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Note del tema

Opere di Maria Valtorta

Pagina 7 di 40

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EMR 22.10-13

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

22.10 Dice Maria:

«La prima delle carità di prossimo va esercitata verso il prossimo. Non ti paia un giuoco di parole. La carità si ha verso Dio e verso il prossimo. Nella carità verso il prossimo è compresa anche quella che va a noi. Ma se ci amiamo più degli altri, non siamo più caritatevoli. Siamo egoisti. Anche nelle cose lecite occorre esser tanto santi da dare sempre la precedenza ai bisogni del prossimo nostro. State sicuri, figli, che Dio ai generosi supplisce con mezzi della sua potenza e bontà.

22.11 Questa certezza mi ha spinta a Ebron per sovvenire la parente nel suo stato. E alla mia attenzione di soccorso umano, Dio, dando oltre misura come Egli usa, unisce un impensato dono di soccorso soprannaturale. Io vado per portare aiuto materiale, e Dio santifica la mia retta intenzione col fare, di essa, santificazione del frutto del seno di Elisabetta e, attraverso a questa santificazione, per cui il Battista fu presantificato, annullare la sofferenza fisica della matura figlia d’Eva concepente ad età inusata.

Elisabetta, donna di fede intrepida e di fiducioso abbandono al volere di Dio, merita di comprendere il mistero chiuso in me. Lo Spirito le parla attraverso il balzare del suo seno. Il Battista ha pronunciato il suo primo discorso di Annunziatore del Verbo attraverso i veli e i diaframmi di vene e di carne, che lo separano e insieme lo uniscono alla sua santa genitrice.

Né io nego, a lei che ne è degna e alla quale la Luce si svela, la mia qualità di Madre del Signore. Negarla sarebbe stato negare a Dio la lode che era giusto dargli, la lode che portavo in me e che, non potendola dire ad alcuno, dicevo alle erbe, ai fiori, alle stelle, al sole, ai canori uccelli e alle pazienti pecore, alle acque canterine e alla luce d’oro che mi baciava scendendo dal cielo. Ma pregare in due è più dolce che dire da sole la nostra preghiera. Avrei voluto che tutto il mondo sapesse la mia sorte, non per me, ma perché a me si unisse per lodare il mio Signore.

La prudenza mi ha vietato di rivelare a Zaccaria la verità. Sarebbe stato andare oltre l’opera di Dio. E se io ero la sua Sposa e Madre, ero sempre la sua Serva e non dovevo, perché Egli mi aveva amata oltre misura, permettermi di sostituirmi a Lui e di superarlo in un decreto.

Elisabetta, nella sua santità, comprende e tace. Perché chi è santo è sempre remissivo e umile.

22.12 Il dono di Dio deve farci sempre più buoni. Più da Lui riceviamo e più dobbiamo dare. Perché più riceviamo e più è segno che Egli è in noi e con noi. E più Egli è in noi e con noi, e più noi dobbiamo sforzarci a raggiungere la sua perfezione.

Ecco perché io, posponendo il mio lavoro, lavoro per Elisabetta. Non mi lascio prendere dalla paura di non avere tempo. Dio è padrone del tempo. A chi spera in Lui, anche nelle cose usuali, Egli provvede. L’egoismo non affretta, ritarda. La carità non ritarda, affretta. Tenetevelo sempre presente.

22.13

Quanta pace nella casa di Elisabetta! Se non avessi avuto il pensiero di Giuseppe e quello, quello, quello del mio Bambino che era il Redentore del mondo, sarei stata felice. Ma già la Croce gettava la sua ombra sulla mia vita e, come suono funebre, sentivo le voci dei Profeti…

Mi chiamavo Maria. L’amarezza era sempre mescolata alle dolcezze che Dio versava nel mio cuore. Ed è sempre andata aumentando sino alla morte del Figlio mio. Ma quando Dio ci chiama, Maria, ad una sorte di vittime per il suo onore, oh! dolce esser frante come grano nella mola, per fare del nostro dolore il pane che corrobora i deboli e li fa capaci di raggiungere il Cielo!

Ora basta. Sei stanca e beata. Riposa con la mia benedizione».

EMR 23

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Nascita di Giovanni Battista. Ogni sofferenza è alleviata nel grembo di Maria.

Data della visione e del dettato: lunedì 3 aprile 1944 (lunedì santo)

Calendario: giovedì 4 luglio dell'anno 5 a.C.

Luogo (mappa) : Hebron

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Riassunto: Maria ed Elisabetta camminano nella casa di Zaccaria. Camminano lentamente e Maria è attenta a tutto. Prendendosi cura della sua parente, va ad aiutare Sara, la serva, e poi invita Elisabetta a camminare ancora un po'. Vanno a vedere le colombe ed Elisabetta è commossa dal loro affetto per lei. Il suo stato di salute le faceva temere la morte ed era preoccupata per il marito e il figlio. Maria la rassicura, dicendole che tutto andrà bene e invitandola a confidare in Dio. Quando le sofferenze di Elisabetta si attenuarono, tornarono a casa. Inizia l'opera della madre del Precursore. Maria conforta Zaccaria e prega con il vecchio. Quando lui si addormenta (era notte fonda), lei si prende cura di lui e continua la sua preghiera.

Elisabetta chiama la Vergine e le chiede di mettere la mano sul suo grembo immacolato. Maria la tranquillizza, le dice di confidare in Dio e le dice che Gesù è lì. Quando la cugina si è calmata, riparte. Zaccaria dorme ancora. L'Immacolata prega intensamente, finché il vecchio sacerdote si sveglia. Ma Giovanni non era ancora nato.

Maria continua a pregare e presto spunta l'alba. Poco dopo, con grande gioia di entrambi i genitori, nacque Giovanni. Zaccaria accolse il bambino, poi Maria lo riportò da sua madre. Il bambino si calmò appena fu sul seno di Maria. Elisabetta le chiese se Zaccaria fosse in grado di parlare, ma purtroppo non lo era. La Vergine le disse allora di continuare a sperare nel Signore...

Dopo la visione, la Pienezza di Grazia dettò a Maria e le spiegò che, sebbene fosse stata preservata dalla Colpa e dai dolori del parto, la sua maternità spirituale era stata comunque piena di sofferenze. Maria ci invita quindi a venire sempre da lei, perché è l'eterna portatrice di Gesù. Ella prega incessantemente per noi e per la nostra salvezza.

Contenuti del capitolo: 23,1: Una visione di pace in mezzo a ore buie. 23.2: Maria aiuta Elisabetta e Sara nel giardino. 23.3: Rassicura Elisabetta, che ha paura di morire. 23.4: Veglia su tutto nella casa. 23.5: Elisabetta, che sta soffrendo, la chiama al suo capezzale. 23.6: Torna a rassicurare Zaccaria. 23.7: Zaccaria è nervoso, Maria prega. 23.8: Il bambino viene portato al padre. Maria lo riporta alla madre. 23.9: Lo strazio della nascita spirituale di Maria. 23.10: Vieni a me che sono l'eterna portatrice di Gesù.

EMR 23.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

23.1 In mezzo alle ripugnanti cose che ci offre il mondo di ora, scende dal Cielo — e non so come lo possa fare, dato che io sono come un fuscello in preda al vento in questi continui urti contro la malvagità umana, così discorde da quanto vive in me — scende dal Cielo questa visione di pace.

Dettaglio

Maria Valtorta ebbe una visione della nascita di Giovanni Battista e disse:

Parole chiave

EMR 23.9-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dice Maria:

«Se la mia presenza aveva santificato il Battista, non aveva levato ad Elisabetta la condanna venuta da Eva. “Tu darai dei figli con dolore”, aveva detto l’Eterno.

Io sola, senza macchia e che non avevo avuto coniugio umano, fui esente dal generare con dolore. La tristezza e il dolore sono i frutti della colpa. Io, che ero l’Incolpevole, dovetti conoscere anche il dolore e la tristezza, perché ero la Corredentrice. Ma non conobbi lo strazio del generare. No. Non conobbi questo strazio.

Ma credimi, o figlia, che non vi fu né vi sarà mai strazio di puerperio simile al mio di Martire di una Maternità spirituale che si è compita sul più duro letto, quello della mia croce, ai piedi del patibolo del Figlio che mi moriva. E quale la madre che si trovi costretta a generare in tal modo? A mescolare lo strazio delle viscere, che si lacerano per i rantoli della sua Creatura morente, a quello delle viscere che si convellono per dover superare l’orrore di dover dire: “Vi amo. Venite a me che vi son Madre” agli uccisori del Figlio nato dal più sublime amore che abbia mai visto il Cielo, dall’amore di un Dio con una vergine, dal bacio di Fuoco, dall’abbraccio di Luce che si fecero Carne, e di un seno di donna fecero il Tabernacolo di Dio?

“Quanto dolore per esser madre!”, dice Elisabetta. Tanto! Ma un nulla rispetto al mio.

23.10 “Lasciami mettere le mani sul tuo seno”. Oh! se nel vostro soffrire mi chiedeste sempre questo!

Io sono l’eterna Portatrice di Gesù. Egli è nel seno mio, come tu lo hai visto lo scorso anno, come Ostia nell’ostensorio. Chi viene a me, Lui trova. Chi a me si appoggia, Lui tocca. Chi a me si volge, con Lui parla. Io sono la sua veste. Egli è l’anima mia. Più, più ancora unito, ora, di quanto non fosse nei nove mesi che mi cresceva in seno, il Figlio mio è unito alla sua Mamma. E si assopisce ogni dolore, e fiorisce ogni speranza, e fluisce ogni grazia a chi viene a me e mi posa il suo capo sul seno.

Io prego per voi. Ricordatevelo. La beatitudine d’esser nel Cielo, vivente nel raggio di Dio, non mi smemora dei miei figli che soffrono sulla Terra. Ed io prego. Tutto il Cielo prega. Poiché il Cielo ama. Il Cielo è carità che vive. E la carità ha pietà di voi. Ma, non ci fossi che io, vi sarebbe già sufficiente preghiera per i bisogni di chi spera in Dio. Poiché io non cesso di pregare per voi tutti, santi e malvagi, per dare ai santi la gioia, per dare ai malvagi il pentimento che salva.

Venite, venite, o figli del mio dolore. Vi attendo ai piedi della Croce per darvi grazia».

EMR 24

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Circoncisione di Giovanni Battista. Maria è fonte di grazia per chi accoglie la Luce.

Data della visione: martedì 4 aprile 1944 (martedì santo).

Data della dettatura: martedì 4 aprile 1944. Su una copia dattiloscritta, Maria Valtorta annota: "La Beata Vergine Maria dettò queste parole il Mercoledì Santo".

Calendario: venerdì 12 luglio dell'anno -5

Luogo (mappa): Hebron

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sommario: È la circoncisione di Giovanni. A casa di Zaccaria c'è molta gente. Si parla del nome del bambino e si vuole dargli il nome del padre, ma Elisabetta è irremovibile: il suo nome sarà Giovanni. Viene chiesto il parere di Zaccaria, il quale scrive che il nome del bambino sarà Giovanni, "Dio è benevolo". Poi la sua lingua si scioglie e pronuncia il suo inno. Elisabetta era felicissima. La circoncisione ebbe luogo e il bambino si calmò tra le braccia della Vergine. Zaccaria andò a trovarla e le chiese perdono per non averla riconosciuta quando era incinta del Salvatore. La benedisse e l'Immacolata rispose che tutta la lode doveva andare a Dio. L'Immacolata gli chiese anche di pregare per lei, perché se essere la madre del Salvatore è un destino benedetto, essere la madre del Redentore deve essere un destino di atroci sofferenze.

Nel dettato che segue, Maria spiega che Dio perdona chi riconosce i propri peccati e si pente. Ci invita a liberare la nostra anima da tutto ciò che la appesantisce e ad accogliere la Luce di Dio. La Vergine continua spiegando che chi possiede Dio, chi ha l'amicizia di Dio, non è mai solo, perché anche se questo non toglie la sofferenza, ci dà luce e una carezza che alleggerisce la nostra croce. Dobbiamo anche saper ringraziare l'Altissimo per le sue grazie.

Infine, l'Immacolata ci spiega che la facciamo soffrire molto perché rifiutiamo la grazia. Quando ha tenuto il dettato, si avvicinava il Venerdì Santo, quindi ci ha invitato a pregare con le parole di suo Figlio sulla Croce. Infine, ricorda a Maria che, pur vedendo le sue gioie, la sua sofferenza è sempre cresciuta in modo esponenziale, fino a quando non riceverà tra le braccia il suo Figlio morto.

Contenuti del capitolo: 24.1: La casa in festa. 24.2: Il nome. Il miracolo. Il Benedictus. 24.3: Solo Maria può lenire il dolore del piccolo Giovanni al ritorno dalla circoncisione. 24.4: Zaccaria, che può di nuovo parlare, si prostra davanti a Maria. 24.5: Maria chiede le sue preghiere per la Corredentrice che diventerà. 24,6: Dio perdona i pentiti. 24.7: Rende dolce il dolore nella sua amarezza. 24.8: Il dolore di vedere un nemico di Gesù. 24.9: Il mistero del Venerdì Santo. 24.10: Un dolore sempre più grande.

EMR 24.6-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dice Maria:

«A chi riconosce il suo fallo e se ne pente e accusa con umiltà e cuor sincero, Dio perdona. Non perdona soltanto, compensa. Oh! il mio Signore quanto è buono con chi è umile e sincero! Con chi crede in Lui e a Lui si affida!

24.7 Sgombrate il vostro spirito da quanto lo rende ingombro e pigro. Fatelo disposto ad accogliere la Luce. Come faro nelle tenebre, Essa è guida e conforto santo.

Amicizia con Dio, beatitudine dei suoi fedeli, ricchezza che nessuna altra cosa uguaglia, chi ti possiede non è mai solo né sente l’amaro della disperazione. Non annulli il dolore, santa amicizia, perché il dolore fu sorte di un Dio incarnato e può esser sorte dell’uomo. Ma rendi questo dolore dolce nel suo amaro e vi mescoli una luce e una carezza che, come tocco celeste, sollevano la croce.

E quando la Bontà divina vi dà una grazia, usate del bene ricevuto per dar gloria a Dio. Non siate come dei folli che di un oggetto buono si fanno arma nociva, o come i prodighi che di una ricchezza si fanno una miseria.

24.8 Troppo dolore mi date, o figli, dietro ai cui volti vedo apparire il Nemico, colui che si scaglia contro il mio Gesù. Troppo dolore! Vorrei esser per tutti la Sorgente della Grazia. Ma troppi fra voi la Grazia non la vogliono. Chiedete “grazie”, ma con l’anima priva di Grazia. E come può la Grazia soccorrervi se voi le siete nemici?

24.9 Il grande mistero del Venerdì santo si approssima. Tutto nei templi lo ricorda e celebra. Ma occorre celebrarlo e ricordarlo nei vostri cuori e battersi il petto, come coloro che scendevano dal Golgota, e dire: “Costui è realmente il Figlio di Dio, il Salvatore”, e dire: “Gesù, per il tuo Nome, salvaci”, e dire: “Padre, perdonaci”. E dire infine: “Signore, io non son degno. Ma se Tu mi perdoni e vieni a me, la mia anima sarà guarita, ed io non voglio, no, non voglio più peccare, per non tornare ammalato e in odio a Te”.

Pregate, figli, con le parole del Figlio mio. Dite al Padre pei vostri nemici: “Padre, perdona loro”. Chiamate il Padre che si è ritirato sdegnato dei vostri errori: “Padre, Padre, perché mi hai Tu abbandonato? Io sono peccatore. Ma se Tu mi abbandoni, perirò. Torna, Padre santo, che io mi salvi”. Affidate, all’Unico che lo può conservare illeso dal demonio, il vostro eterno bene, lo spirito vostro: “Padre, nelle tue mani confido lo spirito mio”. Oh! che se umilmente e amorosamente cedete il vostro spirito a Dio, Egli ve lo conduce come un padre il suo piccino, né permette che nulla allo spirito vostro faccia male.

Gesù, nelle sue agonie, ha pregato per insegnarvi a pregare. Io ve lo ricordo in questi giorni di Passione.

24.10 E tu, Maria, tu che vedi la mia gioia di Madre e te ne estasi, pensa e ricorda che ho posseduto Dio attraverso ad un dolore sempre crescente. È sceso in me col Germe di Dio e come albero gigante è cresciuto sino a toccare il Cielo con la vetta e l’inferno con le radici, quando ricevetti nel grembo la spoglia esanime della Carne della mia carne, e ne vidi e numerai gli strazi e ne toccai il Cuore squarciato per consumare il Dolore sino all’ultima stilla».

EMR 25

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : La presentazione di Giovanni Battista al Tempio e la partenza di Maria. La passione di Giuseppe.

Data della visione e della dettatura: mercoledì 5 e giovedì 6 aprile 1944 (Settimana Santa).

Calendario: martedì 13 agosto -5 d.C.

Luogo (mappa) : Gerusalemme

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Riassunto : Maria, Elisabetta e Zaccaria sono a Gerusalemme per la presentazione di Giovanni Battista nel Tempio. Al loro arrivo, Maria chiede di Giuseppe in una stalla dove tutti i pellegrini devono recarsi, ma il santo uomo non c'è. Il gruppo continua quindi il suo cammino verso il Tempio.

Si svolge il rito della purificazione e i sacerdoti sono felici di fare questa festa per uno di loro. Il popolo è sorpreso che Elisabetta sia la madre: all'inizio, tutti pensano che Maria sia la madre di Giovanni. Ma si rendono conto che questo non è possibile, perché Maria era già incinta, mentre Giovanni aveva solo pochi giorni. Quando Elisabetta presenta il bambino al Tempio, non c'è più spazio per i dubbi e tutti si stupiscono.

Il rito era finito e Giuseppe non si vedeva ancora. Zaccaria suggerì di aspettare a casa dei genitori di Zebedeo, in modo che se il falegname non fosse arrivato, sua moglie sarebbe potuta tornare in Galilea con alcuni peccatori che passavano di lì. Tuttavia, aspettarono il più a lungo possibile e alla fine Giuseppe arrivò.

Salutò la Vergine con gioia e rispetto e desiderò vedere il bambino. Elisabetta e Zaccaria esaudirono il suo desiderio e poi si congedarono. San Giuseppe suggerì allora alla Piena di Grazia di partire di notte, in modo che il viaggio fosse più piacevole per lei. Lei accettò. Mentre si preparava, Giuseppe si accorse che Maria era incinta. Ma non disse nulla...

Poi Maria fece un dettato sulla Passione di Giuseppe. Spiegò che durò tre giorni, ma che fu intensa: la Vergine dovette lottare contro la tentazione di scoraggiarsi. Vedeva la sofferenza di suo marito, ma non poteva alleviarla in alcun modo per obbedire al comando di Dio, che le aveva detto di tacere. Maria tacque e Giuseppe soffrì, ma era un santo e fu per questo che Dio gli concesse l'illuminazione.

Infine, Maria ci esorta sempre a pregare per ottenere la grazia e ad agire con fiducia, ovunque e in qualsiasi momento.

Contenuti del capitolo: 25,1: Maria è sorpresa di non vedere Giuseppe quando arriva al Tempio. 25,2: Zaccaria è accolto con onori. La folla si stupisce dell'età della madre. 25.3: Maria non trova Giuseppe alla locanda. Lo aspetta a casa dei genitori di Zebedeo. 25,4: Giuseppe arriva e si scusa. 25,5: è preoccupato per Maria. 25,6: Zaccaria ed Elisabetta partono. Maria torna in un magnifico giardino. 25.7: Giuseppe si allontana durante la notte e si accorge delle condizioni di Maria. 25.8: Il dolore di un innamorato è il dono più grande che Dio possa fare a chi crede in suo Figlio. 25.9: Anche Giuseppe ha avuto la sua Passione. La sofferenza di Maria in quel momento. 25.10: La grande santità di Giuseppe. 25.11: Anche voi dovete vivere la vostra passione. 25.12: Dopo la Pasqua (1944), ci sarà silenzio davanti al dolore del Redentore.

EMR 25.8-12

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dice Maria:

«È la vigilia del Giovedì santo. A taluni parrà fuori posto questa visione. Ma il tuo dolore di amante del mio Gesù Crocifisso è nel tuo cuore e vi resta anche se una dolce visione si presenta. Essa è come il tepore che si sviluppa da una fiamma, che è ancora fuoco ma non è già più fuoco. Il fuoco è la fiamma, non il tepore di essa, che ne è unicamente una derivazione. Nessuna visione beatifica o pacifica varrà a toglierti quel dolore dal cuore. E tienilo caro più della tua stessa vita. Perché è il dono più grande che Dio possa concedere ad un credente nel suo Figlio. Inoltre non è la mia, nella sua pace, visione disforme alle ricorrenze di questa settimana.

25.9 Anche il mio Giuseppe ha avuto la sua Passione. Ed essa è nata in Gerusalemme quando gli apparve il mio stato. Ed essa è durata dei giorni come per Gesù e per me. Né essa fu spiritualmente poco dolorosa. E unicamente per la santità del Giusto che m’era sposo fu contenuta in una forma, che fu talmente dignitosa e segreta che è passata nei secoli poco notata.

Oh! la nostra prima Passione! Chi può dirne la intima e silenziosa intensità? Chi il mio dolore nel constatare che il Cielo non mi aveva ancora esaudita rivelando a Giuseppe il mistero?

Che egli lo ignorasse l’avevo compreso vedendolo meco rispettoso come di solito. Se egli avesse saputo che portavo in me il Verbo di Dio, egli avrebbe adorato quel Verbo, chiuso nel mio seno, con atti di venerazione che sono dovuti a Dio e che egli non avrebbe mancato di fare, come io non avrei ricusato di ricevere, non per me, ma per Colui che era in me e che io portavo così come l’Arca dell’alleanza portava il codice di pietra e i vasi della manna.

Chi può dire la mia battaglia contro lo scoramento, che voleva soverchiarmi per persuadermi che avevo sperato invano nel Signore? Oh! io credo che fu rabbia di Satana! Sentii il dubbio sorgermi alle spalle e allungare le sue branche gelide per imprigionarmi l’anima e fermarla nel suo orare. Il dubbio che è così pericoloso, letale allo spirito. Letale, perché è il primo agente della malattia mortale che ha nome “disperazione” e al quale si deve reagire con ogni forza, per non perire nell’anima e perdere Dio.

Chi può dire con esatta verità il dolore di Giuseppe, i suoi pensieri, il turbamento dei suoi affetti? Come piccola barca presa in gran bufera, egli era in un vortice di opposte idee, in una ridda di riflessioni l’una più mordente e più penosa dell’altra. Era un uomo, in apparenza, tradito dalla sua donna. Vedeva crollare insieme il suo buon nome e la stima del mondo, per lei si sentiva già segnato a dito e compassionato dal paese, vedeva il suo affetto e la sua stima in me cadere morti davanti all’evidenza di un fatto.

25.10 La sua santità qui splende ancor più alta della mia. Ed io ne rendo questa testimonianza con affetto di sposa, perché voglio lo amiate il mio Giuseppe, questo saggio e prudente, questo paziente e buono, che non è separato dal mistero della Redenzione, ma sibbene è ad esso intimamente connesso, perché consumò il dolore per esso e se stesso per esso, salvandovi il Salvatore a costo del suo sacrificio e della sua santità.

Fosse stato men santo, avrebbe agito umanamente, denunciandomi come adultera perché fossi lapidata e il figlio del mio peccato perisse con me. Fosse stato men santo, Dio non gli avrebbe concesso la sua luce per guida in tal cimento. Ma Giuseppe era santo. Il suo spirito puro viveva in Dio. La carità era in lui accesa e forte. E per la carità vi salvò il Salvatore, tanto quando non mi accusò agli anziani, quanto quando, lasciando tutto con pronta ubbidienza, salvò Gesù in Egitto.

25.11 Brevi come numero, ma tremendi di intensità i tre giorni della Passione di Giuseppe. E della mia, di questa mia prima passione. Perché io comprendevo il suo soffrire, né potevo sollevarlo in alcun modo per l’ubbidienza al decreto di Dio, che mi aveva detto: “Taci!”.

E quando, giunti a Nazareth, lo vidi andarsene dopo un laconico saluto, curvo e come invecchiato in poco tempo, né venire a me alla sera come sempre usava, vi dico, figli, che il mio cuore pianse con ben acuto duolo. Chiusa nella mia casa, sola, nella casa dove tutto mi ricordava l’Annuncio e l’Incarnazione, e dove tutto mi ricordava Giuseppe a me sposato in una illibata verginità, io ho dovuto resistere allo sconforto, alle insinuazioni di Satana e sperare, sperare, sperare. E pregare, pregare, pregare. E perdonare, perdonare, perdonare al sospetto di Giuseppe, al suo sommovimento di giusto sdegno.

Figli, occorre sperare, pregare, perdonare per ottenere che Dio intervenga in nostro favore. Vivete anche voi la vostra passione. Meritata per le vostre colpe. Io vi insegno come superarla e mutarla in gioia. Sperate oltre misura. Pregate senza sfiducia. Perdonate per esser perdonati. Il perdono di Dio sarà la pace che desiderate, o figli.

25.12 Null’altro per ora vi dirò. Sin dopo il trionfo pasquale sarà silenzio. È la Passione. Compassionate il Redentore vostro. Uditene i lamenti e numeratene ferite e lacrime. Ognuna di esse è scesa per voi e per voi fu patita. Ogni altra visione scompaia davanti a questa che vi ricorda la Redenzione compiuta per voi».

Dettaglio

Maria ha appena assistito al ricongiungimento di Maria e Giuseppe a Gerusalemme, dopo un'assenza di tre mesi. Si è accorta che Maria è incinta.

EMR 26

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Giuseppe chiede perdono a Maria. Fede, carità e umiltà per accogliere Dio.

Data della visione e della dettatura: mercoledì 31 maggio 1944

Calendario: sabato 17 agosto dell'anno -5

Luogo (mappa) : Nazareth

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sintesi: Maria è sola nella sua casa di Nazareth. È sola, in preghiera, finché non bussa alla porta: è Giuseppe. Egli viene a chiederle perdono e la Vergine risponde che non ha nulla da perdonargli. Ma il marito le risponde che sapeva che era incinta dell'Emmanuele e che aveva sbagliato a non lasciarle spiegare. Aveva agito senza consultarla prima e lo considerava un insulto alla moglie. Le chiede quindi perdono e il falegname le rivela tutta la sofferenza dei suoi ultimi giorni. Le chiede perché non gli abbia rivelato il suo segreto e Maria risponde che se la sua umiltà non fosse stata così perfetta, non le sarebbe stata concessa la grazia di essere la Madre del Salvatore. Comunque sia, Giuseppe propose di celebrare le nozze il prima possibile e di iniziare a pianificare la venuta di Gesù. Egli è sconvolto al pensiero di ricevere il suo Dio nella sua casa, ma Maria lo rassicura e gli parla della loro gioia di essere i genitori del Redentore.

La Madonna fa poi un dettato e commenta questo episodio. Parla poi delle condizioni essenziali per piacere a Dio e averlo nel cuore: la fede, la carità e l'umiltà assoluta. Inoltre, la Madre ci incoraggia a rimanere nascosti e a lasciare al Signore il compito di proclamarci suoi servi, come Maria che lo lasciò agire come voleva quando era incinta dello Spirito Santo.

Contenuto del capitolo: 26,1: Vedere Maria. 26,2: Maria si nasconde all'ombra di un melo. 26,3: Giuseppe arriva e si scusa per aver sospettato di lei. 26.4: Maria non ha fatto altro che obbedire a Dio. 26.5: Le nozze avranno luogo la settimana successiva. 26.6: Ero pallida perché soffrivo per il dolore di Giuseppe. 26.7: L'umiltà al massimo, come colui che portavo in grembo. 26.8: Le condizioni per piacere e ricevere Dio. 26.9: Lasciate che sia il Signore a proclamarvi suoi servi.

EMR 26.6-9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dice Maria:

«Nessuno interpreti in modo errato il mio pallore. Non era dato da paura umana. Umanamente mi sarei dovuta attendere la lapidazione. Ma non temevo per questo. Soffrivo per il dolore di Giuseppe. Anche il pensiero che egli mi accusasse, non mi turbava per me stessa. Soltanto mi spiaceva che egli potesse, insistendo nell’accusa, mancare alla carità. Quando lo vidi, il sangue mi andò tutto al cuore per questo. Era il momento in cui un giusto avrebbe potuto offendere la Giustizia, offendendo la Carità. E che un giusto mancasse, egli che non mancava mai, mi avrebbe dato dolore sommo.

26.7 Se io non fossi stata umile sino al limite estremo, come ho detto a Giuseppe, non avrei meritato di portare in me Colui che, per cancellare la superbia nella razza, annichiliva Sé, Dio, all’umiliazione d’esser uomo.

26.8 Ti ho mostrato questa scena, che nessun vangelo riporta, perché voglio richiamare l’attenzione troppo sviata degli uomini sulle condizioni essenziali per piacere a Dio e ricevere la sua continua venuta in cuore.

Fede. Giuseppe ha creduto ciecamente alle parole del messo celeste. Non chiedeva che di credere, perché era in lui convinzione sincera che Dio è buono e che a lui, che aveva sperato nel Signore, il Signore non avrebbe serbato il dolore d’esser un tradito, un deluso, uno schernito dal suo prossimo. Non chiedeva che di credere in me perché, onesto come era, non poteva pensare che con dolore che altri non lo fosse. Egli viveva la Legge, e la Legge dice: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Noi ci amiamo tanto che ci crediamo perfetti anche quando non lo siamo. Perché allora disamare il prossimo pensandolo imperfetto?

Carità assoluta. Carità che sa perdonare, che vuole perdonare. Perdonare in anticipo, scusando in cuor proprio le manchevolezze del prossimo. Perdonare al momento, concedendo tutte le attenuanti al colpevole.

Umiltà assoluta come la carità. Sapere riconoscere che si è mancato anche col semplice pensiero, e non avere l’orgoglio, più nocivo ancora della colpa antecedente, di non voler dire: “Ho errato”. Meno Dio, tutti errano. Chi è colui che può dire: “Io non sbaglio mai”? E l’ancor più difficile umiltà: quella che sa tacere le meraviglie di Dio in noi, quando non è necessario proclamarle per dargliene lode, per non avvilire il prossimo che non ha tali doni speciali da Dio. Se vuole, oh! se vuole, Dio disvela Se stesso nel suo servo! Elisabetta mi “vide” quale ero, lo sposo mio mi conobbe per quel che ero quando fu l’ora di conoscerlo per lui.

26.9 Lasciate al Signore la cura di proclamarvi suoi servi. Egli ne ha un’amorosa fretta, perché ogni creatura che assurga a particolare missione è una nuova gloria aggiunta all’infinita sua, perché è testimonianza di quanto è l’uomo così come Dio lo voleva: una minore perfezione che rispecchia il suo Autore. Rimanete nell’ombra e nel silenzio, o prediletti dalla Grazia, per poter udire le uniche parole che sono di “vita”, per poter meritare di avere su voi e in voi il Sole che eterno splende.

Oh! Luce beatissima che sei Dio, che sei la gioia dei tuoi servi, splendi su questi servi tuoi e ne esultino nella loro umiltà, lodando Te, Te solo, che sperdi i superbi ma elevi gli umili, che ti amano, agli splendori del tuo Regno».