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Note del tema

Città di Gerusalemme

Pagina 3 di 7

Comfort di lettura

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EMR 32.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

32.2 Poi ecco delle case che si mostrano e delle mura che serrano una città. I due sposi entrano in essa da una porta e comincia il percorso sul selciato (molto sconnesso) cittadino. Il cammino diviene molto più difficile, sia perché vi è del traffico che fa fermare tutti i momenti il ciuchino, sia perché lo stesso sulle pietre e sulle buche che sostituiscono le pietre mancanti ha continue scosse, che disturbano Maria e il Bambino.

La strada non è piana. Sale, sebbene lievemente. È stretta fra case alte dalle porticine strette e basse e dalle rade finestre sulla via. In alto il cielo si affaccia con tante fettine di azzurro fra case e case, anzi fra terrazze e terrazze. In basso sulla via vi è gente e vocio, e si incrociano altre persone a piedi, o su somarelli, o conducenti somarelli carichi, e altre dietro ad una ingombrante carovana di cammelli. Ad un certo punto passa con molto rumore di zoccoli e di armi una pattuglia di legionari romani, che scompaiono oltre un arco posto a cavalcione di una via molto stretta e sassosa.

Giuseppe piega a sinistra e prende una via più larga e più bella. Vedo la cinta merlata, che già conosco, in fondo ad essa.

Maria smonta dal ciuchino presso la porta dove è una specie di posteggio per altri somarelli. Dico «posteggio» perché è una specie di capannone, meglio, di tettoia, dove è paglia sparsa e dei paletti con degli anelli per legare i quadrupedi.

Giuseppe dà alcune monete ad un ometto accorso e con esse acquista un poco di fieno, e attinge un secchio d’acqua da un pozzo rudimentale che è in un angolo, e li dà al ciuchino. Poi raggiunge Maria ed ambedue entrano nel recinto del Tempio.

EMR 32.3-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

32.3 Si dirigono prima verso un porticato, dove vi sono quelli che Gesù poi fustigò egregiamente: i venditori di tortore e agnelli e i cambiavalute. Giuseppe acquista due colombini bianchi. Non cambia il denaro. Si capisce che ha già quello che gli occorre.

Giuseppe e Maria si dirigono ad una porta laterale che ha otto gradini, come mi pare abbiano tutte le porte, quasi che il cubo del Tempio sia sopraelevato dal resto del suolo. Questa porta ha un grande atrio, come i portoni delle nostre case di città, per darle un’idea, ma più vasto e ornato. In esso vi sono a destra e a sinistra due specie di altari, ossia due costruzioni rettangolari, di cui sul principio non capisco bene lo scopo. Sembrano delle basse conche, perché l’interno è più basso dell’orlo esterno, che si sopraeleva di qualche centimetro.

Non so se chiamato da Giuseppe o se venuto di suo, accorre un sacerdote. Maria offre i due poveri colombi ed io, che capisco la loro sorte, volgo altrove lo sguardo. Osservo gli ornati del pesantissimo portale, del soffitto, dell’atrio. Mi pare però di vedere, con la coda dell’occhio, che il sacerdote asperga Maria con dell’acqua. Deve essere acqua, perché non vedo macchie sul suo abito. Poi Maria, che insieme ai colombini aveva dato un mucchietto di monete al sacerdote (mi ero dimenticata di dirlo) entra con Giuseppe nel Tempio vero e proprio, accompagnata dal sacerdote.

Io guardo da tutte le parti. È un luogo ornatissimo. Sculture a teste d’angeli e palme e ornati corrono sulle colonne, le pareti e il soffitto. La luce penetra da curiose finestre lunghe, strette, naturalmente senza vetri, e tagliate diagonalmente alla parete. Suppongo che sia per impedire agli acquazzoni di entrare.

32.4 Maria si inoltra sino ad un certo punto. Poi si arresta. A qualche metro da Lei vi sono degli altri gradini e su questi sta un’altra specie di altare, oltre il quale vi è un’altra costruzione.

Mi accorgo che credevo essere nel Tempio e invece ero in ciò che contorna il Tempio vero e proprio, ossia il Santo, oltre il quale pare che nessuno, fuorché i sacerdoti, possano entrare. Quello che io credevo Tempio non è perciò che un chiuso vestibolo, che da tre parti cinge il Tempio, dove è chiuso il Tabernacolo. Non so se mi sono spiegata per bene. Ma non sono architetto o ingegnere.

Maria offre il Bambino — che si è svegliato e gira i suoi occhietti innocenti intorno con lo sguardo stupito degli infanti di pochi giorni — al sacerdote. Questo lo prende sulle braccia e lo solleva a braccia tese, volto verso il Tempio, stando contro a quella specie di altare che sta su quei gradini. Il rito è compiuto. Il Bambino viene restituito alla Mamma e il sacerdote se ne va.

Dettaglio

Maria e Giuseppe vanno a presentare Gesù nel Tempio.

EMR 40

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

La Sacra Famiglia si reca al Tempio di Gerusalemme. Dopo aver pregato, Giuseppe e Gesù si recano in una stanza dove Gesù viene esaminato dai dottori della Legge. Giuseppe presenta loro il Figlio e poi gli uomini si rivolgono al Bambino. Egli disse il suo nome e che sapeva leggere i simboli e il vero significato delle Scritture. Ascoltandolo, i dottori raccomandarono a Giuseppe di affidarlo a Hilled o a Gamaliel.

A Cristo fu fatta leggere una parte del Decalogo. Dovette continuare a memoria e ogni volta che pronunciava il nome del Signore si inchinava. Disse che se ci inchiniamo ai re della terra, che non sono altro che polvere, dobbiamo inchinarci ancora di più al Re dei Re, da cui dipende ogni creatura.

Gli fu poi posta una domanda sulla legge del sabato e sulla santificazione delle feste. La gallina che depone un uovo o la pecora che partorisce in quel giorno commette forse un peccato? No, perché l'animale obbedisce alle leggi del Creatore e non commette peccato. Se l'uomo lo fa lavorare di sabato, è il suo padrone che porta il suo peccato.

I dottori rimasero impressionati. Gli fecero un'ultima domanda facendogli leggere un passo del secondo libro delle Cronache. Questo brano, che si svolge qualche secolo prima, parla dello scriba Saphan. Egli legge un libro del sacerdote Elchias davanti al re e dopo si straccia le vesti perché il popolo non segue più le istruzioni del Signore e la sua ira è grande. C'è un simbolo in questo testo? Gesù risponde che è raro che non ci sia, e dice che ciò che è eterno non deve essere circoscritto nel tempo. La Parola dichiara che Israele non ha più la sapienza che viene da Dio, nonostante i seicentotredici precetti, perché li conosce ma non li mette più in pratica.

I medici dichiarano che il bambino è perfetto e maggiorenne. La festa termina e Giuseppe e Gesù tornano da Maria.

EMR 40.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

40.1 Il Tempio in giorni di festa. Folla che entra ed esce dalle porte di cinta, che traversa cortili, atri e portici, che scompare in questa o quella costruzione sita nei diversi ripiani su cui è disseminato l’agglomerato del Tempio.

Entra anche, cantando sommessamente dei salmi, la comitiva della famiglia di Gesù. Tutti gli uomini prima, poi le donne. A loro si sono uniti anche altri, forse di Nazaret, forse amici di Gerusalemme. Non so.

Giuseppe si separa, dopo aver con tutti adorato l’Altissimo dal punto in cui, si capisce, gli uomini potevano farlo (le donne si sono fermate un ripiano più basso) e col Figlio riattraversa, retrocedendo, dei cortili, poi piega da una parte ed entra in una vasta stanza che ha l’aspetto di una sinagoga. Non so come mai. C’erano anche nel Tempio le sinagoghe? Parla con un levita e questo scompare dietro una tenda a righe per tornare poi con dei sacerdoti anziani, credo siano sacerdoti, certo sono maestri nella conoscenza della Legge e destinati perciò ad esaminare i fedeli.

EMR 41

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù è solo a Gerusalemme. Maria lo vede guardare in una direzione particolare, ma la visione è piuttosto breve. Riprende più tardi e la mistica scopre l'interno del Tempio. C'erano dei dottori della Legge, tra cui Gamaliele, Hillel e Shammai, che discutevano della profezia di Davide e del Messia. I primi due sostenevano che il Salvatore era già sulla Terra, mentre l'altro affermava che la schiavitù di Israele era solo aumentata e che "la pace che avrebbe dovuto essere portata da colui che i profeti chiamavano "il Principe della Pace" è ben lontana dal regnare sul mondo". Gesù allora interviene e dichiara che Gamaliele ha ragione. Gli viene chiesto su cosa si basano, e per un po' i personaggi parlano della Natività e della strage degli Innocenti. Poi Hillel chiede da dove viene la saggezza del ragazzo e vogliono esaminarlo per bene. Gli viene consegnato un rotolo e poi si affronta il tema del Precursore. Gesù aveva detto che era già sulla terra e che avrebbe preceduto il Cristo di lì a poco. Inoltre, il Figlio di Giuseppe profetizza sul Regno di Dio e sulla Regalità di Cristo, che è interamente spirituale. Egli disse persino che il Santuario di Dio non sarebbe più stato abbattuto e distrutto, e Hillel comprese le sue parole citando un altro passo del libro di Aggeo.

Gamaliele gli parlò allora della Pace di cui parlava il profeta e Gesù rispose con le parole della Gloria: "Pace agli uomini di buona volontà". Ma Israele non ha questa buona volontà, quindi non avrà la Pace e rifiuterà il suo Messia. Infine, Gesù torna ancora una volta sul Precursore, in seguito a un'osservazione di Shammai, dicendo che tra poco precederà il Cristo. Conclude dicendo che se tutti fossero come Hillel, la salvezza arriverebbe in Israele. Hillel si offre di restare con lui, ma il Bambino dice che deve rimanere in solitudine. E così la visione si conclude.

Maria spiega poi come ha fatto a sapere chi erano Hillel e Gamaliele (grazie alla voce del suo consigliere interiore). Infine, Gesù fa un dettato sul ritrovamento di Gesù e Maria nel Tempio e sul dolore di Maria e Giuseppe. Torna alla famosa domanda: "Figlio mio, perché ci hai fatto questo?".

EMR 41.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

41.1 Vedo Gesù. È adolescente. Vestito di una tunica che mi sembra di lino candido, lunga sino ai piedi. Su questa si posa e si drappeggia un drappo rettangolare d’un rosso pallido. È a testa nuda, coi capelli lunghi sino a metà orecchie, più carichi di tinta di quando lo vidi bambino. È un fanciullo robusto e molto alto per la sua età che, come dimostra il viso, è molto fanciulla.

Mi guarda e sorride tendendomi le mani. Un sorriso però che somiglia già a quello che gli vedo da uomo: dolce e piuttosto serio. È solo. Non vedo altro per ora. Sta appoggiato ad un muretto su una stradellina tutta a sali e scendi, sassosa e con una fossa verso il centro che certo in tempo di pioggia si muta in rigagnolo. Ma ora è asciutta perché è giornata serena.

Mi pare di accostarmi io pure al muretto e di guardare intorno e in basso come fa Gesù. Vedo un agglomerato di case. Un agglomerato disordinato. Le case sono quali alte, quali basse, e vanno in tutti i sensi. Sembra, con un paragone molto povero ma molto somigliante, una manciata di ciottoli bianchi gettata su un terreno scuro. Le vie e viette sono come vene in quel biancore. Qua e là delle piante sporgono dai muri. Molte sono in fiore e molte sono già coperte di foglie novelle. Deve essere primavera.

A sinistra, rispetto a me che guardo, vi è un grande agglomerato, fatto a tre ordini di terrazze coperte di fabbricati, e torri e cortili e porticati, al centro del quale si alza un più alto, maestoso, ricchissimo fabbricato a cupole tonde, splendenti al sole come fossero coperte di metallo: rame od oro. Il tutto è recinto da una muraglia merlata: come fosse una fortezza. Una torre più alta delle altre, posta a cavalcioni di una via piuttosto stretta e che è in salita, domina nettamente quel vasto agglomerato. Sembra una sentinella severa.

Gesù guarda fissamente quel luogo. Poi torna a voltarsi, riappoggiando la schiena al muretto, come era prima, e guarda un monticiattolo che sta di fronte all’agglomerato. Un monticiattolo assalito dalle case sino alla base, poi lasciato nudo. Vedo che una via termina là con un arco, oltre il quale non c’è che una via lastricata a pietre quadrangolari, irregolari e sconnesse. Non sono troppo grandi, non come le pietre delle strade consolari romane; sembrano piuttosto le classiche pietre dei vecchi marciapiedi viareggini (non so se ne esistano ancora) ma messe senza connessione. Una stradaccia. Il volto di Gesù si fa tanto serio che io mi fisso a cercare su quel monticiattolo la causa di questa malinconia. Ma non trovo nulla di speciale. È un’altitudine nuda. E basta. In cambio perdo Gesù, perché quando mi volgo non è più lì. E mi assopisco con questa visione.

EMR 41.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

(...) Mi trovo in un posto che non ho mai visto. Vi sono cortili e fontane e porticati e case, ossia padiglioni, perché hanno più la caratteristica di padiglioni che di case. Vi è molta folla vestita all’ebraica antica, e molto vociare. Guardandomi intorno comprendo d’essere dentro a quell’agglomerato che Gesù guardava, perché vedo la muraglia merlata che lo cinge, la torre che lo vigila e l’imponente fabbricato che si erge nel centro e contro il quale si stringono i porticati, molto belli e vasti, e sotto ai quali vi è molta folla intenta chi a una cosa, chi ad un’altra.

Comprendo essere nel recinto del Tempio di Gerusalemme. Vedo farisei in lunghe vesti ondeggianti, sacerdoti vestiti di lino e con una placca preziosa al sommo del petto e della fronte e altri punti luccicanti sparsi qua e là sulle diverse vesti molto ampie e bianche, strette alla vita da una cintura preziosa. Poi altri che sono meno ornati, ma devono sempre appartenere alla casta sacerdotale, e che sono circondati da discepoli più giovani. Comprendo che sono i dottori della Legge. Fra tutti questi personaggi mi trovo spersa, perché non so proprio che ci sto a fare.

EMR 41.3-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gamaliele, circondato da un folto gruppo di discepoli, parla della venuta del Messia e, appoggiandosi alla profezia di Daniele, sostiene che il Messia deve ormai essere nato, perché da una decina d’anni circa le settanta settimane profetate sono compiute da quando era uscito il decreto di ricostruzione del Tempio. Sciammai lo combatte asserendo che, se è vero che il Tempio è stato riedificato, è anche vero che la schiavitù di Israele è aumentata, e la pace, che avrebbe dovuto portare seco Colui che i Profeti chiamavano «Principe della Pace», è ben lontana d’essere nel mondo e specie a Gerusalemme, oppressa da un nemico che osa spingere la sua dominazione fin entro il recinto del Tempio, dominato dalla torre Antonia piena di legionari romani, pronti a sedare con la spada ogni tumulto di indipendenza patria.

La disputa, piena di cavilli, va per le lunghe. Ogni maestro fa sfoggio di erudizione, non tanto per vincere il rivale, quanto per imporsi all’ammirazione degli ascoltatori. È palese questo intento.

41.4 Dal folto del gruppo dei fedeli esce una fresca voce di fanciullo: «Gamaliele ha ragione».

Movimento della folla e del gruppo dottorale. Si cerca l’interruttore. Ma non occorre cercarlo. Non si nasconde. Si fa largo da sé e si accosta al gruppo dei “rabbi”. Riconosco il mio Gesù adolescente. È sicuro e franco, con due sfavillanti occhi pieni di intelligenza. (...)

«Su cosa fondi la tua sicurezza?», chiede Hillel.

(Metto i nomi in testa alle risposte per abbreviare e rendere chiaro).

Gesù: «Sulla profezia che non può errare nell’epoca e sui segni che l’hanno accompagnata quando fu il tempo del suo avverarsi. È vero che Cesare ci domina. Ma il mondo era tanto in pace e la Palestina tanto in calma quando si compirono le settanta settimane, che fu possibile a Cesare ordinare il censimento nei suoi domini. Non lo avrebbe potuto se la guerra fosse stata nell’Impero e le sommosse in Palestina. Come era compìto quel tempo, così si sta compiendo l’altro delle sessantadue più una dal compimento del Tempio, perché il Messia sia unto e si avveri il seguito della profezia per il popolo che non lo volle. Potete avere dubbi? Non ricordate che la stella fu vista dai Savi d’Oriente e che andò a posarsi proprio sul cielo di Betlemme di Giuda e che le profezie e le visioni, da Giacobbe in poi, indicano quel luogo come il destinato ad accogliere la nascita del Messia, figlio del figlio del figlio di Giacobbe, attraverso Davide che era di Betlemme? Non ricordate Balaam? “Una stella nascerà da Giacobbe”. I Savi d’Oriente, che la purezza e la fede rendevano occhi e orecchi aperti, hanno visto la stella e compreso il suo nome: “Messia”, e sono venuti ad adorare la Luce scesa nel mondo».

41.5

Sciammai, con sguardo livido: «Tu dici che il Messia nacque nel tempo della stella a Betlemme-Efrata?».

Gesù: «Io lo dico».

Sciammai: «Allora non vi è più. Non sai, fanciullo, che Erode fece uccidere tutti i nati di donna, da un giorno a due anni d’età, di Betlemme e dintorni? Tu, tanto sapiente nella Scrittura, devi sapere anche questo: “Un grido s’è sentito nell’alto… È Rachele che piange i suoi figli”. Le valli e le cime di Betlemme, che hanno raccolto il pianto di Rachele morente, sono rimaste piene di pianto, e le madri l’hanno ripetuto sui figli uccisi. Fra esse era certo anche la Madre del Messia».

Gesù: «Ti sbagli, o vecchio. Il pianto di Rachele s’è volto in osanna, perché là dove essa ha dato alla luce il “figlio del suo dolore”, la nuova Rachele ha dato al mondo il Beniamino del Padre celeste, il Figlio della sua destra, Colui che è destinato a riunire il popolo di Dio sotto il suo scettro e a liberarlo dalla più tremenda schiavitù».

Sciammai: «E come, se Egli fu ucciso?».

Gesù: «Non hai letto di Elia? Egli fu rapito dal cocchio di fuoco. E non potrà il Signore Iddio aver salvato il suo Emmanuele perché fosse Messia del suo popolo? Egli, che ha aperto il mare davanti a Mosè perché Israele passasse a piede asciutto verso la sua terra, non avrà potuto mandare i suoi angeli a salvare il Figlio suo, il suo Cristo, dalla ferocia dell’uomo? In verità vi dico: il Cristo vive ed è fra voi, e quando sarà la sua ora si manifesterà nella sua potenza». Gesù, nel dire queste parole, che sottolineo, ha nella voce uno squillo che empie lo spazio. I suoi occhi sfavillano più ancora e, con mossa d’imperio e promessa, Egli tende il braccio e la mano destra e li abbassa come per giurare. È un fanciullo, ma è solenne come un uomo.

Annotazione

Daniele 9, 21-27: Stavo ancora parlando in preghiera quando Gabriele - l'essere che avevo visto all'inizio della visione - venne rapidamente da me all'ora dell'offerta della sera. Mi istruì dicendo: "Daniele, sono uscito ora per aprire la tua comprensione. Dall'inizio della tua supplica è sorta una parola e sono venuto ad annunciartela, perché sei amato da Dio. Comprendete la parola e cercate di capire l'apparenza.

Settanta settimane sono state stabilite per il tuo popolo e per la tua città santa, per porre fine alla perversione e al peccato, per espiare l'iniquità e realizzare la giustizia eterna, per compiere la visione e la profezia e per consacrare il Santo dei Santi. Sappiate e comprendete! Dal momento in cui è stato dato l'ordine di ricostruire Gerusalemme fino alla venuta di un messia, di un leader, ci saranno sette settimane. Per sessantadue settimane si ricostruiranno le piazze e le mura, ma nell'angoscia dei tempi. E dopo le sessantadue settimane, un messia sarà rimosso. Il popolo di un futuro leader distruggerà la città e il Luogo Santo. Poi, con un diluvio, arriverà la sua fine. Fino alla fine della guerra, avranno luogo le devastazioni decise.

Per una settimana, questo capo rafforzerà l'alleanza con una moltitudine; per metà della settimana, farà cessare il sacrificio e l'offerta, e su un'ala del Tempio ci sarà l'Abominio della Desolazione, finché lo sterminio deciso si scioglierà sull'autore di questa desolazione".

EMR 53

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù, Giacomo, Giovanni, Andrea, Pietro, Filippo e Bartolomeo si recano al Tempio. Ma è una vera e propria fiera, dove i mercanti del Tempio sono usurai dei più poveri. Una coppia di anziani viene maltrattata da un negoziante e Gesù dice loro che il loro comportamento non è corretto: il negoziante deve dare loro un agnello migliore. L'uomo non ascolta e Gesù, di fronte a tutto il trambusto del Tempio, diventa terribile. Costruisce una frusta e rovescia i tavoli e il denaro su di essi. Arrivano i sacerdoti e gli chiedono chi sia e perché stia facendo questo. Gesù risponde che lui è Colui che può e che se il vero Tempio viene distrutto, lui lo farà risorgere. Promette che lo conosceranno e che conosceranno la sua provenienza. Poi il Maestro tiene un discorso nel Tempio, ricordando le parole del Deuteronomio. Ci ricorda che dobbiamo essere giusti con i poveri e che i sacerdoti devono avere come ricchezza la purezza e la carità, non la ricchezza puramente materiale. Dio Padre è la loro eredità. Infine, invita tutti a seguirlo, perché è giunta l'ora della grazia.

EMR 53.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vedo Gesù che entra con Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo, Filippo e Bartolomeo, nel recinto del Tempio.

Vi è grandissima folla entro e fuori di esso. Pellegrini che giungono a frotte da ogni parte della città. Dall’alto del colle, su cui il Tempio è costruito, si vedono le vie cittadine, strette e contorte, formicolare di gente. Pare che fra il bianco crudo delle case si sia steso un nastro semovente dai mille colori. Sì, la città ha l’aspetto di un bizzarro giocattolo, fatto di nastri variopinti fra due fili bianchi e tutti convergenti al punto dove splendono le cupole della Casa del Signore.

Nell’interno poi è… una vera fiera. Ogni raccoglimento di luogo sacro è annullato. Chi corre e chi chiama, chi contratta gli agnelli e urla e maledice per il prezzo esoso, chi spinge le povere bestie belanti nei recinti (sono rudimentali divisioni di corde o di pioli, al cui ingresso sta il mercante, o proprietario che sia, in attesa dei compratori). Legnate, belati, bestemmie, richiami, insulti ai garzoni non solleciti nelle operazioni di adunata e di cernita delle bestie e ai compratori che lesinano sul prezzo o che se ne vanno, maggiori insulti a quelli che, previdenti, hanno portato, di loro, l’agnello.

Intorno ai banchi dei cambiavalute, altro vocìo. Si capisce che, non so se in ogni momento o in questo pasquale, si capisce che il Tempio funzionava da… Borsa, e borsa nera. Il valore delle monete non era fisso. Vi era quello legale, di certo vi sarà stato, ma i cambiavalute ne imponevano un altro, appropriandosi di un tanto, messo a capriccio, per il cambio delle monete. E le assicuro che non scherzavano nelle operazioni di strozzinaggio!… Più uno era povero e veniva da lontano, e più era pelato. I vecchi più dei giovani, quelli provenienti da oltre Palestina più dei vecchi.

Dei poveri vecchierelli guardavano e riguardavano il loro peculio, messo da parte con chissà che fatica in tutta l’annata, se lo levavano e se lo rimettevano in seno cento volte, girando dall’uno all’altro cambiavalute, e finivano magari per tornare dal primo, che si vendicava della loro iniziale diserzione aumentando l’aggio del cambio… e le grosse monete lasciavano, tra dei sospiri, le mani del proprietario e passavano fra le grinfie dell’usuraio e venivano mutate in monete più spicciole. Poi altra tragedia di scelte, di conti e di sospiri davanti ai venditori di agnelli, i quali, ai vecchietti mezzi ciechi, appioppavano gli agnelli più grami.