EMR 74.1
L’Evangelo come mi è stato rivelato
Citazione
74.1 Le prime ore di un luminoso mattino d’estate. Il cielo si pennella di rosa in alcune sottili nuvolette, che paiono sfilacciature di garza perse su un tappeto di raso turchese. Vi è tutto un cantare di uccelli, già ebbri di luce… Passere, merli, pettirossi zirlano, cinguettano, rissano per uno stelo, per un bruco, per un rametto da portare nel nido, da mettere nel gozzetto, da prendere per appollatoio. Rondini saettano dal cielo al piccolo rio per bagnarsi il petto di neve tinto al sommo di ruggine e, presa la freschezza dell’onda, carpita la ancor dormente moschina sospesa ad uno stelo, si impennano in alto col guizzo di una lama brunita, garrendo giulive.
Due cutrettole, vestite di seta cenerina, passeggiano graziose come due damine lungo la sponda del ruscello e tengono ben alta la lunga coda ornata di vellutini neri, si specchiano, si trovano belle, riprendono la passeggiata, beffate da un merlo che fischia loro dietro col suo lungo becco giallo, vero monello del bosco. Dentro ad un folto melo selvatico, che si alza solitario presso le rovine, una rosignola chiama insistentemente il suo compagno, e tace solo quando lo vede giungere con un lungo bruco che si divincola nella stretta del becco sottile. Due colombi torraioli, probabilmente evasi da qualche colombaia cittadina, e che hanno eletto libera dimora fra le crepe del torrione diroccato, si abbandonano alle loro espansioni sgrugolando lui, seduttore, tubando lei, pudica.
Gesù, con le braccia conserte al petto, guarda tutte queste liete bestioline e sorride.
«Già pronto, Maestro?», chiede Simone alle sue spalle.
«Già pronto.