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Note della parola chiave

Dio Padre

Tema: Elementi del Credo · Pagina 7 di 8

Comfort di lettura

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EMR 176.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

È giusto santificare le feste e lodare il Signore nei luoghi della preghiera. Ma tutto il creato può essere luogo di preghiera se la creatura sa farlo tale con la sua elevazione al Padre.

EMR 176.4 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Vedere nel suo contesto

Citazione

Quando il giorno aveva inizio mi fu fatto osservare che, se tutto viene da volontà divina, anche gli errori degli uomini sono voluti da quella. Questo è errore, e errore molto diffuso. Può mai un padre volere che il figlio si renda riprovevole? Non lo può. Eppure noi vediamo anche nelle famiglie che alcuni figli si rendono riprovevoli, pur avendo un padre giusto che prospetta loro il bene da farsi e il male da sfuggire. E nessun che sia retto accusa il padre di avere spronato il figlio al male.

Dio è il Padre, gli uomini i figli. Dio indica il bene e dice: “Ecco, Io ti metto in questa contingenza per tuo bene”, oppure anche, quando il Maligno e gli uomini suoi servi procurano sventure agli uomini, Dio dice: “Ecco, in quest’ora penosa, tu agisci così; e così facendo, servirà questo male ad un eterno bene”. Vi consiglia. Ma non vi forza. E allora se uno, pur sapendo ciò che sarebbe la volontà di Dio, preferisce fare tutto l’opposto, si può dire che questo opposto sia volontà di Dio? Non si può.

Amate la volontà di Dio. Amatela più della vostra e seguitela contro le seduzioni e le potenze delle forze del mondo, della carne e del demonio. Anche queste cose hanno la loro volontà. Ma in verità vi dico che è ben infelice chi ad esse si piega.

EMR 178.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Di’ con Me: “Io ti benedico, o Padre, ed invoco la tua luce per coloro che piangono fra le nebbie della vita. Io ti benedico, o Padre, ed invoco la tua forza per chi è come pargolo bisognoso di chi lo sostenga. Io ti benedico, o Padre, e invoco il tuo amore perché smemori da ogni altra cosa, che non sia Te, tutti coloro che in Te troverebbero, e non sanno crederlo, ogni loro bene, qui e nel Cielo”».

EMR 180.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ai nostri sensi occorre sempre un termine per afferrare un’idea. Ognuno di noi, parlo di noi credenti, crede per forza di fede all’Altissimo, Signore e Creatore, eterno Iddio che sta nel Cielo. Ma anche ogni essere ha bisogno di più di questa nuda fede, vergine, incorporea, atta e sufficiente agli angeli che vedono e amano Dio spiritualmente, condividendo con Lui la natura spirituale e avendo capacità di vedere Dio. Noi abbiamo bisogno di crearci una “figura” di Dio, la quale figura è fatta delle qualità essenziali che doniamo a Dio per dare un nome alla sua perfezione assoluta, infinita. Più l’anima si concentra e più riesce a raggiungere l’esattezza nella cognizione di Dio. Ecco ciò che io dico: il Dio immanente. Io non sono un filosofo. Forse avrò applicato male la parola. Ma insomma per me il Dio immanente è il sentire, il percepire Dio sul nostro spirito, e sentirlo e percepirlo non più come idea astratta ma come reale presenza datrice di una fortezza e di una pace nuova».

«Va bene. Ma insomma come lo sentivi? Quale differenza c’è fra il sentire per fede e sentire per immanenza?», chiede un poco ironico l’Iscariota.

«Dio è sicurezza, ragazzo. Quando tu lo senti come dice Simone, con quella parola che io non capisco alla lettera ma della quale capisco lo spirito – e credi che il nostro male è di capire solo la lettera e non lo spirito delle parole di Dio – vuol dire che riesci ad afferrare non solo il concetto della maestà terribile, ma della paternità dolcissima di Dio. Vuol dire che senti che, quando tutto il mondo ti giudicasse e condannasse con ingiustizia, Uno solo, Lui, l’Eterno che ti è padre, non ti giudica ma ti assolve e consola. Vuol dire che senti che quando tutto il mondo ti odiasse tu sentiresti su te un amore più grande di tutto il mondo. Vuol dire che segregato in una carcere o in un deserto tu sentiresti sempre che Uno ti parla e dice: “Sii santo per essere come il Padre tuo”. Vuol dire che per l’amore vero a questo Padre Dio, che finalmente si arriva a sentire tale, si accetta, si opera, si prende o si lascia senza misure umane, pensando solo a rendere amore per amore, a copiare il più possibile Dio nelle proprie azioni», dice Pietro.

«Sei superbo! Copiare Dio! Non ti è concesso», giudica l’Iscariota.

«Non è superbia. L’amore porta all’ubbidienza. Copiare Dio mi sembra ancora una forma di ubbidienza, perché Dio dice di averci fatto a sua immagine e somiglianza», replica Pietro.

«Ci ha fatto. Noi non dobbiamo andare più su».

«Ma sei un disgraziato se pensi così, caro ragazzo! Tu dimentichi che noi siamo decaduti e che Dio ci vuole riportare a ciò che eravamo».

180.4

Gesù prende la parola: «Più ancora, Pietro, Giuda e voi tutti. Più ancora. La perfezione di Adamo era ancora suscettibile di aumento mediante l’amore che lo avrebbe portato ad una immagine sempre più esatta del suo Creatore. Adamo senza la macchia del peccato sarebbe stato un tersissimo specchio di Dio. Per questo Io dico: “Siate perfetti come è perfetto il Padre che è nei Cieli”. Come il Padre. Perciò come Dio. Pietro ha detto molto bene. E molto bene Simone. Vi prego ricordare le loro parole e applicarle alle vostre anime».

Dettaglio

Simone lo Zelota esprime una delle sue riflessioni su Dio. L'amore, l'orgoglio, l'obbedienza e la redenzione sono discussi alla fine della nota.

EMR 182.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

[Gesù] Va diritto ad accarezzare un pastorello che è verso il centro dell’ammasso lanuto e belante delle pecore. Gli chiede: «Sono tue?». Lo sa bene Gesù che non sono del bambino, ma lo vuole far parlare.

«No, Signore. Io sono con quelli. E le mandre sono di molti padroni. Ci siamo riuniti per i banditi».

«Come ti chiami?».

«Zaccaria, figlio di Isacco. Ma il padre mi è morto ed io servo perché siamo poveri e la mamma ha tre altri più piccoli di me».

«È tanto che ti è morto?».

«Tre anni, Signore… e non ho più riso perché sempre la mamma piange ed io non ho più chi mi carezzi… Io sono il primogenito e la morte del padre mi ha fatto uomo che ero ancora fanciullo… Non devo piangere ma guadagnare… Ma è tanto difficile!». Infatti le lacrime cadono anche ora sul visetto troppo serio per la sua età.

I pastori si sono avvicinati e così gli apostoli. Un gruppo d’uomini in un muoversi di pecore.

«Non sei senza padre, Zaccaria. Un Padre santo ti è nel Cielo e ti ama sempre, se sei buono, e il padre tuo non ha cessato di amarti perché è in grembo ad Abramo. Lo devi credere. E per questa fede essere sempre più buono». Gesù parla dolcemente e carezza il bambino.

Dettaglio

Un caso reale di un bambino che ha perso il padre tre anni fa e ora si occupa di greggi di pecore.

EMR 185.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

I poveri uomini potrebbero obbiettare: “E allora perché permetti alle tempeste singole o collettive di formarsi?”.

Se Io con la mia potenza distruggessi il Male, quale che sia, voi giungereste a credervi autori del Bene, che in realtà sarebbe mio dono, e non vi ricordereste mai più di Me. Mai più.

Avete bisogno, poveri figli, del dolore per ricordarvi che avete un Padre. Come il figliol prodigo che si ricordò di averlo quando ebbe fame. Le sventure servono a farvi persuasi del vostro nulla, della vostra insipienza, causa di tanti errori, e della vostra cattiveria, causa di tanti lutti e dolori, delle vostre colpe, causa di punizione che da voi vi date, e della mia esistenza, della mia potenza, della mia bontà.

Ecco quel che vi dice il Vangelo di oggi. Il “vostro” vangelo dell’ora presente, poveri figli. Chiamatemi. Gesù non dorme che perché è angosciato di vedersi disamato da voi. Chiamatemi e verrò».

Dettaglio

Il significato della sfortuna.

EMR 196.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dolci, primi giorni d’amore fra i due che erano fratelli, perché nati da un Padre unico, e che pure erano sposi, e che nell’amarsi si guardavano con gli innocenti occhi di due gemelli nella cuna; e l’uomo provava l’amor di padre per la compagna “osso delle sue ossa e carne della sua carne”, così come è il figlio per un padre; e la donna conosceva la gioia d’esser figlia, ossia protetta da un amore ben alto, perché sentiva di avere in sé qualcosa di quello splendido uomo che l’amava, con innocenza e angelico ardore, nei bei prati dell’Eden!

EMR 203.6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

“Padre nostro”.

Io lo chiamo: “Padre”. Padre è del Verbo, Padre è dell’Incarnato. Così voglio lo chiamiate voi, perché voi siete uni con Me se voi in Me permanete. Un tempo era che l’uomo doveva gettarsi volto a terra per sospirare, fra i tremori dello spavento: “Dio!”. Chi non crede in Me e nella mia parola ancora è in questo tremore paralizzante… Osservate nel Tempio. Non Dio, ma anche il ricordo di Dio è celato dietro triplice velo agli occhi dei fedeli. Separazioni di distanze, separazioni di velami, tutto è stato preso e applicato per dire a chi prega: “Tu sei fango. Egli è Luce. Tu sei abbietto. Egli è Santo. Tu sei schiavo. Egli è Re”. Ma ora!… Alzatevi! Accostatevi! Io sono il Sacerdote eterno. Io posso prendervi per mano e dire: “Venite”. Io posso afferrare le tende del velario e aprirle, spalancando l’inaccessibile luogo chiuso fino ad ora. Chiuso? Perché? Chiuso per la Colpa, sì. Ma ancor più serrato dall’avvilito pensiero degli uomini. Perché chiuso, se Dio è Amore, se Dio è Padre? Io posso, Io devo, Io voglio portarvi non nella polvere, ma nell’azzurro; non lontani, ma vicini; non in veste di schiavi, ma di figli sul cuore di Dio.

“Padre! Padre!”, dite. E non stancatevi di dire questa parola. Non sapete che ogni volta che la dite il Cielo sfavilla per la gioia di Dio? Non diceste che questa, e con vero amore, fareste già orazione gradita al Signore. “Padre! Padre mio!”, dicono i piccoli al padre loro. È la parola che dicono per prima: “Madre, padre”. Voi siete i pargoli di Dio. Io vi ho generati dal vecchio uomo che eravate e che Io ho distrutto col mio amore per far nascere l’uomo nuovo, il cristiano. Chiamate dunque con la parola che per prima conoscono i pargoli, il Padre Ss. che è nei Cieli.

EMR 207.9 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Sei contento, Simone di Giona, che non parli e quasi non respiri?».

«Tanto… tanto che mi pare di essere fuori del mondo, in un luogo ancor più santo che se fossi oltre il Velario del Tempio… Tanto che… che ora che ti ho vista in questo luogo e con la luce di allora, io tremo di averti trattata, con rispetto, sì, ma come una grande donna, sempre donna. Ora… ora io non oserò più dirti come prima: “Maria”. Prima eri per me la Mamma del mio Maestro. Ora, ora ti ho vista sulla cima di quelle onde celesti, Regina ti ho vista, e io, miserabile, faccio così, da quello schiavo che sono», e si butta a terra baciando i piedi di Maria.

Gesù parla, ora: «Simone, alzati. Vieni qui, ben vicino a Me». Pietro va alla sinistra di Gesù, perché Maria è a destra.

«Che siamo ora noi?», chiede Gesù.

«Noi? Ma siamo Gesù, Maria e Simone».

«Va bene. Ma quanti siamo?».

«Tre, Maestro».

«Una trinità, allora. Un giorno[3] in Cielo, nella divina Trinità * venne un pensiero: “Ora è tempo che il Verbo vada sulla Terra”, e in un palpito d’amore il Verbo venne sulla Terra. Si separò perciò dal Padre e dallo Spirito santo. Venne ad operare sulla Terra. In Cielo i Due rimasti contemplarono le opere del Verbo, rimanendo più uniti che mai per fondere Pensiero e Amore in aiuto della Parola operante sulla Terra. Verrà un giorno che dal Cielo verrà un ordine: “È tempo che Tu torni perché tutto è compiuto”, e allora il Verbo tornerà ai Cieli, così… (e Gesù si ritira un passo indietro lasciando Maria e Pietro dove erano) e dall’alto dei Cieli contemplerà le opere dei due rimasti sulla Terra, i quali, per movimento santo, si uniranno più che mai, per fondere potere e amore e farne mezzo per compiere il desiderio del Verbo: la redenzione del mondo attraverso il perpetuo insegnamento della sua Chiesa. E il Padre, il Figlio e lo Spirito santo faranno dei loro raggi una catena per stringere, stringere sempre più i due rimasti sulla Terra: mia Madre, l’amore; tu, il potere. Dovrai bene, perciò, trattare Maria da regina, sì, ma non da schiavo. Non ti pare?».

«Mi pare tutto quello che Tu vuoi. Sono annichilito! Io il potere? Oh! se devo essere il potere, allora sì che mi devo appoggiare a Lei! Oh! Madre del mio Signore, non mi abbandonare, mai, mai, mai…».

«Non avere paura. Ti terrò sempre per mano così, come facevo col mio Bambino finché non fu capace di andare da solo».

«E dopo?».

«E dopo ti sorreggerò con la preghiera. Su, Simone. Non dubitare mai del potere di Dio. Non ne dubitai io, e non Giuseppe. Neppure tu devi dubitare. Dio dà gli aiuti ora per ora, se rimaniamo umili e fedeli…»

Dettaglio

La Vergine ha appena raccontato la Natività con le sue parole.

Annotazione

Trinità celeste - Trinità terrestre: Per stabilire un parallelo tra la Trinità celeste (Padre, Figlio e Spirito Santo) e la Trinità terrena (Gesù, Maria e Pietro), la spiegazione deve ricorrere all'espediente di attribuire a Dio pensieri e comportamenti umani, stabilendo separazioni e ricongiungimenti tra le Persone divine.

Tuttavia", annota Maria Valtorta in una copia dattiloscritta, "non si può negare l'unione ipostatica (= unione delle due nature, divina e umana) per la quale il Verbo, essendo veramente nella carne del Figlio di Dio e di Maria, non cessò di essere una cosa sola con il Padre e quindi con l'Amore; non cessò di essere il Santo dei Santi, perché lo era per la sua natura divina e lo era nella sua natura umana, per grazia e per volontà perfettissima".

Questa nota, accompagnata dai testi diEMV 207,11 | EMV324,3 | EMV 567,17 | EMV 630,21 e EMV 634,11 e dalle note diEMV 54,5 | EMV 68,1 | EMV 342,5 e EMV 346,5, può essere utilizzata anche per interpretare correttamente le espressioni che si trovano in EMV 62.2 (per unirmi al Padre) | EMV 62,4 (ero nel Padre) | EMV 123,5 (ho lasciato il cielo) | EMV 126,1 (non a me, ma a Colui che mi ha mandato) | EMV 126,10 | EMV 128,2 (non io. Dio) | EMV 129,3 (Dio è in cielo. Si adora e si va a Lui) | EMV 249,4 | EMV 254.3 (Dovresti chiedere a colui che li ha fatti) | EMV 272,2 | EMV 287,6 (A Dio, non al suo servo) | EMV 298,6 (Non da me, ma dal Padre) | EMV 317,5 | EMV 371,6 | EMV 399,4 (Ha lasciato il Padre) | EMV 452,11 | EMV 479,2 (Ritorna al Padre) | EMV 487.9 | EMV 517,2 (Una parte dell'unione ho lasciato) | EMV 534,8 (La sapienza ha lasciato il cielo) | EMV600,21 (Ho lasciato il Padre) | EMV 618,5 (Non sono più separato dal Padre) | EMV 632,34 (Ha lasciato il cielo) | EMV 637,6 (Ho lasciato il cielo) | EMV 642,9, ecc.

Infine, va notato il concetto espresso da Maria Valtorta nel testo di EMV 474,2/3: la divinità, sempre unita ipostaticamente all'Uomo Gesù, non era in ogni momento sensibile all'Uomo Redentore, che doveva arrivare a sperimentare questo dolore.