EMR 182.3 · Volume 3
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
Un pastore osa chiedere: «Tu sei il Messia, non è vero?».
«Sì, lo sono. Come mi conosci?».
«So che Tu sei per la Palestina e so che dici parole sante. Ti riconosco per questo».
Note del tema
Comfort di lettura
EMR 182.3 · Volume 3
Un pastore osa chiedere: «Tu sei il Messia, non è vero?».
«Sì, lo sono. Come mi conosci?».
«So che Tu sei per la Palestina e so che dici parole sante. Ti riconosco per questo».
EMR 182.4 · Volume 3
Vi insegna una grande, anzi molte grandi virtù questo gregge. Esso è mansueto e ubbidiente. Di poco si accontenta ed è grato per ciò che ha. Sa amare e riconoscere chi lo cura ed ama. Fate altrettanto dicendo: “Dio è il nostro Pastore e noi siamo le sue pecore. Il suo occhio è su noi. Egli ci tutela e ci concede non ciò che è fonte di vizio ma necessità di vita”.
Gesù parla di un gregge di pecore.
EMR 183.1 · Volume 3
Pietro, Pietro!… Per amor mio dovrai entrare non in città di diletto, ma in veri lupanari… Non è venuto il Cristo per salvare i salvati ma per salvare i perduti… e tu… tu sarai Pietro o Cefa[1], e non Simone, per questo. Hai paura di contaminarti? No! Neppur questo, vedi? (e accenna al giovanissimo Giovanni) neppur questo ne avrà danno. Lui no perché non vuole. Come non vuoi tu, come non vuole tuo fratello e il fratello di Giovanni… come nessuno di voi, per ora, vuole. Finché non si vuole non avviene male. Ma occorre non volere fortemente e costantemente. Forza e costanza si acquistano dal Padre, pregando con sincerità di intenti.
Un annuncio poco velato del futuro soggiorno di Pietro a Roma, "la grande prostituta". Un altro accenno a questa visita si trova in EMV 310,5, poi in EMV 545,7. Le case di prostituzione (lupanaria) erano comuni nell'antica Grecia e a Roma già nel VI secolo a.C.. Nel gergo romano antico lupa, la lupa, è l'animale che simboleggia la prostituta.
EMR 183.1 · Volume 3
Che dici (...) ? Non ti fidare troppo di te stesso. Io, che sono il Cristo, prego costantemente per avere forza contro Satana. Sei tu da più di Me? L’orgoglio è fessura per cui Satana penetra. Sii vigilante e umile (...).
EMR 183.1 · Volume 3
Non è venuto il Cristo per salvare i salvati ma per salvare i perduti…
EMR 183.2-5 · Volume 3
Un grande coro di pianti esce da una ricca dimora. Son voci di donne e bambini e, acutissima, una femminile che grida:
«Figlio! Figlio!».
Gesù si volge e guarda i suoi apostoli. Giuda si fa avanti.
«Non tu», ordina Gesù. «Tu, Matteo. Va’ e domanda».
Matteo va e torna[2]: «Una rissa, Maestro. Un uomo è morente. Un giudeo. Il feritore è scappato, era romano. Sono corse la moglie e la madre e i piccoli bimbi… Ma muore».
«Andiamo».
«Maestro… Maestro… Il fatto è avvenuto in casa di una donna… che non è la moglie».
«Andiamo».
183.3
Entrano dalla porta aperta in un largo e lungo vestibolo che dà poi su un bel giardino. Pare che la casa sia divisa da questa specie di peristilio coperto e molto ricco di piante verdi in vasi e di statue e oggetti d’intarsio. Un misto fra la sala e la serra. In una stanza, la cui porta è spalancata sul vestibolo, sono donne piangenti. Gesù entra sicuro. Non dà però il suo solito saluto.
Fra gli uomini che sono presenti vi è un mercante che deve conoscere Gesù, perché appena lo vede dice: «Il Rabbi di Nazareth!», e lo saluta con rispetto.
«Giuseppe, che è stato?».
«Maestro, un colpo di pugnale, al cuore… Muore».
«Perché?».
Una donna grigia e spettinata si alza – era a ginocchi presso il morente al quale sorreggeva una mano già inerte – e con occhi da pazza stride: «Per lei, per lei… Me lo ha insatanassato… Più madre, più moglie, più figli c’erano per lui! L’inferno ti deve avere, satana!».
Gesù alza gli occhi, seguendo la mano che tremando accusa, e vede nell’angolo, contro la parete color rosso cupo, Maria di Magdala più procace che mai, direi vestita… di niente per metà corpo, perché è seminuda dalla vita in su, in una specie di reticella a maglie esagonali di cosine tonde che mi paiono perline. Ma è in penombra e non vedo bene.
Gesù riabassa gli occhi. Maria, sferzata dall’indifferenza, si erge, mentre prima era come accasciata, e si dà un contegno.
«Donna», dice Gesù alla madre. «Non imprecare. Rispondi.
Perché tuo figlio era in questa casa?».
«Te l’ho detto. Perché lei lo aveva reso pazzo. Lei».
«Silenzio. Lui pure era dunque in peccato perché adultero e padre indegno di questi innocenti. Merita dunque il suo castigo. In questa e nell’altra vita non c’è misericordia per colui che non si pente. Ma ho pietà del tuo dolore, donna, e di questi innocenti.
183.4
È lontana la tua casa?».
«Un cento metri».
«Sollevate l’uomo e portatelo là».
«Non è possibile, Maestro», dice il mercante Giuseppe. «Sta per morire».
«Fai quanto dico».
Passano una tavola sotto il corpo del moribondo e il corteo esce lentamente. Traversa la via e penetra in un giardino ombroso. Le donne continuano a piangere rumorosamente.
Appena dentro al giardino, Gesù si volge alla madre. «Puoi perdonare? Se tu perdoni, Dio perdona. Bisogna farsi il cuore buono per ottenere grazia. Costui ha peccato e peccherà ancora. Meglio per lui sarebbe morire, perché vivendo ricadrà nel peccato e dovrà rispondere anche della irriconoscenza verso Dio che lo salva. Ma tu e questi innocenti (e segna la moglie e i bambini) cadreste in disperazione. Io sono venuto per salvare e non perdere. Uomo, Io te lo dico: sorgi e guarisci».
L’uomo riprende vita e apre gli occhi, vede la madre, i figli, la moglie, china il capo vergognoso.
«Figlio, figlio», dice la madre. «Eri morto se Egli non ti salvava. Torna in te. Non delirare per una…».
Gesù interrompe la vecchia. «Donna, taci. Usa la misericordia che t’è stata usata. La tua casa è santificata dal miracolo, che è sempre prova della presenza di Dio. Per questo Io non l’ho potuto compiere dove era il peccato. Sappi, tu almeno, serbarla tale se anche costui non lo saprà. Curatelo ora. È giusto che soffra qualche poco. Sii buona, donna. E tu. E voi piccoli. Addio». Gesù ha posato la mano sul capo delle due donne e dei piccini.
183.5
Poi esce passando davanti alla Maddalena, che ha seguito sino al limite della via il corteo ed è rimasta addossata contro un albero. Gesù rallenta come per attendere i discepoli, ma credo lo faccia per dar modo a Maria di fare un gesto. Ma ella non lo fa.
I discepoli raggiungono Gesù, e Pietro non può trattenersi da dire fra i denti un epiteto appropriato a Maria. Questa, che vuol darsi un contegno, scoppia in una risata di ben povero trionfo.
Ma Gesù ha udito la parola di Pietro e si volta severo: «Pietro, Io non insulto. Non insultare. Prega per i peccatori. Null’altro».
Maria spezza il trillo della sua risata, china il capo e fugge come una gazzella in direzione della sua casa.
Caso di adulterio a Magdala.
La vostra casa è santificata dal miracolo, che è sempre una prova della presenza di Dio. In EMV 234,4/5, Gesù parla a lungo di questo miracolo e del suo contesto.
EMR 183.4 · Volume 3
«Puoi perdonare? Se tu perdoni, Dio perdona. Bisogna farsi il cuore buono per ottenere grazia. Costui ha peccato e peccherà ancora. Meglio per lui sarebbe morire, perché vivendo ricadrà nel peccato e dovrà rispondere anche della irriconoscenza verso Dio che lo salva. Ma tu e questi innocenti (e segna la moglie e i bambini) cadreste in disperazione. Io sono venuto per salvare e non perdere. Uomo, Io te lo dico: sorgi e guarisci».
Gesù parla a una madre che sta per perdere il figlio. Lo ha sorpreso in adulterio con Maria Maddalena ed è giustamente arrabbiata con lei.
EMR 183.4 · Volume 3
Io sono venuto per salvare e non perdere.
EMR 184.2 · Volume 3
« Vieni qui. Mi volevi sentire parlare? Perché?».
«Perché sei il Messia. Non puoi essere che Tu il Messia, col miracolo che hai fatto… E mi piaceva sentirti. Io non vado mai fuori di Magdala perché ho… un marito difficile e cinque bambini. Il più piccolo ha quattro mesi… e Tu qui non vieni mai».
«Sono venuto, e nella tua casa. Lo vedi».
«Per questo volevo sentirti».
EMR 184.3 · Volume 3
Udite.
In voi è il dubbio sulla conversione di Maria al bene[1]. Nessun segno in lei dà un indice verso questo passo. Sfrontata e impudente ella, conscia del suo grado e del suo potere, ha osato sfidare la gente e venire persino sulla soglia della casa dove si piange per causa sua. Al rimprovero di Pietro risponde con una risata. Al mio sguardo che l’invita con l’irrigidirsi superba. Voi forse avreste voluto, chi per amore verso Lazzaro, chi per amore verso di Me, che Io le parlassi direttamente, a lungo, soggiogandola col mio potere, mostrando la mia forza di Messia Salvatore. No. Non occorre tanto. L’ho detto[2] per un’altra peccatrice molti mesi or sono. Le anime devono farsi da sé. Io passo, getto il seme. Nel segreto il seme lavora. L’anima va rispettata in questo suo lavoro. Se il primo seme non attecchisce se ne semina un altro, un altro… ritirandosi solo quando si hanno prove sicure della inutilità del seminare. E si prega. La preghiera è come la rugiada sulle zolle: le tiene morbide e nutrite, e il seme può germogliare.
Gesù parla di Maria Maddalena, che non sembra essersi convertita. Parla di Lazzaro e Aglaia e del suo potere come Messia, e poi del lavoro delle anime su se stesse.
L'ho detto per un'altra peccatrice diversi mesi fa. Per Aglaé, la donna velata di Belle-Eau. Si veda EMV 79.6.