Vai al contenuto

Note del tema

Chi è Gesù?

Pagina 86 di 100

Comfort di lettura

Aa

EMR 193.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Eccoci alle porte di Sichem. Va’ avanti con tuo fratello e con Giuda di Simone a cercare alloggio. Io verrò sulla piazza del mercato e ti aspetterò».

E si separano mentre Pietro galoppa in cerca di un ricovero e mentre gli altri camminano a fatica per le strade, ingombre di gente urlante e gesticolante, di asini, di carri, tutti diretti verso Gerusalemme per la Pasqua imminente. Le voci, i richiami, le imprecazioni si mescolano ai ragli asinini, facendo un rumore che rimbomba forte sotto gli androni gettati da casa a casa, con un rumore che ricorda il rombo di certe conchiglie accostate all’orecchio. L’eco va di voltone in voltone, dove già le ombre si adunano, e la gente, come acqua sempre sospinta, si getta per le vie, vi si insinua cercando un tetto, una piazza, un prato per passarvi la notte… Gesù, col bambino per mano, addossato ad un albero, attende Pietro sulla piazza, che per l’occasione è sempre piena di venditori.

«Che non ci veda nessuno e ci riconosca!», dice l’Iscariota.

«Come riconoscere un granello fra la rena», risponde Tommaso. «Non vedi quanta folla?».

Torna Pietro: «Fuori città vi è una tettoia con del fieno. E non ho trovato altro».

«Non cercheremo altro. È fin troppo bello per il Figlio dell’uomo».

EMR 194.2-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ecco una nuova salita molto ripida poiché, lasciata la via maestra, polverosa e affollata, la comitiva ha preferito prendere questa scorciatoia boscosa. E, giunti alla cima, ecco in lontananza splendere, già distintamente, un mare lucente, sospeso sopra un agglomerato bianco, forse case nitide di calcina.

«Jabé», chiama Gesù, «vieni qui. Vedi quel punto d’oro? È la Casa del Signore. Là tu giurerai di ubbidire alla Legge. Ma la conosci bene?».

«La mamma me ne parlava e il padre mi insegnava i precetti. So leggere e… e credo sapere ciò che “essi” mi hanno detto prima di morire…». Il bambino, che è accorso con un sorriso alla chiamata di Gesù, piange ora, col capino basso e la mano che trema nella mano di Gesù.

«Non piangere. Senti. Sai dove siamo? Questa è Betel. Qui il santo Giacobbe fece il suo sogno angelico. Lo sai? Lo ricordi?».

«Sì, Signore. Vide una scala che toccava dalla Terra al Cielo, e su e giù andavano gli angeli, e la mamma mi diceva che nell’ora della morte, se si era stati sempre buoni, si vedeva la stessa cosa e si andava per quella scala alla Casa di Dio. Tante cose mi diceva la mamma… Ma ora non me le dirà più… le ho tutte qui ed è tutto quello che ho di lei…». Le lacrime scendono sul visetto tanto triste.

«Ma non piangere così! Senti, Jabé. Ho anche Io una Madre che si chiama Maria, e che è santa e buona e sa dire tante cose. È più sapiente di un maestro, e più buona e bella di un angelo. Ora andiamo da Lei. Ti vorrà tanto bene. Ti dirà tante cose. E poi con Lei è la mamma di Giovanni, anche lei tanto buona e di nome Maria. E la madre di mio fratello Giuda, anche lei dolce come un pan di miele, e anche lei ha nome Maria. Ti vorranno tanto bene. Ma tanto. Perché sei un bravo bambino, e per amor mio che ti amo tanto. E poi tu crescerai con loro e fatto grande sarai un santo di Dio, predicherai come un dottore il Gesù che ti ha ridato una madre qui, e che aprirà le porte dei Cieli alla tua madre morta, al padre tuo, e che te l’aprirà anche a te, alla tua ora. Tu non avrai neppure bisogno di salire la lunga scala dei Cieli all’ora della morte. L’avrai già salita durante la vita tua, essendo un buon discepolo, e ti troverai là, alla soglia aperta del Paradiso, ed Io ci sarò e ti dirò: “Vieni, amico mio e figlio di Maria” e staremo insieme».

Il sorriso fulgido di Gesù, che cammina un poco curvo per essere più vicino al visetto alzato del bambino che gli cammina a lato con la manina nella sua, e il racconto meraviglioso rasciugano le lacrime e fanno spuntare un sorriso.

194.3

Il bambino, che deve essere tutt’altro che stolto, ma che è solo intontito dal tanto dolore e privazione che ha patito, interessato alla storia chiede: «Ma Tu dici che aprirai le porte dei Cieli. Non sono serrate per il gran Peccato? La mamma mi diceva che nessuno poteva entrare finché non fosse venuto il perdono e che i giusti lo attendevano nel Limbo».

«Così è. Ma poi Io andrò al Padre dopo avere predicato la parola di Dio e… e avervi ottenuto il perdono, e dirò: “Padre mio, ora tutta la tua volontà Io l’ho compiuta. Ora Io voglio il mio premio per il mio sacrificio. Vengano, i giusti che attendono, al tuo Regno”. E il Padre mi dirà: “Sia come Tu vuoi”. Ed allora Io scenderò a chiamare tutti i giusti, e il Limbo aprirà le sue porte al suono della mia voce, e usciranno esultanti i santi Patriarchi, i luminosi Profeti, le donne benedette d’Israele e poi, sai quanti bambini? Come un prato in fiore di bambini di ogni età! E cantando mi verranno dietro, ascendendo al bel Paradiso».

«E ci sarà la mia mamma?».

«Certamente».

«Tu non mi hai detto che ci sarà con Te sulla porta del Cielo quando sarò anche io morto…».

«Ella, e con lei il padre tuo, non avranno bisogno di essere su quella porta. Come fulgidi angeli intrecceranno sempre voli dal Cielo alla Terra, da Gesù al piccolo loro Jabé, e quando tu sarai per morire faranno come fanno quei due uccellini, là, in quella siepe. Li vedi?». Gesù prende in braccio il bambino perché veda meglio. «Vedi come stanno sulle loro piccole uova? Attendono che si schiudano e dopo stenderanno le ali sulla loro covata per proteggerla da ogni male e poi, quando sarà cresciuta e pronta al volo, la sorreggeranno con le loro forti ali portandola su, su, su… verso il sole. I tuoi parenti faranno così con te».

«Proprio così sarà?».

«Proprio così».

«Ma Tu glielo dirai di ricordarsi di venire?».

«Non ce ne sarà bisogno perché essi ti amano, ma Io lo dirò loro».

«Oh! come ti voglio bene!». Il bambino, ancora in braccio a Gesù, gli si stringe al collo e lo bacia con una espansione così gioiosa che commuove.

Gesù ricambia il bacio e lo posa.

194.4

«Oh! bene! Ora andiamo avanti. Verso la Città santa. Dobbiamo arrivarci verso sera di domani. Perché tanta fretta? Me lo sai dire? Non sarebbe lo stesso arrivare dopo domani?».

«No. Non sarebbe lo stesso. Perché domani è Parasceve e dopo il tramonto non si cammina che per sei stadi. Oltre non si può perché è incominciato il sabato e il suo riposo».

«Si ozia dunque in sabato».

«No. Si prega il Signore altissimo».

«Come si chiama?».

«Adonai. Ma i santi possono dire il suo Nome».

«Anche i bambini buoni. Dillo se lo sai».

«Jaavé» (questo piccolo dice così: un G molto dolce che diviene quasi un J, e l’a molto lunga[1]).

«E perché si prega il Signore altissimo al sabato?».

«Perché Egli lo ha detto a Mosè, dandogli le tavole della Legge».

«Ah, sì? E che ha detto?».

«Ha detto di santificare il sabato. “Lavorerai per sei giorni, ma il settimo riposerai e farai riposare, perché così ho fatto Io pure dopo la creazione”».

«Come? Il Signore si è riposato? Si era stancato a creare? E ha proprio creato Lui? Come lo sai? Io so che Dio non si stanca mai».

«Non si era stancato perché Dio non cammina e non muove le braccia. Ma lo ha fatto per insegnare ad Adamo, e a noi, e per avere un giorno in cui noi si pensi a Lui. E ha creato Lui, tutto, sicuro. Lo dice il Libro del Signore».

«Ma il Libro è stato scritto da Lui?».

«No. Ma è la Verità. E va creduto per non andare da Lucifero».

«Mi hai detto che Dio non cammina e non muove le braccia.

Come allora ha creato? Come è? Una statua?».

«Non è un idolo, è Dio. E Dio è… Dio è… lasciami pensare e ricordare come diceva la mamma mia, e meglio ancora di lei quell’uomo che va in tuo nome a trovare i poveri di Esdrelon… La mamma diceva, per farmi capire Dio: “Dio è come il mio amore per te. Non ha corpo, ma pure c’è”. E quell’uomo piccolo, con un sorriso così dolce, diceva: “Dio è uno Spirito eterno, uno e trino, e la seconda Persona ha preso carne per amore di noi, poveri, ed ha nome…”. Oh! mio Signore! Ma ora che ci penso… sei Tu!». Il bambino sbalordito si getta a terra adorando.

Accorrono tutti credendo che sia caduto, ma Gesù fa un cenno di silenzio col dito sulle labbra, poi dice: «Alzati, Jabé. I bambini non devono avere paura di Me!».

Il bambino alza la testa venerabondo e guarda Gesù con mutata espressione, quasi di paura.

Ma Gesù sorride e gli tende la mano dicendo: «Sei un sapiente, piccolo israelita.

194.5

Continuiamo l’esame fra noi. Ora che mi hai riconosciuto, sai se di Me si parla nel Libro?».

«Oh! sì, Signore! Dal principio a ora. Tutto parla di Te. Tu sei il Salvatore promesso. Ora capisco perché aprirai le porte del Limbo. Oh! Signore! Signore! E mi vuoi bene tanto?».

«Sì, Jabé».

«No. Più Jabé. Dàmmi un nome che voglia dire che Tu mi hai amato, che Tu mi hai salvato…».

«Il nome lo sceglierò insieme alla Madre. Va bene?».

«Ma che voglia proprio dire così. E lo prenderò dal giorno che diventerò figlio della Legge».

«Lo prenderai da quel giorno».

Betel è superata, e in una valletta fresca e ricca d’acqua sostano a prendere cibo.

Jabé è rimasto mezzo intontito dalla rivelazione e mangia in silenzio, accettando con venerazione ogni boccone che gli porge Gesù. Ma piano piano si rinfranca e, specie dopo una bella giocata con Giovanni mentre gli altri riposano sull’erba verde, torna a Gesù insieme al ridente Giovanni e fanno un crocchietto a tre.

«Non mi hai più detto chi parla di Me nel Libro».

«I Profeti, Signore. E prima ancora ne parla il Libro fin da quando è cacciato Adamo e poi a Giacobbe e ad Abramo e a Mosè… Oh!… Mi diceva mio padre che era andato da Giovanni – non questo, l’altro Giovanni, quello del Giordano – che egli, il gran Profeta, ti chiamava l’Agnello… Ecco, ora capisco l’agnello di Mosè… La Pasqua sei Tu!».

Giovanni lo stuzzica: «Ma quale è il Profeta che ha profetato meglio di Lui?».

«Isaia e Daniele. Ma… mi piace di più Daniele, ora che ti amo come il padre mio. Lo posso dire? Dire che ti amo come ho amato mio padre? Sì? Ebbene, ora preferisco Daniele».

«Perché? Chi parla tanto del Cristo è Isaia».

«Sì. Ma parla di dolori del Cristo. Invece Daniele parla del bell’angelo e della tua venuta. È vero… lui pure dice che il Cristo sarà immolato. Ma io penso che l’Agnello sarà immolato d’un colpo solo. Non come dicono Isaia e Davide. Io piangevo sempre quando li sentivo leggere, e la mamma non me li disse più». Quasi quasi piange anche ora, mentre carezza una mano di Gesù.

«Non ci pensare per ora. Ascolta. I precetti li sai?».

«Sì, Signore. Credo di saperli. Nel bosco me li ripetevo per non dimenticarli e per sentire le parole della mamma e del padre mio. Ma ora non piango più (veramente c’è un grande luccicore nelle pupille) perché ora ho Te».

Giovanni sorride e si abbraccia il suo Gesù dicendo: «Le mie stesse parole! Tutti i pargoli di cuore parlano uguale».

«Sì. Perché le loro parole vengono da un’unica sapienza.»

EMR 194.4-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Mi hai detto che Dio non cammina e non muove le braccia.

Come allora ha creato? Come è? Una statua?».

«Non è un idolo, è Dio. E Dio è… Dio è… lasciami pensare e ricordare come diceva la mamma mia, e meglio ancora di lei quell’uomo che va in tuo nome a trovare i poveri di Esdrelon… La mamma diceva, per farmi capire Dio: “Dio è come il mio amore per te. Non ha corpo, ma pure c’è”. E quell’uomo piccolo, con un sorriso così dolce, diceva: “Dio è uno Spirito eterno, uno e trino, e la seconda Persona ha preso carne per amore di noi, poveri, ed ha nome…”. Oh! mio Signore! Ma ora che ci penso… sei Tu!». Il bambino sbalordito si getta a terra adorando.

Accorrono tutti credendo che sia caduto, ma Gesù fa un cenno di silenzio col dito sulle labbra, poi dice: «Alzati, Jabé. I bambini non devono avere paura di Me!».

Il bambino alza la testa venerabondo e guarda Gesù con mutata espressione, quasi di paura.

Ma Gesù sorride e gli tende la mano dicendo: «Sei un sapiente, piccolo israelita.

194.5

Continuiamo l’esame fra noi. Ora che mi hai riconosciuto, sai se di Me si parla nel Libro?».

«Oh! sì, Signore! Dal principio a ora. Tutto parla di Te. Tu sei il Salvatore promesso. Ora capisco perché aprirai le porte del Limbo. Oh! Signore! Signore! E mi vuoi bene tanto?».

«Sì, Jabé».

«No. Più Jabé. Dàmmi un nome che voglia dire che Tu mi hai amato, che Tu mi hai salvato…».

«Il nome lo sceglierò insieme alla Madre. Va bene?».

«Ma che voglia proprio dire così. E lo prenderò dal giorno che diventerò figlio della Legge».

«Lo prenderai da quel giorno».

Betel è superata, e in una valletta fresca e ricca d’acqua sostano a prendere cibo.

Jabé è rimasto mezzo intontito dalla rivelazione e mangia in silenzio, accettando con venerazione ogni boccone che gli porge Gesù. Ma piano piano si rinfranca e, specie dopo una bella giocata con Giovanni mentre gli altri riposano sull’erba verde, torna a Gesù insieme al ridente Giovanni e fanno un crocchietto a tre.

«Non mi hai più detto chi parla di Me nel Libro».

«I Profeti, Signore. E prima ancora ne parla il Libro fin da quando è cacciato Adamo e poi a Giacobbe e ad Abramo e a Mosè… Oh!… Mi diceva mio padre che era andato da Giovanni – non questo, l’altro Giovanni, quello del Giordano – che egli, il gran Profeta, ti chiamava l’Agnello… Ecco, ora capisco l’agnello di Mosè… La Pasqua sei Tu!».

Giovanni lo stuzzica: «Ma quale è il Profeta che ha profetato meglio di Lui?».

«Isaia e Daniele. Ma… mi piace di più Daniele, ora che ti amo come il padre mio. Lo posso dire? Dire che ti amo come ho amato mio padre? Sì? Ebbene, ora preferisco Daniele».

«Perché? Chi parla tanto del Cristo è Isaia».

«Sì. Ma parla di dolori del Cristo. Invece Daniele parla del bell’angelo e della tua venuta. È vero… lui pure dice che il Cristo sarà immolato. Ma io penso che l’Agnello sarà immolato d’un colpo solo. Non come dicono Isaia e Davide. Io piangevo sempre quando li sentivo leggere, e la mamma non me li disse più». Quasi quasi piange anche ora, mentre carezza una mano di Gesù.

«Non ci pensare per ora. Ascolta. I precetti li sai?».

«Sì, Signore. Credo di saperli. Nel bosco me li ripetevo per non dimenticarli e per sentire le parole della mamma e del padre mio. Ma ora non piango più (veramente c’è un grande luccicore nelle pupille) perché ora ho Te».

Giovanni sorride e si abbraccia il suo Gesù dicendo: «Le mie stesse parole! Tutti i pargoli di cuore parlano uguale».

«Sì. Perché le loro parole vengono da un’unica sapienza.»

Dettaglio

Gesù sta parlando con un bambino che ha accolto. Deve superare l'esame di maggiore età nel Tempio, così Cristo interroga il ragazzo.

EMR 194.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Non mi hai più detto chi parla di Me nel Libro».

«I Profeti, Signore. E prima ancora ne parla il Libro fin da quando è cacciato Adamo e poi a Giacobbe e ad Abramo e a Mosè… Oh!… Mi diceva mio padre che era andato da Giovanni – non questo, l’altro Giovanni, quello del Giordano – che egli, il gran Profeta, ti chiamava l’Agnello… Ecco, ora capisco l’agnello di Mosè… La Pasqua sei Tu!».

EMR 194.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Non mi hai più detto chi parla di Me nel Libro».

«I Profeti, Signore. E prima ancora ne parla il Libro fin da quando è cacciato Adamo e poi a Giacobbe e ad Abramo e a Mosè… Oh!… Mi diceva mio padre che era andato da Giovanni – non questo, l’altro Giovanni, quello del Giordano – che egli, il gran Profeta, ti chiamava l’Agnello… Ecco, ora capisco l’agnello di Mosè… La Pasqua sei Tu!».

Giovanni lo stuzzica: «Ma quale è il Profeta che ha profetato meglio di Lui?».

«Isaia e Daniele. Ma… mi piace di più Daniele, ora che ti amo come il padre mio. Lo posso dire? Dire che ti amo come ho amato mio padre? Sì? Ebbene, ora preferisco Daniele».

«Perché? Chi parla tanto del Cristo è Isaia».

«Sì. Ma parla di dolori del Cristo. Invece Daniele parla del bell’angelo e della tua venuta. È vero… lui pure dice che il Cristo sarà immolato. Ma io penso che l’Agnello sarà immolato d’un colpo solo. Non come dicono Isaia e Davide. Io piangevo sempre quando li sentivo leggere, e la mamma non me li disse più». Quasi quasi piange anche ora, mentre carezza una mano di Gesù.

«Non ci pensare per ora.».

Dettaglio

Yabeç ha appena capito chi è Gesù. Sa che è il Messia e Yabeç gli chiede chi ha parlato di lui nell'Antico Testamento.

EMR 195.1-2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Dopo aver vagato per tanti anni, reso folle da questa conoscenza, ho trovato l’Uomo, il Santo».

«Io non conosco altra sapienza che quella d’Israele».

«Se così è, hai già di che salvarti. Ora però hai anche la scienza, anzi la sapienza di Dio».

«È la stessa cosa».

«Oh! no! Come un giorno nebbioso rispetto ad uno pieno di sole».

«Insomma, mi vuoi ammaestrare? Io non ne ho voglia».

«Lasciami parlare! Prima parlavo ai bambini: erano svagati. Poi alle ombre: mi maledivano. Poi ai polli: erano già migliori dei due primi, molto migliori. Ora parlo con me stesso non potendo ancora parlare con Dio. Perché me lo vuoi impedire? Ho mezza vista, la vita spezzata dalle miniere, il cuore malato da tanti anni. Lascia almeno che non mi si sterilisca la mente».

«Gesù è Dio».

«Lo so, lo credo. Più di te. Perché io sono rinato per sua opera, tu no. Ma per quanto Lui sia il Buono, è sempre Lui, Dio, ed il povero disgraziato che io sono non osa trattarlo con la tua famigliarità. Gli parla la mia anima… ma il labbro non osa. L’anima, e penso che Egli la senta nei suoi pianti di riconoscente e penitente amore».

195.2

«È vero, Giovanni. Io sento la tua anima». Gesù entra nella conversazione dei due. Giuda arrossisce di vergogna, l’uomo di Endor di gioia. «Io sento la tua anima, è vero. E sento anche il lavoro della tua mente. Hai detto bene. Quando ti sarai formato in Me, molto ti gioverà essere stato maestro e scolaro attento. Parla, parla, anche con te stesso…».

Dettaglio

Giovanni di Endor parlò con Giuda e disse:

EMR 196.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

È infatti difficile risalire alle sorgenti. L’uomo è ormai confitto da secoli e millenni nel fango, e quelle sorgenti sono talmente sulle cime! La prima, poi, è una sorgente che viene da un abisso di altezza: Dio… Ma Io vi prendo per mano e vi conduco alle sorgenti. So dove sono…

Dettaglio

Gesù disse:

EMR 197.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Mi sento straniero nella Casa del Padre… Io l’ho abbandonato per troppo tempo…».

«Tu vi torni preso per mano da Me che sono il Figlio del Padre. Se Io ti conduco davanti all’altare è perché so che tutto è perdonato».

Giovanni di Endor ha un aspro singhiozzo e dice: «Grazie, mio Dio».

«Sì, ringrazia l’Altissimo. (...) Sei mio, sei di Dio, discepolo, e perciò futuro sacerdote del tuo Signore nella nuova èra e religione che avrà nome da Me.»