era il sepolcro. Non lo ha voluto… e una mattina lo trovammo tutto sciupato, mezzo giù… le povere ossa mescolate… Le abbiamo raccolte come si è potuto… Ora sono in un’unica arca… E nella casa del sacerdote Zaccaria quel sozzo ci tiene le sue amanti. Ora c’è una mima di Roma. Per questo ha alzato il muro. Non vuole che si veda… La casa del sacerdote, un lupanare! La casa del miracolo e del Precursore! (...)

EMR 77.4-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Si vedono delle case», dice Giovanni che precede di qualche passo gli altri.

«È Ebron. A cavaliere fra due fiumi col suo dorso. Vedi, Maestro? Quel casamento là, fra tutto quel verde, un poco più alto degli altri? È la casa di Zaccaria».

«Affrettiamo il passo».

Fanno svelti gli ultimi metri di strada, entrano in paese. Gli zoccoletti delle pecore paiono nacchere sulle pietre irregolari della via, qui selciata rudimentalmente così. Raggiungono la casa. La gente guarda quel gruppo di uomini di diverso aspetto, età e vestito, fra il bianco delle pecore.

«Oh! È diversa! Qui vi era il cancello!», dice Elia. Ora, invece del cancello, è un portone ferrato che preclude la vista, e anche il muretto di cinta è più alto di un uomo, e perciò nulla si vede.

«Forse sarà aperto sul dietro, andiamo». Girano un vasto quadrilatero, meglio un vasto rettangolo, ma il muro è uguale da per tutto.

«Muro fatto da poco», dice Giovanni osservandolo. «È senza sfregi, e in terra sono ancora pietre calcinose».

«Non vedo neppure il sepolcro… Era verso il bosco. Ora il bosco è fuori del muro e… e pare di tutti. Vi fanno legna…». Elia è perplesso.

77.5

Un uomo, un taglialegna vecchietto, bassetto ma robusto, che osserva il gruppo, lascia di segare un tronco abbattuto e viene verso il gruppo. «Chi cercate?».

«Volevamo entrare nella casa, per pregare al sepolcro di Zaccaria».

«Non c’è più sepolcro. Non sapete? Chi siete?».

«Io amico di Samuele il pastore, Lui…».

«Non occorre, Elia», dice Gesù. Elia tace.

«Ah! Samuele!… Già! Ma da quando Giovanni, figlio di Zaccaria, è in prigione, la casa non è più sua. Ed è sventura, perché egli faceva dare ogni guadagno del suo avere ai poveri di Ebron. Una mattina è venuto un della corte di Erode, ha buttato fuori Gioele, ha messo i sigilli, poi è tornato con degli artieri e ha cominciato a fare alzare il muro… Sull’angolo, là, era il sepolcro. Non lo ha voluto… e una mattina lo trovammo tutto sciupato, mezzo giù… le povere ossa mescolate… Le abbiamo raccolte come si è potuto… Ora sono in un’unica arca… E nella casa del sacerdote Zaccaria quel sozzo ci tiene le sue amanti. Ora c’è una mima di Roma. Per questo ha alzato il muro. Non vuole che si veda… La casa del sacerdote, un lupanare! La casa del miracolo e del Precursore! Perché certo è lui, se pure non è lui il Messia. E quante noie abbiamo avuto per il Battista! Ma è il nostro grande! Veramente grande! Già quando nacque ci fu miracolo. Elisabetta, vecchia come un cardo secco, fu fertile come pomo in adar, primo miracolo. Poi venne una cugina, che era santa, a servirla e a sciogliere la lingua al sacerdote. Si chiamava Maria. Me la ricordo. Per quanto non la si vedesse che molto di rado. Come fu, non so. Si dice che, per far felice Elisa, Ella facesse posare la bocca muta di Zaccaria sul suo seno gravido, o che gli mettesse le sue dita in bocca. Non so bene. Certo è che, dopo nove mesi di silenzio, Zaccaria parlò lodando il Signore e dicendo che c’era il Messia. Non spiegò di più. Ma mia moglie assicura, lei c’era quel giorno, che Zaccaria disse, lodando il Signore, che suo figlio gli sarebbe andato avanti. Ora io dico: non è come la gente crede. Giovanni è il Messia e va avanti al Signore, come Abramo a Dio, ecco. Non ho ragione?».

«Hai ragione per quanto riguarda lo spirito del Battista, che sempre procede davanti a Dio. Ma non hai ragione riguardo al Messia».

«Allora quella, che si diceva Madre del Figlio di Dio — lo disse Samuele — non era vero che lo era? Non c’è ancora?».

«Lo era. Il Messia è nato, preceduto da colui che nel deserto alzò la sua voce, come disse il profeta[2]».

«Sei Tu il primo che lo assicuri. Giovanni, l’ultima volta che Gioele gli portò una pelle di pecora, come tutti gli anni faceva al venir dell’inverno, per quanto interrogato sul Messia non disse: “C’è”. Quando lui lo dirà…».

«Uomo, io sono stato discepolo di Giovanni e l’ho udito dire: “Ecco l’Agnello di Dio” indicando…», dice Giovanni.

«No, no. L’Agnello è lui. Vero Agnello che da sé si è cresciuto, senza bisogno di madre e padre quasi. Appena figlio della Legge, si è isolato nelle spelonche dei monti che guardano il deserto e lì si è cresciuto, parlando con Dio. Elisa e Zaccaria sono morti, ed egli non è venuto. Padre e madre per lui era Dio. Non vi è santo più grande di lui. Domandate a tutta Ebron. Samuele lo diceva, ma devono aver avuto ragione i betlemmiti. Il santo di Dio è Giovanni».

«Se un ti dicesse: “Il Messia sono Io”, che diresti tu?», chiede Gesù.

«Lo chiamerei “bestemmiatore” e lo caccerei a colpi di pietra».

«E se facesse un miracolo per provare il suo essere?».

«Lo direi “indemoniato”. Il Messia verrà quando Giovanni si rivelerà nel suo vero essere. Lo stesso odio di Erode è la prova. Egli, l’astuto, sa che Giovanni è il Messia».

«Non è nato a Betlemme».

«Ma quando sarà liberato, dopo essersi annunciato da se stesso il suo prossimo avvento, si manifesterà a Betlemme. Anche Betlemme attende questo. Mentre… oh! vai, se hai fegato, a parlare ai betlemmiti di un altro Messia… e vedrai».

«Avete una sinagoga?».

«Sì. Dritto per duecento passi per questa via. Non puoi sbagliare. Vicino è l’arca dei resti violati».

«Addio. E il Signore ti illumini».

Se ne vanno. Girano sul davanti.

EMR 77.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ah! (...) E quante noie abbiamo avuto per il Battista! Ma è il nostro grande! Veramente grande! Già quando nacque ci fu miracolo. Elisabetta, vecchia come un cardo secco, fu fertile come pomo in adar, primo miracolo. Poi venne una cugina, che era santa, a servirla e a sciogliere la lingua al sacerdote. Si chiamava Maria. Me la ricordo. Per quanto non la si vedesse che molto di rado. Come fu, non so. Si dice che, per far felice Elisa, Ella facesse posare la bocca muta di Zaccaria sul suo seno gravido, o che gli mettesse le sue dita in bocca. Non so bene. Certo è che, dopo nove mesi di silenzio, Zaccaria parlò lodando il Signore e dicendo che c’era il Messia. Non spiegò di più. Ma mia moglie assicura, lei c’era quel giorno, che Zaccaria disse, lodando il Signore, che suo figlio gli sarebbe andato avanti. Ora io dico: non è come la gente crede. Giovanni è il Messia e va avanti al Signore, come Abramo a Dio, ecco. Non ho ragione?».

«Hai ragione per quanto riguarda lo spirito del Battista, che sempre procede davanti a Dio. Ma non hai ragione riguardo al Messia».

«Allora quella, che si diceva Madre del Figlio di Dio — lo disse Samuele — non era vero che lo era? Non c’è ancora?».

«Lo era. Il Messia è nato, preceduto da colui che nel deserto alzò la sua voce, come disse il profeta».

«Sei Tu il primo che lo assicuri. Giovanni, l’ultima volta che Gioele gli portò una pelle di pecora, come tutti gli anni faceva al venir dell’inverno, per quanto interrogato sul Messia non disse: “C’è”. Quando lui lo dirà…».

«Uomo, io sono stato discepolo di Giovanni e l’ho udito dire: “Ecco l’Agnello di Dio” indicando…», dice Giovanni.

«No, no. L’Agnello è lui. Vero Agnello che da sé si è cresciuto, senza bisogno di madre e padre quasi. Appena figlio della Legge, si è isolato nelle spelonche dei monti che guardano il deserto e lì si è cresciuto, parlando con Dio. Elisa e Zaccaria sono morti, ed egli non è venuto. Padre e madre per lui era Dio. Non vi è santo più grande di lui. Domandate a tutta Ebron. Samuele lo diceva, ma devono aver avuto ragione i betlemmiti. Il santo di Dio è Giovanni».

«Se un ti dicesse: “Il Messia sono Io”, che diresti tu?», chiede Gesù.

«Lo chiamerei “bestemmiatore” e lo caccerei a colpi di pietra».

«E se facesse un miracolo per provare il suo essere?».

«Lo direi “indemoniato”. Il Messia verrà quando Giovanni si rivelerà nel suo vero essere. Lo stesso odio di Erode è la prova. Egli, l’astuto, sa che Giovanni è il Messia».

«Non è nato a Betlemme».

«Ma quando sarà liberato, dopo essersi annunciato da se stesso il suo prossimo avvento, si manifesterà a Betlemme. Anche Betlemme attende questo. Mentre… oh! vai, se hai fegato, a parlare ai betlemmiti di un altro Messia… e vedrai».

«Avete una sinagoga?».

«Sì. Dritto per duecento passi per questa via. Non puoi sbagliare. Vicino è l’arca dei resti violati».

«Addio. E il Signore ti illumini».

Dettaglio

Un taglialegna di Ebron parla con Gesù, Giovanni, Giuda e il pastore Elia. Dice:

EMR 77.8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù va dritto per la via. Bussa alla sinagoga.

Si affaccia un vecchietto astioso. Non dà neppure tempo a Gesù di parlare. «La sinagoga è interdetta, in questo luogo santo, per coloro che commerciano con le meretrici. Via!».

Gesù si volta senza parlare e continua a camminare per la via. I suoi dietro. Finché sono fuori di Ebron. Allora parlano.

«Però l’hai voluto, Maestro», dice Giuda. «Una meretrice!».

«Giuda, in verità ti dico che ella ti supererà. E ora, tu che mi rimproveri, che mi dici sui giudei? Nei luoghi più santi della Giudea siamo stati beffati e cacciati… Ma così è. Viene il tempo che Samaria e i Gentili adoreranno il vero Dio, e il popolo del Signore sarà sporco di sangue e di un delitto… di un delitto rispetto al quale quello delle meretrici che vendono la loro carne e la loro anima sarà poca cosa. Non ho potuto pregare sulle ossa dei miei cugini e del giusto Samuele. Ma non importa. Riposate, ossa sante, giubilate o spiriti che abitavate in esse. La prima risurrezione è vicina. Poi verrà il giorno in cui sarete mostrati agli angeli come quelli dei servi del Signo­re».

Gesù tace e tutto ha fine.

Dettaglio

Gesù ha appena parlato con una prostituta. Non l'ha guardata nemmeno una volta, ma l'ha spinta a convertirsi (cfr. EMV 77,7). Poi torna alla sinagoga. Lì viene rifiutato e, di fronte alle osservazioni di Giuda, gli dice cosa gli riserva il futuro.

EMR 78.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

78.2 Giuda esce con una donna sulla cinquantina circa. È piuttosto alta, non quanto il figlio, al quale ha dato i suoi occhi neri ed i suoi capelli ricci. Ma gli occhi di lei sono miti, piuttosto mesti, mentre quelli di Giuda sono imperiosi e furbi.

«Ti saluto, Re d’Israele», dice prostrandosi in un vero saluto da suddita. «Concedi alla tua serva di ospitarti».

«Pace a te, donna. E Dio sia con te e con la tua creatura».

«Oh! sì! con la mia creatura!». È più un sospiro che una risposta.

«Alzati, madre. Ho una Madre anche Io e non posso permettere che tu mi baci i piedi. In nome di mia Madre ti bacio, donna. È tua sorella… nell’amore e nel destino doloroso di madre dei segnati».

«Che vuoi dire, Messia?», chiede Giuda un poco inquieto.

Ma Gesù non risponde. Sta abbracciando la donna che ha rialzata dal suolo benignamente e che ora bacia sulle gote. E poi, tenendola per mano, va verso casa.

Dettaglio

Gesù incontra per la prima volta Maria di Kerioth, la madre di Giuda.

EMR 78.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Isaia ha detto: “Ogni rapina fatta con tumulto e le vesti intrise di sangue saranno arse dal fuoco. Ecco, ci è nato un pargolo, ci è largito un figlio. Ha sui suoi omeri il principato. Ecco il suo nome: l’Ammirabile, il Consigliere, Dio, il Forte, il Padre del secolo futuro, il Principe della pace”. Questo è il mio Nome. Lasciamo ai Cesari e ai Tetrarchi le loro prede. Io farò rapina. Ma non rapina che meriti punizione di fuoco. Anzi strapperò al fuoco di Satana prede e prede per portarle al Regno di pace di cui sono Principe, e al secolo futuro: l’eterno tempo di cui sono Padre.