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Opere di Maria Valtorta

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EMR 18

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo: Maria annuncia a Giuseppe la maternità di Elisabetta e affida a Dio il compito di giustificare la sua.

Data della visione e del dettato: sabato 25 marzo 1944 (festa dell'Annunciazione).

Calendario: mercoledì 21 febbraio d.C.-5

Luogo (mappa): Nazareth

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sintesi: Maria è sola nella sua casa di Nazareth. Probabilmente è la sera dell'Annunciazione. Prega, poi mangia in modo molto semplice. Giuseppe arriva dopo che lei ha finito e la moglie lo accoglie. Le porta uva e uova, che vuole dare a Maria. La Pienezza della Grazia si accorge che non ha mangiato e gli porta il necessario: rifiuta solo le uova, che sono per Maria e solo per lei. Il patriarca della Sacra Famiglia mangia e parlano insieme. Giuseppe racconta la sua giornata e poi, quando c'è silenzio, Maria prende la parola per dirgli che sua cugina è diventata madre. Giuseppe è sorpreso e le chiede come l'abbia saputo, poi, quando Maria risponde, gli chiede il permesso di andare a trovare Elisabetta. Giuseppe risponde affermativamente, ma le chiede di aspettare qualche giorno perché deve andare a Gerusalemme. Così si recarono lì insieme. In seguito, Giuseppe tornò a casa, ma sarebbe stato più facile per lui accompagnarla nella Città Santa. Maria lo ringraziò e poco dopo il futuro padre di Gesù partì. Maria lo lasciò andare, poi sospirò e pregò, senza dubbio per il dolore di non potergli rivelare il suo segreto.

Maria poi dette una dettatura a Maria e le disse che dopo essere tornata in sé, durante l'estasi dell'Annunciazione, il suo primo pensiero fu per Giuseppe. Non aveva più paura in presenza di suo marito, ma come poteva dirgli che era madre? Fu lo Spirito Santo a ordinarle di tacere e l'Onnipotente portò alla perfezione la sua fiducia creaturale. Si abbandonò a Dio e sperimentò il suo primo dolore come corredentrice. Ci raccomanda di lasciare che Dio difenda la nostra reputazione...

Contenuto del capitolo: 18.1: Maria si prepara per la cena. 18.2: Arriva Giuseppe. 18.3: Lo fa mangiare. 18.4: Parlano di tutto e di niente. 18.5: Maria va ad aiutare Elisabetta che è incinta. 18.6: La coppia si separa. 18.7: Cosa devo dire a Giuseppe? 18.8: Lascia che sia io a giustificarti. 18.9: Il mio primo dolore come Corredentrice. 18.10: Affida a Dio la cura della tua reputazione.

EMR 18.7-10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

18.7 Dice Maria:

«Figlia cara, quando, cessata l’estasi che mi aveva fatta piena di inesprimibile gioia, io tornai ai sensi della Terra, il primo pensiero che, pungente come spina di rose, mi punse il cuore fasciato nelle rose del Divino Amore, a me Sposo da qualche istante, fu il pensiero di Giuseppe.

Io l’amavo, ormai, questo mio santo e previdente custode. Da quando il volere di Dio, attraverso la parola del suo Sacerdote, mi aveva voluta sposata a Giuseppe, io avevo potuto conoscere ed apprezzare la santità di questo Giusto. Congiunta a lui, avevo sentito cessare il mio smarrimento d’orfana, né avevo più rimpianto il perduto asilo del Tempio. Egli era dolce come il padre perduto. Presso a lui mi sentivo sicura come presso il Sacerdote. Ogni titubanza era caduta, non solo caduta. Ma anche dimenticata, tanto si era allontanata dal mio cuore di vergine, perché avevo capito che non avevo da titubare, da temere di nulla rispetto a Giuseppe. Più sicura di un bambino nelle braccia della mamma, era la mia verginità affidata a Giuseppe.

18.8 Ora come dirgli che ero Madre? Cercavo le parole per dargli l’annuncio. Difficile ricerca. Ché non volevo lodarmi del dono di Dio, e non potevo in nessuna maniera giustificare la mia maternità senza dire: “Il Signore mi ha amata fra tutte le donne e di me, sua serva, ha fatto la sua Sposa”. Ingannarlo, celandogli il mio stato, non volevo neppure.

Ma, mentre pregavo, lo Spirito di cui ero piena mi aveva detto: “Taci. Affida a Me il compito di giustificarti presso lo sposo”. Quando? Come? Non l’avevo chiesto. Mi ero sempre affidata a Dio come un fiore si affida all’onda che lo porta. Mai l’Eterno mi aveva fatto rimanere senza il suo aiuto. La sua mano mi aveva sorretta, protetta, guidata fin qui. Lo avrebbe fatto anche ora.

18.9 Figlia mia, come è bella e confortevole la fede nel nostro eterno, buono Iddio! Ci raccoglie nelle sue braccia come una cuna, ci porta come una barca nel luminoso porto del Bene, ci scalda il cuore, ci consola, ci nutre, ci dà riposo e letizia, ci dà luce e guida. Tutto è la fiducia in Dio, e Dio tutto dà a chi ha fiducia in Lui. Dà Se stesso.

Quella sera portai la mia fiducia di creatura alla perfezione. Ora lo potevo fare, poiché Dio era in me. Prima avevo avuto la fiducia di povera creatura quale ero. Sempre un nulla, anche se la Tanto Amata da esser la Senza Macchia. Ma ora avevo la fiducia divina, perché Dio era mio: mio Sposo, mio Figlio! Oh! gioia! Esser Una con Dio. Non per mia gloria, ma per amarlo in un’unione totale, ma per potergli dire: “Tu, Tu solo che sei in me, opera con la tua divina perfezione in tutte le cose che io faccio”.

Se Egli non mi avesse detto: “Taci!”, avrei forse osato, col volto contro il suolo, dire a Giuseppe: “Lo Spirito mi ha penetrata ed in me è il Germe di Dio”; ed egli mi avrebbe creduto, perché mi stimava e perché, come tutti coloro che non mentono mai, non poteva credere che altri mentisse. Sì, pur di non addolorarlo in futuro, avrei vinto la ritrosia di darmi tal lode. Ma ubbidii al divino comando.

E per dei mesi, da quel momento, ho sentito la prima ferita insanguinarmi il cuore. Il primo dolore della mia sorte di Corredentrice. L’ho offerto e sofferto per riparare e per dare a voi una norma di vita in momenti analoghi di sofferenza per una necessità di silenzio, per un evento che vi pone in luce cattiva presso chi vi ama.

18.10 Date a Dio la tutela del vostro buon nome e dei vostri interessi affettivi. Meritate con una vita santa la tutela di Dio, e poi andate sicuri. Anche tutto il mondo vi fosse contro, Egli vi difenderà presso chi vi ama e farà emergere la verità.

Riposa ora, figlia. E sii sempre più figlia mia».

Dettaglio

Maria descrive le sue esperienze dopo l'Annunciazione.

EMR 19

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo: Maria e Giuseppe vanno a Gerusalemme.

Data della visione: lunedì 27 marzo 1944

Calendario: martedì 19 marzo d.C.-5

Luogo (mappa) : Partenza da Nazareth e viaggio verso Gerusalemme

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sintesi: Giuseppe e Maria partono per Gerusalemme. Partono da Nazaret con due asini. Giuseppe ha portato con sé una sorta di portabagagli e Maria lo ringrazia per questa lungimiranza. Si mettono in cammino proprio mentre sta sorgendo l'alba. I due viaggiatori incontrano un pastore che conduce il suo gregge: ha in braccio un agnellino appena nato, che piange per la madre, ma lei segue con attenzione il suo piccolo. Il gregge passò e Giuseppe e Maria si rimisero in cammino. Arrivati in campagna, dicono poco. Le strade si fanno più affollate man mano che si avvicinano alle frazioni, ma la coppia non presta attenzione a nessuno di quelli che incontra. Si fermano appena in tempo per un forte acquazzone, che si trasforma in una pioggia leggera. Giuseppe, attento, si assicura che Maria non prenda freddo. Poi riprendono il viaggio.

Contenuto del capitolo: 19,1: Giuseppe viene a prendere Maria con due asini grigi. 19,2: Al mattino presto incontra un gregge di pecore e un agnello. 19.3: Un viaggio tranquillo su strade più frequentate e una sosta per ripararsi da un temporale.

EMR 19.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

19.1 Assisto alla partenza per andare da S. Elisabetta.

Giuseppe è venuto a prendere Maria con due ciuchini grigi: uno per sé, uno per Maria. Le due bestiole hanno la sella abituale, ma una è aumentata[1] da un bizzarro arnese, che poi comprendo essere fatto per portare il carico: una specie di portabagagli sul quale Giuseppe assicura un piccolo cofano di legno — un bauletto, diremmo ora — che ha portato a Maria per riporvi i suoi indumenti senza che l’acqua possa bagnarli.

EMR 20

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo: Lasciare Gerusalemme. L'aspetto beatifico di Maria. Importanza della preghiera per Maria e Giuseppe.

Data della visione: martedì 28 marzo 1944

Calendario: domenica 24 marzo d.C.-5

Luogo (mappa) : Da Gerusalemme a Hebron

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sintesi: Giuseppe e Maria arrivano a Gerusalemme. Si dirigono verso il Tempio e si fermano in una stalla dove Giuseppe ha lasciato il suo cavallo durante la Presentazione al Tempio. Si recano poi a casa di un conoscente dove mangiano qualcosa. Maria si riposa un po' e Giuseppe torna con un anziano che ha fatto lo stesso percorso di Maria. Lei, quindi, avrebbe dovuto percorrere solo un breve tratto da sola. Si recarono insieme a un'altra porta della Città Santa e poi la coppia si salutò. L'anziano era molto loquace e Maria rispondeva con pazienza. Quando lui tacque, lei si raccolse in preghiera.

Maria descrive poi la Vergine come la vede nella sua camera da letto: la vede con il suo corpo glorificato. La Pienezza della Grazia è molto bella. Infine, Maria fa un dettato e richiama l'attenzione sulla preghiera ardente di Giuseppe e Maria. Invita l'anima a non privarsi mai della protezione della preghiera. Ci esorta a invocare il nome del Signore, anche se siamo imperfetti, per chiedergli di comunicarci la sua santità. Dobbiamo imitare il popolo che canta senza sosta il Sanctus.

Contenuti del capitolo: 20.1: Giuseppe presenta a Maria un compagno di viaggio. 20.2: Il vecchio chiacchierone finisce per assopirsi. Maria prega. 20.3: Maria Valtorta si sofferma a contemplare la casta Maria. 20.4: Contrasto con le ore tragiche della Passione. 20.5: La presenza dà una grande pace. Maria Valtorta ricorda le sofferenze di Gesù nel Getsemani. 20.6: Maria e Giuseppe danno sempre il primo posto alla preghiera. 20.7: Nella debolezza o nella santità, invocare sempre la santità del Signore. 20.8: La preghiera viva ha la sua fonte nell'amore e nella sofferenza unita a quella di Maria e di Gesù.

EMR 20.6-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

20.6 Dice Maria:

«Poco parlerò perché sei molto stanca, povera figlia.

Richiamo unicamente la tua attenzione e quella di chi legge sulla abitudine costante di Giuseppe e mia di dare sempre il primo posto alla preghiera. Stanchezza, fretta, crucci, occupazioni erano cose che non impedivano la preghiera, ma anzi la aiutavano. Essa era sempre la regina delle nostre occupazioni. Il nostro ristoro, la nostra luce, la nostra speranza. Se nelle ore tristi era conforto, nelle ore felici era canto. Ma era sempre l’amica costante dell’anima nostra. Quella che ci staccava dalla Terra, dall’esilio, e che ci librava in alto verso il Cielo, la Patria.

Non io sola, che ormai avevo dentro a me Dio e non avevo che guardare il mio seno per adorare il Santo dei santi, ma anche Giuseppe si sentiva unito a Dio quando pregava, perché la nostra preghiera era adorazione vera di tutto l’essere, che si fondeva con Dio adorandolo ed essendone abbracciato.

E, guardate, neppure io, ormai avente in me l’Eterno, mi sono sentita esente dal riverente ossequio al Tempio. La santità più alta non esime dal sentirsi un nulla rispetto a Dio e dal­l’umiliare questo nulla, poiché Egli ce lo permette, in un continuo osanna alla sua gloria.

20.7 Siete deboli, poveri, difettosi? Invocate la santità del Signore: “Santo, Santo, Santo!”. Chiamatelo, questo Santo benedetto, sulla vostra miseria. Egli verrà trasfondendovi la sua santità. Siete santi e ricchi di meriti ai suoi occhi? Invocate ugualmente la santità del Signore. Essa, infinita, accrescerà sempre più la vostra. Gli angeli, esseri superiori alle debolezze dell’umanità, non cessano un istante di cantare il loro “Sanctus”, e la loro bellezza soprannaturale si aumenta ad ogni invocare la santità del nostro Dio. Imitate gli angeli.

Non spogliatevi mai della protezione della preghiera, contro la quale si spuntano le armi di Satana, le malizie del mondo e gli appetiti della carne e le superbie della mente. Non deponete mai quest’arma, per la quale i Cieli si aprono e ne piovono grazie e benedizioni.

La Terra ha bisogno di un lavacro di preghiere per mondarsi dalle colpe che attirano i castighi di Dio. E, posto che pochi pregano, quei pochi devono pregare come fossero tanti. Moltiplicare le loro preghiere vive per fare di esse quella somma necessaria per ottenere grazia. Sono vive le preghiere quando sono condite di vero amore e di sacrificio.

20.8 E che tu, figlia, soffra, oltre che per il tuo soffrire, per il soffrire mio e del mio Gesù, è cosa buona. Gradita a Dio e meritoria. Mi è tanto caro il tuo amore compassionevole. Ma mi vuoi baciare? Bacia le piaghe del mio Figlio. Imbalsamale col tuo amore. Io ho sentito spiritualmente lo spasimo dei flagelli e delle spine e la tortura dei chiodi e della croce. Ma ugualmente sento spiritualmente tutte le carezze date al mio Gesù, e sono tanti baci dati a me. E poi vieni. Sono la Regina del Cielo. Ma sono sempre la Mamma…».

E io sono beata.

EMR 21

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo : Visita a Elisabetta

Data della visione: sabato 1 aprile 1944

Calendario: domenica 24 marzo d.C.-5

Luogo (mappa) : Hebron

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sommario: Maria arriva a Hebron. Maria descrive il luogo, poi descrive più specificamente l'arrivo della Vergine. Si ferma davanti a una casa abbastanza lussuosa, dove non manca nulla, e l'Immacolata cerca di far notare la sua presenza. Una vecchietta curiosa le presenta un campanello e la bombarda di domande. Fortunatamente arriva un servitore - probabilmente un giardiniere - e salva la Madre dai pettegolezzi. Maria entrò rapidamente in casa dopo aver ringraziato la vecchietta. Il servo la accompagna all'interno e le racconta quello che è successo nella casa: parla del parto di Elisabetta, ma anche del silenzio di Zaccaria, che non riesce più a parlare. Cerca di chiamare sua moglie, Sara, che è un'altra serva, ma invece arriva Elisabetta. Vede Maria, Maria vede Elisabetta ed entrambe corrono l'una verso l'altra. Si stringono in un caldo abbraccio ed è allora che lo Spirito Santo avvolge Elisabetta. Il Precursore viene santificato e Giovanni Battista diventa senza macchia. Elisabetta e Maria pronunciano le parole del Vangelo e poi arriva Zaccaria, che però non è a conoscenza dello stato spirituale di Maria. Chiede invece della Vergine e di Giuseppe, ed Elisabetta gli dice semplicemente che è madre. Ma nessuno dei due disse altro.

Maria scrive poi di come ha ricevuto la visione e dichiara di aver visto Maria alla sepoltura di Cristo.

Contenuti del capitolo: 21,1: Attraverso le montagne della Giudea. 21,2: La ricca tenuta di Zaccaria a Hebron. 21,3: La strana campana e l'apertura del cancello. 21,4: Il vecchio Samuele dà notizie di Zaccaria ed Elisabetta. 21,5: L'abbraccio di Elisabetta e Maria, l'illuminazione interiore, il Magnificat. 21.6: L'arrivo di Zaccaria. 21.7: Visioni secondo i suoi bisogni spirituali.

EMR 21.2-3

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ecco che Maria entra nel paese. Delle donne sulle porte — è verso sera — osservano l’arrivo della forestiera e spettegolano fra di loro. La seguono con l’occhio e non hanno pace sinché non la vedono fermarsi davanti ad una delle più belle case, sita in mezzo del paese, con davanti un orto-giardino e dietro e intorno un ben tenuto frutteto, che poi prosegue in un vasto prato, che sale e scende per le sinuosità del monte e finisce in un bosco di alte piante, oltre il quale non so che ci sia.

Ecco che Maria entra nel paese. Delle donne sulle porte — è verso sera — osservano l’arrivo della forestiera e spettegolano fra di loro. La seguono con l’occhio e non hanno pace sinché non la vedono fermarsi davanti ad una delle più belle case, sita in mezzo del paese, con davanti un orto-giardino e dietro e intorno un ben tenuto frutteto, che poi prosegue in un vasto prato, che sale e scende per le sinuosità del monte e finisce in un bosco di alte piante, oltre il quale non so che ci sia. Tutto è recinto da una siepe di more selvatiche o di rose selvatiche. Non distinguo bene, perché, se lei ha presente, il fiore e la fronda di questi spinosi cespugli sono molto simili e, finché non c’è il frutto sui rami, è facile sbagliarsi. Sul davanti della casa, sul lato perciò che costeggia il paese, il luogo è cinto da un muretto bianco, su cui corrono dei rami di veri rosai, per ora senza fiori ma già pieni di bocci. Al centro, un cancello di ferro, chiuso. Si capisce che è la casa di un notabile del paese e di persone benestanti, perché tutto in essa mostra, se non ricchezza e sfarzo, agiatezza certo. E molto ordine.

21.3

Maria scende dal ciuchino e si accosta al cancello. Guarda fra le sbarre. Non vede nessuno. Allora cerca di farsi sentire. Una donnetta, che più curiosa di tutte l’ha seguita, le indica un bizzarro utensile che fa da campanello. Sono due pezzi di metallo messi a bilico di una specie di giogo, i quali, scuotendo il giogo con una fune, battono fra di loro col suono di una campana o di un gong.

Maria tira, ma così gentilmente che il suono è un lieve tintinnio, e nessuno lo sente. Allora la donnetta, una vecchietta tutta naso e bazza e con una lingua che ne vale dieci messe insieme, si afferra alla fune e tira, tira, tira. Una suonata da far destare un morto. «Si fa così, donna. Altrimenti come fate a farvi sentire? Sapete, Elisabetta è vecchia e vecchio Zaccaria. Ora poi è anche muto, oltre che sordo. Vecchi sono anche i due servi, sapete? Siete mai venuta? Conoscete Zaccaria? Siete…».

A salvare Maria dal diluvio di notizie e di domande, spunta un vecchietto arrancante, che deve essere un giardiniere o un agricoltore, perché ha in mano un sarchiello e legata alla vita una roncola. Apre, e Maria entra ringraziando la donnetta, ma… ahi! lasciandola senza risposta. Che delusione per la curiosa!

Dettaglio

Maria va a trovare Elisabetta.

EMR 21.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ieri sera, prima del sopore, vidi il pianto di Maria, curva sulla pietra dell’unzione, sul corpo spento del Redentore. Era al suo fianco destro, dando le spalle all’apertura della grotta sepolcrale. La luce delle torce le batteva sul viso e mi faceva vedere il suo povero viso devastato dal dolore, lavato dal pianto. Prendeva la mano di Gesù, la accarezzava, se la scaldava sulle guance, la baciava, ne stendeva le dita… una per una le baciava, queste dita senza più moto. Poi carezzava il volto, si curvava a baciare la bocca aperta, gli occhi socchiusi, la fronte ferita. La luce rossastra delle torce fa apparire ancor più vive le piaghe di tutto quel corpo torturato e più veritiera la crudezza della tortura subita e la realtà del suo esser morto.

E così sono rimasta contemplando sinché m’è rimasta lucida l’intelligenza. Poi, risvegliata dal sopore, ho pregato e mi sono messa quieta per dormire per davvero. E mi è cominciata la suddescritta visione. Ma la Mamma mi ha detto: «Non ti muovere. Guarda unicamente. Scriverai domani». Nel sonno ho poi sognato di nuovo tutto. Svegliata alle 6,30, ho rivisto quanto avevo già visto da sveglia e in sogno. E ho scritto mentre vedevo. Poi è venuto lei e le ho potuto chiedere se dovevo mettere quanto segue. Sono quadretti staccati della permanenza di Maria in casa di Zaccaria.

EMR 22

L’Evangelo come mi è stato rivelato

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Titolo del capitolo : I giorni trascorsi a Hebron. I frutti della carità di Maria verso Elisabetta.

Data della visione e del dettato: domenica 2 aprile 1944

Calendario: aprile dell'anno 5-5

Luogo (mappa) : Hebron

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sintesi: Maria vive a Hebron. Elisabetta arriva vicino a lei e parlano delle rispettive maternità. La moglie di Zaccaria non soffre più ora che la Vergine è qui, ma prima soffriva molto a causa della sua vecchiaia. Maria, in confronto, non soffre, ma non ha il peso della colpa.

Elisabetta voleva filare i vestiti per Giovanni Battista, ma Maria disse che avrebbe fatto il lavoro per lei. La Vergine ribatté che aveva tutto il tempo e che avrebbe pensato prima a suo cugino, visto che la nascita del Precursore era imminente. Poi avrebbe pensato a suo figlio, Gesù.

Fu a questo punto che l'Immacolata Concezione rivelò a Elisabetta il nome di suo Figlio e le rivelò la sua angoscia. Maria conosceva i profeti e aveva già intuito che Gesù sarebbe stato l'Agnello, l'Uomo dei dolori. Elisabetta, però, la consola dicendo che Dio sarà con lei e che il suo bambino sarà amato nei secoli dei secoli.

Le due donne parlano poi di Zaccaria, che è muto. Questo fu un grande dolore per la moglie. Sperava che quando il bambino fosse nato, sarebbe stato in grado di parlare di nuovo. La madre benedetta vorrebbe che suo figlio si chiamasse Giovanni e rivela la sua sofferenza alla cugina. Per distrarla, Maria suggerisce loro di uscire e si ritrovano vicino a un piccolo gregge di agnelli.

La visione cambia: questa volta il tempo è passato. Maria va a cercare Elisabetta. Parlano di Gesù e del suo aspetto. Poi parlano di Giuseppe e Maria le dice che ha lasciato a Dio il compito di intervenire. All'infuori di Elisabetta, nessuno doveva sapere della sua maternità divina ed Elisabetta, che aveva capito, le fa notare che lo aveva detto anche a Zaccaria. Zaccaria entra e Maria recita le preghiere. Ella esorta il sacerdote a credere nella misericordia di Dio, perché l'uomo pensa che non potrà più parlare.

Infine, Maria dà una lezione sulla carità, sul far crescere in noi i doni di Dio. Dobbiamo essere sempre caritatevoli, non egoisti. Ci dà anche una lezione sullo scorrere del tempo: Dio è il suo padrone e aiuta coloro che sperano in lui. "L'egoismo non fa avanzare nulla, ritarda tutto. La carità non ritarda nulla, fa avanzare le cose". Infine, la Madre sottolinea che ha trovato molta pace nella casa di Elisabetta, e che se non fosse stata tormentata dal pensiero di Giuseppe e di suo Figlio, il Redentore del mondo, sarebbe stata felice. Ma Maria intende sia la luce che l'amarezza...

Contenuto del capitolo: 22,1: Maria cuce per il figlio di Elisabetta. 22,2: Elisabetta si sente molto meglio dopo la visita di Maria. 22,3: Maria si commuove pensando all'Uomo dei dolori di Isaia. 22,4: Elisabetta è angosciata dal silenzio di Zaccaria. 22,5: Passeggiata in giardino tra colombe, capretti e agnelli. 22,6: Maria fila e tesse. 22,7: immagina come sarà il suo bambino. 22,8: Dio rivela il mistero a Giuseppe. 22.9: Zaccaria parla di nuovo. Il Messia nascerà a Betlemme. 22.10: L'amore per il prossimo. 22.11: Il mio amore per il prossimo e il mio amore per Dio. 22.12: La carità fa accadere le cose. 22.13: L'amarezza mista a dolcezza.