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Note del tema

L'entourage di Gesù

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Comfort di lettura

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EMR 38.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dice Gesù:

«E Maria fu maestra di Me, Giacomo e Giuda. Ecco perché ci amammo come fratelli, oltre che per la parentela, per la scienza e per il crescere uniti, come tre tralci sorretti da un unico palo. La Mamma mia. Dottore come nessun altro in Israele, questa dolce Madre mia. Sede della Sapienza, e della vera Sapienza, ci istruì per il mondo e per il Cielo. Dico: “ci istruì”, perché Io fui suo scolaro non diversamente dai cugini. E il “sigillo” fu mantenuto sul segreto di Dio, contro l’indagare di Satana, mantenuto sotto l’apparenza di una vita comune.

Ti sei beata nella scena soave? Ora sta’ in pace. Gesù è con te».

EMR 39

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

La Vergine prepara i vestiti per Gesù con Maria di Alfeo. Tinge le sue vesti. Sembra che abbia ottenuto il colore grazie ai suoi ricami e che questo dono sia arrivato da Roma. In ogni caso, la Madre di Cristo ringrazia la parente per il suo aiuto e dichiara che Gesù è come suo figlio.

La visione si interrompe e riprende più tardi. Maria descrive Gesù all'età di dodici anni. È con i suoi genitori e parenti, circondato e amato. Maria chiede a Giuseppe di benedirlo, affinché il loro Bambino tragga forza da lui e lei impari a distaccarsi un po' di più da lui. Giuseppe le assicura che il loro rapporto non cambierà e che non entrerà in competizione con lei per questo Figlio a loro così caro. Maria bacia la mano di Giuseppe con un gesto pieno di affetto e il patriarca della Sacra Famiglia li benedice entrambi. Poi si misero in cammino...

EMR 39.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vedo Maria curva su un mastello, meglio, su una conca di terra cotta, che mescola qualcosa che fuma nell’aria fredda e serena che empie l’orto di Nazaret.

Deve essere pieno inverno, perché, meno gli ulivi, tutte le piante sono brulle e scheletrite. In alto, un cielo tersissimo e anche un bel sole. Ma non tempera la sizza che tira e che fa sbattere fra loro i rami spogli e ondulare le ramette grigie verdi degli ulivi.

La Madonna è tutta vestita di una pesante veste di un marrone quasi nero e si è legata davanti una rustica tela, come un grembiale, per proteggere la veste. Estrae dalla tinozza il bastone con cui dimenava il contenuto e ne vedo cadere gocce di un bel color arrubinato. Maria osserva, si bagna un dito con le gocce che cadono, prova il colore sul grembiale. Pare soddisfatta.

Entra in casa ed esce con molte matasse di lana candidissima. Le tuffa una per una nella tinozza, con pazienza e accortezza.

39.3 Mentre fa questo, entra, venendo dal laboratorio di Giuseppe, sua cognata Maria di Alfeo. Si salutano. Si parlano.

«Viene bene?», chiede Maria d’Alfeo.

«Ne ho speranza».

«Mi ha assicurato quella gentile che è proprio la tinta e il modo che usano a Roma. Me lo ha dato proprio perché sei tu e hai fatto quei lavori. Dice che neppure a Roma vi è chi ricama come te. Ti devi essere accecata a farli…».

Maria sorride e fa un movimento col capo come per dire: «Cose da nulla!».

La cognata guarda, prima di porgerle a Maria, le ultime matasse di lana. «Come le hai filate! Paiono capelli tanto sono fini e regolari. Fai tutto bene tu… e come svelta! Queste ultime verranno più chiare?».

«Sì, per la veste. Il mantello è più scuro».

Le due donne lavorano insieme alla tinozza. Poi estraggono le matasse di un bel colore porporino e corrono svelte a tuffarle nell’acqua ghiaccia che empie la vaschetta, sotto alla sottile polla che cade con noterelle di risatine sommesse. Sciacquano e sciacquano, poi stendono su delle canne le matasse e le assicurano da ramo a ramo degli alberi.

«Asciugheranno bene e presto con questo vento», dice la cognata.

«Andiamo da Giuseppe. C’è fuoco. Devi essere gelata», dice Maria Ss. «Sei stata buona ad aiutarmi. Ho fatto presto e con meno fatica. Te ne sono grata».

«Oh! Maria! Che non farei per te! Starti vicino è una festa. E poi… è per Gesù tutto questo lavoro. Ed è così caro, tuo Figlio!… Mi sembrerà di essergli anche io mamma se ti aiuterò per la sua festa di maggiorenne».

Le due donne entrano nel laboratorio, pieno di quell’odore di legni piallati proprio delle officine di falegname.

EMR 39.4-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vedo entrare Gesù insieme a sua Mamma nella stanza, dirò così, da pranzo di Nazaret.

Gesù è un bel fanciullo dodicenne, alto, ben formato, robusto senza esser grasso. Sembra più adulto di quanto non sia, per la sua complessione. È già alto, tanto che raggiunge la spalla della Madre. Ha ancora il viso rotondo e roseo del Gesù fanciullo, viso che poi, con l’età giovanile e virile, si assottiglierà e si farà di un color senza colore, un colore di certi delicati alabastri, appena tendenti al giallo-rosa.

Gli occhi, anche gli occhi, sono ancora occhi di bambino. Grandi, bene aperti a guardare, e con una scintilla di letizia persa nel serio dello sguardo. Dopo non saranno più così aperti… Le palpebre si caleranno a mezz’occhio per velare il troppo male, che è nel mondo, al Puro e Santo. Solo nei momenti di miracolo saranno aperti e sfavillanti, più ancora di ora… per cacciare i demoni e la morte, per guarire le malattie ed i peccati. E non saranno neppur più con quella scintilla di letizia mescolata alla serietà… La morte e il peccato saranno sempre più presenti e vicini, e con essi la conoscenza, anche umana, della inutilità del sacrificio, per la volontà contraria dell’uomo. Solo in rarissimi momenti di gioia, per essere con dei redenti e specie con dei puri, bambini per lo più, lo faranno brillare di letizia, questo occhio santo e buono.

Ma ora è con la sua Mamma, in casa sua, e di fronte a Lui è S. Giuseppe che gli sorride con amore, e sono i cuginetti che lo ammirano e la zia Maria d’Alfeo che lo carezza… È felice. Ha bisogno di amore, il mio Gesù, per esser felice. E in questo momento lo ha.

È vestito di una sciolta veste di lana rosso rubino chiaro. Morbida, di tessitura perfetta nella sua compatta sottigliezza. Al collo, sul davanti, in basso delle maniche lunghe e ampie, e della veste che scende sino a terra, scoprendo appena i piedi calzati di sandali nuovi e molto ben fatti — non le solite suole fissate con striscerelle di cuoio al piede — è una greca, non ricamata, ma tessuta in colore più scuro sul rubino della veste. Deve essere opera della Mamma, perché la cognata l’ammira e la loda.

I bei capelli biondi sono già più carichi, nella loro tinta, di quando era fanciullino, con scintille di rame nelle volute dei boccoli che terminano sotto le orecchie. Non sono più i ricciolini corti e vaporosi dell’infanzia. Non sono ancora le chiome ondulate e lunghe sino agli omeri, dove terminano in morbido cannolo, dell’età adulta. Ma già tendono più a queste ultime nel colore e nella foggia.

39.5 «Ecco il Figlio nostro», dice Maria alzando la sua mano destra, nella quale è la mano sinistra di Gesù. Pare lo presenti a tutti e riconfermi la paternità del Giusto, che sorride. E aggiunge: «Benedicilo, Giuseppe, prima di partire per Gerusalemme. Non fu necessaria la rituale benedizione per la sua andata a scuola, primo passo nella vita. Ma, ora che Egli va al Tempio per esser dichiarato maggiorenne, fàllo. E benedici me con Lui. La tua benedizione… (Maria ha un sommesso singhiozzo) fortificherà Lui e darà forza a me di staccarmelo un poco di più…».

«Maria, Gesù sarà sempre tuo. La formola non inciderà i nostri mutui rapporti. Né io te lo contenderò, questo Figlio a noi caro. Nessuno come te merita di guidarlo nella vita, o mia Santa».

Maria si curva e prende la mano di Giuseppe e la bacia. È la sposa, oh! quanto rispettosa e amorosa del consorte!

Giuseppe accoglie quel segno di rispetto e d’amore con dignità, ma poi alza quella baciata mano e la posa sul capo della Sposa e le dice: «Sì. Ti benedico, Benedetta, e Gesù con te. Venite, mie sole gioie, mio onore e scopo». Giuseppe è solenne. A braccia tese e palme volte a terra sopra le due teste chine, ugualmente bionde e sante, pronuncia la benedizione: «Il Signore vi guardi e vi benedica. Abbia di voi misericordia e vi dia pace. Il Signore vi dia la sua benedizione». E poi dice: «E ora andiamo. L’ora è propizia per il viaggio».

39.6 Maria prende un ampio drappo di un color granata scuro e lo drappeggia sul corpo del Figlio. Come se lo carezza nel farlo!

Escono, chiudono. Si incamminano. Altri pellegrini vanno per la stessa direzione. Fuori del paese le donne si separano dagli uomini. I bimbi vanno con chi pare loro. Gesù resta con la Mamma.

I pellegrini vanno, salmodiando per lo più, per le campagne tutte belle nel più lieto tempo di primavera. Freschi prati e fresche biade, e fresche fronde sugli alberi che hanno da poco fiorito. Canti di uomini per i campi e per le vie e canti d’uccelli in amore fra le fronde. Ruscelli limpidi che fan da specchio ai fiori delle rive, agnellini saltellanti presso le madri… Pace e letizia sotto il più bel cielo d’aprile.

La visione cessa così.

Dettaglio

Descrizione fisica di Gesù bambino e benedizione di Giuseppe prima della partenza per Gerusalemme.

EMR 39.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

(...) Ora è con la sua Mamma, in casa sua, e di fronte a Lui è S. Giuseppe che gli sorride con amore, e sono i cuginetti che lo ammirano e la zia Maria d’Alfeo che lo carezza… È felice. Ha bisogno di amore, il mio Gesù, per esser felice. E in questo momento lo ha.

È vestito di una sciolta veste di lana rosso rubino chiaro. Morbida, di tessitura perfetta nella sua compatta sottigliezza. Al collo, sul davanti, in basso delle maniche lunghe e ampie, e della veste che scende sino a terra, scoprendo appena i piedi calzati di sandali nuovi e molto ben fatti — non le solite suole fissate con striscerelle di cuoio al piede — è una greca, non ricamata, ma tessuta in colore più scuro sul rubino della veste. Deve essere opera della Mamma, perché la cognata l’ammira e la loda.

Dettaglio

La Sacra Famiglia si prepara a lasciare Gerusalemme per la festa della Maggiore età di Gesù.

EMR 40

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

La Sacra Famiglia si reca al Tempio di Gerusalemme. Dopo aver pregato, Giuseppe e Gesù si recano in una stanza dove Gesù viene esaminato dai dottori della Legge. Giuseppe presenta loro il Figlio e poi gli uomini si rivolgono al Bambino. Egli disse il suo nome e che sapeva leggere i simboli e il vero significato delle Scritture. Ascoltandolo, i dottori raccomandarono a Giuseppe di affidarlo a Hilled o a Gamaliel.

A Cristo fu fatta leggere una parte del Decalogo. Dovette continuare a memoria e ogni volta che pronunciava il nome del Signore si inchinava. Disse che se ci inchiniamo ai re della terra, che non sono altro che polvere, dobbiamo inchinarci ancora di più al Re dei Re, da cui dipende ogni creatura.

Gli fu poi posta una domanda sulla legge del sabato e sulla santificazione delle feste. La gallina che depone un uovo o la pecora che partorisce in quel giorno commette forse un peccato? No, perché l'animale obbedisce alle leggi del Creatore e non commette peccato. Se l'uomo lo fa lavorare di sabato, è il suo padrone che porta il suo peccato.

I dottori rimasero impressionati. Gli fecero un'ultima domanda facendogli leggere un passo del secondo libro delle Cronache. Questo brano, che si svolge qualche secolo prima, parla dello scriba Saphan. Egli legge un libro del sacerdote Elchias davanti al re e dopo si straccia le vesti perché il popolo non segue più le istruzioni del Signore e la sua ira è grande. C'è un simbolo in questo testo? Gesù risponde che è raro che non ci sia, e dice che ciò che è eterno non deve essere circoscritto nel tempo. La Parola dichiara che Israele non ha più la sapienza che viene da Dio, nonostante i seicentotredici precetti, perché li conosce ma non li mette più in pratica.

I medici dichiarano che il bambino è perfetto e maggiorenne. La festa termina e Giuseppe e Gesù tornano da Maria.

EMR 40.1-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

40.1 Il Tempio in giorni di festa. Folla che entra ed esce dalle porte di cinta, che traversa cortili, atri e portici, che scompare in questa o quella costruzione sita nei diversi ripiani su cui è disseminato l’agglomerato del Tempio.

Entra anche, cantando sommessamente dei salmi, la comitiva della famiglia di Gesù. Tutti gli uomini prima, poi le donne. A loro si sono uniti anche altri, forse di Nazaret, forse amici di Gerusalemme. Non so.

Giuseppe si separa, dopo aver con tutti adorato l’Altissimo dal punto in cui, si capisce, gli uomini potevano farlo (le donne si sono fermate un ripiano più basso) e col Figlio riattraversa, retrocedendo, dei cortili, poi piega da una parte ed entra in una vasta stanza che ha l’aspetto di una sinagoga. Non so come mai. C’erano anche nel Tempio le sinagoghe? Parla con un levita e questo scompare dietro una tenda a righe per tornare poi con dei sacerdoti anziani, credo siano sacerdoti, certo sono maestri nella conoscenza della Legge e destinati perciò ad esaminare i fedeli.

40.2 Giuseppe presenta Gesù. Prima si sono ambedue profondamente inchinati ai dieci dottori, che si sono seduti dignitosamente su dei bassi sgabelli di legno. «Ecco», dice. «Questo è mio figlio. Da tre lune e dodici giorni è entrato nel tempo che la Legge destina per esser maggiorenni. Ma io voglio che lo sia secondo i precetti d’Israele. Vi prego osservare che per la sua complessione Egli mostra di essere uscito dalla puerizia e dall’età minore. E vi prego esaminarlo benignamente e giustamente per giudicare che quanto qui io, suo padre, asserisco è verità. Io l’ho preparato per quest’ora e per questa sua dignità di figlio della Legge. Egli sa i precetti, le tradizioni, le decisioni, le consuetudini delle fimbrie e delle filatterie, sa recitare le preghiere e le benedizioni quotidiane. Può quindi, conoscendo la Legge in se stessa e nei suoi tre rami dell’Halascia, Midrasc e Aggada, condursi da uomo. Perciò io desidero esser liberato dalla responsabilità delle sue azioni e dei suoi peccati. D’ora in poi Egli sia soggetto ai precetti e sconti di suo le pene per i mancamenti verso di essi. Esaminatelo».

«Lo faremo.

40.3 Vieni avanti, fanciullo. Il tuo nome?».

«Gesù di Giuseppe, di Nazareth».

«Nazareno… Sai dunque leggere?».

«Sì, rabbi. So leggere le parole scritte e quelle che sono chiuse nelle parole stesse».

«Come vorresti dire?».

«Voglio dire che comprendo anche il significato dell’allegoria o del simbolo che si cela sotto l’apparenza, così come la perla non appare ma è nella conchiglia brutta e serrata».

«Risposta non comune e molto saggia. Raramente si ode ciò su labbra adulte; in un bambino, poi, e nazareno per giunta!…».

L’attenzione dei dieci si è fatta sveglia. I loro occhi non perdono un istante di vista il bel fanciullo biondo che li guarda sicuro, senza spavalderia, ma senza paura.

«Tu fai onore al tuo maestro, che, per certo, era assai dotto».

«La Sapienza di Dio era raccolta nel suo cuore giusto».

«Ma udite! Te felice, padre di tal figlio!».

Giuseppe, che è in fondo alla sala, sorride e si inchina.

EMR 40.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dànno a Gesù tre rotoli diversi, dicendo: «Leggi quello serrato da nastro d’oro».

Gesù apre il rotolo e legge. È il Decalogo. Ma, dopo le prime parole, un giudice gli leva il rotolo dicendo: «Prosegui a memoria». Gesù lo dice così sicuro che pare che legga. Ogni volta che nomina il Signore si inchina profondamente.

«Chi ti ha insegnato ciò? Perché lo fai?».

«Perché santo è quel Nome e va pronunciato con segno interno ed esterno di rispetto. Al re, che è re per breve tempo, si inchinano i sudditi, e polvere egli è. Al Re dei re, all’altissimo Signore d’Israele, presente anche se non visibile che allo spirito, non si dovrà inchinare ogni creatura, che da Lui dipende con sudditanza eterna?».

«Bravo! Uomo, noi ti consigliamo di fare istruire il figlio tuo da Hillel o Gamaliele. È nazareno… ma le sue risposte fanno sperare da Esso un nuovo grande dottore».

«Il figlio è maggiorenne. Farà secondo il suo volere. Io, se sarà volere onesto, non lo contrasterò».

Dettaglio

Gesù viene esaminato dai dottori della Legge, per diventare maggiorenne e responsabile delle sue azioni.

EMR 40.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Il fanciullo è perfetto. (...) Sia condotto nella vera sinagoga».

Passano in una stanza più vasta e pomposa. Qui, per prima cosa, gli raccorciano i capelli. I riccioloni vengono raccolti da Giuseppe. Poi gli stringono la veste rossa con una lunga cintura girata a più giri intorno alla vita, gli legano delle striscioline alla fronte, al braccio e al mantello. Le fissano con delle specie di borchie. Poi cantano salmi e Giuseppe loda con una lunga preghiera il Signore e invoca sul Figlio ogni bene.

La cerimonia ha termine. Gesù esce con Giuseppe. Tornano da dove erano venuti, si riuniscono ai parenti maschi, comperano e offrono un agnello; poi, con la vittima sgozzata, raggiungono le donne.

Maria bacia il suo Gesù. Pare sia degli anni che non lo vede. Lo guarda, fatto più uomo nella veste e nei capelli, lo carezza…

Escono e tutto finisce.

Dettaglio

L'esame della maggioranza di Gesù è completo.

EMR 41.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

La voce fanciulla di Gesù legge: «“Consolati, o mio popolo. Parlate al cuore di Gerusalemme, consolatela perché la sua schiavitù è finita… Voce di uno che grida nel deserto: preparate le vie del Signore… Allora apparirà la gloria del Signore…”».

Sciammai: «Lo vedi, o nazareno! Qui si parla di schiavitù finita. Mai come ora siamo schiavi. Qui si parla di un precursore. Dove è egli? Tu farnetichi».

Gesù: «Io ti dico che a te più che agli altri va fatto l’invito del Precursore. A te e ai tuoi simili. Altrimenti non vedrai la gloria del Signore né comprenderai la parola di Dio, perché le bassezze, le superbie, le doppiezze ti faranno ostacolo a vedere ed udire».

Annotazione

Isaia 40, 1-5: Consolate, consolate il mio popolo", dice il vostro Dio, "parlate al cuore di Gerusalemme. Annunciate che il suo servizio è stato compiuto, che il suo crimine è stato espiato, che ha ricevuto dalla mano del Signore il doppio per tutte le sue iniquità. Una voce proclama: "Preparate la via del Signore nel deserto; rendete diritta la terra arida come una strada per il nostro Dio. Ogni burrone sia colmato, ogni monte e colle abbassato; le rupi siano trasformate in pianure e le cime in ampie valli! Allora la gloria del Signore sarà rivelata e ogni essere di carne vedrà che la bocca del Signore ha parlato.