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Gesù Cristo nel Vangelo così come mi è stato rivelato

Pagina 97 di 120

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EMR 176.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Verrà un giorno in cui Io che vi parlo, dopo essere stato Pastore, sarò Giudice. Non vi lusinghi l’aspetto attuale. Ora il mio vincastro aduna tutte le anime disperse ed è dolce per invitarvi a venire ai pascoli della Verità. Allora il vincastro sarà sostituito dallo scettro del Giudice Re e ben altra sarà la mia potenza. Non con dolcezza ma con giustizia inesorabile Io allora separerò le pecore pasciute di Verità da quelle che mescolarono Verità ad Errore o si nutrirono solo di Errore. Una prima volta e poi una ancora Io farò questo. E guai a coloro che fra la prima e la seconda apparizione davanti al Giudice non si saranno purgati, non potranno purgarsi dai veleni. La terza categoria non si purgherà. Nessuna pena potrebbe purgarla. Ha voluto solo l’Errore e nell’Errore stia.

Eppure allora fra questi vi sarà chi gemerà: “Ma come, Signore? Non abbiamo noi profetato in tuo nome, e in tuo nome cacciato i demoni, e fatto in tuo nome molti prodigi?”. Ed Io allora molto chiaramente dirò ad essi: “Sì. Avete osato rivestirvi del mio Nome per apparire quali non siete. Il vostro satanismo[3] lo avete voluto far passare per vita in Gesù. Ma il frutto delle vostre opere vi accusa. Dove sono i vostri salvati? Le vostre profezie dove si sono compiute? I vostri esorcismi a che hanno concluso? I vostri prodigi che compare ebbero? Oh! ben egli è potente il Nemico mio! Ma non è da più di Me. Vi ha aiutati ma per fare maggior preda, e per opera vostra il cerchio dei travolti nell’eresia si è allargato. Sì, avete fatto prodigi. Ancor più apparentemente grandi di quelli dei veri servi di Dio, i quali non sono istrioni che sbalordiscono le folle, ma umiltà e ubbidienze che sbalordiscono gli angeli. Essi, i miei servi veri, con le loro immolazioni non creano i fantasmi, ma li debellano dai cuori; essi, i miei servi veri, non si impongono agli uomini, ma agli animi degli uomini mostrano Iddio. Essi non fanno che fare la volontà del Padre e portano altri a farla, così come l’onda sospinge e attira l’onda che la precede e quella che la segue, senza mettersi su un trono per dire: ‘Guardate’. Essi, i miei servi veri, fanno ciò che Io dico, senza pensare che a fare, e le loro opere hanno il mio segno di pace inconfondibile, di mitezza, di ordine. Perciò posso dirvi: questi sono i miei servi; voi non vi conosco. Andatevene lungi da Me voi tutti, operatori di iniquità”.

Questo dirò Io allora. E sarà tremenda parola. Badate di non meritarvela e venite per la via sicura, benché penosa, dell’ubbidienza verso la gloria del Regno dei Cieli.

Annotazione

Vangelo di Matteo 7, 21-23

Mt 7, 21-23 : Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. In quel giorno molti mi diranno: "Signore, Signore, non abbiamo forse profetizzato nel tuo nome, scacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Allora io dirò loro: Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, operatori di iniquità".

Vangelo di Luca 13, 26-27

Lc 13, 26-27 : Allora comincerete a dire: "Abbiamo mangiato e bevuto davanti a te, e tu hai insegnato nei nostri luoghi pubblici". Ed egli risponderà: Io vi dico che non so da dove venite; allontanatevi da me, voi tutti operatori di iniquità.

Non è con dolcezza, ma con inesorabile giustizia che io, allora, separerò le pecore nutrite di Verità da quelle che hanno mescolato Verità ed Errore o si sono nutrite solo di Errore. Una volta e un'altra volta avrò questo ruolo. Affermazione dei due giudizi: il giudizio particolare e il giudizio universale. ( Cfr. CCC n. 1021 e n. 1038).

Il vostro satanismo: Maria Valtorta annota su una copia dattiloscritta: Si rivolge in particolare a coloro che si dedicano alle scienze occulte o che appartengono a sette anticristiane, ecc.

EMR 177.1 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Venendo dalla campagna Gesù entra in Cafarnao. Sono con Lui solo i dodici, anzi gli undici apostoli, perché non c’è Giovanni. I soliti saluti della gente su una gamma molto varia di espressioni, da quelli che sono tutta semplicità dei bambini, a quelli un poco timidi delle donne, a quelli estatici dei miracolati, fino a quelli curiosi o ironici. Ce ne sono per tutti i gusti. E Gesù risponde a tutti, a seconda di come è salutato: con carezze ai piccoli, benedizioni alle donne, sorrisi ai miracolati e rispetto profondo per gli altri.

EMR 177.1-5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Venendo dalla campagna Gesù entra in Cafarnao. Sono con Lui solo i dodici, anzi gli undici apostoli, perché non c’è Giovanni. I soliti saluti della gente su una gamma molto varia di espressioni, da quelli che sono tutta semplicità dei bambini, a quelli un poco timidi delle donne, a quelli estatici dei miracolati, fino a quelli curiosi o ironici. Ce ne sono per tutti i gusti. E Gesù risponde a tutti, a seconda di come è salutato: con carezze ai piccoli, benedizioni alle donne, sorrisi ai miracolati e rispetto profondo per gli altri.

Ma questa volta alla serie si unisce il saluto del centurione del luogo, credo. Lo saluta col suo: «Salve, Maestro!», al quale Gesù risponde col suo: «Dio venga a te».

Il romano prosegue, mentre la folla si accosta curiosa di vedere come va l’incontro: «Sono più giorni che ti aspetto. Tu non mi riconosci fra gli ascoltatori del Monte. Ero vestito da cittadino. Non mi chiedi perché ero venuto?».

«Non te lo chiedo. Che vuoi da Me?».

«L’ordine è di seguire coloro che tengono assembramenti, perché troppe volte Roma dovette pentirsi di avere concesso riunioni di apparenza onesta. Ma, vedendo e udendo, ho pensato a Te come a… come a…

177.2

Ho un servo malato, Signore. Egli giace nella mia casa, nel suo letto, paralizzato da un male nelle ossa, e soffre terribilmente. I nostri medici non lo guariscono. I vostri, che ho invitato a venire perché sono mali che vengono dalle arie corrotte di queste regioni, e voi li sapete curare con le erbe del suolo febbricoso della sponda dove stagnano le acque prima di esser bevute dalle arene del mare, si sono rifiutati di venire. Ne ho dolore perché è un servo fedele».

«Io verrò e te lo guarirò».

«No, Signore. Non chiedo che Tu faccia tanto. Sono pagano, sudiciume per voi. Se i medici ebrei temono contaminarsi col porre piede nella mia casa, con più ragione essa è contaminazione a Te che sei divino. Io non sono degno che Tu entri sotto il mio tetto. Ma se Tu dici da qui una sola parola il mio servo guarirà, perché Tu comandi a tutto quanto è. Ora se io che sono un uomo sottoposto a tante autorità, la prima delle quali è Cesare, per cui devo fare, pensare, agire come mi è comandato, posso a mia volta comandare ai soldati che ho sotto il mio comando, e se dico ad uno: “Va’”, all’altro: “Vieni”, e al servo: “Fa’ questo”, uno va dove lo mando, l’altro viene perché lo chiamo, il terzo fa quello che dico, Tu, che sei Chi sei, sarai tosto ubbidito dalla malattia ed essa se ne andrà».

«Non è un uomo la malattia…», obbietta Gesù.

«Neppur Tu sei un uomo, ma sei l’Uomo. Puoi dunque comandare anche agli elementi e alle febbri perché tutto è soggetto al tuo potere».

177.3

Dei maggiorenti di Cafarnao prendono in disparte Gesù e gli dicono: «Egli è romano, ma Tu ascoltalo perché è uomo dabbene che ci rispetta e ci aiuta. Pensa che ha fatto fabbricare proprio lui la nostra sinagoga e tiene in rispetto i suoi soldati perché non ci sbeffeggino nei sabati. Fàgli dunque grazia per amore della tua città, acciò egli non resti deluso ed irritato ed il suo amore non si volga in odio per noi».

E Gesù, ascoltati questi e quello, si volge sorridendo al centurione dicendo: «Va’ avanti che vengo».

Ma il centurione torna a dire: «No, Signore, io l’ho detto: molto onore sarebbe se Tu entrassi sotto il mio tetto, ma non merito tanto; di’ solo una parola e il mio servo sarà guarito».

«E sia. Va’ con fede. In questo istante la febbre lo lascia e la vita torna alle membra. Fa’ che alla tua anima pure venga la Vita. Va’».

Il centurione saluta militarmente, e poi si inchina e se ne va.

177.4

Gesù lo guarda andare e poi si rivolge ai presenti e dice:

«In verità vi dico che non ho trovato tanta fede in Israele. Oh! è pur vero[1]! “Il popolo che camminava nelle tenebre vide * una gran luce. Sopra coloro che abitavano nell’oscura regione di morte la Luce è spuntata”, e ancora: “Il Messia, alzata la sua bandiera sulle nazioni, le riunirà”. Oh! Regno mio! Veramente a te affluiranno in numero sterminato! Più che tutti i cammelli e i dromedari di Madian e di Efa, e i portatori d’oro e incenso di Saba, più che tutti i greggi di Cedar e gli arieti di Nabaiot saranno numerosi coloro che verranno a te, ed il mio cuore si dilaterà di gioia vedendo venire a Me i popoli del mare e le potenze delle nazioni. Me aspettano le isole per adorarmi, e i figli degli stranieri edificheranno le mura della mia Chiesa della quale sempre staranno aperte le porte ad accogliere i re e la forza delle nazioni ed a santificarli in Me. Questo che Isaia ha visto, ecco si compirà! Io vi dico che molti verranno da oriente e occidente e sederanno con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei Cieli, mentre i figli del Regno saranno gettati nelle tenebre esteriori, dove sarà pianto e stridor di denti».

«Tu dunque profetizzi che i gentili saranno pari ai figli d’Abramo?».

«Non pari: superiori. Non vi rincresca che perché ciò è vostra colpa. Non Io, ma i Profeti lo dicono, ed i segni già lo confermano.

177.5

Ora alcuno di voi vada verso la casa del centurione per constatare che il suo servo è guarito come la fede del romano lo meritava. Venite. Forse nella casa vi sono malati che attendono la mia venuta».

E Gesù, con gli apostoli e qualche altro, perché i più si precipitano curiosi e schiamazzanti verso la casa del centurione, si dirige alla solita casa dove sosta nei giorni che è a Cafarnao.

Annotazione

Lo saluta con: "Ave, Maestro! Salve nell'originale italiano, come nella Salve Regina, non Ave come nell'Ave Maria.

La stavo aspettando da diversi giorni. Lei non mi riconosce, ma ero tra quelli che la stavano ascoltando sulla montagna. Ero vestita in abiti civili. In effetti, Maria Valtorta aveva notato la sua presenza martedì(EMV 171.1).

Sono malattie che provengono dall'aria corrotta di queste regioni: Le febbri di palude (febbre gialla o malaria) hanno causato gravi epidemie nell'antichità. Sono citate più volte nell'opera. Per secoli queste febbri sono state attribuite all'aria malsana (aria cattiva, da cui deriva la parola italiana mala aria), senza mai fare un collegamento con le zanzare. Maria Valtorta riporta un'opinione perfettamente in linea con le credenze romane e non legata alle sue conoscenze di infermiera.

Si sa come curarle con le erbe del terreno febbrile della riva, dove le acque ristagnano prima di essere assorbite dalla sabbia del mare. Si tratta senza dubbio dell'agrimonia (agrimonia eupatoria), che cresce nelle paludi. Plinio la cita. Un infuso di questa pianta è usato per combattere la malaria (da palus = palude, in latino). La palude balneare menzionata dal centurione potrebbe essere Dor (oggi Al Tantura), a sud del Monte Carmelo. Fu prosciugata solo nel 1892. La malaria era molto diffusa.

Si pensi che fu lui a far costruire la sinagoga. Solo Luca 7:5 menziona questo dettaglio.

Vi assicuro che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e siederanno con Abramo, Isacco e Giacobbe nel Regno dei Cieli, mentre i figli del Regno saranno gettati nelle tenebre esteriori, dove ci sarà pianto e stridore di denti". Questo è il finale del racconto di Matteo 8:11-12, mentre Luca lo cita altrove (Luca 13:28-29).

Gesù, accompagnato dagli apostoli e da altre persone, si recò nella casa in cui era solito soggiornare quando si trovava a Cafarnao. La casa di Tommaso di Cafarnao. Tommaso era probabilmente un lontano parente di Gesù.

Vangelo di Matteo 8, 5-13

Mt 8, 5-13 : Mentre Gesù entrava a Cafarnao, gli si avvicinò un centurione e lo pregò: "Signore, il mio servo giace paralizzato in casa e soffre terribilmente". Gesù gli disse: "Andrò io stesso a guarirlo". Il centurione rispose: "Signore, non sono degno che tu venga sotto il mio tetto, ma di' solo una parola e il mio servo sarà guarito. Io stesso, che ho l'autorità, ho dei soldati ai miei ordini; a uno dico: 'Vai', ed egli va; a un altro: 'Vieni', ed egli viene; e al mio servo: 'Fa' questo', ed egli lo fa". Gesù si meravigliò di queste parole e disse a quelli che lo seguivano: "Amen, vi dico che non ho trovato una fede simile in nessuno in Israele. Perciò vi dico che molti verranno dall'oriente e dall'occidente e prenderanno posto con Abramo, Isacco e Giacobbe al banchetto del regno dei cieli, ma i figli del regno saranno gettati nelle tenebre esterne; ci sarà pianto e stridore di denti". E Gesù disse al centurione: "Va' a casa tua e ti sia fatto secondo la tua fede". E il servo fu guarito in quell'ora stessa.

Vangelo di Luca 7, 1-10

Lc 7, 1-10 : Quando Gesù ebbe finito di spiegare tutte le sue parole alla gente, entrò a Cafarnao. C'era un centurione il cui schiavo era malato e stava per morire, e il centurione gli era molto affezionato. Quando sentì parlare di Gesù, mandò alcuni notabili ebrei a chiedergli di venire a salvare il suo schiavo. Quando arrivarono da Gesù, lo supplicarono con forza: "Egli merita questo da te. Ama la nostra nazione: è stato lui a costruire la sinagoga per noi". Gesù era in cammino con loro e non era ancora lontano dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: "Signore, non disturbarti, perché non sono degno che tu venga sotto il mio tetto. Per questo non mi sono dato il permesso di venire da te. Ma di' una parola e lascia che il mio servo sia guarito! Io sono uno che è subordinato a un'autorità, ma ho dei soldati sotto il mio comando; a uno dico: 'Vai', ed egli va; a un altro: 'Vieni', ed egli viene; e al mio schiavo: 'Fai questo', ed egli lo fa". Sentendo questo, Gesù ebbe soggezione di lui. Si voltò e disse alla folla che lo seguiva: "Vi dico che nemmeno in Israele ho trovato una fede simile! Quando tornarono a casa, trovarono lo schiavo in buona salute.

Vangelo di Luca 13, 28-29

Lc 13, 28-29 : Allora ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, mentre voi sarete cacciati fuori. Verranno dall'Oriente e dall'Occidente, dall'Aquilone e dal Sud, e prenderanno posto al banchetto nel regno di Dio.

Libro di Isaia, 9, 1

Is 9, 1 : Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce e la luce ha illuminato coloro che vivevano nella terra dell'ombra della morte.

Libro di Isaia 11, 10-12

Is 11, 10-12 : In quel giorno avverrà che la radice di Iesse, innalzata come vessillo per i popoli, sarà ricercata dalle nazioni e la sua dimora sarà gloriosa. In quel giorno il Signore stenderà la mano una seconda volta per riscattare il resto del suo popolo, il resto delle terre di Assiria e di Egitto, di Patros, Etiopia, Elam, Sennaar, Hamath e delle isole del mare. Innalzerà uno stendardo per le nazioni, radunerà i reietti d'Israele, riunirà i dispersi di Giuda dalle quattro estremità della terra.

Libro di Isaia 60, 5-10

Is 60, 5-10: Allora lo vedrai e sarai raggiante; il tuo cuore sussulterà e si dilaterà, perché le ricchezze del mare verranno a te, i tesori delle nazioni verranno a te. Moltitudini di cammelli ti copriranno, i dromedari di Madian e di Efa; verranno tutti quelli di Saba, portando oro e incenso, e proclameranno le lodi di Jahvè. Tutte le greggi di Cedar saranno riunite a te; i montoni di Nabaioth ti serviranno; saliranno sul mio altare come offerta gradita e io glorificherò la casa della mia gloria.

Chi sono questi che volano come nuvole, come colombe verso la loro colombaia? Perché le isole sperano in me e le navi di Tarshish verranno per prime, per riportare i tuoi figli da lontano, con il loro argento e il loro oro, per onorare il nome di Jahvé, il tuo Dio, e il Santo d'Israele, perché ti ha glorificato. I figli degli stranieri costruiranno le tue mura e i loro re saranno tuoi servi, perché ti ho colpito nella mia ira, ma nella mia benevolenza ho avuto compassione di te.

EMR 177.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Ho un servo malato, Signore. Egli giace nella mia casa, nel suo letto, paralizzato da un male nelle ossa, e soffre terribilmente. I nostri medici non lo guariscono. I vostri, che ho invitato a venire perché sono mali che vengono dalle arie corrotte di queste regioni, e voi li sapete curare con le erbe del suolo febbricoso della sponda dove stagnano le acque prima di esser bevute dalle arene del mare, si sono rifiutati di venire. Ne ho dolore perché è un servo fedele».

«Io verrò e te lo guarirò».

«No, Signore. Non chiedo che Tu faccia tanto. Sono pagano, sudiciume per voi. Se i medici ebrei temono contaminarsi col porre piede nella mia casa, con più ragione essa è contaminazione a Te che sei divino. Io non sono degno che Tu entri sotto il mio tetto. Ma se Tu dici da qui una sola parola il mio servo guarirà, perché Tu comandi a tutto quanto è. Ora se io che sono un uomo sottoposto a tante autorità, la prima delle quali è Cesare, per cui devo fare, pensare, agire come mi è comandato, posso a mia volta comandare ai soldati che ho sotto il mio comando, e se dico ad uno: “Va’”, all’altro: “Vieni”, e al servo: “Fa’ questo”, uno va dove lo mando, l’altro viene perché lo chiamo, il terzo fa quello che dico, Tu, che sei Chi sei, sarai tosto ubbidito dalla malattia ed essa se ne andrà».

«Non è un uomo la malattia…», obbietta Gesù.

«Neppur Tu sei un uomo, ma sei l’Uomo. Puoi dunque comandare anche agli elementi e alle febbri perché tutto è soggetto al tuo potere».

Annotazione

Si tratta di malattie che derivano dall'aria corrotta di queste regioni: Le febbri di palude (febbre gialla o malaria) hanno causato gravi epidemie nell'antichità. Sono citate più volte nell'opera. Per secoli queste febbri sono state attribuite all'aria malsana (aria cattiva, da cui deriva la parola italiana mala aria), senza mai fare un collegamento con le zanzare. Maria Valtorta riporta un'opinione perfettamente in linea con le credenze romane e non legata alle sue conoscenze di infermiera.

Si sa come curarle con le erbe del terreno febbrile della riva, dove le acque ristagnano prima di essere assorbite dalla sabbia del mare. Si tratta senza dubbio dell'agrimonia (agrimonia eupatoria), che cresce nelle paludi. Plinio la cita. Un infuso di questa pianta è usato per combattere la malaria (da palus = palude, in latino). La palude balneare menzionata dal centurione potrebbe essere Dor (oggi Al Tantura), a sud del Monte Carmelo. Fu prosciugata solo nel 1892. La malaria era molto diffusa.

EMR 178.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Sono già in vista della riva quando, dopo un’accanita lotta, un uomo di media età e di civile condizione si accosta al Maestro e per attirare la sua attenzione lo tocca sulla spalla.

Gesù si volge e si ferma chiedendo: «Che vuoi?».

«Sono scriba. Ma ciò che c’è nelle tue parole non è paragonabile a quanto è nei nostri precetti. Ed io ne sono conquistato. Maestro, io più non ti lascio. Ti seguirò dovunque andrai.

Quale è la tua via?».

«Quella del Cielo».

«Non dico quella. Ti chiedo: dove vai? Dopo questa, quali sono le tue case perché io ti possa sempre trovare?».

«Le volpi hanno delle tane e gli uccelli i nidi. Ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. Mia casa è il mondo, là dovunque vi sono spiriti da istruire, miserie da sollevare, peccatori da redimere».

«Da per tutto, allora».

«Lo hai detto. Potresti tu fare ciò che questi minimi fanno per amor mio, tu, il dottore d’Israele? Qui ci vuole sacrificio e ubbidienza, e carità verso tutti, spirito d’adattamento, su tutto, con tutti. Perché la condiscendenza attira. Perché chi vuol curare deve curvarsi su ogni piaga. Dopo ci sarà la purezza del Cielo. Ma qui siamo nel fango e occorre strappare al fango, su cui posiamo i piedi, le vittime già sommerse. Non rialzare le vesti e scostarsi perché lì è più alto il fango. La purezza deve essere in noi. Saturi di essa in modo che nulla più possa entrare. Puoi tutto questo?».

«Lasciami provare, almeno».

«Prova. Io pregherò perché tu ne sia capace».

Annotazione

Vangelo di Matteo 8, 18-22

Mt 8, 18-22 : Quando Gesù vide una folla intorno a sé, diede ordine di passare dall'altra parte. Si avvicinò uno scriba e gli disse: "Maestro, ti seguirò dovunque tu vada". Ma Gesù gli disse: "Le volpi hanno delle tane, gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".

Vangelo di Luca 9, 57-58

Lc 9, 57-58 : Lungo la strada, un uomo disse a Gesù: "Ti seguirò dovunque tu vada". Gesù gli disse: "Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".

EMR 178.2 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Le volpi hanno delle tane e gli uccelli i nidi. Ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo. Mia casa è il mondo, là dovunque vi sono spiriti da istruire, miserie da sollevare, peccatori da redimere».

«Da per tutto, allora».

«Lo hai detto.»

Annotazione

Vangelo di Matteo 8, 18-22

Mt 8, 18-22 : Quando Gesù vide una folla intorno a sé, diede ordine di passare dall'altra parte. Si avvicinò uno scriba e gli disse: "Maestro, ti seguirò dovunque tu vada". Ma Gesù gli disse: "Le volpi hanno delle tane, gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".

Vangelo di Luca 9, 57-58

Lc 9, 57-58 : Lungo la strada, un uomo disse a Gesù: "Ti seguirò dovunque tu vada". Gesù gli disse: "Le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo".

EMR 178.3.5 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Gesù si rimette in moto e, attirato da due occhi che lo guardano, dice ad un giovane alto e robusto che si è fermato per lasciare passare il corteo, ma che sembra diretto altrove: «Seguimi».

Il giovane sussulta, cambia colore, sbatte gli occhi come abbacinato da una luce e poi apre la bocca per parlare e non trova subito una risposta da dare. Infine dice: «Ti seguirò. Ma mi è morto il padre a Corozim e devo seppellirlo. Lascia che io lo faccia e poi verrò».

«Seguimi. Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu sei già aspirato dalla Vita. Lo hai desiderato, d’altronde. Non piangere del vuoto che la Vita ti ha fatto intorno per averti suo discepolo. Le mutilazioni dell’affetto sono radici alle ali che nascono dall’uomo mutato in servo della Verità. Lascia la corruzione alla sua sorte. Alzati verso il Regno dell’incorrotto. Là troverai anche la perla incorruttibile del padre tuo. Dio chiama e passa. Domani non troveresti più il tuo cuore di oggi e l’invito di Dio. Vieni. Va’ ad annunziare il Regno di Dio».

L’uomo, addossato ad un muretto, sta con le braccia pendenti da cui pendono le borse, cariche certo di aromi e di bende; la testa china, pensa, in contrasto fra i due amori: di Dio e del padre.

Gesù attende e lo guarda, poi afferra un piccolo e se lo stringe al cuore dicendo: «Di’ con Me: “Io ti benedico, o Padre, ed invoco la tua luce per coloro che piangono fra le nebbie della vita. Io ti benedico, o Padre, ed invoco la tua forza per chi è come pargolo bisognoso di chi lo sostenga. Io ti benedico, o Padre, e invoco il tuo amore perché smemori da ogni altra cosa, che non sia Te, tutti coloro che in Te troverebbero, e non sanno crederlo, ogni loro bene, qui e nel Cielo”».

E il bambino, un innocente sui quattro anni, ripete con la sua vocetta le parole sante con le manine tenute strette in preghiera dalla destra di Gesù, che le tiene al polso grassottello come fossero due steli di fiore.

L’uomo si decide. Dà ad un compagno i suoi involti e viene a Gesù, che pone a terra il bambino dopo averlo benedetto e abbraccia il giovane procedendo così, per confortarlo e sostenerlo nel suo sforzo.

(...) La riva è raggiunta. Gesù sale sulla barca di Pietro al quale mormora qualche parola. Vedo che Gesù sorride e Pietro fa un atto di meraviglia. Ma non dice nulla. Sale anche l’uomo che ha lasciato di andare a seppellire il padre per seguire Gesù.

Annotazione

Vangelo di Matteo 8, 21-22

Mt 8, 21-22 : Un altro dei suoi discepoli gli disse: "Signore, lasciami andare prima a seppellire mio padre". Gesù gli disse: "Seguimi e lascia che i morti seppelliscano i loro morti".

Vangelo di Luca 9, 57-62

Lc 9, 57-62 : Lungo la strada, un uomo disse a Gesù: "Ti seguirò dovunque tu vada". Gesù gli disse: "Le volpi hanno delle tane, gli uccelli del cielo dei nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Poi disse a un altro: "Seguimi". L'uomo rispose: "Signore, lasciami prima andare a seppellire mio padre". Ma Gesù rispose: "Lascia che i morti seppelliscano i loro morti. Tu vai a proclamare il regno di Dio".

EMR 179.3 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Pietro confessa allora la sua grande pena: «È che io sono zuccone e mi distraggo con facilità. Quando Tu parli su una piazza, su un monte, fra tanta folla, io, non so perché, capisco tutto, ma poi non ricordo nulla. L’ho detto anche ai compagni e mi hanno dato ragione. Gli altri, voglio dire il popolo che ti ascolta, ti capisce e ricorda quello che dici. Quante volte abbiamo sentito confessare da uno: “Non ho più fatto questo perché Tu lo hai detto”, oppure: “Sono venuto perché una volta ti ho sentito dire quest’altro e mi ha ferito il pensiero”. Noi invece… uhm! è come un corso d’acqua che passa e non si ferma. La sponda non l’ha più quell’acqua che è passata. Ne viene dell’altra, sì, sempre altra, e sempre tanta. Ma passa, passa, passa… E io penso con terrore che, se come Tu dici sarà, che verrà il momento che Tu non sarai più a fare la parte del fiume e… e io… Che avrò da dare a chi ha sete, se non serbo neppure una goccia del tanto che mi dai?».

Anche gli altri appoggiano i lamenti di Pietro, lamentandosi di non ritrovare mai niente di tutto quello che sentono, quando vorrebbero trovarlo per rispondere ai molti che li interrogano.

Gesù sorride e risponde: «Ma non mi pare. La gente è molto contenta anche di voi…».

«Oh! sì! Per quello che facciamo! Farti largo, e dare delle gomitate per questo, portare i malati, raccogliere gli oboli, e dire: “Sì, il Maestro è quello!”. Bella roba, in verità!».

«Non ti denigrare troppo, Simone».

«Non mi denigro. Mi conosco».

«È la più difficile delle sapienze. Ma Io ti voglio levare questa grande paura. Quando Io ho parlato, e voi non avete potuto tutto comprendere e ritenere, domandate senza timore di apparire noiosi o di sconfortarmi. Abbiamo sempre delle ore di intimità. In queste apritemi il cuore. Do tanto a tanti. E che non darei a voi che amo come più non potrebbe Iddio? Hai parlato di onda che va e nulla resta alla riva. Verrà un giorno in cui ti accorgerai che ogni onda ti ha deposto un seme, e che ogni seme ha fatto pianta. Ti troverai davanti fiori e piante per tutti i casi, ti stupirai di te stesso dicendo: “Ma che mi ha fatto il Signore?”, perché tu allora sarai redento dalla schiavitù del peccato e le tue virtù attuali si saranno perfezionate a grande altezza».

«Tu lo dici, Signore, ed io mi riposo in questa tua parola».

EMR 179.4-6 · Volume 3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Escono e Gesù si dirige al lago per non essere oppresso dalla calca. Pietro è sollecito a staccare la barca di pochi metri dalla riva di modo che la voce di Gesù sia udita da tutti, ma che uno spazio sia fra Lui e gli ascoltatori.

«Da Cafarnao a qua Io ho pensato quale parola dirvi. E ho trovato indicazione nei fatti del mattino.

Voi avete visto tre uomini venire a Me. L’uno spontaneamente, l’altro perché da Me sollecitato, il terzo per subito entusiasmo. E avete anche visto che, di questi, due soli Io ne ho presi. Perché? Ho forse visto nel terzo un traditore? No, in verità. Ma un impreparato. All’apparenza pareva più imprepara to questo che ora è al mio fianco, diretto prima a seppellire suo padre. Invece il più impreparato era il terzo. Questo era tanto preparato[1], a sua stessa insaputa, che ha saputo compiere un ben eroico sacrificio.

L’eroismo nel seguire Iddio è sempre prova di forte preparazione spirituale. Questo spiega certi sorprendenti fatti che avvengono intorno a Me. I più preparati a ricevere il Cristo, quale che sia la loro casta e la loro cultura, vengono a Me con una prontezza e una fede assoluta. I meno preparati mi osservano come un uomo che esce dal consueto, oppure mi studiano con diffidenza e curiosità, oppure ancora mi attaccano e mi denigrano accusandomi in vari modi. Le diverse maniere di agire sono in proporzione della impreparazione degli spiriti.

Nel popolo eletto si dovrebbero trovare da per tutto spiriti pronti a ricevere questo Messia nella cui attesa si sono consumati d’ansia i Patriarchi e i Profeti, questo Messia venuto finalmente, preceduto e accompagnato da tutti i segni profetizzati, questo Messia la cui figura spirituale si delinea sempre più chiara attraverso i miracoli visibili sulle membra e sugli elementi, e i miracoli invisibili sulle coscienze che si convertono e sui gentili che si volgono al Dio vero. Invece così non è. E la prontezza nel seguire il Messia è fortemente ostacolata proprio nei figli di questo popolo e, doloroso a dirsi, lo è tanto più quanto più si sale nelle classi più alte di esso. Non dico questo per scandalizzarvi. È per indurvi a pregare ed a riflettere.

Perché avviene questo? Perché i gentili e i peccatori fanno più strada sulla via mia? Perché essi accolgono quanto Io dico, e gli altri no? Perché i figli d’Israele sono ancorati, anzi, sono incrostati come ostriche perlifere al banco su cui sono nate. Perché sono saturati, ricolmati, obesi della loro sapienza, e non sanno fare largo alla mia col gettare il superfluo per fare posto al necessario. Gli altri non hanno questa schiavitù. Sono poveri pagani, o poveri peccatori, disancorati come nave alla deriva, sono dei poveri che non hanno tesori propri ma solo fardelli di errori o di peccati, dei quali si spogliano con gioia non appena riescono a comprendere cosa è la Buona Novella e sentono il suo miele corroborante ben diverso dal disgustoso miscuglio dei loro peccati.

179.5

Udite, e forse capirete meglio come possono esservi diversi frutti ad una stessa opera.

Un seminatore andò a seminare. I suoi campi erano molti e di diversa razza. Ce ne erano alcuni che egli aveva ereditati dal padre, sui quali la sua sbadataggine aveva lasciato proliferare piante spinose. Altri erano un suo acquisto, li aveva comperati così come erano da un negligente e tali li aveva lasciati. Altri ancora erano stati intersecati da strade, perché l’uomo era un grande comodista[2] e non voleva fare molta strada per andare da un luogo all’altro. Infine ce ne erano alcuni, i più prossimi alla casa, sui quali egli aveva vegliato per avere un aspetto piacevole davanti alla dimora. Questi erano ben mondi di sassaia, di spine, di gramigne e così via.

L’uomo dunque prese il suo sacchetto di grano da seme, il migliore dei grani, e iniziò la semina. Il seme cadde nel buon terreno soffice, arato, mondato, concimato dei campi prossimi alla casa. Cadde nei campi intersecati da vie e viette, che li spezzettavano tutti portando inoltre bruttura di polvere arida sulla terra fertile. Altro seme cadde sui campi dove l’inettitudine dell’uomo aveva lasciato proliferare le piante spinose. Ora l’aratro le aveva travolte, pareva non ci fossero più, ma c’erano, perché solo il fuoco, la radicale distruzione delle male piante, impedisce il loro rinascere. L’ultimo seme cadde sui campi comperati da poco e che egli aveva lasciati così come erano, senza dissodarli in profondità e mondarli da tutte le pietre sprofondate nel suolo a fare un pavimento duro sul quale non avevano presa le tenere radici. E poi, sparso tutto il suo seme, se ne tornò a casa e disse: “Oh! bene! Ora non c’è che da attendere la raccolta”.

179.6

E si beava perché, col passare dei mesi, vedeva spuntare fitto il grano nei campi davanti alla casa, e crescere… oh! che soffice tappeto! e spighire… oh! che mare! e imbiondire e cantare, battendo spiga a spiga, l’osanna al sole. L’uomo diceva: “Come questi campi, tutti! Prepariamo la falce e i granai. Quanto pane! Quanto oro!”. E si beava… Segò il grano dei campi più vicini e poi passò a quelli ereditati dal padre, ma lasciati inselvatichire. E restò di stucco. Grano e grano era nato, perché i campi erano buoni e la terra bonificata dal padre era grassa e fertile. Ma la sua stessa fertilità aveva agito anche sulle piante spinose, travolte ma non sterilite. Esse erano rinate ed avevano fatto un vero soffitto di ramaglie irte di rovi, attraverso le quali il grano non aveva potuto emergere che con le rare spighe ed era morto soffocato quasi tutto.

L’uomo disse: “Sono stato negligente in questo posto. Ma altrove non erano rovi, e andrà meglio”. E passò ai campi di recente acquisto. Il suo stupore crebbe in pena. Sottili, e ormai disseccate, foglie di grano giacevano come fieno secco sparse per ogni dove. Fieno secco. “Ma come? Ma come?”, gemeva l’uomo. “Eppure qui non sono spine! Eppure il grano era lo stesso! Eppure era nato folto e bello. Lo si vede dalle foglie ben formate e numerose. Perché allora tutto è morto senza fare spiga?”. E con dolore si dette a scavare il suolo per vedere se trovava nidi di talpe o altri flagelli. Insetti e roditori no, non ce ne erano. Ma quanti, quanti sassi! Una petraia! I campi erano letteralmente selciati da scaglie di pietra e la poca terra che li copriva era un inganno. Oh! se avesse approfondito l’aratro quando era tempo! Oh! se avesse scavato, prima di accettare quei campi e comperarli per buoni! Oh! se almeno, dopo lo sbaglio fatto di acquistare quanto gli veniva proposto senza persuadersi della sua bontà, li avesse resi buoni a fatica di reni! Ma ormai era tardi ed era inutile il rammarichìo.

L’uomo si alzò in piedi avvilito e andò ai campi intersecati di stradette per sua comodità… E si strappò le vesti dal dolore. Qui non c’era nulla, assolutamente nulla… La terra scura del campo era coperta da un leggero strato di polvere bianca… L’uomo si accasciò al suolo gemendo: “Ma qui perché? Qui non spine e non sassi perché questi sono campi nostri. L’avo, il padre, io, li abbiamo sempre avuti e in lustri e lustri li abbiamo fatti fertili. Io vi ho aperto le strade, avrò levato del terreno al campo, ma ciò non può averlo fatto sterile così…”. Piangeva ancora quando ebbe risposta al suo dolore da un fitto sciame d’uccelli che si accanivano dai sentieri sul campo e da questo ai sentieri per cercare, cercare, cercare semi, semi, semi… Il campo, divenuto una rete di stradette sui bordi delle quali era caduto del grano, aveva attirato molti uccelli, e questi prima avevano mangiato il grano caduto sulla via e poi quello del campo, fino all’ultimo chicco.

Così il seme, uguale per tutti i campi, aveva dato dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta, dove il nulla. Chi ha orecchie da intendere intenda. Il seme è la Parola: uguale per tutti. I luoghi dove cade il seme: i vostri cuori. Ognuno applichi e comprenda. La pace sia con voi».