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Note del tema

Le virtù della Vergine Maria

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EMR 23.2-4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ancora un pochino di passi. Ti faranno bene». E siccome Elisabetta, stanca, non vorrebbe muoversi, le dice: «Andiamo soltanto a vedere se i tuoi colombi sono tutti nei loro nidi e se l’acqua della loro vasca è monda. Poi torniamo in casa».

23.3

I colombi devono essere i prediletti di Elisabetta. Quando sono davanti alla rustica torretta dove già i colombi sono tutti raccolti — le femmine nelle cove, i maschi davanti alle stesse e non si muovono, ma vedendo le due donne hanno ancora un cruccolio di saluto — Elisabetta si commuove. La debolezza del suo stato la soverchia e le dà dei timori che la fanno piangere. Li appalesa alla cugina. «Se avessi a morire… poveri colombini miei! Tu non resti. Restassi tu nella mia casa, non mi importerebbe di morire. Ho avuto il massimo di gioia che donna possa avere, una gioia che m’ero rassegnata a non conoscere mai, ed anche della morte non posso lamentarmi col Signore perché Egli, ne sia benedetto, mi ha colmata della sua benignità. Ma c’è Zaccaria… e ci sarà il bambino. Uno vecchio e che si troverebbe come perduto in un deserto senza la sua donna. L’altro così piccino che sarebbe come fiore destinato a morir di gelo, perché senza la sua mamma. Povero bambino senza carezze della madre!…».

«Ma perché triste così? Dio ti ha dato la gioia d’esser madre, né te la leverà quando essa è piena. Il piccolo Giovanni avrà tutti i baci della mamma e Zaccaria tutte le cure della sposa fedele sino alla più tarda vecchiezza. Siete due rami di una stessa pianta. Uno non morrà lasciando l’altro solo».

«Tu sei buona e mi conforti. Ma io sono vecchia tanto per avere un figlio. Ed ora che sto per averlo ho paura».

«Oh! no! C’è qui Gesù! Non bisogna aver paura dove è Gesù. Il mio Bambino ti ha levato la sofferenza, tu l’hai detto, quando era come un boccio appena formato. Ora che sempre più si completa e già vive come creatura mia — ne sento battere il cuoricino nella mia gola e mi par di aver posato su essa un uccellino di nido dal cuoricino pulsante leggero — leverà da te ogni pericolo. Devi aver fede».

«Ne ho. Ma se morissi… non lasciare subito Zaccaria. So che pensi alla tua casa. Ma resta un poco ancora. Per aiutare l’uomo mio nel primo dolore».

«Io resterò per bearmi della tua e della sua gioia, e ti lascerò quando sarai forte e lieta. Ma stai quieta, Elisabetta. Tutto andrà bene. La tua casa non soffrirà di nulla mentre tu soffrirai. Zaccaria sarà servito dalla più amorosa ancella, i tuoi fiori saranno curati, e curati i colombi, e li troverai, questi e quelli, lieti e belli per far festa alla ben tornata padrona.

23.4

Rientriamo, ora, perché tu impallidisci…».

«Sì, mi pare di soffrire di nuovo. Forse l’ora è giunta. Maria, prega per me».

«Ti sorreggerò con la preghiera finché il tuo travaglio non sarà finito in gioia».

Dettaglio

Elisabetta sta per partorire. È fuori con Maria, che la esorta a camminare un po'.

EMR 23.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Le due donne rientrano lentamente in casa. Elisabetta si ritira nelle sue stanze. Maria, destra e previdente, dà ordini e prepara tutto quanto può occorrere, e conforta Zaccaria impensierito.

Nella casa, che veglia in questa notte e dove ci sono voci estranee di donne chiamate in aiuto, Maria resta vigile come un faro in una notte di tempesta. Tutta la casa gravita su Lei. Ed Ella, dolce e sorridente, provvede a tutto. E prega. Quando non è chiamata per questo o quello, Ella si raccoglie in preghiera. È nella stanza dove si raccoglievano sempre per i pasti e per il lavoro.

E con Lei è Zaccaria, che sospira e passeggia turbato. Hanno già pregato insieme. Poi Maria ha continuato a pregare. Anche ora che il vecchio, stanco, si è seduto sul suo seggiolone presso la tavola e tace sonnacchioso, Ella prega. E quando lo vede dormire del tutto, col capo sulle braccia conserte appoggiate al tavolo, Ella si slaccia i sandali per far meno rumore e cammina scalza e, facendo meno chiasso di quanto può farne una farfalla aggirandosi per una camera, Ella prende il mantello di Zaccaria e glielo stende sopra con leggerezza tale che egli continua a dormire nel tepore della lana che lo difende dal fresco notturno, che entra a sbuffi dalla porta di sovente aperta. Poi torna a pregare. E sempre più intensamente prega, in ginocchio, a braccia alzate, quando il lamento della sofferente si fa più acuto.

Dettaglio

Elisabeth impallidisce e sente tornare il dolore. Sta per partorire.

EMR 23.5-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

23.5 Sara entra e le fa cenno di uscire. Maria esce, coi suoi piedi scalzi, nel giardino. «La padrona vi vuole», dice.

«Vengo», e Maria cammina lungo la casa, sale la scala… Pare un angelo bianco che si aggiri nella notte quieta e piena di astri. Entra da Elisabetta.

«Oh! Maria! Maria! Quanto dolore! Non ne posso più, Maria! Quanto dolore si deve soffrire per esser madre!».

Maria la carezza con amore e la bacia.

«Maria! Maria! Lasciami mettere le mani sul tuo seno!».

Maria prende le due mani rugose e gonfie e se le posa sull’addome arrotondato, tenendole premute con le sue manine lisce e sottili. E parla piano, ora che sono sole: «Gesù è lì che ti sente e vede. Confida, Elisabetta. Il suo cuore santo batte più forte, poiché Egli ora opera per il tuo bene. Lo sento palpitare come lo avessi fra mano e mano. Io le capisco le parole di palpito che mi dice il mio Bambino. Egli ora mi dice: “Di’ alla donna che non tema. Ancora un poco di dolore. E poi, col primo sole, fra le tante rose che aspettano quel raggio mattutino per aprirsi sullo stelo, la sua casa avrà la rosa più bella, e sarà Giovanni, il mio Precursore”».

Elisabetta posa anche il volto sul seno di Maria e piange piano.

Maria sta qualche tempo così, poiché pare che il dolore si assopisca in una sosta di ristoro. E accenna a tutti di star quieti. Resta in piedi, bianca e bella nel tenue chiarore di un lume ad olio, come un angelo presso chi soffre. Prega. Le vedo muovere le labbra. Ma, anche se non le vedessi muovere, capirei che prega dall’espressione rapita del viso.

23.6 Il tempo passa. E il dolore riprende Elisabetta. Maria la bacia nuovamente e si ritira.

EMR 23.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Il tempo passa. E il dolore riprende Elisabetta. Maria la bacia nuovamente e si ritira. Scende svelta nel raggio di luna e corre a vedere se il vecchio dorme ancora. Dorme e geme nel sonno. Maria ha un gesto di pietà. Si rimette a pregare.

Passa il tempo. Il vecchio si scuote dal suo sonno ed alza un volto confuso, come di chi mal si sovviene perché è lì. Poi ricorda. Ha un gesto e un’esclamazione gutturale. Poi scrive: «Non è nato ancora?». Maria fa un cenno di diniego. Zaccaria scrive: «Quanto dolore! Povera donna mia! Riuscirà senza morirne?».

Maria prende la mano del vecchio e lo rassicura: «All’alba, fra poco, il bambino sarà nato. Tutto andrà bene. Elisabetta è forte. Come sarà bello questo giorno — poiché fra poco è giorno — in cui il tuo bambino vedrà la luce! Il più bello della tua vita! Grazie grandi ha in serbo per te il Signore, e il tuo bambino ne è l’annunziatore».

Zaccaria scuote il capo mestamente e accenna alla sua bocca muta. Vorrebbe dire tante cose e non può.

Maria comprende e risponde: «Il Signore farà completa la tua gioia. Credi in Lui completamente, spera infinitamente, ama totalmente. L’Altissimo ti esaudirà più che tu non osi sperarlo. Egli vuole questa tua fede totale a lavacro della tua diffidenza passata. Di’ nel tuo cuore, con me: “Credo”. Dillo ad ogni battito del cuore. I tesori di Dio si aprono a chi crede in Lui e nella sua potente bontà».

EMR 23.7-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

23.7 La luce comincia a penetrare dalla porta socchiusa. Maria l’apre. L’alba fa tutta bianca la terra rugiadosa. C’è un grande odore di terra umida e di verde, e i primi zirli di uccelli si chiamano da ramo a ramo.

Il vecchio e Maria vanno sulla porta. Sono pallidi per la notte insonne e la luce dell’alba li fa ancor più pallidi. Maria si rimette i suoi sandali e va ai piedi della scala e ascolta. E quando una donna si affaccia, accenna e poi torna. Nulla ancora.

Maria va in una stanza e torna con del latte caldo che fa bere al vecchio, va dai colombi, torna a scomparire in quella stanza. Forse è la cucina. Gira, sorveglia. Pare abbia dormito il più bel sonno, tanto è svelta e serena.

Zaccaria passeggia nervosamente su e giù per il giardino. Maria lo guarda con pietà. Poi entra di nuovo nella stanza solita e, inginocchiata presso il suo telaio, prega intensamente, perché il lagno della sofferente si fa più acuto. Si curva fino a terra per supplicare l’Eterno. Zaccaria rientra e la vede così prostrata e piange, il povero vecchio. Maria si alza e lo prende per mano. È tanto più giovane, ma pare Lei la mamma di quella vecchiezza desolata, e versa su essa i suoi conforti.

23.8 Stanno così l’uno presso l’altra nel sole che fa rosea l’aria del mattino, e così li raggiunge l’annuncio festante: «È nato! È nato! Un maschio! Padre felice! Un maschio florido come una rosa, bello come il sole, forte e buono come la madre. Gioia a te, padre benedetto dal Signore, che un figlio ti ha dato perché tu lo offra al suo Tempio. Gloria a Dio, che ha concesso posterità a questa casa! Benedizione a te ed al figlio che ti è nato! Possa la sua progenie perpetuare il tuo nome nei secoli dei secoli per generazioni e generazioni, e sia sempre in alleanza col Signore eterno».

Maria con lacrime di gioia benedice il Signore. E poi i due ricevono il piccolo, portato al padre perché lo benedica. Zaccaria non va da Elisabetta. Riceve il bambino, che strilla come un disperato, ma non va dalla moglie.

Ci va Maria, portando con amore il piccino, il quale tace subito non appena Lei lo prende fra le braccia. La comare che la segue nota il fatto. «Donna», dice a Elisabetta. «Il tuo bambino ha subito taciuto quando Ella lo ha preso. Guarda come dorme quieto. E lo sa il Cielo quanto è inquieto e forte. Ora, guarda! Pare un colombino».

Maria posa la creatura presso la madre e la carezza ravviandole i capelli grigi. «La rosa è nata», le dice piano. «E tu sei viva. Zaccaria è felice».

«Parla?».

«Non ancora. Ma spera nel Signore. Riposa, adesso. Io sto con te».

EMR 23.10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

23.10 “Lasciami mettere le mani sul tuo seno”. Oh! se nel vostro soffrire mi chiedeste sempre questo!

Io sono l’eterna Portatrice di Gesù. Egli è nel seno mio, come tu lo hai visto lo scorso anno, come Ostia nell’ostensorio. Chi viene a me, Lui trova. Chi a me si appoggia, Lui tocca. Chi a me si volge, con Lui parla. Io sono la sua veste. Egli è l’anima mia. Più, più ancora unito, ora, di quanto non fosse nei nove mesi che mi cresceva in seno, il Figlio mio è unito alla sua Mamma. E si assopisce ogni dolore, e fiorisce ogni speranza, e fluisce ogni grazia a chi viene a me e mi posa il suo capo sul seno.

Io prego per voi. Ricordatevelo. La beatitudine d’esser nel Cielo, vivente nel raggio di Dio, non mi smemora dei miei figli che soffrono sulla Terra. Ed io prego. Tutto il Cielo prega. Poiché il Cielo ama. Il Cielo è carità che vive. E la carità ha pietà di voi. Ma, non ci fossi che io, vi sarebbe già sufficiente preghiera per i bisogni di chi spera in Dio. Poiché io non cesso di pregare per voi tutti, santi e malvagi, per dare ai santi la gioia, per dare ai malvagi il pentimento che salva.

Venite, venite, o figli del mio dolore. Vi attendo ai piedi della Croce per darvi grazia.

EMR 24.4-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

24.4 Entra Zaccaria e chiude la porta. Guarda Maria con le lacrime agli occhi. Vuol parlare. Poi tace. Si avanza. Si inginocchia davanti a Maria. «Benedici il misero servo del Signore», le dice. «Benedicilo poiché tu lo puoi fare, tu che lo porti in seno. La parola di Dio mi ha parlato quando io ho riconosciuto il mio errore ed ho creduto a tutto quanto m’era stato detto. Io vedo te e la tua felice sorte. Io adoro in te il Dio di Giacobbe. Tu, mio primo Tempio, dove il ritornato sacerdote può novellamente pregare l’Eterno. Te benedetta, che hai ottenuto grazia per il mondo e porti ad esso il Salvatore. Perdona al tuo servo se non ha visto prima la tua maestà. Tutte le grazie tu ci hai portato con la tua venuta, ché dove tu vai, o Piena di Grazia, Dio opera i suoi prodigi, e sante son quelle mura in cui tu entri, sante si fan le orecchie che intendono la tua voce e le carni che tu tocchi. Santi i cuori, poiché tu dài Grazia, Madre del­l’Altissimo, Vergine profetizzata e attesa per dare al popolo di Dio il Salvatore».

24.5 Maria sorride, accesa da umiltà. E parla: «Lode al Signore. A Lui solo. Da Lui, non da me viene ogni grazia. Ed Egli te la largisce perché tu lo ami e serva in perfezione, nei restanti anni, per meritare il suo Regno che il Figlio mio aprirà ai Patriarchi, ai Profeti, ai giusti del Signore. E tu, ora che puoi pregare davanti al Santo, prega per la serva dell’Altissimo. Ché esser Madre del Figlio di Dio è sorte beata, esser Madre del Redentore deve esser sorte di dolore atroce. Prega per me, che ora per ora sento crescere il mio peso di dolore. E tutta una vita dovrò portarlo. E, se anche non ne vedo i particolari, sento che sarà più peso che se su queste mie spalle di donna si posasse il mondo ed io lo avessi ad offrire al Cielo. Io, io sola, povera donna! Il mio Bambino! Il Figlio mio! Ah! che ora il tuo non piange se io lo cullo. Ma potrò io cullare il mio per calmargli il dolore?… Prega per me, sacerdote di Dio. Il mio cuore trema come fiore sotto la bufera. Guardo gli uomini e li amo. Ma vedo dietro i loro volti apparire il Nemico e farli nemici a Dio, a Gesù Figlio mio…».

E la visione cessa col pallore di Maria e le sue lacrime che le fanno lucido lo sguardo.

Dettaglio

Zaccaria ha appena scoperto che Maria è la Tutta Santa, colei che porta il Salvatore.

EMR 25.11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

25.11 Brevi come numero, ma tremendi di intensità i tre giorni della Passione di Giuseppe. E della mia, di questa mia prima passione. Perché io comprendevo il suo soffrire, né potevo sollevarlo in alcun modo per l’ubbidienza al decreto di Dio, che mi aveva detto: “Taci!”.

Dettaglio

Maria parla del momento in cui Giuseppe si rende conto che è madre. La loro passione durò tre giorni.

EMR 26.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

26.4 «Ma perché, Maria, sei stata tanto umile da tacere, a me, tuo sposo, la tua gloria, e permettere che io sospettassi di te?».

Giuseppe non è in ginocchio, ma sta così curvo che è come lo fosse, e Maria gli posa la manina sul capo e sorride. Pare lo assolva. E dice: «Se non lo fossi stata in maniera perfetta, non avrei meritato di concepire l’Atteso, che viene ad annullare la colpa di superbia che ha rovinato l’uomo. E poi ho ubbidito… Dio mi ha chiesto questa ubbidienza. Mi è costata tanto… per te, per il dolore che te ne sarebbe venuto. Ma non dovevo che ubbidire. Sono l’Ancella di Dio, e i servi non discutono gli ordini che ricevono. Li eseguiscono, Giuseppe, anche se fanno piangere sangue».

Maria piange quietamente mentre dice questo. Tanto quietamente che Giuseppe, curvo come è, non se ne avvede sinché una lacrima non cade al suolo. Allora alza il capo e — è la prima volta che gli vedo fare questo gesto — stringe le manine di Maria nelle sue brune e forti e bacia la punta di quelle rosee dita sottili, che spuntano come tanti bocci di pesco dall’anello delle mani di Giuseppe.

Dettaglio

Giuseppe chiese a Maria perché gli avesse nascosto di essere la Vergine eterna, colei che avrebbe dato alla luce il Salvatore.

EMR 26.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

26.7 Se io non fossi stata umile sino al limite estremo, come ho detto a Giuseppe, non avrei meritato di portare in me Colui che, per cancellare la superbia nella razza, annichiliva Sé, Dio, all’umiliazione d’esser uomo.