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Note del tema

Fatti ed elementi biblici nel Nuovo Testamento

Pagina 44 di 144

Comfort di lettura

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EMR 73.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

« (...) Non potrebbe esser vero che i pastori e i maghi avessero detto il vero, loro rivelato da Dio? Perché voler credere che fossero mentitori?».

«Perché gli anni della profezia non erano compiuti. Dopo ci pensammo… dopo che il sangue, che fece rosse le vasche e i rii, ci aperse gli occhi del pensiero».

«E non avrebbe potuto l’Altissimo, per eccesso d’amore verso il suo popolo, anticipare la venuta del Salvatore? Su che basarono i maghi la loro asserzione? Mi hai detto che venivano da Oriente…».

«Dai loro calcoli su una nuova stella».

«E non è detto[3]: “Una stella nascerà da Giacobbe e una verga si alzerà da Israele”? E Giacobbe non è il grande patriarca e non ebbe sosta in questa terra di Betlem a lui cara come pupilla del suo occhio, perché ivi morì la sua diletta Rachele? E ancor non è detto da bocca profetica: “Un germoglio spunterà dalla radice di Jesse e un fiore verrà da questa radice”? Isai, padre di Davide, qui nacque. Il germoglio sulla stirpe, segata alla radice da usurpazione di tiranni, non è la “Vergine” che partorirà il Figliolo, non avuto da uomo, ché allora non più vergine sarebbe, ma da volere divino, onde Egli sarà “l’Emmanuele” perché Figlio di Dio, sarà Dio e porterà perciò Dio fra il popolo di Dio come il suo nome dice? E non sarà annunciato, dice la profezia, ai popoli delle tenebre, ossia ai pagani “da una gran luce”? E la stella vista dai maghi non potrebbe esser la stella di Giacobbe, la grande luce delle due profezie di Balaam e di Isaia? E lo stesso eccidio compiuto da Erode non rientra nelle profezie? “Un grido s’è sentito nell’alto… È Rachele che piange i suoi figli”. Era segnato che lacrime gemessero le ossa di Rachele nel suo sepolcro di Efrata quando, per il Salvatore, sarebbe venuta la ricompensa al popolo santo. Lacrime per poi mutarsi in celeste riso, come l’arcobaleno che è fatto delle ultime gocce del temporale, ma dice: “Ecco, il sereno è concesso”».

«Sei molto dotto. Sei rabbi?».

«Lo sono».

«E io lo sento. Vi è luce e vero nelle tue parole. Ma però… oh! troppe ferite sanguinano ancora in questa terra di Betlem per il vero o falso Messia… Non consiglierei lo Stesso a venire mai qui. La terra lo respingerebbe come si respinge un figliastro per causa del quale morirono i figli veri. Ma già… se era Lui… è morto con gli altri sgozzati».

Annotazione

Libro della Genesi 35, 15-20

Gen 35, 15-20

Giacobbe chiamò il luogo in cui Dio aveva parlato con lui "Bethel". Si accamparono e lasciarono Bethel. Avevano ancora un po' di strada da fare per raggiungere Efrata, quando Rachele partorì. Il travaglio fu doloroso. Durante questo parto difficile, la levatrice le disse: "Non aver paura! Hai ancora un figlio! Con l'ultimo respiro, mentre stava morendo, Rachele lo chiamò Ben-Oni (cioè figlio del lutto), ma suo padre lo chiamò Beniamino (cioè figlio del giusto). Rachele morì e fu sepolta sulla strada per Efrata, cioè Betlemme. Giacobbe eresse una stele sulla sua tomba. Questa è ancora oggi la stele sulla tomba di Rachele.

Libro dei Numeri 24, 15-17

Num 24, 15-17: Balaam pronuncia di nuovo queste parole enigmatiche: "L'oracolo di Balaam, figlio di Beor, l'oracolo dell'uomo dagli occhi penetranti, l'oracolo di colui che ascolta le parole di Dio, che possiede la conoscenza dell'Altissimo. Egli vede ciò che il Potente gli fa vedere, cade in estasi e i suoi occhi si aprono. Vedo questo eroe - ma non ora - lo vedo - ma non da vicino: Una stella sorge da Giacobbe, uno scettro sorge da Israele. Spezzerà i fianchi di Moab, decimerà tutti i figli di Seth.

Primo libro di Samuele 17, 12

1 Samuele 17,12: Davide era figlio di quell'Efrate di Betlemme, in Giuda, che si chiamava Iesse e aveva otto figli. Ai tempi di Saul, quest'uomo era molto anziano.

Libro di Isaia

Is 7, 14: Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, una vergine è incinta, partorirà un figlio e lo chiamerà Immanuel (cioè Dio con noi).

Is 9, 1 : Una grande luce è spuntata sul popolo che camminava nelle tenebre e una luce ha illuminato gli abitanti del paese delle tenebre.

Is 11, 1 : Un ramo spunterà dal ceppo di Iesse, padre di Davide, un germoglio spunterà dalle sue radici.

Libro di Geremia 31, 15 :

Ger 31, 15: Così dice il Signore: C'è un grido a Rama, un lamento e un pianto amaro. Rachele piange i suoi figli; rifiuta di essere consolata, perché i suoi figli non ci sono più.

EMR 73.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

E ancor non è detto da bocca profetica: “Un germoglio spunterà dalla radice di Jesse e un fiore verrà da questa radice”? Isai, padre di Davide, qui nacque. Il germoglio sulla stirpe, segata alla radice da usurpazione di tiranni, non è la “Vergine” che partorirà il Figliolo, non avuto da uomo, ché allora non più vergine sarebbe, ma da volere divino, onde Egli sarà “l’Emmanuele” perché Figlio di Dio, sarà Dio e porterà perciò Dio fra il popolo di Dio come il suo nome dice?

EMR 73.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Vi è luce e vero nelle tue parole. Ma però… oh! troppe ferite sanguinano ancora in questa terra di Betlem per il vero o falso Messia… Non consiglierei lo Stesso a venire mai qui. La terra lo respingerebbe come si respinge un figliastro per causa del quale morirono i figli veri. Ma già… se era Lui… è morto con gli altri sgozzati.

Dettaglio

Un uomo di Betlemme parlò a Gesù e disse:

Parole chiave

EMR 73.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Quando cadrà l’odio dai vostri cuori verrà il Messia; lo conoscerete, allora, perché Egli è vivente, Egli era già quando la strage avvenne. Io ve lo dico. Non per colpa dei pastori e dei maghi, ma per colpa di Satana avvenne la strage. Il Messia vi è nato qui, è venuto a portare la Luce alla terra dei suoi padri. Figlio di Madre vergine della stirpe di Davide, nelle rovine della casa di Davide aperse al mondo il fiume delle grazie eterne, aperse la Vita all’uomo…

Dettaglio

Gesù disse a un uomo di Betlemme:

EMR 73.8.9-11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Simone chiede: «Dove andiamo ora, Maestro?».

«Venite con Me. So un luogo».

«Ma se non ci sei mai stato, da quando fuggisti, come lo sai?», chiede ancora irritato Giuda.

«Lo so. Non è bello. Ma ci fui un’altra volta. Non è in Betlemme… un poco fuori… Pieghiamo da questa parte».

Gesù avanti, poi Simone, poi Giuda, ultimo Giovanni… (...)

«Giuda, vieni qui. Ti devo parlare». Giuda lo raggiunge. «Prendi la borsa. Tu farai le spese. Per domani».

«E per ora, dove albergheremo?».

Gesù sorride e tace.

73.10 La notte è scesa. La luna veste tutto di candore. Gli usignoli cantano fra gli ulivi. Un rio è un nastro d’argento sonante. Dai prati falciati viene odor di fieni: caldo, direi carnale. Qualche muggito. Qualche belato. E stelle, stelle, stelle… una semina di stelle sul velario del cielo, un baldacchino di gemme vive steso sulle colline di Betlemme.

«Ma qui!… Son rovine. Dove ci conduci? La città è più là».

«Lo so. Vieni. Segui il rio, dietro a Me. Ancora pochi passi, e poi… poi ti offrirò l’alloggio del Re d’Israele».

Giuda si stringe nelle spalle e tace.

Ancora pochi passi. Poi ecco un ammasso di case franate. Resti di abitazioni… Un antro fra due spacchi del muraglione.

Gesù dice: «Avete l’esca? Accendete».

Simone accende un fanaletto tratto dalla sua bisaccia e lo dà a Gesù.

«Entrate», dice il Maestro alzando il lumino. «Entrate. Questa è la camera della natività del Re d’Israele».

«Tu scherzi, Maestro! Questa è una fetida spelonca. Ah! io non ci sto per davvero! Ne ho schifo: umida, fredda, puzzolente, piena di scorpioni, di serpi forse…».

«Eppure… Amici, qui la notte del 25, d’Encenie, dalla Vergine nacque Gesù Cristo, l’Emmanuele, il Verbo di Dio fatto Carne per amore dell’uomo: Io che vi parlo. Anche allora, come ora, il mondo fu sordo alle voci del Cielo che parlavano ai cuori… ed ha respinto la Madre… e qui… No, Giuda, non torcere con disgusto lo sguardo da quelle nottole svolazzanti, da quei ramarri, da quelle tele di ragno, non sollevare con schifo la tua bella veste ricamata perché non strusci sul suolo coperto degli escrementi animali. Quelle nottole sono le figlie delle figlie di quelle che furono i primi balocchi agitati sotto gli occhi del Bambino, per il quale gli angeli cantavano il “Gloria” udito dai pastori, non ebbri altro che di estatica gioia, di vera gioia. Quei ramarri, col loro smeraldo, furono i primi colori che colpirono la mia pupilla, i primi dopo il candore della veste e del materno volto. Quelle tele di ragno, i baldacchini della mia culla regale. Questo suolo… oh! lo puoi calpestare senza sdegno… È coperto di escrementi… ma è santificato dal piede di Lei, la Santa, la grande Santa, la Pura, l’Inviolata, la Puerpera deipara, Colei che partorì perché doveva partorire, partorì perché Dio, non l’uomo, glielo disse e l’incinse di Sé. Lei, la Senza Macchia, l’ha premuto. Tu lo puoi calpestare. E per le piante dei tuoi piedi Dio voglia ti salga al cuore la purezza da Lei effusa…».

73.11 Simone si è inginocchiato. Giovanni va dritto alla greppia e piange col capo appoggiato ad essa. Giuda è esterrefatto… poi lo vince l’emozione e, senza più pensare alla sua bella veste, si butta al suolo, prende il lembo della veste di Gesù, la bacia e si batte il petto dicendo: «Oh! misericordia, Maestro buono, della cecità del tuo servo! La mia superbia cade… ti vedo qual sei. Non il re che io pensavo. Ma il Principe eterno, il Padre del secolo futuro, il Re della pace. Pietà, Signore e Dio mio! Pietà!».

«Sì. Tutta la mia pietà! Ora dormiremo dove dormì l’Infante e la Vergine, là dove Giovanni ha preso il posto della Madre adorante, qui dove Simone pare il mio padre putativo. Oppure, se lo preferite, vi parlerò di quella notte…».

«Oh! sì, Maestro. Facci conoscere il tuo fiorire».

«Perché sia perla di luce nei nostri cuori. E perché lo possiamo ridire al mondo».

«E venerare la Madre tua, non solo per esserti madre, ma per essere… oh! per essere la Vergine!».

Prima ha parlato Giuda, poi Simone, poi Giovanni col volto che piange e ride, là presso la greppia…

«Venite sul fieno. Udite…», …e Gesù racconta la sua notte natale: «…essendo la Madre già prossima al tempo di partorire, venne, per ordine di Cesare Augusto, fatto bando dal delegato imperiale Publio Sulpizio Quirino, mentre era governatore della Palestina Senzio Saturnino. Il bando era: censire tutti gli abitanti dell’Impero. Coloro che schiavi non fossero dovevano recarsi nei luoghi di origine, per iscriversi negli albi dell’Impero. Giuseppe, sposo della Madre, era della stirpe di Davide, e di Davide era la Madre. Ubbidendo perciò al bando, lasciarono Nazareth per venire in Betlemme, culla della stirpe regale. Rigido il tempo…».

Gesù continua il racconto e tutto cessa così.

EMR 73.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Soffro a vedere che il mondo non vuole Gesù. Non lo riconosce e non lo vuole conoscere. Oh! è un tal dolore! Come mi frugassero in cuore con degli spini fatti di fuoco. Come avessi visto calpestare mia madre e sputare sul volto di mio padre… Più ancora… Come avessi visto i cavalli romani mangiare nell’Arca Santa e far riposo nel Santo dei Santi».

«Non piangere, Giovanni mio. Lo dirai, per questa e per infinite altre volte: “Egli era la Luce venuta a splendere fra le tenebre, ma le tenebre non lo compresero. Venne nel mondo che per Lui era stato fatto, ma il mondo non lo conobbe. Venne alla sua città, alla sua casa, e i suoi non lo ricevettero”. Oh! non piangere così!».

Dettaglio

Giovanni di Zebedeo disse:

EMR 73.10-11

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

73.10 La notte è scesa. La luna veste tutto di candore. Gli usignoli cantano fra gli ulivi. Un rio è un nastro d’argento sonante. Dai prati falciati viene odor di fieni: caldo, direi carnale. Qualche muggito. Qualche belato. E stelle, stelle, stelle… una semina di stelle sul velario del cielo, un baldacchino di gemme vive steso sulle colline di Betlemme.

«Ma qui!… Son rovine. Dove ci conduci? La città è più là».

«Lo so. Vieni. Segui il rio, dietro a Me. Ancora pochi passi, e poi… poi ti offrirò l’alloggio del Re d’Israele».

Giuda si stringe nelle spalle e tace.

Ancora pochi passi. Poi ecco un ammasso di case franate. Resti di abitazioni… Un antro fra due spacchi del muraglione.

Gesù dice: «Avete l’esca? Accendete».

Simone accende un fanaletto tratto dalla sua bisaccia e lo dà a Gesù.

«Entrate», dice il Maestro alzando il lumino. «Entrate. Questa è la camera della natività del Re d’Israele».

«Tu scherzi, Maestro! Questa è una fetida spelonca. Ah! io non ci sto per davvero! Ne ho schifo: umida, fredda, puzzolente, piena di scorpioni, di serpi forse…».

«Eppure… Amici, qui la notte del 25, d’Encenie, dalla Vergine nacque Gesù Cristo, l’Emmanuele, il Verbo di Dio fatto Carne per amore dell’uomo: Io che vi parlo. Anche allora, come ora, il mondo fu sordo alle voci del Cielo che parlavano ai cuori… ed ha respinto la Madre… e qui… No, Giuda, non torcere con disgusto lo sguardo da quelle nottole svolazzanti, da quei ramarri, da quelle tele di ragno, non sollevare con schifo la tua bella veste ricamata perché non strusci sul suolo coperto degli escrementi animali. Quelle nottole sono le figlie delle figlie di quelle che furono i primi balocchi agitati sotto gli occhi del Bambino, per il quale gli angeli cantavano il “Gloria” udito dai pastori, non ebbri altro che di estatica gioia, di vera gioia. Quei ramarri, col loro smeraldo, furono i primi colori che colpirono la mia pupilla, i primi dopo il candore della veste e del materno volto. Quelle tele di ragno, i baldacchini della mia culla regale. Questo suolo… oh! lo puoi calpestare senza sdegno… È coperto di escrementi… ma è santificato dal piede di Lei, la Santa, la grande Santa, la Pura, l’Inviolata, la Puerpera deipara, Colei che partorì perché doveva partorire, partorì perché Dio, non l’uomo, glielo disse e l’incinse di Sé. Lei, la Senza Macchia, l’ha premuto. Tu lo puoi calpestare. E per le piante dei tuoi piedi Dio voglia ti salga al cuore la purezza da Lei effusa…».

73.11 Simone si è inginocchiato. Giovanni va dritto alla greppia e piange col capo appoggiato ad essa. Giuda è esterrefatto… poi lo vince l’emozione e, senza più pensare alla sua bella veste, si butta al suolo, prende il lembo della veste di Gesù, la bacia e si batte il petto dicendo: «Oh! misericordia, Maestro buono, della cecità del tuo servo! La mia superbia cade… ti vedo qual sei. Non il re che io pensavo. Ma il Principe eterno, il Padre del secolo futuro, il Re della pace. Pietà, Signore e Dio mio! Pietà!».

«Sì. Tutta la mia pietà! Ora dormiremo dove dormì l’Infante e la Vergine, là dove Giovanni ha preso il posto della Madre adorante, qui dove Simone pare il mio padre putativo. Oppure, se lo preferite, vi parlerò di quella notte…».

«Oh! sì, Maestro. Facci conoscere il tuo fiorire».

«Perché sia perla di luce nei nostri cuori. E perché lo possiamo ridire al mondo».

«E venerare la Madre tua, non solo per esserti madre, ma per essere… oh! per essere la Vergine!».

Prima ha parlato Giuda, poi Simone, poi Giovanni col volto che piange e ride, là presso la greppia…

«Venite sul fieno. Udite…», …e Gesù racconta la sua notte natale: «…essendo la Madre già prossima al tempo di partorire, venne, per ordine di Cesare Augusto, fatto bando dal delegato imperiale Publio Sulpizio Quirino, mentre era governatore della Palestina Senzio Saturnino. Il bando era: censire tutti gli abitanti dell’Impero. Coloro che schiavi non fossero dovevano recarsi nei luoghi di origine, per iscriversi negli albi dell’Impero. Giuseppe, sposo della Madre, era della stirpe di Davide, e di Davide era la Madre. Ubbidendo perciò al bando, lasciarono Nazareth per venire in Betlemme, culla della stirpe regale. Rigido il tempo…».

Gesù continua il racconto e tutto cessa così.

EMR 73.10

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Eppure… Amici, qui la notte del 25, d’Encenie, dalla Vergine nacque Gesù Cristo, l’Emmanuele, il Verbo di Dio fatto Carne per amore dell’uomo: Io che vi parlo. Anche allora, come ora, il mondo fu sordo alle voci del Cielo che parlavano ai cuori… ed ha respinto la Madre… e qui… No, Giuda, non torcere con disgusto lo sguardo da quelle nottole svolazzanti, da quei ramarri, da quelle tele di ragno, non sollevare con schifo la tua bella veste ricamata perché non strusci sul suolo coperto degli escrementi animali. Quelle nottole sono le figlie delle figlie di quelle che furono i primi balocchi agitati sotto gli occhi del Bambino, per il quale gli angeli cantavano il “Gloria” udito dai pastori, non ebbri altro che di estatica gioia, di vera gioia. Quei ramarri, col loro smeraldo, furono i primi colori che colpirono la mia pupilla, i primi dopo il candore della veste e del materno volto. Quelle tele di ragno, i baldacchini della mia culla regale. Questo suolo… oh! lo puoi calpestare senza sdegno… È coperto di escrementi… ma è santificato dal piede di Lei, la Santa, la grande Santa, la Pura, l’Inviolata, la Puerpera deipara, Colei che partorì perché doveva partorire, partorì perché Dio, non l’uomo, glielo disse e l’incinse di Sé. Lei, la Senza Macchia, l’ha premuto. Tu lo puoi calpestare. E per le piante dei tuoi piedi Dio voglia ti salga al cuore la purezza da Lei effusa…».

EMR 74

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Gesù è a Betlemme con Giovanni, Giuda e Simone lo Zelota. Si recano nella città stessa, perché Cristo vuole mostrare loro il luogo in cui i Magi lo accolsero. Giuda mostra tutto il suo senso pratico e usa dei trucchi per ottenere informazioni su Anna di Betlemme, che aveva ospitato la Sacra Famiglia. Fa passare il gruppo apostolico per giudei di Gerusalemme e l'oste, un uomo di nome Ezechia, racconta loro della strage degli Innocenti e della morte di Anna. Gesù si reca a visitare le rovine e poi parla alla gente di Betlemme. Ma essi divennero apertamente ostili quando egli parlò di sua Madre e del Messia. La folla si agita e lancia pietre, ma Gesù non riesce a placarla o a consolare il suo dolore. Con un gesto eroico, Giuda protegge Gesù e il gruppo si ritira. Il Salvatore non insiste e decide di andare a incontrare i pastori della Natività.

EMR 74.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

74.2 «Andiamo».

«Dove, Maestro?».

«A Betlemme».

«Ancora? Mi pare che non ci sia buon’aria per noi…».

«Non importa. Andiamo. Voglio farvi vedere dove scesero i Magi e dove ero Io».