EMR 23.5-6
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
23.5 Sara entra e le fa cenno di uscire. Maria esce, coi suoi piedi scalzi, nel giardino. «La padrona vi vuole», dice.
«Vengo», e Maria cammina lungo la casa, sale la scala… Pare un angelo bianco che si aggiri nella notte quieta e piena di astri. Entra da Elisabetta.
«Oh! Maria! Maria! Quanto dolore! Non ne posso più, Maria! Quanto dolore si deve soffrire per esser madre!».
Maria la carezza con amore e la bacia.
«Maria! Maria! Lasciami mettere le mani sul tuo seno!».
Maria prende le due mani rugose e gonfie e se le posa sull’addome arrotondato, tenendole premute con le sue manine lisce e sottili. E parla piano, ora che sono sole: «Gesù è lì che ti sente e vede. Confida, Elisabetta. Il suo cuore santo batte più forte, poiché Egli ora opera per il tuo bene. Lo sento palpitare come lo avessi fra mano e mano. Io le capisco le parole di palpito che mi dice il mio Bambino. Egli ora mi dice: “Di’ alla donna che non tema. Ancora un poco di dolore. E poi, col primo sole, fra le tante rose che aspettano quel raggio mattutino per aprirsi sullo stelo, la sua casa avrà la rosa più bella, e sarà Giovanni, il mio Precursore”».
Elisabetta posa anche il volto sul seno di Maria e piange piano.
Maria sta qualche tempo così, poiché pare che il dolore si assopisca in una sosta di ristoro. E accenna a tutti di star quieti. Resta in piedi, bianca e bella nel tenue chiarore di un lume ad olio, come un angelo presso chi soffre. Prega. Le vedo muovere le labbra. Ma, anche se non le vedessi muovere, capirei che prega dall’espressione rapita del viso.
23.6 Il tempo passa. E il dolore riprende Elisabetta. Maria la bacia nuovamente e si ritira.