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Note del tema

Fatti ed elementi biblici nel Nuovo Testamento

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Comfort di lettura

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EMR 31.1

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Mi ha detto l’uomo che mi avete mandato che eravate senza una casa quando Egli nacque. Chissà quanto avrete dovuto soffrire».

«Sì, molto davvero. Ma la paura nostra era più grande del disagio. Avevamo paura che nuocesse al Bambino. E per i primi giorni dovemmo stare lì. Non mancavamo di nulla, per noi, perché i pastori portarono la buona novella ai betlemiti e molti vennero con doni. Ma mancava una casa, mancava una camera riparata, un letto… e Gesù piangeva tanto, specie di notte, per il vento che entrava da ogni dove. Facevo un poco di fuoco. Ma poco, perché il fumo faceva tossire il Bambino… e il freddo restava. Due animali scaldano poco, specie là dove l’aria entra da tutte le parti! Mancava acqua calda per lavarlo, mancava biancheria asciutta per cambiarlo. Oh! ha sofferto molto! E Maria soffriva nel vederlo soffrire. Soffrivo io… puoi pensare Lei che gli è Madre. Gli dava latte e lacrime, latte e amore… Ora qui si sta meglio. Avevo preparato una così comoda cuna e Maria l’aveva empita di un morbido materassino. Ma è a Nazareth! Ah! se fosse nato là, sarebbe stato diverso!».

«Ma il Cristo doveva nascere a Betlem. Era profetizzato».

EMR 31.2

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

31.2 Entra Maria, che ha udito le voci. È tutta vestita di lana bianca. Si è levato l’abito scuro che aveva nel viaggio e nella grotta, ed è tutta bianca nella sua veste, come già l’ho vista altre volte. Non ha nulla sul capo, e nelle braccia ha Gesù che dorme, sazio di latte, nelle sue candide fasce.

Zaccaria si alza riverente e si inchina con venerazione. Poi si accosta e guarda Gesù con i segni del più grande rispetto. Sta curvo non tanto per vederlo meglio, quanto per dargli omaggio. Maria glielo offre e Zaccaria lo prende con una tale adorazione, che pare sollevi un ostensorio. È infatti l’Ostia quella che egli prende sulle braccia, l’Ostia già offerta e che sarà consumata dopo che si sarà data agli uomini in cibo d’amore e di redenzione. Zaccaria rende Gesù a Maria.

EMR 31.4-5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

31.4 «Nazareth? Ma dovete rimanere qui. Il Messia deve crescere a Betlemme. È la città di Davide. L’Altissimo l’ha condotto, attraverso la volontà di Cesare, a nascere nella terra di Davide, la terra santa della Giudea. Perché portarlo a Nazareth? Voi sapete come presso i giudei sono giudicati i nazareni. Domani questo Bambino dovrà essere il Salvatore del suo popolo. Non bisogna che la città capitale sprezzi il suo Re perché viene da una terra che essa disprezza. Voi sapete quanto me come è cavilloso il Sinedrio e come sprezzanti le tre caste principali… E poi, qui, vicino ancora a me, potrò aiutarvi alquanto e mettere tutto quanto ho, non tanto di cose materiali ma di doni morali, a servizio di questo Neonato. E quando sarà in età di capire, sarò beato di essergli maestro come al mio bambino, per ottenere poi che, fatto grande, mi benedica. Dobbiamo pensare che Egli è destinato a tanta sorte e che perciò deve potersi presentare al mondo con tutte le carte per vincere facilmente la sua partita. Egli, certo, possederà la Sapienza. Ma anche solo il fatto che un sacerdote gli sia stato maestro lo renderà più accetto ai difficili farisei e agli scribi e gli spianerà la missione».

31.5 Maria guarda Giuseppe e Giuseppe guarda Maria. Sopra il capo innocente del Bambino, che dorme roseo e ignaro, si intreccia un muto scambio di domande. E sono domande velate di tristezza. Maria pensa alla sua casetta. Giuseppe pensa al suo lavoro. Qui tutto è da rifare, in un luogo dove solo pochi giorni prima erano degli sconosciuti. Qui non c’è niente di quelle cose care lasciate là e preparate con tanto amore per il Bambino.

E Maria lo dice: «Ma come facciamo? Là abbiamo lasciato tutto. Giuseppe aveva tanto lavorato per il mio Gesù, senza risparmio di fatica e di denaro. Aveva lavorato di notte, per poter lavorare per gli altri di giorno e guadagnare così tanto da poter comperare i legni più belli, la lana più soffice, il lino più candido per preparare tutto per Gesù. Aveva costruito alveari e aveva perfino lavorato da muratore per dare un’altra sistemazione alla casa, perché la cuna potesse essere nella mia stanza e starvi sinché Gesù fosse più grande, e poi potesse dar posto al letto, perché Gesù starà con me sinché non sarà giovinetto».

«Giuseppe può andare a prendere ciò che avete lasciato».

«E dove metterlo? Tu lo sai, Zaccaria, che noi siamo poveri. Non abbiamo che il lavoro e la casa. Questa e quello ci dànno di che andare avanti senza fame. Ma qui… lavoro ne troveremo, forse. Ma avremo sempre da pensare ad una casa. Questa buona donna non può ospitarci continuamente. Ed io non posso sacrificare Giuseppe più di quanto già non lo sia per me!».

«Oh! io! Per me non è nulla! Penso al dolore di Maria, io. Al dolore di non vivere nella sua casa…».

Maria ha due lacrimoni.

«Penso che quella casa le deve esser cara come il Paradiso, per il prodigio che ivi le si è compito… Parlo poco, ma capisco tanto. Non fosse per questo, non mi cruccerei. Lavorerò il doppio, ecco tutto. Sono forte e giovane per lavorare il doppio di quanto usavo e provvedere a tutto. E se Maria non soffre troppo… e se tu dici che è bene fare così… per me… eccomi. Faccio quello che vi pare più giusto. Basta che a Gesù ciò sia utile».

«E utile sarà certo. Pensateci e ne vedrete le ragioni».

«Si dice anche che il Messia sarà chiamato Nazareno…», obbietta Maria.

«Vero. Ma almeno, sinché non è adulto, fate che cresca in Giudea. Dice il Profeta: “E tu, Betlem Efrata, sarai la più grande perché da te uscirà il Salvatore”. Non parla di Nazareth. Forse quell’appellativo gli sarà dato per non sappiamo che motivo. Ma la sua terra è questa».

«Lo dici tu, sacerdote, e noi… e noi… con dolore ti ascoltiamo… e ti diamo retta. Ma che dolore!… Quando vedrò quella casa dove divenni Madre?». Maria piange piano. E io capisco questo suo pianto. Oh! se lo capisco!

La visione mi cessa su questo pianto di Maria.

Dettaglio

Dopo la Natività, Zaccaria andò a trovare Giuseppe e Maria. Era contrario al ritorno della Sacra Famiglia a Nazareth.

EMR 31.4-5.7

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

31.4 «Nazareth? Ma dovete rimanere qui. Il Messia deve crescere a Betlemme. È la città di Davide. L’Altissimo l’ha condotto, attraverso la volontà di Cesare, a nascere nella terra di Davide, la terra santa della Giudea. Perché portarlo a Nazareth? Voi sapete come presso i giudei sono giudicati i nazareni. Domani questo Bambino dovrà essere il Salvatore del suo popolo. Non bisogna che la città capitale sprezzi il suo Re perché viene da una terra che essa disprezza. Voi sapete quanto me come è cavilloso il Sinedrio e come sprezzanti le tre caste principali… E poi, qui, vicino ancora a me, potrò aiutarvi alquanto e mettere tutto quanto ho, non tanto di cose materiali ma di doni morali, a servizio di questo Neonato. E quando sarà in età di capire, sarò beato di essergli maestro come al mio bambino, per ottenere poi che, fatto grande, mi benedica. Dobbiamo pensare che Egli è destinato a tanta sorte e che perciò deve potersi presentare al mondo con tutte le carte per vincere facilmente la sua partita. Egli, certo, possederà la Sapienza. Ma anche solo il fatto che un sacerdote gli sia stato maestro lo renderà più accetto ai difficili farisei e agli scribi e gli spianerà la missione».

31.5 Maria guarda Giuseppe e Giuseppe guarda Maria. Sopra il capo innocente del Bambino, che dorme roseo e ignaro, si intreccia un muto scambio di domande. E sono domande velate di tristezza. Maria pensa alla sua casetta. Giuseppe pensa al suo lavoro. Qui tutto è da rifare, in un luogo dove solo pochi giorni prima erano degli sconosciuti. Qui non c’è niente di quelle cose care lasciate là e preparate con tanto amore per il Bambino.

(...) «E utile sarà certo. Pensateci e ne vedrete le ragioni».

«Si dice anche che il Messia sarà chiamato Nazareno…», obbietta Maria.

«Vero. Ma almeno, sinché non è adulto, fate che cresca in Giudea. Dice il Profeta: “E tu, Betlem Efrata, sarai la più grande perché da te uscirà il Salvatore”. Non parla di Nazareth. Forse quell’appellativo gli sarà dato per non sappiamo che motivo. Ma la sua terra è questa».

«Lo dici tu, sacerdote, e noi… e noi… con dolore ti ascoltiamo… e ti diamo retta. Ma che dolore!… Quando vedrò quella casa dove divenni Madre?». (...)

[In una dettatura che Maria impartisce in seguito, la Vergine dice:]

31.7 E un’altra cosa ti faccio osservare, anzi due.

Zaccaria è un sacerdote. Giuseppe non lo è. Ma pure osserva come colui che non lo è ha lo spirito in Cielo più del sacerdote. Zaccaria pensa umanamente e umanamente interpreta le Scritture perché, non è la prima volta che lo fa, si fa troppo guidare dal buon senso umano. Ne è stato punito. Ma ci ricasca ancora, benché meno gravemente. Aveva detto per la nascita di Giovanni: “Come può avvenire se io sono vecchio e mia moglie è sterile?”. Dice ora: “Per spianarsi la via, il Cristo deve crescere qui” e, con quella radichetta di orgoglio che persiste anche nei migliori, pensa di poter essere lui utile a Gesù. Non utile come vuol esserlo Giuseppe servendolo, ma utile facendogli da maestro… Dio lo ha perdonato per la buona intenzione. Ma aveva mai bisogno il “Maestro” di avere maestri?

Dettaglio

Nella prima parte, in EMV 31,4-5, è Zaccaria a parlare. Poi Maria fa un dettato e commenta l'atteggiamento di Zaccaria in 31,7

EMR 31.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Dice il Profeta: “E tu, Betlem Efrata, sarai la più grande perché da te uscirà il Salvatore”.

Annotazione

Libro di Michea

Mi 5, 1-4: E tu, Betlemme Efrata, il più piccolo dei clan di Giuda, da te verrà per me colui che dovrà governare Israele. Le sue origini risalgono ai tempi antichi, ai tempi del passato. Ma Dio consegnerà il suo popolo fino al giorno in cui colei che deve partorire partorirà e i suoi fratelli rimasti si uniranno ai figli di Israele.

Egli si alzerà e sarà il loro pastore per la potenza del Signore, per la maestà del nome del Signore, suo Dio. Abiteranno al sicuro, perché d'ora in poi egli sarà grande anche negli angoli più remoti della terra, ed egli stesso sarà la pace!

EMR 31.5

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

«Si dice anche che il Messia sarà chiamato Nazareno…», obbietta Maria.

«Vero. Ma almeno, sinché non è adulto, fate che cresca in Giudea. Dice il Profeta: “E tu, Betlem Efrata, sarai la più grande perché da te uscirà il Salvatore”. Non parla di Nazareth. Forse quell’appellativo gli sarà dato per non sappiamo che motivo. Ma la sua terra è questa».

«Lo dici tu, sacerdote, e noi… e noi… con dolore ti ascoltiamo… e ti diamo retta. Ma che dolore!… Quando vedrò quella casa dove divenni Madre?». Maria piange piano. E io capisco questo suo pianto. Oh! se lo capisco!

La visione mi cessa su questo pianto di Maria.

Dettaglio

Zaccaria voleva che Gesù rimanesse a Betlemme e Maria si oppose.

In una nota a piè di pagina, il redattore dice: "Questo è ricordato anche in Mt 2,23, anche se non c'è una vera e propria menzione nei profeti. Per questo sembra significativa l'espressione "è stato detto" invece del solito "è stato detto" o "è stato scritto". Poiché era un nazareno (cfr. 604,35 o 608,2), cioè un nativo di Nazaret in Galilea, Gesù è chiamato anche galileo, come in 404,4 (che tuttavia giustifica la sua nascita in Giudea) e in altri passi. Gesù stesso si definisce "il galileo" in 590,21".

Annotazione

Matteo 2, 23: E [Giuseppe] venne ad abitare in una città chiamata Nazareth, affinché si adempissero le parole dei profeti: Egli sarà chiamato Nazareno.

EMR 31.6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Io avevo tutti i doni di Dio nella mia condizione di Immacolata. Non sapevo d’esserlo. Ma nell’anima mia essi erano attivi e mi davano spirituali forze.

EMR 31.9

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

Ubbidire salva sempre. Anche se non è in tutto perfetto il consiglio che si riceve.

Tu vedi. Noi ubbidimmo. E fu bene. Vero che Erode si limitò a fare sterminare i bambini di Betlemme e dintorni. Ma Satana non avrebbe potuto spingere e propagare queste onde di livore ben oltre, e persuadere a uguale delitto tutti i potenti di Palestina per far sopprimere il futuro Re dei giudei? Avrebbe potuto. E sarebbe avvenuto nei primi tempi del Cristo, quando il ripetersi dei prodigi aveva destato l’attenzione delle folle e l’occhio dei potenti. Come avremmo potuto, se ciò fosse avvenuto, attraversare tutta la Palestina per venire dalla lontana Nazareth in Egitto, terra ospitale agli ebrei perseguitati, e farlo con un piccolo bambino e mentre infuriava una persecuzione? Più facile la fuga da Betlem, anche se ugualmente dolorosa.

L’ubbidienza salva sempre. Ricordalo.

Dettaglio

Maria parla dell'obbedienza della Sacra Famiglia quando Zaccaria consigliò loro di rimanere a Betlemme.

EMR 32

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Dettaglio

Titolo del capitolo : Presentazione di Gesù al Tempio. La virtù di Simeone e la profezia di Anna.

Data della visione e della dettatura: martedì 1 febbraio 1944

Calendario: lunedì 20 gennaio 4 d.C.

Luogo (mappa) : Gerusalemme

Ciclo: Nascita e infanzia di Gesù

Sintesi: Maria e Giuseppe lasciano Betlemme per recarsi a Gerusalemme. Vanno a presentare Gesù nel Tempio. La cerimonia si svolge senza intoppi. Al termine del rito, incontrano Simeone, che chiede di prendere il bambino. I genitori accolgono la richiesta dell'anziano ed egli piange di gioia, pronunciando le parole che conosciamo dal Vangelo. All'udire le parole sul suo futuro dolore, Maria smette di sorridere e stringe il Bambino al suo cuore, mentre si avvicina a Giuseppe. Anna di Fanuel venne a confortarla.

Poi Gesù diede un dettato e due insegnamenti. Il primo è che la verità non viene rivelata al sacerdote che celebra il rito, che è spiritualmente assente. La verità viene rivelata a Simeone, che è un semplice fedele ma che si è lasciato muovere dallo Spirito, avendo sempre in sé la buona volontà. Il secondo insegnamento riguarda Anna di Fanuel, che conforta Maria. Si rivolge ai contemporanei di Maria e al nostro tempo, per dire che anche il Signore può mandare il suo angelo a confortare il suo popolo. Basta avere abbastanza fede per invocarlo, per ricevere la sua misericordia e il suo perdono. Il Salvatore sottolinea anche che Dio è rimasto fedele alla sua promessa di non inviare di nuovo il Diluvio, mentre l'uomo non mantiene le sue promesse. Eppure Dio ci aiuterebbe ancora una volta se la maggior parte di noi lo invocasse con fede e amore.

Infine, dice a coloro che cercano di controbilanciare la severità di Dio di non temere, perché l'Altissimo ci manderà il suo angelo per consolarci. Dobbiamo rimanere uniti alla Croce, perché essa ha sempre trionfato.

Contenuto del capitolo: 32,1: Per la campagna. 32.2: E in città. 32.3: La purificazione della madre. 32.4: La presentazione del bambino. 32.5: Le profezie di Simeone. 32.6 : La profetessa Anna di Fanuel. 32.7: La buona volontà non si manifesta nelle pratiche esteriori, ma nella preghiera. 32.8: Simeone aveva questa buona volontà e questa perseveranza. 32.9 : Deponete la vostra angoscia ai piedi di Dio.

EMR 32.1-6

L’Evangelo come mi è stato rivelato

Citazione

32.1 Vedo partire da una casetta modestissima una coppia di persone. Da una scaletta esterna scende una giovanissima madre con un bambino fra le braccia, avvolto in un panno bianco.

Riconosco questa Mamma nostra. È sempre Lei, pallida e bionda, snella e tanto gentile in ogni suo atto. È vestita di bianco, col manto in cui si avvolge di un pallido azzurro. Sul capo un velo bianco. Porta con tanta cura il suo Bambino.

Ai piedi della scaletta l’attende Giuseppe presso ad un ciuchino bigio. Giuseppe è vestito tutto di color marrone chiaro, sia nella tunica che nel mantello. Guarda Maria e le sorride. Quando Maria giunge presso il ciuchino, Giuseppe si passa la briglia dell’asinello sul braccio sinistro e prende per un momento il Bambino, che dorme tranquillo, per permettere a Maria di accomodarsi meglio sulla sella del ciuchino. Poi le rende Gesù e si incamminano.

Giuseppe cammina al fianco di Maria, tenendo sempre per la briglia il somarello e facendo attenzione che questo vada dritto e senza inciampi. Maria tiene in grembo Gesù e, come per tema che il freddo gli possa nuocere, gli stende addosso un lembo del suo mantello. Parlano pochissimo i due sposi, ma si sorridono sovente.

La strada, che non è un modello stradale, si snoda fra una campagna che la stagione fa nuda. Qualche altro viaggiatore si scontra coi due o li raggiunge, ma sono rari.

32.2 Poi ecco delle case che si mostrano e delle mura che serrano una città. I due sposi entrano in essa da una porta e comincia il percorso sul selciato (molto sconnesso) cittadino. Il cammino diviene molto più difficile, sia perché vi è del traffico che fa fermare tutti i momenti il ciuchino, sia perché lo stesso sulle pietre e sulle buche che sostituiscono le pietre mancanti ha continue scosse, che disturbano Maria e il Bambino.

La strada non è piana. Sale, sebbene lievemente. È stretta fra case alte dalle porticine strette e basse e dalle rade finestre sulla via. In alto il cielo si affaccia con tante fettine di azzurro fra case e case, anzi fra terrazze e terrazze. In basso sulla via vi è gente e vocio, e si incrociano altre persone a piedi, o su somarelli, o conducenti somarelli carichi, e altre dietro ad una ingombrante carovana di cammelli. Ad un certo punto passa con molto rumore di zoccoli e di armi una pattuglia di legionari romani, che scompaiono oltre un arco posto a cavalcione di una via molto stretta e sassosa.

Giuseppe piega a sinistra e prende una via più larga e più bella. Vedo la cinta merlata, che già conosco, in fondo ad essa.

Maria smonta dal ciuchino presso la porta dove è una specie di posteggio per altri somarelli. Dico «posteggio» perché è una specie di capannone, meglio, di tettoia, dove è paglia sparsa e dei paletti con degli anelli per legare i quadrupedi.

Giuseppe dà alcune monete ad un ometto accorso e con esse acquista un poco di fieno, e attinge un secchio d’acqua da un pozzo rudimentale che è in un angolo, e li dà al ciuchino. Poi raggiunge Maria ed ambedue entrano nel recinto del Tempio.

32.3 Si dirigono prima verso un porticato, dove vi sono quelli che Gesù poi fustigò egregiamente: i venditori di tortore e agnelli e i cambiavalute. Giuseppe acquista due colombini bianchi. Non cambia il denaro. Si capisce che ha già quello che gli occorre.

Giuseppe e Maria si dirigono ad una porta laterale che ha otto gradini, come mi pare abbiano tutte le porte, quasi che il cubo del Tempio sia sopraelevato dal resto del suolo. Questa porta ha un grande atrio, come i portoni delle nostre case di città, per darle un’idea, ma più vasto e ornato. In esso vi sono a destra e a sinistra due specie di altari, ossia due costruzioni rettangolari, di cui sul principio non capisco bene lo scopo. Sembrano delle basse conche, perché l’interno è più basso dell’orlo esterno, che si sopraeleva di qualche centimetro.

Non so se chiamato da Giuseppe o se venuto di suo, accorre un sacerdote. Maria offre i due poveri colombi ed io, che capisco la loro sorte, volgo altrove lo sguardo. Osservo gli ornati del pesantissimo portale, del soffitto, dell’atrio. Mi pare però di vedere, con la coda dell’occhio, che il sacerdote asperga Maria con dell’acqua. Deve essere acqua, perché non vedo macchie sul suo abito. Poi Maria, che insieme ai colombini aveva dato un mucchietto di monete al sacerdote (mi ero dimenticata di dirlo) entra con Giuseppe nel Tempio vero e proprio, accompagnata dal sacerdote.

Io guardo da tutte le parti. È un luogo ornatissimo. Sculture a teste d’angeli e palme e ornati corrono sulle colonne, le pareti e il soffitto. La luce penetra da curiose finestre lunghe, strette, naturalmente senza vetri, e tagliate diagonalmente alla parete. Suppongo che sia per impedire agli acquazzoni di entrare.

32.4 Maria si inoltra sino ad un certo punto. Poi si arresta. A qualche metro da Lei vi sono degli altri gradini e su questi sta un’altra specie di altare, oltre il quale vi è un’altra costruzione.

Mi accorgo che credevo essere nel Tempio e invece ero in ciò che contorna il Tempio vero e proprio, ossia il Santo, oltre il quale pare che nessuno, fuorché i sacerdoti, possano entrare. Quello che io credevo Tempio non è perciò che un chiuso vestibolo, che da tre parti cinge il Tempio, dove è chiuso il Tabernacolo. Non so se mi sono spiegata per bene. Ma non sono architetto o ingegnere.

Maria offre il Bambino — che si è svegliato e gira i suoi occhietti innocenti intorno con lo sguardo stupito degli infanti di pochi giorni — al sacerdote. Questo lo prende sulle braccia e lo solleva a braccia tese, volto verso il Tempio, stando contro a quella specie di altare che sta su quei gradini. Il rito è compiuto. Il Bambino viene restituito alla Mamma e il sacerdote se ne va.

32.5 Vi è della gente che guarda curiosa. Fra questa si fa largo un vecchietto curvo e arrancante, che si appoggia ad un bastone. Deve essere molto vecchio, direi certo oltre gli ottant’anni. Egli si accosta a Maria e le chiede di dargli per un attimo il Piccino. Maria lo accontenta sorridendo.

Simeone, che io ho sempre creduto appartenesse alla casta sacerdotale e invece è un semplice fedele, almeno a giudicare dalla veste, lo prende, lo bacia. Gesù gli sorride con la smorfietta incerta dei poppanti. Sembra che lo osservi curioso, perché il vecchietto piange e ride insieme, e le lacrime fanno tutto un ricamo di luccichii insinuandosi fra le rughe e imperlando la barba lunga e bianca, verso la quale Gesù tende le manine. È Gesù, ma è sempre un bambinello, e ciò che gli si muove davanti attira la sua attenzione e gli dà velleità di afferrare quella cosa per capire meglio cosa è. Maria e Giuseppe sorridono, e anche i presenti, che lodano la bellezza del Piccino.

Sento le parole del santo vecchio e vedo lo sguardo stupito di Giuseppe, quello commosso di Maria, e anche quelli della piccola folla, in parte stupita e commossa e in parte, alle parole del vecchio, presa da ilarità. Fra questi vi sono dei barbuti e tronfi sinedristi, che scuotono il capo, guardando Simeone con compatimento ironico. Lo devono pensare andato fuor di cervello per l’età.

32.6 Il sorriso di Maria si spegne in un più vivo pallore quando Simeone le annuncia il dolore. Per quanto Ella sappia, questa parola le trafigge lo spirito. Si avvicina di più a Giuseppe, Maria, per confortarsi, si stringe con passione il suo Bambino al seno e beve, come anima assetata, le parole di Anna, a sua volta sopraggiunta, la quale, donna come è, ha pietà del suo soffrire e le promette che l’Eterno le addolcirà di una forza soprannaturale l’ora del dolore. «Donna, a Chi ha dato il Salvatore al suo popolo non mancherà il potere di dare il suo angelo a confortare il tuo pianto. Non è mai mancato l’aiuto del Signore alle grandi donne d’Israele, e tu sei ben più di Giuditta e di Giaele. Il nostro Dio ti darà cuore di oro purissimo per resistere al mare di dolore, per cui sarai la più grande Donna della creazione, la Madre. E tu, Bambino, ricordati di me nell’ora della tua missione».

E qui mi cessa la visione.

Annotazione

Luca 2, 22-38: Quando fu compiuto il tempo prescritto dalla Legge di Mosè per la purificazione, i genitori di Gesù lo condussero a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come è scritto nella Legge: Ogni primogenito maschio sarà consacrato al Signore. Vennero anche per offrire il sacrificio prescritto dalla Legge del Signore: una coppia di tortore o due colombelle.

A Gerusalemme c'era un uomo chiamato Simeone. Era un uomo giusto e religioso che aspettava la consolazione di Israele e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva detto che non avrebbe visto la morte finché non avesse visto Cristo, il Messia del Signore. Sotto l'influenza dello Spirito, Simeone si recò al Tempio. Quando i genitori presentarono il bambino Gesù secondo il rito della Legge che lo riguardava, Simeone lo ricevette tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:

"Ora, o sovrano Maestro, puoi lasciare che il tuo servo vada in pace, secondo la tua parola. Perché i miei occhi hanno visto la salvezza che hai preparato davanti ai popoli: la luce che si rivela alle nazioni e dà gloria al tuo popolo Israele".

Il padre e la madre del bambino si stupirono di ciò che si diceva di lui. Simeone li benedisse, poi disse a Maria sua madre: "Ecco, questo bambino provocherà la caduta e l'ascesa di molti in Israele. Egli sarà un segno di contraddizione - e la tua anima sarà trafitta da una spada - così saranno svelati i pensieri che vengono dal cuore di molti".

C'era anche una donna profeta, Anna, figlia di Fanuel, della tribù di Asher. Era molto anziana: dopo sette anni di matrimonio, era vedova e aveva raggiunto l'età di ottantaquattro anni. Non lasciava mai il Tempio, servendo Dio giorno e notte nel digiuno e nella preghiera. Proprio in quell'ora, proclamava le lodi di Dio e parlava del bambino a tutti coloro che aspettavano la liberazione di Gerusalemme.