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Note del tema

Virtù e caratteristiche umane di Gesù Cristo

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Comfort di lettura

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EMR 61

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù fa una parabola sul cavallo amato dal re. Parla della volontà dell'uomo, del Figlio inviato dal Padre per salvare la sua creatura amata. La gente dice a Gesù che, di fronte a un simile atteggiamento, il cavallo deve tornare a Dio, poiché il suo re vuole il bene per lui, e Gesù li incoraggia a seguire la risposta che hanno dato.

Poi Gesù vuole dare l'obolo. Si presentano un gobbo (che non aveva osato chiedere il miracolo) e un vecchio venuto a implorare la guarigione di sua figlia, costretta a letto. Gesù li guarisce.

Poi c'era una donna di 27 anni con sette figli che non aveva più nulla. Le diede una grande somma di denaro e le promise che l'aiuto di Dio non le sarebbe mancato.

Infine, c'è un vecchio cencioso a cui Gesù non dà nulla. L'uomo sostiene che Cristo è ingiusto e fa una scenata. Ma Gesù lo rimprovera, perché è un bugiardo, un usuraio, un avaro e un ladro. Gli ordina di andarsene e, mentre la folla ride, Gesù rimprovera anche loro, dicendo di non essere mai scortesi insultando un peccatore, perché ognuno ha il suo peccato. Gesù deve averlo fatto vergognare, perché non è mai permesso fare il ladro, ma lui ha sofferto per averlo fatto, e invita a non essere avidi, a non mentire, a essere puri e onesti.

Infine, Gesù libera due persone possedute. Ma è sopraffatto, perché ci sono possedimenti che si incancreniscono nel cuore delle persone e le chiudono all'onestà e all'amore. Gesù è triste. La visione finisce qui.

EMR 61.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Guai a chi abbassa sé, uomo, a un grado inferiore dell’animale! Ma, se ancora poteva esservi scusa per coloro che sino al momento presente peccavano — perché troppo tempo e troppa polvere di mondo sono trascorsi da quando fu data la Legge e su questa si è posata — ora non più. Io sono venuto per riportarvi la parola di Dio. Il Figlio dell’uomo è fra gli uomini per riportarli a Dio. Seguitemi. Io sono la Via, la Verità, la Vita.

EMR 61.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

61.6 «E a me?», chiede il vecchietto ultimo rimasto.

Gesù lo guarda e tace.

«Nulla per me? Non sei giusto! A lei hai dato sei volte più degli altri, e a me nulla. Ma già… era donna!».

Gesù lo guarda e tace.

«Guardate tutti se c’è giustizia! Vengo da lontano, perché mi hanno detto che qui si dà denaro, e poi, ecco, vedo che c’è chi ha troppo e a me niente. Un povero vecchio che è malato! E vuole che si creda in Lui!…».

«Vecchio, non ti vergogni di mentire così? Hai la morte alle spalle, e menti e cerchi di rubare a chi ha fame. Perché vuoi derubare ai fratelli l’obolo che Io ho preso per darlo con giustizia?».

«Ma io…».

«Taci! Avresti dovuto capire dal mio silenzio e dal mio atto che ti avevo conosciuto, e seguire il mio esempio di silenzio. Perché vuoi che ti svergogni?».

«Io sono povero».

«No. Sei avaro e ladro. Vivi per il denaro e per l’usura».

«Non ho mai prestato ad usura. Dio m’è testimone».

«E non è usura questa, della più feroce, rubare a chi ha veramente bisogno? Va’. Pentiti. Perché Dio ti perdoni».

«Ti giuro…».

«Taci! Te lo comando! È detto: “Non giurare il falso”. Se non portassi rispetto alla tua canizie, ti frugherei e nel seno troverei la borsa piena d’oro: il tuo vero cuore. Va’ via!».

Ma ormai il vecchietto, svergognato, vedendosi scoperto nel suo segreto, se ne va senza bisogno del tuono che è nella voce di Gesù.

La folla lo minaccia e schernisce, lo insulta come ladro.

«Tacete! Se egli ha sbagliato, non vogliate voi pure sbagliare. Egli manca verso la sincerità, è un disonesto. Voi, insultandolo, mancate alla carità. Al fratello che manca non va fatto insulto. Ognuno ha il suo peccato. Nessuno è perfetto fuorché Dio. Ho dovuto svergognarlo perché non è lecito esser ladri mai, e men che mai ladri coi poveri. Ma solo il Padre sa se di dover far questo ho sofferto. Voi pure abbiatene sofferenza, vedendo che un d’Israele manca alla Legge cercando defraudare il povero e la vedova. Non siate cupidi. Il vostro tesoro sia l’anima, non il denaro. Non siate spergiuri. Il vostro linguaggio sia schietto e onesto come le vostre azioni. La vita non è eterna, e l’ora della morte viene. Vivete in modo che nell’ora della morte la pace possa essere nel vostro spirito. La pace di chi è vissuto da giusto. Andate alle vostre case…».

Dettaglio

Gesù ha appena dato una borsa a una vedova e ai suoi sette figli bisognosi. Rimane un vecchio cencioso.

Annotazione

Levitico 19, 12: Non giurerete sul mio nome, mentendo, perché profanereste il nome del vostro Dio. Io sono Yahweh.

EMR 61.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

61.7 «Pietà, Signore! Questo mio figlio è muto per un demonio che lo vessa».

«E questo mio fratello è simile a bestia immonda, e si avvoltola nel fango e mangia escrementi. A questo lo porta un maligno spirito e, non volendo, fa cose immonde».

Gesù va verso il gruppo che lo implora. Alza le braccia e ordina: «Uscite da costoro. Lasciate a Dio le creature sue».

Fra urla e strepiti si guariscono i due infelici. Le donne che li conducevano si prostrano benedicendo.

«Andate alle case e siate riconoscenti a Dio. La pace a tutti. Andate».

La folla se ne va, commentando i fatti. I quattro discepoli si serrano al Maestro.

«Amici, in verità vi dico che in Israele sono tutti i peccati, e i demoni vi hanno messo dimora. Né sono uniche possessioni quelle che fanno mute le labbra e spingono a vivere da bruti, mangiando lordure. Ma le più vere e numerose sono quelle che fanno muti i cuori all’onestà e all’amore, e fanno dei cuori una sentina di vizi immondi. Oh! Padre mio!». Gesù si siede accasciato.

«Sei stanco, Maestro?».

«Non stanco, Giovanni mio. Ma desolato per lo stato dei cuori e per la poca volontà di emendarsi. Io sono venuto… ma l’uomo… l’uomo… Oh! Padre mio!…».

«Maestro, io ti amo, noi tutti ti amiamo…».

«Lo so. Ma tanto pochi siete… e il mio desiderio di salvare è tanto grande!».

Gesù ha abbracciato Giovanni e tiene il capo sul suo. È triste. Pietro, Andrea, Giacomo, attorno a Lui, lo guardano con amore e tristezza.

E la visione cessa così.

EMR 62

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù esce a pregare. La sua preghiera è molto fervente. Ma Pietro lo cerca e cominciano a parlare: Gesù ci sta dando una bella lezione sulla preghiera. Promette che insegnerà loro a pregare il Padre Nostro quando saranno istruiti.

Simone di Giona spiega poi che alcune persone erano venute da lui, ma lui le aveva mandate via. Gesù dice di essere venuto per tutti. Pietro teme che la sua gentilezza lo faccia ammalare, ma Cristo sarebbe felice se tutta l'umanità venisse a lui, e predice che il Figlio dell'uomo non avrà dove posare il capo.

Infine, il Maestro chiede da dove siano venuti quelli che lo cercano e dice ai suoi discepoli di rimanere a Cafarnao e di mandare le folle da lui, poi tornerà.

EMR 62.1-2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

62.1 Vedo Gesù che esce, facendo il meno rumore possibile, dalla casa di Pietro a Cafarnao. Si capisce che ha pernottato lì per fare contento il suo Pietro.

È notte ancora alta. Il cielo è tutto un trapunto di stelle. Il lago riflette appena questo brillio, e più che vederlo lo si indovina, questo quieto lago che dorme sotto le stelle, per il lene rumore dell’acqua sul greto.

Gesù riaccosta la porta, guarda il cielo, il lago, la via. Pensa e poi si incammina non lungo il lago ma verso il paese, lo percorre in parte, verso la campagna, entra in questa, cammina, vi si addentra, prende un viottolo che si dirige verso le prime ondulazioni di un terreno ad ulivi, entra in questa pace verde e silenziosa e là si prostra in preghiera.

Ardente preghiera! Prega in ginocchio e poi, come fortificato, si pone ritto e prega ancora, col volto levato in alto, un volto ancor più spiritualizzato dalla nascente luce che viene da una serena alba estiva. Prega, ora, sorridendo, mentre prima sospirava forte, come per una pena morale. Prega colle braccia aperte. Sembra una viva croce, alta, angelica, tanto è soave. Pare benedire tutta la campagna, il giorno che nasce, le stelle che scompaiono, il lago che si svela.

62.2

«Maestro! Ti abbiamo tanto cercato! Abbiamo visto la porta accostata dal di fuori, quando siamo tornati col pesce, e abbiamo pensato Tu fossi uscito. Ma non ti trovavamo. Infine ce lo ha detto un contadino, che caricava le sue ceste per portarle in città. Noi ti chiamavamo: “Gesù, Gesù!”; e lui ha detto: “Cercate il Rabbi che parla alle folle? È andato per quel sentiero, su, verso il monte. Deve essere nell’uliveto di Michea, perché vi va spesso. L’ho visto altre volte”. Aveva ragione. Perché sei uscito così presto, Maestro? Perché non hai riposato? Forse il letto non t’era comodo…».

«No, Pietro. Il letto era comodo, e bella la stanza. Ma Io uso spesso fare così. Per sollevare il mio spirito e per unirmi al Padre. La preghiera è una forza per sé e per gli altri. Tutto si ha con la preghiera. Se non la grazia, che non sempre il Padre concede — né si deve pensare che ciò è disamore, ma sempre credere che è cosa voluta da un Ordine che regge le sorti di ogni uomo con fine di bene — certo la preghiera dà pace ed equilibrio, per poter resistere a tante cose che urtano, senza uscire dal sentiero santo. È facile, sai, Pietro, aver offuscata la mente ed agitato il cuore da ciò che ci circonda! E in mente offuscata e in cuore agitato come può sentirsi Dio?».

«È vero. Ma noi non sappiamo pregare! Non sappiamo dire le belle parole che Tu dici».

«Dite quelle che sapete, come le sapete. Non sono le parole, sono i movimenti che le accompagnano che fanno gradite le preghiere al Padre».

«Noi vorremmo pregare come Tu preghi».

«Vi insegnerò anche a pregare. Vi insegnerò la più santa preghiera. Ma, perché non sia una vana formula sulle vostre labbra, Io voglio che il vostro cuore abbia già in sé almeno un minimo di santità, di luce, di sapienza… Per questo vi istruisco. Poi vi insegnerò la santa preghiera.

EMR 62.3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

62.3 Volevate qualche cosa da Me, che mi avete cercato?».

«No, Maestro. Ma vi sono molti che vogliono tanto da Te. C’era già gente che veniva verso Cafarnao, ed erano poveri, malati, persone addolorate, uomini di buona volontà col desiderio di istruirsi. Abbiamo detto, poiché ci chiedevano di Te: “Il Maestro è stanco e dorme. Andatevene. Venite il prossimo sabato”».

«No, Simone. Questo non va detto. Non c’è solo un giorno per la pietà. Io sono l’Amore, la Luce, la Salute tutti i giorni della settimana».

«Ma… ma finora hai parlato solo al sabato».

«Perché ero ancora ignoto. Ma, mano mano che sarò noto, ogni giorno sarà di effusione di Grazia e di grazie. In verità ti dico che verrà un tempo che anche lo spazio di tempo che è concesso al passero per riposare su un ramo a saziarsi di granelli non sarà lasciato al Figlio dell’uomo per il suo riposo ed il suo pasto».

«Ma allora ti ammalerai! Noi non lo permetteremo. Non deve la tua bontà renderti infelice».

«E tu credi che Io possa esser reso infelice da questo? Oh! Ma se tutto il mondo venisse a Me per udirmi, per piangere i suoi peccati ed i suoi dolori sul mio cuore, per esser guarito nell’anima e nel corpo, ed Io mi consumassi nel parlargli, nel perdonarlo, nell’effondere il mio potere, allora sarei tanto felice, Pietro, da non rimpiangere neppur più il Cielo nel quale ero nel Padre!»

EMR 63

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Samuele, il gobbo guarito in EMV 61, viene a trovare un lebbroso, Abele, che è all'ultimo stadio della malattia. È una rovina, un relitto umano. Samuele, però, non ha paura e viene a portargli delle provviste. Mentre lo fa, gli parla di Cristo, il Messia, e infonde speranza nel compagno. Il ragazzo ha fede e accetta di rimanere nel bosco ad aspettare il Salvatore. Samuele, da parte sua, va incontro a Gesù e lo conduce da Abele. Gesù lo guarisce e i due uomini sono felicissimi.

EMR 64

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Pietro, Andrea, Giovanni e Giacomo di Zebedeo pescarono con Zebedeo. Tuttavia, non presero alcun pesce e Simone di Giona rimase deluso. C'erano persone malate da sfamare e da curare. Gli dispiaceva che il Maestro non fosse lì, ma ora il Maestro era appena tornato. I discepoli si precipitarono da lui e gli raccontarono ciò che avevano fatto. Il sommoapostolo spiegò che aveva conservato una borsa che gli era stata data, affinché Cristo potesse distribuirla, e gli disse anche che aveva conservato alcuni malati per aspettare il suo ritorno. Gesù rispose che aveva fatto la cosa giusta.

I bambini sparsero la voce per tutta Cafarnao che il loro grande Amico era lì, e i piccoli lo circondarono: promise una predica solo per loro. Così il Salvatore si recò in una delle case di Pietro e da lì predicò: commentò due versetti del Cantico dei Cantici sui gigli e li applicò ai bambini. Ordinò a tutti gli uomini, grandi o poveri, di essere come uno di loro, spiegando che il Figlio dell'uomo trova la sua gioia in questi esseri innocenti e semplici.

Quando ebbe finito di predicare, Pietro gli disse che erano presenti alcuni malati, ma che uno di loro non riusciva a muoversi: il Maestro gli disse di portarlo sul tetto, e così fecero. Gli viene presentato il paralitico del Vangelo e tutto avviene come nel racconto del Nuovo Testamento. Gesù gli dice che i suoi peccati gli sono perdonati e risponde ai farisei presenti dicendo che il Figlio dell'uomo ha tutti i poteri. Guarisce lo storpio, i medici pignoli se ne vanno e la folla segue l'operatore miracoloso in tripudio. Una madre presenta il figlio morente e Gesù lo salva. Infine, uscito all'esterno, guarisce un uomo con la febbre alta.

Una volta fuori, la gente implora Cristo di dare i suoi insegnamenti, perché alcuni non l'hanno ascoltato. Gesù uscì allora con la barca di Pietro per predicare alla folla. La visione termina qui.

EMR 64.4

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«“Il mio diletto è disceso nel suo giardino, all’aiuola degli aromi, a pascersi tra i giardini e a cogliere gigli… egli che si pasce fra i gigli”, dice Salomone di Davide da cui vengo, Io, Messia d’Israele.

Il mio giardino! Quale giardino più bello e più degno di Dio, del Cielo dove sono fiori gli angeli creati dal Padre? Eppure no. Un altro giardino ha voluto il Figlio unigenito del Padre, il Figlio dell’uomo perché per l’uomo Io ho carne, senza la quale non potrei redimere le colpe della carne dell’uomo. Un giardino che avrebbe potuto esser di poco inferiore al celeste, se dal Paradiso terrestre si fossero effusi, come dolci api da un’arnia, i figli di Adamo, i figli di Dio, per popolare la Terra di santità destinata tutta al Cielo. Ma triboli e spine ha seminato il Nemico nel cuore di Adamo, e triboli e spine da esso cuore sono traboccati sulla Terra. Non più giardino, ma selva aspra e crudele in cui stagna la febbre e si annida il serpe.

Ma pure il Diletto del Padre ha ancora un giardino in questa Terra su cui impera Mammona. Il giardino in cui va a pascersi del suo cibo celeste: amore e purezza; l’aiuola da cui coglie i fiori a Lui cari, in cui non è macchia di senso, di cupidigia, di superbia. Questi. (Gesù carezza quanti più piccoli può, passando la sua mano sulla corona di testoline attente, un’unica carezza che li sfiora e fa sorridere di gioia). Ecco i miei gigli.

Non ebbe Salomone, nella sua ricchezza, veste più bella del giglio che profuma la convalle, né diadema di più aerea e splendida grazia di quello che ha il giglio nel suo calice di perla. Eppure al mio cuore non vi è giglio che valga un di questi. Non vi è aiuola, non vi è giardino di ricchi, tutto a gigli coltivato, che mi valga quanto un sol di questi puri, innocenti, sinceri, semplici pargoli.