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Note del tema

Opere di Maria Valtorta

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EMR 6.6-7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

6.6 Dice Gesù:

«Salomone fa dire alla Sapienza: “Chi è fanciullo venga a me”. E veramente dalla rocca, dalle mura della sua città, l’eterna Sapienza diceva all’eterna Fanciulla: “Vieni a Me”. Ardeva di averla. Più tardi, il Figlio della Fanciulla purissima dirà: “Lasciate venire a Me i bambini, poiché il Regno dei Cieli è loro e chi non diviene simile a loro non avrà parte nel mio Regno”. Le voci si rincorrono e, mentre la voce dal Cielo grida a Maria piccolina: “Vieni a Me”, la voce dell’Uomo dice, e pensa a sua Madre nel dirlo: “Venite a Me se sapete esser fanciulli”.

Il modello ve lo do in mia Madre.

Ecco la perfetta Fanciulla dal cuore di colomba semplice e puro, ecco Quella che anni e contatti di mondo non inselvatichiscono in una barbarie di spirito corrotto, tortuoso, bugiardo. Perché Ella non lo vuole. Venite a Me guardando Maria.

6.7 Tu che la vedi dimmi: il suo sguardo di infante è molto diverso da quello che le vedesti ai piedi della Croce, o nel giubilo della Pentecoste, o nell’ora che le palpebre scesero sul suo occhio di gazzella per l’ultimo sonno? No. Qui è lo sguardo incerto e stupito dell’infante, poi sarà quello stupito e verecondo dell’Annunciata, e poi quello beato della Madre di Betlemme, e poi quello adorante della mia prima sublime Discepola, poi quello straziato della Torturata del Golgota, poi il radioso sguardo della Risurrezione e Pentecoste, poi quello velato dall’estatico sonno dell’ultima visione. Ma, sia che si apra alle prime viste, sia che si chiuda stanco sull’ultima luce, dopo tanto aver visto di gaudio e di orrore, l’occhio è il sereno, puro, placido lembo di cielo che splende sempre uguale sotto la fronte di Maria. Ira, menzogna, superbia, lussuria, odio, curiosità, non lo sporcano mai delle loro nubi fumose.

È l’occhio che guarda Dio con amore, sia che pianga o rida, e che per amore di Dio carezza e perdona e tutto sopporta, e dall’amore per il suo Dio è fatto inattaccabile agli assalti del Male, che tante volte si serve dell’occhio per penetrare nel cuore. L’occhio puro, riposante, benedicente che hanno i puri, i santi, gli innamorati di Dio.

Io l’ho detto: “Lume del tuo corpo è l’occhio. Se l’occhio è puro, tutto il tuo corpo sarà illuminato. Ma se l’occhio è torbido, tutta la tua persona sarà nelle tenebre”. I santi hanno avuto quest’occhio che è lume allo spirito e salvezza alla carne, perché come Maria non hanno che per tutta la vita guardato Dio. Anzi, più ancora, si sono ricordati di Dio.

Ti spiegherò, piccola voce, cosa è il senso di questa mia parola».

Annotazione

Più tardi, il Figlio del Bambino dirà: "Lasciate che i bambini piccoli vengano a me, perché di loro è il regno dei cieli; chi non è come loro non ha parte nel mio regno". "Gesù ha detto questo in EMV 378,8 e in Matteo 19, 14-15, Marco 10, 13-14 e Luca 18, 15-17.

Io l'ho detto in Matteo 6, 22-23(EMV 174.9) e in Luca 11, 34-35(EMV 413.7).

Vangelo di Matteo 6, 22-23 e 19, 14-15

Mt 6, 22-23 : La lampada del corpo è l'occhio. Se il tuo occhio è sano, tutto il tuo corpo sarà nella luce; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà nelle tenebre. Quindi, se la luce in voi è tenebra, quanto grandi saranno le tenebre!

Mt 19, 14-15 : Gesù disse loro: "Lasciate stare questi bambini e non impedite loro di venire a me, perché il regno dei cieli è per quelli che sono come loro". "15E imponendo loro le mani, riprese il cammino.

Vangelo di Luca 11, 34-35 e 18, 15-17

Lc 11, 34-35 : La lampada del vostro corpo è l'occhio. Se il tuo occhio è sano, tutto il tuo corpo sarà nella luce; se è cattivo, anche il tuo corpo sarà nelle tenebre.

Lc 18, 15-17 : Alcuni gli portavano anche i loro bambini piccoli perché li toccasse; i suoi discepoli, vedendo questo, li rimproverarono. Ma Gesù chiamò a sé i bambini e disse: "Lasciate che i bambini piccoli vengano a me e non glielo impedite, perché il regno di Dio appartiene a quelli che sono come loro. In verità vi dico che chi non accoglie il regno di Dio come un bambino piccolo, non entrerà in esso. "

Vangelo di Marco 10, 13-14

Mc 10, 13-14 : Gli venivano portati dei bambini piccoli perché li toccasse. Ma i discepoli rimproveravano quelli che li portavano. Gesù, vedendo ciò, si indignò e disse loro: "Lasciate che i bambini piccoli vengano a me e non impediteli, perché il regno dei cieli appartiene a quelli che sono come loro".

EMR 7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : La piccola Maria con Anna e Gioacchino. La Sapienza del Figlio è già sulle sue labbra.

Data della visione e della dettatura: martedì 29 agosto 1944

Calendario: agosto dell'anno 18 a.C.

Calendario ebraico: Ab 3743

Luogo (mappa) : Nazareth

Ciclo: Nascita e infanzia della Vergine Maria

Sommario: Anna è con Maria a Nazaret. La bambina gioca in giardino e le porta dei fiori. Le racconta la storia di ciascuno di essi e la madre si stupisce di ciò che dice, quando Maria menziona Salomone, per esempio. La bambina risponde che le sembra di averlo sempre saputo e vuole che Anna le racconti una storia sulla venuta dell'Emmanuele. La bambina le chiese poi quando sarebbe avvenuta la profezia; volle anche sapere se Dio avrebbe potuto abbreviare il tempo di attesa se lei avesse pregato molto, molto, molto. Alla fine Anna rispose affermativamente e l'Immacolata dichiarò che avrebbe pregato e sarebbe rimasta vergine affinché la sua richiesta fosse esaudita. La futura Madre di Gesù rivela anche il suo desiderio di servire la donna che porterà il Salvatore e, qualche istante dopo, chiede ad Anna come il Signore possa salvarla se lei non pecca. Gioacchino risponde che il Salvatore l'ha salvata in anticipo. Infine, la famiglia felice parla del Tempio, al quale Maria si unirà presto, e promette di pregare per i suoi cari genitori. Dopo questo capitolo, Gesù fa un dettato sulla precoce saggezza di sua Madre, parlando della ragione e dell'intelligenza, un dono che Dio aveva fatto ai nostri Primi Genitori.

Contenuto del capitolo: 7.1: La piccola Maria porta dei fiori ad Anna. 7.2: Per ogni fiore si immagina una storia. 7.3: Quanto tempo ci vorrà per avere Emmanuele? 7.4: Mi farò vergine per affrettare la sua venuta. 7.5: Come può salvarmi se non pecco? 7.6: Quando mi porterai al Tempio? 7.7: Bambini spiritualmente precoci. 7.8: La ragione è una delle cose che ci rende più simili a Dio. 7.9: Maria era la Super Eva, il capolavoro dell'Altissimo.

Vecchia edizione: Volume 1, capitoli 11 e 12

EMR 7.7-9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

7.7 Dice Gesù:

«Sento già i commenti dei dottori del cavillo: “Come può una bambina di non ancora tre anni parlare così? È una esagerazione”. E non riflettono che loro mi fanno mostruoso alterando la mia infanzia ad atti da adulto.

L’intelligenza non viene a tutti nello stesso modo e tempo. La Chiesa ha fissato la responsabilità delle azioni a sei anni, perché quella è l’età in cui anche un tardivo può distinguere, almeno rudimentalmente, il bene e il male. Ma vi sono bambini che molto prima sono capaci di discernere e intendere e volere con ragione già sufficientemente sviluppata. La piccola Imelde Lambertini, Rosa da Viterbo, Nellie Organ, Nennolina, vi diano base, o dottori difficili, per credere che mia Madre potesse pensare e parlare così. Non ho preso che quattro nomi a caso nelle migliaia di santi bambini che popolano il mio Paradiso dopo aver ragionato da adulti sulla Terra per più o meno anni.

7.8 Cosa è la ragione? Un dono di Dio. Dio la può dunque dare nella misura che vuole, a chi vuole e quando vuole darla. La ragione è, anzi, una delle cose che più vi fanno somiglianti a Dio, Spirito intelligente e ragionante. La ragione e l’intelligenza furono grazie date da Dio all’Uomo nel Paradiso terrestre. E come erano vive quando la Grazia era viva, ancora intatta e operante nello spirito dei due Primi!

Nel libro di Gesù Bar Sirac è detto: “Ogni sapienza viene dal Signore Iddio ed è stata sempre con Lui anche avanti i secoli”. Quale sapienza avrebbero perciò avuto gli uomini se fossero rimasti figli a Dio?

Le vostre lacune nell’intelligenza sono il frutto naturale del vostro decadimento nella Grazia e nell’onestà. Perdendo la Grazia vi siete allontanata, per secoli, la Sapienza. Come meteora che si nasconde dietro a nebulosità di chilometri, la Sapienza non vi è più giunta coi suoi netti bagliori, ma attraverso foschie che le prevaricazioni vostre rendevano sempre più gravi.

Poi è venuto il Cristo e vi ha reso la Grazia, dono supremo dell’amore di Dio. Ma voi la sapete custodire, questa gemma, netta e pura? No. Quando non la frantumate con individuale volontà di peccato, la sporcate con le continue colpe minori, le debolezze, le simpatie al vizio, anche le simpatie, che, se non sono veri coniugi col vizio settiforme, sono indebolimento della luce della Grazia e della sua attività. Avete poi, a indebolire la magnifica luce dell’intelligenza che Dio aveva dato ai Primi, secoli e secoli di corruzioni, che si ripercuotono deleterie sul fisico e sulla mente.

7.9 Ma Maria era non solo la Pura, la nuova Eva ricreata per gioia di Dio: era la super Eva, era il Capolavoro dell’Altissimo, era la Piena di Grazia, era la Madre del Verbo nella mente di Dio.

“Fonte della Sapienza” dice Gesù Bar Sirac “è il Verbo”. Il Figlio non avrà, dunque, messo sul labbro della Madre la sua sapienza?

Se a un profeta, che doveva dire le parole che il Verbo, la Sapienza, gli affidava per dirle agli uomini, fu mondata la bocca coi carboni ardenti, non avrà l’Amore, alla sua Sposa infante che doveva portare la Parola, nettata ed esaltata la favella, perché non più parlasse da bambina e poi da donna, ma solo e sempre da creatura celeste, fusa alla gran luce e sapienza di Dio?

Il miracolo non è nell’intelligenza superiore mostrata in puerile età da Maria, come poi da Me. Il miracolo è nel contenere la Intelligenza infinita, che vi abitava, negli argini atti a non trasecolare le folle e a non svegliare l’attenzione satanica.

Ancora parlerò su questo, che rientra nel “ricordarsi” che i santi hanno di Dio».

Dettaglio

Dettato dopo che Maria ha visto un episodio dell'infanzia di Maria, in cui quest'ultima mostra una vivace intelligenza e ricorda testi biblici che racconta come se fosse stata presente. Anna esclama: "Come fai a sapere queste cose sante? Chi te le ha insegnate? Tuo padre?" "No, non so chi. Mi sembra di averle sempre sapute. Ma forse è qualcuno che me le dice ma che io non vedo. Forse è uno degli angeli che Dio manda a parlare alle persone buone". E Gesù commenta questo episodio.

EMR 8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo:Maria accolta nel Tempio. Nella sua umiltà, non sapeva di essere la donna piena di Sapienza.

Data della visione e della dettatura: 30 agosto 1944

Calendario: lunedì 3 ottobre dell'anno 18 a.C.

Vecchio calendario giuliano: lunedì 5 ottobre 18 a.C.

Calendario ebraico: 10 Tishri 3744.

Luogo (mappa) : Gerusalemme

Ciclo: Nascita e infanzia della Vergine Maria

Sommario: Anna, Gioacchino e Maria si trovano a Gerusalemme perché Maria deve entrare nel Tempio. Gioacchino e Anna sembrano aver pianto molto, ma cercano di mostrare il meno possibile le loro lacrime al bambino. Incontrano Elisabetta, che li invita in una casa amica. Anna le dice che non le dispiaceva consegnare Maria al Tempio e che non aveva cambiato idea, ma che il suo cuore di madre stava soffrendo. Lo stesso vale per Gioacchino. Zaccaria, che arriva, e sua moglie cercano di consolarli come possono. Poi si rimettono in cammino. Arriva il sommo sacerdote e Maria ha l'opportunità di fare il suo voto. Poi entra nel Tempio di Gerusalemme. Il capitolo si conclude con Gesù che dice che sua Madre possiede la Sapienza.

Contenuto del capitolo: 8,1: Cammino lento e triste per le strade di Gerusalemme. 8,2: Sosta. Anna confida il suo dolore a Elisabetta. 8.3: Zaccaria incoraggia Gioacchino e Anna. 8.4: Anna lascia alla giovane Maria il suo velo da sposa. 8.5: Maria chiede la benedizione dei suoi genitori. Arrivo al Tempio. 8.6: Il Sommo Sacerdote accoglie l'Agnello immacolato. 8.7: La preghiera dell'"umile ancella". 8.8: Anche tu, Maria, "cammina alla mia presenza e sii perfetta per questo".

Edizione precedente: Volume 1, capitoli 13 e 14

EMR 8.7-8

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

8.7 Dice Gesù:

«Il Sommo Sacerdote aveva detto: “Cammina in mia presenza e sii perfetta”. Il Sommo Sacerdote non sapeva che parlava alla Donna solo a Dio inferiore in perfezione. Ma parlava in nome di Dio e perciò sacro era il suo ordine. Sempre sacro, ma specie alla Ripiena di Sapienza.

Maria aveva meritato che la “Sapienza la prevenisse e le si mostrasse per prima”, perché “dal principio del suo giorno Ella aveva vegliato alla sua porta e, desiderando d’istruirsi, per amore, volle esser pura per conseguire l’amore perfetto e meritare d’averla a maestra”.

Nella sua umiltà non sapeva di possederla da prima d’esser nata e che l’unione con la Sapienza non era che un continuare i divini palpiti del Paradiso. Non poteva immaginare questo. E quando nel silenzio del cuore Dio le diceva parole sublimi, Ella umilmente pensava fossero pensieri di orgoglio e, levando a Dio un cuore innocente, supplicava: “Pietà della tua serva, Signore!”.

Oh! veramente che la vera Sapiente, la eterna Vergine, ha avuto un sol pensiero sin dall’alba del suo giorno: “Rivolgere a Dio il suo cuore sin dal mattino della vita e vegliare per il Signore, pregando davanti all’Altissimo”, chiedendo perdono per la debolezza del suo cuore, come la sua umiltà le suggeriva di credere, e non sapeva di anticipare le richieste di perdono per i peccatori, che avrebbe fatto ai piedi della Croce insieme al Figlio morente.

“Quando poi il gran Signore lo vorrà, Ella sarà riempita dello Spirito d’intelligenza” e comprenderà allora la sua sublime missione. Per ora non è che una pargola, che nella pace sacra del Tempio allaccia, “riallaccia” sempre più stretti i suoi conversari, i suoi affetti, i suoi ricordi con Dio.

Questo è per tutti.

8.8 Ma per te, piccola Maria, non ha nulla di particolare da dire il tuo Maestro? “Cammina in mia presenza, sii perciò perfetta”. Modifico lievemente la sacra frase e te la dò per ordine. Perfetta nell’amore, perfetta nella generosità, perfetta nel soffrire.

Guarda una volta di più la Mamma. E medita su quello che tanti ignorano, o vogliono ignorare, perché il dolore è materia troppo ostica al loro palato e al loro spirito. Il dolore. Maria lo ha avuto dalle prime ore della vita. Esser perfetta come Ella era, era possedere anche una perfetta sensibilità. Perciò più acuto doveva esserle il sacrificio. Ma per questo più meritorio. Chi possiede purezza possiede amore, chi possiede amore possiede sapienza, chi possiede sapienza possiede generosità ed eroismo, perché sa il perché per cui si sacrifica.

In alto il tuo spirito anche se la croce ti curva, ti spezza, ti uccide. Dio è con te».

Dettaglio

Dettato dopo l'ingresso di Maria nel Tempio di Gerusalemme.

EMR 8.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

“Cammina in mia presenza e sii perfetta”. Il Sommo Sacerdote non sapeva che parlava alla Donna solo a Dio inferiore in perfezione. Ma parlava in nome di Dio e perciò sacro era il suo ordine. Sempre sacro, ma specie alla Ripiena di Sapienza.

Maria aveva meritato che la “Sapienza la prevenisse e le si mostrasse per prima”, perché “dal principio del suo giorno Ella aveva vegliato alla sua porta e, desiderando d’istruirsi, per amore, volle esser pura per conseguire l’amore perfetto e meritare d’averla a maestra”.

Nella sua umiltà non sapeva di possederla da prima d’esser nata e che l’unione con la Sapienza non era che un continuare i divini palpiti del Paradiso. Non poteva immaginare questo. E quando nel silenzio del cuore Dio le diceva parole sublimi, Ella umilmente pensava fossero pensieri di orgoglio e, levando a Dio un cuore innocente, supplicava: “Pietà della tua serva, Signore!”.

Oh! veramente che la vera Sapiente, la eterna Vergine, ha avuto un sol pensiero sin dall’alba del suo giorno: “Rivolgere a Dio il suo cuore sin dal mattino della vita e vegliare per il Signore, pregando davanti all’Altissimo”, chiedendo perdono per la debolezza del suo cuore, come la sua umiltà le suggeriva di credere, e non sapeva di anticipare le richieste di perdono per i peccatori, che avrebbe fatto ai piedi della Croce insieme al Figlio morente.

Dettaglio

Parlando di Maria, Gesù ha detto: "La Vergine eterna ebbe un solo e medesimo pensiero fin dall'inizio della sua esistenza", quindi l'anima di Maria ha avuto un inizio.

EMR 9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : La morte di Gioacchino e Anna fu dolce, dopo una vita di saggia fedeltà a Dio nelle prove.

Data del dettato: Giovedì 31 agosto 1944

Calendario: inverno dell'anno -10/-11

Riassunto: Gesù fa un dettato e parla dei suoi nonni. Erano giusti e avevano come compagna la Sapienza, ma soffrivano per la separazione da Maria. Anche dopo la separazione dalla loro bambina, nutrivano legittime preoccupazioni nei suoi confronti. Tuttavia, si sono sempre affidati a Dio e hanno avuto la pace nel cuore, perché hanno fatto la volontà di Dio. La loro morte fu dolce ed essi compresero, alla sera della loro vita, la grazia che era stata loro concessa. Gesù torna poi alla nascita indolore di Anna e alla morte serena dei suoi nonni.

Ciclo: Nascita e infanzia della Vergine Maria

Contenuto del capitolo: 9.1: La vita dei miei nonni divenne presto oscura. 9.2: La saggezza li ispirò. 9.3: Le loro prove furono accettate in pace. 9.4: I figli appartengono a Dio prima di appartenere ai genitori. 9.5 : Il parto e la morte senza dolore.

Edizione precedente: Volume 1, capitolo 15

Parole chiave

EMR 9.1-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

9.1 Dice Gesù:

«Come un rapido crepuscolo d’inverno, in cui un vento di neve accumuli nubi sul cielo, la vita dei miei nonni conobbe rapida la notte, dopo che il loro Sole si era fissato a splendere davanti alla sacra Cortina del Tempio.

9.2 Ma non è detto: “La Sapienza ispira vita ai suoi figli, prende sotto la sua protezione quelli che la cercano… Chi ama lei ama la vita e chi veglia per lei godrà la sua pace. Chi la possiede avrà in eredità la vita… Chi la serve ubbidirà al Santo e chi l’ama è molto amato da Dio… Se crederà in lei l’avrà in eredità, che sarà confermata ai suoi discendenti perché l’accompagna nella prova. Prima di tutto lo sceglie, poi manderà sopra di lui timori, paure e prove, lo tormenterà con la sferza della sua disciplina, finché l’abbia provato nei suoi pensieri e possa fidarsi di lui. Ma poi gli darà stabilità, tornerà a lui per diritto cammino e lo renderà contento. Scoprirà a lui i suoi arcani, metterà in lui tesori di scienza e di intelligenza nella giustizia”?

Sì, è detto tutto questo. I libri sapienziali sono applicabili a tutti gli uomini che in essi hanno uno specchio dei loro comportamenti e una guida. Ma felici coloro che possono esser ravvisati fra gli spirituali amanti della Sapienza.

Io mi sono circondato di sapienti nella mia parentela mortale. Anna, Gioacchino, Giuseppe, Zaccaria, e più ancora Elisabetta, e poi il Battista, non sono forse dei veri sapienti? Non parlo di mia Madre, in cui la Sapienza aveva dimora.

9.3 Dalla giovinezza alla tomba, la sapienza aveva ispirato la maniera di vivere in modo grato a Dio ai nonni miei e, come una tenda che protegge dalle furie degli elementi, ella li aveva protetti dal pericolo di peccare. Il santo timore di Dio è base alla pianta della sapienza, la quale da esso si slancia con tutti i suoi rami per raggiungere col vertice l’amore tranquillo nella sua pace, l’amore pacifico nella sua sicurezza, l’amore sicuro nella sua fedeltà, l’amore fedele nella sua intensità, l’amore totale, generoso, attivo dei santi.

“Chi ama lei ama la vita e avrà in eredità la Vita”, dice l’Ecclesiastico. Ma questo si salda al mio: “Colui che perderà la vita per amor mio la salverà”. Perché non si parla della povera vita di questa Terra ma della eterna, non delle gioie di un’ora ma di quelle immortali.

Gioacchino ed Anna l’hanno in tal senso amata. Ed essa fu seco loro nelle prove.

Quante, voi che per non essere completamente malvagi vorreste non aver mai a piangere e soffrire! Quante ne ebbero questi giusti che meritarono di avere per figlia Maria! La persecuzione politica che li cacciò dalla terra di Davide, impoverendoli oltre misura. La tristezza di veder cadere nel nulla gli anni senza che un fiore dicesse loro: “Io vi continuo”. E, dopo, il trepidare per averlo avuto in età in cui era certo non vederlo fiorire in donna. E poi, il doverselo strappare dal cuore per deporlo sull’altare di Dio. E, ancora, il vivere in un silenzio ancor più grave, ora che si erano abituati al cinguettio della loro tortorina, al rumore dei suoi passetti, ai sorrisi e ai baci della loro creatura, e attendere nei ricordi l’ora di Dio. E ancora e ancora. Malattie, calamità di intemperie, prepotenze di potenti… tanti colpi di ariete nel debole castello della loro modesta prosperità. E non basta ancora: la pena di quella creatura lontana, che rimane sola e povera e che, nonostante ogni loro premura e sacrificio, non avrà che un resto del bene paterno. E come lo troverà se per anni ancora resterà incolto, chiuso in attesa di Lei? Timori, paure, prove e tentazioni. E fedeltà, fedeltà, fedeltà, sempre, a Dio.

9.4 La tentazione più forte: non negarsi il conforto della figlia intorno alla loro vita declinante. Ma i figli sono di Dio prima che dei genitori. E ogni figlio può dire ciò che Io dissi alla Madre: “Non sai che Io devo fare gli interessi del Padre dei Cieli?”. E ogni madre, ogni padre devono imparare l’attitudine da tenersi, guardando Maria e Giuseppe al Tempio, Anna e Gioacchino nella casa di Nazareth, che si fa sempre più spoglia e più triste, ma nella quale una cosa non diminuisce mai, anzi sempre più cresce: la santità di due cuori, la santità di un coniugio.

Che resta a Gioacchino infermo e che alla sua dolente sposa per luce, nelle lunghe e silenziose sere di vecchi che si sentono morire? Le piccole vesti, i primi sandaletti, i poveri trastulli della loro piccina lontana, e i ricordi, i ricordi, i ricordi. E, con questi, una pace che viene dal dire: “Soffro, ma ho fatto il mio dovere d’amore verso Dio”.

E allora ecco una gioia sovrumana, che brilla di una luce celeste, ignota ai figli del mondo, e che non si offusca per cadere di palpebra grave su due occhi che muoiono, ma nell’ora estrema più splende, e illumina verità che erano state dentro per tutta la vita, chiuse come farfalle nel loro bozzolo, e davano segno d’esservi solo per dei movimenti soavi, fatti di lievi bagliori, mentre ora aprono le loro ali di sole e ne mostrano le parole che le decorano. E la vita si spegne nella conoscenza di un futuro beato per loro e la loro stirpe, e con una benedizione sul labbro per il loro Dio.

9.5 Così la morte dei nonni miei. Come era giusto fosse per la loro santa vita. Per la santità hanno meritato d’essere i primi custodi della Amata di Dio e, solo quando un Sole più grande si mostrò nel loro vitale tramonto, essi intuirono la grazia che Dio aveva loro concessa.

Per la loro santità, ad Anna non tortura di puerpera ma estasi di portatrice di chi è Senza Colpa. Per ambedue non affanno di agonia ma languore che spegne, come dolcemente si spegne una stella quando il sole sorge all’aurora. E se non ebbero il conforto di avermi Incarnata Sapienza, come mi ebbe Giuseppe, Io ero, invisibile Presenza che diceva sublimi parole, curvo sul loro guanciale per addormentarli nella pace in attesa del trionfo.

Vi è chi dice: “Perché non dovettero soffrire nel generare e nel morire, poiché erano figli di Adamo?”. A costui rispondo: “Se, per esser stato avvicinato da Me nel seno della madre, fu presantificato il Battista, figlio di Adamo e concepito con la colpa d’origine, nulla avrà avuto di grazia la madre santa della Santa in cui non era Macchia, della Preservata da Dio che seco portò Dio nel suo spirito quasi divino e nel cuore embrionale, né mai se ne separò da quando fu pensata dal Padre, fu concepita in un seno e tornò a possedere Dio pienamente nel Cielo per una eternità gloriosa?”. A costui rispondo: “La retta coscienza dà morte serena e le preghiere dei santi vi ottengono tal morte”.

Gioacchino ed Anna avevano tutta una vita di retta coscienza dietro a loro, e questa sorgeva come placido panorama e faceva loro guida sino al Cielo, e avevano la Santa in orazione davanti al Tabernacolo di Dio per i suoi genitori lontani, posposti a Dio, Bene supremo, ma amati, come legge e sentimento volevano, di un amore soprannaturalmente perfetto».

Annotazione

Libro di Ben Sira il Saggio 4, 11-18

Si 4, 11-18 : La sapienza conduce i suoi figli alla grandezza; si prende cura di coloro che la cercano. Amarla è amare la vita; chi la cerca fin dall'alba sarà colmato di felicità; chi la possiede erediterà la gloria; dove entra, il Signore dà la sua benedizione.

Chi adora la sapienza celebra il Dio santo; chi la ama è amato dal Signore; chi la ascolta giudicherà le nazioni; chi si aggrappa a lei sarà sicuro nella sua dimora. Se confida in lei, la possederà e tutti i suoi discendenti la erediteranno.

All'inizio lo condurrà per sentieri tortuosi, incutendogli timore e apprensione, tormentandolo con la severità della sua educazione, finché non potrà fidarsi di lei; lo metterà alla prova con le sue richieste. Poi tornerà subito da lui e lo riempirà di felicità rivelandogli i suoi segreti.

Ogni figlio può dire quello che io ho detto a mia madre: "Non sai che devo curare gli interessi del Padre che è nei cieli?" In Luca 2, 49 (cfr. EMV 41.12).

EMR 9.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Per la loro santità, ad Anna non tortura di puerpera[4] ma estasi di portatrice di chi è Senza Colpa. Per ambedue non affanno di agonia ma languore che spegne, come dolcemente si spegne una stella quando il sole sorge all’aurora. E se non ebbero il conforto di avermi Incarnata Sapienza, come mi ebbe Giuseppe, Io ero, invisibile Presenza che diceva sublimi parole, curvo sul loro guanciale per addormentarli nella pace in attesa del trionfo.

Vi è chi dice: “Perché non dovettero soffrire nel generare e nel morire, poiché erano figli di Adamo?”. A costui rispondo: “Se, per esser stato avvicinato da Me nel seno della madre, fu presantificato il Battista, figlio di Adamo e concepito con la colpa d’origine, nulla avrà avuto di grazia la madre santa della Santa in cui non era Macchia, della Preservata da Dio che seco portò Dio nel suo spirito quasi divino e nel cuore embrionale, né mai se ne separò da quando fu pensata dal Padre, fu concepita in un seno e tornò a possedere Dio pienamente nel Cielo per una eternità gloriosa?”. A costui rispondo: “La retta coscienza dà morte serena e le preghiere dei santi vi ottengono tal morte”.

Dettaglio

Obiezione sollevata: "Anna ha partorito senza dolore".

Anna non ha provato i dolori del parto. In una nota dattiloscritta, Maria scrive: "Questo è accettato anche da alcuni teologi nel senso materiale dei dolori del parto; in realtà, la gioia estatica del parto di Maria ha prevalso sulla sofferenza naturale di ogni donna, tanto che Anna ha partorito senza l'angoscia e la sofferenza abituali in questo caso".

Sfida sollevata: Maria è stata creata da tutta l'eternità (l'eternità è riservata a Dio).

Parlando di Maria, l'Opera dice che "non si è mai separata dal Padre dal momento in cui l'ha pensata". Questo conferma che l'anima di Maria è pensata da Dio da tutta l'eternità (come ognuno di noi). Ma questo va distinto dalla sua esistenza reale (2000 anni fa).

Annotazione

Obiezione sollevata: "Anna ha partorito senza dolore".

Anna non ha provato i dolori del parto. In una nota dattiloscritta, Maria scrive: "Questo è accettato anche da alcuni teologi nel senso materiale dei dolori del parto; in realtà, la gioia estatica del parto di Maria ha prevalso sulla sofferenza naturale di ogni donna, tanto che Anna ha partorito senza l'angoscia e la sofferenza abituali in questo caso".

Sfida sollevata: Maria è stata creata da tutta l'eternità (l'eternità è riservata a Dio).

Parlando di Maria, l'Opera dice che "non si è mai separata dal Padre dal momento in cui l'ha pensata". Questo conferma che l'anima di Maria è pensata da Dio da tutta l'eternità (come ognuno di noi). Ma questo va distinto dalla sua esistenza reale (2000 anni fa).

EMR 10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : Il cantico di Maria. Ricordava ciò che la sua anima aveva visto in Dio.

Data della visione e della dettatura: sabato 2 settembre 1944

Calendario: estate del 9 a.C.

Luogo (mappa) : Gerusalemme

Ciclo: Nascita e infanzia della Vergine Maria

Sintesi: Maria deve avere circa dodici anni. Sta pregando e cantando un inno. Poi si immerge in una preghiera ancora più ardente e nel frattempo arriva Anna di Phanuel. L'Immacolata la saluta e inizia una conversazione tra le due donne. Parlano della sua verginità, della Legge che la obbliga a sposarsi e del suo voto di rimanere sempre vergine. Parlarono anche del Messia che doveva venire. Maria aveva già intuito che sarebbe stato il Martire e che era necessaria una grande purezza per prepararsi alla sua venuta. Ella rivela di essere vergine, non perché spera di essere la Madre del Signore, ma perché la purezza ha un valore immenso agli occhi dell'Altissimo.

Infine, Gesù fa un dettato e rivela che Maria si ricordò di Dio. Il Maestro spiega che lo spirito ha la capacità di ricordare, di vedere e di prevedere. Dio ha dato all'uomo l'intelligenza, ma non tutta la conoscenza è buona e, inoltre, le capacità umane sono limitate. Tuttavia, lo Spirito può parlarci e istruirci, ma per possedere lo Spirito Santo abbiamo bisogno della Grazia. Anche i santi si ricordano di Dio", disse Gesù, prima di continuare il suo dettato su Maria, che era piena di Grazia e che quindi viveva nello Spirito.

Contenuti del capitolo: 10.1: Maria cuce e canta un inno. 10.2: Anna di Fanuel sorpresa dall'apparizione di Maria. 10.3: La presenza di Dio in Maria. 10.4: Il suo desiderio di rimanere vergine. 10.5: L'attesa del Messia si abbrevia. Mi metterò totalmente al suo servizio. 10.6: Sarà l'Uomo dei dolori. 10.7: Tutti ubriachi della Presenza invisibile. 10.8: Maria si è ricordata di Dio. 10.9: Partecipazione all'Intelligenza Suprema. 10.10: Piena di Grazia. 10.11 : Tutto viene da un'altra fonte, osserva Maria Valtorta, che si rassicura.

Edizione precedente: Volume 1, capitolo 16